Riforma della giustizia: così il Parlamento è rimasto inascoltato

di Paola Filippi ed Eugenio Albamonte

di Paola Filippi ed Eugenio Albamonte * La Scuola della magistratura è legge, così come lo sono i nuovi consigli giudiziari, il nuovo organico della Cassazione e le norme transitorie per conferire gli incarichi direttivi. Il 23 dicembre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva i primi quattro decreti legislativi attuativi della delega per la riforma dell'ordinamento giudiziario leggibili tra i documenti correlati . In sede di approvazione il Consiglio dei Ministri ha ritenuto di tener conto delle osservazione della commissione bilancio, tesoro e programmazione economica, con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, dell'osservazione della Commissione giustizia della Camere dei deputati relativa all'invito alla soppressione dal novero dei casi di incompatibilità con l'ufficio di componente del comitato direttivo e di componente di organi di amministrazione di enti pubblici e privati con conseguente modifica degli articoli 9 e 16, nonché dell'osservazione riguardo alla legittimazione a concorrere per il conferimento degli uffici direttivo con conseguente modifica del termine dal quale calcolare il requisito della permanenza in servizio, che non è più, come nello schema del decreto, il momento della pubblicazione del bando bensì quello della vacanza del posto incongruenza rilevata dal Consiglio superiore della magistratura nel parere formulato ex articolo 10 legge n. 195 del 1958, in data 10 novembre 2005 . Tutti gli altri rilievi sia di merito che di legittimità sono rimasti inascoltati. Rimangono i profili di illegittimità costituzionale più volte denunciati, gli eccessi di delega e soprattutto permane la quasi certezza dell'inoperatività del sistema. In relazione al sistema di valutazione, ad esempio, peseranno gli effetti conseguenti alla mancata previsione di meccanismi atti a garantire la partecipazione ai corsi di tutti i magistrati che ne faranno richiesta o comunque di quelli che saranno soggetti a valutazione ai fini della progressione o ai fini del conferimento di incarichi. Si pensi ancora, riguardo alla disciplina della formazione-valutazione alla mancata analisi dell'impatto operativo sia riguardo all'organizzazione logistica che riguardo all'aspetto finanziario. Gli effetti del mancato studio di impatto si vedranno in fase operativa. L'entità dell'impatto si può comunque sin d'ora prevedere in base al solo confronto dei dati relativi alla formazione professionale attualmente offerta dal Consiglio superiore della magistratura, in termini di giornate di formazione, e i dati previsionali relativi alla formazione e che invece dovrebbe essere attuata dalla scuola. Considerati il numero di magistrati ed il numero di giornate obbligatorie in relazione ai vari corsi di valutazione e aggiornamento previsti dal decreto, la Scuola superiore della magistratura dovrebbe garantire circa 1800 giornate formative calcolate solo le obbligatorie e non anche la facoltative contro le 240 che attualmente garantisce la nona Commissione del Consiglio superiore della magistratura giornate obbligatorie solo per gli uditori . Entrano così a far parte del nostro sistema giuridico la Scuola superiore della magistratura, il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione, i consigli giudiziari a composizione e competenze modificate, viene modificata la disciplina per il conferimento degli incarichi direttivi e modificato l'organico della Cassazione. Nonostante l'enunciato, ed a parte l'assenza del connotato positivo che induce a negare, anche solo sotto il profilo nominalistico che si tratti di riforma, non sembra che l'intera disciplina che risulterà dall'emanazione dei decreti legislativi, possa nella sostanza essere ritenuta un'organica modifica dell'ordinamento giudiziario. Dal punto di vista formale la constatazione che le modifiche riguardano soltanto talune disposizioni del regio decreto 12/41, che l'intervento legislativo ha la forma di innesto e che nella parte più consistente l'intervento legislativo opera al di fuori della disciplina del regio decreto induce all'affermazione che si tratti non già della riforma dell'ordinamento giudiziario bensì di una farraginosa introduzione di istituti e discipline che ostacoleranno il corretto esercizio della funzione giurisdizionale. Dal punto di vista sostanziale l' intervento legislativo in realtà esattamente come era negli intenti dell'attuale legislatore modifica la Magistratura attraverso intervento sull'ordinamento giurisdizionale e sulla giurisdizione, come tratteggiati dalle disposizioni di cui al Titolo V della Costituzione, con tutte le illegittimità conseguenti. LA SCUOLA SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA Il decreto legislativo recante l'istituzione della scuole modifica in trentanove articoli il sistema della formazione professionale dei magistrati ma, quel che è peggio, modifica radicalmente il sistema della progressione. La Scuola superiore della magistratura composta dal Presidente, dal Comitato direttivo, da due Comitati di gestione - uno per il tirocinio ed uno per l'aggiornamentoin realtà più che una struttura di formazione è una struttura stabile di valutazione dei magistrati ai fini ai fini della conferma articoli 22 e 31 ai fini della progressione in carriera articolo 32 , nonchè organo che partecipa al processo decisionale finalizzato al conferimento dei posti di secondo grado, di legittimità ed al conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi. Il sistema di valutazioni introdotto conferisce infatti al Comitato di gestione il potere di emettere la valutazione finale articoli 26, 30 e 32 all'esito dei corsi per il tirocinio, per l'aggiornamento, per le valutazioni periodiche e per il passaggio alle funzioni superiori. La disciplina relativa alla Scuola superiore della Magistratura mostra netta la sua potenzialità lesiva ai danni non solo del principio dell'autonomia ed indipendenza della magistratura, le quali necessariamente sono garantite anche attraverso una formazione proveniente dall'organo di autogoverno, ma soprattutto delle attribuzione costituzionali del consiglio in tema di promozione dei magistrati , compito espressamente sancito all'articolo 107 della Costituzione. Il potere che residua al Consiglio in termini di valutazione è meramente formale e ciò appare lampante ove si consideri il carattere determinante del giudizio del Comitato di gestione articolo 31 . Gli elementi dei quali nel giudizio il Consiglio deve tener conto, nel giudizio di valutazione ovvero laboriosità e produttività, capacità tecnica, attività giudiziaria e scientifica, equilibrio, disponibilità alle esigenze del servizio, comportamento nei confronti dei soggetti processuali e rispetto della deontologia sono elementi suscettibili di osservazioni e valutazione diretta, mentre il giudizio valutativo della scuola non è, come negli altri casi, un elemento da sottoporre ad osservazione e valutazione diretta, bensì è l'atto deliberativo di un organo che la valutazione ha già compiuto all'esito di un periodo specifico di osservazione. Il carattere determinante del giudizio della Scuola emerge dalla stretta dipendenza da esso del giudizio del Consiglio, quest'ultimo infatti può emettere il giudizio di idoneità solo all'esito del corso di formazione. È il Comitato di gestione a decidere il momento in cui un determinato magistrato, verrà valutato dal Consiglio perché è il Comitato di gestione che fissa i criteri di ammissione alle sessioni di formazione articolo 12 lett. d . Conferma la stretta dipendenza del giudizio del Consiglio da quello del Comitato di gestione la previsione che nel caso in cui il giudizio di idoneità abbia esito negativo, esso potrà essere ripetuto solo all'esito di un altro corso di formazione, la valutazione del Comitato di gestione appare dunque atto dal quale il Consiglio non può prescindere. L'omessa previsione di una disciplina che assicuri l'esercizio del diritto di partecipare ai corsi di formazione per il passaggio a funzioni superiori potrebbe rilevarsi un eccesso di delega ove, in assenza di previsione legislativa, la scelta dei criteri venga rimessa del Comitato di gestione, perchè vi provveda ai sensi dell'articolo 12 lett. d , ovvero in sede di ammissione alle sessioni di formazione analogamente eccesso di delega sarebbe ravvisabile nel caso in cui a tale omissione volesse sopperire il Comitato direttivo della Scuola attraverso l'esercizio del potere normativo secondario riconosciuto dalle disposizioni di cui all'articolo 3 dello schema di decreto legislativo. Nell'uno come nell'altro caso l'omissione determinerebbe il riconoscimento di poteri del Comitato di gestione o del Comitato direttivo in relazioni ai quali non è stata conferita delega. L'omessa previsione di disciplina atta ad assicurare l'esercizio del diritto di partecipare ai corsi di formazione per il passaggio a funzioni superiori comporta il rischio di paralisi del sistema di progressione in carriera e del blocco dell'intero sistema formativo-valutativo. All'attribuzione dei compiti di valutazione non corrisponde la previsione di strumenti atti a garantire in termini di sufficienza l'autonomia e l'indipendenza del Comitato direttivo ed dei Comitati di gestione e quindi della Scuola autonomia e indipendenza che necessariamente devono essere garantiti in riferimento all'organo al quale è demandata la specifica e delicata funzione di formare ed aggiornare i magistrati ovvero coloro che, nello svolgimento delle loro funzioni, sono chiamati ad esprimere la volontà del potere giurisdizionale autonomia ed indipendenza che il Consiglio garantisce perché presieduto dal Presidente della Repubblica, composto da magistrati eletti, professori universitari ed avvocati nominati dal Parlamento, oltre che dai componenti di diritto, secondo il dettato costituzionale. Il Comitato direttivo, secondo quanto previsto all'articolo 5 è invece composto da un Presidente e sei membri. I componenti di diritto sono due il Presidente di Cassazione ed il Procuratore generale, sia l'uno che l'altro hanno la possibilità di delegare magistrati con funzioni non inferiori a quelle direttive, lo compongono due magistrati ordinari, con funzioni di secondo grado da almeno tre anni. Compongono inoltre il Comitato direttivo un avvocato, con almeno quindici anni di professione, scelto dal Consiglio Nazionale forense, un professore universitario in materie giuridiche scelto dal Consiglio universitario Nazionale ed, infine, un componente scelto dal Ministro della Giustizia. La rappresentanza legale della scuola spetta al Presidente del Comitato direttivo il quale è eletto a maggioranza assoluta dai componenti del direttivo stesso. I Comitati di gestione sono due uno adibito al tirocinio, l'altro all'aggiornamento professionale. I componenti del Comitato di gestione sono nominati dal Comitato direttivo. Il Comitato direttivo, nomina i magistrati con non meno di quindici anni di anzianità, avvocati con non meno quindici anni di esercizio della professione e professori universitari in materie giuridiche. Non è specificato il numero dei componenti. L'articolo 14 stabilisce che i componenti dei Comitati di gestione deliberino a maggioranza relativa, con la presenza di almeno tre componenti, da tale disposizione ed in base ai principi generali che regolano l'attività degli organi collegiali, si desume che i componenti del Comitato di gestione saranno cinque. E' previsto che svolgano la loro attività in sede individuata tra i distretti centrali. I componenti durano in carica quattro anni, eleggono il Presidente a maggioranza assoluta, deliberano a maggioranza relativa, sono adibiti alla formazione a tempo parziale. I corsi di formazione e di aggiornamento professionale diventano obbligatori. I magistrati dovranno frequentare i corsi ogni cinque anni. È previsto un termine minimo annuale di intervallo tra i corsi. Il termine minimo contrasta con le esigenze di aggiornamento professionale ove l'urgenza dell' aggiornamento non e casuale, ma dipende dalle riforme normative. La previsione di durata dei corsi appare, infine, in assoluta controtendenza rispetto alla problematica relativa alle pari opportunità nel mondo del lavoro, in quanto la previsione di un allontanamento dalla famiglia per la durata di due settimane penalizza gravemente i magistrati ai quali sia demandata la cura dei figli, delle persone anziane o di altri assistiti. Al capo IV, sezioni I, II sono previste la prima valutazione e le valutazioni periodiche dei magistrati. La prima valutazione è quella prevista per coloro che al settimo anno di ingresso in magistratura, non abbiano ancora effettuato la scelta tra funzioni giudicanti e funzioni requirenti. Tale valutazione è obbligatoria ed il corso di aggiornamento che la precede riguarda le funzioni svolte. A seguito del giudizio valutativo della Scuola, espresso all'esito del corso, il Consiglio è tenuto ad emettere un giudizio definitivo sull'idoneità del magistrato a svolgere definitivamente funzioni giudiziarie. Il giudizio può essere ripetuto, se l'esito è negativo, per non più di due volte. In caso di ulteriore esito negativo è prevista la dispensa dal servizio, ai sensi dell'articolo 3 RD 1946 n. 511. Le valutazioni successive sono, infine, previste al compimento del tredicesimo, ventesimo e ventottesimo anno dall'ingresso in magistratura. Tirocinio e valutazione. Il decreto legislativo recante l'istituzione della Scuola modifica la disciplina in materia di disposizioni sul tirocinio degli uditori giudiziari. Il tirocinio si articolerà in due sessioni, la prima della durata di sei mesi, presso una delle sedi della scuola, la seconda, della durata di diciotto mesi, presso gli uffici giudiziari. Riguardo alla sessione presso la scuola, all'articolo 20 del decreto legislativo viene pedissequamente ripetuto quanto previsto nella delega senza alcuna disposizione di dettaglio. Non è stata data attuazione alla delega di cui al n. 2 lett. e . Non è stata, infatti, disciplinata la modalità di svolgimento per le differenti funzioni requirenti o giudicanti. Nella sessione presso la Scuola gli uditori, secondo la previsione di cui all'articolo 20, frequenteranno corsi di approfondimento teorico - pratico, corsi approvati dal Comitato di gestione nell'ambito della programmazione deliberata dal Comitato direttivo, dall'articolo 12 lett. b si deduce che essi potranno essere incaricati sia annualmente che occasionalmente. Quanto ai docenti non è dettata alcuna specifica disposizione riguardo alla selezione, né riguardo ai requisiti che i medesimi devono possedere. Tale omissione desta perplessità sia ove si consideri che è tra i docenti che vanno nominati i tutori, sia in considerazione del fatto che saranno i docenti a scrivere le schede valutative per ciascun uditore giudiziario. Le medesime perplessità circa l'assenza di previsioni legislative in ordine alla qualifica dei docenti riguarda i tutori degli uditori i quali, secondo la previsione normativa, sono scelti tra i docenti perché assicurino l'assistenza didattica agli uditori stessi. La sessione presso gli uffici giudiziari si articolerà in tre periodi il primo periodo, della durata di sette mesi, sarà svolto presso i tribunali e consisterà nella partecipazione all'attività giurisdizionale relativa alle controversie o ai reati rientranti nella competenza del Tribunale in composizione collegiale, il secondo, di tre mesi, presso le procure della Repubblica presso i tribunali, il terzo periodo, della durata di otto mesi, presso l'ufficio corrispondente a quello di prima destinazione. Non si comprendono le ragioni della previsione di un tirocinio esclusivamente presso organi giudicanti a composizione collegiale, quando ormai la funzione giurisdizionale è svolta per lo più in composizione monocratica. Il Consiglio è del tutto escluso dalla programmazione del tirocinio è, infatti, riservata al solo Comitato di gestione l'approvazione, per ciascun uditore, del programma di tirocinio. È il Comitato di gestione che individua i magistrati affidatari, anche da tale scelta il Consiglio superiore è stato escluso. All'esito del tirocinio inizia la fase della valutazione finale. Scuola per la valutazione. In realtà la scuola, come si è detto, non è una scuola bensì un organo di valutazione che emette decisioni riguardo le promozioni dei magistrati e lo fa senza le sufficienti garanzie costituzionali. La formazione professionale del libero confronto delle idee è brutalmente soppiantata da altro e la sensazione è quella di essere saliti per un viaggio a ritroso nella macchina del tempo . Si conferma come ancora vera l'affermazione espressa dal Presidente della Repubblica il 3 dicembre 2004, in sede di rinvio alle camere della legge delega, poi promulgata il 25 luglio 2005, ovvero che le disposizioni di cui al decreto legislativo recanti l'istituzione della scuola di formazione sottopongono sostanzialmente il Consiglio superiore della magistratura a un regime di vincolo che ne riduce notevolmente i poteri definiti nel citato articolo 105 della Costituzione . IL COMITATO DIRETTIVO DELLA CORTE DI CASSAZIONE E I CONSIGLI GIUDIZIARI Il decreto legislativo emesso in attuazione dell'articolo 1, comma 1, lettera c e 2, comma 3 della legge n. 150 del 2005, in diciannove articoli, istituisce il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e disciplina la composizione e le competenze dei consiglio giudiziari. Il Consiglio direttivo è composto dal primo Presidente della Cassazione che lo presiede tale carica si aggiunge a quella relativa della Scuola superiore della Magistratura il Procuratore generale e dal Presidente del Consiglio nazionale forense componenti di diritto , da un magistrato che esercita funzioni direttive giudicanti, un magistrato che esercita funzioni direttive requirenti, due magistrati che esercitano funzioni di legittimità giudicanti, un magistrato che esercita funzioni di legittimità requirenti componenti eletti da tutti i magistrati e quindi da un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario Nazionale e un avvocato con almeno venti anni di professione, nominato dal Consiglio Nazionale forense. Il dato che si rileva riguardo alla composizione sia per il Consiglio direttivo che per i Consigli giudiziari è l'esiguità del numero e la conseguente scarsa rappresentativa di tali organi. Questa circostanza appare, peraltro , in aperta contraddizione con le accresciute competenze dei due organismi. Il sistema elettivo dei componenti togati dei consigli giudiziari è disciplinato sinteticamente all'articolo 12, il collegio distrettuale è unico, tre sono le schede in ragione delle categorie da eleggere, con preferenza unica. Il sistema è maggioritario, con prevalenza dell'anzianità in caso di parità di voti. Cambia radicalmente la rappresentanza della componente togata che non raggiunge il rapporto di due terzi rispetto alla componente laica, come nella proporzione prevista per il C.S.M. Nei distretti con meno di 350 magistrati ai cinque magistrati eletti tra quelli in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto si affiancano altri cinque componenti dei quali quattro laici e un giudice di pace, mentre nei distretti con un numero di magistrati superiore ai 350 l'indicato rapporto diviene di sette magistrati e cinque componenti tra laici e giudice di pace. Non si comprendono le ragioni che giustifichino la differente proporzione prevista tra laici e togati in ragioni delle dimensioni del distretto. Riguardo alla competenza in materia di progressione in carriera dei magistrati è previsto che il consiglio giudiziari sia composto anche il Presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto, perché non compreso tra i componenti esclusi dall'articolo 16 del decreto, in deroga alla regola generale che non prevede la partecipazione dei rappresentanti dell'avvocatura alle delibere in materia di progressione in carriera dei magistrati. Diversa è l'estrazione dei componenti non togati sia titolari che supplenti e diversa la modalità di individuazione di tali componenti, il professore universitario in materie giuridiche, è nominato dal Consiglio universitario nazionale, l'avvocato con almeno quindici anni di esercizio della professione è nominato dal Consiglio nazionale forense - analogamente a quanto previsto per il Consiglio direttivo della Corte di Cassazioneil rappresentante dei giudici di pace è eletto da questi ultimo nel proprio ambito, i rappresentanti della regione, infine, sono eletti dal Consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto, tra persone comunque estranee al consiglio, con una maggioranza qualificata. Riguardo ai componenti non togati mentre per il professore, l'avvocato godono senz'altro dell'esperienza necessaria viceversa nessun requisito specifico relativo alla materia giuridica è previsto per i compenti nominati dalla regione. La nomina di questi ultimi è rimessa esclusivamente all'apprezzamento discrezionale del Consiglio regionale. Ai Consigli giudiziari sono attribuite le competenze previste all'articolo 15, rimane la competenza consultiva in materia tabellare, in materia di valutazione dell'attività dei magistrati sotto il profilo della preparazione, della capacità, della diligenza, della laboriosità, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzione. L'elemento di novità riguardo alla valutazione è la previsione dell'acquisizione da parte del Consiglio giudiziario delle motivate e dettagliate valutazioni del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel luogo dove il magistero esercita le sue funzioni e se , non coincidenti, anche del Consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto . Il peso che il legislatore ha attribuito alle motivate e dettagliate valutazioni del consiglio dell'ordine degli avvocati nell'ambito della formulazione del parere dei consigli giudiziari emerge dalla previsione di uno specifico strumento di risoluzione del conflitto tra giudizi, il che connota la valutazione del consiglio dell'ordine di particolare rilevanza. Gli effetti di una simile previsione potrebbero inevitabilmente essere quelli di influenzare la formazione del convincimento del giudice in cause in cui il patrocinio è svolto da avvocati componenti del Consiglio dell'ordine. Si aggiunge il compito della vigilanza sul comportamento dei magistrati e sull'andamento degli uffici giudiziari del distretto, nonchè l'obbligo di segnalazione al Ministro della giustizia fatti suscettibili di valutazione in sede disciplinare o disfunzioni nell'andamento di un uffici. Compiti i quali andrebbero ad aggiungersi a quelli del Presidente di Corte di appello e del Procuratore generale previste dalle disposizione di agli articoli 13 e seguenti della legge sulle Guarentigie. Ulteriori compiti propositivi hanno ad oggetto l'organizzazione ed il funzionamento degli uffici giudiziari, nonchè riguardo alla formazione attraverso il potere di formulare proposte al Comitato direttivo della Scuola GLI INCARICHI DIRETTIVI Il decreto legislativo emesso in attuazione dell'articolo 2, comma 10 della legge 150/05 disciplina in sei articoli il conferimento degli incarichi direttivi. Il punto cruciale della disciplina riguarda permanenza minima che deve essere garantita -di due o quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo a secondo che l'incarico direttivo sia relativo ad ufficio di legittimità o di merito-. Il principio formulato nella legge delega in termini di divieto, nel decreto legislativo è formulato in termini positivi, ove il limite di età riguarda la conferibilità dell'incarico. Il requisito dell'età riguardo al conferimento degli uffici direttivi può essere oggetto di considerazione favorevole, già il Consiglio superiore della magistratura aveva introdotto il requisito dell'età con circolare dell'8 luglio 1999 P-13000. Il requisito introdotto in sede di normazione secondaria era tratteggiato però come elemento di valutazione positiva per la scelta del candidato ai fini del buon andamento dell'amministrazione e per garantire l'efficacia dell'azione direttiva , salvo che ricorrano particolari circostanze ed esigenze che facciano ritenere necessario un periodo più lungo, o adeguato un periodo più breve , non già limite di ammissione al concorso come ridefinito nello schema. Per effetto dell'accoglimento delle osservazioni della Commissione giustizia presso la Camera dei deputati, la previsione contenuta all'articolo 2 del decreto non manca più di oggettività riguardo al momento in cui il limite di età acquista rilevanza. È ora la vacanza del posto il momento in cui l'età acquista rilievo ai fini della legittimazione, come era previsto nella circolare consiliare. Non può in questo modo attraverso la pubblicazione del bando surrettiziamente ottenersi l'esclusione dei possibili aspiranti legittimati, come sarebbe stato invece possibile in base alla vecchia formulazione. La disposizione contenuta all'articolo 4, relativa a coloro per i quali è stato ripristinato o prolungato il rapporto di impiego ex articolo 3, comma 57, l. 350/2003 e ss. modd, è sospetta di eccesso di delega e contrasta in maniera evidente con il principio per cui le funzioni direttive debbono essere affidate a persone che, in ragione del requisito di età, possano garantire non solo un congruo periodo di presenza nell'ufficio direttivo conferito, ma anche una efficace e dinamica azione direttiva. LA CASSAZIONE Il decreto legislativo relativo all'accesso in Cassazione il Consiglio modifica in sette articoli l'organico dei magistrati addetti, fissa come titolo preferenziale per l'accesso il sevizio prestato per almeno otto anni presso l'ufficio del massimario e del ruolo, sopprime la figura dei magistrati di appello destinati in Cassazione e destinati alla Procura generale. In relazione a tale decreto non sono state affatto prese in considerazione le osservazioni sottoposte all'attenzione del governo. Due, in particolare, sono le questioni rimaste irrisolte ovvero l'individuazione del termine di decorrenza dell'efficacia delle norme e la sorte dei magistrati di appello applicati in cassazione, ufficio soppresso dalla riforma. Riguardo al termine di decorrenza per il contrasto tra le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 1 della legge delega, non si comprende se la disciplina sull'accesso in Cassazione entrerà in vigore entro un anno dal 30 luglio 2005 data di entrata in vigore della legge stessa o dal novantesimo giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. La disciplina transitoria deve comunque essere adottata entro i novanta giorni successivi al 30 luglio 2006. Ai magistrati di appello destinati alla Corte di cassazione ed alla Procura generale presso la medesima Corte, in servizio alla data di entrata in vigore della legge delega 25 luglio 2005 n. 150 30 luglio 2005 , dovrebbero essere conferite le funzioni di legittimità, nei limiti dei posti disponibili, e secondo l'ordine di anzianità, in presenza di due requisiti a il conseguimento alla data del 30 luglio 2005 della qualifica di magistrato dichiarato idoneo ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina a magistrato di cassazione e b l'aver svolto nei sei mesi antecedenti al 30 luglio 2005 le funzioni di legittimità nei collegi delle sezioni della corte ovvero le funzioni di pubblico ministero in udienza. In relazione a tale disposizione risulta evidente l' eccesso di delega in cui è incorso il legislatore per aver fissato il momento rilevante ai fini del possesso delle condizioni di legittimazione anteriormente all'entrata in vigore della legge delega. Per i magistrati non legittimati al passaggio è previsto il trattenimento nell'ufficio soppresso senza la previsione di un termine massimo. Il legislatore delegato sembra, infine, incorso in eccesso di delega anche riguardo all'ampliamento di organico degli uffici della Cassazione in riferimento alla previsione di una procedura d'urgenza per la copertura dei posti fin dal giorno stesso di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale. Tale procedura speciale accelerata non è infatti prevista dalla legge delega la quale, al contrario, dispone che si debba adottare una disciplina transitoria per rendere graduale l'inserimento. Il tenore della delega non consente comunque un'efficacia anticipata rispetto a quella dell'entrata in vigore del decreto. * Magistrati 1

Consiglio dei ministri Schema di decreto legislativo recante Modifica dell'organico della corte di cassazione e della disciplina relativa ai magistrati di merito applicati presso la stessa, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera e e 2, comma 5, della legge 150/05 . Approvato il 22 dicembre 2005 Articolo 1 Modificazioni all'organico dei magistrati addetti alla Corte suprema di cassazione 1. All'organico della magistratura ordinaria sono apportate le seguenti modificazioni a sono soppressi i trenta posti di magistrato di appello previsti in organico presso la Corte di cassazione oltre a quanto previsto dal comma 2, sono istituiti quindici posti di consigliere di cassazione b sono soppressi i ventidue posti di magistrato di appello destinato alla Procura generale presso la Corte di cassazione sono contestualmente istituiti ventidue posti di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione. 2. L'attribuzione dei posti di magistrato di cassazione di cui al comma 1, lettera a e b , è in ogni caso subordinata al contestuale riassorbimento delle posizioni soprannumerarie eventualmente determinatesi per effetto dell'applicazione dell'articolo 5. 3. L'articolo 115 dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente 115. Magistrati di tribunale destinati all'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione. 1. Della pianta organica della Corte di cassazione fanno parte trentasette magistrati destinati all'ufficio del massimario e del ruolo al predetto ufficio possono essere designati magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di tribunale con non meno di cinque anni di effettivo esercizio delle funzioni di merito. . 4. La tabella B allegata alla legge 5 marzo 1991, n. 71, e successive modificazioni, è conformemente modificata ed è sostituita da quella allegata con il numero 1 al presente decreto. 5. La pianta organica per la Corte suprema di cassazione è modificata come da allegato 2 al presente decreto. 6. La pianta organica per la Procura generale presso la Corte suprema di cassazione è modificata come da allegato 3 al presente decreto. Articolo 2 Criteri per la attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità 1. Il servizio prestato per almeno otto anni presso l'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione costituisce, a parità di posizione in graduatoria, titolo preferenziale nell'attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità. Articolo 3 Modificazioni all'articolo 117 dell'ordinamento giudiziario 1. All'articolo 117, e alla relativa rubrica, dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, sono soppresse le parole di appello e e le parole e alla Procura generale presso la medesima Corte . Articolo 4 Abrogazione 1. L' articolo 116 dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, è abrogato. Articolo 5 Magistrati di merito in servizio presso la Corte di cassazione 1. Nei posti soppressi ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettere a , b , sono trattenuti i magistrati in servizio alla data di acquisto di efficacia del presente decreto legislativo, ai quali il Consiglio superiore della magistratura può conferire, effettuate le valutazioni di competenza, nei limiti dei posti disponibili ed in ordine di anzianità di servizio, le funzioni di legittimità, se in possesso dei seguenti requisiti a conseguimento, precedentemente alla predetta data, della qualifica di magistrato dichiarato idoneo ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina a magistrato di cassazione b svolgimento, nei sei mesi antecedenti alla data di acquisto di efficacia del presente decreto legislativo, delle funzioni di legittimità per avere concorso a formare i collegi nelle sezioni ovvero per avere svolto le funzioni di pubblico ministero in udienza. 2. I magistrati in servizio alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera e , della legge 25 luglio 2001, n. 2005, per il quali non è stato possibile il conferimento delle funzioni di legittimità ai sensi del comma 1, sono trattenuti, in via transitoria, in servizio nei posti soppressi. 3. Il procedimento di copertura dei posti di cui al comma 1 può essere iniziato con modalità d'urgenza dal Consiglio superiore della magistratura fin dal giorno stesso di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale. Articolo 6 Decorrenza dell' efficacia 1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 5, comma 3, le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo sono efficaci a far data dal novantesimo giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Articolo 7 Copertura finanziaria 1. Per l'attuazione dell'articolo 1, comma 1, è autorizzata la spesa massima di 629.000 euro per l'anno 2005 e di 1.258.000 euro a decorrere dall'anno 2006. Al relativo onere si provvede a valere delle risorse previste dall'articolo 2, comma 39, della legge 25 luglio 2005, n. 150. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. All.1. Articolo 1, comma 3 TABELLA B PIANTA ORGANICA DELLA MAGISTRATURA ORDINARIA Funzione Organico Primo presidente 1 Procuratore generale presso la Corte di cassazione, presidente aggiunto della Corte di cassazione, Procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione, presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche 4 Presidenti di sezione della corte di cassazione ed equiparati 111 Consiglieri della Corte di cassazione 679 Magistrati di corte d'appello, magistrati di tribunale ed equiparati 8784 Uditori giudiziari 330 Magistrati di merito e di legittimità ed equiparati, esclusi gli uditori giudiziari, destinati a funzioni non giudiziarie 200 Totale 10.109 All. 2 Articolo 1, comma 4 PIANTA ORGANICA PER LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Funzione Organico Primo presidente della Corte di cassazione 1 Presidente aggiunto della Corte di cassazione 1 Presidente di sezione della corte di cassazione 54 Consigliere della Corte di cassazione 303 Magistrato di tribunale destinato all'ufficio del massimario e del ruolo 37 All.3 Articolo 1, comma 5 PIANTA ORGANICA PER LA PROCURA GENERALE PRESSO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Funzione Organico Procuratore generale presso la Corte di cassazione 1 Procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione 1 Avvocato generale presso la Corte di cassazione 5 Sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione 65 Relazione illustrativa Il provvedimento attua la previsione contenuta negli articoli 1, comma 1, lettera e e 2, comma 5, della legge 25 luglio 2005, n. 150, recante delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonché per l'emanazione di un testo unico, laddove, in particolare, si prevede che vengano emanati uno o più decreti legislativi diretti a modificare l'organico della Corte di cassazione e la disciplina dei magistrati applicati presso la medesima. Nel rivedere la pianta organica della Corte di cassazione il legislatore delegante ha inteso destinare all'esercizio delle funzioni di legittimità solo magistrati ai quali il Consiglio superiore abbia conferito tali specifiche funzioni, eliminando, dunque, la possibilità che esse siano attribuite a magistrati di merito con provvedimenti dei Capi della procura generale e della Corte stessa come previsto dagli articoli 115 e 116 dell'ordinamento giudiziario vigente . In un'ottica di razionalizzazione dell'utilizzazione delle risorse professionali disponibili, nonché di valorizzazione del ruolo della Suprema Corte, il legislatore delegante ha previsto, in primo luogo, la soppressione di quindici posti, destinati ad essere coperti da magistrati di appello, previsti in organico presso la Corte di cassazione, nonché di tutti e ventidue i posti, pure destinati ad essere coperti da magistrati di appello, previsti in organico presso la Procura generale presso la Corte di cassazione e l'istituzione, in luogo dei posti soppressi, di altrettanti posti destinati a magistrati di cassazione, i quali presteranno servizio presso la Corte, o presso la Procura generale, nella stessa proporzione dei posti soppressi. L'intento manifestato dal legislatore, nel complesso della delega, di consentire l'accesso alle funzioni di legittimità solo con le modalità previste nella delega medesima, ha poi indotto lo stesso legislatore delegante a prevedere la soppressione di ulteriori quindici posti destinati ai magistrati di appello, assegnando gli stessi a magistrati di tribunale. Il legislatore delegante ha infine previsto che i trentasette magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di tribunale facenti parte della pianta organica della Corte, siano destinati a prestare servizio presso gli uffici del massimario e del ruolo e che il servizio prestato per almeno otto anni presso tali uffici costituisca, a parità di graduatoria, titolo preferenziale nell'attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità. Ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge numero 150 del 2005, sullo schema di decreto legislativo sono stati acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati, espressi in data 30 novembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione e del Senato della Repubblica, espressi in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 24 novembre 2005 dalla Commissione programmazione economica, bilancio. A riguardo sono state recepite, trattandosi di indicazioni avanzate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, le condizioni formulate dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati e dalla Commissione programmazione economica, bilancio del Senato della Repubblica. Parimenti sono state recepite le condizioni formulate dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati relativamente all'articolo 5, trattandosi di intervento correttivo del testo, suggerito anche dall'osservazione formulata dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica. Non si è ritenuto, invece, di recepire le osservazioni formulate dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati e dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica, relativamente all'inserimento di una previsione volta a consentire la possibilità di continuare a destinare in udienza i magistrati ai quali non è stato possibile il conferimento delle funzioni di legittimità e che siano stati trattenuti, in via transitoria, in servizio, nei posti soppressi. Ciò, in quanto una siffatta previsione, consentendo il perpetuarsi, per un periodo di tempo che potrebbe essere anche assai significativo, dell'esercizio di funzioni di legittimità, da parte dei magistrati di merito applicati in cassazione, appare in contrasto con l'intento manifestato dal legislatore nel complesso della delega di consentire l'accesso a tali funzioni solo con le modalità previste nella delega medesima e di evitare, quindi, ogni commistione di ruoli e funzioni. L'articolo 1 prevede le modificazioni all'organico della Corte di cassazione ed alla disciplina relativa ai magistrati applicati presso la stessa alle quali si è fatto, in precedenza, riferimento. L'articolo 2 prevede, come pure si è sopra anticipato, che il servizio prestato per almeno otto anni presso l'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione costituisce, a parità di graduatoria, titolo preferenziale nell'attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità. L'articolo 3 prevede la modifica dell'articolo 117 dell'Ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1041, n. 12. Sono state, in particolare, soppresse, nel corpo di tale disposizione, oltre alle parole e di appello , così come espressamente indicato all'articolo 2, comma 5, lettera e , della legge di delegazione, anche le parole e alla Procura generale presso la medesima Corte , soppressione che costituisce una mera conseguenza della prima, atteso che nell'organico della Procura generale presso la Corte di cassazione erano previsti solo posti destinati a magistrati di appello, ormai soppressi. L'articolo 4 abroga - come espressamente previsto dalla delega articolo 2, comma 5, lettera e - l'articolo 116 dell'Ordinamento giudiziario. L'articolo 5 detta norme transitorie dirette ad evitare che la soppressione dei posti prevista dall'articolo 1 possa recare nocumento alla funzionalità della Corte di cassazione. A tal fine la procedura di copertura dei posti avviene indipendentemente da parte del Consiglio superiore della magistratura fin dal momento di pubblicazione del decreto, che dispiega i suoi effetti restanti dal novantesimo giorno successivo, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma, 2, della legge numero 150 del 2005 articolo 6 . L'articolo 7 prevede la copertura finanziaria degli oneri a carico del bilancio dello Stato derivanti dall'applicazione delle disposizioni recate dal decreto. ANALISI TECNICO NORMATIVA 1. ASPETTI TECNICO NORMATIVI a necessità dell'intervento normativo. L'intervento è necessario costituendo attuazione della previsione della legge di delega. b analisi del quadro normativo e incidenza delle norme proposte sulle leggi e i regolamenti vigenti. L'intervento incide sulle disposizioni dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto numero 12 del 1941, nonché sulle piante organiche della magistratura ordinaria, della Corte di cassazione e della Procura generale presso la Suprema Corte. c analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento comunitario. Nessun contrasto. d analisi della compatibilità con le competenze delle regioni ordinarie ed a statuto speciale Nessun profilo di sovrapposizione, stante la competenza esclusiva statale in materia. e verifica della coerenza con le fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali. Nulla da rilevare. f verifica dell'assenza di rilegificazione e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione. Nulla da rilevare. 2. ELEMENTI DI DRAFTING E LINGUAGGIO NORMATIVO a individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso. Nulla da rilevare. b verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni ed integrazioni subite dai medesimi. I riferimenti normativi figuranti nel testo sono corretti. c ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni ed integrazioni alle disposizioni vigenti. Nel testo si fa ricorso alla tecnica della novellazione all'articolo 3, ove sono previste modificazioni all'articolo 117 dell'Ordinamento giudiziario. Tali modificazioni sono direttamente previste, od immediata conseguenza, dei principi e criteri direttivi dettati dalla legge di delegazione. d individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo Non vi sono effetti abrogativi impliciti. ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE a Ambito dell'intervento, con particolare riguardo all'individuazione delle amministrazioni, dei soggetti destinatari e dei soggetti coinvolti. Coinvolti sono l'Amministrazione della giustizia ed il Consiglio superiore della magistratura. b Esigenze sociali, economiche e giuridiche prospettate dalle amministrazioni e dai destinatari ai fini di un intervento normativo. Nulla da rilevare. c Obiettivi generali e specifici, immediati e di medio/lungo periodo. Vedi relazione illustrativa. d Presupposti attinenti alla sfera organizzativa, finanziaria, economica e sociale. Nulla da rilevare. e Aree di criticità. Nessuna. f Opzioni alternative alla regolazione ed opzioni regolatorie, valutazione delle opzioni regolatorie possibili. Non vi sono opzioni alternative alla regolazione. g Strumento normativo eventualmente più appropriato. Il decreto legislativo è espressamente previsto come strumento attuativo dalla fonte delegante. MONITORAGGIO PROGRAMMA GOVERNO AMMINISTRAZIONE PROPONENTE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PROVVEDIMENTO PROPOSTO Decreto legislativo recante modifica dell'organico della Corte di cassazione e della disciplina relativa ai magistrati di merito applicati presso la stessa, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera e e 2, comma 5, della legge 25 luglio 2005, n. 150. d.d.l. cost. d.d.l. ord. decreto-legge d.Xlgs. d.P.R. d.P.C.M. d.m. Altro * barrare la casella che interessa OBIETTIVO DEL PROGRAMMA DI GOVERNO Nuovo descrizione G .M./G.S. e macro-area di riferimento ** già inserito nella griglia programmatica indicare il n. Progetto Ordinamento della magistratura GS-3 ** G.M. = Grande Missione G.S. = Grande Strategia FONTI NORMATIVE DI RIFERIMENTO Primarie Secondarie tipo Data Numero tipo data numero Legge 5 marzo 1991 71 Regio decreto 30 gennaio 1941 12 Legge 25 luglio 2005 150 STANZIAMENTI DI BILANCIO U.P.B. Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle fin e.f. 2005 e.f. 2006 e.f. 2007 event. oneri a regime importo importo importo importo 629.000 1.258.000 1.258.000 1.258.000 STRUMENTI ATTUATIVI PREVISTI tipo contenuto Scadenza nessuno RELAZIONE TECNICA Ai sensi dell'Articolo11 ter della legge 468/1978 e successive modificazioni e integrazioni SEZIONE I DESCRIZIONE DELL'INNOVAZIONE NORMATIVA RELAZIONE TECNICA SU INIZIATIVA GOVERNATIVA A Titolo del provvedimento SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE MODIFICA DELL'ORGANICO DELLA CORTE DI CASSAZIONE E DELLA DISCIPLINA RELATIVA AI MAGISTRATI DI MERITO APPLICATI PRESSO LA STESSA, IN ATTUAZIONE DEGLI ARTICOLI 1, COMMA 1, LETTERA E E 2, COMMA 5, DELLA LEGGE 25 LUGLIO 2005, numero B Amministrazione proponente Ministero della giustizia Amministrazione competente Ministero della giustizia C TIPOLOGIA DELL'ATTO Schema Decreto Legislativo E Indice delle disposizioni rilevanti ai fini della relazione tecnica PER LE CONSEGUENZE FINANZIARIE 1. Articolo 1 comma 1 PER LA COPERTURA 1. Articolo 7 comma 1 PER LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA 1. Articolo 7 comma 1 F Il provvedimento NON comporta oneri per le Pubbliche Amministrazioni diverse dallo Stato SEZIONE II QUANTIFICAZIONE DEGLI EFFETTI FINANZIARI L'articolo 1 comma 1 prevede la soppressione di complessivi 52 posti di magistrato di appello, di cui 30 destinati alla Corte di Cassazione e 22 destinati alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione e, l'istituzione, in loro vece, di 37 posti di magistrato di Cassazione nonché di 15 posti di magistrato di tribunale destinati alla Corte di Cassazione.Ai fini della determinazione degli oneri a carico del bilancio dello Stato si è tenuto conto delle sole differenze stipendiali tra magistrati di appello e magistrati di cassazione per un numero di 37 posti in quanto l'istituzione dei 15 posti di magistrato di tribunale destinati alla Corte di Cassazione in sostituzione di 15 posti di magistrato di appello destinati alla Corte di Cassazione non determina nuovi oneri bensì un risparmio di spesa derivante dalle differenze stipendiali delle due posizioni economiche, risparmio che comunque non concorre, quale somma algebrica, alla quantificazione dell'onere finale. La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa NO Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Numero dei nuovi posti dei magistrati di cassazione 37 Importo medio differenziale stipendiale 34.000 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo su 6 mesi 34.000 X 37 posti 50% = 629.000 Anno 2006 e successivi 34.000 X 37 posti = 1.258.000

Consiglio dei ministri Schema di decreto legislativo recante Istituzione della Scuola superiore della magistratura, nuove norme in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari nonché nuove norme in tema di aggiornamento Professionale e formazione dei magistrati, in attuazione Degli articoli 1, comma 1, lettera b e 2, comma 2, della legge 150/05 . Approvato il 22 dicembre 2005 Articolo 1 Scuola superiore della magistratura 1. E' istituita la Scuola superiore della magistratura, di seguito denominata Scuola . 2. La Scuola ha competenza in via esclusiva in materia di aggiornamento e formazione dei magistrati. 3. La Scuola è una struttura didattica autonoma, con personalità giuridica di diritto pubblico, piena capacità di diritto privato e autonomia organizzativa, funzionale e gestionale, negoziale e contabile, secondo le disposizioni del proprio statuto e dei regolamenti interni, nel rispetto delle norme di legge. 4. Per il raggiungimento delle proprie finalità, la Scuola si avvale di personale, che alla data di entrata in vigore del presente decreto, risulti già nell'organico del Ministero della giustizia, ovvero comandato da altre amministrazioni, in numero complessivamente non superiore a cinquanta unità. 5. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta ufficiale, vengono individuate tre sedi della Scuola una per i distretti ricompresi nelle regioni Lombardia, Trentino-Alto Adige/Sudtirol, Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna una per i distretti ricompresi nelle regioni Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna una per i distretti ricompresi nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Articolo 2 Finalità 1. La Scuola è stabilmente preposta a all'organizzazione e alla gestione del tirocinio e della formazione degli uditori giudiziari, curando che entrambi siano attuati sotto i profili tecnico, operativo e deontologico b all'organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati, curando che entrambi siano attuati sotto i profili tecnico, operativo e deontologico c alla promozione di iniziative e scambi culturali, incontri di studio e ricerca d all'offerta di formazione di magistrati stranieri, nel quadro degli accordi internazionali di cooperazione tecnica in materia giudiziaria. 2. Per il raggiungimento delle finalità indicate alle lettere a e b del comma 1, la Scuola è composta da due distinte articolazioni. CAPO II ORGANIZZAZIONE SEZIONE I STATUTO E ORGANI Articolo 3 Statuto 1. La Scuola è retta da un proprio statuto, adottato dal comitato direttivo con il voto favorevole di almeno cinque componenti. 2. La Scuola adotta regolamenti di organizzazione interna, in conformità alle disposizioni dello statuto. Articolo 4 Organi 1. Gli organi della Scuola sono a il comitato direttivo b il presidente c i comitati di gestione. SEZIONE II IL COMITATO DIRETTIVO Articolo 5 Composizione e funzioni 1. Il comitato direttivo è composto dal presidente e da altri sei membri. Esso si riunisce nella sede individuata per i distretti ricompresi nelle regioni Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna. 2. Il comitato direttivo delibera in ordine alle finalità e all'attività della scuola, salvo quanto di competenza dei comitati di gestione ed esercita funzioni di indirizzo nonché di controllo sul personale assegnato. 3. Il comitato direttivo adotta lo statuto, i regolamenti interni ed il bilancio nomina i membri dei comitati di gestione programma l'attività didattica della Scuola, avvalendosi delle proposte del Consiglio superiore della magistratura, del Ministro della giustizia, del Consiglio nazionale forense, dei consigli giudiziari, del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché delle proposte dei componenti del Consiglio universitario nazionale esperti in materie giuridiche. Articolo 6 Nomina 1. Del comitato direttivo fanno parte di diritto il primo Presidente della Corte di cassazione, o il magistrato dallo stesso delegato alla Scuola, con funzioni non inferiori a quelle direttive giudicanti di legittimità, nonché il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, o il magistrato dallo stesso delegato alla Scuola, con funzioni non inferiori a quelle direttive requirenti di legittimità. 2. Del comitato direttivo fanno altresì parte due magistrati ordinari scelti dal Consiglio superiore della magistratura, che esercitano le funzioni di secondo grado da almeno tre anni, un avvocato con almeno quindici anni di esercizio della professione nominato dal Consiglio nazionale forense, un professore universitario ordinario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale ed un componente nominato dal Ministro della giustizia, scelti tutti tra insigni giuristi. 3. I componenti del comitato direttivo sono nominati per un periodo di quattro anni fatta eccezione per i soggetti indicati al comma 1, essi non possono essere immediatamente rinnovati e non possono fare parte delle commissioni di concorso per uditore giudiziario. 4. I componenti cessano dalla carica per dimissioni o per il venire meno dei requisiti previsti per la nomina. Articolo 7 Funzionamento 1. Il comitato direttivo delibera con la presenza di almeno cinque componenti e a maggioranza relativa, salvo i casi di cui agli articoli 3, comma 1 e 11, comma 1. In caso di parità prevale il voto del presidente. Il voto è palese. 2. Il componente che si trova in conflitto di interesse in relazione a una specifica deliberazione ovvero se ricorrono motivi di opportunità, dichiara tale situazione al comitato e si astiene dal partecipare alla discussione e alla relativa deliberazione. Articolo 8 Indipendenza dei componenti 1. I componenti del comitato direttivo esercitano le proprie funzioni in condizioni di indipendenza rispetto all'organo che li ha nominati. Articolo 9 Incompatibilità 1. Salva l'attività di studio e di ricerca, l'ufficio di componente del comitato direttivo è incompatibile con qualsiasi carica pubblica elettiva o attività di componente di organi di controllo di enti pubblici e privati. Articolo 10 Trattamento economico 1. L'indennità di funzione del presidente ed il gettone di presenza dei componenti del comitato direttivo sono stabiliti, rispettivamente fino ad un massimo di euro 20.000 annui e di euro 600 per seduta, con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di efficacia delle disposizioni del presente decreto, tenuto conto del trattamento attribuito per analoghe funzioni presso la Scuola superiore della pubblica amministrazione. SEZIONE III IL PRESIDENTE Articolo 11 Funzioni 1. Il presidente ha la rappresentanza legale della Scuola ed è eletto tra i componenti del comitato direttivo a maggioranza assoluta. Il presidente presiede il comitato direttivo, ne convoca le riunioni fissando il relativo ordine del giorno ed esercita i compiti attribuitigli dallo statuto. 2. Le modalità di sostituzione del presidente in caso di assenza o impedimento sono disciplinate dallo statuto. SEZIONE IV I COMITATI DI GESTIONE Articolo 12 Funzioni 1. Per ciascuna delle articolazioni previste dall'articolo 2, comma 2, è istituito un comitato di gestione composto da cinque membri che eleggono, tra loro, un presidente. 2. I comitati di gestione si riuniscono nella sede individuata per i distretti ricompresi nelle regioni Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna. 3. Ciascun comitato di gestione a attua la programmazione annuale dell'attività per il proprio ambito di competenza b definisce il contenuto analitico di ciascuna sessione c individua i docenti chiamati a svolgere l'incarico di insegnamento in ciascuna sessione d fissa i criteri di ammissione alle sessioni di formazione e offre sussidio didattico e sperimenta nuove formule didattiche f segue lo svolgimento delle sessioni e presenta, all'esito di ciascuna di esse, relazioni consuntive g cura il tirocinio o l'aggiornamento professionale nelle fasi effettuate presso la Scuola, selezionando i tutori nonché i docenti incaricati anno per anno e quelli occasionali. Articolo 13 Nomina 1. I componenti dei comitati di gestione sono nominati, dal comitato direttivo, tra i magistrati ordinari che esercitano le funzioni giudicanti o quelle requirenti da almeno quindici anni, nonché tra gli avvocati con non meno di quindici anni di esercizio della professione e tra i professori universitari in materie giuridiche. 2. I componenti dei comitati sono nominati per un periodo di quattro anni e non possono essere immediatamente rinnovati essi non possono fare parte delle commissioni di concorso per uditore giudiziario. 3. I componenti cessano dalla carica per dimissioni o per il venire meno dei requisiti previsti per la nomina. Articolo 14 Funzionamento 1. I comitati di gestione deliberano a maggioranza relativa, con la presenza di almeno tre componenti. In caso di parità prevale il voto del presidente. Il voto è palese. 2. Il componente, che si trovi in conflitto di interesse in relazione a una specifica deliberazione ovvero se ricorrono motivi di opportunità, dichiara tale situazione al comitato e si astiene dal partecipare all'attività del medesimo nonché alle discussioni e relative deliberazioni. 3. L'astensione è obbligatoria nei casi in cui il componente del comitato direttivo svolga attività professionale o di lavoro autonomo in procedimenti trattati da magistrati che frequentano i corsi presso la Scuola superiore della magistratura e comunque fino alla valutazione di cui all'articolo 30 e la discussione o la deliberazione riguardi tali magistrati. Articolo 15 Indipendenza dal comitato direttivo 1. I componenti dei comitati di gestione esercitano le proprie funzioni in condizioni di indipendenza rispetto all'organo che li ha nominati. Articolo 16 Incompatibilità 1. Salva l'attività di studio e di ricerca, l'ufficio di componente del comitato di gestione è incompatibile con qualsiasi carica pubblica elettiva o di componente di organi di controllo di enti pubblici e privati. Articolo 17 Trattamento economico 1. Ai componenti dei comitati di gestione è corrisposto un gettone di presenza per ciascuna seduta, la cui entità è stabilita, fino ad un massimo di euro 300 per seduta, con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di efficacia delle disposizioni del presente decreto, tenuto conto del trattamento attribuito per analoghe funzioni presso la Scuola superiore della pubblica amministrazione. 2. Ai componenti dei comitati di gestione che si recano fuori della sede di cui all'articolo 12, comma 2, è riconosciuto, oltre al gettone di presenza, il rimborso delle spese di trasferta. TITOLO II DISPOSIZIONI SUL TIROCINIO DEGLI UDITORI GIUDIZIARI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 18 Durata 1.Il tirocinio degli uditori giudiziari ha una durata di ventiquattro mesi. Articolo 19 Articolazione 1. Il tirocinio si articola in sessioni, una delle quali della durata di sei mesi, anche non consecutivi, effettuata presso la Scuola ed una della durata di diciotto mesi, anche non consecutivi, effettuata presso uffici giudiziari di primo grado. Le modalità delle sessioni sono stabilite dal Comitato direttivo. CAPO II SESSIONE PRESSO LA SCUOLA Articolo 20 Contenuto e modalità di svolgimento 1. Nella sessione effettuata presso le sedi della Scuola, gli uditori giudiziari frequentano corsi di approfondimento teorico-pratico, approvati dal competente comitato di gestione nell'ambito della programmazione dell'attività didattica deliberata dal comitato direttivo della Scuola medesima, riguardanti il diritto civile, il diritto penale, il diritto processuale civile, il diritto processuale penale ed il diritto amministrativo, con eventuale approfondimento anche di altre materie tra quelle comprese nella prova orale del concorso per l'accesso in magistratura, previste dal decreto legislativo di attuazione della delega contenuta nell'articolo 2, comma 1, lettera a , numero 2 , della legge numero 150 del 2005, nonché delle ulteriori materie scelte dal Comitato direttivo. La sessione presso la Scuola deve in ogni caso tendere al perfezionamento delle capacità operative e della deontologia dell'uditore giudiziario. 2. I corsi sono tenuti da docenti di elevata competenza e professionalità, scelti dal comitato di gestione al fine di garantire un ampio pluralismo culturale e scientifico. 3. Tra i docenti sono designati i tutori degli uditori giudiziari i tutori assicurano agli uditori l'assistenza didattica. 4. Al termine della sessione, i singoli docenti compilano una scheda valutativa per ciascun uditore giudiziario loro assegnato la scheda è trasmessa al comitato di gestione della sezione per le conseguenti valutazioni. CAPO III SESSIONE PRESSO GLI UFFICI GIUDIZIARI Articolo 21 Contenuto e modalità di svolgimento 1. La sessione presso gli uffici giudiziari si articola in tre periodi il primo periodo, della durata di sette mesi, è svolto presso i tribunali e consiste nella partecipazione all'attività giurisdizionale relativa alle controversie o ai reati rientranti nella competenza del tribunale in composizione collegiale, compresa la partecipazione alla camera di consiglio, in maniera che sia garantita all'uditore la formazione di una equilibrata esperienza nei diversi settori il secondo periodo, della durata di tre mesi, è svolto presso le procure della Repubblica presso i tribunali il terzo periodo, della durata di otto mesi, è svolto presso un ufficio corrispondente a quello di prima destinazione dell'uditore. 2. Il comitato di gestione approva per ciascun uditore il programma di tirocinio da svolgersi presso gli uffici giudiziari del capoluogo del distretto di residenza dell'uditore, salva diversa autorizzazione dello stesso comitato di gestione per gravi e motivate esigenze il programma garantisce all'uditore un'adeguata formazione nei settori civile e penale e una specifica preparazione nelle funzioni che sarà chiamato a svolgere nella sede di prima destinazione. 3. Il comitato di gestione provvede, altresì, ad individuare, presso ciascun ufficio giudiziario, i magistrati affidatari presso i quali gli uditori svolgono i prescritti periodi di tirocinio. 4. Al termine della sessione, i singoli magistrati affidatari compilano, per ciascun uditore loro assegnato, una scheda valutativa che trasmettono al comitato di gestione. CAPO IV VALUTAZIONE FINALE Articolo 22 Procedimento 1. Al termine del periodo di tirocinio ordinario, il comitato di gestione della sezione, sulla base delle schede valutative redatte dai docenti e dai magistrati affidatari, nonché di ogni altro elemento rilevante a fini valutativi raccolto durante le sessioni del tirocinio, formula per ciascun uditore giudiziario un giudizio di idoneità all'assunzione delle funzioni giudiziarie. 2. I giudizi sono trasmessi al Consiglio superiore della magistratura che, sulla base di essi e di ogni altro elemento eventualmente acquisito, delibera sulla idoneità di ciascun uditore all'assunzione delle funzioni giudiziarie. 3. In caso di deliberazione finale negativa, il Consiglio superiore della magistratura comunica la propria decisione al comitato di gestione. 4 L'uditore valutato negativamente è ammesso ad un nuovo periodo di tirocinio della durata di un anno, consistente in una sessione presso le sedi della Scuola della durata di due mesi, che si svolge con le modalità previste dall'articolo 20, e in una sessione presso gli uffici giudiziari. La sessione presso gli uffici giudiziari si articola in tre periodi il primo periodo, della durata di tre mesi, è svolto presso i tribunali e consiste nella partecipazione all'attività giurisdizionale relativa alle controversie o ai reati rientranti nella competenza del tribunale in composizione collegiale, compresa la partecipazione alla camera di consiglio, in maniera che sia garantita all'uditore la formazione di una equilibrata esperienza nei diversi settori il secondo periodo, della durata di due mesi, è svolto presso le procure della Repubblica presso i tribunali il terzo periodo, della durata di cinque mesi, è svolto presso un ufficio corrispondente a quello di prima destinazione dell'uditore. 5. Al termine del periodo di tirocinio di cui al comma 4 ed all'esito del procedimento indicato ai commi 1 e 2, il Consiglio superiore della magistratura delibera nuovamente la seconda deliberazione negativa determina la cessazione del rapporto di impiego dell'uditore giudiziario. TITOLO III DISPOSIZIONI IN TEMA DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE E FORMAZIONE DEI MAGISTRATI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 23 Tipologia dei corsi 1. Ai fini della formazione e dell'aggiornamento professionale, nonché della formazione per il passaggio a funzioni superiori rispetto a quelle esercitate, per il passaggio da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa e per l'accesso a funzioni direttive, il comitato di gestione della sezione competente approva annualmente il piano dei corsi nell'ambito dei programmi didattici deliberati dal comitato direttivo, tenendo conto della diversità delle funzioni svolte dai magistrati. CAPO II CORSI DI FORMAZIONE E DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE Articolo 24 Oggetto 1. I corsi di formazione e di aggiornamento professionale si svolgono presso le sedi della Scuola e consistono nella frequenza di sessioni di studio tenute da docenti di elevata competenza e professionalità. 2. I corsi sono teorici e pratici, secondo il programma e le modalità previste dal piano approvato dal comitato di gestione. Articolo 25 Obbligo di frequenza e durata 1. Tutti i magistrati in servizio hanno l'obbligo di partecipare ai corsi di cui all'articolo 24 ogni cinque anni, a decorrere dalla assunzione delle prime funzioni di merito. 2. Per la partecipazione ai corsi, al magistrato è riconosciuto un periodo di congedo retribuito. 3. Il differimento della partecipazione ai corsi, che può essere disposto dal capo dell'ufficio giudiziario di appartenenza per comprovate e motivate esigenze di organizzazione o di servizio, non può in ogni caso arrecare pregiudizio al magistrato. 4. I corsi hanno una durata fino a due settimane anche non consecutive. 5. Il magistrato può partecipare a ulteriori corsi di aggiornamento solo dopo che sia trascorso un anno dalla precedente partecipazione. Articolo 26 Valutazione finale 1. Al termine del corso di aggiornamento professionale, il comitato di gestione, in base ai pareri espressi dai docenti, ai risultati delle prove sostenute dai partecipanti ed alla diligenza dimostrata da ciascun partecipante durante il corso, formula una sintetica valutazione finale che tiene conto del livello di preparazione del magistrato e di specifici elementi attitudinali allo svolgimento delle funzioni giudiziarie. 2. La valutazione è inserita nel fascicolo personale del magistrato e il Consiglio superiore della magistratura ne tiene conto ai fini delle determinazioni relative al magistrato medesimo. CAPO III CORSI DI FORMAZIONE PER IL PASSAGGIO A FUNZIONI SUPERIORI, PER IL PASSAGGIO DA FUNZIONI GIUDICANTI A REQUIRENTI E VICEVERSA E PER L'ACCESSO A FUNZIONI DIRETTIVE Articolo 27 Oggetto 1. I corsi di formazione per il passaggio a funzioni superiori, per il passaggio da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa e per l'accesso a funzioni direttive si svolgono presso le sedi della Scuola e consistono in sessioni di studio tenute da professori universitari, associati, straordinari ed ordinari in materie giuridiche, da magistrati che svolgono funzioni di secondo grado nonché delle giurisdizioni superiori, ordinaria e amministrativa, anche a riposo, e da avvocati dello Stato con non meno di quindici anni di servizio nominati dal comitato di gestione nell'ambito del piano di cui all'articolo 23. 2. I corsi di formazione per il passaggio a funzioni superiori nonché per il passaggio da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa debbono prevedere una parte teorica e una parte pratica. La parte pratica prevede lo studio e la discussione di casi giudiziari e la redazione di provvedimenti aventi ad oggetto questioni relative all'esercizio delle funzioni richieste dal magistrato. 3. I corsi di formazione per l'accesso a funzioni direttive hanno ad oggetto lo studio delle problematiche teoriche e pratiche relative all'esercizio delle funzioni del dirigente, con riferimento sia a quelle di natura giudiziaria che a quelle di amministrazione della giurisdizione. Articolo 28 Frequenza e durata 1. Ciascun magistrato ha diritto a partecipare ai corsi. 2. Per la partecipazione ai corsi, al magistrato è riconosciuto un periodo di congedo retribuito. 3. Il differimento della partecipazione ai corsi può essere disposto dal capo dell'ufficio giudiziario di appartenenza per un periodo non superiore a sei mesi per comprovate e motivate esigenze di organizzazione o di servizio. 4. Il comitato di gestione dispone la partecipazione del magistrato al primo corso successivo alla scadenza del termine di cui al comma 3. Non sono ammessi ulteriori differimenti. 5. I corsi hanno una durata di due settimane consecutive. 6. Al termine dei corsi ogni docente esprime un parere su ciascuno dei partecipanti che tenga conto del livello di professionalità manifestato dal magistrato. CAPO IV VALUTAZIONI PERIODICHE DEI MAGISTRATI SEZIONE I PRIMA VALUTAZIONE Articolo 29 Periodicità 1. I magistrati che, al settimo anno dall'ingresso in magistratura, non hanno effettuato il passaggio dalle funzioni giudicanti alle funzioni requirenti, o viceversa, hanno l'obbligo di frequentare un corso di aggiornamento e di formazione professionale relativo alle funzioni da essi svolte, che si tiene secondo le modalità previste dall'articolo 24. Articolo 30 Valutazione della Scuola 1. Al termine di ciascun corso, il comitato di gestione, sulla base dei pareri espressi dai docenti ai sensi dell'articolo 28, comma 6, dei risultati delle prove sostenute dai partecipanti e della diligenza dimostrata da ciascun partecipante durante il corso, formula una sintetica valutazione finale che tiene conto del livello di preparazione del magistrato e di specifici elementi attitudinali inerenti le funzioni svolte. La valutazione è inserita nel fascicolo personale del magistrato e il Consiglio superiore della magistratura ne tiene conto ai fini delle proprie determinazioni relative al magistrato medesimo. Articolo 31 Valutazione del Consiglio superiore della magistratura 1. Il Consiglio superiore della magistratura, all'esito del corso, esprime un giudizio di idoneità del magistrato all'esercizio definitivo delle funzioni giudiziarie. 2. Ai fini del giudizio di cui al comma 1, il Consiglio superiore della magistratura si basa sui seguenti elementi a il giudizio valutativo della Scuola, espresso all'esito del corso di aggiornamento professionale e di formazione svolto dal magistrato b la laboriosità e produttività c la capacità tecnica d l'attività giudiziaria e scientifica e l'equilibrio f la disponibilità alle esigenze del servizio g il comportamento nei confronti dei soggetti processuali h il rispetto della deontologia. 3. In caso di esito negativo, il corso viene ripetuto per non più di due volte, con le stesse modalità previste per il primo. 4. Tra un giudizio e l'altro deve intercorrere un periodo di tempo di due anni. 5. In caso di tre giudizi negativi consecutivi, il magistrato è dispensato dal servizio ai sensi dell'articolo 3 del regio decreto 31 maggio 1946, n. 511, e successive modificazioni. SEZIONE II VALUTAZIONI SUCCESSIVE Articolo 32 Periodicità 1. I magistrati che non hanno sostenuto i concorsi per le funzioni di secondo grado o di legittimità sono sottoposti, da parte del Consiglio superiore della magistratura, a valutazioni di professionalità al compimento del tredicesimo, ventesimo e ventottesimo anno dall'ingresso in magistratura. Articolo 33 Corso di formazione presso la Scuola 1. Ciascuna delle valutazioni di cui all'articolo 32 è preceduta dalla partecipazione, da parte del magistrato interessato, ad un corso di aggiornamento e di formazione professionale presso le sedi della Scuola che termina con un giudizio trasmesso al Consiglio superiore della magistratura si applicano le disposizioni di cui agli articoli 24 e 30. 2. La partecipazione ai corsi di cui al comma 1 non è suscettibile di differimento. Articolo 34 Valutazione del Consiglio superiore della magistratura 1. Il Consiglio superiore della magistratura, all'esito del corso presso la Scuola, esprime sul magistrato il giudizio valutativo di cui all'articolo 32. 2. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 31, commi 2, 3, 4 e 5. Articolo 35 Progressione economica 1. Il passaggio alla quinta, sesta e settima classe stipendiale può essere disposto solo se il magistrato è stato positivamente valutato dal Consiglio superiore della magistratura. Articolo 36 Magistrati che non hanno ottenuto l'idoneità nei concorsi per il conferimento delle funzioni di secondo grado o di legittimità 1. All'esito dei concorsi per il conferimento delle funzioni di secondo grado o di legittimità, la commissione di concorso comunica al Consiglio superiore della magistratura l'elenco dei magistrati che non hanno ottenuto i relativi posti e che, in quanto giudicati non idonei, devono essere sottoposti alle valutazioni di professionalità di cui all'articolo 32. TITOLO IV DISPOSIZIONI FINALI Articolo 37 Copertura finanziaria 1. Agli oneri finanziari conseguenti alla applicazione del presente decreto, con esclusione dell'articolo 1, comma 4, si provvede mediante l'utilizzo dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 2, comma 37, della legge 25 luglio 2005, n. 150. 2. All'attuazione della disposizione di cui all'articolo 1, comma 4, si provvede con le risorse umane del Ministero della giustizia, all'uopo utilizzando le risorse finanziarie a tale scopo già destinate e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Articolo 38 Abrogazioni 1. Oltre a quanto previsto dal decreto legislativo di attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge numero 150 del 2005, sono abrogati, dalla data di efficacia delle disposizioni contenute nel presente decreto a l'articolo 128, primo comma, dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 b l'articolo 129 dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni c l'articolo 129bis dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, introdotto dall'articolo 16 della legge 13 febbraio 2001, n. 48 d l'articolo 11, comma 5, della legge 13 febbraio 2001, n. 48 e l'articolo 14, commi 2, 3 e 4, della legge 13 febbraio 2001, n. 48 f la legge 30 maggio 1965, n. 579 g l'articolo 48 del D.P.R. 16 settembre 1958, n. 916, nonché le disposizioni emanate in attuazione di tale articolo. Articolo 39 Efficacia 1. Le disposizioni del presente decreto hanno effetto a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. RELAZIONE ILLUSTRATIVA Il provvedimento attua la previsione contenuta negli articoli 1, comma 1, lettera b , e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, concernente delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonché per l'emanazione di un testo unico, laddove si prevede che sia istituita la Scuola superiore della magistratura, razionalizzata la normativa in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari e in tema di aggiornamento professionale e formazione dei magistrati. Il legislatore delegante ha previsto, in primo luogo, l'istituzione di una Scuola superiore della magistratura, quale struttura didattica stabile, dotata di autonomia contabile, giuridica, organizzativa e funzionale, preposta, tra l'altro, alla organizzazione ed alla gestione del tirocinio degli uditori giudiziari ed all'organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati, ivi compresi quelli previsti nell'ambito del meccanismo della loro progressione in carriera. La direzione della Scuola è affidata ad un comitato direttivo composto dal primo Presidente della Corte di cassazione, o da un magistrato da lui delegato, dal Procuratore generale presso la stessa Corte, o da un magistrato da lui delegato, da due magistrati ordinari nominati dal Consiglio superiore della magistratura, da un avvocato con almeno quindici anni di esercizio della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense, da un professore universitario ordinario in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale e da un membro nominato dal Ministro della giustizia. Per ciascuna delle due sezioni in cui la Scuola si articola - in corrispondenza con il duplice ruolo di organizzazione e gestione del tirocinio e della formazione degli uditori e di organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati - è prevista la costituzione di un comitato di gestione, chiamato a dare attuazione alla programmazione annuale per il proprio ambito di competenza, a definire il contenuto analitico di ciascuna sessione e ad individuare i docenti, a fissare i criteri di ammissione alle sessioni di formazione, ad offrire ogni utile sussidio didattico e a sperimentare formule didattiche, a seguire lo svolgimento delle sessioni ed a presentare relazioni consuntive all'esito di ciascuna, a curare il tirocinio nelle fasi effettuate presso la Scuola, selezionando i i docenti nonché i tutori. Il ruolo attribuito alla Scuola è dunque relativo, da un canto, al tirocinio degli uditori. Di tale tirocinio il legislatore delegante ha disegnato la riforma, prevedendo, in particolare, che lo stesso, oltre che svolgersi secondo modalità che tengano conto della diversità di funzioni, giudicanti o requirenti, che gli uditori saranno chiamati a esercitare, abbia una durata di ventiquattro mesi e sia articolato in due sessioni una, della durata di sei mesi, presso la Scuola ed una, della durata di diciotto mesi, presso gli uffici giudiziari. Al termine di ogni sessione è compilata, per ogni uditore, una scheda valutativa. In esito al tirocinio, sarà infine formulata dalla Scuola una valutazione di idoneità alla assunzione delle funzioni giudiziarie sulla cui base il Consiglio superiore della magistratura delibererà in via finale. Il giudizio di idoneità, come pure le valutazioni dei magistrati previste nell'ambito della attività di aggiornamento e formazione professionale, è espresso, nell'ambito degli organi della Scuola, dal competente comitato di gestione, in relazione alla configurazione di tale organo, competente a dare attuazione alla programmazione didattica ed a seguirne lo svolgimento e, quindi, come quello effettivamente vicino alla attività didattica e meglio in grado, pertanto - in particolare, rispetto al comitato direttivo della Scuola - di formulare le valutazioni sui magistrati. Il legislatore delegante ha poi inteso sottolineare l'importanza dell'aggiornamento professionale dei magistrati e valorizzarne il rilievo. A tale riguardo esso ha previsto l'obbligo per i magistrati di partecipare, ogni cinque anni, salve comprovate e motivate esigenze dell'ufficio di appartenenza, ai corsi di aggiornamento professionale e formazione. Tali corsi si concluderanno con una valutazione finale che sarà inserita nel fascicolo personale del magistrato al fine di costituire elemento per le valutazioni operate dal Consiglio superiore della magistratura. La Scuola è poi destinata ad assumere un importante ruolo con riferimento alla progressione in carriera dei magistrati, essendo chiamata ad organizzare gli appositi corsi di formazione per il passaggio alle funzioni superiori, previsti nel contesto del nuovo disegno della progressione delle funzioni dei magistrati delineato dal legislatore della legge numero 150 del 2005. Infine, nell'ambito delle valutazioni periodiche dei magistrati, da parte del Consiglio superiore della magistraura, previste dal legislatore delegante - al settimo anno dall'ingresso in magistratura, per i magistrati che non abbiano effettuato il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti o viceversa e, successivamente, al compimento del tredicesimo, ventesimo e ventottesimo anno dall'ingresso in magistratura, per i magistrati che non hanno sostenuto i concorsi per le funzioni di secondo grado o di legittimità - si terranno presso la Scuola i corsi di aggiornamento e formazione professionale ai quali i predetti magistrati dovranno partecipare prima delle valutazioni. Queste ultime si fonderanno, tra gli altri elementi, anche sul giudizio valutativo espresso dalla Scuola all'esito dei corsi. Ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge numero 150 del 2005, sullo schema di decreto legislativo sono stati acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati, espressi in data 29 novembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione e del Senato della Repubblica, espressi in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 24 novembre 2005 dalla Commissione programmazione economica, bilancio, a norma dell'articolo 1, comma 4, della citata legge numero 150 del 2005. A riguardo sono state recepite, trattandosi di indicazioni avanzate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, le condizioni formulate dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati e dalla Commissione programmazione economica, bilancio del Senato della Repubblica, come pure la condizione formulata dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati in ordine all'articolo 20, comma 1. Si è invece ritenuto di conformarsi solo parzialmente alla condizione formulata dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati in ordine alla soppressione degli articoli 9 e 16. Infatti, mentre si è ritenuto di eliminare, dal novero dei casi di incompatibilità con l'ufficio di componente del comitato direttivo e di componente dei comitati di gestione, il riferimento alla attività imprenditoriale ed a quella di componente di organi di amministrazione di enti pubblici e privati, non superabili ragioni di opportunità, unitamente alla considerazione di come, nella parte motiva del parere, la stessa Commissione ponga in rilievo criticamente non già l'introduzione di casi di incompatibilità, quanto l'eccessiva estensione dei medesimi, hanno invece suggerito di mantenere ferma la previsione di tale incompatibilità in relazione alle cariche pubbliche elettive ed alla attività di componente di organi di controllo di enti pubblici e privati. Si è, poi, ritenuto, di non recepire la condizione formulata dalla medesima Commissione giustizia della Camera dei deputati relativamente all'articolo 27, comma 1, atteso che forti e non superabili ragioni di opportunità hanno suggerito di non includere, nell'ambito dei soggetti che il comitato di gestione può chiamare a tenere i corsi di formazione per il passaggio dei magistrati a funzioni superiori e, dunque, anche a formulare il parere sul livello di professionalità degli stessi ai fini del loro avanzamento in carriera, gli avvocati del libero foro. Si sono poi esaminate le osservazioni formulate dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati e dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica. In ordine alle prime, non si è ritenuto opportuno né eliminare la previsione della corresponsione di un gettone di presenza a favore dei componenti del comitato direttivo e del comitato di gestione, atteso che tale corresponsione trova piena giustificazione in relazione alla natura ed alla gravosità delle funzioni che gli stessi sono chiamati a svolgere, né precisare che il rimborso delle spese di trasferta di cui all'articolo 17 si riferisce alle missioni deliberate dal comitato di gestione e strettamente inerenti ai compiti da esso perseguiti, essendo tale precisazione superflua. In ordine, invece, alle varie osservazioni formulate dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica, non si è ritenuto, in primo luogo, di dover accogliere l'invito della stessa a prevedere che, sia nella nomina dei componenti dei comitati di gestione, che nella individuazione dei docenti da parte di questi ultimi, venga adottato il criterio di assicurare in ogni caso la prevalenza numerica dei soggetti provenienti dalla magistratura. Si è infatti ritenuto che, ferma restando l'individuazione, da parte del legislatore delegato, delle categorie o, più genericamente, delle caratteristiche dei soggetti, nell'ambito dei quali, rispettivamente, il comitato direttivo procede alla nomina dei componenti dei comitati di gestione e questi ultimi procedono alla scelta di docenti, l'autonomia decisionale del comitato direttivo e dei comitati di gestione non debba soffrire limitazioni nella scelta delle personalità ritenute più idonee, senza vincoli volti ad assicurare una proporzione tra le varie categorie di provenienza o la prevalenza di una componente sull'altra. Per quanto attiene alle osservazioni relative alla articolazione territoriale della Scuola, non può che sottolinearsi, come, del resto, evidenziato anche nelle osservazioni della Commissione, come sul punto ci si sia limitati a dare attuazione alle previsioni della legge di delegazione. Quanto alle osservazioni concernenti il coordinamento delle disposizioni del presente decreto in materia di tirocinio e formazione dei magistrati con quelle di cui al comma 4 dell'articolo 4bis della legge 21 novembre 1991 n. 374, e successive modificazioni, relative al tirocinio dei giudici di pace e di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 272, relative alla formazione per i magistrati addetti agli uffici giudiziari minorili, si evidenzia come, per quest'ultimo profilo, si provvederà in sede di esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge numero 150 del 2005, mentre, per il primo profilo, come evidenziato anche nelle stesse osservazioni della Commissione, un intervento a riguardo sarebbe esorbitante dai limiti della delega. Sono state poi accolte le osservazioni formulate dalla Commissione giustizia del Senato relativamente alla opportunità di una articolazione più elastica delle due sessioni del tirocinio degli uditori giudiziari presso la Scuola e presso gli uffici giudiziari, mediante una riformulazione dell'articolo 19, come pure quelle in ordine alla opportunità di una maggiore flessiblità della durata dei corsi di formazione, mediante una riformulazione dell'articolo 25, comma 4. Ugualmente è stato accolto l'invito ad introdurre delle previsioni relativamente ai corsi di formazione per il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa ed ai corsi di formazione alle funzioni direttive. Le previsioni de quibus sono state inserite nel contesto della disciplina già dettata, al capo III e, in particolare, all'articolo 27, relativamente ai corsi di formazione per il passaggio a funzioni superiori, con le sole specificazioni, essenzialmente relative ai corsi di formazione per l'accesso alle funzioni direttive, necessarie. Sul piano finanziario, si precisa come la relazione tecnica al disegno di legge delega, sulla cui base si è provveduto a determinare la copertura della stessa, contemplasse espressamente tutte le spese relative ai corsi di formazione per il passaggio di funzioni e per l'accesso alle funzioni direttive, delle quali si è quindi tenuto conto nella determinazione degli oneri per l'istituzione ed il funzonamento della Scuola di cui all'articolo 2, comma 37, della legge numero 150 del 2005. E' stato, ancora, accolto, l'invito ad intervenire, nel senso e per le ragioni indicate dalla Commissione in sede consultiva, sull'articolo 31 del provvedimento. Non si è invece ritenuto, infine, di recepire l'osservazione volta a far aggiungere, al comma 3 dell'articolo 28, un ulteriore periodo, del tenore indicato dalla Commissione, atteso che la previsione relativa alla necessità che il provvedimento del capo dell'ufficio che dispone il differimento della partecipazione ai corsi di formazione per il passaggio alle funzioni superiori sia motivato, risulta tale da consentire una verifica del provvedimento stesso, senza necessità di stabilire un vero e proprio procedimento di reclamo. Il Titolo I contiene le disposizioni istitutive della Scuola superiore della magistratura ed è diviso in due Capi, il primo relativo alle norme concernenti le finalità e le funzioni della Scuola ed il secondo recante le norme in materia di organizzazione della stessa. Nell'ambito di questo Titolo, l'articolo 1 istituisce la Scuola superiore della magistratura, ne indica la forma giuridica e le caratteristiche di struttura. Quanto alla localizzazione si è inteso, in primo luogo, utilizzare appieno la facoltà, conferita dalla legge delega, di decentrare la Scuola, istituendo tre sedi a competenza interregionale, una per i distretti ricompresi nelle regioni del nord, una per quelli ricompresi nelle regioni del centro ed una per quelli ricompresi nelle regioni del sud del Paese. Ciò anche nell'intento di rendere più agevole, e meno onerosa, la partecipazione ai corsi da parte dei magistrati. L'esigenza di reperire, negli ambiti interregionali individuati, tre sedi adeguate, ha poi consigliato di rimettere ad un successivo decreto ministeriale, che verrà adottato, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, in tempo utile perché la Scuola possa funzionare nei tempi previsti dal decreto legislativo, l'individuazione delle tre località sedi della Scuola. L'articolo 2 enumera le finalità della Scuola, nell'ambito dei principi indicati nella legge di delega, inerenti il tirocinio e l'aggiornamento professionale dei magistrati, nonché le connesse finalità di studio e di interscambio con analoghe istituzioni straniere. L'articolo 3 prevede l'autonomia statutaria e regolamentare dell'ente. L'articolo 4 individua gli organi della Scuola, identificati nelle figure del comitato direttivo, del presidente e dei comitati di gestione. Gli articoli da 5 a 10 si occupano della struttura del comitato direttivo. In particolare, l'articolo 5 prevede la composizione e le funzioni dell'organo, precisando che lo stesso, analogamente a quanto previsto per i comitati di gestione articolo 12, comma 2 , si riunisce nelle sede individuata per i distretti ricompresi nelle regioni centrali l'articolo 6 disciplina il procedimento per la sua costituzione ed enuclea le caratteristiche di durata dell'organo ed alcuni requisiti e prerogative dei suoi componenti, stabiliti, così come per i comitati di gestione vedi l'articolo 13 , al fine di garantire, in capo a tutti i medesimi, un adeguato livello professionale, stante l'estrema delicatezza dei compiti assegnati l'articolo 7 detta le regole di funzionamento, precisando il numero legale e la maggioranza richiesta per le delibere l'articolo 8 stabilisce il principio di indipendenza dei componenti rispetto all'organo che li ha nominati l'articolo 9 prevede la disciplina dell'incompatibilità della funzione di componente dell'organo. L'articolo 10 stabilisce le modalità di determinazione dell'indennità di funzione del presidente del comitato direttivo e del gettone di presenza dei componenti, tenuto conto della autorizzazione di spesa prevista dall'articolo 2, comma 37, della legge numero 150 del 2005, relativa, specificamente, agli oneri connessi al funzionamento del comitato direttivo di cui al comma 2, lett. l , del medesimo articolo 2. L'articolo 11 stabilisce le funzioni e le prerogative del presidente della Scuola. Gli articoli da 12 a 17 si occupano dei due comitati di gestione previsti in relazione alle articolazioni della Scuola, quella relativa al tirocinio e quella relativa all'aggiornamento ed alla formazione dei magistrati. In particolare, l'articolo 12 ne elenca le funzioni l'articolo 13 disciplina il procedimento di nomina dei componenti nonché i requisiti per la nomina stessa l'articolo 14 detta le regole sul funzionamento dell'organo l'articolo 15 stabilisce il principio di indipendenza dei componenti rispetto all'organo che li ha nominati l'articolo 16 prevede la disciplina dell'incompatibilità della funzione di componente dell'organo. L'articolo 17 stabilisce, infine, le modalità di determinazione del gettone di presenza dei componenti dei comitati di gestione, tenuto conto della autorizzazione di spesa prevista dall'articolo 2, comma 37, della legge numero 150 del 2005, relativa, specificamente, agli oneri connessi al funzionamento dei comitati di gestione di cui al comma 2, lett. m , del medesimo articolo 2. Nell'ipotesi in cui i componenti del comitato si rechino fuori dalla sede, è loro riconosciuto il rimborso delle spese di trasferta. Il Titolo II articoli da 18 a 22 reca le disposizioni in tema di tirocinio degli uditori giudiziari. In particolare, l'articolo 18 stabilisce la durata del tirocinio e l'articolo 19 ne prevede l'articolazione in una sessione presso la Scuola ed una sessione presso gli uffici giudiziari. L'articolo 20 stabilisce il contenuto e le modalità di svolgimento della sessione presso la Scuola, prevedendo che essa consiste nella frequenza dei corsi di approfondimento teorico-pratico, approvati dal comitato di gestione nell'ambito dell'attività didattica deliberata dal comitato direttivo, riguardanti il diritto civile, il diritto penale, il diritto processuale civile, il diritto processuale penale ed il diritto amministrativo, con eventuale approfondimento anche di altre materie tra quelle comprese nella prova orale del concorso per l'accesso in magistratura o di materie ulteriori scelte dal comitato direttivo i criteri per la nomina dei docenti la designazione, nell'ambito degli stessi, dei tutori degli uditori giudiziari la previsione della compilazione di una scheda valutativa al termine della sessione svolta da ciascun uditore, ad opera dei singoli docenti. L'articolo 21 stabilisce il contenuto e le modalità di svolgimento della sessione presso gli uffici giudiziari, individuando un primo periodo di sette mesi di partecipazione dell'uditore all'attività giuridizionale relativa alle controversie o ai reati rientranti nella competenza del tribunale in composizione collegiale, compresa la partecipazione alla camera di consiglio, in modo da garantire all'uditore la formazione di una equilibrata esperienza nei vari settori. Si è in tal modo ritenuto di attuare la previsione della legge di delegazione relativa ad un periodo di sette mesi in un collegio giudicante , sulla base della considerazione che la riduzione dell'attività collegiale, specie nel settore civile, avrebbe reso incongruo fare partecipare l'uditore alle sole camere di consiglio ciò che vale, in minor misura, anche per il settore penale. Seguono un secondo periodo di tre mesi presso un ufficio requirente di primo grado ed un terzo di otto mesi presso un ufficio corrispondente a quello di prima destinazione dell'uditore. La sessione presso gli uffici giudiziari si svolgerà secondo un programma di tirocinio approvato dal relativo comitato di gestione in modo tale da garantire al magistrato una specifica preparazione nelle funzioni che sarà chiamato a svolgere nella sede di prima destinazione. L'articolo 22 detta le regole relative alla valutazione finale della Scuola, che, come anticipato, si è ritenuto dover essere espressa dal comitato di gestione della sezione, il procedimento valutativo e le conseguenze connesse alla deliberazione finale negativa da parte del Consiglio superiore della magistratura. Il Titolo III articoli da 23 a 36 reca le disposizioni in tema di aggiornamento professionale e formazione dei magistrati. Nel suo ambito, il Capo I, costituito dal solo articolo 23, prevede la tipologia dei corsi, finalizzati a due obiettivi l'aggiornamento professionale dei magistrati in servizio e la loro formazione finalizzata alla partecipazione ai concorsi per la progressione in carriera, ai concorsi per il passaggio di funzioni ed ai concorsi per le funzioni direttive. Il Capo II articoli da 24 a 26 concerne le disposizioni inerenti i corsi di formazione e di aggiornamento professionale dei magistrati, che prevedono l'obbligatorietà della frequenza almeno ogni cinque anni, la durata bisettimanale, le ipotesi del legittimo differimento della partecipazione, la connotazione sia teorica che pratica dei corsi, secondo il programma e le modalità previste dal piano approvato dal comitato di gestione e la disciplina della valutazione finale operata, per la Scuola, dal comitato di gestione, e comunicata al Consiglio superiore della magistratura, che ne terrà conto ai fini delle proprie determinazioni relative al magistrato. Il Capo III articoli da 27 a 28 disciplina il contenuto e le modalità procedimentali dei corsi finalizzati a consentire al magistrato di partecipare ai concorsi per la progressione in carriera, a quelli per il passaggio di funzioni ed a quelli per l'accesso alle funzioni direttive, precisando che i primi due devono prevedere una parte teorica ed una pratica e che quest'ultima dovrà prevedere lo studio e la discussione di casi giudiziari e la redazione di provvedimenti aventi ad oggetto questioni relative all'esercizio delle funzioni richieste dal magistrato, mentre gli ultimi devono avere ad oggetto lo studio delle problematiche specificamente relative all'esercizio delle funzioni del dirigente. La partecipazione a tali corsi costituisce un diritto per il magistrato. Il Capo IV articoli da 29 a 36 contiene la disciplina della valutazione periodica dei magistrati e stabilisce la tempistica dei corsi, la loro obbligatorietà, il contenuto del relativo giudizio valutativo da parte del Consiglio superiore della magistratura, le conseguenze connesse alla valutazione negativa e quelle relative alla connessione tra il positivo superamento della valutazione e la progressione economica. Il Titolo IV reca le disposizioni finali relative alla copertura finanziaria articolo 37 alle disposizioni la cui abrogazione - ferma restando l'ulteriore opera di coordinamento delle disposizioni del decreto legislativo con le altre leggi dello Stato e di abrogazione delle disposizioni con esso incompatibili, che il legislatore delegato è chiamato a svolgere nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge numero 150 del 2005 - si è ritenuto opportuno disporre sin dalla data di acquisto di efficacia del decreto, al fine di evitare dubbi ed incertezza interpretative articolo 38 alla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del decreto articolo 38 . RELAZIONE TECNICO NORMATIVA. 1. ASPETTI TECNICO NORMATIVI. a necessità dell'intervento normativo. L'intervento costituisce attuazione della previsione della legge di delega. b analisi del quadro normativo e incidenza delle norme proposte sulle leggi e i regolamenti vigenti. L'intervento incide, in particolare, sulle disposizioni dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto n. 12 del 1941 e sulla disciplina emanata, in materia di tirocinio degli uditori e di aggiornamento e formazione dei magistrati, dal Consiglio superiore della magistratura. c analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento comunitario. Nessun contrasto. d analisi della compatibilità con le competenze delle regioni ordinarie ed a statuto speciale. Nessun profilo di sovrapposizione, stante la competenza esclusiva statale in materia. e verifica della coerenza con le fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali. Nulla da rilevare. f verifica dell'assenza di rilegificazione e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione. Nulla da rilevare. 2. ELEMENTI DI DRAFTING E LINGUAGGIO NORMATIVO. a individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso. Nulla da rilevare. b verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni ed integrazioni subite dai medesimi. I riferimenti normativi figuranti nel testo sono corretti. c ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni ed integrazioni alle disposizioni vigenti. Nulla da rilevare, non fecendosi, nel testo, ricorso alla tecnica della novellazione. d individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo. All'articolo 38 si è disposta l'abrogazione delle disposizioni la cui abrogazione - ferma restando l'ulteriore opera di coordinamento delle disposizioni del decreto legislativo con le altre leggi dello Stato e di abrogazione delle disposizioni con esso incompatibili, che il legislatore delegato è chiamato a svolgere nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge numero 150 del 2005 - si è ritenuto opportuno disporre sin dalla data di acquisto di efficacia del decreto, al fine di evitare dubbi ed incertezza interpretative ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE. a Ambito dell'intervento, con particolare riguardo all'individuazione delle amministrazioni, dei soggetti destinatari e dei soggetti coinvolti. Coinvolti sono l'Amministrazione della giustizia ed il Consiglio superiore della magistratura. b Esigenze sociali, economiche e giuridiche prospettate dalle amministrazioni e dai destinatari ai fini di un intervento normativo. Nulla da rilevare. c Obiettivi generali e specifici, immediati e di medio/lungo periodo. Vedi relazione illustrativa. d Presupposti attinenti alla sfera organizzativa, finanziaria, economica e sociale Nulla da rilevare. e Aree di criticità. Nessuna. f Opzioni alternative alla regolazione ed opzioni regolatorie, valutazione delle opzioni regolatorie possibili. Nulla da rilevare. g Strumento normativo eventualmente più appropriato. Il decreto legislativo è espressamente previsto come strumento attuativo dalla fonte delegante. MONITORAGGIO PROGRAMMA GOVERNO. AMMINISTRAZIONE PROPONENTE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PROVVEDIMENTO PROPOSTO Decreto legislativo recante istituzione della Scuola superiore della magistratura, nuove norme in tema di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari nonché nuove norme in tema di aggiornamento professionale e formazione dei magistrati, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera b e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150. d.d.l. cost. d d.l. ord. decreto-legge d.Xlgs. d P.R. d.P.C.M. d m. a.ltro Nuovo descrizione. G.M./G.S. e macro-area di riferimento ** già inserito nella griglia programmatica indicare il n. Progetto Ordinamento della magistratura G.S.-3 ** G.M. = Grande Missione G.S. = Grande Strategia. FONTI NORMATIVE DI RIFERIMENTO. Primarie Secondarie tipo Data numero Tipo Data numero legge 25 luglio 2005 150 R.D. 30 gennaio 1941 12 STANZIAMENTI DI BILANCIO. U.P.B. Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e.f. 2005 e.f. 2006 e.f. 2007 event. oneri a regime importo importo importo importo 6.946.950 13.893.900 13.893.900 13.893.900 STRUMENTI ATTUATIVI PREVISTI tipo Contenuto scadenza Decreto ministeriale articolo 10 Determinazione dell'indennità di funzione del presidente e del gettone di presenza dei componenti del comitato direttivo 60 giorni dalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del decreto legislativo Decreto ministeriale articolo 17 Determinazione del gettone di presenza dei componenti dei comitati di gestione 60 giorni dalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del decreto legislativo Decreto ministeriale articolo 1, comma 5 Individuazione delle tre sedi della Scuola 60 giorni dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta ufficiale RELAZIONE TECNICA Ai sensi dell'Articolo11 ter della legge 468/1978 e successive modificazioni e integrazioni SEZIONE I DESCRIZIONE DELL'INNOVAZIONE NORMATIVA RELAZIONE TECNICA SU INIZIATIVA GOVERNATIVA A Titolo del provvedimento SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE ISTITUZIONE DELLA SCUOLA SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, NUOVE NORME IN TEMA DI TIROCINIO E FORMAZIONE DEGLI UDITORI GIUDIZIARI NONCHE' NUOVE NORME IN TEMA DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE E FORMAZIONE DEI MAGISTRATI IN ATTUAZIONE DELL'ARTICOLO 1, COMMA 1, LETTERA B DELLA LEGGE 25 LUGLIO 2005, numero . B Amministrazione proponente Ministero della giustizia Amministrazione competente Ministero della giustizia C TIPOLOGIA DELL'ATTO Schema Decreto Legislativo E Indice delle disposizioni rilevanti ai fini della relazione tecnica PER LE CONSEGUENZE FINANZIARIE 1. Articolo 1 comma 1 Articolo 1 comma 5 2. Articolo 10 comma 1 3. Articolo 17 comma 1 Articolo 17 comma 2 4. Articolo 20 comma 1 5. Articolo 20comma 2 6. Articolo 24 comma 1 7. Articolo 25 comma 1 8. Articolo 27 comma 1 9. Articolo 28 comma 1 PER LA COPERTURA 1. Articolo 37 F Il provvedimento NON comporta oneri per le Pubbliche Amministrazioni diverse dallo Stato SEZIONE II QUANTIFICAZIONE DEGLI EFFETTI FINANZIARI A L'articolo 1 comma 1 prevede l'istituzione della Scuola superiore della magistratura costituita da tre sedi di cui una cosiddetta centrale articolo 1 comma 5 . Gli oneri a carico dello Stato sono relativi a tutti gli interventi connessi all'approntamento e al funzionamento delle istituende strutture. B La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa SI C Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Arredi ed attrezzature da acquisire in locazione finanziaria canoni annuali sede centrale 600.000,00 sedi scuola 558.000,00 X 2 1.116.000,00 Locazione immobile canoni annuali sede centrale 400.000,00 sedi scuola 358.228,00 X2 716.456,00 Spese di funzionamento importi annui sede centrale 900.000,00 sedi scuola 858.522,00 X 2 1.717.044,00 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo su 6 mesi Arredi ed attrezzature in locazione finanziaria 600.000,00 + 1.116.000,00 = 1.716.000,00 50% = 858.000,00 Anno 2006 e successivi 600.000,00 + 1.116.000,00 = 1.716.000,00 Anno 2005 calcolo su 6 mesi Locazione immobili e altre spese di funzionamento 400.000,00 + 716.456,00 + 900.000,00 + 1.717.044,00 = 3.733.500 50% = 1.866.750,00 Anno 2006 e successivi 400.000,00 + 716.456,00 + 900.000,00 + 1.717.044,00 = 3.733.500,00 A L'articolo 10 comma 1 prevede la corresponsione di un'indennità di funzione al presidente del Comitato direttivo della scuola nonché di un gettone di presenza, per ciascuna seduta, ai componenti dello stesso Comitato. B La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa SI C Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Importo stimato indennità di funzione annua 20.000,00 presidente Importo stimato gettone di presenza componenti 600,00 Componenti del Comitato direttivo 7 Sedute mensili previste 2 Numero mesi attività 11 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo su 5,5 di mesi di attività 600,00 X 7 unità X 2 sedute X 5,5 mesi = 46.200,00 Indennità direttore 50% = 10.000,00 -------------- 56.200,00 Anno 2006 e successivi 600,00 X 7 unità X 2 sedute X 11 mesi = 92.400,00 Indennità direttore = 20.000,00 -------------- 112.400,00 A L'articolo 17 comma 1 prevede la corresponsione di un gettone di presenza, per ciascuna seduta, ai componenti dei comitati di gestione. Inoltre, per esigenze di servizio, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, i componenti possono recarsi presso le altre sedi della Scuola. Gli oneri di seguito quantificati tengono quindi conto anche delle spese connesse alle trasferte dei componenti dei comitati di gestione e della previsione di corresponsione di un gettone di presenza per ciascuna trasferta. B La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa SI C Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Importo stimato gettone di presenza 300,00 Componenti comitati gestione 5 Numero comitati di gestione 2 Sedute mensili previste 2 Numero mesi attività 11 Numero complessivo trasferte annue 8 Spese viaggio importo medio 250,00 Spese pernottamento importo medio 150,00 Spese per vitto 2 giorni 122,00 Importo stimato gettone di presenza 300,00 Spesa totale pro-capite per trasferta 822,00 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo su 5,5 di mesi di attività 300,00 X 5 unità X 2 sedute X 5,5 mesi X 2 comitati = 33.000,00 822, X 5 unità X 4 trasferte X 2 comitati = 33.000,00 importo arrotondato ----------------------------- 66.000,00 Anno 2006 e successivi 300,00 X 5 unità X 2 sedute X 11 X 2 comitati = 66.000,00 822, X 5 unità X 8 trasferte X 2 comitati = 66.000,00 importo arrotondato ------------------------- 132.000,00 A L'articolo 20 comma 2 prevede che i corsi per il tirocinio degli uditori giudiziari siano tenuti da docenti di elevata competenza e autorevolezza, scelti dal comitato di gestione al fine di garantire un ampio pluralismo culturale e scientifico. L'articolo 24 comma 1 prevede la presenza di docenti altamente qualificati anche per i corsi di formazione e aggiornamento professionale dei magistrati mentre l'articolo 27 comma 1 prevede che i corsi di formazione per il passaggio a funzioni superiori siano tenuti da docenti universitari in materie giuridiche e magistrati nominati dal competente comitato di gestione. Gli oneri relativi a queste disposizioni derivano quindi dal trattamento economico previsto per il personale docente. B La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa SI C Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Corpo docente complessivo struttura centrale e sedi decentrate unità 20 Trattamento economico annuo 140.000,00 Il trattamento economico è comprensivo degli oneri a carico dell'Amministrazione C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo sul II semestre 140.000 X 20 unità = 2.800.000 50% = 1.400.000 Anno 2006 e successivi 140.000 X 20 unità = 2.800.000 A Gli articoli 20 comma 1, 25 comma 1 e 28 comma 1 in materia di partecipazione ai corsi di tirocinio per uditori giudiziari, ai corsi di formazione e di aggiornamento dei magistrati nonché ai corsi di formazione per il passaggio a funzioni superiori, comportano oneri a carico dello Stato per il rimborso delle spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute dai partecipanti ai corsi tenuti presso la Scuola superiore della magistratura. B La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa SI C Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Numero dei corsi annuali per tirocinio uditori 3 Numero giornate aula per ciascun corso 78 Numero partecipanti per ciascun corso 30 Rientri settimanali 24 Numero dei corsi di formazione e aggiornamento professionale 50 Numero giornate aula per ciascun corso 6 Numero partecipanti per ciascun corso 30 Rientri settimanali 2 Numero dei corsi di formazione passaggio funzioni superiori 20 Numero giornate aula per ciascun corso 12 Numero partecipanti per ciascun corso 30 Rientri settimanali 4 Rimborso pro capite spese di vitto e alloggio 200,00 Rimborso pro capite spese di viaggio 100,00 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo sul II semestre 3 X 78 giornate X 30 partecipanti X 200,00 = 1.404.000,00 50% = 702.000,00 50 X 6 giornate X 30 partecipanti X 200,00 = 1.800.000,00 50% = 900.000,00 20 X 12 giornate X 30 partecipanti X 200,00 = 1.440.000,00 50% = 720.000,00 3 X 24 rientri X 30 partecipanti X 100,00 = 216.000,00 50% = 108.000,00 50 X 2 rientri X 30 partecipanti X 100,00 = 300.000 50% = 150.000,00 20 X 4 rientri X 30 partecipanti X 100,00 = 240.000 50% = 120.000,00 TOTALE 2.700.000,00 Anno 2006 e successivi 3 X 78 giornate X 30 partecipanti X 200,00 = 1.404.000,00 50 X 6 giornate X 30 partecipanti X 200,00 = 1.800.000,00 20 X 12 giornate X 30 partecipanti X 200,00 = 1.440.000,00 3 X 24 rientri X 30 partecipanti X 100,00 = 216.000,00 50 X 2 rientri X 30 partecipanti X 100,00 = 300.000 ,00 20 X 4 rientri X 30 partecipanti X 100,00 = 240.000,00 TOTALE 5.400.000,00

Consiglio dei ministri Schema di decreto legislativo recante Disciplina della composizione, delle competenze e della durata in carica dei consigli giudiziari ed istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera c e 2, comma 3, della legge 150/05 . Approvato il 22 dicembre 2005 Articolo 1 Istituzione e composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione 1. E' istituito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, composto dal Primo Presidente, dal Procuratore generale presso la stessa Corte e dal Presidente del Consiglio nazionale forense, che ne sono membri di diritto, nonché da un magistrato che esercita funzioni direttive giudicanti di legittimità, da un magistrato che esercita funzioni direttive requirenti di legittimità, da due magistrati che esercitano funzioni giudicanti di legittimità e da un magistrato che esercita funzioni requirenti di legittimità, eletti tutti dai magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte, da un professore ordinario di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale e da un avvocato con almeno venti anni di effettivo esercizio della professione, iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale di cui all'articolo 33 del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, nominato dal Consiglio nazionale forense. Articolo 2 Membri supplenti 1. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione è altresì composto da sei membri supplenti, di cui quattro magistrati che esercitano, rispettivamente, funzioni direttive giudicanti di legittimità, funzioni direttive requirenti di legittimità, funzioni giudicanti di legittimità e funzioni requirenti di legittimità, eletti tutti dai magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte, un professore ordinario di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale ed un avvocato con almeno venti anni di effettivo esercizio della professione, iscritti da almeno cinque anni nell'albo speciale di cui all'articolo 33 del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, nominato dal Consiglio nazionale forense. 2. In caso di mancanza o di impedimento, i membri di diritto del Consiglio direttivo della Corte di cassazione sono sostituiti da chi ne esercita le funzioni. Articolo 3 Organi 1. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione è presieduto dal Primo presidente della Corte. Nella prima seduta il Consiglio elegge al suo interno, con votazione effettuata a scrutinio segreto, un vice presidente, scelto tra i componenti non togati e, tra i componenti togati, il segretario. 2. Alle spese connesse all'attività svolta dalla Segreteria del Consiglio direttivo della Corte di cassazione si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili presso la Corte di cassazione, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Articolo 4 Elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione 1. Ai fini della elezione, da parte dei magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte, dei cinque componenti togati effettivi e dei quattro componenti togati supplenti del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, ogni elettore riceve quattro schede, una per ciascuna delle categorie di magistrati di cui all'articolo 1, commi 1 e 2. 2. Ogni elettore esprime il proprio voto per un solo magistrato componente effettivo e per un solo magistrato componente supplente per ciascuna delle categorie da eleggere. 3. Sono proclamati eletti i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti, in numero pari a quello dei posti, effettivi o supplenti, da assegnare a ciascuna categoria. In caso di parità di voti, prevale il candidato più anziano nel ruolo. Articolo 5 Durata in carica del Consiglio direttivo della Corte di cassazione 1. I componenti non di diritto del Consiglio direttivo della Corte di cassazione durano in carica quattro anni. 2. I componenti magistrati elettivi ed i componenti nominati dal Consiglio universitario nazionale e dal Consiglio nazionale forense non sono immediatamente rieleggibili o rinominabili. 3. Il componente magistrato elettivo che per qualsiasi ragione cessa dalla carica nel corso del quadriennio è sostituito dal magistrato che lo segue per numero di voti nell'ambito della stessa categoria. 4. Alla scadenza del quadriennio cessano dalla carica anche i componenti che hanno sostituito altri nel corso del quadriennio medesimo. 5. Finchè non è insediato il nuovo Consiglio, continua a funzionare quello precedente. Articolo 6 Compensi 1. Ai componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione è corrisposto un gettone di presenza per ciascuna seduta, la cui entità è stabilita con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del presente decreto. CAPO II COMPETENZE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA CORTE DI CASSAZIONE Articolo 7 Competenze del Consiglio direttivo della Corte di cassazione 1. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione esercita le seguenti competenze a formula il parere sulla tabella della Corte di cassazione di cui all'articolo 7bis, comma 3, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, nonché sui criteri per l'assegnazione degli affari e la sostituzione dei giudici impediti di cui all'articolo 7ter, commi 1 e 2, del medesimo regio decreto, proposti dal Primo presidente della Corte di cassazione, verificando il rispetto dei criteri generali direttamente indicati dal citato regio decreto numero 12 del 1941 e dalla legge numero 150 del 2005 b formula pareri sull'attività dei magistrati, sotto il profilo della laboriosità, della diligenza, della preparazione, della capacità tecnico-professionale, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzioni, nei casi previsti da disposizioni di legge o di regolamento o da disposizioni generali del Consiglio superiore della magistratura od a richiesta dello stesso Consiglio. A tali fini, il Consiglio direttivo della Corte di cassazione acquisisce le motivate e dettagliate valutazioni del Consiglio nazionale forense c esercita la vigilanza sul comportamento dei magistrati. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, qualora, nell'esercizio della vigilanza, abbia notizia di fatti suscettibili di valutazione in sede disciplinare, deve farne rapporto al Ministro della giustizia ed al Procuratore generale presso la Corte di cassazione d esercita la vigilanza sull'andamento degli uffici. Il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, qualora, nell'esercizio della vigilanza, rilevi l'esistenza di disfunzioni nell'andamento di un ufficio, le segnala al Ministro della giustizia e adotta i provvedimenti relativi allo stato giuridico ed economico dei magistrati riguardanti aspettative e congedi, riconoscimento di dipendenza di infermità da cause di servizio, equo indennizzo, pensioni privilegiate e concessione di sussidi f formula pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, in ordine alla adozione, da parte del medesimo Consiglio superiore, dei provvedimenti inerenti a collocamenti a riposo, dimissioni, decadenze dall'impiego, concessioni di titoli onorifici e riammissioni in magistratura dei magistrati g formula pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, su materie attinenti ad ulteriori competenze ad esso attribuite h può formulare proposte al comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura in materia di programmazione della attività didattica della Scuola. Articolo 8 Composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione in relazione alle competenze 1. I componenti avvocati e professori universitari, anche nella qualità di vice presidenti, partecipano esclusivamente alle discussioni e deliberazioni relative all'esercizio delle competenze di cui all'articolo 7, comma 1, lettere a e d . TITOLO II COMPOSIZIONE, COMPETENZE E DURATA IN CARICA DEI CONSIGLI GIUDIZIARI CAPO I COMPOSIZIONE E DURATA IN CARICA DEI CONSIGLI GIUDIZIARI Articolo 9 Composizione dei consigli giudiziari 1. Il consiglio giudiziario istituito presso ogni corte di appello è composto dal presidente della corte di appello, dal procuratore generale presso la corte di appello e dal presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto, che ne sono membri di diritto. 2. Nei distretti nei quali prestano servizio fino a trecentocinquanta magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre che dai membri di diritto di cui al comma 1, da dieci altri membri effettivi, di cui cinque magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, quattro componenti non togati, un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, un avvocato con almeno quindici anni di effettivo esercizio della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto, due nominati dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione di territorio sul quale hanno competenza gli uffici del distretto, eletti, a maggioranza di tre quinti dei componenti e, dopo il secondo scrutinio, di tre quinti dei votanti, tra persone estranee al medesimo consiglio, nonché un rappresentante eletto dai giudici di pace del distretto nel proprio ambito. 3. Nei distretti nei quali prestano servizio oltre trecentocinquanta magistrati il consiglio giudiziario è composto, oltre dai membri di diritto di cui al comma 1, da dodici altri membri effettivi, di cui sette magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, quattro componenti non togati, un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, un avvocato con almeno quindici anni di effettivo esercizio della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto, due nominati dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione di territorio sul quale hanno competenza gli uffici del distretto, eletti, a maggioranza di tre quinti dei componenti e, dopo il secondo scrutinio, di tre quinti dei votanti, tra persone estranee al medesimo consiglio, nonché un rappresentante eletto dai giudici di pace del distretto nel proprio ambito. Articolo 10 Membri supplenti 1. Il consiglio giudiziario è altresì composto da cinque componenti supplenti, di cui due magistrati che esercitano, rispettivamente, funzioni giudicanti e requirenti nel distretto e tre componenti non togati, un professore universitario in materie giuridiche nominato dal Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione o delle regioni sulle quali hanno, in tutto o in parte, competenza gli uffici del distretto, un avvocato con almeno quindici anni di esercizio della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto e uno nominato dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione di territorio sul quale hanno competenza gli uffici del distretto, eletto, a maggioranza di tre quinti dei componenti e, dopo il secondo scrutinio, di tre quinti dei votanti, tra persone estranee al medesimo consiglio. 2. In caso di mancanza o di impedimento, i membri di diritto del consiglio giudiziario sono sostituiti da chi ne esercita le funzioni. Articolo 11 Organi 1. Il consiglio giudiziario è presieduto dal presidente della corte di appello. Nella prima seduta il consiglio elegge al suo interno, con votazione effettuata a scrutinio segreto, un vice presidente, scelto tra i componenti non togati e, tra i componenti togati, il segretario. Articolo 12 Elezione dei componenti togati dei consigli giudiziari 1. L'elezione, da parte dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, dei cinque componenti togati effettivi dei consigli giudiziari presso le corti di appello nel cui distretto prestano servizio fino a trecentocinquanta magistrati si effettua in un unico collegio distrettuale per a un magistrato che esercita funzioni giudicanti che ha maturato un'anzianità di servizio non inferiore a venti anni b due magistrati che esercitano funzioni giudicanti c due magistrati che esercitano funzioni requirenti. 2. L'elezione, da parte dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, dei sette componenti togati effettivi dei consigli giudiziari presso le corti di appello nel cui distretto prestano servizio oltre trecentocinquanta magistrati si effettua in un unico collegio distrettuale per a un magistrato che esercita funzioni giudicanti che ha maturato un'anzianità di servizio non inferiore a venti anni b tre magistrati che esercitano funzioni giudicanti c tre magistrati che esercitano funzioni requirenti. 3. L'elezione, da parte dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto, dei due componenti togati supplenti dei consigli giudiziari si effettua in un collegio unico distrettuale per a un magistrato che esercita funzioni giudicanti b un magistrato che esercita funzioni requirenti. 4. Ogni elettore riceve tre schede, una per ciascuna delle categorie di magistrati di cui ai commi 1, 2 e 3, per l'elezione dei componenti togati effettivi e supplenti. 5. Ogni elettore esprime il proprio voto per un solo magistrato componente effettivo e per un solo magistrato componente supplente per ciascuna delle categorie da eleggere. 6. Sono proclamati eletti i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti, in numero pari a quello dei posti da assegnare a ciascuna categoria. In caso di parità di voti, prevale il candidato più anziano nel ruolo. Articolo 13 Durata in carica dei consigli giudiziari 1. I componenti non di diritto dei consigli giudiziari durano in carica quattro anni. 2. I componenti magistrati elettivi, i componenti nominati dal Consiglio universitario nazionale, dal Consiglio nazionale forense e dal consiglio regionale ed il componente rappresentante dei giudici di pace del distretto, non sono immediatamente rieleggibili o rinominabili. 3. Il componente magistrato elettivo che per qualsiasi ragione cessa dalla carica nel corso del quadriennio è sostituito dal magistrato che lo segue per numero di voti nell'ambito della stessa categoria. 4. Alla scadenza del quadriennio cessano dalla carica anche i componenti che hanno sostituito altri nel corso del quadriennio medesimo. 5. Finché non è insediato il nuovo consiglio giudiziario, continua a funzionare quello precedente. Articolo 14 Compensi 1. Ai componenti non togati dei consigli giudiziari è corrisposto un gettone di presenza per ciascuna seduta, la cui entità è stabilita con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del presente decreto. CAPO II COMPETENZE DEI CONSIGLI GIUDIZIARI Articolo 15 Competenze dei consigli giudiziari 1. I consigli giudiziari esercitano le seguenti competenze a formulano il parere sulle tabelle degli uffici giudicanti e sulle tabelle infradistrettuali di cui all'articolo 7bis del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, nonché sui criteri per l'assegnazione degli affari e la sostituzione dei giudici impediti di cui all'articolo 7ter, commi 1 e 2, del medesimo regio decreto, proposti dai capi degli uffici giudiziari, verificando il rispetto dei criteri generali direttamente indicati dal citato regio decreto numero 12 del 1941 e dalla legge numero 150 del 2005 b formulano pareri sull'attività dei magistrati sotto il profilo della preparazione, della capacità tecnico-professionale, della laboriosità, della diligenza, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzioni, nei casi previsti da disposizioni di legge o di regolamento o da disposizioni generali del Consiglio superiore della magistratura od a richiesta dello stesso Consiglio. A tali fini, il consiglio giudiziario acquisisce le motivate e dettagliate valutazioni del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel luogo dove il magistrato esercita le sue funzioni e, se non coincidente, anche del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto c esercitano la vigilanza sul comportamento dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto. Il consiglio giudiziario che, nell'esercizio della vigilanza, ha notizia di fatti suscettibili di valutazione in sede disciplinare, deve farne rapporto al Ministro della giustizia ed al Procuratore generale presso la Corte di cassazione d esercitano la vigilanza sull'andamento degli uffici giudiziari del distretto. Il consiglio giudiziario che, nell'esercizio della vigilanza, rileva l'esistenza di disfunzioni nell'andamento di un ufficio, le segnala al Ministro della giustizia e formulano pareri e proposte sull'organizzazione e il funzionamento degli uffici del giudice di pace del distretto f adottano i provvedimenti relativi allo status dei magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto riguardanti aspettative e congedi, riconoscimento di dipendenza di infermità da cause di servizio, equo indennizzo, pensioni privilegiate e concessione di sussidi g formulano pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, in ordine alla adozione, da parte del medesimo Consiglio, dei provvedimenti inerenti a collocamenti a riposo, dimissioni, decadenze dall'impiego, concessioni di titoli onorifici e riammissioni in magistratura dei magistrati in servizio preso gli uffici giudiziari del distretto o già in servizio presso tali uffici al momento della cessazione dal servizio medesimo h formulano pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, su materie attinenti ad ulteriori competenze ad essi attribuite i può formulare proposte al comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura in materia di programmazione della attività didattica della Scuola. 2. Il consiglio giudiziario costituito presso la corte di appello esercita le proprie competenze anche in relazione alle eventuali sezioni distaccate della corte. Articolo 16 Composizione dei consigli giudiziari in relazione alle competenze 1. I componenti designati dal consiglio regionale ed i componenti avvocati e professori universitari, anche nella qualità di vice presidenti, nonché il componente rappresentante dei giudici di pace, partecipano esclusivamente alle discussioni e deliberazioni relative all'esercizio delle competenze di cui all'articolo 15, comma 1, lettere a , d ed e . 2. Il componente rappresentante dei giudici di pace partecipa, altresì, alle discussioni e deliberazioni relative all'esercizio delle competenze di cui agli articoli 4, 4bis, 7, comma 2bis e 9, comma 4, della legge 21 novembre 1991, n. 374, e successive modificazioni. TITOLO III DISPOSIZIONI FINALI Articolo 17 Copertura finanziaria 1. Agli oneri derivanti dall'articolo 6, comma 1, e dall'articolo 14, comma 1, valutati in euro 303.931 per l'anno 2005 ed euro 607.862 a decorrere dall'anno 2006, di cui euro 8.522 per l'anno 2005 ed euro 17.044 a decorrere dall'anno 2006 per gli oneri connessi all'articolo 6, comma 1, ed euro 295.409 per l'anno 2005 ed euro 590.818 a decorrere dall'anno 2006 per gli oneri connessi all'articolo 14, comma 1, si provvede con le risorse di cui all'articolo 2, comma 38, della legge 25 luglio 2005, n. 150. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio dell'attuazione del comma 1 anche ai fini dell'applicazione dell'articolo 11ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, e trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli eventuali decreti emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, n. 2 , della legge n. 468 del 1978. Articolo 18 Abrogazioni 1. Oltre a quanto previsto dal decreto legislativo di attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge numero 150 del 2005, sono abrogati, dalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni contenute nel presente decreto a l'articolo 10 del regio decreto 23 giugno 1927, n. 1235 b l'articolo 6 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, come sostituito dall'articolo 1 della legge 12 ottobre 1966, n. 825. Articolo 19 Decorrenza di efficacia 1. Le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo sono efficaci a far data dal novantesimo giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Relazione illustrativa Il provvedimento attua la previsione contenuta negli articoli 1, comma 1, lettera c e 2, comma 3, della legge 25 luglio 2005, n. 150, recante delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonché per l'emanazione di un testo unico, laddove, in particolare, si prevede che vengano emanati uno o più decreti legislativi diretti a disciplinare la composizione, le competenze e la durata in carica dei consigli giudiziari, nonché ad istituire il Consiglio direttivo della Corte di cassazione In particolare, ed in linea generale, il legislatore delegante ha inteso, in primo luogo, istituire il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, quale organo corrispondente ai consigli giudiziari presso le corti di appello, strutturato nel rispetto dei medesimi principi valevoli anche per la composizione ed il funzionamento dei consigli giudiziari. In secondo luogo, sul fronte di questi ultimi, il legislatore delegante ha inteso, da un canto, sotto il profilo strutturale, allargarne la composizione a componenti non togati e, sotto il profilo funzionale, ampliarne le attribuzioni, valorizzandone il ruolo, anche nella prospettiva di un relativo decentramento del sistema dell'autogoverno dei magistrati. Alla luce di tali connotazioni generali della delega, che trovano compiuto svolgimento nei principi e criteri direttivi dettati dall'articolo 2, comma 3, della legge numero 150 del 2005, si illustra, di seguito, l'articolato. Esso è stato suddiviso in tre titoli il primo dedicato alla istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, il secondo alla disciplina della composizione, competenze e durata in carica dei consigli giudiziari ed il terzo contenente le disposizioni finali. I primi due titoli sono poi, a loro volta, suddivisi in due capi il primo dedicato ai profili strutturali, rispettivamente, del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari, il secondo alle funzioni dei due organi. Ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge numero 150 del 2005, sullo schema di decreto legislativo sono stati acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati, espressi in data 29 novembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione e del Senato della Repubblica, espressi in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 30 novembre 2005 dalla Commissione programmazione economica, bilancio. A riguardo sono state recepite, trattandosi di indicazioni avanzate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, le condizioni formulate dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati e dalla Commissione programmazione economica, bilancio del Senato della Repubblica. Non si è ritenuto, invece, di dover accogliere l'invito indirizzato al Governo nell'osservazione formulata dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati relativamente agli articoli 6 e 14 dello schema. Ciò sia in considerazione, sul piano dell'opportunità della modifica ipotizzata, dell'impegno richiesto dalle funzioni, peraltro non direttamente connesse con la normale attività, che i componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari sono chiamati a svolgere, sia in considerazione, sul piano strettamente tecnicofinanziario, del fatto che i gettoni di presenza ad essi attribuiti trovano copertura nell'ambito delle risorse previste dalla legge delega. Quanto alle osservazioni formulate dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica, sono state recepite, trattandosi di interventi migliorativi del testo, quelle che suggerivano l'inserimento di una previsione relativa alla possibilità di sostituzione dei membri di diritto del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari, mediante l'inserimento di un ulteriore comma agli articoli 2 e 10 dello schema, nonché quella relativa alla limitazione della possibilità di partecipazione dei membri non togati ai lavori del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari, in relazione alle materie dagli stessi trattate, pure nelle ipotesi in cui essi siano stati eletti vice presidenti cfr. le modifiche apportate agli articoli 8, comma 1 e 16, comma 1, dello schema . Non si è ritenuto, infine, di poter recepire l'osservazione formulata dalla medesima Commissione giustizia del Senato della Repubblica relativamente all'articolo 16, comma 2, dello schema, atteso che la partecipazione degli avvocati alle deliberazioni dei consigli giudiziari relative all'esercizio delle competenze di cui agli articoli 4, 4bis, 7, comma 2bis e 9, comma 4, della legge 21 novembre 1991, n. 374, e successive modificazioni, appare in contrasto con la previsione di cui all'articolo 2, comma 3, lett. v , della legge numero 150 del 2005. L'articolo 1 prevede, in primo luogo, l'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, quale organo interno alla Corte, corrrispondente ai consigli giudiziari presso le corti di appello. L'articolo definisce inoltre la struttura dell'organo. Su tale fronte, accanto ai membri di diritto - il Primo Presidente della Corte di cassazione, che ne è il Presidente, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione ed il presidente del Consiglio nazionale forense - figurano, anch'essi come componenti effettivi, altri sette membri, dei quali cinque togati - uno che esercita funzioni direttive giudicanti di legittimità, uno che esercita funzioni direttive requirenti di legittimità, due che esercitano funzioni giudicanti di legittimità e uno che esercita funzioni requirenti di legittimità, eletti tutti dai magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte - e due laici - uno professore ordinario di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale ed uno avvocato con almeno venti anni di esercizio effettivo della professione ed iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, nominato dal Consiglio nazionale forense -. L'articolo 2 individua i componenti supplenti del Consiglio direttivo L'articolo 3 individua nel Primo Presidente della Corte di cassazione, il Presidente dell'organo e definisce le modalità ed i tempi per l'elezione del vicepresidente e del segretario. L'articolo 4 disciplina l'elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione. Come per i consigli giudiziari, il sistema è stato strutturato, conformemente a quanto previsto dalla delega, in termini analoghi a quello previsto per l'elezione dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura, con una connotazione, dunque, di stampo maggioritario, derivante dalla previsione per la quale ciascun elettore esprime il voto per un solo magistrato per ciascuna delle categorie di magistrati nell'ambito delle quali sono scelti i componenti togati, con la proclamazione della elezione dei candidati che hanno ottenuto, nell'ambito di ciascuna categoria, il maggior numero di voti. L'articolo 5 disciplina la durata in carica del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, che il legislatore delegante ha ritenuto di fissare in quattro anni. L'articolo 6 stabilisce le modalità di determinazione del gettone di presenza dei componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, tenuto conto della previsione di spesa contemplata dall'articolo 2, comma 38, della legge numero 150 del 2005, relativa, specificamente, agli oneri connessi al comma 3, lettera a , dell'articolo 2 della medesima legge, concernente l'istituzione del Consiglio direttivo. L'articolo 7 individua le competenze del Consiglio direttivo della Corte di cassazione che, conformemente alle indicazioni della delega, sono state definite in termini di analogia rispetto a quelle previste per i consigli giudiziari, tenendo però conto del limite, pure esso indicato dalla legge di delegazione, della necessaria compatibilità tra le competenze espressamente attribuite dal legislatore delegante ai consigli giudiziari e quelle da attribuire al Consiglio direttivo della Corte di cassazione. Tale compatibilità è stata, in effetti, ritenuta sussistente in relazione a tutte le funzioni dei consigli giudiziari, con la sola eccezione delle funzioni di questi ultimi riguardanti gli uffici dei giudici di pace. Nel definire le competenze del Consiglio direttivo - come pure, all'articolo 15, dei consigli giudiziari - si è, infine, tenuto conto, della facoltà, ad esso conferita nel contesto dei principi e criteri direttivi della delega relativa alla istituzione della Scuola superiore della magistratura, di formulare proposte al comitato direttivo della Scuola, in materia di programmazione della attività didattica della stessa. L'articolo 8 definisce la composizione del Consiglio direttivo in relazione alle varie competenze ad esso attribuite, prevedendo, in conformità con la delega, che i componenti laici, professori universitari ed avvocati, che, data la loro estrazione professionale, potrebbero assumere la veste di parti davanti alla Corte, possano partecipare solo alle discussioni e deliberazioni relative all'esercizio delle competenze concernenti la formulazione del parere sulle tabelle della Corte e l'esercizio della vigilanza sugli uffici, essendo invece esclusi dalle discussioni e deliberazioni comportanti, in senso lato, valutazioni riguardanti i singoli magistrati. Il Consiglio direttivo, come i consigli giudiziari, opererà, dunque, secondo un assetto a geometria variabile . L'articolo 9 definisce la nuova composizione dei consigli giudiziari, anch'essi aperti, come già anticipato, alla partecipazione di componenti non togati, esperti di diritto e componenti designati dalle regioni. Accanto, quindi, ai membri di diritto - presidente della corte di appello, che presiede il consiglio giudiziario, procuratore generale presso la corte di appello e presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto - figurano, anch'essi come componenti effettivi, altri cinque o sette membri togati - a seconda che nel distretto prestino servizio sino a trecentocinquanta magistrati o più di trecentocinquanta magistrati - - e quattro laici - uno professore di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione, uno avvocato con almeno quindici anni di esercizio effettivo della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto, e due nominati dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione del territorio su cui hanno competenza gli uffici del distretto - nonché un rappresentante eletto dai giudici di pace del distretto. L'articolo 10 individua i componenti supplenti del consiglio giudiziario. L'articolo 11 individua, nel presidente della corte di appello, il presidente dell'organo e definisce le modalità ed i tempi per l'elezione del vicepresidente e del segretario. L'articolo 12, disciplina l'elezione dei componenti togati del consiglio giudiziario, secondo un sistema già evidenziato in relazione alla elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e, quindi, delineato, conformemente a quanto previsto dalla delega, in termini analoghi a quello previsto per i componenti togati del Consiglio superiore della magistratura. Il sistema presenta, dunque, una connotazione di stampo maggioritario, derivante dalla previsione per la quale ciascun elettore esprime il voto per un solo magistrato per ciascuna delle categorie di magistrati nell'ambito delle quali i componenti togati sono scelti, con la proclamazione della elezione dei candidati che hanno ottenuto, nell'ambito di ciascuna categoria, il maggior numero di voti. L'articolo 13 disciplina la durata in carica dei consigli giudiziari, che il legislatore delegante ha ritenuto di elevare a quattro anni, a fronte degli attuali due. L'articolo 14 stabilisce le modalità di determinazione del gettone di presenza dei componenti non togati dei consigli giudiziari, tenuto conto della previsione di spesa contemplata dall'articolo 2, comma 38, della legge numero 150 del 2005, relativa, specificamente, agli oneri connessi al comma 3, lettere f e g , dell'articolo 2 della medesima legge, concernenti i nuovi consigli giudiziari. L'articolo 15 definisce le competenze dei consigli giudiziari ai quali il legislatore delegante ha attribuito una pluralità di compiti, alcuni consultivi, rimodellati su quelli già esistenti, altri decisionali, nella logica del decentramento del sistema dell'autogoverno della magistratura. Ai consigli giudiziari è così attribuita la competenza a a formulare pareri sulle tabelle proposte dai capi degli uffici giudiziari b a svolgere un'ampia funzione consultiva sull'attività professionale dei magistrati c ad esercitare compiti di vigilanza, sia sul comportamento dei magistrati, che sull'andamento degli uffici giudiziari d a formulare proposte e pareri sull'organizzazione e il funzionamento degli uffici del giudice di pace del distretto e ad adottare una serie di atti in materia di stato giuridico ed economico dei magistrati f a formulare, infine, pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, su materie attinenti ad ulteriori competenze ad essi attribuite. E precisato, al comma 2, che il consiglio giudiziario esercita le proprie competenze anche in relazione alle eventuali sezioni distaccate della corte di appello. L'articolo 16 definisce la composizione dei consigli giudiziari in relazione alle varie competenze ad essi attribuite, delineando, come per il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, un modello operativo a geometria variabile . L'articolo 17 prevede la copertura finanziaria degli oneri a carico del bilancio dello Stato derivanti dall'applicazione delle disposizioni recate dal decreto. Si precisa che al funzionamento del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari presso le corti di appello si provvede con le risorse umane e strumentali già operanti presso i rispettivi uffici. L'articolo 18 elenca le disposizioni la cui abrogazione - ferma restando l'ulteriore opera di coordinamento delle disposizioni del decreto legislativo con le altre leggi dello Stato e di abrogazione delle disposizioni con esso incompatibili, che il legislatore delegato è chiamato a svolgere nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge numero 150 del 2005 - si è ritenuto opportuno disporre sin dalla data di acquisto di efficacia del decreto, al fine di evitare dubbi ed incertezza interpretative L'articolo 19 disciplina la decorrenza dell'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, della legge numero 150 del 2005. ANALISI TECNICO NORMATIVA 1. ASPETTI TECNICO NORMATIVI a necessità dell'intervento normativo. L'intervento è necessario costituendo attuazione della previsione della legge di delega. b analisi del quadro normativo e incidenza delle norme proposte sulle leggi e i regolamenti vigenti. L'intervento incide sulle disposizioni relative alla costituzione dei consigli giudiziari, di cui all'articolo 6 del R. D.Lgs. 31.5.1946, n. 511, alla elezione dei componenti dei consigli giudiziari, di cui al D. Lgs. C.P.S. 13.9.1946, n. 264 e, in generale, sulle disposizioni vigenti relative alle competenze dei consigli giudiziari. c analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento comunitario. Nessun contrasto. d analisi della compatibilità con le competenze delle regioni ordinarie ed a statuto speciale Nessun profilo di sovrapposizione, stante la competenza esclusiva statale in materia. e verifica della coerenza con le fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali. Nulla da rilevare. f verifica dell'assenza di rilegificazione e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione. Nulla da rilevare. 2. ELEMENTI DI DRAFTING E LINGUAGGIO NORMATIVO a individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso. Nulla da rilevare. b verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni ed integrazioni subite dai medesimi. I riferimenti normativi figuranti nel testo sono corretti. c ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni ed integrazioni alle disposizioni vigenti. Nel testo non si fa ricorso alla tecnica della novellazione. d individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo Alla abrogazione di eventuali disposizioni incompatibili con quelle del testo proposto, si farà luogo nell'esercizio della delega conferita al Governo dall'articolo 1, comma 3, della stessa legge numero 150 del 2005 ed in conformità con quanto previsto da tale disposizione. ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE a Ambito dell'intervento, con particolare riguardo all'individuazione delle amministrazioni, dei soggetti destinatari e dei soggetti coinvolti. Sono coinvolti la Corte di cassazione, il Consiglio superiore della magistratura ed i consigli giudiziari. b Esigenze sociali, economiche e giuridiche prospettate dalle amministrazioni e dai destinatari ai fini di un intervento normativo. Nulla da rilevare. c Obiettivi generali e specifici, immediati e di medio/lungo periodo. Vedi relazione illustrativa. d Presupposti attinenti alla sfera organizzativa, finanziaria, economica e sociale. Nulla da rilevare. e Aree di criticità. Nessuna. f Opzioni alternative alla regolazione ed opzioni regolatorie, valutazione delle opzioni regolatorie possibili. Non vi sono opzioni alternative alla regolazione. g Strumento normativo eventualmente più appropriato. Il decreto legislativo è espressamente previsto come strumento attuativo dalla fonte delegante. MONITORAGGIO PROGRAMMA GOVERNO AMMINISTRAZIONE PROPONENTE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PROVVEDIMENTO PROPOSTO Decreto legislativo recante Disciplina della composizione, delle competenze e della durata in carica dei consigli giudiziari ed istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, in attuazione degli articoli 1, comma 1, lettera c e 2, comma 3, della legge 25 luglio 2005, n. 150. d.d.l. cost. d.d.l. ord. decreto-legge d.Xlgs. d.P.R. d.P.C.M. d.m. Altro * barrare la casella che interessa OBIETTIVO DEL PROGRAMMA DI GOVERNO Nuovo descrizione G .M./G.S. e macro-area di riferimento ** già inserito nella griglia programmatica indicare il n. Progetto Ordinamento della magistratura GS-3 ** G.M. = Grande Missione G.S. = Grande Strategia FONTI NORMATIVE DI RIFERIMENTO Primarie Secondarie tipo Data Numero tipo Data numero legge 25 luglio 2005 150 R.D.Lgs. 31 maggio 1946 511 D.Lgs.C.P.S 13 settembre 1946 264 STANZIAMENTI DI BILANCIO U.P.B. Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e.f. 2005 e.f. 2006 e.f. 2007 event. oneri a regime importo importo importo importo 303.931 607.862 607.862 607.862 STRUMENTI ATTUATIVI PREVISTI tipo contenuto Scadenza D.M. Articolo6 D.M. Articolo14 Determinazione gettone di presenza spettante ai componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione articolo6 e ai componenti non togati dei consigli giudiziari articolo14 60 giornidalla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del decreto legislativo RELAZIONE TECNICA Ai sensi dell'Articolo11ter della legge 468/1978 e successive modificazioni e integrazioni SEZIONE I DESCRIZIONE DELL'INNOVAZIONE NORMATIVA RELAZIONE TECNICA SU INIZIATIVA GOVERNATIVA A Titolo del provvedimento SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISCIPLINA DELLA COMPOSIZIONE, DELLE COMPETENZE E DELLA DURATA IN CARICA DEI CONSIGLI GIUDIZIARI ED ISTITUZIONE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA CORTE DI CASSAZIONE, IN ATTUAZIONE DELLA DELEGA DI CUI AGLI ARTICOLI 1, COMMA 1, LETTERA C E 2, COMMA 3, DELLA LEGGE 25 LUGLIO 2005, numero B Amministrazione proponente Ministero della giustizia Amministrazione competente Ministero della giustizia C TIPOLOGIA DELL'ATTO Schema Decreto Legislativo E Indice delle disposizioni rilevanti ai fini della relazione tecnica PER LE CONSEGUENZE FINANZIARIE 1. Articolo 6 comma 1 2. Articolo 14 comma 1 PER LA COPERTURA 1. Articolo 17 comma 1 PER LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA 1. Articolo 17 comma1 F Il provvedimento NON comporta oneri per le Pubbliche Amministrazioni diverse dallo Stato SEZIONE II QUANTIFICAZIONE DEGLI EFFETTI FINANZIARI L'articolo 6 comma 1 prevede la corresponsione di un gettone di presenza, per ciascuna seduta, ai componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione, la cui entità è stabilita con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della giustizia. La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa NO Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Importo stimato gettone di presenza 258,23 Componenti non togati Consiglio direttivo 3 Sedute mensili previste 2 Numero mesi attività 11 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo su 5,5 di mesi di attività 258,23 X 3 unità X 2 sedute X 5,5 mesi = 8.522 Anno 2006 e successivi 258,23 X 3 unità X 2 sedute X 11 mesi = 17.043 A L'articolo 14 comma 1 prevede la corresponsione di un gettone di presenza, per ciascuna seduta, ai componenti non togati dei consigli giudiziari, la cui entità è stabilita con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della giustizia. B La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa NO C Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Importo stimato gettone di presenza 206,58 Componenti non togati Consigli giudiziari 5 Sedute mensili previste 2 Numero mesi attività 11 Numero Consigli giudiziari 26 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 calcolo su 5,5 di mesi di attività 206,58 X 5 unità X 2 sedute X 5,5 mesi X 26 consigli = 295.409 Anno 2006 e successivi 206,58 X 5 unità X 2 sedute X 11 mesi X 26 consigli = 590.818

Consiglio dei ministri Schema di decreto legislativo recante Disciplina del conferimento degli incarichi direttivi Giudicanti e requirenti di legittimità nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti Di primo e secondo grado nel periodo antecedente all'entrata in vigore delle disposizioni di cui All'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6 , della legge 150/05, in attuazione della delega di cui all'articolo 2, comma 10, della medesima legge Approvato il 22 dicembre 2005 Articolo 1 Oggetto 1. Il presente decreto legislativo si applica esclusivamente alla magistratura ordinaria e disciplina il conferimento, sulla base delle ordinarie vacanze di organico, degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità, nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado nel periodo antecedente all'entrata in vigore della disciplina prevista dall'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6, della legge 25 luglio 2005, n. 150. Articolo 2 Disposizioni per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità 1. Gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno due anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511. Articolo 3 Disposizioni per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado 1. Gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511. Articolo 4 Magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 e 2, comma 3, del decreto legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126 1. Ai fini del conferimento degli incarichi direttivi di cui agli articoli 2 e 3 ai magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 e 2, comma 3, del decreto legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126, alla data di ordinario collocamento a riposo indicata nei medesimi articoli 2 e 3 è aggiunto un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, cumulati fra loro. Articolo 5 Copertura finanziaria 1. Per l'attuazione degli articoli 2, comma 1 e 3, comma 1, è autorizzata la spesa massima di 9.750.000 euro per l'anno 2005 e di 8.000.000 euro a decorrere dall'anno 2006. Al relativo onere si provvede a valere delle risorse previste dall'articolo 2, comma 40, della legge 25 luglio 2005, n. 150. 2. L'INPDAP provvede al monitoraggio degli effetti finanziari derivanti dalle disposizioni del presente decreto legislativo, comunicando i risultati al Ministero della giustizia, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze, anche ai fini dell'applicazione dell'articolo 11, comma 3, lettera iquater e dell'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Il Ministro dell'economia e delle finanze trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli eventuali decreti emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, n. 2 , della citata legge n. 468 del 1978. Articolo 6 Entrata in vigore 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Dalla medesima data cessa di avere effetto la disposizione di cui all'articolo 2, comma 45, della legge numero 150 del 2005. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Relazione illustrativa Il provvedimento attua la previsione contenuta nell'articolo 2, comma 10, della legge 25 luglio 2005, n. 150, recante delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonché per l'emanazione di un testo unico, laddove, in particolare, si prevede che venga emanata la disciplina del conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità, nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e secondo grado, nel periodo antecedente all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6 , della medesima legge. Ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge numero 150 del 2005, sullo schema di decreto legislativo sono stati acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati, espressi in data 29 novembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione e del Senato della Repubblica, espressi in data 30 novembre 2005 dalla Commissione giustizia ed in data 1 dicembre 2005 dalla Commissione programmazione economica, bilancio. A riguardo sono state recepite, trattandosi di indicazioni avanzate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, le condizioni formulate dalla Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati e dalla Commissione programmazione economica, bilancio del Senato della Repubblica. Parimenti è stata recepita la condizione formulata dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati relativamente alla precisazione che la legittimazione a concorrere per il conferimento degli uffici direttivi va riferita alla data della vacanza e non a quella della pubblicazione della medesima, trattandosi di intervento migliorativo del testo, suggerito anche dall'osservazione formulata dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica. Non si è ritenuto, invece, di recepire la condizione formulata dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati relativamente all'inserimento, dopo l'articolo 3, di un ulteriore articolo, atteso che la disposizione in esso contemplata non appare rispondente all'esigenza di individuazione di un termine oggettivo a partire dal quale computare, rispetto alla data della vacanza del posto, il periodo di servizio che i magistrati aspiranti ad incarichi direttivi sono in grado di assicurare prima della data di ordinario collocamento a riposo, in considerazione dell'incertezza della data in cui il Consiglio superiore della magistratura provvede all'adozione della delibera con la quale è disposto il trasferimento o il conferimento di nuovo incarico al magistrato. L'articolo 1 indica l'oggetto del provvedimento - che, in linea con quanto previsto dalla delega, si applica soltanto alla magistratura ordinaria - e precisa che il conferimento degli incarichi, in esso contemplato, ha luogo sulla base delle ordinarie vacanze di organico degli uffici. La norma indica, altresì, la limitazione temporale dell'efficacia delle disposizioni recate dal decreto le quali, conformemente al principio della legge di delega, cesseranno di avere efficacia al momento dell'entrata in vigore delle norme previste dall'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6 , della legge di delegazione. L'articolo 2 prevede che gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità possono essere conferiti esclusivamente a magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano una permanenza in servizio di almeno due anni rispetto alla data di ordinario collocamento a riposo. L'articolo 3 prevede che gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado possono essere conferiti esclusivamente a magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano una permanenza in servizio di almeno quattro anni rispetto alla data di ordinario collocamento a riposo. L'articolo 4, in linea con le disposizioni di cui agli articoli 57 e 57bis della legge 24 dicembre 2003, n. 350 legge finanziaria 2004 , come, rispettivamente, modificato ed inserito dall'articolo 1 del decreto legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126 - disposizioni che sanciscono il diritto del pubblico dipendente, sospeso dal servizio o dalla funzione, o che abbia chiesto di essere collocato anticipatamente in quiescenza, a seguito di processo penale conclusosi in maniera ampiamente liberatoria, di ottenere il prolungamento o il ripristino del rapporto d'impiego anche oltre i limiti di età previsti dalla legge, comprese eventuali proroghe, per un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del periodo di servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, cumulati tra loro - prevede che, ai fini del conferimento degli uffici direttivi disciplinati dal presente decreto, nel computo degli anni di permanenza in servizio, alla data di ordinario collocamento a riposo si aggiunga un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, eventualmente cumulati tra loro. L'articolo 5 prevede la copertura finanziaria degli oneri a carico del bilancio dello Stato derivanti dall'applicazione delle disposizioni recate dal decreto. L'articolo 6 contiene la disposizione sull'entrata in vigore delle disposizioni del decreto che, stante la loro oggettiva urgenza, è anticipata rispetto all'ordinaria vacatio legis al giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Esso contiene, inoltre, la norma di coordinamento che prevede la cessazione di efficacia della disposizione relativa al conferimento degli incarichi direttivi nelle more dell'attuazione della delega attuata con il presente decreto, contenuta nell'articolo 2, comma 45, della legge numero 150 del 2005 ANALISI TECNICO NORMATIVA 1. ASPETTI TECNICO NORMATIVI a necessità dell'intervento normativo. L'intervento è necessario costituendo attuazione della previsione della legge di delega. b analisi del quadro normativo e incidenza delle norme proposte sulle leggi e i regolamenti vigenti. L'intervento incide sulle disposizioni dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto numero 12 del 1941 e sulla normativa secondaria emanata nella materia dal Consiglio superiore della magistratura. c analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento comunitario. Nessun contrasto. d analisi della compatibilità con le competenze delle regioni ordinarie ed a statuto speciale Nessun profilo di sovrapposizione, stante la competenza esclusiva statale in materia. e verifica della coerenza con le fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali. Nulla da rilevare. f verifica dell'assenza di rilegificazione e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione. Nulla da rilevare. 2. ELEMENTI DI DRAFTING E LINGUAGGIO NORMATIVO a individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso. Nulla da rilevare. b verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni ed integrazioni subite dai medesimi. I riferimenti normativi figuranti nel testo sono corretti. c ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni ed integrazioni alle disposizioni vigenti. Nulla da rilevare, non utilizzando l'articolato la tecnica della novellazione. d individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo Non vi sono effetti abrogativi impliciti. ANALISI DI IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE a Ambito dell'intervento, con particolare riguardo all'individuazione delle amministrazioni, dei soggetti destinatari e dei soggetti coinvolti. Coinvolti sono l'Amministrazione della giustizia ed il Consiglio superiore della magistratura. b Esigenze sociali, economiche e giuridiche prospettate dalle amministrazioni e dai destinatari ai fini di un intervento normativo. Nulla da rilevare. c Obiettivi generali e specifici, immediati e di medio/lungo periodo. Vedi relazione illustrativa. d Presupposti attinenti alla sfera organizzativa, finanziaria, economica e sociale. Nulla da rilevare. e Aree di criticità. Nessuna. f Opzioni alternative alla regolazione ed opzioni regolatorie, valutazione delle opzioni regolatorie possibili. Non vi sono opzioni alternative alla regolazione. g Strumento normativo eventualmente più appropriato. Il decreto legislativo è espressamente previsto come strumento attuativo dalla fonte delegante. MONITORAGGIO PROGRAMMA GOVERNO AMMINISTRAZIONE PROPONENTE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PROVVEDIMENTO PROPOSTO Decreto legislativo recante disciplina del conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità nonché degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e secondo grado nel periodo antecedente all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera h , numero 17 e lettera i , numero 6 , della legge 25 luglio 2005, n. 150, in attuazione della delega di cui all'articolo 2, comma 10, della medesima legge. d.d.l. cost. d.d.l. ord. decreto-legge d.Xlgs. d.P.R. d.P.C.M. d.m. altro * barrare la casella che interessa OBIETTIVO DEL PROGRAMMA DI GOVERNO nuovo descrizione G .M./G.S. e macro-area di riferimento ** già inserito nella griglia programmatica indicare il n. Progetto Ordinamento della magistratura GS-3 ** G.M. = Grande Missione G.S. = Grande Strategia FONTI NORMATIVE DI RIFERIMENTO Primarie secondarie tipo Data Numero tipo data numero legge 25 luglio 2005 150 legge 24 dicembre 2003 350 Decreto legge 16 marzo 2004 66 Regio decreto 31 maggio 1946 511 STANZIAMENTI DI BILANCIO U.P.B. Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e.f. 2005 e.f. 2006 e.f. 2007 event. oneri a regime importo importo importo importo 9.750.000 8.000.000 8.000.000 8.000.000 STRUMENTI ATTUATIVI PREVISTI tipo contenuto scadenza Nessuno RELAZIONE TECNICA Ai sensi dell'Articolo11 ter della legge 468/1978 e successive modificazioni e integrazioni SEZIONE I DESCRIZIONE DELL'INNOVAZIONE NORMATIVA RELAZIONE TECNICA SU INIZIATIVA GOVERNATIVA A Titolo del provvedimento SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISCIPLINA DEL CONFERIMENTO DEGLI INCARICHI DIRETTIVI GIUDICANTI E REQUIRENTI DI LEGITTIMITA' NONCHE' DEGLI INCARICHI DIRETTIVI GIUDICANTI E REQUIRENTI DI PRIMO E SECONDO GRADO NEL PERIODO ANTECEDENTE ALL'ENTRATA IN VIGORE DELLE DISPOSIZIONI DI CUI ALL'ARTICOLO 2, COMMA 1, LETTERA I , NUMERO 6 , DELLA LEGGE 25 LUGLIO 2005, numero , IN ATTUAZIONE DELLA DELEGA DI CUI ALL'ARTICOLO 2, COMMA 10, DELLA MEDESIMA LEGGE. B Amministrazione proponente Ministero della giustizia Amministrazione competente Ministero della giustizia C TIPOLOGIA DELL'ATTO Schema Decreto Legislativo E Indice delle disposizioni rilevanti ai fini della relazione tecnica PER LE CONSEGUENZE FINANZIARIE 1. Articolo 2 comma 1 2. Articolo 3 comma 1 PER LA COPERTURA 1. Articolo 5 comma 1 F Il provvedimento NON comporta oneri per le Pubbliche Amministrazioni diverse dallo Stato SEZIONE II QUANTIFICAZIONE DEGLI EFFETTI FINANZIARI L'articolo 2 comma 1 e l'articolo 3 comma 1 prevedono rispettivamente il divieto di affidare incarichi direttivi giudicanti o requirenti di legittimità a magistrati che abbiano superato l'età anagrafica di 68 anni ed incarichi direttivi giudicanti o requirenti di merito a magistrati che abbiano un'età anagrafica superiore a 66 anni. Poiché il divieto ivi previsto può, di fatto, tradursi in un incentivo al pensionamento per i magistrati che superino i predetti limiti di età senza aver ottenuto gli incarichi in questione, potrebbe determinarsi un nuovo onere a carico del bilancio dello Stato per eventuali anticipi di ratei di buonuscita. La disposizione comporta oneri solo come limite massimo di spesa. Quantificazione degli effetti finanziari C.1 Dati e parametri utilizzati per la quantificazione e relative fonti Numero dei magistrati astrattamente interessati dalla disposizione 266 Importo rateo annuale medio di buonuscita 12.218 Numero massimo degli anni interessati 4 Stima del numero magistrati interessati I anno 200 Stima del numero magistrati interessati anni successivi 164 C.2 Metodologia di calcolo Anno 2005 12.218 X 4 anni X 200 unità = 9.750.000 arrotondato Anno 2006 e successivi 12.218 X 4 anni X 164 unità= 8.000.000 arrotondato Il fenomeno dovrebbe tendenzialmente stabilizzarsi negli anni successivi