Impugnazioni, sì alla lettura estensiva per la notifica agli eredi della controparte indicati impersonalmente e collettivamente

Chiarimento dai giudici di piazza Cavour la norma agevolativa ex articolo 330 Cpc, secondo comma, si applica anche al caso in cui il decesso si è verificato prima della notificazione della sentenza da impugnare

La Suprema corte fa chiarezza sul secondo comma dell'articolo 330 Cpc che autorizza a notificare l'impugnazione agli eredi della parte da cui proviene la notifica della sentenza indicandoli impersonalmente e collettivamente il testo della sentenza 2598/07 è disponibile fra i documenti correlati . Valore assoluto. Si tratta, osservano i giudici di legittimità, di una norma che costituisce un'agevolazione di valore assoluto perché ha l'obiettivo di consentire l'esercizio facilitato del diritto di impugnazione senza dover individuare gli eredi singolarmente cosa che invece renderebbe necessaria una ricerca potenzialmente lunga . E quest'agevolazione prevista per chi deve esercitare il diritto di impugnazione - stabilisce oggi la pronuncia emessa dalla terza sezione civile - si applica sia al caso in cui la sentenza sia stata notificata prima della morte del notificante sia al caso in cui, invece, la notifica della sentenza sia stata effettuata dopo la morte della parte - a cura del difensore del deceduto - senza indicazione degli eredi. E questo, puntualizzano i giudici, sia nel caso in cui il difensore dichiara di agire per conto degli eredi sia nell'ipotesi in cui, come nel caso di specie, sottace qualsiasi indicazione del soggetto per cui la notificazione è effettuata. L'applicabilità della norma all'ipotesi in cui il decesso si sia verificato prima della notificazione della sentenza, riconoscono i giudici della terza sezione, è comunque ancora discussa cfr. 8347/94 a favore e, contro, 8046/00 . No alle ricerche. Sulla ratio del secondo comma dell'articolo 330 Cpc gli ermellini non hanno dubbi se si considera che la sentenza da impugnare può essere esecutiva e può spiegare i suoi effetti autoritativi - concludono - è ancora più evidente che il legislatore ha voluto l'agevolazione che consente di riferirsi agli eredi indicandoli impersonalmente e collettivamente proprio per consentire alla parte che deve impugnare di farlo sollecitamente, senza dare corso alle ricerche necessarie a individuarli singolarmente. d.f.

Cassazione - Sezione terza civile - sentenza 8 gennaio-6 febbraio 2007, n. 2598 Presidente Vittoria - Relatore Frasca Pm Iannelli - conforme - ricorrente ministero dell'Interno Svolgimento del processo 1. Maurizio Aureli, nella sua qualità di titolare dell'omonima ditta di deposito giudiziario in Roma e di depositario di vetture per conto del ministero dell'Interno, chiedeva ed otteneva nei confronti di quest'ultimo dal Giudice di Pace di Roma l'emissione di numerosi decreti ingiuntivi, ciascuno per il corrispettivo del deposito di una singola autovettura. Avverso il decreto ingiuntivo recante il n. 15674/02 il Ministero proponeva opposizione, con citazione notificata per l'udienza del 31 marzo 2003 e provvedeva ad iscrivere a ruolo il giudizio con il n. di R.G.28918/03. Tale procedimento veniva assegnato ad un magistrato dell'ufficio. Frattanto, tuttavia, il creditore opposto - senza che la circostanza venisse rilevata dalla cancelleria del giudice adito e con una prassi, a dire del Ministero, seguita anche in relazione ad altri decreti ingiuntivi spesso con l'indicazione all'atto della richiesta di iscrizione a ruolo di oggetti della controversia diversi fra loro ed anche di udienze diverse da quelle della relativa citazione introduttiva - aveva già provveduto, deducendo l'infondatezza dell'opposizione, ad altra iscrizione a ruolo, che prendeva il n. di R.G. 12314/03, ed il relativo procedimento era stato assegnato ad altro magistrato. All'udienza dell'1 aprile 2003 questa causa veniva trattenuta in decisione dal GdP, che, quindi, con sentenza del 3 aprile 2003, preso atto della mancata costituzione del ministero dell'Interno nel relativo procedimento, ravvisava l'improcedibilità dell'opposizione e la dichiarava con gravame di spese. 2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il ministero dell'Interno, sulla base di sette motivi. Il ricorrente ha enunciato nella narrativa del ricorso di avere appreso che in data 5 aprile 2003 il creditore opposto Maurizio Aureli è deceduto e che, tuttavia, il suo difensore ha provveduto alla notificazione della sentenza in data 8 luglio 2003, senza specificare se in rappresentanza degli eredi. Sulla base di tale premessa nonché dell'ulteriore affermazione di non avere certezza sul se gli eredi abbiano conferito a quel difensore mandato ed anzi constando ad esso deducente che nulla sarebbe stato definito in merito il ricorrente ha espressamente affermato di aver scelto di notificare sia alla parte defunta nel domicilio eletto presso il procuratore costituito nel giudizio di merito, sia per quanto occorrer possa , agli eredi della parte, presso la sede della ditta, costituente ultimo domicilio del defunto, e presso il procuratore costituito in primo grado. Non vi è stata resistenza di alcuno al ricorso. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo si lamenta violazione dell'articolo 168 Cpc in relazione agli gli articoli 24, comma 2 e 111, commi 1 e 2 della Costituzione articolo 360, n. 3 Cpc . Sulla premessa che l'articolo 168 Cpc - il quale sarebbe applicabile anche ai giudizi avanti al giudice di pace - là dove prevede che la causa possa essere iscritta a ruolo anche dal convenuto, se l'attore non si è costituito, vada interpretato nel senso che la costituzione del convenuto può avvenire solo dopo la scadenza del termine per la costituzione dell'attore, nonché sull'ulteriore assunto che avanti al giudice di pace il termine per la costituzione delle parti è stabilito fino all'udienza di comparizione e ciò anche se essa, per il fatto che il giudice non tenga udienza nel giorno indicato nella citazione, venga differita, si deduce che vi sarebbe stata nullità del procedimento, in quanto a la causa sarebbe stata iscritta a ruolo dall'opposto Aureli prima della scadenza del termine utile per provvedervi da parte dell'attore ed avrebbe dato luogo in conseguenza ad un procedimento distinto dall'altro poi iscritto dal ricorrente b del detto procedimento quest'ultimo non avrebbe avuto alcuna notizia, né dal procuratore dell'opposto né dalla cancelleria c all'anomalia della doppia iscrizione a ruolo della stessa causa non si sarebbe posto rimedio con la riunione obbligatoria ai sensi dell'articolo 273 Cpc d la parte opposta avrebbe tenuto un comportamento contrario a buona fede, in quanto non avrebbe fatto presente l'esistenza dell'iscrizione a ruolo della seconda causa da parte dell'opponente Ministero, ancorché di essa fosse stata ben consapevole, essendosi in essa costituita ed avendovi partecipato. A sostegno del motivo, viene richiamata giurisprudenza di questa Corte sulla duplice iscrizione a ruolo e sulla nullità della sentenza pronunciata in relazione alla seconda causa iscritta, per violazione del principio costituzionale del contraddittorio. Si insta, quindi, la cassazione senza rinvio della sentenza impugnata, per essere stata essa pronunciata sull'erroneo presupposto della mancata costituzione, che, invece, era avvenuta, sia pure in relazione all'altra iscrizione a ruolo. 2.1. Con un secondo motivo, per il caso in cui non fosse ravvisata la fondatezza del primo, si denuncia violazione dell'articolo 180, comma 1, Cpc in relazione agli articoli 24 comma 2 e 111 commi 1 e 2 della Costituzione articolo 360 n. 3 Cpc , adducendosi che il giudice di merito non avrebbe proceduto ad una verifica della regolarità del contraddittorio, nonostante fosse verosimile, in una situazione in cui la causa di opposizione figurava iscritta a ruolo dall'opposto, che l'opponente non avesse avuto conoscenza del procedimento e della prima udienza di effettiva trattazione. 2.2. Il terzo motivo lamenta violazione degli articoli 633 e seguenti del Cpc, in relazione sia ai principi generali desumibili dagli articoli 168, comma 1 e 180, comma 11 Cpc, sia agli articoli 24 comma 2 e 111 commi 1 e 2 della Costituzione articolo 360 n. 3 Cpc , sotto il profilo che nella fattispecie sarebbe venuta meno la possibilità del contraddittorio differito che è propria del procedimento per decreto ingiuntivo, atteso che la sentenza che ha chiuso il procedimento lo avrebbe fatto senza che il ricorrente ne avesse avuto notizia. 2.3. Il quarto motivo deduce violazione degli articoli 316 e seguenti del Cpc in relazione agli articoli 24 comma 2 e 111 commi 1 e 2 della Costituzione articolo 360 n. 3 Cpc , sotto il profilo che risulterebbe violata la disciplina dei termini di costituzione avanti al giudice di pace e segnatamente la regola che consente la costituzione fino all'udienza di comparizione. Nella specie, infatti, non solo vi sarebbe stata costituzione del ricorrente, ma essa sarebbe avvenuta nei termini. 2.4. Con il quinto motivo si lamenta violazione dell'articolo 273 Cpc in relazione agli articoli 24 comma 2 e 111 commi 1 e 2 della Costituzione articolo 360 n. 3 Cpc . Si assume, richiamando deduzioni svolte nelle premesse in fatto del ricorso, che il Giudice Coordinatore dell'Ufficio del Giudice di Pace, una volta rilevato il fenomeno delle doppie iscrizioni a ruolo dei procedimenti di opposizione ai decreto ingiuntivi ottenuti dall'Aureli, aveva allertato la cancelleria con tre ordini di servizio, perché procedesse agli accertamenti opportuni, onde consentire ai giudici in prima udienza di disporre la riunione obbligatoria ai sensi dell'articolo 273, in modo che fossero eliminate le centinaia di duplici iscrizioni originate dalle iniziative di iscrizione da parte dell'Aureli. Ci si duole, quindi, che il giudice di merito abbia dichiarato improcedibile l'opposizione senza avere prima disposto la riunione obbligatoria, che avrebbe garantito un reale contraddittorio. 2.5. Con il sesto motivo si prospetta nullità del procedimento e della sentenza per violazione delle suddette norme sul procedimento e per violazione dei principi costituzionali di cui agli articoli 24, comma 2 e 111, comma 2 Costituzione che garantiscono il contraddittorio articolo 360 an. 3 e 4 Cpc , sotto il profilo che, essendo stati violati gli articoli 168, 273, 36 e ss. e 633 Cpc ed essendosi la loro violazione concretata nell'impossibilità per il ricorrente di difendersi, si sarebbe verificata la violazione dei detti principi costituzionali, donde la nullità del procedimento e della sentenza che lo ha concluso. 2.6. Il settimo motivo denuncia omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia articolo 360, n. 5, Cpc vi sarebbe vizio di motivazione per essersi la sentenza fondata sull'erroneo presupposto che il Ministero non fosse costituito e conseguentemente avere fatto applicazione dell'articolo 647 Cpcomma . Preliminarmente il Collegio deve individuare se il ricorso si possa intendere proposto con una corretta individuazione della parte intimata e, gradatamente, con una corretta modalità di notificazione. Il primo problema si pone per il fatto che il ricorrente ha esercitato il diritto di impugnazione sia nei confronti del soggetto che era la sua controparte nel giudizio di merito, cioè Maurizio Aureli, pur nella consapevolezza che egli era già deceduto al momento della notificazione del ricorso, sia nel confronti degli eredi del medesimo senza però individuarli, cioè indicandoli impersonalmente e collettivamente come tali. E' evidente che si tratta di chiarire se almeno una delle due diverse individuazioni della parte legittimata all'impugnazione sia corretta e quale. Il secondo problema sorge, viceversa, qualora si risolva il primo a favore della individuazione della parte legittimata passiva al ricorso negli eredi collettivamente ed impersonalmente. 3.1. Ai fini della soluzione di entrambi i problemi, i dati relativi allo svolgimento della vicenda processuale che vengono in rilievo sono i seguenti, che si riscontrano in atti o per allegazione del ricorrente o per emergenze degli atti stessi a la morte di Maurizio Aureli si sarebbe verificata il 5 aprile 2003, cioè successivamente al deposito della sentenza impugnata, che è avvenuto il 3 aprile 2003 b in data 8 luglio 2003, come emerge dalla relata sulla copia autentica della sentenza impugnata, quest'ultima è stata notificata al ministero dell'Interno c la relata indica genericamente che la notifica è avvenuta ad istanza come in atti , Pia deve. senz'altro ritenersi che, figurando prima di essa la attestazione, del cancelliere dell'ufficio del giudice di pace, di copia conforme all'originale in forma esecutiva, rilasciata a richiesta dell'Avv. Porrone , l'istanza come in atti sia a Costui riferibile d essendo venuto meno il rapporto di mandato fra l'Aureli Maurizio ed il detto legale, per effetto della morte del primo, in quanto è noto che non è dato ipotizzarne alcuna ultrattività al di fuori del grado per cui è stato conferito si veda, da ultimo, Cassazione Su 15783/05, che lo ha ribadito sulle orme di Cassazione Su 11394/96, evidenziando che l'individuazione del soggetto passivo della domanda giudiziale di impugnazione deve sempre attingere il soggetto effettivamente esistente , la notificazione si può ritenere effettuata da procuratore munito di potere di rappresentanza tecnica solo se è stata fatta dal detto legale su mandato degli eredi dell'Aureli succeduti nel giudizio , circostanza che lo stesso ricorrente ha dichiarato di non conoscere. Nella descritta situazione, esaminando il primo dei due problemi suindicati, si deve anzitutto escludere che la parte effettivamente legittimata passiva al ricorso possa individuarsi nel defunto Maurizio Aureli. La già citata Cassazione Su 15783/05 sempre muovendosi nel solco tracciato dalla sentenza del 1994 pure citata ha escluso che in sede di esercizio dell'impugnazione possa perdurare la legittimazione della parte comunque defunta, tanto se il decesso o la perdita della capacità sia avvenuto prima della chiusura della discussione e non sia stato dichiarato articolo 300, ultimo comma, Cpc , quanto se sia avvenuto dopo la chiusura della discussione e prima della pubblicazione della sentenza articolo 286 Cpc , quanto ancora se sia avvenuto dopo la pubblicazione articolo 328 Cpc si vedano le considerazioni svolte dalla sentenza in motivazione. Il ricorso non può, dunque, dirsi proposto legittimamente con riferimento al defunto e come tale è inammissibile. 3.2. Il ricorso, viceversa, appare legittimamente proposto ed ammissibile nei confronti degli eredi di Maurizio Aureli, pur se non individuati, ma evocati impersonalmente e collettivamente con notificazione presso il procuratore domiciliatario. L'individuazione degli eredi in questi termini agli effetti della notificazione e della legittimazione passiva all'impugnazione appare, infatti, legittima alla stregua dell'articolo 330, comma 2, Cpc. Questa norma stabilisce che l'impugnazione può essere notificata nei luoghi sopra menzionati collettivamente ed impersonalmente agli eredi della parte defunta dopo la notificazione della sentenza . 1 luoghi evocati dalla disposizione sono quelli indicati dal comma 1 della norma, di modo che siffatta notificazione può avvenire nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto dalla parte nella circoscrizione del giudice che ha pronunciato la sentenza, all'atto in cui essa ne ha effettuato la notificazione ovvero, in mancanza di dichiarazione o di elezione siffatta, presso il procuratore costituito o nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per i giudizio ipotesi quest'ultima relativa, peraltro, al caso della parte che si difenda personalmente, almeno secondo l'opinione preferibile e su cui qui - pur nella consapevolezza che nella giurisprudenza della Corte non sempre la si condivide - non è dato soffermarsi . L'applicabilità al caso di specie della norma del comma 2 dell'articolo 330 Cpc che viene in giuoco, peraltro, solo se l'esercizio dell'impugnazione avviene entro l'anno, comprensivo della eventuale sospensione dei termini per il periodo feriale, poiché successivamente viene in rilievo il terzo comma della norma in termini Cassazione 3102/02 dev'essere fatta discendere da una lettura di essa, che ricomprenda sia l'ipotesi in cui il decesso abbia avuto luogo successivamente alla notificazione della sentenza sia l'ipotesi in cui esso si sia verificato prima della notificazione della sentenza stessa. L'applicabilità a questa seconda ipotesi è, per il vero discussa. Ebbe a ritenerla Cassazione 8347/94 con ampia argomentazione. Più di recente, invece, l'ha negata Cassazione 8046/00 ma, peraltro, sulla base di un argomento letterale e nella alternativa supposizione che in tal caso dovrebbe notificarsi alla parte defunta presso il procuratore costituito, per ultrattività del mandato ai sensi dell'articolo 300, ultimo comma supposizione che, quindi, confligge manifestamente con il ricordato recente arresto delle Su . Ritiene il Collegio che la discussione sia anzitutto priva di una indefettibile ragion d'essere sulla ba se del tenore letterale della norma e che comunque, se mai quest'ultima possa darvi àdito, essa debba concludersi a favore della tesi estensiva. Sotto il primo aspetto, il tenore della norma è tale che l'inciso defunta dopo la notifica della sentenza si presta ad essere inteso sia nel senso che il legislatore abbia voluto alludere solo al caso che il decesso sia avvenuto successivamente alla notifica, sia nel senso che abbia voluto riferirsi anche all'ipotesi di decesso avvenuto prima della notifica infatti, la norma non parla di parte che sia defunta dopo la notificazione della sentenza , non contiene, cioè, chiare espressioni che impongano di intendere la parola definita come participio verbale che regge una proposizione relativa come quella indicata, cosi diventando il termine di riferimento della proposizione temporale dopo la notificazione della sentenza . Al contrario, la parola defunta si presta, proprio per l'assenza della preposizione relativa che , anche ad essere intesa come mero aggettivo della parola parte , di modo che la proposizione temporale dopo la notificazione della sentenza acquista un valore del tutto generico, cioè del tutto sganciato dal momento di verificazione del decesso, che, dunque, può essere avvenuto sia prima che dopo la notificazione, e, quindi, volto ad individuare solo l'evento della notificazione stessa e non il momento in cui esso sia avvenuto in relazione al decesso. 3.3. Accanto a questo argomento letterale si deve, comunque, prospettare un argomento di natura teleologica, nel senso cioè che la funzione della norma dell'articolo 330, comma 2, Cpc è suscettibile di esplicazione in guisa non diversa sia nel caso in cui la notificazione sia avvenuta prima sia nel caso in cui sia avvenuta dopo il decesso. Si consideri, al riguardo, che la funzione pacificamente attribuibile alla norma nel caso di esercizio del diritto di impugnazione in caso di notificazione della sentenza seguita da decesso della parte notificante è esclusivamente quella di favorire l'esercizio del diritto di impugnazione, esentando la parte che deve esercitarlo ed abbia ricevuto la notificazione della sentenza dal compito - spesso non facile - di individuare singtt1atim gli eredi del de cuius. Tuttavia, l'agevolazione non dipende dall'esigenza di favorire l'esercizio di tale diritto in una situazione di perdurante pendenza del c.d. termine breve per l'esercizio dell'impugnazione, il cui decorso era iniziato dal momento della notificazione della sentenza. Infatti, come emerge chiaramente dalla norma dell'articolo 328, primo e comma 2, se la verificazione di alcuno degli eventi di cui all'articolo 299 cioè della perdita della capacità della parte sopravviene durante la pendenza del termine di cui all'articolo 325 Cpc, il termine stesso è automaticamente interrotto e la decorrenza di un nuovo termine esige la rinnovazione della notificazione, la quale -se l'evento ha colpito la parte destinataria della notificazione della sentenza può essere fatta collettivamente ed impersonalmente agli credi nell'ultimo domicilio del defunto. Come ebbero a sottolineare le Su nella già citata sentenza 11394/96 che, peraltro, riprendeva una messa a punto presente pure nella citata sentenza 8347/94, dovuta al medesimo estensore , il principio - posto dal comma 1 - della interruzione del termine breve e della necessità di una rinnovazione della notificazione della sentenza, in realtà - al di là dell'improprio uso del termine interrotto - avente il significato di vera e propria perdita di efficacia della notificazione della sentenza quale atto induttivo della decorrenza del termine breve, opera sia nei confronti del destinatario della notificazione, sia nei confronti della parte che l'abbia eseguita. Il verificarsi dell'evento di cui all'articolo 299, supposto dal comma 1 dell'articolo 328 come determinativo della inefficacia della notificazione della sentenza come atto induttivo del decorso del termine breve, può, cioè, riguardare sia chi abbia notificato la sentenza sia chi ne abbia ricevuto la notificazione. Ora, se si tiene conto che la notificazione della sentenza supposta dal comma 2 dell'articolo 330 Cpc è, dunque, una notificazione che, in ragione della morte della parte che l'abbia eseguita, ha perso ogni efficacia induttiva della decorrenza del termine breve, appare di tutta evidenza che la funzione della previsione della facoltà di notificazione agli eredi collettivamente ted impersonalmente non è spiegabile come agevolazione all'esercizio del diritto di impugnazione per la ragione che quel termine continui a decorrere e possa non esservi il tempo, per la parte che deve esercitare il diritto di impugnazione, di individuare gli eredi prima che esso si consumi, ma è spiegabile - per cosi dire -come agevolazione di valore assoluto, cioè diretta a consentire l'esercizio facilitato del diritto di impugnazione con notificazione nei luoghi indicati dal comma 1 dell'articolo 330 senza individuazione degli eredi. Poiché tale individuazione potrebbe verosimilmente avvenire nel tempo residuo di decorrenza del termine lungo, che, come emerge dal principio posto dal terzo comma dell'articolo 328 Cpc, è sempre come minimo di sei mesi perché, se la morte della parte si verifica nel primo semestre, vi é, ancora tutto il tempo residuo maggiore di sei mesi od uguale a sei mesi, se si verifica nel secondo semestre, v'è sempre un prolungamento di sei mesi del termine lungo , la ragione dell'agevolazione è allora da rinvenire esclusivamente nell'esigenza di consentire un sollecito esercizio del diritto di impugnazione e non la sua tempestività, che verrebbe preservata comunque anche ove l'agevolazione non rosse riconosciuta. Se si considera che la sentenza da impugnare può essere esecutiva e può essere stata notificata dalla parte poi deceduta anche a fini di esecuzione forzata e comunque - anche se non lo sia - spiegare i suoi effetti autoritativi ed in particolare quelli di cui all'articolo 337, comma 2, Cpc che possono essere pregiudizievoli per la parte soccombente si pensi al valore che la sentenza sfavorevole può avere nel mondo degli affari , è allora ancora più evidente che il legislatore ha voluto l'agevolazione proprio per consentire alla parte che deve impugnare di impugnare sollecitamente, senza dar corso alle ricerche per individuare gli eredi. 3.4. Ebbene, se questa è la ratio della norma dell'articolo 330, comma 2, diventa di tutta evidenza che essa ricorre indifferentemente nel caso in cui la sentenza sia stata notificata prima del decesso del notificante e nel caso in cui sia stata notificata dopo il decesso - evidentemente dal difensore della parte deceduta - senza indicazione degli eredi sia dichiarando di agire per essi, sia - come nella specie - sottacendo qualsiasi indicazione del soggetto per cui la notificazione è fatta anche se, per il caso di sentenza esecutiva, la notificazione ai fini dell'esecuzione forzata da parte del difensore sulla base della procura conferitagli dal de cuius andrebbe incontro ad una evidente invalidità in relazione al processo esecutivo . Anche in questo secondo caso la possibilità di notificazione agli eredi collettivamente ed impersonalmente assolve la funzione di consentire il sollecito esercizio del diritto di impugnazione. Né sull'assicurazione di questa funzione può spiegare alcun effetto la circostanza che una notificazione fatta dal procuratore dopo la morte della parte che egli rappresentava sia un atto compiuto da un difensore non più legittimato, per la perenzione del mandato conferitogli dal definito. Invero, anche nel caso di morte dopo la notificazione della sentenza, quest'ultima, pur non divenendo invalida, diviene del tutto inefficace. Dunque, coordinando il dato letterale con quello teleologico, l'esegesi della norma dell'articolo 330, secondo. comma, induce a ritenere che l'agevolazione da essa prevista per chi deve esercitare il diritto di impugnazione, cioè la notificazione dell'impugnazione agli eredi della parte defunta collettivamente ed impersonalmente, è applicabile tanto al caso in cui il decesso della parte sia avvenuto dopo la notificazione, quanto al caso in cui sia avvenuto dopo alla condizione che tale notifica sia stata fatta senza indicazione da parte del difensore degli eredi o eventualmente per loro conto ma senza indicarli . Le osservazioni svolte consentono a questo punto di dare per risolto il secondo problema in precedenza accennato, cioè quello relativo alla notificazione del ricorso, che deve ritenersi legittimamente notificato agli eredi di Maurizio Aureli collettivamente ed impersonalmente presso il procuratore costituito, ai sensi del comma 1 dell'articolo 330, essendo la notifica della sentenza avvenuta senza indicazione di una residenza o di un domicilio. 4. Può, dunque, passarsi all'esame dei motivi di ricorso. 1 primi sei motivi possono essere esaminati congiuntamente, in quanto sono fra loro strettamente connessi, giacché tendono in buona sostanza alla cassazione della sentenza impugnata per la violazione in successione fra loro di una serie di norme processuali, che avrebbe determinato la sua nullità per violazione del principio del contraddittorio. Il settimo motivo è privo di autonomia, atteso che non è concepibile l'invocazione della norma dell'articolo 360 n. 5 in relazione ad errori sull'applicazione di norme processuali stata fatta constare con la produzione di eventuali documenti. Inoltre, essendosi dedotto che la detta violazione si è risolta in una lesione del principio del contraddittorio e, dunque, di un principio la cui inosservanza impinge nel potere di rilevazione giudicale d'ufficio, i poteri di questa Corte non sono strettamente limitati alla prospettazione della violazione negli esatti termini indicati dal ricorrente. In proposito si rileva aa dal fascicolo d'ufficio del giudizio di merito emerge effettivamente che la causa di opposizione al decreto ingiuntivo 15674/02, radicata con una citazione per l'udienza del 31 marzo 2003, venne iscritta a ruolo dall'opposto il 12 febbraio 2003 con il numero di ruolo generale 12314 del 2003 bb evidentemente a seguito di differimento dell'udienza, la causa venne chiamata all'udienza dell'1 aprile 2003 ed ivi assegnata in decisione nella contumacia del Ministero qui ricorrente cc la decisione impugnata risulta deliberata il 2 aprile 2003 e depositata il giorno 3 successivo dd all'atto del deposito del ricorso parte ricorrente ha depositato, per come indicato nella nota di deposito del ricorso stesso, schermata [del] terminale del giudice di pace relativa ai giudizi di opposizione a d.l. , intestata all'Ufficio del Giudice di Pace di Roma, dalla quale emerge l'esistenza, accanto all'iscrizione a ruolo rubricata con il n. 12314 del 2003, di un'altra iscrizione relativa allo stesso affare in data 31 marzo 2003, rubricata con il n. 28918 del 2003, nonché l'assegnazione dei due procedimenti insorti per effetto delle due diverse iscrizioni a due diversi magistrati dell'ufficio. Da questi dati emerge che effettivamente la causa di opposizione a decreto ingiuntivo venne iscritta a ruolo due volte. Entrambe le iscrizioni e particolarmente anche la seconda risultano tempestive, in quanto nel procedimento avanti al giudice di pace è noto che la costituzione delle parti può avvenire fino all'udienza e detta iscrizione avvenne proprio il giorno fissato per l'udienza di comparizione nella citazione in opposizione non è qui il caso di prendere posizione sulla possibilità di una tempestiva costituzione nell'udienza eventualmente differita . D'altro canto, il fatto che la costituzione dell'opposto Aureli, che ha originato la prima iscrizione a ruolo sia avvenuta ben prima dell'udienza di comparizione e, quindi, ben prima che scadesse il termine per la costituzione dell'attore in opposizione, non ha di per sé determinato alcuna nullità - a differenza di quanto adombra il ricorrente - perché l'articolo 168 Cpc non contiene espressioni che lascino intendere, sia pure in relazione al processo avanti al tribunale, ma con previsione che sarebbe estensibile anche al processo avanti al giudice di pace, che il convenuto possa costituirsi soltanto dopo che sia scaduto il termine per la costituzione dell'attore e, quindi, iscrivere a ruolo la causa solo se l'iscrizione da parte dell'attore non sia avvenuta mediante la costituzione entro quel termine e non prima. Invero, l'inciso se questi [scilicet l'attore] non si è costituito si presta ad essere inteso sia nel senso che voglia riferirsi alla mera mancanza di costituzione dell'attore, sia nel senso che intenda riferirsi a tale mancanza per effetto della scadenza del termine di cui all'articolo 165 Cpc. In ragione della equivocità dell'espressione usata dal legislatore, va, dunque, condiviso l'orientamento di quella dottrina che ammette la costituzione del convenuto anche prima che sia scaduto il termine per la costituzione dell'attore e ne fa derivare la legittimità dell'iscrizione a ruolo su sua sollecitazione prima della scadenza di quel termine. La pur autorevole diversa tesi dottrinale che vorrebbe ammettere una costituzione del convenuto prima della scadenza del termine per la costituzione dell'attore, ma senza che il cancelliere debba provvedere all'iscrizione a ruolo, per il che egli dovrebbe attendere quella scadenza non considera che la norma del comma 1 dell'articolo 168 esige contemporaneità fra prima costituzione ed iscrizione a ruolo la norma dice all'atto . Inoltre, le norme oggi relative al costo del processo, cioè quelle del Dpr 115/02 in tema di spese di giustizia e di pagamento del contributo unificato ricollegano tale contributo all'iscrizione a ruolo articolo 9 e ne impongono la debenza a carico della parte che per prima si costituisce in giudizio articolo 14 , cosi confermando dell'opposto Aureli convenuto in senso formale sia avvenuta ben prima della scadenza dell'unitario termine di costituzione valevole anche per l'attore in opposizione fissato in relazione all'udienza di comparizione articolo 319, comma 1, Cpc non ha determinato alcuna violazione dell'articolo 168, come invece postulato dal ricorrente. D'altro canto, se anche l'articolo 168 fosse interpretabile nel senso che la costituzione del convenuto è possibile cioè è un potere esercitatile solo dopo che sia scaduto il termine per la costituzione dell'attore e si ritenesse, dunque, che nel processo avanti al giudice di pace essa non possa avvenire prima del giorno fissato per l'udienza di comparizione, la violazione della norma dell'articolo 168 avvenuta nella specie per essere avvenuta la costituzione dell'Aureli ben prima, non risulterebbe avere determinato di per sé alcuna nullità. In assenza di previsione di legge di una nullità, essa potrebbe conseguire solo per mancanza di raggiungimento dello scopo, ma non è dato comprendere come una costituzione siffatta e la conseguente iscrizione a ruolo potrebbero dirsi viziate per mancato raggiungimento dello scopo, avendo esse dato corso alla trattazione del processo, cioè allo scopo cui tendono in successione fra loro entrambe. Né a detta ipotetica nullità potrebbe addebitarsi che la trattazione non abbia avuto luogo unitariamente nel contraddittorio dell'opponente Ministero, perché tale conseguenza è derivata esclusivamente dalla circostanza che l'ufficio della cancelleria del giudice di pace, cui è riferibile l'attività di iscrizione a ruolo e, quindi, l'assicurazione della unitarietà dell'iscrizione di fronte a gli atti di costituzione delle parti, non ha constatato all'atto della seconda richiesta di iscrizione che la causa era già stata iscritta. Ciò non toglie che la doppia iscrizione a ruolo abbia determinato - ma non per effetto della costituzione dell'opposto Aureli e dell'iscrizione conseguita ad essa -una evidente violazione della norma dell'articolo 168 Cpc, applicabile - come si è già detto - anche ai giudizi avanti al giudice di pace, sia pure tenendo conto che il termine ultimo per la costituzione in essi è unitario per entrambe le parti, identificandosi nella prima udienza di comparizione articolo 319, comma 1, Cpc . La norma dell'articolo 168, infatti, prevede che in relazione ad una determinata controversia civile abbia luogo una sola volta l'iscrizione a ruolo, quale atto con il quale si determina la presa di contatto del giudizio con l'ufficio presso il ,quale viene incardinato il punto è pacifico nella giurisprudenza di questa Corte si vedano, da ultimo, anche se concernenti casi di doppia iscrizione conseguiti ad una prima iscrizione avvenuta su iniziativa dell'attore e non del convenuto come, invece, nella specie Cassazione 21349/04 19775/03 4376/03 . Lo rivela sia la stessa previsione dell'alternativa dell'iscrizione ad iniziativa dell'attore o del convenuto, sia il disposto del comma 2 della norma, là dove prevede la formazione di un unico fascicolo d'ufficio, nel quale devono essere inseriti gli atti processuali si vedano, inoltre, le norme degli articoli 72 e 73 delle disp. di att. del Cpc . Ne consegue che, all'atto in cui venne effettuata la richiesta di iscrizione a ruolo del 31 marzo 2003 da parte del Ministero, la cancelleria del giudice di pace, preposta a ricevere la costituzione in funzione dell'iscrizione a ruolo avrebbe dovuto constatare che la controversia risultava già iscritta a ruolo e procedere, quindi, non ad una nuova iscrizione, bensì all'inserimento dell'atto di costituzione dell'attore in opposizione, cioè del Ministero, nel fascicolo già formato all'atto della prima iscrizione a ruolo del 12 febbraio 2003. Da tale corretto modus procedendi sarebbe dovuta derivare la conseguenza che nel procedimento risultante dalla prima iscrizione a ruolo il Ministero avrebbe dovuto essere considerato costituito e non invece - come invece lo è stato - non costituito agli effetti dell'articolo 647 Cpc. Il non essere ciò avvenuto in conseguenza del mancato incardinamento della costituzione dell'opponente Ministero nell'ambito non importa se scusabile o meno, atteso che una nullità può dipendere anche dal comportamento dell'ufficio e, quindi, del cancelliere. Ed altrettanto ininfluente è circostanza nella specie comunque indimostrata ed adombrata dal ricorrente come verificatasi in altri giudizi - che in qualche modo la doppia iscrizione e, quindi, l'errore della cancelleria sia stata ingenerata da condotta dell'opposto Aureli nella redazione della richiesta di iscrizione a ruolo, posto che il cancelliere in disparte la questione sul se una nota di iscrizione a ruolo sia prevista nel procedimento avanti al giudice di pace, come non lo era avanti al conciliatore ed al pretore nella specie nel fascicolo d'ufficio si rinviene, infatti, una nota deve controllare la conformità dei dati recati da essa alle risultanze degli atti e, dunque, la causa della nullità è solo in definitiva da ascrivere ad un suo insufficiente controllo. In ragione della rilevazione della suddetta nullità la sentenza impugnata va cassata e la cassazione dev'essere disposta con rinvio, in quanto il processo nel quale è stata pronunciata la sentenza impugnata non si caratterizza come processo che non doveva proseguire, ma come processo che, essendosi svolto in modo nullo, dev'essere rinnovato in modo che si rimedi all'accertata nullità si veda, per un caso diverso da quello qui deciso, perché concernente una seconda iscrizione fatta dal convenuto, Cassazione 6954/98, che pure dispose una cassazione con rinvio . Il giudice di rinvio, al fine di rimediare alla dichiarata nullità dello svolgimento processuale dovrà allora consentire la costituzione nel giudizio del Ministero negli stessi termini nei quali esso si era costituito nel procedimento, che diede luogo all'altra iscrizione a ruolo e, quindi, dar corso alla trattazione del procedimento nel contraddittorio del Ministero stesso. E' da rilevare che il giudice di rinvio, qualora il processo incardinatosi per effetto dell'iscrizione a ruolo effettuata dal Ministero dovesse ancora essere pendente avanti l'ufficio dovrà disporne la riunione ai sensi dell'articolo 273 Cpc e, tenuto conto che quel secondo processo è sorto per effetto di un'iscrizione a ruolo che - pur effettuata dall'attore - non sarebbe dovuta avvenire e dare al processo stesso dignità distinta, dovrà definirlo con una pronuncia in rito che dichiari la nullità di detta seconda iscrizione a ruolo. Ove, invece, il processo originato da detta iscrizione ruolo non fosse più pendente avanti all'ufficio del giudice di pace per essere stato definito con sentenza e tale sentenza sia passata in cosa giudicata, il giudice di rinvio dovrà, invece, rilevare l'esistenza della cosa giudicata e provvedere in conseguenza, cioè rilevare che sulla controversia sussiste un giudicato. Ove, ancora, la sentenza fosse stata impugnata e pendesse il giudizio di impugnazione che evidentemente vedrebbe investita questa Corte , sarà invece il giudice dell'impugnazione, naturalmente a condizione che sia fatta constare l'esistenza del presente processo, a dover parimenti riconoscere che il processo insorto per effetto della seconda iscrizione a ruolo non poteva proseguire. Tanto la definizione in rito di cui alla prima ipotesi, quanto quella di cui all'ultima, conseguirebbero dal fatto che il processo incardinato da una seconda iscrizione a ruolo pur effettuata dall'attore è un processo che non può avere corso. 5. Il ricorso è, dunque, accolto nei termini suindicati ed il giudice di rinvio si atterrà a quanto sopra precisato, provvedendo anche alla decisione sulle spese del giudizio di cassazione. PQM La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio al GdP, che deciderà in diversa composizione e provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.