Affidamento in prova anche per i clandestini?

Le sezioni unite dovranno stabilire se le misure alternative al carcere possono essere applicate anche ai detenuti extracomunitari senza permesso di soggiorno

La prima sezione penale della Cassazione - con l'ordinanza 44368/05 depositata il 5 dicembre e qui leggibile tra gli allegati - chiede l'intervento delle Sezioni unite per decidere se anche ai detenuti extracomunitari clandestini - ossia privi di permesso di soggiorno - si possa applicare il beneficio delle misure alternative al carcere, come l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il caso è nato dal ricorso della Procura presso la Corte d'appello di Cagliari contro l'affidamento in prova concesso a un carcerato magrebino in espiazione di pena. Ad avviso del Pg ricorrente tali misure non sono applicabili per i clandestini data la incompatibilità delle modalità esecutive di dette misure con le norme che regolano l'ingresso, il soggiorno e l'allontanamento dal territorio dello Stato delle persone appartenenti a paesi estranei all'Unione Europea . Anche la Procura di Piazza Cavour - rappresentata dal sostituto procuratore generale Giovanni D'Angelo - ha condiviso questa tesi chiedendo l'accoglimento del ricorso per via della ontologica incompatibilità tra lo status di straniero non regolarmente soggiornante nel nostro Stato e l'applicazione di beneficio alternativo . Queste conclusioni non hanno trovato il consenso della prima sezione che ha ricordato in proposito l'opposto orientamento espresso da alcune sentenze di legittimità in base alle quali un excursus delle norme sull'immigrazione rivela che esse non contengono divieti di applicare le misure alternative ai clandestini, che - anzi - un simile differenziato trattamento contrasta con la funzione rieducativa della pena. Da ultimo - osserva la sentenza rimettente - è inaccettabile l'affermazione per cui l'unica condizione possibile per lo straniero sia quella della detenzione in carcere, dato che il provvedimento giurisdizionale che legittima l'espiazione della pena nelle forme delle misure alternative costituisce il titolo della permanenza nel territorio nazionale . Ora sarà il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, a decidere se la questione deve essere risolta dalla Sezioni unite.

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 26 ottobre-5 dicembre 2005, n. 44368 Presidente Fazzioli - Relatore Silvestri Pg D'Angelo - ricorrente Pg in proc. Alloussi Ritenuto in fatto Con ordinanza del 17 febbraio 2005, il Tribunale di sorveglianza di Sassari applicava ad Alloussi Rabie la misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale relativamente all'espiazione della pena inflitta con sentenza del Gip del Tribunale di Milano in data 5 maggio 2004, ritenendo sussistenti le condizioni prescritte dall'articolo 47 ordinamento penitenziario. Il Pg di Sassari proponeva ricorso per cassazione denunciando l'erronea applicazione dell'articolo 47 ordinamento penitenziario, sull'assunto che, risultando il condannato sprovvisto di permesso di soggiorno, deve trovare applicazione il principio di diritto enunciato dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui le misura alternative alla detenzione sono inapplicabili allo straniero extracomunitario che si trovi in condizioni di clandestinità, attesa la radicale incompatibilità delle modalità esecutive di dette misure con le norme che regolano l'ingresso, il soggiorno e l'allontanamento del territorio dello Stato delle persone appartenenti a paesi estranei all'Unione europea. Il Pg presso questa Corte chiedeva, nella sua requisitoria scritta, l'annullamento con rinvio dell'impugnata ordinanza, deducendo l'ontologica incompatibilità tra lo status di straniero non regolarmente soggiornante nel nostro Stato e l'applicazione di beneficio alternativo . Il difensore del condannato ha depositato memoria difensiva con cui ha chiesto il rigetto del ricorso, sostenendo che l'interpretazione accolta nell'ordinanza impugnata corrisponde ad una lettura costituzionalmente orientata delle disposizioni dell'ordinamento penitenziario. Considerato in diritto Il Collegio è chiamato a stabilire se nei confronti dello straniero extracomunitario privo di permesso di soggiorno l'espiazione della pena possa o non avvenire nelle forme delle misure alternative previste dall'ordinamento penitenziario. Sulla questione è riscontrabile un contrasto nella recente giurisprudenza di legittimità, nella quale sono state seguite linee interpretative nettamente divergenti, nell'impostazione e nei risultati, in ordine ai rapporti tra le norme dell'ordinamento penitenziario e le disposizioni del Tu sull'immigrazione, approvato con D.Lgs 286/98, modificato, da ultimo, con legge 189/02 e con Dl 241/04, convertito nella legge 271/04. Sia nel ricorso che nella requisitoria scritta dal Pg presso questa Corte è stato fatto esplicito riferimento all'indirizzo della giurisprudenza di legittimità che ha ritenuto la condizione di clandestinità dello straniero detenuto di per sé preclusiva all'applicazione di misure alternative. È stato, infatti, stabilito che l'affidamento in prova al servizio sociale e, in genere, tutte le misure extramurarie alternative alla detenzione, non possono essere applicate allo straniero extracomunitario che si trovi in Italia in condizione di clandestinità, atteso che tale condizione rende illegale la sua permanenza nel territorio dello Stato e non può, d'altra parte, ammettersi che l'esecuzione della pena abbia luogo con modalità tali da comportare la violazione o l'elusione delle norme che rendono configurabile detta illegalità Cassazione, Sezione prima, 20 maggio 2003, Calderon, rv 226134 . Il medesimo principio, successivamente ribadito anche con riguardo alla misura dell'affidamento terapeutico ex articolo 94 del Dpr 309/90 Cassazione, Sezione prima, 11 novembre 2004, Pg in proc. Hadir, rv 230191 , è stato giustificato facendo riferimento al rigore della normativa dettata dal vigente Tu sull'immigrazione, che - soprattutto a seguito delle modifiche introdotte dalla legge 189/02 - in numerose disposizioni in specie, in quella di cui agli articoli 13, 14, 15 e 16 non ammette la permanenza in Italia dell'extracomunitario clandestino se non alle condizioni e nelle forme tassativamente stabilite. Tuttavia, sulla questione in esame si è formato un opposto orientamento favorevole alla concedibilità delle misure alternative alla detenzione, in quanto è stato deciso che la condizione di straniero privo di permesso di soggiorno non è di per sé ostativa alla concessione della semilibertà, atteso che tale misura consente uno spazio di libertà molto ridotto e quindi controllabile ed in considerazione del fatto che l'espiazione della pena in regime di semilibertà non comporta alcuna violazione o elusione delle norme in materia di immigrazione clandestina Cassazione, Sezione prima, 14 dicembre 2004,m Pg in proc. Shegja . La linea interpretativa è stata ripresa e sviluppata da una successiva sentenza della stessa prima sezione penale, con la quale è stato sottolineato il preminente valore costituzionale della funzione rieducativi della pena, sotteso ad ogni misura alternativa alla detenzione in carcere ed è stato precisato che esso deve costituire la necessaria chiave di lettura delle disposizioni dell'ordinamento penitenziario, di talché l'interpretazione costituzionalmente orientata della normativa consente di affermare che l'applicazione di dette misura non può essere, a priori, esclusa nei confronti degli stranieri privi di permesso di soggiorno, destinatari di espulsione amministrativa da eseguire dopo l'espiazione della pena Cassazione, Sezione prima, 18 maggio 2005, Ben Dhafer . Dopo avere chiarito che la normativa dell'ordinamento penitenziario e quella del Tu sull'immigrazione, neppure dopo le modifiche introdotte dalla legge 189/02, non contengono alcun divieto, esplicito o implicito, di applicazione delle misure alternative ai condannati stranieri che siano entrati illegalmente in Italia, la stessa decisione da ultima citata ha posto in luce che l'interpretazione adeguatrice imposta dai precetti contenuti negli articoli 27, comma 3, e 3 della Costituzione è rispondente alle posizioni della più risalente giurisprudenza di questa Corte ed è conforme ad una consolidata prassi amministrativa, concludendo che è inaccettabile l'affermazione per cui l'unica condizione possibile per lo straniero sia quella della detenzione in carcere, dato che il provvedimento giurisdizionale che legittima l'espiazione della pena nelle forme delle misura alternative costituisce il titolo della permanenza nel territorio nazionale. Pertanto, in presenza del rilevato contrasto di giurisprudenza, il ricorso deve essere rimesso alle Su a norma dell'articolo 618 Cpp. PQM La Corte suprema di Cassazione, prima sezione penale, rimette il ricorso alle Su.