Il bancomat senza Pin non vale niente: attenuante per il ladro

Danno patrimoniale trascurabile. Deve riconoscersi la speciale tenuità

Si della Cassazione all'attenuante per il ladro di bancomat. In pratica, chi ruba un bancomat senza essere a conoscenza del codice segreto per effettuare le operazioni di prelievo bancario cagiona al legittimo proprietario un danno patrimoniale trascurabile , quindi, nel processo potrà ottenere l'attenuante prevista dall'articolo 62 del Codice penale per i danni di speciale tenuità . Discorso diverso, invece, per il furto della carta di credito, che non merita l'esimente perché provoca un danno più rilevante. È quanto emerge dalla sentenza 25870/06 - depositata il 25 luglio e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - con cui la Cassazione si è pronunciata su una decisione della Corte d'appello di Bologna che aveva condannato, a otto mesi di reclusione e al pagamento di 200 euro di multa, un extracomunitario per concorso in furto aggravato di un portafogli senza concedergli alcuna attenuante perché tra la refurtiva vi era anche un bancomat. La quinta sezione penale di piazza Cavour ha accolto il ricorso dell'imputato, annullando la sentenza di secondo grado limitatamente al mancato riconoscimento dell'attenuante, con rinvio altra sezione della Corte territoriale bolognese. La tessera bancomat - dicono gli ermellini - non ha valore in sé, ma unicamente quale strumento per il prelievo di fondi depositati presso un istituto bancario. Conseguentemente, se il ladro non è a conoscenza del codice relativo alla predetta tessera, la sua sottrazione cagiona al legittimo titolare un danno patrimoniale trascurabile, consistente nelle spese per ottenerne il duplicato o l'emissione di nuova tessera . Il furto di una carta di credito, invece, in considerazione del valore strumentale di questa che consente al titolare di effettuare molteplici atti di acquisto a pagamento differito provoca un danno patrimoniale che non deve essere rapportato al semplice valore venale del documento e non può, pertanto, essere ritenuto modesto .

Cassazione - Sezione quinta penale up - sentenza 8 giugno - 25 luglio 2006, n. 25870 Presidente Marini - relatore Fumo Ricorrente Kadour La Corte di appello di Bologna ha confermato la condanna mesi 8 di reclusione ed euro 200 di multa pronunziata dal tribunale di quella stessa città a carico di Kadour Ahmed, imputato di concorso in furto aggravato di un portafogli e del suo contenuto. Ricorre per cassazione il difensore e deduce erronea applicazione della legge penale nonché illogicità e contraddittorietà di motivazione atteso che il giudicante non ha concesso la attenuante di cui all'articolo 62 numero Cp perché tra la refurtiva vi era anche una tessera bancomat. Invero se, come nel caso in esame, il ladro non conosce il codice di utilizzo del predetto documento, la tessera in questione è un oggetto di nessun valore. Il ricorso è fondato, La tessera bancomat non ha valore in sé, ma unicamente quale strumento per il prelievo di fondi depositati presso un istituto bancario. Conseguentemente, se il ladro non è a conoscenza del codice relativo alla predetta tessera, la sua sottrazione cagiona al legittimo titolare un danno patrimoniale trascurabile consistente nelle spese per ottenerne il duplicato o la emissione di nuova tessera . Questo collegio non ignora che esiste un opposto orientamento giurisprudenziale in tema di carta di credito ASN 1996044320-RV 204759 , in base al quale il danno patrimoniale derivante da furto della stessa, in considerazione del valore strumentale di questa, che consente al titolare di effettuare molteplici atti di acquisto a pagamento differito, non deve essere rapportato al semplice valore venale del documento e non può, pertanto, essere ritenuto modesto ma ritiene che il principio non possa essere applicato al furto della tessera bancomat, atteso che, appunto, senza la conoscenza del codice di prelievo, il documento è assolutamente inutilizzabile. D'altronde l'indebito utilizzo del predetto documento è autonomamente punito, anche a titolo di tentativo cfr. ASN 200123429-RV218976 , come previsto dall'articolo 12 legge 143/91. Poiché l'attenuante in questione deve trovare spazio quando viene causato un danno patrimoniale di speciale tenuità, conseguentemente la Corte erroneamente ha ritenuto di non concederla, atteso che, oltre alla predetta tessera, nel portafoglio, per quanto si legge in sentenza, era custodita solo la somma di euro 15.00. La sentenza impugnata va dunque annullata con rinvio limitatamente al mancato riconoscimento della attenuante in questione. Giudice di rinvio è altra sezione della Corte di appello di Bologna. PQM La Corte annulla la sentenza impugnata limitatamente al mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'articolo 62 numero Cp, con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna per nuovo esame.