Agenzie matrimoniali, vincoli autorizzativi come per quelle d'affari

Nella città dove operano devono ottenere l'autorizzazione amministrativa dal Prefetto. Multa confermata quindi per la titolare di un'imprenditrice del ramo che non aveva neppure chiesto il nulla osta

Le agenzie matrimoniali svolgono una intermediazione di natura economica e, pertanto, come tutte le agenzie che svolgono affari per conto altrui, devono richiedere la prevista autorizzazione amministrativa al Prefetto della città dove sono attive. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 20424/06, depositata il 21 settembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati. Ad avviso della prima sezione civile di piazza Cavour, infatti, a parte il rilievo che al matrimonio non è affatto necessariamente estraneo anche un profilo di regolamentazione economica degli interessi reciproci delle parti , la nozione di affari non deve essere circoscritta al ristretto campo economico . Per questo motivo la Suprema corte ha confermato la multa di 2.000,00 euro nei confronti di una imprenditrice del ramo cuori solitari , Sara B., che aveva un'agenzia matrimoniale autorizzata dal Comune di Venezia ed esercitava anche nella capitale senza aver chiesto il nulla osta al prefetto. Senza successo la donna ha provato a sostenere che la sua attività non era paragonabile ad una intermediazione di natura economica . La Cassazione le ha risposto che la necessità dell'autorizzazione è tanto più stringente in un campo come quello degli incontri a fine matrimonio, in cui il rischio di abuso dell'altrui credibilità è altrettanto se non maggiormente forte di quello degli affari economici in senso stretto . In questo modo è stata confermata la decisione emessa dal giudice di Pace di Roma il 22 novembre 2001. Anche il Sostituto procuratore generale del Palazzaccio , Ignazio Patrone, aveva chiesto il rigetto del reclamo.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 26 maggio-21 settembre 2006, n. 20424 Presidente Cappuccio - Relatore Rordorf Pm Patrone - conforme - Ricorrente Bogatti Svolgimento del processo La sig.ra Sarah Bogatti, con ricorso depositato il 31 ottobre 2000, propose opposizione avverso l'ordinanza con cui il Prefetto di Roma le aveva ingiunto di pagare la sanzione di lire 2.000.000 per avere ella violato l'articolo 115 del Tu delle leggi di pubblica sicurezza esercitando in Roma l'attività di agenzia matrimoniale per la quale era stata autorizzata con riferimento al solo Comune di Venezia. Il giudice di pace di Roma, all'esito di un'istruttoria protrattasi per più udienze durante le quali era stata assunta in due riprese la deposizione testimoniale di uno dei verbalizzanti, con sentenza emessa il 22 novembre 2001 rigettò l'opposizione poiché ritenne che l'infrazione fosse stata tempestivamente contestata alla ricorrente, che la contestazione fosse adeguatamente motivata e che le risultanze istruttorie avessero a sufficienza confermato l'addebito mosso alla sig.ra Bogatti. Per la cassazione di tale sentenza la medesima sig.ra Bogatti ricorre formulando tre motivi di doglianza. Il Prefetto di Roma non svolge in questa sede difese. Motivi della decisione 1. La ricorrente si duole anzitutto di un difetto di pronuncia - o di motivazione - dell'impugnata sentenza, che avrebbe omesso di valutare l'eccezione con cui l'opponente aveva rilevato carenze nella motivazione dell'ordinanza prefettizia, tali da determinarne la nullità. 2. Nel secondo motivo la ricorrente denuncia, invece, errores in procedendo nei quali sarebbe incorso il giudice di pace, consistenti a nell'aver disposto d'ufficio l'audizione di testi senza previa comunicazione alla parte delle circostanze sulle quali la prova avrebbe dovuto vertere e del nominativo delle persone chiamate a deporre b nell'aver violato il principio dell'unità della prova, dando corso ad una seconda e successiva audizione del medesimo teste al di là dei limiti consentiti dal secondo comma dell'articolo 257 Cpc, e cioè non per chiarimenti sulla deposizione già resa, bensì per integrarla dopo aver consultato documenti prima non disponibili. 3. Col terzo motivo di ricorso viene lamentata la violazione o erronea applicazione dell'articolo 115 del Tu delle leggi di pubblica sicurezza Rd 773/31 , che richiede l'autorizzazione amministrativa per lo svolgimento di attività d'intermediazione in affari altrui svolta in forma d'impresa, mentre, nel caso di specie, non risulterebbe assolutamente provato che l'attività svolta in Roma dalla sig.ra Bogatti avesse simili caratteristiche, né comunque l'esercizio di un'agenzia matrimoniale potrebbe essere equiparato ad un'intermediazione in attività di natura economica. 4. Il primo motivo di ricorso non può essere accolto. La genericità dei termini in cui esso è formulato non consente, infatti, di ricostruire compiutamente né il contenuto della motivazione dell'ordinanza-ingiunzione, che si assume esser carente, né quello del motivo di opposizione che a tal riguardo la ricorrente riferisce di aver formulato, e rispetto al quale lamenta che il giudice di pace non si sarebbe pronunciato o non avrebbe adeguatamente motivato la propria pronuncia . Non è dunque possibile valutare la decisività della doglianza, cha risulta perciò inammissibile. Né diversamente è a dirsi per l'accenno che A medesimo motivo di ricorso opera all'eccepito difetto di preventiva contestazione dell'infrazione accenno in realtà non sviluppato e quindi non idoneo a scalfire le ragioni per le quali, come indicato nell'impugnata sentenza, il giudice di pace ha disatteso quell'eccezione. 5. Anche il secondo motivo di ricorso va disatteso. In primo luogo, infatti, occorre ricordare che, in sede di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, il giudice, a norma dell'articolo 23, comma 6, della legge 689/81, può disporre nel corso del giudizio, anche d'ufficio, i mezzi di prova che ritiene necessari, e può far luogo alla citazione di testimoni anche senza la formulazione di capitoli né l'esercizio di tale potere è sindacabile in sede di legittimità, giacché esso dipende da una valutazione discrezionale della necessità della prova rimessa al giudice di merito. Va poi rilevato che, in ogni caso, eventuali nullità nell'ammissione e nell'assunzione della prova anche nel suddetto procedimento di opposizione debbono essere fatte valere dalla parte che vi ha interesse nella prima difesa successiva all'atto che la prova dispone, rimanendo altrimenti l'eccezione definitivamente preclusa e la nullità sanata in tal senso Cassazione, 2388/94 e, nella specie, come espressamente precisato nella narrativa dell'impugnata sentenza, il giudice di pace ha disposto l'audizione del verbalizzante, e ne poi rinviato il completamento della deposizione ad una successiva udienza, senza alcuna opposizione da parte del difensore dell'opponente, presente in entrambe tali udienze. 6. Infondato, infine, e per alcuni versi inammissibile, si rivela anche il terzo motivo di ricorso. Ai fini della sussistenza di un'agenzia di affari, assoggettata dall'articolo 115 del Tu delle leggi di pubblica sicurezza alla licenza del questore, è sufficiente infatti l'esercizio abituale per scopo di lucro di un'attività intermediaria per la trattazione di affari altrui di qualsiasi genere, senza che siano necessarie una particolare organizzazione o la collaborazione di altre persone cfr. Cassazione, 4863/00 . Se ne trae conferma anche dal disposto dell'articolo 205, comma 2, del regolamento emanato con Rd 635/40, che, nell'elencare in modo esemplificativo le attività soggette al disposto dell'articolo 115 del Tu, fa riferimento ad attività, quali quelle dei piazzisti o dei sensali genericamente intesi, per il cui svolgimento non è affatto necessario disporre di una struttura organizzativa complessa. Neppure d'altra parte è condivisibile l'assunto della ricorrente secondo cui l'attività di agenzia matrimoniale esulerebbe dall'ambito di applicazione della normativa in esame, perché il procacciato incontro matrimoniale non sarebbe classificabile tra la nozione di affari cui il menzionato articolo 115 allude. A parte il rilievo che al matrimonio non è affatto necessariamente estraneo anche un profilo di regolamentazione economica degli interessi reciproci delle parti, deve ritenersi che con siffatta dizione il legislatore ha inteso riferirsi ad ogni genere di accomodamento tra diverse persone, realizzato mediante l'opera d'intermediazione dell'agenzia, e quindi ad una nozione di affari non circoscritta al ristretto campo economico, ma tale invece da ricomprendere anche l'intermediazione matrimoniale. A fondamento della prescritta autorizzazione sta infatti l'esigenza di tutela di un interesse pubblico che, lungi dall'esser circoscritto al settore degli affari economici in senso stretto, appare tanto più presente proprio in un campo come quello degli incontri a fine di matrimonio, in cui il rischio di abuso dell'altrui credulità è altrettanto se non maggiormente forte. È poi appena il caso di aggiungere che non sono in questa sede censurabili gli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito in ordine al contenuto effettivo dell'attività svolta in Roma dalla ricorrente. 7. Il ricorso va perciò rigettato. Non occorre provvedere in ordine alle spese del giudizio di legittimità, in cui la parte intimata non ha svolto difese. PQM La Corte rigetta il ricorso.