Salernitana: marchio debole, non c'è privativa

Nuovo capitolo della controversia fra le due società che si contendono il simbolo della squadra di calcio campana. Lo stemma non contiene segni distintivi particolarmente originali per il legame profondo che unisce il club alla città di appartenenza

Lo stemma di una squadra di calcio è un marchio debole , che non contiene segni distintivi particolarmente originali a causa del legame profondo che esiste fra la denominazione del club sportivo e la città di appartenenza di conseguenza si ridimensiona il grado di tutela offerto dalla legge, che non ammette una privativa sulla provenienza geografica di un prodotto o di un servizio. È questo il principio di diritto che emerge alla fine del secondo match fra le due Salernitane , un derby a colpi di carta bollata fra due società che si contendono il simbolo sportivo di una città cfr. l'ordinanza del tribunale di Napoli, 18 aprile 2006, qui pubblicata fra i documenti correlati . La controversia è arrivata davanti ai giudici partenopei in seguito all'esclusione della squadra granata dal campionato 2005/2006 avvenuta nell'estate scorsa in breve il titolo sportivo della città campana passa dalla Salernitana Sport , società per azioni in liquidazione, ad una nuova compagine, la Salernitana Calcio 1919 spa , che attualmente milita nel campionato di C1, girone A il trasferimento è realizzato in base al lodo Petrucci, il provvedimento varato nel maggio 2004 dalla Federazione sportiva giuoco calcio per garantire la continuità agonistica nelle maggiori piazze dell'Italia pallonara la norme, in pratica, consente a compagini nuove di zecca di subentrare ai club con i conti in rosso nei campionati federali sul caso della squadra campana il Tar Lazio ha emesso nell'ottobre scorso una pronuncia di inammissibilità contro l'impugnativa delle delibere della Figc . Bandiere contese. Il vecchio sodalizio salernitano, però, non ci sta e si rivolge alla sezione specializzata in materia di proprietà industriale e intellettuale del tribunale partenopeo, chiedendo in via cautelare di impedire alla nuova depositaria del titolo sportivo cittadino l'uso di denominazione, marchio, colori sociali e perfino dello stadio Arechi dove si disputano le gare . Nel febbraio scorso arriva lo stop del giudice delegato che rigetta la richiesta della Salernitana Sport spa, pur riconoscendole il fumus boni iuris, vale a dire una parvenza di buon diritto cfr. l'ordinanza disponibile fra gli arretrati del 22 marzo . Il motivo della bocciatura? Non si configura il periculum in mora non c'è urgenza di intervenire, dunque. Contro il provvedimento scatta subito il reclamo della vecchia Salernitana, che punta di nuovo a bloccare l'uso dei colori sociali e del resto. Il collegio napoletano arriva alle stesse conclusioni del giudice delegato, anche se il nuovo niet ha motivazioni diverse. Nessuna concorrenza. Il punto di partenza, in ogni caso, è identico i giudici partenopei, come il loro predecessore, si dichiarano incompetenti per ogni domanda riguardante il trasferimento del titolo sportivo e la validità del lodo Petrucci, una materia che rientra nella giurisdizione amministrativa cfr. sul numero 36/2005 del settimanale D& G l'inserto speciale I Tar tecipanti al campionato firmato dall'avvocato Lucio Giacomardo ma se il giudice di prime cure aveva riconosciuto una certa astratta fondatezza alle pretese del vecchio club, ora il collegio nega anche la sussistenza del fumus boni iuris l'affiliazione alla Figc della Salernitana Sport è stata revocata e la spa, ora in liquidazione, è esclusa dalle competizioni che fanno capo alla federazione. È difficile, insomma, che le due compagini possano un domani farsi concorrenza. Finale di partita. L'ordinanza, inoltre, spiega che gli elementi differenziali presenti nel nuovo marchio Salernitana Calcio 1919 spa sono sufficienti a distinguerlo da quello vecchio, Salernitana Sport spa La vicinanza semantica può essere suggestiva - ammettono i giudici - ma non è in alcun modo fonte o rischio di confusione . Il fatto è che i nomi dei club contengono o richiamano tutti il Comune o la Regione di riferimento e nessuna squadra - osservano i magistrati - può pretendere il monopolio su quella denominazione . Un'interpretazione, sottolinea la sezione specializzata del tribunale campano, che è in linea con le novità introdotte dal Codice della proprietà industriale le nuove norme, infatti, rafforzano i valori della libera concorrenza in fatto di marchi. Per il derby giudiziario fra le due Salernitane ora manca solo il fischio finale con l'ormai imminente verdetto del giudizio di merito. d.f.

Tribunale di Napoli - Sezione in materia di proprietà industriale ed intellettuale - ordinanza 18 aprile 2006 Presidente Lipani - Relatore Casaburi Ricorrente Salernitana Sport Spa - Controricorrente Salernitana Calcio 1919 Spa In fatto Con atto notificato ritualmente la società ora reclamante citava in giudizio la Salernitana Calcio 1919 Spa e la Figc - Federazione italiana giuoco calcio, per sentir accertare - che la denominazione Salernitana 1919, il marchio Salernitana 1919, i colori sociali granata, i relativi segni distintivi, le opere dell'ingegno, l'immagine e tutti i valori aziendali connessi, compreso l'avviamento e la clientela, appartengono ad essa attrice - l'appropriazione indebita di quanto sopra da parte della società convenuta - la condotta illecita consistente nello storno dei dipendenti dalla Salernitana 1919 calciatori, staff, tecnico, impiegati , senza riconoscere il corrispettivo alla società attrice della cessione dei contratti - l'illiceità della condotta della convenuta anche ex articolo 2598 Cc, ivi compresa la disputa delle partite di calcio di campionato utilizzando lo stadio Arechi, come ulteriore mezzo idoneo, unitamente agli altri, a creare confusione e a danneggiare l'attrice - l'illiceità della condotta della Figc per i fatti di cui sopra, in quanto lesiva dei diritti soggettivi dell'attrice. Chiedeva ancora pronunciarsi, ex articolo 124 Codice sulla proprietà industriale, l'inibitoria di tutto quanto costituisca violazione dei propri diritti, fissando se del caso una somma per ogni violazione ed inosservanza. Infine chiedeva condannarsi la società convenuta al risarcimento dei danni, anche ex articolo 125 Codice sulla proprietà industriale, nella misura di euro 23.000.000,00 di cui euro 4 milioni per lo storno dei dipendenti e 4 milioni per la svalutazione degli immobili , nonché la Figc nella misura di euro 27.700.000,00 di cui 12.700.000,00 per la perdita conseguente allo svincolo illegittimo dei calciatori , con pubblicazione della sentenza. Il giudizio veniva introdotto ai sensi del D.Lgs 5/2003, che trova applicazione per i giudizi in materia di proprietà industriale ex articolo 134.1 Codice sulla proprietà industriale La soc. Salernitana Sport, con ricorso cautelare del 13 gennaio 006, proposto anche ex articolo 700 Cpc, chiedeva - inibirsi alla società resistente, ex articolo 131 Codice sulla proprietà industriale, l'uso dei segni distintivi, della ditta, della denominazione, del marchio Salernitana 1919, delle opere dell'ingegno, dell'immagine, nonché dei colori sociali granata, in quanto appartenenti ad essa istante - autorizzarsi ex articolo 129 Codice sulla proprietà industriale il sequestro di tutto l'abbigliamento tecnico della resistente, pure analiticamente indicato, e comunque del materiale tecnico es. palloni, guidoncini , dei gadgets bandiere, sciarpe, cappelli della resistente, recanti i segni distintivi o i colori sociali di essa ricorrente - fissarsi una somma per ogni inadempienza successivamente constatata, e pubblicazione del provvedimento sui giornali, ex articolo 126 Codice sulla proprietà industriale - disporsi da parte del presidente della sezione spec. la descrizione di quanto oggetto di causa - inibirsi alla resistente l'utilizzo dello stadio Arechi di Salerno, ordinandosi alla stessa di disputare le gare presso una società sportiva non riconducibile alla ricorrente - ordinarsi alla resistente di utilizzare diversi colori sociali e di utilizzare una diversa denominazione sociale, non riconducibile alla Salernitana o a Salerno - inibire l'utilizzo nelle gare ufficiali dei 6 giocatori professionisti oggetto di storno da parte della resistente a proprio danno - inibire alla Figc di utilizzare nei calendari, negli atti ed in ogni manifestazione esterna la denominazione Salernitana - inibirsi alle resistenti di utilizzare o sfruttare l'attuale immagine della squadra dei suoi calciatori, e non nell'attuale configurazione complessiva I resistenti si costituivano ed eccepivano il difetto di giurisdizione, comunque chiedendo il rigetto della domanda. Il GD, con ordinanza del 15 febbraio 2006, rigettava il ricorso. Da qui il reclamo della Salernitana Sport, con atto del 22 febbraio 2005, per le ragioni esaminate in parte motiva, con reiterazione delle domande originarie. I resistenti chiedevano il rigetto del reclamo. Il collegio, all'esito dell'udienza del 6 aprile 2006, se ne riservava la decisione. In diritto 1 Il reclamo è infondato e va rigettato, pur se la motivazione del giudice di prime cure va modificata ed integrata nei termini che seguono. 2 in primo luogo deve ritenersi - come segnalato dalle resistenti - che effettivamente non è affatto chiaro il tenore e l'estensione stessa del reclamo, vale a dire se la Salernitana Sport abbia inteso o meno contestare il provvedimento di prime cure nella parte in cui, in motivazione, si afferma il difetto di giurisdizione dell'Ago. Non è certo assorbente, al riguardo, la considerazione che l'atto di reclamo reiteri, in conclusione, puramente e semplicemente le domande già contenute nel ricorso introduttivo. D'altro canto, in motivazione p. 4-5- la Salernitana Sport svolge rilievi che attengono essenzialmente alla parte della domanda su cui il GD ha provveduto nel merito sia pure accertando il difetto di periculum in mora , svolgendo altresì precisazioni sui lamentati profili di concorrenza sleale. Per il resto il reclamo lascia alla fase di merito l'articolazione delle ragioni che giustificano la giurisdizione dell'AGO ma di tali argomentazioni, agli atti all'esame del Collegio, non vi è traccia sono del tutto inconferenti, ovvero relativi a circostanze incontroverse, i rilievi di cui a.p. - 27-28 ricorso introduttivo, attinenti alle residue ipotesi legislative di giurisdizione ordinaria . La società resistente ha però brillantemente cercato di ricostruire la prospettazione del reclamo invero molto più oscuro , rilevando che - appunto secondo Salernitana Sport - la giurisdizione dell'Ago opererebbe perché la Figc avrebbe colposamente permesso che la nuova società attuasse pratiche lesive dei diritti di privativa della stessa reclamante. In ogni caso va qui ribadito - con il giudice di prime cure e, beninteso, nell'ambito del presente procedimento cautelare che la giurisdizione ordinaria può sussistere esclusivamente per i profili industrialistici, e con i limiti che saranno esposti in prosieguo. Per ogni altro profilo, ed in particolare per tutto ciò che attiene all'operato della Figc, vi è invece difetto di giurisdizione dell'Ago, sussistendo quella esclusiva del giudice amministrativo inerente, quindi, anche a diritti soggettivi ovviamente, vertendosi in materia di giurisdizione, non può porsi alcuna questione di connessione, come pure già osservato dal provvedimento reclamato. In particolare, per quanto interessa in questa sede cautelare, rientra nella giurisdizione amministrativa ogni domanda anche risarcitoria e di reintegra in forma specifica fondata sulla pretesa violazione da parte della Figc del divieto di neminem laedere, così come ogni questione attinente al trasferimento se pure un trasferimento sia configurabile del c.d. titolo sportivo e, infine, alla validità del c.d. lodo Petrucci. Ciò in forza della legge 280/03, ben nota alle parti, su cui è davvero inutile soffermarsi. Il provvedimento reclamato svolge sul punto considerazioni che possono senz'altro condividersi, cui si rinvia, anche quanto ai precedenti giurisprudenziali. Può però in questa sede richiamarsi nuovamente Trib. Napoli 31 agosto 2004, Giur. Merito, 2004, 255, conosciuta alla difesa di parte reclamante che però, come osservato dal giudice di prime cure, si è ben guardata di farne cenno, a differenza dei precedenti provvedimenti inter partes, pur caducati da quello surrichiamato , ove pure è espressamente affermato, con ampiezza di motivazione, che ogni controversia attinente all'ammissione e all'affiliazione alle federazioni di società sportive rientra senz'altro nella giurisdizione amministrativa. Nel caso di specie, oltretutto, il giudice amministrativo ha già avuto modo di pronunciarsi, in termini negativi per la reclamante. 3 Ne consegue, in primo luogo, il rigetto delle domande cautelari presupponenti l'accertamento di condotte di concorrenza sleale da parte della società resistente alcune delle quali addirittura proposte nei confronti della Figc . Tutte tali condotte - ai fini di un giudizio in termini di illiceità ex articolo 2598 Cc - infatti, presuppongono, quanto meno, l'accertamento della illiceità del c.d. trasferimento del titolo sportivo, su cui - come detto - questo giudice ordinario non può pronunciarsi. Tanto, in particolare, con riferimento alla domanda di inibitoria dall'uso, nelle competizioni, dei giocatori che sarebbero oggetto di storno da parte della società resistente. Infatti il passaggio dei giocatori in questione alla nuova formazione è avvenuta in forza e successivamente allo svincolo da parte della Figc, atto pure, ovviamente, devoluto alla cognizione del giudice amministrativo. Non può infine trascurarsi, in termini strettamente civilistici, che la reclamante non ha ritenuto neanche di richiamare - ancorché offrire di provare - i requisiti richiesti dalla giurisprudenza per il riscontro della concorrenza sleale per storno di dipendenti. Il richiamo - p. 6 reclamo - all'acquisizione, da parte della società resistente, di conoscenze tecniche acquisite nell'azienda di provenienza , quale condotta concretante lo storno, è difficilmente comprensibili in termini fattuali, con riferimento al gioco del calcio di quali conoscenze tecniche sono portatori i giocatori? , ancor prima che i giudici in sostanza la reclamante mostra di confondersi con la concorrenza sleale per appropriazione di pregi ed attività di un concorrente, che è fattispecie del tutto diversa . Considerazioni non diverse riguardano la domanda di inibitoria dall'uso dello stadio Arechi, di cui la resistente è concessionaria in forza di atto, quindi, pure non censurabile in questa sede né la Salernitana Sport, può limitarsi ad affermare ma solo in sede di reclamo che in realtà la domanda in questione non incide in alcun modo sull'atto amministrativo di concessione, in quanto rivolta solo a controparte. Resta - ineludibile - il rilievo che non vi è alcuna possibilità di colorire in termini di illiceità concorrenziale la condotta delle resistenti, come più volte detto del tutto conforme ad atti amministrativi, anche di carattere generale, e comunque all'ordinamento sportivo fino a diversa pronuncia del giudice amministrativo . Anzi, più in generale, è estremamente difficile configurare lo stesso rapporto concorrenziale tra le società in causa, anche potenziale, se si considera che il liquidatore della reclamante ha richiesto alla Figc la stessa revoca dell'affiliazione della Salernitana Sport, disposta con atto 169/A del 7 febbraio 2006 mentre nulla le parti hanno dedotto in ordine all'esito dell'udienza in camera di consiglio del 6 febbraio 2006, presso il tribunale di Salerno, disposta su istanza del Pm per la dichiarazione dello stato di insolvenza, rectius fallimento . Quest'ultima, quindi, è ormai al di fuori delle competizioni sportive che fanno capo alla FIGC, nell'ambito delle quali - tra le società sportive partecipanti - avrebbe appunto potuto configurarsi il rapporto concorrenziale. In altri termini la possibilità di ripresa della attività economica della ricorrente, e la progressione della vecchia Salernitana verso le serie calcistiche superiori, di cui si fa menzione nel provvedimento reclamato, appaiono ormai estremamente improbabili, ben oltre i limiti del fumus boni iuris e del periculum, v. infra . Quanto precede vale, come accennato, per tutte le altre condotte rapportabili alla concorrenza sleale, confusamente lamentate dalla reclamante. In particolare il riferimento è alle doglianze relative al colore sociale granata , all'emblema ippocampo ma la resistente fa uso della raffigurazione di un pallone da calcio , in genere all'oggettistica promozionale. Il granata, oltretutto, come correttamente dedotto dalla società resistente, è il colore anche di altre e ben più note squadre di calcio, sicché mai la reclamante potrebbe pretenderne il monopolio. 4 Quanto poi ai segni distintivi della Salernitana Sport in particolare denominazione sociale e marchio il Collegio rileva che il GD ha effettivamente affermato - in motivazione p. 9-14 la fondatezza della pretesa della ricorrente, ora reclamante, in termini di fumus boni iuris. Tali rilievi - peraltro - hanno il limitato valore di obietar dicta, in quanto il ricorso è stato rigettato, per carenza di periculum in mora il che, invero, rendeva del tutto superflua la motivazione sul fumus . Il reclamo, e soprattutto le difese delle resistenti, investono anche tali profili, su cui quindi occorre pronunciarsi. Il Collegio - dissentendo radicalmente dalle valutazioni del GD - reputa invece che non sussista affatto il fumus boni iuris della pretesa della Salernitana Sport circa i segni distintivi in questione. Questi ultimi saranno valutati unitariamente, atteso il valore archetipale del marchio d'impresa registrato, in punto di disciplina, rispetto agli altri segni distintivi, anche non titolati, alla stregua del Codice della proprietà industriale. È poi irrilevante il carattere registrato o meno dei marchi in contestazione la reclamante nulla ha documentato al riguardo , stante la tendenziale parificazione del marchio di fatto a quello registrato di cui al Codice surrichiamato, v. Trib. Napoli 5 maggio 2005, Foro It., 2005, l, 2191. 5 Va però premesso, già su un piano metodologico , che deve respingersi in toto l'impostazione in termini meramente proprietari dei diritti di proprietà industriale non a caso la reclamante avanza paragoni anche la tutela possessoria . Una tale impostazione - già fortemente criticata in passato un illustre autore ha già avuto modo di condannare la configurazione dei diritti di proprietà industriale in termini grettamente dominicali - è ormai insostenibile all'indomani del Codice della proprietà industriale. Quest'ultimo infatti, pur non incidendo direttamente sull'articolo 2598 Cc, che resta immodificato, da un lato ha ristretto le fattispecie riconducibili a tale disposizione, dall'altro ha esteso i valori sottesi al principio di libertà di concorrenza. Tali profili, in apparenza confliggenti, trovano attuazione nel processo da qui una ulteriore conferma della assoluta centralità, nell'economia del Codice, del capo III. La relazione illustrativa al Codice afferma così che le norme sulla concorrenza sleale costituiscono il fondamento di un diritto alla lealtà della concorrenza che, nei suoi tratti essenziali e nel corredo sanzionatorio, non differisce né punto né poco dai diritti di Proprietà industriale . La novità sta nella struttura del Codice, che ricostruisce in un quadro nuovo e moderno i nessi sistematici che collegano i molteplici diritti di proprietà industriale , alla stregua sia di una più rigorosa impostazione dogmatica dei rapporti intercorrenti fra proprietà industriale e concorrenza sleale, sia delle indicazioni che provengono dai TRIP's così ancora la relazione . La relazione tra proprietà industriale ed intellettuale e tutela della concorrenza si pone anzi, come autorevolmente affermato, in termini di interfaccia . La concorrenzialità del mercato, quindi, non è un valore antagonistico rispetto alle restrizioni derivanti dai diritti esclusivi ma - in un ottica di complementarietà - costituisce un vero e proprio fattore interno di definizione non soltanto dello scopo ma anche delle limitazioni da assegnare alle proprietà intellettuali . Così il Codice respinge, come superata, ogni contrapposizione tra diritti di monopolio, posti dalle privative industrialistiche e principio di libertà/lealtà di concorrenza. È ripudiata, in particolare, l'idea che nella tutela contro la concorrenza sleale abbiano rilevanza interessi diversi ed antagonistici rispetto a quello del titolare del diritto come l'interesse dei consumatori e che tale rilevanza possa segnare una distinzione rispetto alla impostazione dominicale della proprietà industriale. La profonda omogeneità tra diritto della concorrenza e diritti di proprietà industriale ha rilevantissime conseguenze, sistematiche e operative ne discende, in primo luogo, la necessità di una lettura pro-concorrenziale delle norme sulle privative. 6a Tanto premesso, deve subito segnalarsi che i segni distintivi della Salernitana Sport, coincidenti con l'elemento denominativo Salernitana, presentano un livello di distintività estremamente basso, specie se letto in termini pro-concorrenziali, come sopra evidenziato. La denominazione in parola, infatti, è esplicitamente riferita alla città di Salerno, di cui la società ricorrente è era titolare della locale squadra calcistica. Si tratta, anzi, proprio della parola che indica la cittadinanza della città campana. Gli elementi figurativi - neanche ben indicati - sono sicuramente secondari, in una percezione d'insieme, rispetto a quello denominativo suindicato. È allora agevole l'affermazione che Salernitana presenta tutte le caratteristiche del marchio debole considerazioni non diverse, come accennate, possono rivolgersi quanto alla denominazione sociale né la reclamante ha anche solo prospettato la possibilità di un rafforzamento per secondary meaning. Ciò d'altronde va affermato per tutti i non pochi marchi e le denominazioni di ambito sportivo coincidenti con le località non solo città di riferimento. La distinzione giurisprudenziale tra marchi forti deboli è notissima, sicché può semplicemente accennarsi che questi ultimi sono quelli non contenenti particolari requisiti di originalità rispetto ai segni distintivi adottati comunemente n un determinato settore, e comunque quelli caratterizzati da una attenuata attitudine distintiva, in quanto tendenzialmente descrittivi dei prodotti, dei servizi o della loro natura. Qualora poi il segno sia meramente descrittivo del prodotto o del servizio di riferimento, non è in grado radicalmente di assolvere la funzione distintiva e di indicazione di provenienza che gli è propria, sicché è radicalmente nullo. La denominazione Salernitana, contraddistinguendo la squadra di calcio della città di Salerno, esprime allora in modo diretto, senza alcuna elaborazione creativa, lo strettissimo legame tanto più forte in ambito sportivo tra la società, la squadra e quella città. Vi è - in altri termini - una profonda interazione tra la denominazione, la squadra di calcio e la città, percepita fortemente - si tratta di un dato notorio - proprio dal pubblico di riferimento, i tifosi . Ed è proprio qui la radice del marchio debole. 6b Per altro verso ogni ulteriore approfondimento è riservato al giudizio di merito appare anche il richiamo - avanzato dalla società resistente - al marchio geografico, vietati espressamente dall'articolo 13.1 Codice sulla proprietà industriale già articolo 18 1 comma lettera b legge marchi . La giurisprudenza in materia di capacità distintiva del segno, e in particolare di marchi geografici, è amplissima. Si afferma così che non è ammissibile una privativa sulla descrizione o sulla provenienza di un prodotto o di un servizio né può trascurarsi che all'interesse della generalità alla libera appropriabilità di una denominazione geografica si aggiunge una intuibile esigenza di tutela dell'affidamento. La legge mira ad evitare la appropriazione di segni che definiscono in astratto quel prodotto o servizio. Un toponimo può però avere anche altre funzioni semantiche, indicare qualcosa di diverso dal dato geografico. In tal caso può costituire valido marchio. In altri termini il toponimo, quando non sia usato come descrizione delle caratteristiche del prodotto o dell'origine, può costituire un marchio di fantasia, v. ampiamente Trib. Napoli, 11 marzo 2003, Foro It., 2003, I, 3185. Si consideri poi che sia i giudici di merito che la Suprema Corte hanno affermato che il marchio Capri , usato per contraddistinguere sigarette, è valido in quanto non è marchio geografico ciò perché Capri non è notoriamente luogo di produzione del tabacco, sicché il collegamento con il prodotto è del tutto di fantasia Trib. Roma, 2 marzo 1993, GADI, 2949 Cassazione 16022/00, id. 4203 . Ed ancora Il nome geografico può essere assunto come marchio cioè indicatore della provenienza del prodotto da una determinata impresa, se sia Insignificante della qualità del prodotto, ossia non descrittivo v. Cassazione 10587/96 caso Pilsner Urquell , Giur. it., 1997, I, 1, 1538. Per la giurisprudenza di merito di recente App. Bologna, 23 marzo 2002, Dir. Ind., 2002, 243, ha ritenuto - sempre alla stregua dell'articolo 18 lettera b cit., che deve ritenersi che il segno costituito da un quadrato nel quale è iscritto un cerchio di colore azzurro ove compare la scritta Mortadella di Bologna due torri ovvero mortadella due torri di Bologna con le torri Galisenda e Asinelli stilizzate sul fondo indica al contempo la provenienza del prodotto e la sua qualità e di conseguenza non possiede per se stesso la capacità distintiva necessaria per costituire valido marchio . In termini v. anche Commiss. ricorsi materia brevetti, 07 ottobre 1994, n. 78/91, Dir. ind., 1995, 151 Non è registrabile come marchio per contraddistinguere prodotti cosmetici fabbricati utilizzando materiali delle terme che si trovano in tale località il nome Saturnia che indica lapalissianamente la provenienza o la localizzazione dei prodotti o del servizio fornito . Cfr sul domain name, Trib. Siracusa, sez. distaccata di Lentini, ord. 23 marzo 2001, Foro It. 2001, I, 3706 il nome di una località può costituire oggetto di marchio solo ove, lungi dal rilevare particolari caratteristiche del prodotto o far riferimento alla sua origine, assuma un significato fantastico con funzione meramente individualizzante nella specie è stata negata la tutela inibitoria cautelare al marchio di servizio Sicily on line con riferimento ad un omonimo domain name. 6 Può allora agevolmente concludersi, nella specie, che gli elementi differenziali presenti nel marchio\denominazione della società resistente sono idonei a distinguerli in modo significativo dai segni della reclamante. Il riferimento, in particolare, è all'ulteriore espressione calcio 1919 presente nei segni della nuova società in luogo di sport, presente invece nella denominazione della reclamante . Per la differenziazione dei marchi deboli, infatti, sono sufficienti varianti anche secondarie, non potendo per essi operare il giudizio di comparizione fondato sul cuore del segno, proprio dei marchi forti, come invece operato dal provvedimento reclamato. La vicinanza semantica tra i marchi delle parti, allora, può essere suggestiva, ma non è in alcun modo fonte di rischio di confusione. A parte il rilievo che la suggestione, di per sé, non è tutelata, deve rimarcarsi che i nomi delle squadre sportive, specie di calcio, coincidono o comunque richiamano la città\regione di riferimento Milan, Fiorentina, Lazio, Napoli , con poche eccezioni Juventus, Inter , sicché anche da questo punto di vista alcuna squadra rectius, società di riferimento può pretendere il monopolio su quella denominazione. La reclamante richiama il carattere meramente descrittivo delle parole aggiunte al marchio della resistente calcio 1919 peraltro la società resistente ha dedotto - senza contestazioni della reclamante - che il riferimento al 1919 allude non all'anno di fondazione della Salernitana sport, ma alla costituzione del primo sodalizio calcistico in Salerno . Ciò al fine di escluderne il carattere di novità rispetto al proprio ma anche, in prospettiva, la stessa validità, pur se si tratta di doglianza non proposta nel giudizio di merito . Deve però rilevarsi, incidentalmente, che il marchio Salernitana calcio 1919, pur essendo composto da due parole di cui una di per sé priva di portata individualizzante calcio , in quanto descrittiva del servizio reso, assume per la composizione dei due termini una caratterizzazione autonoma che imprime al marchio una novità e una capacità distintiva tali da renderlo sicuramente registrabile, sicuramente in misura maggiore rispetto al marchio contenente la sola parola Salernitana. La portata di originalità e di capacità distintiva del in oggetto deriva non soltanto dall'aver posto in sequenza logica due parole tra di loro non collegate, oltre un numero chiaramente riferito ad un anno, ma anche dall'aver creato una sequenza anomala rispetto all'uso corrente della lingua italiana. Può richiamarsi, per profili di affinità, Trib. Napoli 16 marzo 2004, Giur. ann. Dir. ind., 2004 4729, nonché Corte di Giustizia CE, 20 settembre 2001, caso Baby-dry, Dir. Ind., 2001, 339. Quest'ultima sentenza ha affermato la registrabilità quale marchio comunitario del sintagma Baby Dry, composto, non diversamente che nel caso in esame, di termini inidonei di per sé soli a poter costituire un valido marchio registrabile. La Corte ha ritenuto che proprio la combinazione tra i due lemmi, la loro collocazione grammaticale in maniera anomala rispetto all'utilizzo normalmente fatto nella lingua corrente di provenienza delle parole, fossero idonee a conferire quel carattere di novità ed originalità tale da legittimare il riconoscimento quale valido marchio. Pertanto anche sotto tale profilo le difese della reclamante vanno respinte mentre non ha alcun pregio, né richiede particolare confutazione, il richiamo alle indicazioni geografiche . 8 Quanto precede è sufficiente per il rigetto della domanda cautelare. Per completezza deve però ribadirsi che non si riscontra, nella specie, neanche il periculum in mora, il danno da ritardo del processo a cognizione piena, che costituisce - con il fumus - l'indefettibile presupposto della tutela cautelare. In particolare, in diritto, va ribadito che l'accertamento del periculum in mora è necessario anche per i procedimenti tipici e atipici industrialistici che oltretutto sono tra i più rilevanti procedimenti cautelari previsti dall'ordinamento , oltretutto per la tutela atipica, invocata anche nella specie, trova diretta applicazione l'articolo 700 Cpc, che richiede espressamente il riscontro di un pregiudizio imminente ed irreparabile. La teoria del periculum in re ipsa è infatti ormai quasi del tutto superata in giurisprudenza, v. - quanto a questo tribunale - Trib. Napoli, 20 aprile 2004, Foro It., 2005, I, 924 e in motivazione 17 dicembre 2003, id., 2004, I, 615. Così anche la dottrina, ivi compreso l'illustre autore non precisamente richiamato dal reclamante, il quale peraltro indiscutibilmente reputa che il periculum sia presunto dalla legge solo per i procedimenti di descrizione, non certo per inibitoria e sequestro. Beninteso, il periculum industrialistico si fonda su di una valutazione comparativa degli interessi contrapposti delle parti, e ben può identificarsi - nel rischio di un pregiudizio anche solo patrimoniale per l'istante, purché significativo e suscettibile di sviluppi imprevedibili o incontrollabili, ovvero nella difficoltà probatoria di quantificare il danno nel successivo giudizio di merito. Nel caso di specie, in punto di fatto, possono essere richiamate le ampie deduzioni al riguardo del provvedimento reclamato, che appunto ha risolutamente escluso la configurabilità del periculum in mora, atteso che nulla ha concretamente replicato al riguardo la reclamante. Merita però osservare che, a ben guardare, Salernitana Sport non deduce affatto un rischio di infruttuosità o da tardività così richiamandosi una nota tipizzazione , e tantomeno un danno suscettibile di espansione incontrollabile. Deve ricordarsi, infatti, che la reclamante è titolare - ormai - di una squadra calcistica non più federata alla Figc, che milita nel girone dilettanti, sostanzialmente priva di patrimonio, di cui è concretamente prospettato il fallimento. A fronte di tale gravissima situazione patrimoniale e non solo la domanda cautelare è funzionale, essenzialmente, ad attribuire un plus valore economico ai propri segni distintivi di cui la reclamante offre una quantificazione su basi non meglio precisate, comunque palesemente del tutto eccessiva . Ciò però a mezzo della sostanziale paralizzazione dei segni distintivi della società resistente peraltro società patrimonialmente capiente, titolare di una squadra militante nel girone C1. Si tratta di una operazione complessa economicamente comprensibile - attesa appunto le precarissime condizioni della reclamante - ma giuridicalmente del tutto infondata. Da qui anche l'assoluta inconferenza della sopravvenienza dedotta dalla reclamante, l'offerta d'acquisto dei propri segni distintivi da parte di altre società la cartula esibita al riguardo, a firma Sapri calcio Spa , ed attestante in ogni caso una mera inizialissima manifestazione d'interesse, non ha però alcun valore probatorio, anche meramente indiziario, attesa l'assoluta incertezza circa la provenienza e la data . Né può trascurarsi, infine, che la decisione di merito - come dedotto nel corso del procedimento di reclamo - è ormai imminente e certo non compete al collegio valutare gli eventuali vizi processuali deducibili solo in quella sede , il che pure concorre ad escludere il periculum. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo. PQM Rigetta il reclamo. Condanna parte reclamante alle spese del giudizio, che liquida per ciascuna delle altre parti in euro 550,00 per esborsi, 3600,00 per diritti, 5500,00 per onorario di avvocato, oltre Iva e Cpa.