Interventi medici, le dichiarazioni anticipate di trattamento consegnate all'avvocato

di Laura Coppo

di Laura Coppo* Negli ultimi anni l'individuo ha assunto un ruolo fondamentale nella scelta dei trattamenti sanitari concernenti la propria salute. Il principio di autodeterminazione, infatti, interpretato alla luce dell'articolo 32 Costituzione, consente a ciascun individuo capace di scegliere se acconsentire o rifiutare l'intervento medico. Questo principio è ribadito nel Codice di deontologia medica del 1998, nonché nella più recente Convenzione sui diritti umani e sulla biomedicina, firmata ad Oviedo il 4 aprile 1997 e ratificata nell'ordinamento italiano con la legge 145/01, normative che pongono al centro del trattamento sanitario l'uomo come individuo consapevole in grado di decidere sulla propria salute. L'aspetto più problematico e assolutamente carente dal punto di vista normativo, almeno nel nostro Paese, è inerente alla forma, all'oggetto e alla modalità di redazione delle disposizioni sulla salute. In particolare non esiste una legge che disciplini le cd. dichiarazioni anticipate di trattamento, conosciute anche come living will o testamento biologico o direttive anticipate. Negli Stati Uniti d'America l'argomento è stato affrontato già nel lontano 1976, in California, con il Natural Death Act che fornisce le procedure per la piena attuazione del principio di autodeterminazione, legalizzando per la prima volta il testamento biologico. Con tale legge si riconosce, infatti, a soggetti adulti capaci il diritto fondamentale di controllare le decisioni riguardanti la somministrazione delle proprie cure mediche, e fra queste soprattutto, quella di non impiegare o di interrompere terapie di sostentamento vitale, anche nel caso in cui il soggetto si trovi in condizioni di malattia terminale, permettendo così quella che si definisce la morte naturale del soggetto. Oggi, tutti gli Stati americani hanno una legislazione in quest'ambito e il dibattito è giunto in Europa, dove alcuni Paesi, tra cui la Gran Bretagna e la Germania hanno recentemente disciplinato l'ambito di validità delle direttive anticipate. Il problema è quanto mai sentito e si acuisce progressivamente, per effetto dell'evoluzione tecnologica a cui assistiamo quotidianamente, che consente alla medicina di prolungare sine die la vita del paziente, anche se questi è incosciente, ha perso le funzioni cerebrali e può sopravvivere solo se alimentato artificialmente. I termini della questione si spostano ulteriormente dato che quelli che un tempo erano considerati trattamenti straordinari o sperimentali, possono considerarsi ora ordinari e quindi sempre somministrabili. La finalità del trattamento terapeutico non è rivolta solo ad alleviare il dolore, bensì al prolungamento della vita comunque, sebbene ciò comporti una grave lesione alla dignità dell'uomo e si sconfini nel cd. accanimento terapeutico. È per tali ragioni che è necessaria una normativa in questa delicata materia, affinché ciascun soggetto adulto e pienamente capace possa decidere per tempo sulla propria salute, lasciando direttive anticipate di trattamento che il medico avrà il dovere di rispettare, qualora si verifichino le circostanze previste. Si fa osservare, a scanso di equivoci, che quando si parla di dichiarazioni anticipate di trattamento non ci si riferisce all'eutanasia perché non si richiede né il comportamento attivo di terzi per ottenere il risultato di porre fine alla vita, né si richiede la passiva partecipazione di terzi, in quanto oggetto di tali dichiarazioni è il rifiuto del trattamento medico. Tale rifiuto vale ad esercitare il diritto alla salute di cui all'articolo 32 Costituzione, che può consistere, nel caso di adulti, nell'esercizio negativo di un diritto, il rifiuto appunto di un trattamento medico. Sono pertanto estranei a quest'ambito di temi i problemi inerenti al minore e a chi debba decidere in suo luogo i problemi relativi a persone che non abbiano esternato le loro volontà circa i trattamenti terapeutici lo stesso testamento biologico, nella misura in cui sia assimilato per l'appunto ad atti di ultima volontà, o sia prospettata l'analogia delle dichiarazioni in esame con atti mortis causa. Si auspica da più parti l'intervento legislativo per una serie di vantaggi che ne deriverebbero in relazione alla certezza del rapporto giuridico, dal momento che non ci sarebbero più contrasti in ordine al fondamento giuridico e alla validità e agli effetti di tali dichiarazioni, in particolare perché la volontà espressa dall'interessato sarebbe prevalente rispetto a qualsiasi altra volontà imputabile a congiunti, parenti, conviventi, medici, autorità amministrative o giudiziali, esonerando da qualsiasi responsabilità il medico curante o professionista sanitario coinvolto nella terapia. Sulla base pertanto dell'esperienza di altri Paesi dove questa pratica è più diffusa, affinché una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento abbia successo è necessario fondamentalmente che la procedura di redazione sia facile e senza oneri eccessivi. Si tratterà, dunque, di una dichiarazione fatta per iscritto da un soggetto adulto e capace di intendere e volere, contenente le volontà dello stesso in materia di trattamenti sanitari per il tempo in cui la capacità sarà venuta meno. Nel caso in cui il soggetto sia ricoverato in una struttura ospedaliera l'esistenza di tali dichiarazioni dovrà risultare dalla cartella clinica del paziente. Pertanto, l'eventuale rifiuto esplicitamente espresso dal paziente nelle forme previste in relazione ai trattamenti suggeriti o prevedibili nello sviluppo della patologia, dovrà essere rispettato anche se dalla mancata attuazione dei trattamenti stessi derivi un pericolo per la salute o per la vita, specificando che il medico è esentato da ogni responsabilità conseguente al rispetto della volontà del paziente risultante dall'atto. Il soggetto può nominare con l'atto un rappresentante col compito di decidere in materia di trattamenti terapeutici per il tempo in cui si verificherà la perdita della capacità. Tale nomina è sempre revocabile oralmente o per iscritto. L'eventuale designato deve comunicare formalmente la sua adesione, onde evitare contrasti futuri. Per ragioni di certezza del diritto, la forma della dichiarazione anticipata di trattamento sarà quella di un atto pubblico, non necessariamente notarile, perché eccessivamente formale e, perciò, di ostacolo alla diffusione di questo strumento di manifestazione di volontà futura. In particolare il potere di autenticazione dell'atto dovrebbe essere concesso al direttore della struttura ospedaliera che ha in cura il paziente oppure si può circoscrivere l'intervento del pubblico ufficiale all'autenticazione della firma, e, in entrambi i casi si potrebbe ricorrere agli uffici comunali o ancora conferire il potere di autenticazione delle volontà inerenti il trattamento sanitario all'avvocato, magari in collaborazione col medico curante, affinché la decisione del soggetto sia presa in modo consapevole. Si dovrà inoltre creare un Registro Informatico, o predisporre una sezione ad hoc del Registro Centrale dei Testamenti, presso cui registrare la dichiarazione entro 48 ore dalla sua consegna, al fine di divulgarne immediatamente l'esistenza, verificatesi le circostanze previste, su richiesta del medico curante nel pieno rispetto delle normative in materia di privacy o stabilendo idonee cautele al riguardo. Si deve poi rilevare che al soggetto è data sempre la possibilità di modificare o revocare la dichiarazione, fino all'ultimo momento precedente la perdita della capacità. A tal fine si prevede che la modifica o revoca dell'atto sia effettuata nelle medesime forme di redazione dell'atto. Si può predisporre pure una procedura semplificata ed alternativa, da effettuarsi alla presenza del medico curante e di due testimoni. In questo modo si pone fine alla questione sull'attualità della dichiarazione, poiché è sempre garantita con la revoca dell'atto, possibile in qualsiasi momento, la corrispondenza tra il fatto voluto e l'avverarsi delle condizioni cui è subordinata tale volontà. * Aiga Sezione di Padova ?? ?? ?? ?? STUDIO LEGALE ASSOCIATO LUDOVISI AVV. FAUSTO LUDOVISI E AVV. FABIO LUDOVISI Avv. FAUSTO LUDOVISI Avv. FABIO LUDOVISI AVV. ALESSANDRO GRAZIANI AVV. ANNA GUERRINI AVV. STEFANIA ARIETI A.Gr. TESTO 01100 VITERBO Via Garibaldi, 34 00193 ROMA [Sede] Lungotevere Mellini, 10 Tel. 0761-343003 Fax 0761-344892 Tel. 06-3204764 e-mail ludovisi@isa.it P.IVA 03997491000