Una proposta di riforma dell'ordinamento professionale

di Renato Veneruso

Riforma dell'Ordinamento forense, l'Organismo unitario dell'Avvocatura ha inviato la scorsa settimana a tutti i delegati che parteciperanno alla seconda sessione del XXVIII Congresso nazionale forense la propria proposta si veda in proposito il quotidiano dello scorso 22 giugno . Del resto, che tale riforma non fosse più procastinabile era chiaro e i rappresentanti dell'Avvocatura intervenuti lo scorso 8 maggio al forum organizzato da Diritto& Giustizia@ dal tema Quale futuro per la professione forense che avevano ribadito l'inadeguatezza dell'attuale percorso di formazione e di verifica degli aspiranti legali. si veda in proposito il quotidiano del 10 maggio scorso Continuando il dibattito pubblichiamo di seguito il contributo del vicepresidente dell'Organismo unitario dell'Avvocatura, Renato Veneruso che illustra la proposta messa a punto dall'Oua per la riforma dell'Ordinamento professionale. di Renato Veneruso* La riforma dell'ordinamento professionale ed in particolare di quello forense, cioè dell'unica professione cosiddette liberale la cui funzione è costituzionalmente prevista e garantita, si presenta nuovamente ai nastri di partenza della appena iniziata legislatura nel tanto conclamato quanto poi poco praticato auspicio che possa finalmente essere giunto il momento di aggiornare lo strumentario normativo dei servizi professionali, ambito economico di assoluto rilievo nazionale, eppure ancora affidato alla legislazione di inizio '900 che, per quanto illuminata e profetica, segna francamente il passo rispetto ad una realtà profondamente mutata e abbisognevole di ben altra elasticità ed incisività di regolazione ordinamentale. Non è dubbio, infatti, che, se, da un lato, la riforma dell'ordinamento professionale forense meglio potrebbe essere dettata all'interno di un complessivamente aggiornato quadro dei rapporti professionali tout court, nondimeno, dall'altro, gli avvocati italiani hanno responsabilmente ritenuto, dal Congresso Nazionale forense di Palermo del 2003 a quello di Milano dello scorso novembre, che non si potesse continuare ad aspettare Godot e, contemporaneamente, essere fatti oggetto delle poche amorevoli cure ed interessati interventi, prevalentemente di fonte comunitaria ma anche di alcuni dei poteri forti nazionali, tesi a dettare eteronomicamente le nuove regole dell'esercizio professionale dell'avvocatura del terzo millennio. Invero, non si può pensare di dare replica a tali spinte di liberalizzazione selvaggia, foriere dello smantellamento del sistema ordinistico ovvero di quello tariffario, se non all'interno di un progetto di riforma che, perché sappia preservare l'uno e l'altro, si faccia carico dell'indispensabile loro ammodernamento e, più in generale, della necessaria riscrittura di regole più rispettose sia dell'identità, che del correlato e pedissequo dover essere, dell'avvocatura dell'ora presente e di quella -almenoprossima futura. È questa la ragione dell'opzione per una riforma separata dal contesto più ampio delle altre professioni, peraltro nella consapevolezza del riconoscimento della peculiare rilevanza giurisdizionale dell'esercizio del diritto di difesa anche in via preventiva, nei termini dell'assistenza e consulenza contrattuale , che ha indotto l'Organismo unitario dell'Avvocatura, in esecuzione del deliberato congressuale palermitano del settembre 2003 a sviluppare un percorso di approfondimento programmatico e di contenuti che, prendendo le mosse dall'elaborato del Cnf presentato a Palermo, ha sviluppato, specialmente attraverso l'incontro napoletano della Conferenza nazionale monotematica dell'aprile del 2005, un compiuto progetto di riforma qui leggibile nei documenti correlati , che è esso stesso punto di partenza, in quanto work in progress assegnato al dibattito precongressuale, in vista delle assisi romane del prossimo 21-24 settembre e del relativo auspicabilmente relativo deliberato, da consegnare alla politica perché possa assumerlo quantomeno come base di confronto per la successiva approvazione parlamentare. I princìpi che hanno ispirato tale progetto sono ispirati ai seguenti criteri e punti programmatici - numero programmato di accessi alla laurea magistrale in giurisprudenza - riforma dell'accesso, con ruolo privilegiato, nella formazione, attribuito alle Scuole Forensi -come sostenuto dall'Oua anche nell'ambito della Commissione Siliquinie preselezione all'accesso alle scuole, a frequenza tendenzialmente obbligatoria - ineludibilità del tirocinio presso gli studi legali, con previsione di compenso di natura indennitaria in favore dei praticanti e, contestualmente, di agevolazioni e incentivi fiscali per i titolari degli studi - introduzione e disciplina della formazione permanente come obbligo deontologico con sistema di crediti formativi, nonchè del conseguimento e mantenimento di titoli di specializzazione secondo percorsi di formazione e di certificazione - riforma dell'esame di abilitazione, da ridursi a mero punto culminante del percorso di formazione all'accesso con tappe di verifica intermedia - previsione di forme collettive di esercizio dell'attività forense che consentano maggiore articolazione e flessibilità dei modelli, con la previsione anche di società di capitali purché limitate alla partecipazione di soli soci professionisti - possibilità di costituzione di strutture multidisciplinari - obblighi di informazione e di copertura assicurativa - sottolineatura della valenza del codice deontologico anche quale forma di tutela degli interessi generali alla trasparenza ed alla efficacia concreta della tutela legale - mantenimento della struttura ordinistica secondo logiche di ammodernamento logistico ed organizzativo ispirate ad enfatizzarne il ruolo pubblicistico di garanzia nei confronti degli utenti dei servizi professionali legali - in tale ottica, revisione del procedimento disciplinare, con separazione dell'organo inquirente da quello giudicante e la connessa previsione di un organo distrettuale in aggiunta alle competenze dei Consigli dell'Ordine territoriali, nonché riforma del sistema elettorale con allungamento della durata minima e maggior rigore nel regime dell'incompatibilità e del conflitto di interessi - conferma della inderogabilità dei minimi tariffari con revisione ragionata delle tariffe e tentativo obbligatorio di conciliazione presso il Consiglio dell'Ordine e verbale positivo con efficacia di titolo esecutivo - certificazione di qualità sotto il rigoroso controllo delle istituzioni forensi, con la partecipazione delle associazioni forensi ai percorsi di formazione permanente e l'apporto specialistico che se ne possa trarre, sin dalla fase dell'accesso - autodeterminazione della categoria nell'applicazione di normative assai delicate, quali la privacy e l'antiriciclaggio, ad intrinseco contenuto deontologico e come tali in potenziale conflitto con princìpi cardine della professione forense, quali la personalità del rapporto e la riservatezza e segretezza nell'espletamento dell'incarico difensivo, anche in ambito stragiudiziale - l'enfatizzazione del ruolo dell'Avvocatura nei percorsi di Adr attraverso la previsione dell'assistenza tecnica obbligatoria - la riserva professionale per la consulenza legale, anche stragiudiziale - la impossibilità di applicare le rigide leggi della concorrenza alla professione forense in ragione della non assimilabilità della professione all' impresa - la necessità di definire uno status autonomo e peculiare del professionista. V'è, comunque, il rischio di riformare partendo da una legge che sia già vecchia rispetto alla realtà che vuole regolamentare, secondo il principio per cui è norma ciò che è normale, cioè che viene vissuto e considerato come aderente alla realtà che si è inteso disciplinare l'enorme rigonfiamento degli albi e l'ingresso di nuove generazioni professionali, per le quali soprattutto vale l'assioma sociologico in base al quale il terzo millennio sconta il paradosso del lavoro professionale che vuole stabilizzarsi a fronte di quello subordinato che si rende flessibile , costituiscono, infatti, una pesante ipoteca per chi voglia governare il cambiamento con senso di responsabilità ed acutezza di veduta, dalla quale non ci affrancheremo senza l'indispensabile coraggio di chi è disposto, pur di salvare i propri principi identitari, a rivestirli di forme anche completamente nuove. Analisi quest'ultima che riguarda pure l'eterno e mai completamente risolto problema della rappresentanza invero, se non è contestabile che l'esperienza della distinzione fra la rappresentanza politica della categoria in capo al Congresso e l'organo di autogoverno disciplinare in capo al Consiglio Nazionale appare essere stata non solo digerita ma ormai propria della maggioranza degli avvocati italiani, nondimeno la trasformazione della classe forense in corpo sociale a causa, appunto, delle dimensioni attesta la assoluta insufficienza dell'attuale organismo di attuazione della volontà congressuale oggi, l'Oua a svolgere e declinare efficacemente l'interlocuzione con le altre rappresentanze sociali e politiche senza intervenire sull'invece quadro ordinamentale. Non appaia, al riguardo, un cattivo esercizio di quel coraggio -che prima dicevamo indispensabile - cogliere l'occasione della legge di riforma professionale per una normativizzazione del momento congressuale come identificativo della volontà politica degli avvocati e per una rilettura delle modalità elettorali degli organi di autogoverno, sia territoriali che nazionali, alla stregua di un rapporto più diretto e rappresentativo delle plurime istanze di un'avvocatura che non è più una, né per numeri, né per specificità, né per connotazioni sociali e culturali. La sfida della società complessa ed aperta di inizio millennio deve essere raccolta anche dagli avvocati gli avvocati italiani sapranno dare ancora una volta un segno della loro ormai sbiadita secolare primazia se saranno in grado di leggerla, coglierla e svolgerla, anche secondo un puntuale ed intelligente intervento di riforma della propria legge professionale. *Vicepresidente dell'Organismo unitario dell'Avvocatura ?? ?? ?? ??

Organismo unitario dell'Avvocatura Riforma dell'Ordinamento Professionale Forense Documenti e ipotesi di testo in previsione della seconda sessione del XXVIII Congresso Nazionale Forense Commissione Ordinamento Professionale - maggio 2006 SOMMARIO * La riforma delle professioni - La tela di Penelope, storia di una riforma incompiuta - Saggio del Presidente Oua avv. Michelina Grillo - pubblicato da Diritto e Giustizia il 25.2.2006 pag.3 * Mozione finale conclusiva del XXVII Congresso Nazionale Forense di Palermo ottobre 2003 pag.21 * Documenti di sintesi delle tre sezioni della IV Conferenza Nazionale dell'Avvocatura - Napoli maggio 2005 - L'accesso alla professione - L'esercizio della professione - L'autogoverno dell'Avvocatura pag.24 * Mozione finale sull'ordinamento professionale del XXVIII Congresso Nazionale Forense - prima sessione di Milano novembre 2005 pag.41 * Relazione di accompagnamento al testo base di ipotesi di riforma dell'ordinamento professionale forense diffusa a Cnf, Cassa Forense, Ordini e Associazioni in data 5.1.2006 - Giunta Oua 28.12.2005 pag.47 * Lettera di trasmissione testo base di ipotesi di riforma dell'ordinamento professionale forense diffusa a Cnf, Cassa Forense, Ordini e Associazioni in data 5.1.2006 pag.63 * Documento congiunto sull'accesso alla professione - Parma 20.02.2005 pag.65 * Proposta di riforma dell'ordinamento della professione di avvocato Stralcio inerente la formazione e l'accesso - Assemblea Oua 17.12.2005 pag.68 * Ipotesi aggiornata di testo di riforma dell'ordinamento professionale forense - successivamente all'invio del primo testo di proposta in data 5.1.2006, non sono pervenute osservazioni o contributi da parte di alcuno, ancorché sollecitati - il testo dell'ipotesi base di discussione è stato egualmente collazionato e rivisitato dalla Commissione Ordinamento professionale dell'OUA - si auspica che almeno ora, in previsione della discussione e delle deliberazioni da assumersi nel corso dei lavori della seconda sessione del XXVIII Congresso Nazionale Forense, programmata in Roma nei giorni 21/24 settembre 2006, vengano alla luce tutte le posizioni, le proposte e le osservazioni delle diverse componenti dell'Avvocatura, per consentire un adeguato ed informato, franco e costruttivo dibattito precongressuale e congressuale, e l'assunzione di scelte ponderate ed effettivamente rispondenti alle odierne e future esigenze della classe forense. La proposta viene pubblicata sul sito www.oua.it ove sarà possibile inoltrare osservazioni e proposte di modifica e/o di emendamento del testo. Ogni contributo, inviato in formato word o pdf, sarà pubblicato nella apposita sezione del sito. Pag.74 DIRITTO E GIUSTIZIA La tela di Penelope, storia di una riforma incompiuta di Michelina Grillo - Presidente Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana Sommario Introduzione 1. Il peculiare status del professionista, tra normativa interna e disciplina comunitaria 2. La partecipazione dei professionisti alla elaborazione della riforma 2.1. La c.d. Commissione Vietti 2.2 Il testo Vietti bis 2.3 La peculiare organizzazione dell'Avvocatura 2.4 Il progetto di riforma presentato dal ministro di Giustizia Castelli 2.5 Le professioni e la competitività 3. La riforma del titolo V della Costituzione approvata nella precedente legislatura e il conflitto di competenze tra Stato e Regioni in tema di Professioni 4. Le linee guida del processo riformatore indicate dall'Avvocatura italiana 5. I programmi elettorali delle opposte coalizioni 5.1. La riforma delle Professioni 5.2. La riforma dell'Ordinamento Professionale Forense 6. Conclusioni INTRODUZIONE La riforma delle professioni è purtroppo rimasta un'incompiuta anche nella XIV Legislatura, che pure si era aperta con i migliori auspici a riguardo, forte essendo stata la volontà delle forze di governo, ed anche delle forze di opposizione, per raggiungere questo ambizioso traguardo, con l'obiettivo di conseguire competitività e ammodernamento del settore. Su tale tematica - che riaffiorava con forza tra i temi del dibattito politico, colmando un disinteresse che durata da troppo tempo - si è assistito in questi ultimi anni a manifestazioni di impegno e di interesse da parte di entrambi gli schieramenti, sia di maggioranza che di opposizione, con caratteristiche spesso divergenti, ma senza che si sia pervenuti alla approvazione di un testo di riforma complessiva, che pure è parso, in taluni momenti, a portata di mano 1[1]. L'intervento riformatore, oltre che rispondere ad una sentita e sempre maggiore esigenza interna, si inserisce nella più ampia strategia sovranazionale delineata con il Patto di Lisbona, sottoscritto dai paesi europei per realizzare entro il 2010 il massimo potenziamento del 3 polo, aggiuntivo a quello dell'impresa e del lavoro, e cioè proprio il polo delle libere professioni, valorizzando il ruolo dei knowledge workers , e coerentemente riservando ad essi maggiore interesse ed attenzione a livello sia nazionale che internazionale. Con il Patto di Lisbona, infatti, i paesi dell'Europa si sono prefissi l'ambizioso traguardo di diventare entro dieci anni l'area più competitiva del mondo nell'ambito dell' economia della conoscenza. Al tempo stesso hanno assunto l'impegno di elevare i livelli occupazionali, anche nel settore professionale, con particolare riguardo alle giovani generazioni ed alla componente femminile. Nell'attuale momento storico, caratterizzato anche dalla contingenza pre-elettorale, si assiste peraltro anche ad una ripresa di vigore degli attacchi nei confronti delle professioni, e particolarmente delle professioni cosiddette ordinistiche 2[2]. Sono attacchi che, pur partendo dalla consapevolezza della rilevanza, anche in termini di prodotto interno lordo, del comparto professionale, e dalla obiettiva importanza per lo sviluppo del Paese e del sistema sopranazionale dei lavoratori della conoscenza , mirano in modo neppure troppo sotteso, allo smantellamento dei modelli organizzativi delle professioni liberali, al progressivo restringimento delle aree di attività esclusive ad esse riservate, ed alla sostituzione dei professionisti nel settore dei servizi professionali, di società commerciali, aventi l'obiettivo del profitto 3[3]. Si ha la diffusa sensazione che poteri economici, a livello interno ed anche a livello europeo e sovranazionale, agitino i vessilli di una indiscriminata liberalizzazione, in nome di una malintesa concorrenza e di una accattivante, quanto inveritiera e pretestuosa, tutela delle giovani generazioni. Il grande capitale, interno ed internazionale, sta tentando di sovvertire tutte le regole ordinamentali per imporre il proprio pensiero unico la massimizzazione del profitto. Può quindi risultare utile, anche quale promemoria per la ripresa del percorso riformatore che certamente il nuovo parlamento ed il nuovo esecutivo dovranno avviare sin dai primissimi giorni successivi il loro insediamento, ripercorrere, pur senza pretese di esaustività, gli avvenimenti più salienti, con un particolare riguardo alla professione forense. È questo lo scopo di questo intervento, che vuole altresì sottolineare l'impegno, la collaborazione, in talune fasi anche l'entusiasmo, che le categorie professionali, e tra esse gli avvocati, hanno profuso durante l'intera durata della legislatura nel tentativo di conseguire finalmente un necessario ed indispensabile nuovo assetto del settore. 1. Il peculiare status del professionista, tra normativa interna e disciplina comunitaria. In via preliminare, va precisato che il professionista intellettuale è soggetto che svolge un'attività di rilevante importanza sociale ed economica, per il cui esercizio viene richiesto un livello di conoscenza particolarmente elevato e prevalente, rispetto alla corrispondente organizzazione di mezzi. Ciò va sottolineato, anche se il Trattato CE, che ha supremazia rispetto all'ordinamento nazionale ed efficacia diretta nei confronti dei cittadini, all'articolo 50 definisce riduttivamente quale mero servizio l'attività del libero professionista. L'orientamento comunitario, com'è noto, anche in materia di concorrenza tende ad una assimilazione tout court del professionista all'imprenditore, alla stregua della considerazione che anch'egli svolge un'attività economica, finalizzata alla fornitura di servizi dietro retribuzione e in un determinato mercato, omettendo del tutto di valorizzare come si dovrebbe la già rilevata prevalenza dell'aspetto intellettuale e del sapere sulla organizzazione4[4]. Come del resto espressamente riconosciuto dalla Corte di giustizia delle Comunità europee, il professionista intellettuale è chiamato generalmente a svolgere funzioni e compiti specifici di interesse generale, nell'interesse quindi della collettività dei cittadini-utenti. L'attività che svolge il professionista intellettuale, indipendentemente dal settore in cui opera, riguarda infatti aspetti essenziali della convivenza sociale, diritti fondamentali del cittadino come la salute o la difesa in giudizio, il rapporto tributario con lo Stato e gli enti pubblici, la sicurezza e l'igiene pubblica, la salvaguardia del territorio e del patrimonio culturale. Tali diversi servizi - per utilizzare la dizione cara alla normativa comunitaria, pur nella accezione particolare innanzi chiarita - hanno ineludibilmente ripercussioni dirette e immediate su aspetti fondamentali della vita dei cittadini. Ciò pone la questione del riassetto e della disciplina delle professioni su di un piano del tutto diverso da quello, che pure alcuni vorrebbero tenacemente perseguire, della disciplina delle attività commerciali. In questo contesto, pur nella convinzione della opportunità di un forte e coeso movimento interprofessionale, del quale sono espressione il CUP, l'Adepp e le confederazioni che uniscono sigle associative delle professioni, regolamentate e non, non può sottacersi la posizione del tutto peculiare della professione forense, di rango costituzionale. La riforma del sistema delle qualifiche professionali, a livello comunitario, ha recentemente imposto all'attenzione dei paesi membri una visione più aperta del sistema professionale, partendo da una contestazione tout court del sistema ordinistico, ma alla fine giungendo a valorizzare, malgrado l'ostile approccio iniziale, proprio le peculiarità del sistema italiano, che peraltro deve essere posto in grado di competere in ambito europeo, e comunque sovranazionale, senza nondimeno che sia favorito un abbassamento dei livelli e dei requisiti formativi tale da mettere in pericolo l'alto livello di qualificazione e la titolarità personale della prestazione che contraddistingue le libere professioni italiane, requisiti comunemente ritenuti da mantenere e migliorare. Anzi, proprio l'alto livello di qualificazione, così come il rigore deontologico e l'attenzione alla formazione, che comunque vengono riconosciuti ai professionisti italiani, devono diventare patrimonio comune della UE, se essa vuole realmente divenire, come affermato dal Consiglio europeo di Lisbona e come già ricordato nell'introduzione, la più importante economia della conoscenza esistente al mondo, e trasformare in realtà quelli che ad oggi sono rimasi unicamente propositi, ancorché condivisi e lodevoli. È convinzione degli avvocati italiani che la distinzione tra libero professionista e imprenditore, espressamente prevista dal codice civile vigente, vada quindi concettualmente mantenuta, pur nell'ulteriore condiviso convincimento, da tempo espresso, della necessità di una evoluzione, di un ammodernamento del sistema l'occasione è preziosa ed indispensabile per chiarire definitivamente lo status del professionista intellettuale, realizzando un opportuno bilanciamento tra le posizioni di eccessiva apertura e mercantilizzazione mostrate dalla normativa europea e la tradizione ed il portato della cultura e della storia del nostro Paese, oggetto di analisi, studio ed imitazione in numerosi altri contesti, cui certo non si intende abdicare. Non chiusura miope dunque, e corporativa, sia con riferimento al contesto europeo e sovranazionale, che al mercato interno dei servizi professionali, ma obiettiva e matura analisi del contesto all'attualità, per giungere ad un ammodernamento del settore professionale in linea con l'evoluzione in corso, nel rispetto e nella valorizzazione dei principi e dei valori che ne hanno fatto nel corso dei secoli un modello, e nella attenta considerazione dei provvedimenti comunitari adottati nel settore e dei punti fermi dagli stessi ribaditi. Non può tacersi che, soprattutto alla luce della costante e progressiva evoluzione della società e dei mercati, anche le concrete modalità di esercizio dell'attività professionale, soprattutto per quanto attiene all'organizzazione degli studi, sono profondamente mutate ed appaiono meritevoli di valutazione al fine di approntare una disciplina del tutto peculiare e propria del settore, che consenta al professionista intellettuale di beneficiare in concreto di strumenti atti ad incrementarne le potenzialità, a tutto beneficio della prontezza e della qualità delle prestazioni, ed anche di agevolazioni e trattamenti analoghi a quelli oggi previsti per le sole attività produttive ed imprenditoriali, dalle quali il mondo professionale è oggi immotivatamente del tutto escluso. Il tutto, quindi, con l'opportuna previsione di specifica normativa fiscale, correlata a dettami in materia previdenziale, che garantiscano la autonomia e la sicurezza sociale del professionista. Occorre quindi costruire una disciplina autonoma, che traduca normativamente, ed in modo fermo ma al tempo stesso flessibile, quella che è oggi la pulsante realtà del mondo delle professioni intellettuali i liberi professionisti, di cui va garantita la libertà e l'autonomia, così come la personalità della prestazione, la preparazione, la qualità ed il rigoroso rispetto di norme etiche di condotta, operano e debbono poter sempre più operare competitivamente. Per le considerazioni che precedono, per il professionista italiano, nel quadro normativo europeo, la legge di riforma deve prevedere uno status speciale in relazione al tipo di servizio che egli svolge e dunque alla necessità di tutelare prima di ogni altro aspetto l'interesse pubblico. In tale ottica il diritto della concorrenza, così come ulteriori normative quotidianamente sollecitate dal contesto europeo, non deve impedire lo svolgimento della missione di interesse generale tipica del professionista intellettuale, e pertanto l'applicazione delle dette norme va attentamente valutata e calibrata, e può giungere anche ad essere a buon diritto esclusa nei casi di particolare delicatezza debbono infatti essere prioritariamente salvaguardati la natura personale della prestazione, i principi fondanti le singole professioni, ed il rapporto fiduciario tra professionista e cliente. L'importanza del tema e l'urgenza dell'intervento, da tutti avvertita, ha prodotto la presentazione in Parlamento di molteplici progetti di riforma, ed ha visto proposte, più meno complete, elaborate e presentate anche dagli stessi professionisti. Da ultimo, e precedentemente alla presentazione del c.d. testo Castelli, si segnalano i progetti di legge Pastore e Nania, coordinati ad altri nel c.d. testo unificato Cavallaro-Federici, la bozze frutto del lavoro della Commissione Ministeriale coordinata dal Sottosegretario Vietti e le modifiche alla stessa pure messe a punto dallo stesso Sottosegretario e suoi collaboratori. 2. La partecipazione dei professionisti alla elaborazione della riforma. 2.1 - La c.d. Commissione Vietti Successivamente alla presa d'atto della volontà contenuta nel programma di governo dell'attuale maggioranza, in più occasioni ribadita, di pervenire ad un organico riassetto del sistema professionale, che tenesse nel debito conto la necessità di disciplinare convenientemente le professioni regolamentate, o ordinistiche, e le professioni c.d. emergenti o non regolamentate, conformemente alla definizione data dal diritto comunitario, l'avvocatura italiana ha dispiegato responsabile impegno per collaborare per quanto possibile alla elaborazione di una legge quadro, opportunamente snella e di principi, nell'ambito della quale prevedere una parte generale, comune a tutte le professioni intellettuali, e parti speciali dedicate alla disciplina delle professioni aventi particolare rilevanza economico-sociale - e quindi le professioni c.d. regolamentate o protette - e delle professioni emergenti. Il Cnf, quale massima rappresentanza istituzionale dell'avvocatura, mediante la propria partecipazione al CUP la Cassa Forense, anima e motore dell'Adepp l'Associazione Nazionale Forense, aderente a Consilp-Confprofessioni e l'ALP, associazione liberi professionisti, hanno infatti direttamene fatto parte, con loro rappresentanti , della Commissione Ministeriale coordinata dal Sottosegretario Vietti. Rinviando ai lavori di tal commissione per il dettaglio di tutte le tematiche affrontate e discusse 5[5], va però precisato che in quella sede, al fine di realizzare la massima convergenza possibile sul testo di legge quadro, si ritenne correttamente di demandare la minuta disciplina degli aspetti peculiari delle singole professioni ai singoli ordinamenti professionali, cui si sarebbe dovuto porre mano immediatamente dopo l'approvazione della citata Legge Quadro, sempre con il diretto coinvolgimento nel percorso di elaborazione delle rappresentanze dei professionisti. Altrettanto condivisa è apparsa nel corso dei lavori la convinzione sulla necessità di chiarire preliminarmente che la disciplina delle professioni intellettuali fa riferimento - tra l'altro - a rapporti tra privati, tocca aspetti relativi all'ordinamento giudiziario, verte su rapporti economico-sociali e più in generale sull'organizzazione economico-sociale del Paese, e come tale quindi tratta aspetti di competenza statale, che non possono essere devoluti sic et simpliciter alla competenza concorrente delle Regioni. Ciò anche nella assorbente considerazione dell'interesse pubblico a che la disciplina ordinatrice del sistema professionale risulti omogenea a livello nazionale. Tale considerazione è ancor più assorbente in relazione alla professione di avvocato, di rango costituzionale, come già più innanzi ricordato. Com'è noto, il Congresso Nazionale Forense di Palermo - ottobre 2003 - ha approvato all'unanimità una mozione politica finale, che testualmente recita Non è giustificato il ritardo da parte del Governo nella presentazione al Parlamento della proposta di legge quadro di riforma delle professioni intellettuali. Il testo elaborato dalla commissione ministeriale presieduta dal sottosegretario On. Michele Vietti coniuga soddisfacentemente l'esigenza di modernizzazione del complessivo sistema, non solo ordinamentale, delle professioni intellettuali tradizionali con la necessità che alla società siano assicurate nuove professionalità che, al di fuori di inaccettabili ed inaccettate regole mercantilistiche, rispondano alla domanda di qualità delle prestazioni e correttezza di comportamenti. Le disponibilità, anche di recente confermate, da parte di autorevoli esponenti delle forze politiche di opposizione, di assumere la proposta della commissione Vietti quale testo base di discussione in sede parlamentare, assicura i presupposti per un favorevole iter del relativo dibattito il che consentirebbe al nostro Paese, nel semestre di sua presidenza, di essere protagonista ed orientare le scelte che nell'ambito della Comunità Europea stanno per essere assunte sul ruolo, la natura e le responsabilità del professionista intellettuale. L'urgenza che il Parlamento approvi la legge di riforma delle professioni intellettuali è resa ancor più pressante dall'attuale concorrente competenza legislativa regionale, che non può non destare forti contrarietà per il rischio di interventi disomogenei e disarticolanti di principi, regole e valori fondamentali che sono e devono rimanere comuni sull'intero territorio nazionale a maggior ragione il rango costituzionale riconosciuto alla funzione difensiva impedisce di attribuire potestà legislativa alle regioni sull'ordinamento forense. 11 Le regole ed i principi ispiratori della legge quadro di riforma delle libere professioni dovranno necessariamente orientare i percorsi di ridefinizione, a mezzo dell'intervento legislativo delegato, delle norme per l'esercizio della professione forense e la riorganizzazione del suo ordinamento nel rispetto dei suoi valori fondanti di rilevanza costituzionale. Sulla base dei contributi già offerti al dibattito da parte del Consiglio Nazionale Forense, dell'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, delle Associazioni Forensi, delle Unioni Distrettuali e dei singoli Consigli dell'Ordine è impegno e responsabilità dell'intera categoria elaborare quanto prima una proposta definitiva di testo normativo che consenta a Governo e Parlamento di pervenire entro la corrente legislatura all'approvazione del testo di riforma dell'ordinamento forense, ferma restando l'indifferibilità dell'applicazione della nuova disciplina sugli esami di abilitazione. La tradizionale Conferenza Nazionale dell'Avvocatura - da convocarsi non oltre la prossima primavera - costituirà la sede per il confronto finale sulle scelte . L'Organismo Unitario dell'Avvocatura, in esecuzione del deliberato congressuale, ha deliberato la convocazione della IV Conferenza Nazionale dell'Avvocatura Italiana, in Napoli, nei giorni 15/17 aprile 2005, per la trattazione del tema Avvocati sfida al futuro tra competenza e competitività , ed in quella sede, con la presenza di numerosissimi partecipanti, esponenti di tutte le componenti istituzionali ed associative della classe forense, ha avviato un positivo percorso di individuazione di linee e caratteristiche salienti ed innovatrici dell'ordinamento, giunto a conclusione nel dicembre 2005 con il varo da parte dell'Assemblea OUA di una ipotesi compiuta di testo di riforma dell'Ordinamento Forense 6[6]. Il testo elaborato dalla Commissione Vietti è stato presentato alla Camera dall'UDC, primo firmatario l'On. Follini. 2.2. - Il testo Vietti - bis Successivamente, ed in più occasioni, l'avvocatura italiana è intervenuta per sollecitare l'approvazione della riforma, sino a prendere atto, nel novembre del 2004 appena trascorso, di un nuovo testo, il cosiddetto testo Vietti-bis , sul quale ha pure nuovamente espresso il proprio parere favorevole, pur con qualche modesta notazione, nel corso dei lavori del Convegno per i 130 anni degli Ordini Forensi, organizzato dal CNF e svoltosi il 19 e 20 novembre 2004 a Bari. Tale secondo testo, infatti, pur differendo in alcuni punti dal primo, rispettava la caratteristica di tratteggiare una disciplina quadro snella e di principi, e presentava alcuni spunti - in parte comuni al precedente testo - che vale anche qui la pena di sottolineare - previsione di un meccanismo duale di riconoscimento, che consente di ricomprendere nel medesimo testo professioni regolamentate e non - imposizione alle associazioni delle professioni cosiddette emergenti molte e pesanti responsabilità qualità, requisiti e loro mantenimento etc. , quali quelle già gravanti sugli Ordini professionali - rispetto delle esigenze di flessibilità del sistema, che deve, come già segnalato, attagliarsi a numerose e diversificate realtà - riconoscimento di tutte le professioni ordinistiche oggi esistenti, con il riferimento alle loro caratteristiche di rilievo costituzionale, a salvaguardia del sistema - equilibrato riconoscimento del ruolo e della valenza delle associazioni delle professioni ordinistiche, generaliste e specialistiche, attribuendo loro la corretta rilevanza anche nell'ambito dei percorsi di formazione iniziale e permanente o continua - affermazione chiara della diversa rappresentanza in capo rispettivamente agli Ordini, enti pubblici con compiti istituzionali, ed alle Associazioni, anche alla luce dei dettati normativi della comunità europea - definizione dei principi generali di riferimento ai sensi dell'art. 117 Costituzione con ciò chiarendo i limiti delle pretese normative avanzate dalle Regioni, che ben possono intervenire in tema di finanziamenti e incentivi, anche per la formazione - intervento in modo sufficientemente efficace per evitare sovrapposizioni indesiderate ed inopportune tra l'attività delle professioni non regolamentate, e relative associazioni a riconoscersi, e le aree di attività tipiche delle professioni regolamentate, che restano ad esse riservate. Proprio per l'iter seguito, ed il diretto coinvolgimento di tutte le rappresentanze dei professionisti interessati nella elaborazione del testo di riforma, il disegno di legge proposto in esito ai lavori della c.d. Commissione Ministeriale coordinata dal sottosegretario Vietti si è configurato quale espressione unitaria dei mondi professionali, invero assai variegati e compositi anche al loro interno, riuscendo a rappresentare un tentativo, ragionevolmente riuscito, di trovare la convergenza di interessi anche assai diversificati su di una legge complessiva, frutto di una elaborazione collegiale alla quale hanno direttamente e notevolmente contribuito proprio i diretti interessati. L'obiettivo era quello di armonizzare le diverse esigenze, ottenendo la condivisione delle categorie che dovranno vivere e svilupparsi con le regole che la normativa pone, nell'intento, ambizioso quanto apprezzabile, di premiare e di valorizzare le potenzialità del mondo professionale, e non già di comprimerle, raggiungendo un sostanziale punto di equilibrio, faticosamente conseguito attraverso un'opera di mediazione che si è sviluppata non soltanto tra le diverse componenti del mondo professionale, ma anche all'interno di ciascuna di esse laddove sussiste la necessità di contemperare adeguatamente situazioni anche molto diverse. Non va trascurata la circostanza che il disegno di legge sortito all'esito dei lavori della Commissione Vietti, con le successive modificazioni, ha operato un opportuno ed equilibrato riassetto dell'ordinamento interno delle professioni, con il riconoscimento in favore dei diversi soggetti istituzionali, sindacali ed associativi dei rispettivi e corretti ruoli e funzioni. Ciò è tanto vero che anche l'Assoprofessioni, in rappresentanza delle professioni emergenti e non regolamentate, ebbe occasione di esprimere il proprio consenso su tale progetto di riforma, e vi fu un momento in cui la soluzione apparve davvero vicina. 2.3. La peculiare organizzazione dell'Avvocatura. L'avvocatura Italiana, oramai da un decennio, ha dato una peculiare struttura alla propria rappresentanza, nel tentativo di preservare la natura e funzione pubblicistica del sistema ordinistico ed al contempo di valorizzare tutte le componenti presenti al proprio interno. Tale struttura vede il riconoscimento della qualità di assembleea generale della categoria in capo al Congresso Nazionale, per effetto della intervenuta approvazione, riconfermata in più occasioni e da ultimo anche mediante inserimento di un apposito preambolo, di uno Statuto che ai primi articoli così testualmente recita Articolo 1 Il Congresso Nazionale Forense è l'assemblea generale dell'Avvocatura italiana e rappresenta il momento di confluenza di tutte le sue componenti, nel rispetto della loro autonomia, e determina gli indirizzi generali dell'Avvocatura, formulando proposte sui temi della giustizia e della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini nonchè sulle questioni che riguardano la professione forense. Articolo 2 1. Il Consiglio Nazionale Forense e l'Organismo Unitario, nell'ambito delle rispettive competenze, realizzano gli indirizzi deliberati dal Congresso, operando in piena autonomia ed in costante consultazione reciproca e con le Istituzioni ed Associazioni Forensi. Articolo 3 1. Il Congresso è costituito oltre che dai Presidenti dei Consigli dell'Ordine, dai delegati di ciascun Ordine eletti, con criterio proporzionale e con espressione di voto limitato, dagli avvocati iscritti negli albi e negli elenchi annessi, secondo le modalità determinate - con apposita delibera in sede congressuale - che assicurino la massima partecipazione del corpo elettorale. Fino all'assunzione di detta delibera si applicano le norme statutarie e regolamentari già vigenti. Articolo 4 1. Il Congresso è convocato dal Presidente del Consiglio Nazionale Forense - che presiede anche il Comitato Organizzatore - e si svolge secondo le norme regolamentari approvate dall'Assemblea dell'Organismo Unitario. Il Congresso è convocato in via ordinaria ogni due anni e deve tenersi entro sei mesi dall'elezione dei delegati il Comitato Organizzatore può differirne la data di svolgimento fino a tre mesi per motivi di particolare rilevanza. 2. In via straordinaria il Congresso deve essere convocato a richiesta dell'Assemblea dall'Organismo Unitario deliberata a maggioranza assoluta dei suoi componenti oppure su richiesta di almeno 50 Consigli dell'Ordine in tal caso il Presidente del Consiglio Nazionale Forense provvede alla convocazione del Congresso Straordinario da tenersi entro i 120 giorni successivi alla richiesta e convoca senza indugio il Comitato Organizzatore del Congresso per gli adempimenti di sua competenza. Sono delegati al Congresso straordinario i delegati eletti per il Congresso ordinario precedente. Il Congresso Nazionale Forense, nelle recenti occasioni di Firenze 2001 e Verona 2002, ha anche proceduto alla disamina ed approvazione del Codice Deontologico Forense e sue integrazioni, su proposta del Consiglio Nazionale.7[7] La peculiare organizzazione che si è data l'Avvocatura era ed è del resto ben nota al Ministro, il quale, infatti, ritenne di estendere l'invito a partecipare all'incontro di presentazione della propria ipotesi di riforma del settore anche all'Organismo Unitario, che del Congresso è emanazione e organo esecutivo. 2.4. - Il progetto di riforma presentato dal Ministro di Giustizia Castelli Pressoché contemporaneamente alla presentazione del testo c.d. Vietti-bis ed all'esame del medesimo da parte delle rappresentanze delle professioni, regolamentate e non, il Ministro di Giustizia, sen. Castelli, diffuse la notizia di avere l'intenzione di proporre un proprio testo, che in qualche modo riorganizzasse la emananda disciplina, alla stregua sia del testo unificato Cavallaro-Federici, giacente alla Commissione Giustizia del Senato e di cui si è detto, sia della elaborazione contenuta nelle bozze Vietti, trasfusa nella proposta Follini depositata alla Camera, e Vietti-bis. L'iniziativa, ancorché lodevolmente dettata dall'esigenza e dalla volontà di giungere entro la legislatura alla approvazione dell'attesa ed auspicata riforma delle professioni, ha destato sconcerto e suscitato perplessità, in quanto si erano precedentemente registrate prese di posizione, anche autorevolissime, che avevano acclarato la presentazione al Parlamento in tempi rapidi del testo Vietti, sul quale, come detto, si era acquisito il consenso non solo delle forze politiche, ma anche degli stessi professionisti, regolamentati e non. Pur nella consapevolezza, di cui in precedenza si è dato atto, del favore già chiaramente ed unanimemente espresso dall'avvocatura, per i testi Vietti e Vietti-bis, per le motivazioni che si è cercato di brevemente sintetizzare, le rappresentanze dei professionisti, e tra esse l'Oua, non si sono potute esimere dall'entrare nel merito del testo presentato, non soltanto per rispetto comunque dovuto all'iniziativa assunta dal Guardasigilli, ma anche e soprattutto in considerazione della dichiarata volontà del Ministro Castelli di presentare al più presto la proposta al Governo ed al Parlamento, per una sua rapida approvazione. I documenti varati nel periodo, hanno dato atto che il Ministro, evidentemente consapevole della bontà delle soluzioni adottate dalla Commissione Vietti, e del consenso espresso dai professionisti sulle stesse, aveva significativamente recepito - anche testualmente - gran parte di detti contenuti, pur ampliando notevolmente lo spettro di azione della normativa e modificando l'impianto della legge, dando luogo - per effetto della tecnica adottata - a norme a tratti confuse, contenenti ripetizioni e refusi, che rendono necessario un migliore coordinamento ed una pulizia del testo. Si segnalava peraltro che il provvedimento in esame è intervenuto dettando una disciplina delle professioni che, ancorché contenuta in una legge-quadro, cui dovranno seguire - ex art. 44 della proposta - i decreti delegati di attuazione, relativi alla disciplina dei singoli ordinamenti di ciascuna professione, appare assai minuta e dettagliata.8[8] Un tal procedere, per certi versi astrattamene apprezzabile, ha prodotto la certamente non desiderata conseguenza di stimolare e di far emergere più le differenziazioni e i distinguo tra le esigenze e le peculiarità delle singole professioni, che i principi ed i punti oggetto di pacifica ed indiscussa condivisione, che hanno consentito e consentirebbero l'espressione di un unanime favore verso la disciplina di base che con la legge-quadro per l'appunto si intende dettare. La rilevata eccessiva ampiezza di contenuto della legge delega, poi, ebbe a destare forti perplessità, soprattutto con riferimento alla tutela della specificità della professione forense, come anticipato, alla salvaguardia della giurisdizione domestica ed al mantenimento dell'autonomia degli Ordini locali. Gli avvocati, quindi, con decisione sostennero la necessità di ostacolare ogni tentativo, ancorchè involontario, di minare il ruolo fondamentale che la Costituzione loro attribuisce, attraverso l'omologazione tout court della loro disciplina a quella di tutte le altre professioni, ignorando le ragioni storiche, sociali e politiche che ne costituiscono l'unicità nel contesto professionale. Alcune delle soluzioni previste nel testo oggi all'esame, si pongono poi in stridente contrasto con le posizioni nel coso degli anni, ed anche da ultimo, assunte dall'Avvocatura. Si sottolineò inoltre, con riferimento ai profili di metodo, soprattutto in relazione all'adozione di iniziative di tale rilievo, l'opportunità che ancora una volta vi fosse un ampio coinvolgimento delle rappresentanze istituzionali, politiche ed associative delle singole professioni interessate, non limitando il loro contributo unicamente all'acquisizione di osservazioni al testo, ma procedendo a momenti di corale verifica nella fase di modifica del testo stesso e di approntamento del definitivo, anche alla stregua delle osservazioni ricevute. 9[9] A tale proposito, l'OUA evidenziava vari aspetti critici 10[10], e tra essi in particolare, con specifico riferimento all'avvocatura, ma anche per quanto possibile in linea generale per tutte le professioni, i seguenti profili - la mancata salvaguardia nell'impianto generale, della specificità delle professioni protette e tra esse di quella forense, con riferimento al ruolo primario che la Costituzione riconosce al diritto di difesa, certamente non adeguatamente tutelato - la riproposizione di un modello ordinistico strutturato in modo eccessivamente verticistico e piramidale, che ha al vertice il Consiglio nazionale e poi le federazioni regionali dei Consigli locali, ed infine i Consigli territoriali, con la previsione - nuova rispetto al passato - dell'assemblea nazionale degli ordini, sulla qual nello specifico si dirà. È quindi un modello incentrato su di un unico Ordine Nazionale, con il contestuale svilimento degli ordini circondariali e della loro autonomia, modello che in passato fu già proposto dal Consiglio Nazionale Forense e clamorosamente respinto dagli avvocati italiani in occasione della sessione itinerante del CNF tenutasi in Bergamo alla fine di marzo del 1999 - il fatto che l'assetto verticistico di cui al precedente punto, oltre a esporre la normativa alle inevitabili censure comunitarie, in relazione alla accentuazione eccessiva del ruolo e delle funzioni degli Ordini - la cui precisazione e salvaguardia, pur condivisa, dovrebbe avvenire mediante previsioni più snelle e leggere - appariva non sufficientemente chiaro nella precisazione dei reciproci rapporti tra i diversi e molteplici organi di cui si prevedeva la conferma e/o la nuova istituzione - la sottovalutazione delle problematiche di rilievo costituzionale afferenti i fondamenti giustificativi del permanere della c.d. giurisdizione domestica , affermati in epoca non molto remota anche dalla sentenza Cassazione Su 1732/02 - rel. Marrone, ed altresì concernenti la revisione del Titolo V della Carta Costituzionale, per la definitiva determinazione degli ambiti della potestà legislativa concorrente delle Regioni. In particolare occorreva fosse definito con chiarezza il permanere delle funzioni giurisdizionali di secondo grado in capo al Consiglio Nazionale Forense, nel rispetto della normativa che già ciò prevedeva e prevede all'attualità, emanata in epoca precedente la approvazione della Carta Costituzionale e pertanto non in contrasto con la stessa - il fatto che nell'intento di dettare quanto più correttamente possibile la disciplina delle professioni regolamentate, di interesse generale, e delle professioni emergenti, e quindi degli Ordini - cui fanno capo le prime - e delle Associazioni - cui fanno capo le seconde - il provvedimento in esame aveva trascurato e compresso ingiustificatamente il ruolo e la funzione, anche di rappresentanza degli iscritti, delle libere associazioni costituite dai professionisti iscritti agli Albi, mortificandone l'apporto ed il ruolo, con particolare riferimento alla loro partecipazione ai percorsi di formazione, iniziale e permanente. Si sottolineava che le realtà associative, a più o meno accentuata caratteristica sindacale, costituiscono, nell'ambito delle professioni regolamentate, una realtà preziosa e vitale, motivo di arricchimento e di crescita, che va tutelata e valorizzata per i preziosi ed ineliminabili apporti che sin qui ha fornito e che ancora fornirà - in particolare si osservava che la previsione dell'assemblea nazionale degli ordini, così come concepita, e per la prima volta rappresentata nell'ambito di un progetto di riforma ella disciplina del settore professionale, appariva non rispettosa di elementari principi democratici di formazione della volontà delle singole professioni, mortificando anch'essa la pluralità di voci presente nel mondo professionale, con peculiare riferimento alle componenti associative. L'avvocatura ha adottato ben diverso e peculiare sistema di articolazione della rappresentanza, come già precisato in precedente specifico paragrafo, che si struttura nella previsione di un Congresso Nazionale Forense che, pur convocato e presieduto dal Presidente del CNF, vede la partecipazione in qualità di delegati non soltanto dei Presidenti degli Ordini territoriali, prevista di diritto, ma altresì di avvocati liberamente eletti presso ciascun Foro, in numero proporzionale al numero degli iscritti. Tale previsione consente di pervenire alla individuazione con un metodo certamente democratico di elezione diretta, della platea dei delegati congressuali, cui è demandata la determinazione degli indirizzi e delle scelte della categoria. Ovvio appare che, in tale sistema, trovano spazio tutte le componenti della categoria stessa, i cui esponenti ben trovano consenso elettorale nelle rispettive realtà di riferimento, e i singoli iscritti all'Albo, ancorchè non consiglieri dell'ordine o iscritti ad associazioni, per il prestigio personale acquisito, eventualmente anche quali esponenti di associazioni vitali ed attive sul territorio - il problema si riproponeva pressochè identico, anche con riferimento alle Federazioni Regionali queste ultime di fatto già esistono nell'ambito dell'avvocatura, che oramai da qualche anno ha spontaneamente dato vita a unioni distrettuali o interdistrettuali, o regionali ove non coincidenti con i distretti , allo scopo non già di ottenere riconoscimenti normativi, prerogative o poteri, bensì di promuovere un opportuno raccordo tra gli ordini e le altre componenti della categoria anche a livello territoriale, così come a livello nazionale. Infatti, proprio per questa esigenza e consapevolezza, le unioni locali coinvolgono stabilmente nella partecipazione alle loro riunioni i rappresentanti locali delle associazioni forensi e i delegati dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, invitando spesso a partecipare, per un sempre migliore raccordo, anche i Presidenti Nazionali di CNF, OUA e Cassa, nonchè delle Associazioni Forensi - il disegno di legge in esame accentuava ed accentrava ogni rappresentanza, ancorchè definita solo istituzionale, in capo ai Consigli nazionali, ed inoltre istituiva le federazioni regionali che apparivano anch'esse come un organo di rappresentanza non solo istituzionale, ma anche politica, per l'espresso ruolo di interlocuzione a ogni livello loro riconosciuto. Tale ipotesi, già avversata da tutte le componenti dell'avvocatura come già ricordato, sembrava volutamente ignorare le scelte che l'avvocatura, in diverse sedi congressuali, ha già da tempo compiuto. In sostanza appariva non condivisibile e non condiviso, perché contrario alla volontà dell'avvocatura, il tentativo di riportare la rappresentanza politica in capo al CNF, attesa per l'appunto la diversa scelta compiuta da oltre un decennio dall'avvocatura in senso esattamente opposto. Nella rilevata confusione della rappresentanza, e soprattutto nell'accentuazione del ruolo politico degli Organi Istituzionali della categoria, risiedono i motivi e le giustificazioni - ancorchè non chiaramente espresse - per il venir meno dell'autogoverno e della giurisdizione domestica. L'attribuzione di diritto di funzioni di rappresentanza politica, non proprie degli organi istituzionali, determinerebbe, infatti, la perdita della loro peculiare e specifica caratteristica e di quel ruolo di garanti istituzionali della fede pubblica, che ne fa enti pubblici obbligatori ed esclusivi. In sostanza, non è possibile che gli enti istituzionali rivestano contemporaneamente il ruolo di garanti del cittadino consumatore e di rappresentanti del professionista, con funzione di rappresentanza politica, sotto pena di una perdita di credibilità che ne minerebbe la natura e metterebbe in pericolo il concetto stesso di giurisdizione domestica. A tale proposito non appariva forse un caso il venir meno, quantomeno nelle espresse previsioni del testo, della funzione giurisdizionale di secondo grado attribuita al CNF, ma una diretta conseguenza della nuova configurazione del tutto impropria della rappresentanza, in capo appunto agli organi istituzionali. In conclusione, o i Consigli dell'Ordine, e quindi anche il Consiglio Nazionale, cambiano pelle, assumendo una veste espressamente lobbystica e trasformandosi in libere e private associazioni, con tutto ciò che ne consegue, e che forse talune forze politiche dichiaratamente auspicano basti ricordare l'attacco subito dal sistema ordinistico soltanto qualche anno fa, certamente non ancora definitivamente sopito e sventato, come si è detto , ovvero rimangono organismi pubblico ad iscrizione obbligatoria, tenuti a considerare prioritario non l'interesse dei propri iscritti bensì l'interesse generale dell'utente del servizio, e cioè della parte debole del rapporto - una insufficiente considerazione della normativa europea - una accentuazione eccessiva dei poteri di intervento e di controllo pubblico sugli Ordini professionali, che si manifestava - a tacer d'altro - nell'intervento previsto in tema di codice deontologico - la previsione, non sufficientemente chiara, della esclusione della possibilità per gli avvocati, di costituire società di capitali, ed in particolare società con capitale esterno, sottoscritto da soci non professionisti, con il richiamo alle norme specifiche già dettate per la classe forense - la non sufficiente chiarezza delle previsioni in tema di tariffe, tema ancor oggi di stringente attualità 11[11] - non risultavano chiariti e definiti sufficientemente nel testo i rapporti tra i singoli ordinamenti di categoria più volte richiamati, che avrebbero dovuto essere elaborati e varati successivamente all'approvazione della legge, e gli Statuti di ogni singola professione, che avrebbero invece dovuto essere approvati dall'Assemblea Nazionale e poi recepiti con Decreto del Ministro di Giustizia. Questi ultimi, prodotto della elaborazione di ogni singola categoria, avrebbero dovuto - o così pare - definire anche l'ambito delle attività tipiche riservate alla professione, ambito che appare determinante ai fini del riconoscimento o meno di professioni c.d. emergenti. Occorreva che fossero con estrema chiarezza precisati tali rapporti, soprattutto al fine di evitare sovrapposizioni di contenuto e contrasti tra norme - si registrava una accentuazione del controllo pubblico sugli Ordini, espressa, ad esempio, dalla previsione, già oggetto delle censure del CNF, relativa alla approvazione del Codice deontologico da parte del Ministro e altre ancora. 2.5. Le professioni e la competitività Non erano ancora stati acquisiti tutti i contributi di valutazione sul progetto Castelli , quando nel febbraio 2005, e precisamente il giorno 22, fu reso noto l'intento del Governo di inserire alcune norme inerenti il riassetto delle professioni nel provvedimento sulla competitività in corso di valutazione. Tali dichiarazioni fecero rivolgere al Ministro Castelli dal CUP, che correttamente voleva sapere su quale testo lavorare, un assorbente interrogativo Circa la riforma delle professioni, vale ancora la proposta Castelli o lo stralcio inserito nel decreto competitività, che il ministro per l'Innovazione e la tecnologia, Lucio Stanca, conta di portare sul tavolo del Consiglio dei ministri tra quindici giorni? Laddove, come poi accadde, fosse prevalsa la seconda tesi, e cioè l'inserimento del tema delle professioni come uno tra i tanti argomenti del decreto competitività, si sarebbe dato l'addio alla ipotesi, da tutti perseguita con tenacia, di ottenere un testo di riforma organico. Apparve francamente inaccettabile ai professionisti italiani il metodo sin lì seguito per la riforma delle professioni consapevoli di aver profuso ogni migliore energia per collaborare attivamente a definire la nuova normativa, cimentandosi via via su più e più diversi testi, i professionisti e gli avvocati italiani chiesero al Ministro come mai, dopo l'inspiegabile abbandono dei risultati prodotti dalla commissione ministeriale da lui stesso insediata, sui quali si era registrato il significativo consenso di tutte le espressioni del mondo professionale, si fosse giunti ad abbandonare improvvisamente anche il più recente testo, presentato soltanto il 28 gennaio 2005 e sul quale la disamina, ancorchè fortemente critica, era ancora in corso, e ciò in favore di una norma scarna ed insoddisfacente, contenuta in un unico articolo e destinata - pare - ad essere inserita nell'ambito del provvedimento sulla competitività. Si trattava di un provvedimento che, a ben vedere, lasciava irrisolte tutte le questioni sulle quali si era registrato nel corso degli ultimi anni un ampio dibattito e tranciava di netto l'ambizioso e lodevole proposito di pervenire ad una riforma complessiva dell'assetto delle professioni, regolamentate e non, che ne consentisse un armonico e più moderno sviluppo, nel rispetto di principi e valori da ritenersi inalienabili. Il contenuto dell'articolo unico diffuso sul finire di febbraio, inizio marzo 2005 fu bollato come minimale e generico - in palese e stridente contraddizione con il testo assai dettagliato diffuso nei giorni precedenti. Si disse che lo stesso di fatto non normava nulla, apriva numerosi e pericolosi varchi alla deregulation , lasciava inalterati gli ordinamenti attuali con un incomprensibile rinvio di salvaguardia a non meglio individuate leggi speciali. Di certo non soddisfaceva l'esigenza, comune all'intero mondo professionale, di chiarezza e organicità della disciplina la competitività del sistema professionale, e con esso quella del paese, difficilmente avrebbero potuto giovarsi di una norma siffatta. La possibilità di approvazione del richiamato articolo unico preoccupò non poco il mondo delle professioni, che dovette peraltro registrare, poco dopo l'abbandono del testo Castelli, anche l'abbandono del previsto inserimento di alcuni punti soltanto nel decreto competitività. 3. La riforma del titolo V della Costituzione approvata nella precedente legislatura e il conflitto di competenze tra Stato e Regioni in tema di Professioni Le forze di Governo hanno addotto a giustificazione della mancata realizzazione della riforma delle professioni nella corrente legislatura anche la necessità di chiarire preliminarmente la competenza delle Regioni in materia, in quanto la riforma costituzionale, introdotta sul finire della legislatura precedente, e precisamente gli interventi operati sul Titolo V, aveva dato corso ad una competenza concorrente tra Stato e Regioni in tema di professioni, che in difetto di più precise delimitazioni aveva determinato confusione ed incertezza. Il tutto accresciuto dal numero via via crescente di provvedimenti regionali che, in un modo o nell'altro, andavano ad incidere nell'assetto delle professioni stesse. Si poneva quindi, condivisa dai professionisti tutti, la necessità di riaffermare senza possibilità di equivoci, la esclusiva competenza statale, in quanto una possibile frantumazione del sistema, avrebbe potuto determinare discipline ordinamentali anche assai diverse tra di loro tra regione e regione, minando il principio della unicità della professione, ed altresì ponendosi in contrasto con la natura stessa degli ordini, i quali, essendo enti pubblici non economici nazionali, non potevano che avere disciplina uniforme dettata dallo Stato. La competenza normativa certa a dettare le regole dell'ordinamento delle professioni è stata ricondotta con chiarezza alla competenza esclusiva statale con l'ulteriore riforma costituzionale, condotta a termine nel corso della presente legislatura e definitivamente approvata dal senato il 16 novembre dello scorso anno. L'odierna previsione dell'art. 117 Cost. vede l'inserimento al secondo comma, tra le materie di competenza esclusiva dello Stato, dell'ordinamento delle professioni. Lo scorso 2 dicembre poi, ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri il D.Lgs di ricognizione dei principi fondamentali in tema di professioni, meglio conosciuto come D.Lgs La Loggia che stabilisce confini più precisi fra Stato e Regioni, ponendo anche delimitazioni nette per il riconoscimento delle c.d. professioni non regolamentate. L'iter non è stato facile, per gli interventi della Corte costituzionale e per le critiche espresse dalla Conferenza Stato-Regioni e dall'Antitrust, che affermava che il testo fosse in aperto contrasto con i principi della concorrenza. Quanto alla delimitazione dei confini tra Stato e Regioni il D.Lgs afferma che la potestà legislativa regionale si esercita sulle professioni individuate e definite dalla normativa statale. Per quanto riguarda le associazioni delle professioni non regolamentate, o non riconosciute, le norme prevedono che se non esercitano attività regolamentate o tipiche e se possiedono i requisiti, nel rispetto delle condizioni prescritte dalla legge per il conseguimento della personalità giuridica, possono essere riconosciute dalle Regioni nel cui ambito territoriale si esauriscono le relative finalità statutarie. Il decreto legislativo prevede anche che l'esercizio dell'attività professionale in forma di lavoro dipendente si svolge secondo specifiche disposizioni normative che assicurino l'autonomia del professionista . 4. Le linee guida del processo riformatore indicate dall'Avvocatura italiana Con riferimento alla generale riforma delle professioni, l'avvocatura italiana, che ha sempre affermato la propria condivisione dei progetti di riforma elaborati dalla Commissione Vietti, sui quali aveva prestato il proprio consenso, anche in espressi documenti congressuali, non può non riaffermare la necessità che l'affermazione dell'impianto normativo e la definizione degli obiettivi politici della classe forense, e del mondo professionale in genere, vengano definiti attraverso il metodo del più ampio e trasparente confronto. In tale ottica, qualunque posizione che dovesse essere affermata da chiunque senza il rispetto di questo metodo non può e non potrà essere considerata significativa ed espressiva della voce degli avvocati e dei professionisti. Ha poi indicato, quali punti irrinunciabili della emananda normativa i seguenti 12[12] - legge snella, tendenzialmente di princìpi, con riserva di integrazione in via di emanazione dei singoli ordinamenti professionali, con tutela comunque della specificità della professione forense - mantenimento degli ordini circondariali quali presidi di autonomia e di indipendenza dell'avvocatura - esclusione della creazione di un ordine nazionale forense e valorizzazione dell'autonomia ed efficienza degli ordini circondariali - differenziazione netta fra rappresentanza istituzionale e rappresentanza politica, anche sotto il profilo del metodo di formazione degli organi - eventuale istituzionalizzazione del Congresso Nazionale in luogo dell'Assemblea Nazionale degli Ordini, composto da delegati liberamente e democraticamente eletti nelle assemblee degli ordini circondariali in numero proporzionale al numero degli iscritti e modulato similmente al Congresso Forense già statutariamente definito - attribuzione ai consigli dell'ordine delle funzioni di certificazione e di controllo del tirocinio - mantenimento agli organi istituzionali dell'avvocatura delle funzioni amministrative e disciplinari, nonchè dei compiti in materia di formazione, aggiornamento professionale e conseguimento delle specializzazioni - valorizzazione del ruolo e dell'apporto delle associazioni costituite tra professionisti iscritti agli Albi, nell'ambito dei percorsi formativi, iniziali e permanenti - promozione dell'azione disciplinare e attività istruttoria e di accusa attribuita a componenti del consiglio dell'ordine diversi dal collegio giudicante che dovrà giudicare in conformità ai principi del giusto processo, ovvero anche mediante la previsione di commissioni distrettuali di disciplina, come richiesto da talune componenti dell'avvocatura - mantenimento della struttura e delle funzioni del consiglio nazionale forense, onde salvaguardare la giurisdizione domestica - accentuazione di meccanismi elettorali tali da garantire la massima democraticità e pluralismo nell'elezione dei soggetti chiamati a comporre organi rappresentativi della categoria - estesa e rigorosa individuazione delle incompatibilità dell'iscritto nell'albo, a tutela dei principi della neutralità e dell'indipendenza dell'avvocato. 5. I programmi elettorali delle opposte coalizioni I programmi elettorali delle opposte coalizioni, per quanto ad oggi noto, hanno dedicato ampio spazio al tema della riforma delle professioni, che entrambi gli schieramenti definiscono prioritario ed in relazione al quale hanno assunto precisi impegni di procedere con la massima rapidità. I colloqui che anche l'OUA ha sin qui avuto con i massimi esponenti politici hanno confermato tali dichiarazioni. La disamina che segue vuole in questa sede essere meramente ricognitiva, riservandosi l'Oua in distinti propri documenti, la puntuale analisi dei programmi delle opposte coalizioni, non soltanto con riferimento al tema delle professioni e dell'ordinamento forense, bensì anche a tutti i rimanenti temi della Giustizia. Del resto, il confronto con quanto sin qui esposto, e con i punti brevemente riassunti nel paragrafo che precede, possono agevolmente consentire di verificare la convergenza o meno dei contenuti dei programmi con le proposizioni dell'avvocatura. 5.1. La riforma delle Professioni In particolare può dirsi che, per il centro sinistra, il programma dell'Unione, non porta un paragrafo specifico dedicato al tema, ma ne tratta in più passaggi, con riferimento a diverse problematiche. Nel paragrafo dedicato al Miglioramento della riforma del Titolo V della Costituzione viene indicato tra gli interventi di legge costituzionale a compiersi una migliore definizione delle materie di esclusiva competenza statale, che ricomprenda omissis l'ordinamento delle professioni . Non viene peraltro precisato nel testo cosa andrebbe a differenziare tale intervento da quello già operato a fine legislatura e di cui al precedente paragrafo.Di professioni si parla poi nel successivo paragrafo dedicato a Risolvere il conflitto di interessi , laddove si afferma che occorre colmare una profonda lacuna, adeguando l'ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali omissis che mira a prevenire l'insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali sia nazionali che locali e l'esercizio di attività professionali . Dal testo riportato, parrebbe di poter inferire la volontà di introdurre un sistema rigido di incompatibilità per coloro che esercitano le professioni, verosimilmente correlato alla eventuale assunzione di incarichi pubblici elettivi, sia a livello locale che nazionale. Di professioni ancora si tratta nei seguenti ulteriori paragrafi 1 Paragrafo La qualità della nuova economia si fonda sulla conoscenza e sull'innovazione. pag.109 La nuova economia deve valorizzare tutte le capacità personali e imprenditoriali di cui è ricco il nostro paese. Per questo devono abbattersi gli ostacoli che frenano le capacità e le energie delle cittadini e delle imprese i pesi eccessivi della burocrazia, ma anche le forme indebite di sussidio alle imprese, le penalizzazioni e la precarietà che limitano le possibilità di lavoro soprattutto di donne ed giovani, ma anche le posizioni di monopolio e le protezioni di cui godono molti settori, dalle professioni, all'energia. Combattere le rendite e le protezioni indebite aprendo a una concorrenza regolata che è cosa diversa dal libero mercato, è necessario per ridurre i costi che danneggiano la competitività dei nostri prodotti e peggiorano le condizioni di vita dei cittadini aumentando i prezzi di beni e servizi. 2 Paragrafo Le ragioni del declino. Una nuova governance per lo sviluppo pag. 112 Le cause del declino che investe il sistema paese sono molteplici - omissis l'elevato peso dei settori protetti in cui si lucrano rendite elevate e il conseguente abbassamento della propensione a competere . 3 Paragrafo Le politiche per la concorrenza dalla parte del cittadino consumatore, risparmiatore e utente pag. 123 i servizi professionali sono protetti da norme che senza giustificazioni restringono l'accesso alla professione, limitano la concorrenza e riversano sui loro utenti costi elevati pag. 126 L'altro settore che necessita di specifiche politiche di liberalizzazione a tutela degli effettivi interessi dei cittadini, è il settore dei servizi professionali. Questo settore è stato fin ad oggi estesamente sottratto alle dinamiche concorrenziali, con il fine dichiarato di tutelare il cittadino, in nome della natura delicata delle prestazioni offerte salute, giustizia, ecc e della necessità di offrire adeguate garanzie di professionalità del servizio.Pur riconoscendo come fondate queste peculiari esigenze di garanzia nella prestazione di alcuni servizi professionali, riteniamo tuttavia che in alcuni settori si siano radicati protezionismi ingiustificati e inefficienze lesivi degli interessi dei cittadini e degli utenti. Infatti - in Italia esistono oggi oltre venti ordini e collegi professionali, non tutti rispondenti - come spesso segnalato dall'Antitrust - alle specifiche esigenze di tutela proprie delle prestazioni riguardanti diritti civili costituzionalmente protetti - l'Italia secondo la Commissione UE è il paese con il maggior tasso di protezione superiore anche a Germania, Francia e Spagna delle tradizionali categorie professionali di notaio, avvocato, contabile, farmacista, architetto, ingegnere - nei paesi più liberali Inghilterra, Danimarca e Olanda non vi sono segnali di malfunzionamento dei mercati, ma la maggior libertà nelle professioni consente maggior ricchezza complessiva Commissione UE - In Italia i servizi professionali hanno una incidenza sul valore della produzione dei settori esportatori di circa il 6% e l'Antitrust ha rilevato che tanto più i settori esportatori dipendono dai servizi degli ordini professionali tanto peggiore è la loro performance. Le politiche per la concorrenza nell'ambito dei servizi professionali devono secondo noi riguardare i principali aspetti oggi soggetti a regolamentazioni restrittive. In particolare - le condizioni di accesso all'attività numero degli ammessi, requisiti, attività loro riservate - la condizione di svolgimento dell'attività prezzi, pubblicità e modelli aziendali. A questo proposito bisogna valutare se le restrizioni rispondano alle esigenze dei fruitori dei servizi professionali o se non si dimostrino una mera difesa delle posizioni di rendita. Pur riconoscendo la necessità di mantenere una regolazione ordinistica per le professioni che rispondono a questi requisiti, riteniamo sarebbero necessarie le seguenti misure di liberalizzazione - consentire che le attività meno complesse siano svolte liberamente anche da non iscritti agli ordini professionali, come in molti paesi europei - consentire che nel caso di prestazioni complesse risulti ammesso ad operare un numero di professionisti adeguato alle esigenze della domanda e non predeterminato autoritativamente esistono molti più farmacisti abilitati che non farmacie con la licenza commerciale - abolire le tariffe minime e il divieto di pubblicità e di informazione al pubblico - consentire la fornitura di servizi multidisciplinari e interprofessionali da parte di professionisti associati o di società di professionisti - affidare agli ordini professionali le funzioni di formazione dei loro associati e la fissazione di standard di qualità dei servizi una sorta di rating . -confermare il rispetto dell'autonomia finanziaria gestionale delle Casse di Previdenza privatizzate . Per quanto riguarda, per contro, la coalizione di centro destra, si fa riferimento al programma presentato da AN, sul quale si sono appuntate recentemente anche le attenzioni degli organi di stampa sul tema, si riporta lo stralcio della sezione del programma dedicata per l'appunto alle Proposte per le Professioni italiane Nuovo modello di sviluppo basato sull'apporto fondamentale dei professionisti della conoscenza - Creazione dello Statuto del professionista finalizzato alla identificazione del quadro dei principi e delle regole che ordinano tipicamente l'esercizio delle professioni intellettuali, con specifico riferimento ai contratti, al diritto di autore, ai segni distintivi, alla tutela della concorrenza sleale, etc. La soggezione, richiesta dal diritto comunitario, delle professioni alle regole della concorrenza comporta l'esaltazione del profilo economico dell'attività professionale tale esaltazione, tuttavia, deve trovare il suo contemperamento con il connotato distintivo dell'attività professionale, ossia quella loro funzionalizzazione all'interesse generale in ragione della quale l'ordinamento interno predispone il regime giuspubblicistico di controlli finalizzato all'attuazione del principio di professionalità specifica art. 33, comma 5, della Costituzione . Ne deriva la necessità di definire il regime proprio delle professioni intellettuali al fine di consentire ai professionisti di cogliere tutte le opportunità offerte dall'ordinamento e, al contempo, evitare che i principi settoriali continuino ad essere definiti dalla giurisprudenza che non avendo raggiunto un indirizzo unitario sui termini di applicabilità dello statuto dell'imprenditore compromette quella certezza del diritto, il cui valore richiede di essere salvaguardato vieppiù in un settore, come quello delle professioni, esposto al diritto comunitario - razionalizzazione delle professioni esistenti con riferimento ai percorsi formativi, alle regole di accesso, alla definizione dei criteri identificativi delle professioni al fine di consentire la emersione delle attività consolidatesi nella prassi - riforma degli ordini professionali con esaltazione della loro natura pubblicistica, soprattutto con riferimento alla predisposizione ed applicazione delle norme deontologiche in funzione della conformazione dell'attività professionale, alla tutela e realizzazione degli interessi generali sui quali la stessa incide, ed inoltre attribuzione agli ordini di specifiche competenze in materia di formazione professionale continua e preparazione all'accesso.Accorpamento degli ordini di professioni similari come per esempio è già avvenuto per i commercialisti e i ragionieri - riconoscimento della rappresentatività dei Sindacati dei professionisti in ordine alla tutela delle aspettative economiche e sociali degli aderenti - via libera alla introduzione del capitale nello svolgimento delle attività professionali. Via libera alla previsione di tecniche di finanziamento da parte di terzi, anche, ma non necessariamente, per il tramite delle quote di partecipazione , lasciando alla autonomia dei singoli ordinamenti dei professionisti la facoltà di introdurre e disciplinare le specifiche forme societarie e di optare tra i vari modelli che saranno discussi preventivamente con gli ordini e i sindacati dei professionisti, ferma comunque restando la prevalenza del fattore umano rispetto al capitale e la autonomia e direzione e conseguente responsabilità personale in capo ai professionisti. - estensione ai professionisti ed in particolare ai giovani che iniziano la professione, di forme di agevolazione fiscale o di incentivi economici che vengono riconosciuti alle imprese, compatibilmente con la natura della prestazione e dell'attività svolta. - riconoscimento delle associazioni delle nuove professioni, rappresentative di coloro che esercitano attività alle quali è riconosciuta dall'ordinamento la dignità di professione, ma non la pretesa delle associazioni di sviluppare forme surrettizie di attività professionali riservate o tipiche, in concorrenza sleale con le professioni ordinate. - attribuzione ai codici deontologici e dunque alla autonomia regolamentare delle singole professioni della disciplina delle forme di pubblicità e di concorrenza che dovranno comunque essere adeguatamente modulate agli indirizzi comunitari - previsione dei valori e interessi in funzione dei quali dovranno essere predisposte le norme deontologiche, al fine di contemperare le ragioni di interesse generale che giustificano la regolamentazione professionale con i principi comunitari di libera concorrenza - riforma dei sistemi tariffari, con la previsione di tariffe massime per le prestazioni riservate ma non abolizione dei minimi che semmai vanno periodicamente ricontrollati ed adeguati, secondo le oscillazioni del mercato e la particolare valenza delle prestazioni. - libertà di tariffe per le professioni rappresentate dalle associazioni riconosciute sulla base del principio civilistico della libera contrattazione del prezzo - tutela dei giovani impegnati nel tirocinio professionale attraverso il riconoscimento di un compenso obbligatorio predeterminato. - semplificazione degli esami di stato e individuazione di criteri più trasparenti nella formazione delle commissioni di esami per garantire il rigore delle valutazioni. Sul fronte previdenziale, necessità di difendere la autonomia della Casse di Previdenza dei professionisti italiani, avendo come obiettivo l'accelerazione del passaggio al modello contributivo, per garantire in perpetuo e non solo per i prossimi 25 anni, la sostenibilità del sistema e una congrua pensione ai giovani professionisti di recente iscritti. 5.1. La riforma dell'Ordinamento Professionale Forense Il programma dell'Unione dedica un paragrafo specifico all'avvocatura, nell'ambito del programma per la Giustizia, e precisamente il paragrafo Dare nuovo valore all'avvocatura pag.53 e 54 La professione forense partecipa attivamente all'esercizio della giurisdizione, concorre in maniera decisiva all'efficacia ed efficienza del servizio giustizia, svolge un'essenziale funzione di tutela dei diritti individuali e collettivi e contribuisce a realizzare il sistema costituzionale delle garanzie. La situazione italiana evidenzia l'esplosione numerica dell'avvocatura e la difficoltà di mantenere un'elevata qualità media professionale. È pertanto ineludibile, previo monitoraggio e consultazione, una riforma dell'Ordinamento forense, che favorisca la competizione di qualità , garantendo però il massimo di tutela per gli utenti. In particolare, il futuro ordinamento dovrebbe a. prevedere la competenza in via esclusiva del patrocinio, della rappresentanza e dell'assistenza innanzi all'autorità giudiziaria o ad altra autorità che emetta un giudizio destinato a produrre effetti giuridici b. rafforzi la natura e la democraticità degli ordini c. ispirarsi al principio dell'autonomia e libertà dell'avvocatura, con la previsione di incompatibilità assolute e temporanee d. riformare in senso radicalmente qualitativo il sistema dell'accesso, basato sulla frequenza di scuole forensi e di specializzazione per le professioni legali, sul tirocinio e su un esame di stato finale e. definire il rapporto di tirocinio anche per gli eventuali aspetti economici e prevedere una forma di verifica della professionalità per poter esercitare innanzi alle Giurisdizioni Superiori f. distinguere la funzione di governo ed organizzazione dell'avvocatura da quella disciplinare, da affidare ad appositi organi g. prevedere un codice deontologico tale da garantire l'utente e il professionista h. valorizzare il ruolo e la partecipazione attiva alle scelte in materia forense della associazioni professionali i. prevedere l'obbligo della formazione professionale permanente e le modalità di verifica da parte degli ordini professionali j. prevedere un sistema di tariffe che siano ad un tempo garanzia per il cittadino, tutela della dignità della professione, incentivi alla soluzione rapida giudiziale e stragiudiziale del contenzioso e disincentivi all'ingiustificato differimento delle udienze k. prevedere una partecipazione attiva dell'avvocatura a tutte le forme di risoluzione delle controversie alternative alla giurisdizione, di arbitrato e di conciliazione non giudiziale delle controversie. Sempre nel programma dell'Unione nella parte dedicata alla Giustizia Civile e più precisamente nel capitolo Un processo più rapido . Leggiamo una proposta che riguarda anche gli avvocati Onerosità del processo. È necessario intervenire sul costo del processo, tenendo conto delle possibilità economiche dei singoli cittadini e del reddito familiare la soluzione che proponiamo, e rispetto alla quale intendiamo confrontarci con i rappresentanti dell'Avvocatura, è quella della costituzione di un fondo alimentato da una modestissima aliquota a carico delle fatturazioni forensi e da un pari contributo a carico dello Stato . Per quanto concerne il programma di AN, non si riscontra una specifica sezione dedicata all'Avvocatura, in quanto il tema è trattato nell'ambito delle Professioni. A completamento di quanto innanzi già riportato si possono indicare i seguenti ulteriori contenuti - completamento della riforma delle scuole di specializzazione e riconoscimento giuridico delle scuole forensi e del notariato - riforma dell'esame di stato per l'abilitazione alla professione di Avvocato, in coerenza con la formazione acquisita mediante il nuovo percorso universitario e post-universitario riformato - tirocinio quale requisito fondamentale per l'accesso - modelli di flessibilità della prestazione che presuppongono pluralità di specializzazioni 6. Conclusioni Il recupero di competitività del Paese non può non dipendere anche dalla celerità e dalle modalità concrete con le quali si porrà mano, da parte delle forze che avranno il compito di governare nella prossima legislatura, alla riforma delle professioni. I professionisti italiani, la qualità del loro lavoro, il loro spirito creativo, il rischio e gli investimenti che quotidianamente affrontano, la loro capacità di erogare al sistema Paese esperienza e professionalità, meritano un riconoscimento e adeguate misure incentivanti. Meritano un sistema istituzionale e di autonomie locali in grado di sostenere e, a volte, anche di anticipare le esigenze dello loro sviluppo, per il benessere dell'intera collettività. Pur nella riaffermata competenza statale in tema di ordinamento, non vanno disattese e trascurate le grandi possibilità che residuano agli Enti territoriali di rendersi partecipi di iniziative altamente qualificate e preziose per il territorio, nel settore della formazione e dello sviluppo delle professionalità, nel rispetto tra diversi soggetti e nel riconoscimento delle diverse funzioni svolte. Deve affermarsi, a latere dell'urgente intervento riformatore, un nuovo metodo, che veda la ripresa ed il consolidamento ulteriore di un effettivo e costante dialogo da parte di chi governa ed amministra e i rappresentanti delle professioni.L'ambizioso obiettivo di raggiungere gli standards di Lisbona deve vedere portati avanti con convinzione provvedimenti che incentivino l'innovazione, e che indichino l'elemento della qualità e della professionalità verificata e spendibile, come punti di forza e di sviluppo delle attività professionali.Gli ordini professionali non rappresentano, come si vorrebbe, un grande ostacolo alla possibilità dei giovani di accedere alle professioni. I grandi numeri dell'accesso all'avvocatura ne sono palese e macroscopico esempio.Ciò non di meno gli ordini professionali necessitano e vogliono la riforma, ma una riforma che nel partire dalle esigenze dei giovani che entrano nel mercato del lavoro non abdichi ai valori della professioni e alla necessità di garantire adeguatamente formazione e rispetto di principi etici, nell'interesse del cittadino, la cui tutela costituisce l'alta funzione cui l'avvocato è chiamato dalla Carta Costituzionale.Il settore professionale attira particolarmente le giovani generazioni, ed è in costante espansione, rappresentando altresì una rilevantissima fetta del PIL 13[13], più di tre volte della attività di produzione e vendita di beni 14[14], ed un rilevante bacino di occupazione. Progrediscono i saperi, si affacciano nuove professioni, proliferano diritti che necessitano di adeguate tutele, aumenta la necessità di interazioni multidisciplinari. La nostra epoca vede l'Unione Europea di fronte alla sfida, per certi versi stimolante, dei Paese asiatici, formidabili competitori nel settore della produzione di beni e di nuove tecnologie. La risposta va ricercata nel potenziamento dei servizi, e particolarmente dei servizi professionali, non assimilabili tout court alle altre attività del terziario. Non c'è da meravigliarsi, quindi, se chi ha sino ad oggi investito in un sistema industriale sempre più minacciato dalla già richiamata concorrenza asiatica cerchi di riposizionarsi cercando nuovi spazi nel settore servizi, dalle public utilities ai servizi professionali. Il mercato della conoscenza è l'unico che possa ancora crescere in maniera esponenziale, e in funzione largamente indipendente dalla disponibilità di energia. Ecco dunque che la riforma degli ordinamenti non può essere differita deve garantirsi un contesto di crescita e di armonico sviluppo, che sappia coniugare le condivisibili esigenze della competizione con l'insopprimibile intelaiatura rappresentata dai principi e dai valori propri della storia delle professioni intellettuali, e dell'avvocatura, nel nostro Paese. Non si tratta per i professionisti e gli avvocati italiani di combattere una battaglia di retroguardia e corporativa, ma anzi di trovare le risposte più efficaci per assicurare la migliore tutela possibile per i cittadini. Nel contempo, una equilibrato intervento riformatore e modernizzatore delle professioni, potrà, se adeguatamente condotto, costituire efficace e satisfattiva risposta anche al sempre crescente e marcato interesse dei giovani per il lavoro professionale, che meglio pare rispondere alle esigenze di affermazione ed ai mutati bisogni di vita. Ciò, a differenza di oggi, non frustrando le pur legittime gratificazioni ed ambizioni, che certamente potranno conseguire all'esito di un percorso formativo rigoroso e serio, effettivamente professionalizzante, ed all'offerta di una elevata qualificazione. Il settore delle professioni, dunque, è un campo nel quale è ancora possibile la crescita, all'insegna della libertà ma, soprattutto, della qualità della preparazione e delle prestazioni e della responsabilità. È un settore che, adeguatamente ammodernato e sorretto da doverosi incentivi, può ancora oggi validamente rappresentare meta ambita per le giovani generazioni, risorsa fondamentale per il Paese. 15[1] Ci si riferisce in particolare alle Bozze di riforma predisposte dalla Commissione Vietti c.d. Vietti 1 , dalla successiva elaborazione della predetta normativa c.D. Vietti bis , avendo incontrato assai minore gradimento nell'ambito del mondo delle professioni i successivi testi elaborato dal Ministero Giustizia, anche nell'ambito del varo delle misure sulla competitività 16[2] Uno dei principali esponenti del movimento contrario ai professionisti è oggi Francesco Giavazzi, autore del libro Lobby d'Italia. L'Italia dei monopoli, delle corporazioni e dei privilegi . Tra i molti articoli di stampa sull'argomento si cita 29 novembre 2005 - editoriale apparso a pagina 3 de Il Foglio di Giuliano Ferrara, Il disordine degli ordini 17[3] Numerose le prese di posizione dell'Avvocatura Italiana a riguardo. A mero titolo esemplificativo si ricordano alcuni contributi dei massimi vertici nazionali Michelina Grillo - Presidente OUA - Professionisti 25 novembre 2005 Lavoratori intellettuali, non imprenditori e Lettera a Ballarò 30.11.2005 Guido Alpa - Presidente Cnf - Guida al Diritto 30.11.2005 Quelle deludenti proposte dell'Antitrust che non si attagliano alla professione forense Maurizio De Tilla - Presidente Cassa Forense - Italia Oggi 17 dicembre 2005 Tiro incrociato su albi e professioni 18[4] I contenuti del presente paragrafo fanno riferimento, a volte anche testuale, alle note critiche elaborate dalla Giunta OUA, anche alla luce dei contributi forniti dalla propria Commissione Ordinamento Professionale, ai progetti di riforma che si sono via via succeduti, e particolarmente al progetto c.d. Castelli, di cui più altre 19[5] Le rassegne stampa del periodo, che possono rinvenirsi negli arretrati delle testate e begli arretrati della Rassegna Stampa quotidiana dell'OUA - www.oua.it - possono adeguatamente fornire ampia panoramica dell'effervescente dibattito che si è sviluppato tra gli esponenti di tutte le professioni, sia ordinistiche che nuove , su molteplici delle principali questioni oggetto di intervento 20[6] L'ipotesi di testo in questione è reperibile sul sito www.oua.it, alla sezione Ordinamento Professionale 21[7] Previsioni analoghe sono presenti nel testo Castelli, di cui al successivo paragrafo, con riferimento all'Assemblea Nazionale degli ordini 22[8] Come immediatamente osservato dal Presidente OUA nell'intervento svolto in occasione dell'incontro delle rappresentanze professionali con il Ministro del 28 gennaio 2005 23[9] A tale proposito si riporta la mozione conclusiva di un incontro presso il Cnf dei Presidenti degli ordini Forensi, con la presenza del Presidente Oua, del Presidente della Cassa Forense e delle Associazioni maggiormente rappresentative, in data 19.2.2005 Consiglio Nazionale Forense Mozione conclusiva dell'Assemblea dei Presidenti degli ordini forensi 19 febbraio 2005 Il consiglio nazionale forense riunito in Roma, in assemblea con gli ordini, le unioni regionali ed esponenti di associazioni forensi, preso atto del testo proposto dal Ministro guardasigilli riguardante la riforma delle professioni, sottoposto alla valutazione urgente delle categorie professionali, rileva che l'impianto generale del testo non risponde alle esigenze di una riforma organica, coerente e risolutiva della materia, accorpando attività professionali disomogenee in un disegno che esprime una cultura istituzionale verticistica, e mortifica l'autonomia e l'indipendenza degli ordini locali, con una disciplina in ambito regionale che incide sulla necessaria unitarietà dell'ordinamento forense anziché valorizzare l'apporto delle risorse regionali che il testo in esame è contrario ai principi fondanti la professione forense, come ribaditi nel Congresso di Palermo dell'ottobre 2003 e nel Convegno di Bari del novembre 2004, con riguardo in particolare all'indipendenza, autonomia, qualificazione professionale e alle specificità di rilievo costituzionale che il testo vulnera la professione forense privandola della giurisdizione speciale già riconosciuta dalla Costituzione e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, nonché del controllo giurisdizionale di legittimità delle decisioni disciplinari ad opera delle sezioni unite della Corte suprema di cassazione invita il Ministro della giustizia nello spirito di collaborazione istituzionale, a tenere in considerazione la posizione e i rilievi espressi dall'Avvocatura italiana, nel rispetto dei principi e delle garanzie sopra richiamati rinnova l'impegno a difendere in ogni sede i valori costituzionali dell'Avvocatura. 24[10] Analogamente fu fatto dalle associazioni forensi maggiormente rappresentative, ed in particolare dall'ANF e dall'AIGA 25[11] Le recenti voci relative all'inserimento della normativa sulle professioni nel decreto sulla competitività e le dichiarazioni dell'ex Ministro Tremonti e di altri sulla necessità di introdurre da parte dei professionisti deroghe favorevoli sulle tariffe per favorire le imprese, lasciano perplessi quantomeno sul mantenimento dei minimi e comunque sulla necessità che i compensi per le prestazioni siano ancorati a precisi parametri di riferimento, anche a tutela della dignità del professionista, ma anche della preparazione, formazione e qualità del medesimo 26[12] i punti elencati sono i medesimi contenuti nel documento presentato dall'OUA ai responsabili Giustizia e professioni di tutte le forze politiche all'inizio del corrente anno 2006, quando ha avviato un percorso di incontri e consultazioni finalizzato alla redazione dei programmi elettorali per le oramai prossime elezioni politiche, ed alla verifica delle posizioni dei singoli partiti, nonché delle coalizioni, sul tema specifico. Ulteriori approfondimenti sono contenuti nei documenti approvati nel corso di questi ultimi anni, e nelle mozioni finali dei Congressi Nazionali Forensi, reperibili sul sito web dell'Oua, oppure disponibili a richiesta presso l'Ufficio Segreteria dell'Organismo 27[13] Nella direttiva Bolkenstein il primo considerando , cioè una delle chiavi interpretative che illustrano i fini della norma, dice testualmente considerando che i servizi costituiscono il 70% del PIL . In Europa, e non solo, assistiamo oggi ad un processo di destrutturazione produttiva in cui il processo industriale si sta spostando per attuare quelle che si chiamano delocalizzazioni . Resta disponibile un enorme flusso di capitale finanziario in cerca di impieghi. Il denaro non è mai costato così poco. Il primo effetto che ciò ha avuto è l'aumento del costo degli immobili, ma poi, per l'obiettiva impossibilità del mercato immobiliare a poter fungere da collettore di tutti quei capitali si è avviata la rincorsa al mercato dei servizi alle imprese, così come a quello della liberalizzazione di servizi pubblici. La necessità per il settore economico, di impiegare produttivamente e remunerativamente i propri capitali, in un mercato assai mutato, ove la produzione di beni ha lasciato il passo ad altre economie - quelle orientali e prevalentemente indiana e cinese - determina oggi una paradossale circostanza come potrebbe altrimenti accadere che sul piano politico si trovassero convergenze e quasi coincidenze di posizioni tra i rappresentanti della CGIL e quelli di Confindustria, i quali affermano la stessa cosa, e cioè che bisogna abolire gli Ordini, le tariffe professionali ecc. ? Il mondo delle professioni, il settore ove si produce, si detiene e circola il sapere specialistico, nuova ed appetita merce delle moderne società, è l'oasi che tutti ambiscono raggiungere conquistare, a qualunque costo, indipendentemente dai diversi punti di partenza. 28[14] Dai dati riportati nella relazione relativa all'indagine compiuta nel settore dalla Comunità Europea per il 2005, risulta che nel 2001 i servizi legati alle imprese hanno generato un fatturato superiore a 1281 miliardi di euro, pari a circa l'8 per cento del fatturato totale dell'Unione europea. Nel 2001 sono stati generati in tal modo più di 660 miliardi di euro di valore aggiunto. Circa un terzo di tale cifra può essere attribuita ai servizi professionali .L'autorità irlandese garante della concorrenza, ad esempio, ha calcolato che nel 2001 in Irlanda la spesa per i servizi legali abbia da sola raggiunto la cifra di 1140 milioni di euro pari a quasi l'1 per cento del prodotto lordo europeo. In termini di occupazione nei servizi legati alle imprese lavoravano quasi 12 milioni di persone nel 2004, cifra che corrisponde al 6,4 per cento dell'occupazione totale, rispetto al 5,7 per cento del 2002 XXVII Congresso Nazionale Forense - Palermo 2 / 5 ottobre 2003 - Mozione finale La concreta attuazione dei principi del giusto processo impone di affrontare, con doverosa prudenza, le questioni relative alla giurisdizione, così da evitare uno scontro di natura istituzionale che, come ha ammonito il Capo dello Stato, pone in discussione i principi fondamentali della democrazia, delegittima i soggetti della giurisdizione, e lede gravemente i diritti e le aspettative dei cittadini. La Giustizia non può e non deve essere terreno di lotta politica, ma banco di prova dell'assetto sociale dello Stato che, nella riorganizzazione completa dell'intero sistema, deve investire con risorse e progetti adeguati. Le riforme frammentarie, finalizzate al riassetto dei rapporti tra poteri dello stato, slegate da un contesto unitario sistematico, nuocciono all'efficienza, alla qualità del servizio giustizia, alla legalità. L'obiettivo della celerità del processo deve essere perseguito senza compromettere le garanzie del cittadino. La capillare presenza delle sedi giudiziarie sul territorio è un dato fondamentale per rendere la giustizia visibile ed accessibile. Al Governo va ricordato che non è immaginabile alcun serio progetto di riforma in assenza di idonee previsioni di spesa, di un disegno organico, della collaborazione e dell'apporto delle esperienze e delle conoscenze dei soggetti della giurisdizione. Al Ministro va rammentato che l'art. 110 della Costituzione lo rende responsabile dell'efficienza e dell'organizzazione del servizio Giustizia. Alle forze politiche va rappresentato che il valore dell'indipendenza e autonomia dell'Avvocatura è pari a quello della magistratura, e deve essere ugualmente tutelato. Alla magistratura va evidenziato che ogni sua rivendicazione che abbia come presupposto il fatto che si ritenga un potere , è al di fuori della nostra Carta Costituzionale, e che, nell'elaborazione delle riforme, non può prescindere dall'apporto dell'Avvocatura. All'Avvocatura, soggetto politico indispensabile per ogni riforma della giustizia, compete di perseguire in ogni modo l'unitarietà, obiettivo che dovrà caratterizzarne il percorso. Il XXVII Congresso Nazionale Forense delibera quanto segue 1 La concreta attuazione dei principi del giusto processo passa inevitabilmente attraverso la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. Ciò è possibile senza riforme di rango costituzionale, e senza menomare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, valori irrinunciabili della nostra cultura giuridica. 2 La parità tra i soggetti della giurisdizione, tutti portatori dell'unico interesse al funzionamento della giustizia ed alla corretta applicazione delle leggi, dovrà essere garantita attraverso la partecipazione a pieno titolo degli avvocati nei consigli giudiziari. 3 E' necessario attuare il decentramento dei servizi del Ministero della Giustizia, istituendo presso ogni Corte d'Appello Uffici distrettuali, ai quali demandare tutti i servizi, sotto la direzione dei dirigenti amministrativi, nonché istituire la Conferenza distrettuale dell'amministrazione giudiziaria, organo collegiale composto da magistrati, funzionari dirigenti degli uffici, rappresentanti degli ordini forensi, e degli enti locali. 4 Occorre riorganizzare l'Ufficio del pubblico ministero, senza incidere sulle prerogative di autonomia e indipendenza, affinché il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, di fatto rimessa alla discrezionalità del singolo magistrato, venga osservato. 5 L'Avvocatura è disponibile ad esaminare progetti di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, che interessino la razionalizzazione delle risorse e la modifica dei confini degli attuali circondari. Suo obiettivo principale rimane l'allargamento della giustizia verso la società, che comporta l'inevitabile coinvolgimento dei soggetti interessati e degli enti locali nella sua gestione e amministrazione. Auspica, pertanto, che il problema sia affrontato esclusivamente dopo aver analizzato minuziosamente il territorio con tutte le sue componenti, e finalizzato a migliorare la qualità del servizio. Esprime la sua più netta contrarietà a qualunque proposta che preveda lo svuotamento delle competenze dei tribunali minori, poiché ritiene che si tratti di una manovra finalizzata alla loro cancellazione, che allontanerebbe la giustizia dal cittadino. 6 Formazione, aggiornamento e professionalità della magistratura e dell'Avvocatura sono necessità irrinunciabili, per rendere ai cittadini un servizio di elevata qualità. 7 La pianta organica dei magistrati prevista nell'ipotesi di riforma è insufficiente e inaccettabile.A fronte delle attuali necessità connesse al funzionamento del servizio, il numero dei magistrati prefissato in 10109 è del tutto improponibile. L'Avvocatura chiede un reclutamento straordinario di almeno 5000 magistrati ordinari tra gli Avvocati, attraverso severi e rigorosi criteri d'accesso. 8 E' indispensabile sciogliere il nodo cruciale della magistratura onoraria, attualmente utilizzata in quantità esorbitante, sì da costituire un ordine parallelo alla magistratura togata, privo di dignità, di formazione, di responsabilità e di controllo. L'Avvocatura chiede la riorganizzazione sistematica ed armonica di tutte le forme di magistratura onoraria attualmente esistenti, riservandone l'esercizio agli avvocati, garantendo pari dignità tra la magistratura togata e la magistratura onoraria individuando per la magistratura onoraria una sfera di competenza giurisdizionale esclusiva garantendo ai magistrati onorari un'adeguata retribuzione prevedendo una costante verifica di professionalità, un serio sistema di incompatibilità garantendone la terzietà, l'autonomia ed indipendenza prevedendo rigidi meccanismi di controllo sulla deontologia e sulla capacità responsabilizzando e valorizzando il ruolo dei consigli dell'ordine nella selezione individuando in maniera dettagliata i requisiti necessari per la nomina, i doveri di formazione permanente istituendo un organo di controllo. 9 Non è più rinviabile l'abrogazione della norma che consente l'esercizio part-time della professione, vulnus ai valori di indipendenza e autonomia, ferita insanabile ai principi di libertà che devono caratterizzare la funzione dell'avvocato. 10 Non è giustificato il ritardo da parte del Governo nella presentazione al Parlamento della proposta di legge quadro di riforma delle professioni intellettuali. Il testo elaborato dalla commissione ministeriale presieduta dal sottosegretario On. Michele Vietti coniuga soddisfacentemente l'esigenza di modernizzazione del complessivo sistema, non solo ordinamentale, delle professioni intellettuali tradizionali con la necessità che alla società siano assicurate nuove professionalità che, al di fuori di inaccettabili ed inaccettate regole mercantilistiche, rispondano alla domanda di qualità delle prestazioni e correttezza di comportamenti. Le disponibilità, anche di recente confermate, da parte di autorevoli esponenti delle forze politiche di opposizione, di assumere la proposta della commissione Vietti quale testo base di discussione in sede parlamentare, assicura i presupposti per un favorevole iter del relativo dibattito il che consentirebbe al nostro Paese, nel semestre di sua presidenza, di essere protagonista ed orientare le scelte che nell'ambito della Comunità Europea stanno per essere assunte sul ruolo, la natura e le responsabilità del professionista intellettuale. L'urgenza che il Parlamento approvi la legge di riforma delle professioni intellettuali è resa ancor più pressante dall'attuale concorrente competenza legislativa regionale, che non può non destare forti contrarietà per il rischio di interventi disomogenei e disarticolanti di principi, regole e valori fondamentali che sono e devono rimanere comuni sull'intero territorio nazionale a maggior ragione il rango costituzionale riconosciuto alla funzione difensiva impedisce di attribuire potestà legislativa alle regioni sull'ordinamento forense. 11 Le regole ed i principi ispiratori della legge quadro di riforma delle libere professioni dovranno necessariamente orientare i percorsi di ridefinizione, a mezzo dell'intervento legislativo delegato, delle norme per l'esercizio della professione forense e la riorganizzazione del suo ordinamento nel rispetto dei suoi valori fondanti di rilevanza costituzionale. Sulla base dei contributi già offerti al dibattito da parte del Consiglio Nazionale Forense, dell'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, delle Associazioni Forensi, delle Unioni Distrettuali e dei singoli Consigli dell'Ordine è impegno e responsabilità dell'intera categoria elaborare quanto prima una proposta definitiva di testo normativo che consenta a Governo e Parlamento di pervenire entro la corrente legislatura all'approvazione del testo di riforma dell'ordinamento forense, ferma restando l'indifferibilità dell'applicazione della nuova disciplina sugli esami di abilitazione. La tradizionale Conferenza Nazionale dell'Avvocatura - da convocarsi non oltre la prossima primavera - costituirà la sede per il confronto finale sulle scelte . 12 Confermando le conclusioni espresse nell'ambito del Forum sulla giustizia civile tenutosi a Firenze nella scorsa primavera, così come arricchite dagli ulteriori contributi da parte dell'Avvocatura, è indifferibile l'esigenza che sia quanto prima sottoposto al vaglio del Parlamento il progetto complessivo di riforma del codice di procedura civile elaborato dalla commissione ministeriale presieduta dal Prof. Romano Vaccarella. La gravità dello stato di dissesto in cui versa la giustizia civile nel nostro Paese - al quale ha di certo contribuito il fallimento delle precedenti riforme del rito che nessuna prassi virtuosa è in grado di rivitalizzare - impone il coraggio di scelte di sistema che affidino ai soggetti della giurisdizione compiti e conseguenti responsabilità nella gestione del processo con la finalità precipua di assicurare l'attuazione dei principi ispiratori del giusto processo. Un processo in cui le parti con i loro difensori divengono protagonisti della fase preparatoria del giudizio collaborando attivamente con il giudice alla definizione del thema decidendum è un modello che concretamente consente di coniugare garanzie della difesa e durata ragionevole. Il nuovo processo in materia societaria, che si ispira ai principi informatori elaborati dalla commissione Vaccarella, costituirà utile occasione per sperimentare la funzionalità del nuovo modello proposto. Tuttavia appare indispensabile che siano apportate dal Governo le modifiche al Decreto Legislativo numero /2003 elaborate dalla Commissione di Studio istituita all'esito del Forum di Firenze.L'obiettivo del recupero della giurisdizione civile a livelli accettabili, passa anche attraverso lo sviluppo di sistemi alternativi di risoluzione delle controversie A.D.R. inteso quale strumento ausiliario del processo nel quale l'Avvocatura non potrà non svolgere un ruolo di primaria importanza. In considerazione di quanto sopra, il XXVII Congresso Nazionale Forense, dà mandato ai propri organi di rappresentanza, ciascuno secondo le proprie competenze, di adoperarsi affinché sia data attuazione in sede legislativa ai principi sopra esposti. Palermo, 4 ottobre 2003 IV^ Conferenza Nazionale dell'Avvocatura Napoli, 15 - 17 aprile 2005 Avvocati sfida al futuro tra competenza e competitività I^ Sessione - L'accesso alla professione Relazione introduttiva - mattinata inaugurale - Avv. Franco LANDOLFO - Pres. Ordine di Napoli Sottosezioni 1. Struttura ed articolazione del percorso formativo abilitante - lo statuto del praticante - Diritti e doveri Coordinatori - avv. Maria Limardo - Giunta OUA - avv. Elio Sticco - Presidente COA S. Maria Capua Vetere - avv. Paolo Ciannella - Presidente Comm. Ordinamento Professionale COA Napoli - avv. Renzo Menoni - Unione Camere Civili 2. La trasmissione dei saperi e dell'identità professionale - Etica e deontologia Coordinatori - avv. Enrico Merli - OUA - avv. Bruno Di Pietro - Foro di Napoli - avv. Ettore Tacchini - Presidente COA Bergamo - Pres. Unione Ordini Forensi della Lombardia 3. Le scuole forensi coordinamento, armonizzazione, valorizzazione delle collaborazioni e fonti di finanziamento Coordinatori - avv. Annamaria Introini - Giunta OUA - avv. Stefano Borsacchi - Pres. COA Pisa - Pres. Unione Ordini Forensi della Toscana - avv. Franco Tortorano - Presidente Scuola Forense Gaetano Manfredi - COA Napoli - avv. Luisella Fanni - Associazione Nazionale Forense 4. Le specializzazioni - Conseguimento e spendita Coordinatori - avv. Paola Aresta - OUA - avv. Fabio Florio - Presidente COA Catania - avv. Marina Marino -Consiglio di Presidenza A.I.A.F. - avv. Anna Rosa Sindico - Presidente COA Perugia Presidente Unione Ordini Forensi Umbria DOCUMENTO DI SINTESI A LA FORMAZIONE DEL PRATICANTE Il fine da perseguire è quello di evitare un accesso indiscriminato e dequalificante alla pratica, con l'assimilazione di questa ad un'area di parcheggio in attesa di decidere che cosa fare nella propria vita. Durante i lavori di questa prima sessione è emersa la necessità di creare un tunnel a senso unico , ossia un percorso formativo caratterizzato da verifiche periodiche delle capacità, delle cognizioni, delle attitudini alla professione, verifiche che si presentano come stimoli per coloro che intendono seriamente intraprendere la professione di avvocato ed al contempo come ostacoli, per tutti coloro che non sono motivati e determinati. Tali verifiche, o paletti devono caratterizzare ogni singola fase del percorso formativo, che si deve snodare attraverso tre livelli * Percorso universitario * Scuole di formazione post-universitarie * Svolgimento della pratica Statuto del praticante diritti e doveri Esaminiamo separatamente i tre livelli. 1 Percorso universitario - si ritiene essenziale * 1.1. condividere la distinzione tra la laurea breve di base triennale, senza possibilità di accesso all'albo, da quella magistrale quinquennale, unica via di accesso alla libera professione. * 1.2. prevedere per l'accesso al quadriennio della laurea magistrale un numero programmato, ovvero quanto meno la selezione tramite test attitudinali e di verifica della preparazione di base. * 1.3. condividere la previsione di inserimento tra le materie caratterizzanti il corso di laurea magistrale, la deontologia e gli ordinamenti giudiziario e forense, l'argomentazione giuridica, nonché materie relative a strumenti di lavoro ormai imprescindibili es. una lingua straniera con particolare riferimento al lessico giuridico, l' informatica giuridica . 2 Scuole di formazione post-universitarie - si è ravvisata la necessità di 2.1. completare la pratica, che deve comunque continuare ad essere svolta necessariamente presso lo studio legale, con la frequenza di una scuola, realizzando il misto di teoria e pratica deliberato ad Arezzo. Quanto al rapporto tra le scuole forensi e scuole universitarie, si è registrata la netta propensione per la valorizzazione delle scuole forensi e per la loro prevalenza nella formazione del futuro avvocato. Laddove le scuole Bassanini debbano continuare a svolgere un ruolo, ancorche' minoritario, nella formazione dell'avvocato, occorre peraltro puntare - come sta facendo l'avvocatura in seno alla Commissione Siliquini istituita presso il MIURalla equiparazione delle due scuole, su percorsi omogenei per contenuti e durata, ed alle stesse dovrà essere garantita parità di valenza giuridica 2.2. prevedere una preselezione per l'accesso alle scuole post universitarie Forensi e Bassanini 2.3. prevedere verifiche periodiche, di cui una anche conclusiva, al fine di valutare le attitudini professionali, le conoscenze tecniche acquisite ed in definitiva la idoneità di accesso all'esame di abilitazione. 2.4. attribuire in via esclusiva all'avvocatura la funzione di trasmettitore del sapere e dell'identità professionale e di continuare ad esercitare il doveroso ruolo di formazione e controllo di professionalità e ciò, comunque, rafforzando la cultura dell'interazione tra l'avvocatura - in tutte le sue componenti istituzionali e associative - e il mondo dell'istruzione, affinché da tali sinergie possa essere realizzato un modello di scuola ampiamente condiviso, rivendicando all'avvocatura la titolarità delle scelte didattiche e dei programmi. 2.5. realizzare un sistema di scuole forensi diffuso su tutto il territorio nazionale, coordinate tra loro in una cornice di principi generali e di standard qualitativi minimi, che ne legittimino l'accreditamento, garantendone comunque l'autonomia didattica ed organizzativa, stimolandone una sana competitività. 2.6. individuare risorse economiche ed umane per il funzionamento delle scuole forensi, che necessitano di sedi adeguate e di formatori qualificati le risorse saranno reperibili sia attraverso forme di finanziamento pubblico dovendo le scuole forensi essere riconosciute come scuole di alta formazione professionale , sia privato, oltre che direttamente presso l'avvocatura 2.7. condividere i lavori della commissione Siliquini relativamente alle Scuole forensi, riconfermando la titolarità della formazione forense in capo alla categoria, attraverso il sistema integrato di formazione e pratica delineato. 3 Statuto del praticante-diritti e doveri - è emersa la necessità di 3.1. prevedere una pratica EFFETTIVA, ossia concretamente svolta, sotto la guida del dominus ed il controllo dell'ordine territoriale, che eviti al praticante di essere adibito prevalentemente a mansioni estranee all'apprendimento professionale. 3.2. il ruolo del dominus deve essere esaltato quale fonte di trasmissione dei saperi legati all'esercizio della professione intendendo quale compito principale del dominus quello di trasmettere un sapere reticolare che comprenda non solo l'apprendimento specialistico e casistico bensì anche e soprattutto i principi deontologici ed etici caratteristici della funzione esercitata dall'avvocato, che deve essere improntata a diligenza, lealtà, onore, ai fini della giustizia ed interesse superiore della nazione , come recita la formula del giuramento. L'obiettivo della trasmissione dei saperi, nella connotazione deontologica ed etica sopra indicata, è quello di formare un avvocato che sia colto, esperto e responsabile. Di qui la differenza sostanziale tra la formazione dell'avvocato e del magistrato e la conseguente inopportunità di una formazione interamente comune tra le due categorie. 3.3. rendere lo svolgimento della pratica incompatibile con qualsiasi attività lavorativa e/o con altri contemporanei corsi abilitanti all'esercizio di altre professioni notariato, magistratura ecc. 3.4. limitare tendenzialmente il numero massimo dei praticanti a due per ogni titolare 3.5. prevedere che il dominus, per accogliere praticanti, possa vantare un effettivo esercizio professionale continuativo per un congruo numero di anni proposti otto anni 3.6. prevedere che il praticante, al secondo anno di pratica possa essere abilitato all'esercizio professionale provvisorio, ma solo in sostituzione del dominus e sotto la responsabilità di quest'ultimo 3.7. condividere, secondo l'opinione maggioritaria, la opportunità di un equo compenso al praticante, escludendo qualsiasi riferimento alla retribuzione trattandosi di rapporto per nulla assimilabile allo schema del rapporto subordinato o parasubordinato parametrare comunque l'equo compenso alla quantità e qualità del lavoro svolto, pur sempre nell'ottica dell'apprendimento 3.8. ricercare le modalità per caricare gli oneri economici della formazione del futuro avvocato quale indispensabile soggetto della giurisdizione, sullo Stato o sulle Regioni, anche mediante forme di agevolazione fiscale, pur nella garanzia dell'autonomia ed indipendenza della professione forense dalla ingerenza di ogni potere 3.9 limitare la validità temporale del certificato di compiuta pratica ai fini dell'esame di abilitazione 3.10 condividere le soluzioni già prospettate circa la presenza di tutors per gli Ordini maggiori, al fine di seguire con effettività e serietà il percorso formativo del praticante. Quanto all'esame di abilitazione, all'esito di un percorso seriamente professionalizzante e che prevede verifiche intermedie, lo stesso apparirà sdrammatizzato e semplificato e garantirà veramente l'accesso alla professione soltanto di soggetti capaci, preparati e motivati, con conseguente giovamento per l'intera categoria. *** *** *** B LE SPECIALIZZAZIONI DELL'AVVOCATO Dai lavori della sottocommissione relativa, sono emersi i seguenti punti - la necessità di procedere a forme di riconoscimento della conseguita specializzazione in ambito professionale a tutela sia del professionista che del cittadino, prevedendo graduali percorsi formativi teorici e pratici per tutta la durata di esercizio della professione - la necessità di prevedere organizzazione e regole precise sia per chi deve formarsi che per chi deve formare - la necessità di tenere distinte la formazione specialistica e il conseguimento della specializzazione con espressa individuazione degli strumenti che consentano un effettivo riconoscimento di questa - la assoluta contrarietà alla istituzione di albi separati, evidenziando anche che il conseguimento di una o più specializzazioni non potrà attribuire riserva di attività nel settore, ma unicamente garanzia di maggiore preparazione tecnica specifica. Da ciò l'invito ad individuare rapidamente criteri rigorosi finalizzati alla acquisizione dello status di specializzato, anche utilizzando modelli già sperimentati, con previsione di ipotesi sanzionatorie in caso di violazione degli stessi. A cura di Barbara Lorenzi - Coordinatore Commissione Ordinamento Professionale OUA IV^ Conferenza Nazionale dell'Avvocatura Napoli, 15 - 17 aprile 2005 Avvocati sfida al futuro tra competenza e competitività II^ Sessione - L'esercizio della professione Relazione introduttiva - mattinata inaugurale - Avv. Paolo GIUGGIOLI - Pres. Ordine di Milano Sottosezioni 1. L'organizzazione della professione - Profili legislativi e strutturali - Formazione permanente e verifiche di qualità Coordinatori - avv. Renato Veneruso - Vice Presidente OUA - avv. Zucconi Galli Fonseca - Presidente COA Camerino - avv. Fabrizio Fusco - Unione Camere Civili - avv. Luigi Ferrandino - Sindacato Forense di Napoli ANF 2. L'avvocato tra processo e mercato - Modelli professionali e societari e prospettive di evoluzione - L'avvocatura dipendente e convenzionata Coordinatori - avv. Roberto Zazza - Centro Studi OUA - avv. Edoardo Borrelli - Sindacato Forense di Napoli ANF - avv. Maurizio Magnano di S. Lio - Segretario COA Catania - avv. Francesco Mandara - Foro di Torre Annunziata 3. L'ambito di attività - Nuovi settori - Consulenza ed attività riservate - Rapporti e percorsi comuni con altre professioni Coordinatori - avv. Francesco Pensato - Vice Presidente OUA - avv. Giovanni Benincasa - COA Napoli - avv. Dario Donella - Unione Triveneta 4. Costi e fiscalizzazione della professione forense - Il compenso Libera trattativa e previsione tariffaria - La sicurezza sociale Il Sistema Previdenziale Coordinatori - avv. Filippo Falvella - Giunta OUA - avv. Domenico Condello - Segretario COA Roma - avv. Mario Diego - Presidente Unione Triveneta - avv. Paolo Rosa -Vice Presidente Cassa Forense - DOCUMENTO DI SINTESI Chi dice che l'avvocatura ostacola le riforme che la riguardano e non vuole confrontarsi con il mercato, non conosce le posizioni dell'avvocatura o mente consapevolmente. L'avvocatura italiana, qui tutta presente nelle diverse componenti è perfettamente consapevole delle sfide della contemporaneità ed è pronta ad affrontarla e ad offrire soluzioni anche innovative Ciò su cui l'avvocatura non accetta arretramenti o compromessi sono i principi cardinali e fondanti della professione, che possono avere nuove epifanie ed una nuova e migliorata physis ma non possono in alcun modo essere traditi o abbandonate. La prima di queste epifanie è l'obbligatorietà della formazione permanente è definitivamente tramontata l'era dei cinque codici, la quantità di conoscenza giuridica richiesta all'avvocato è sempre più ampia e tendenzialmente in aumento. Preliminarmente va chiarito il concetto di formazione permanente che non è quella necessaria per l'accesso alla professione e non è quella del sapere specialistico è certamente più vicina alla questione del mantenimento degli standard minimi di capacità professionale, nella consapevolezza autocritica della impossibilità di dare acquisita una volta per tutte tale competenza. In tali termini, la formazione permanente non sarà costituita solo dalla informazione e dall'aggiornamento, ma anche e soprattutto dalla verifica della sussistenza di una seppur minima adeguatezza professionale. Il primo problema è come garantire l'offerta formativa e un controllo che non sia meramente burocratico non una verifica degli esiti dell'esercizio professionale, quindi del prodotto del servizio professionale, ma delle condizioni e delle modalità di esercizio in funzione della tutela pubblicistica generale a garanzia del servizio professionale. La titolarità di tali controlli non può che essere interna al mondo forense e, segnatamente, in capo ai Consigli dell'Ordine, in quanto tenutari degli albi e del potere disciplinare. Evidentemente ne andrà modificata ed adeguata, anche numericamente, la composizione. D'altronde, se non appare plausibile scindere la titolarità della formazione dai Consigli dell'Ordine, è altrettanto vero che la sua gestione non può concretamente declinarsi se non attraverso il relativo affidamento alle Scuole forensi, da un lato, ed alle associazioni forensi, dall'altro, secondo un principio di esternalizzazione che faccia salvo unicamente il criterio dell'ispirazione iniziale e del controllo finale in capo ai Consiglieri, meglio ancora se a loro delegati specificatamente investiti del relativo compito. E' peraltro questa la ragione per cui la formazione permanente va coniugata sul piano dell'organizzazione con i percorsi specializzanti pur restando distinte finalità e merito degli insegnamenti. E' altrettanto vero che, nella modulazione dell'offerta formativa, si dovrà tenere conto del carattere ordinariamente differente dei soggetti destinatari della stessa questa non potrà che essere multilivello , nel rispetto delle molteplici connotazioni socio-economiche del territorio nazionale. Resta, comunque, la necessità di dare concreto contenuto all'obbligo deontologico della formazione permanente sanzionando la sua omissione come grave violazione disciplinare in modo proporzionale - fino alla sospensione - alla significatività ed al perdurare della mancanza. Va sottolineata l'opportunità di assumere il controllo di qualità quale momento della più ampia verifica sulla sussistenza della capacità professionale, a condizione di ricondurre tale controllo nell'ambito delle istituzioni forensi le quali sole possono correttamente individuare i criteri ed i parametri congrui ai fini dell'attestazione. La seconda più che un'epifania è una metamorfosi, nel modo di esercizio della professione 1 - appaiono utili all'avvocatura più modelli di esercizio della professione, anche in forma associata o di società di capitale, purché esclusivamente tra professionisti, che possano rispondere alle esigenze degli avvocati in relazione alla tipologia delle loro attività 2- appare utile prevedere altresì delle forme temporanee quali ATI e associazione in partecipazione, che rispondano o all'esigenza di un singolo complesso mandato con valenza interdisciplinare o a rapporti di collaborazione tra studi e singoli professionisti o tra studi in relazione a singole prestazioni o a stabili rapporti sul territorio 3- la dimensione collettiva può essere anche multidisciplinare ed interprofessionale 4- l'esercizio collettivo della professione non può essere ingessato nel modello unico delle STP, rivelatosi da subito incapace di rispondere alle molteplicità delle esigenze organizzative della professione 5- la previsione di soli soci professionisti consente il mantenimento del controllo deontologico, anche se, per prevenire abusi, potrà essere opportuna una qualche rimodulazione delle norme deontologiche che tenga conto di tali nuovi modelli professionali 6- in caso di società di capitali la garanzia patrimoniale dei terzi può essere rafforzata prevedendo un capitale minimo adeguato o l'obbligo di assicurazione contro la responsabilità civile verso terzi. Sull'avvocatura convenzionata va rilevato che l'attuale momento storico è caratterizzato dall'affermazione di enti sociali intermedi di rappresentanza e tutela che pongono il problema del contenzioso di massa e del convogliamento di clientela. In tale contesto va segnalata la nuova struttura dei patronati, che dopo una recente novella possono offrire erga omnes consulenze in tema di successioni e famiglia, e quindi, per connessione, gran parte del diritto civile. Si pone il problema della doppia fedeltà all'ente o al cliente. Il singolo avvocato, nei confronti di tali realtà è di fatto - e talvolta anche di diritto - indotto a sottoscrivere un contratto per adesione. Assume quindi la veste di contraente debole, debolezza che si riverbera anche nei confronti degli interessi del cliente. Sarà indispensabile, perciò, che le convenzioni vengano sottoposte al vaglio dei Consigli dell'Ordine. In quest'area emerge una nuova dimensione dell'avvocatura. La sfida del mercato può essere affrontata ammettendo anche il ricorso al modello collettivo o interdisciplinare. De jure condito un esempio può essere quello offerto dalle cooperative sociali professionali, già previste per legge e che si pongono o direttamente in relazione con i soggetti massa e con gli enti territoriali o quale soggetto forte nei confronti degli enti esponenziali. Quanto all'avvocatura dipendente, essa non può configurarsi che nel tradizionale contesto pubblicistico degli albi speciali ovvero, in ambito privato, esclusivamente all'interno dell'organizzazione degli studi e sotto la direzione di un altro avvocato, singolo o associato. Il terzo snodo di questa sessione è l'ambito di attività e segnatamente la questione della consulenza legale stragiudiziale. All'ampliamento della sfera dei diritti, e in particolare di quelli giustiziabili dovrebbe conseguire un corrispondente ampliamento dell'ambito di attività dell'avvocato. Invece, soprattutto nell'ultimo quindicennio, vi è stata una crescita esponenziale del numero degli avvocati senza che ciò coincidesse con l'espansione dell'attività forense ai nuovi ambiti di tutela. L'avvocato è rimasto presente solo fin dove vi è stato il riconoscimento di una riserva legale. Dove essa non è richiesta o è stata attenuata, gli avvocati sono in generale espulsi o emarginati. Per lungo tempo parlare del diritto di difesa ha significato evocare soltanto la difesa nel processo, anzi, la difesa nel processo penale, momento sicuramente alto e nobile, ma non per questo unico, della professione. Il diritto fuori dal processo è stato eroso agli avvocati da soggetti spesso soltanto marginalmente lambiti da cognizioni giuridiche. Anzi, attraverso le maglie o le deroghe della riserva legale, questi ultimi hanno conquistato posizioni nello stesso processo, come nel giudizio tributario o nelle procedure concorsuali. In parte ciò è dovuto allo strabismo culturale degli avvocati, d'altra parte ciò è determinato anche dall'impossibilità pratica di un professionista individuale onnisciente in ogni campo del diritto, dai limiti imposti all'esercizio collettivo della professione, e dell'esplicito divieto di partecipare a strutture multidisciplinari. In questo contesto va considerata la rivendicazione dell'Avvocatura di riserva nella consulenza legale. Da ciò consegue 1 al consulente è richiesta una valutazione tecnica e spesso previsionale in ragione della sua esperienza e capacità 2 per tale opera, in quanto professionale, cioè svolta a favore del pubblico e dietro corrispettivo, è richiesto l'agire qualificato dell'esperto, indipendentemente dall'oggetto giudiziale o stragiudiziale della prestazione 3 pertanto per consulenza legale deve intendersi una valutazione obiettiva, di natura giuridica, espressa da un esperto indipendente 4 tale attività deve essere svolta da chi abbia una diretta conoscenza delle patologie dei rapporti giuridici, e ciò appare oggi vieppiù necessario, nella ricerca di sinergie che limitino l'espansione del contenzioso giudiziale, mentre per l'avvocatura è preferibile contribuire alla riduzione dei conflitti rivendicando un ruolo nelle fasi che li precedono 5 appare opportuna un'esplicita affermazione normativa della riserva agli avvocati nell'attività professionale di consulenza legale e assistenza stragiudiziale, anche se essa si potrebbe già ricavare da un complesso di norme esistenti e dall'evoluzione dei principi comunitari, che in diverse pronunzie riconoscono agli avvocati la riserva legale nella consulenza giuridica svolta in forma professionale, per la quale potrebbe essere presa a modello la legislazione portoghese 6 tutti i percorsi alternativi al contenzioso processuale ordinario, mediazione, conciliazione, arbitrati, costituiscono altrettanti campi di espansione della professione, che l'Avvocatura deve non solo rivendicare, ma anche saper occupare, pur in collegamento con professioni complementari e parallele 7 il modo più efficiente per affrontare questa sfida è ammettere la possibilità, per lo studio professionale, di un'organizzazione complessa e multilivello, in cui possano convivere sinergicamente alta specializzazione e visione generale 8 l'esclusività della riserva di consulenza giuridica può essere temperata aprendo a collaborazioni sinergiche con altre professioni in determinati affari o settori di attività 9 non si può imporre agli avvocati la verifica della professionalità senza correlativamente dare loro la riserva di competenza della consulenza legale e assistenza stragiudiziale 10 il discrimine tra consulenza legale riservata e consulenza generica con aspetti marginalmente giuridici è costituito dall'attività di interpretazione quest'ultima dovrebbe essere riservata all'avvocato a differenza della mera applicazione di norme. Ed infine, il lato economico della professione costi compensi e tutela previdenziale. A partire dalla conferenza di Pisa l'Avvocatura affronta in maniera analitica e sistematica la questione dei costi del processo, rilevandone l'incremento più che esponenziale a dispetto della rilevanza costituzionale del diritto alla giustizia e del correlato diritto all'assistenza legale, come esigenza primaria del cittadino. Dopo la redazione dei controrapporti è stato possibile incrociare i dati di tale incremento con quello dello smaltimento, e ricavarne quindi un indice di efficienza sotto il profilo del costo / beneficio per l'utente. Nell'ultimo quindicennio i costi dei processi sono lievitati perfino più dei loro tempi, senza che con ciò sia migliorata la qualità della giurisdizione, anche misurandola soltanto col parametro quantitativo della stabilità delle decisioni. L'ultimo aumento del contributo unificato, che non si riesce mai ad unificare davvero ! come dimostra il correlato aumento di marche e diritti di cancelleria , ha svelato che i governi non lo considerano un tassa, cioè il corrispettivo di un servizio, ma un'imposta, cioè fiscalità generale. Peraltro evidenziata dalla deliberata sottrazione del gettito al bilancio del settore giustizia. L'avvocatura ha già manifestato la propria assoluta contrarietà, che oggi viene ribadita, avvertendo che dal persistere di una tale logica derivano alcune conseguenze per esempio, secondo il dettato costituzionale, il contributo dovrebbe essere commisurato alla capacità economica delle parti, anziché al valore del petitum. L'avvocatura non chiede privilegi in ordine al trattamento fiscale che, comunque, è divenuto insostenibile. Chiede invece che al cittadino che accede al servizio giustizia non siano attribuiti oneri fiscali maggiori di quelli gravanti sull'acquisto di un'antenna parabolica. Il compenso dell'avvocato rappresenta la contropartita alla domanda di un sapere intellettuale. Non sembra possibile il superamento del sistema tariffario, nuovamente soggetto a valutazione degli organi tutori comunitari, che per la verità hanno reso già una prima pronuncia che non ha valutato incompatibile detto sistema con l'antitrust . Infatti l'art. 2233 c.c. pone come primo criterio che il compenso sia convenuto tra le parti, e solo in mancanza di tale convenzione prevede il ricorso alle tariffe, ovvero agli usi, e in ultimo al giudice. Inoltre nel secondo comma si afferma che il compenso deve essere adeguato a due parametri importanza della prestazione e decoro della professione. Infine, nel terzo comma, destinato ad hoc alla professione forense, è introdotto un divieto che trasforma in obbligazione civilistica il precetto deontologico del disinteresse del patrono verso l'oggetto della causa patrocinata. Con un'interpretazione sistematica si può quindi dire che la tariffa forense integra, ma non si sostituisce al mercato il divieto del patto di quota-lite non solo è posto a tutela del cittadino-utente, ma anche ad evitare un'eccessiva mercantilizzazione del rapporto tra patrono e patrocinato, in ragione delle funzioni pubblicistiche e di garanzia svolte dall'avvocato quale soggetto necessario della giurisdizione, che è, in estrema sintesi, la motivazione con cui la Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha salvato il sistema tariffario forense. Ma noi siamo qui a interrogarci per il futuro e de jure condendo e dobbiamo dare chiare risposte sul se e sino a che punto questa impostazione possa reggere alle sfide del terzo millennio a il decoro della professione, va tradotto anche come garanzia di qualità della prestazione difensiva b eliminando ogni vincolo tariffario, con 160.000 avvocati frantumati in tanti piccoli studi, si rischia una concorrenza malata al ribasso c il massimo ribasso non è il valore più meritevole di tutela nel servizio professionale dell'avvocato d se questo è vero, deve essere possibile un limite alla libera contrattazione e è opportuno adottare la forma scritta nel ricevere un incarico dal cliente. L'avvocatura italiana rigetta pertanto, ipotesi di forfait di compensi professionali o altre ipotesi alternative che per le esposte ragioni, non renderebbero giustizia certezza e chiarezza rapporto tra professionista intellettuale e cliente. In ordine alla sicurezza sociale è perfino superfluo sottolineare che le casse privatizzate godono di miglior salute e di migliore organizzazione delle casse di previdenza pubbliche. Tuttavia l'attuale sistema a ripartizione, che prevede l'immediato finanziamento delle pensioni con i contributi dei professionisti attivi, potrebbe soffrire in futuro dello squilibrio tra contribuenti e fruitori, perché sensibile tanto al rapporto tra il numero degli attivi e quello dei pensionati, che al rapporto tra i rispettivi redditi medi. Se negli ultimi dieci anni l'immissione negli albi di nuovi professionisti è avvenuta a ritmi elevatissimi dal 1980 al 2003 gli iscritti alla Cassa sono passati da 30.000 a 100.000 è chiaro che si tratta di una tendenza non sostenibile ancora per molto. Pertanto ogni ipotesi di modifica del modello previdenziale non può prescindere dalle scelte future in materia di ordinamento professionale mantenimento delle riserve, accesso alla professione, conservazione degli albi, ecc . È opinione comune che il rispetto del patto intergenerazionale richieda, in rapporto al modello attuale, interventi di natura parametrica quali, ad esempio la modifica delle aliquote di contribuzione o dell'età pensionabile e strutturale scelta del metodo di erogazione delle prestazioni, retributivo o contributivo, nonché del metodo di finanziamento, a capitalizzazione o a ripartizione . La varietà delle soluzioni possibili e l'incidenza delle opzioni sulla vita futura degli avvocati, impone che le scelte finali giungano al termine di un percorso che dovrà vedere il massimo coinvolgimento possibile degli iscritti. Preliminarmente occorrerà stabilire modelli previsionali di bilancio proiettati in un periodo non inferiore a 30/35 anni, per assorbire l'effetto dell'enorme incremento degli iscritti dell'ultimo ventennio e rendere stabili e attendibili le previsioni. All'esito si potrà tracciare un progetto di riforma, fondato sui seguenti principi 1 sostenere la validità del sistema attuale caratterizzato dai principi della obbligatorietà e della solidarietà, rinnovando il patto tra le generazioni nel segno di una maggiore equità senza concessioni ai nuovi e vecchi egoismi 2 concertare i progetti di riforma tra le tutte componenti dell'Avvocatura, allo scopo di elaborare una piattaforma programmatica comune, da realizzarsi nel confronto con gli organi della Cassa 3 nel passaggio dal sistema attuale al nuovo sistema adottare dei criteri correttivi ovvero un regime transitorio che eviti eccessive e ingiustificate penalizzazioni 4 salvaguardare l'autonomia della Cassa nei propri ambiti di assistenza e previdenza, potenziandone gli interventi sugli aspetti della quotidianità della tutela infortuni, assistenza malattie, etc. . a cura di Giuseppe Valenti - Centro Studi OUA IV^ Conferenza Nazionale dell'Avvocatura Napoli, 15 - 17 aprile 2005 Avvocati sfida al futuro tra competenza e competitività III^ Sessione - L'autogoverno dell'avvocatura Relazione introduttiva - mattinata inaugurale - Avv. Alessandro CASSIANI - Pres. Ordine di Roma Sottosezioni 1. Il reticolo ordinistico e le garanzie per i cittadini - Lo status del professionista Coordinatori - avv. Antonella Gargiulo - delegato OUA Napoli - avv. Elio Di Rella - Presidente COA Genova 2. Strutturazione, organizzazione e funzioni degli Organi Istituzionali Coordinatori - avv. Andrea Pasqualin - Segretario OUA - avv. Antonio Rossomando - Presidente COA Torino - avv. Lucio Strazziari - Presidente COA Bologna - avv. Maurizio Cecconi - Associazione Nazionale Forense 3. Il procedimento disciplinare il rispetto del principio del giusto processo nel mantenimento della giurisdizione domestica Coordinatori - avv. Alessandro Garibotti - OUA - avv. Giuseppe Della Rocca - Ordine di Napoli - avv. Fabrizio Ariani - Presidente COA Firenze - avv. Giuseppe Morabito - Presidente COA Reggio Calabria - Presidente Unione Ordini Forensi Calabria 4. Modelli di raccordo territoriale - Rapporti con le altre componenti dell'avvocatura - Potenzialità da valorizzare nel rapporto con gli Enti locali Coordinatori - avv. Piergiorgio Avvisati - OUA - avv. Mauro Pizzigati - Presidente COA Venezia - avv. Elisabetta Rampelli - Unione Italiana Forense DOCUMENTO DI SINTESI 1. Il reticolo ordinistico e le garanzie per i cittadini. Lo status del professionista. 1.1. Il problema riguarda essenzialmente il futuro mantenimento in essere degli Ordini, quali enti pubblici con funzioni istituzionali, ma nella consapevolezza delle opportunità di modifiche alla luce delle rinnovate esigenze, a fronte delle spinte del mercato e della giurisprudenza comunitaria. Se infatti nel recente passato è emersa una corrente di pensiero che sosteneva la necessità del superamento degli Ordini, oggi, anche alla luce delle più recenti pronunce della Corte di Giustizia Europea che ne riconoscono le peculiarità, la tendenza, sia pure con contraddizioni, è quella di mantenerli in vita. 1.2. L'Ordine forense deve continuare ad esistere innanzi tutto a tutela dell'avvocato - cui, non dimentichiamo, viene riconosciuta valenza costituzionale, proprio per la particolarità dell'esercizio della professione forense -, e particolarmente a garanzia della sua autonomia ed indipendenza, che sono a loro volta a garanzia della libertà dei cittadini. Un'autonomia ed una indipendenza che passano per la presenza capillare e quanto più diffusa sul territorio dei singoli Ordini, tale da, appunto, costituire un reticolo di soggetti di pari dignità, che traggono da se stessi la propria ragione d'essere e non la ricevono per emanazione dall'alto, da una sorta di Ordine nazionale, che ne sarà piuttosto organo di rappresentanza istituzionale generale. 1.3. Il reticolo ordinistico va comunque riguardato anche nella prospettiva delle garanzie che esso può dare al cittadino quanto alla competenza degli iscritti, attraverso l'enfatizzazione delle funzioni pubblicistiche. 1.4. Gli Ordini vanno, pertanto, difesi, anche e soprattutto attraverso la difesa delle loro funzioni fondamentali, tra cui in primis vi deve essere la disciplina. Tale difesa deve essere spesa anche contro gli attacchi che provengono dall'Europa, la cui giurisprudenza comunitaria, in particolare, va contrastata quanto alla liberalizzazione indiscriminata della pubblicità forense, anche con riferimento alla certificazione di qualità, che è atto di concorrenza sleale e violazione deontologica per il professionista certificato, quando essa è stata svolta da soggetti terzi estranei a qualsivoglia controllo ordinistico ciò, pur nella consapevolezza di non dovere assumere al riguardo anacronistici arroccamenti, ma, anzi, nella prospettiva di provare ad assolvere al compito di darvi risposta - quanto ai moduli organizzatori - nell'ambito delle istituzioni forensi. Se l'esigenza attuale, dettata ed imposta dalla sempre maggiore velocità degli scambi e delle relazioni, dalla crescente globalizzazione - non solo economica -, dalla necessità di una conoscenza di norme e leggi in tempo reale, è quella della formazione continua, non v'è dubbio allora che potrà continuare ad essere soddisfatta proprio nella misura in cui tale attività sia vigilata e sovrintesa dagli Ordini senza, a tale ultimo riguardo, escludere il concomitante fondamentale apporto delle associazioni , in aggiunta alle tradizionali attuali funzioni di tenuta degli albi, di verifica del rispetto della deontologia, della disciplina, del controllo dei compensi, funzioni tutte di garanzia e controllo rivolte non solo e non tanto verso l'interno, ma anche e soprattutto a tutela di coloro che abbiano fatto richiesta di assistenza. 1.5. La difficoltà ad assolvere tali funzioni sta nell'ormai smisurato aumento degli iscritti agli albi, indice di come per molti, di fatto, l'accesso alla professione diventa una temporanea, poi tendenzialmente - seppur precaria - definitiva area di parcheggio, in mancanza di diversi sbocchi lavorativi, con la conseguenza dell'abbassamento del livello professionale ed umano. All'Ordine dovrà, dunque, essere mantenuta la funzione fondamentale della formazione, preventiva e successiva, dell'avvocato, prevedendo modalità diverse ed effettive di controllo della pratica, non limitate ad un semplice visto apposto sui libretti di pratica. E', comunque, necessario ripensare le modalità di strutturazione degli Ordini, interrogandosi sui limiti e le attribuzioni attuali, onde superare le difficoltà di risposta alle esigenze, specialmente pubblicistiche, che oggi lo interrogano. Alla luce di quanto esposto, si ritiene che non possa essere condivisa la proposta dell'istituzione di un Consiglio Nazionale o dell'Assemblea dei Presidenti degli Ordini, come adombrato in una delle più recenti proposte di fonte ministeriale, frutto di ingiustificabile ignoranza dei correnti modelli di rappresentanza forense e della eterogenea attribuzione agli Ordini anche di compiti di rappresentanza politica, con confusione di funzioni istituzionali e di funzioni politiche e con potenziale grave compromissione del loro ruolo terzo di garanzia e di giudice dei comportamenti deontologicamente rilevanti. Al proposito, occorrerà saper distinguere terminologicamente tra l'Ordine ed il Consiglio dell'Ordine del primo non è revocabile in dubbio la soggettività politica, quanto al secondo, ne va evitata la confusione con le funzioni istituzionali. 2. Strutturazione, organizzazione e funzioni degli Organi Istituzionali. 2.1. L'Avvocatura è ormai consapevole della nuova natura ed identità delle Istituzioni Forensi, non più solo organi di autogoverno della categoria, ma enti sussidiari dello Stato, in relazione alle funzioni di natura pubblicistica loro attribuite dalla legge, e tutrici di interessi non più solo di ceto, ma della collettività. La riforma dell'ordinamento forense rappresenta pertanto l'occasione per rispondere in modo efficace e moderno alle conseguenti ineludibili esigenze di rinnovamento. 2.2. Ricordato come uno dei primi punti di emersione normativa del nuovo modo di concepire ruolo e funzioni delle Istituzioni sia rappresentato dall'art. 20 della legge n. 134/01 che ha previsto, in modo del tutto innovativo, l'istituzione presso i consigli di un servizio di informazione e consulenza per l'accesso al patrocinio a spese dello Stato e sulla difesa d'ufficio , con il compito di fornire informazioni, tra l'altro, sui costi dei procedimenti, sull'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, sulla nomina del difensore d'ufficio, anche ai fini della valutazione dell'opportunità dell'instaurazione di o della costituzione in un giudizio ovvero della sperimentazione di un metodo di risoluzione alternativa del conflitto , gli scenari che si aprono sono molteplici ecco alcuni di essi * la tutela della fede pubblica * la riduzione del rischio connesso alle asimmetrie informative * la verifica della qualificazione professionale * il monitoraggio del mercato delle prestazioni * il controllo della qualità e della correttezza delle prestazioni * la gestione di servizi di ADR * con la previsione di necessari limiti il rendere pareri alla P.A Tali funzioni si aggiungono ai compiti tradizionali - ormai comprensivi di quelli relativi alla difesa d'ufficio ed al patrocinio per i non abbienti -, resi sempre più gravosi dal numero crescente di iscritti. 2.3. Si impone dunque un'attenta riflessione su strutturazione ed organizzazione delle Istituzioni, anche alla luce dei più generali progetti di riforma delle professioni. Queste alcune delle linee guida 1 va ribadita l'esigenza della salvaguardia dell'autonomia e dell'indipendenza degli Ordini, sia sotto il profilo del rigetto della prospettiva della creazione di un ordine unico, del quale siano articolazioni innanzi tutto il Consiglio Nazionale e gli Ordini territoriali risultando oltre tutto inaccettabile una strutturazione di tipo gerarchico e verticistico , sia sotto il profilo di un'ingerenza ministeriale che si risolva nell'esercizio di discrezionalità amministrativa in materie riservate all'autonomia del sistema ordinistico dovendosi in particolare rivendicare un'espressa riserva di legge per quanto riguarda la formulazione e l'aggiornamento del codice deontologico 2 non è condivisibile la necessità e l'opportunità di articolazioni quali l'assemblea nazionale, comparsa nei recenti progetti di riforma delle professioni 3 positiva è invece la valutazione per le unioni regionali, distrettuali o interdistrettuali, quali centri di coordinamento degli Ordini rientranti nello stesso ambito territoriale e nella prospettiva del proficuo mantenimento dei rapporti con gli enti regionali è peraltro emerso un orientamento prevalentemente contrario alla istituzionalizzazione di tali unioni. 4 è condivisa l'esigenza della creazione di organi distrettuali di esercizio della funzione disciplinare, sia nella prospettiva di alleviare i compiti di Consigli, sia in quella di pervenire alla separazione tra organo inquirente ed organo giudicante 5 è altresì condivisa, nell'ottica di assicurare una maggiore efficienza, l'esigenza dell'adeguamento del numero dei componenti dei Consigli, in proporzione agli iscritti, dell'allungamento della durata dei mandati e della limitazione della rieleggibilità 6 prevale un orientamento contrario alla previsione di indennità di carica, ritenuta nella sostanza incompatibile con l'ufficio di componenti delle Istituzioni 7 viene condiviso il ricorso a sinergie con risorse esterne, quali quelle delle associazioni, in settori come la formazione e l'aggiornamento 8 occorre ripensare ai meccanismi elettorali, anche del CNF, sia sotto il profilo di regole e modalità di esercizio dell'elettorato attivo, sia sotto il profilo dell'elettorato passivo, con l'obiettivo di garantire la migliore rappresentatività e la tutela delle minoranze. 3. Il procedimento disciplinare il rispetto del principio del giusto processo nel mantenimento della giurisdizione domestica. 3.1. La Suprema Corte ha più volte S.U. n. 6406 dell'1.4.04 - S.U. n. 10688 del 22.7.02 affermato che il principio del giusto processo sancito dall'art. 111 C. Cost. non si applica al procedimento disciplinare avanti al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, avendo lo stesso natura amministrativa e non giurisdizionale. L'opinione prevalente raccolta nel corso del dibattito è conforme al dettato giurisprudenziale, pur non senza sottolineare talune anomalie del procedimento stesso, che possono rendere incerta la sua natura. 3.2. E' nel contempo emersa la decisa volontà di conservare la giurisdizione domestica, principio irrinunciabile per la garanzia di autonomia ed indipendenza della professione forense. 3.3. E' per contro emersa l'esigenza di un ammodernamento del procedimento disciplinare che, senza stravolgerne l'impianto originario, consenta di conseguire una maggiore efficienza e trasparenza. Questi i punti di rilievo a l'opinione prevalente rileva la necessità che il giudizio di merito sia svolto, se non avanti a un soggetto terzo, non condizionato dall'aver esercitato l'azione disciplinare, ancora dinanzi al Consiglio dell'Ordine, ma quanto meno senza la partecipazione del Consigliere istruttore e relatore l'opinione minoritaria, seppure ben motivata, vede quale migliore strumento l'istituzione di un Organo Distrettuale di disciplina apposito, mantenendo al Consiglio dell'Ordine l'istruttoria e l'eventuale decisione di apertura b la tutela della parte offesa dall'illecito disciplinare deve trovare adeguato rilievo, senza che però ciò comporti uno snaturamento del procedimento disciplinare esso mira a tutelare l'interesse pubblico attraverso la tutela del decoro e della dignità della professione forense, e non attraverso la tutela di situazioni particolari. c la possibilità per i terzi di accedere e utilizzare gli atti del procedimento deve essere valutata con grande attenzione e non potrà discostarsi dalle norme previste in materia di trasparenza dell'attività amministrativa ciò allo scopo di evitare l'uso non corretto di informazioni e documenti d la pubblicità della decisione sanzionatoria definitiva non deve trovare restrizioni particolari, in considerazione delle finalità cui il procedimento mira viceversa, per l'ipotesi in cui si dovesse giungere a ritenere la decisione del Consiglio dell'Ordine immediatamente esecutiva, alla stregua dei principi in materia di atti amministrativi, vi sarebbero certamente motivi per individuare limiti alla pubblicità e deve ritenersi assolutamente esclusa la utilizzabilità in eventuali giudizi civili e/o penali della sentenza disciplinare o, addirittura, degli atti del procedimento disciplinare f il procedimento cautelare, ancorché non sia da considerare strettamente disciplinare ma comunque ad esso è strettamente connesso necessita di una rivisitazione, sia per conformarlo ai mutati dettati legislativi, sia per renderlo strumento di effettiva applicazione e di concreta efficacia. 3.4. Altri elementi da tenere in rilievo sono 1 il numero elevato degli iscritti, in particolar modo negli Ordini maggiori, che rende problematica la gestione del potere disciplinare, in considerazione del numero massimo di Consiglieri fissato dalla attuale legislazione professionale 2 la paradossale situazione, rilevata dal CNF, secondo la quale ad un aumento costante degli iscritti corrisponde una diminuzione, in termini reali, di procedimenti disciplinari, quanto meno in sede di riesame. 3.5. All'esito del dibattito e sulla base delle opinioni prevalenti, si può trarre la seguente conclusione è senz'altro necessario che il sistema disciplinare debba essere riveduto e corretto in quelle parti in cui l'inattualità è più evidente è tuttavia necessario che gli aggiornamenti della normativa esistente avvengano modificando quanto meno possibile l'esistente, giacché uno stravolgimento dell'impianto originario potrebbe mettere a repentaglio la stessa possibilità di mantenimento della giurisdizione domestica. 4. Modelli di raccordo territoriale - Rapporti con le altre componenti dell'avvocatura - Potenzialità da valorizzare nei rapporti con gli Enti locali. 4.1. Rileva la tematica dei problemi collegati al rapporto dell'Avvocatura con gli Enti locali, alle necessità di coinvolgere nel percorso le varie componenti dell'Avvocatura. Emerge ancora una volta la necessità di una linea di demarcazione tra la rappresentanza politica e la rappresentanza istituzionale dell'Avvocatura, affinché siano evitate pericolose sovrapposizioni che inciderebbero sulla specificità dei compiti che i Consigli dell'Ordine sono chiamati a svolgere. Emerge altresì la richiesta di un maggiore collegamento tra la rappresentanza politica ed il territorio, nei luoghi in cui non esistono ancora stabili momenti di interlocuzione tra le varie componenti dell'Avvocatura, spesso garantiti da realtà locali in cui è fattiva la presenza di Unioni o Coordinamenti regionali o interregionali. Si sottolinea, infine, l'opportunità che i momenti comuni fungano da volano per conseguire posizioni unitarie che esaltino il ruolo dell'Avvocatura nella società, sia con riferimento alla sua funzione giurisdizionale che con riferimento al suo ruolo di intermediaria nel Servizio Giustizia. 4.2. Un'ipotesi considerata è quella di stabilizzare sul territorio l'esistenza di organi distrettuali su base volontaristica e non regolamentati sotto il profilo legislativo, ma unitariamente disciplinati su base statutaria, che possano fungere da punti di confronto ed incontro di tutte le componenti istituzionali, politiche ed associative, nonché da momenti di arricchimento e di radicamento sul territorio della rappresentanza politica ed associativa. Questi organismi dovrebbero non solo affrontare le problematiche locali di politica giudiziaria, ma anche discutere ed approfondire i temi di attualità che riguardano l'Avvocatura, oltre che elaborare progetti e proposte da diffondere e concretizzare anche al di fuori del territorio di riferimento, a livello locale e nazionale. 4.3. Pur rimarcandosi l'assenza di potestà legislativa delle Regioni in materia di ordinamento professionale, emerge la necessità che l'Avvocatura si faccia promotrice di progetti di collaborazione con gli enti locali per migliorare la qualità del servizio in ambito territoriale e valorizzare l'apporto che la categoria forense è in grado di fornire per rispondere alle istanze dei cittadini. Ciò anche al fine di scongiurare l'intromissione di altre categorie in ambiti prettamente di appartenenza dell'Avvocatura. 4.4. In particolare, per quanto riguarda i rapporti con la Regione, appare importante che l'Avvocatura tragga dalla stessa le energie e le risorse necessarie alla formazione dei praticanti avvocati, anche attraverso l'istituzione di scuole comuni o il finanziamento di progetti formativi, nonché alla specializzazione ed al miglioramento dello standard qualitativo degli Avvocati . 4.5. L'Ufficio Studi dell'OUA è intervenuto con un'ampia produzione documentale e con una relazione nella quale sono state evidenziate alcune aree di rapporto necessitato od opportuno tra l'Avvocatura e l'ente locale. Con la precisazione che l'art. 117 Cost. in vigore prevede espressamente la nuova figura delle città metropolitane, coincidenti con gli Ordini di maggiori dimensioni. Vi è una prima area afferente l'organizzazione giudiziaria, cui sono concorrentemente interessati l'ente regione e l'Avvocatura ci si riferisce alla previsione di rappresentanti regionali nei consigli giudiziari e sopra tutto alla prospettiva di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, vicenda destinata ad avere un evidente impatto sia sull'esercizio della professione, che sull'assetto socio-economico della regione, che tende a coincidere con la corte d'appello. Sotto altro profilo il rapporto Avvocatura - enti locali è più stretto e merita tempestivo approfondimento. Ci si riferisce alla legislazione concorrente in tema di formazione ed al pendente conflitto in sede costituzionale tra lo Stato e la Regione Toscana. Né può sottacersi come le dimensioni locali e, in particolare, le città metropolitane siano destinate ad incidere sulla rappresentanza professionale. a cura di Andrea Pasqualin - Segretario Giunta OUA XXVIII^ CONGRESSO NAZIONALE FORENSE Il XXVIII Congresso Nazionale Forense, convocato in Milano dal 10 al 13 novembre 2005, ritenuto che l'effettività della difesa dei cittadini italiani presuppone un'avvocatura in grado di garantire massimi livelli di professionalità e che il vigente ordinamento professionale forense è assolutamente insufficiente ad assicurare la piena attuazione dei principi sanciti dagli articoli 24 e 111 della Costituzione rilevato che, in particolare, la normativa attualmente in vigore sull'accesso e sulla pratica forense, sulla formazione permanente e sull'uso di titoli di specializzazione, sul patrocinio avanti alle magistrature superiori, sul procedimento disciplinare, sulle tariffe professionali, sull'esercizio della professione in forma associata o societaria, appare carente, non adeguata al momento storico e, in ogni caso, non in sintonia con le realtà professionali più avanzate di altri stati della comunità europea richiamate tutte le forze politiche, e principalmente quelle di governo, a valutare la gravità della situazione e la necessità di definire - con la revisione generale del sistema delle libere professioni, per la quale sono state già predisposte, anche con il rilevante contributo delle rappresentanze istituzionali ed associative dell'avvocatura, organiche proposte riformatrici vedasi, progetto Vietti - anche la riforma dell'ordinamento professionale forense evidenziato che il Congresso, quale massima assemblea dell'avvocatura, a coronamento di un approfondito dibattito, nel corso del quale si è tenuto conto degli apporti resi nel corso degli anni dalle istituzioni forensi, dalle associazioni, dagli studiosi e da singoli avvocati, e da ultimo del deliberato finale del precedente Congresso di Palermo, nonché degli siti della IV Conferenza Nazionale dell'Avvocatura, svoltasi a Napoli nell'aprile del corrente anno 2005, ha fissato i principi ispiratori di una riforma che, nel dare risposta alle non più eludibili esigenze di modernizzazione della professione forense, definisca - a garanzia del diritto di ogni cittadino ad essere meglio difeso, anche in proiezione futura ed in ambito sovranazionale - rigorosi criteri di accesso e di permanenza negli albi, nonché di esercizio della professione forense, fondati su adeguate professionalità e competenze, nonché su massima correttezza. Si appella al Parlamento, al Governo e, in particolare, al Ministro della Giustizia, ai Partiti di maggioranza e, in generale, alle Forze politiche tutte, perché si dia corso senza ulteriore indugio alla riforma delle professioni, e con essa alla riforma dell'ordinamento professionale forense, da conformare ai seguenti principi * la legge quadro sulle libere professioni, per poter risultare idonea a dettare le linee guida di carattere generale per tutte le professioni, e quindi ricomprendere tra esse anche la professione forense, di rango costituzionale e dotata di propria specificità, deve fondarsi sui principi comuni e tipici delle professioni regolamentate, ovvero autonomia dai poteri e indipendenza nel giudizio tecnico, fedeltà al mandato, e neutralità del professionista rispetto all'oggetto dello stesso, ed al tempo stesso non addentrarsi in una disciplina eccessivamente minuta, facendo emergere divergenze e particolarità, anziché favorire quel percorso comune che i professionisti italiani hanno sin qui ritenuto di voler compiere * elaborare, quindi, sulla base di detti principi generali, del nuovo ordinamento professionale forense, salvaguardando la specificità della funzione ed il ruolo di avvocato, costituzionalmente rilevanti * definire puntualmente i limiti della legislazione regionale, con sottrazione alla medesima di ogni competenza in ordine alla disciplina delle professioni regolamentate e della professione forense in particolare * riconoscere che l'avvocato è un libero professionista, il qiuale nel rispetto delle leggi e delle norme deontologiche opera in piena libertà, autonomia e indipendenza, garantendo la tutela dei diritti individuali e degli interessi dei cittadini. All'avvocato competono la rappresentanza, l'assistenza e la difesa del cittadino, in tutte le sedi giurisdizionali, anche non pubbliche, nonché le attività di assistenza e di consulenza professionali * riconoscere che l'avvocato, quale parte insostituibile e necessaria per l'attuazione della giustizia, svolge una funzione indispensabile al fine di garantire l'effettività della difesa del cittadino * affermare che l'ordinamento forense, in considerazione della rilevanza e specificità della funzione difensiva, deve regolamentare l'esercizio della professione di avvocato al fine di garantire prioritariamente gli interessi generali sui quali esso incide valorizzare la rilevanza economica e sociale della professione legale, favorendo la partecipazione dell'Avvocatura all'organizzazione politica, economica e sociale del paese, allo scopo di garantire, in ogni sede, la massima tutela dei diritti, delle libertà e della dignità della persona umana garantire l'indipendenza e l'autonomia degli avvocati, quali valori coincidenti con l'interesse generale all'effettività della difesa tutelare l'affidamento della clientela e della collettività, assicurando a tal fine correttezza e qualità della prestazione professionale * l'accesso alla professione di avvocato va regolamentato partendo dalla facoltà di Giurisprudenza e valorizzando il tirocinio, completato dalla partecipazione alle Scuole di formazione post-universitarie, al fine di consentire l'accesso alla professione soltanto a soggetti capaci, preparati e motivati, con conseguente giovamento per l'intera categoria e del sistema Italia * quanto al percorso universitario si ritiene essenziale condividere la distinzione tra la laurea breve triennale, senza possibilità di accesso all'albo, da quella magistrale quinquennale, unica via di accesso alla libera professione. Andrà peraltro previsto, per l'accesso al quadriennio della laurea magistrale, e quindi dopo il primo anno comune ai due indirizzi, un numero programmato, o quantomeno una selezione tramite test attitudinali e di verifica della preparazione di base. Va condivisa, e se possibile rafforzata, la previsione di inserimento tra le materie caratterizzanti il corso di laurea magistrale, della deontologia e degli ordinamenti giudiziario e forense, dell'argomentazione giuridica, nonché materie relative a strumenti di lavoro ormai imprescindibili, quali una lingua straniera, con particolare riferimento al lessico giuridico, e l' informatica giuridica * quanto alle scuole di formazione post-universitarie, va premesso che l'avvocatura reputa siano da privilegiare, per la formazione del futuro avvocato, le scuole forensi, che stanno sorgendo sempre più numerose sull'intero territorio nazionale, rispetto alle scuole universitarie. La pratica biennale va riaffermata come bagaglio ineliminabile della formazione del futuro avvocato, e deve comunque continuare ad essere svolta necessariamente presso gli studi legali dovrà risultare adeguatamente contemperata con la frequenza della scuola * deve quindi essere nuovamente attribuita in via esclusiva all'avvocatura la titolarità della formazione forense, e quindi la funzione di trasmissione del sapere e dell'identità professionale, e conseguentemente le Istituzioni dell'avvocatura, con la partecipazione ed il concorso di tutte le componenti, e prioritariamente delle associazioni forensi, dovranno continuare ad esercitare il doveroso ruolo di formazione ed il controllo di professionalità * vanno al più presto individuate risorse economiche pubbliche, per contribuire allo sviluppo ed al funzionamento delle scuole forensi, rivestendo la formazione dell'avvocatura, soggetto di giurisdizione, un innegabile interesse pubblico * occorre prevedere una preselezione per l'accesso alle scuole post universitarie, unitamente a verifiche, periodiche e conclusiva, che consentano di testare adeguatamente l'idoneità del candidato all'ammissione all'esame di abilitazione. Il positivo superamento delle verifiche dovrà rappresentare condizione per la prosecuzione del percorso formativo * quanto al tirocinio, appare indispensabile prevedere una pratica effettivamente professionalizzante, ossia concretamente svolta, sotto la guida del dominus ed il controllo dell'ordine territoriale vanno condivise le soluzioni già praticate in taluni Fori, con la previsione della presenza di tutors , quantomeno per gli Ordini maggiori, al fine di seguire con effettività e serietà il percorso formativo del praticante * il ruolo del professionista dominus deve essere esaltato quale fonte di trasmissione dei saperi legati all'esercizio della professione * lo svolgimento della pratica forense, deve risultare incompatibile con qualsiasi attività lavorativa e/o con altri contemporanei corsi abilitanti all'esercizio di altre professioni, così come va limitato tendenzialmente il numero massimo dei praticanti a due per ogni titolare di studio. Va previsto che il dominus, per accogliere praticanti, possa vantare un effettivo esercizio professionale continuativo per un congruo numero di anni, che vengono proposti nl numero di otto * il praticante, al secondo anno di pratica, potrà essere abilitato all'esercizio professionale provvisorio, ma solo in sostituzione del dominus e sotto la diretta responsabilità di quest'ultimo * va valutata l'opportunità di prevedere un equo compenso indennitario al praticante, escludendo comunque qualsiasi riferimento alla retribuzione , trattandosi di rapporto per nulla assimilabile allo schema del rapporto subordinato o parasubordinato. Detto compenso dovrà risultare parametrato alla quantità e qualità del lavoro svolto, pur sempre nell'ottica dell'apprendimento * dovranno venire individuate precise modalità per caricare gli oneri economici della formazione del futuro avvocato, quale indispensabile soggetto della giurisdizione, sullo Stato o sulle Regioni, non soltanto per quanto attiene i finanziamenti alle scuole forensi, ma anche in relazione all'equo compenso di cui sopra, e ciò potrà avvenire - a titolo esemplificativo - mediante la previsione di forme di agevolazione fiscale. Va nondimeno garantita, pur in presenza dei finanziamenti pubblici suddetti, l'autonomia ed indipendenza della professione forense dalla ingerenza di ogni potere * va limitata la validità temporale del certificato di compiuta pratica, ai fini dell'esame di abilitazione * la disciplina dell'esame di stato deve garantire, per tutto il territorio nazionale, uniformi criteri di valutazione dei candidati e la verifica oggettiva del possesso delle conoscenze e dell'attitudine necessarie per lo svolgimento dell'attività professionale. Nella valutazione finale dell'esame di stato, dovrà tenersi conto del voto di laurea, degli esiti della pratica forense e della frequenza di scuole e corsi di formazione, nonché di eventuali altri titoli, mediante il riconoscimento di crediti formativi * l'esame di Stato per abilitazione all'esercizio della professione di avvocato dovrà essere finalizzato alla verifica delle effettive attidudini professionali degli aspiranti avvocati e dunque dovrà essere strutturato, sia per quanto attiene alla prova scritta che per quanto concerne quella orale, precipuamente all'indagine sulla conoscenza degli istituti di diritto sostanziale civile, penale ed amministrativo e dei relativi strumenti processuali * vanno introdotti limiti temporali sia per l'ammissione all'esame di Stato ad esempio non oltre due anni dal conseguimento del certificato di compiuta pratica sia per la successiva iscrizione all'albo degli avvocati ad esempio non oltre due anni dal conseguimento dell'abilitazione * la normativa professionale dovrà disciplinare le specializzazioni ed il loro conseguimento e mantenimento, pur nell'ineliminabile contesto unitario della professione, e quindi escludendosi la istituzione di albi separati. Va evidenziato, in ogni caso, che il conseguimento di una o più specializzazioni non potrà attribuire riserva di attività nel settore, ma unicamente rappresentare in favore dell'utente idonea garanzia di maggiore preparazione tecnica specifica del professionista * è ineludibile la previsione di sistemi efficaci per la formazione permanente degli avvocati, anche in questo caso al fine di garantire la professionalità e la qualità della prestazione, che rappresentano obiettivi da perseguire con tenacia e convinzione, anche attraverso peculiari forme della sua certificazione. Si riscontra, infatti, la necessità di dare concreto contenuto all'obbligo deontologico della formazione permanente, sanzionando la sua omissione come grave violazione disciplinare * va affrontata e risolta positivamente la questione della disciplina normativa dell'attività professionale di consulenza ed assistenza ed a tale riguardo va riproposta con forza la richiesta di emanazione di una legge quadro che faccia suoi i contenuti della proposta di disegno di legge 29 che già il Congresso Nazionale Forense tenutosi a Palermo nell'ottobre del 2003 aveva approvato all'unanimità e che oggi deve essere riproposta all'attenzione delle forze politiche e sociali, ricercando le opportune sinergie con le rappresentanze istituzionali ed associative delle altre categorie professionali interessate. * va difeso il sistema delle tariffe, sia pure adeguandolo al nuovo assetto ordinamentale e inoltre prevedendo migliore specificazione delle voci e degli importi, sì da consentire al cittadino utente una maggiore e più agevole comprensione, ma con assoluta esclusione del patto di quota-lite * l'ordinamento dovrà ridisegnare la struttura e l'organizzazione dei Consigli dell'Ordine, con la previsione di aumento del numero dei consiglieri, sempre rapportato al numero degli iscritti, di allungamento della durata del mandato e limitazioni della rieleggibilità, il tutto anche alla luce delle nuove funzioni ed attribuzioni imposte ai Consigli. L'Ordine forense deve continuare ad esistere innanzi tutto a tutela dell'avvocato, e particolarmente a garanzia della sua autonomia ed indipendenza, che sono a loro volta a garanzia della libertà dei cittadini. L'Avvocatura conferma la propria contrarietà circa la verticalizzazione del sistema e l'istituzione di un Consiglio Nazionale o Assemblea dei Presidenti degli Ordini, come adombrato in una delle più recenti proposte di fonte ministeriale, frutto di ingiustificabile oblio dei correnti modelli di rappresentanza forense, ed in particolare della previsione del Congresso Nazionale Forense quale Assemblea generale dell'Avvocatura, e della eterogenea attribuzione agli Ordini anche di inammissibili compiti di rappresentanza politica, con conseguente inaccettabile confusione tra funzioni istituzionali e funzioni politiche e con potenziale grave compromissione del ruolo di terzietà e garanzia delle Istituzioni forensi quale di giudice dei comportamenti deontologicamente rilevanti * va, quindi, salvaguardata l'autonomia e l'indipendenza degli Ordini Circondariali, sia sotto il profilo del rigetto della prospettiva della creazione di un ordine unico nazionale, del quale siano articolazioni il Consiglio Nazionale e gli Ordini territoriali, in una strutturazione di tipo gerarchico e verticistico che, come detto, si respinge, sia sotto il profilo di indebite ingerenze ministeriali, che si risolvano nell'esercizio di discrezionalità amministrativa in materie riservate all'autonomia del sistema ordinistico * occorre ripensare ai meccanismi elettorali del Consiglio Nazionale Forense e della Cassa di Previdenza, sia sotto il profilo di regole e modalità di esercizio dell'elettorato attivo, sia sotto il profilo dell'elettorato passivo, con l'obiettivo di garantire una migliore calibratura del rapporto elettivo tra l'Ordine distrettuale e gli Ordini del distretto, ed anche nella direzione di rivedere limiti alla eleggibilità, penalizzanti per le fasce più giovani dell'avvocatura. I sistemi elettivi di tutti gli organismi dell'avvocatura dovranno quindi garantire la massima partecipazione degli aventi diritto al voto, la trasparenza delle operazioni elettorali, il rispetto dei principi della proporzionalità e di tutela delle minoranze, da attuarsi con l'apposizione di limiti alle preferenze esprimibili * pertanto dovrà prevedersi che l'Ordine professionale operi attraverso i seguenti organismi di categoria a Consiglio dell'Ordine territoriale, con funzioni istituzionali, nell'ambito del territorio di pertinenza, previste dalla legge b Consiglio nazionale forense, con funzioni istituzionali e di giurisdizione disciplinate dalla legge c sindacati e le associazioni costituiti nel rispetto delle norme del codice civile, con le funzioni di tutela e rappresentanza degli interessi anche economici dei professionisti che ad essi aderiscono d Congresso Nazionale Forense, assemblea generale dell'Avvocatura italiana, che rappresenta il momento di confluenza di tutte le sue componenti, e, nel rispetto della loro autonomia, e determina gli indirizzi generali dell'Avvocatura, formulando proposte sui temi della giustizia e della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini nonché sulle questioni che riguardano la professione forense, ed elegge altresì l'organismo di rappresentanza politica dell'avvocatura e Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense * dovrà prevedersi la salvaguardia della giurisdizione domestica in capo al CNF per la attività di avvocato, con esclusione di qualsiasi ricorso a giudizi di organi esterni all'avvocatura relativamente ai procedimenti disciplinari, pur nell'avvertita esigenza di valutare la creazione di organi distrettuali di esercizio della funzione disciplinare, sia nella prospettiva di alleviare i compiti di Consigli dell'Ordine circondariali, sia in quella di pervenire alla separazione tra organo inquirente ed organo giudicante. Il procedimento disciplinare dovrà quindi informarsi ai seguenti principi a contestazione degli addebiti b diritto di difesa c distinzione fra le funzioni istruttorie e giudicanti d motivazione delle decisioni e pubblicità del provvedimento * dovrà essere salvaguardata la necessità di evitare ogni confusione tra la professione di avvocato e l'attività d'impresa, in particolare disciplinando in modo adeguato l'esercizio della professione di avvocato in forma collettiva o associata che garantisca una pluralità di modelli organizzativi, e contemplando anche strutture multidisciplinari con altri professionisti, per rispondere al meglio alle esigenze della clientela e del mercato, ferma restando l'esclusione di soci di puro capitale * va riaffermata la necessità di tutelare il rapporto di fiducia tra cliente e avvocato anche di fronte a interventi legislativi invasivi, come le recenti leggi antiriciclaggio e sulla privacy, peraltro condivisibili nelle loro finalità generali di tutela del cittadino e del bene pubblico. In considerazione di quanto sopra, il XXVIII Congresso Nazionale Forense, dà mandato ai propri organi di rappresentanza, ciascuno secondo le proprie competenze, di adoperarsi affinché sia data attuazione in sede legislativa ai principi sopra esposti. Dà loro mandato di attivarsi per l'approvazione in via autonoma della riforma dell'Ordinamento Professionale Forense, laddove non dovesse risultare praticabile l'ipotesi sino ad oggi perseguita, di conseguire unitamente all'intero corpo professionale, una riforma complessiva delle professioni, dalla quale far conseguire la riforma dello Statuto dell'Avvocatura. Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana Riforma dell'Ordinamento Professionale Forense Proposta di discussione approvata dall'Assemblea OUA Catania 17 dicembre 2005 Relazione di accompagnamento e presentazione del testo L'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, riunita in Catania, allo scopo di adempiere al mandato conferito dal Congresso Forense di Palermo 2003 30, e quindi di contribuire ad imprimere una velocizzazione del percorso di approvazione di un moderno Statuto della Professione Forense, ha recepito la proposta di articolato elaborata dalla Commissione Ordinamento Professionale Oua, integrata dalla Giunta, redatta sulla base dei testi presentati al XXVII Congresso Forense di Palermo dell'ottobre 2003 dal Consiglio nazionale forense, dall'Organismo Unitario e dalle Associazioni Forensi, nonché dei contributi di singoli Ordini, della successiva riflessione che gli avvocati italiani hanno operato in occasione della IV Conferenza Nazionale dell'Avvocatura di Napoli, aprile 2005, ed infine dei deliberati assunti dal XXVIII Congresso Nazionale Forense di Milano, novembre 2005. La Giunta Oua, nel sottoporre all'Avvocatura tale elaborato aperto, ritenuto allo stato quale bozza di lavoro , per sollecitare a tutte le componenti contributi sul testo, reputa indispensabile con la presente relazione esporre alcune considerazioni, sia di carattere generale, che specifiche sulla proposta stessa. La legislatura che si appresta a conclusione, si è aperta con la indicazione tra le riforme da perseguire della riforma delle professioni, e conseguentemente anche dell'Ordinamento Professionale Forense, con l'obiettivo di conseguire competitività e ammodernamento del settore. Su tale tematica - che riaffiorava con forza tra i temi del dibattito politico, colmando un disinteresse che durata da troppo tempo - si è assistito in questi ultimi anni a manifestazioni di impegno e di interesse da parte di entrambi gli schieramenti, sia di maggioranza che di opposizione, con caratteristiche spesso divergenti, ma senza che si sia pervenuti alla approvazione di un testo di riforma complessiva, che pure è parso, in taluni momenti, a portata di mano 31. Nell'attuale momento storico, caratterizzato anche dalla contingenza pre-elettorale, si assiste ad una ripresa di vigore degli attacchi nei confronti delle professioni, e particolarmente delle professioni cosiddette ordinistiche 32. Sono attacchi che, partendo dalla consapevolezza della rilevanza, anche in termini di prodotto interno lordo, del comparto professionale, e dalla obiettiva importanza per lo sviluppo del Paese e del sistema sopranazionale dei lavoratori della conoscenza , mirano in modo neppure troppo sotteso, allo smantellamento dei modelli organizzativi delle professioni liberali, al progressivo restringimento delle aree di attività esclusive ad esse riservate, ed alla sostituzione dei professionisti nel settore dei servizi professionali, con società commerciali, aventi l'obiettivo del profitto 33. Poteri economici, a livello interno ed anche a livello europeo e sopranazionale, basti pensare ai recenti pronunciamenti, tra gli altri, di Confindustria, agitano i vessilli di una indiscriminata liberalizzazione, in nome di una malintesa concorrenza e di una accattivante, quanto inveritiera e pretestuosa, tutela delle giovani generazioni. Il grande capitale, interno ed internazionale, sta tentando di sovvertire tutte le regole ordinamentali per imporre il proprio pensiero unico la massimizzazione del profitto. Ebbene, esiste un'economia della conoscenza? E se c'è, quali sono le sue regole? Possono essere le medesime della produzione o necessitano di una disciplina propria? Non è senza motivo che occorre porsi questi interrogativi, perché in un contesto economico caratterizzato da ingenti liquidità in cerca di impieghi come dimostra il livello ormai costantemente basso dei tassi d'interesse e da una tendenziale eccedenza tanto di capacità produttiva che di manodopera, solo il sapere qualificato può far conseguire un vantaggio competitivo. Nella direttiva Bolkenstein il primo considerando , cioè una delle chiavi interpretative che illustrano i fini della norma, dice testualmente considerando che i servizi costituiscono il 70% del PIL . In Europa, e non solo, assistiamo oggi ad un processo di destrutturazione produttiva in cui il processo industriale si sta spostando per attuare quelle che si chiamano delocalizzazioni . Resta disponibile un enorme flusso di capitale finanziario in cerca di impieghi. Il denaro non è mai costato così poco. Il primo effetto che ciò ha avuto è l'aumento del costo degli immobili, ma poi, per l'obiettiva impossibilità del mercato immobiliare a poter fungere da collettore di tutti quei capitali si è avviata la rincorsa al mercato dei servizi alle imprese, così come a quello della liberalizzazione di servizi pubblici. La necessità per il settore economico, di impiegare produttivamente e remunerativamente i propri capitali, in un mercato assai mutato, ove la produzione di beni ha lasciato il passo ad altre economie - quelle orientali e prevalentemente indiana e cinese - determina oggi una paradossale circostanza come potrebbe altrimenti accadere che sul piano politico si trovassero convergenze e quasi coincidenze di posizioni tra i rappresentanti della CGIL e quelli di Confindustria, i quali affermano la stessa cosa, e cioè che bisogna abolire gli Ordini, le tariffe professionali ecc. ? Il mondo delle professioni, il settore ove si produce, si detiene e circola il sapere specialistico, nuova ed appetita merce delle moderne società, è l'oasi che tutti ambiscono raggiungere conquistare, a qualunque costo, indipendentemente dai diversi punti di partenza 34. Il mondo delle professioni intellettuali si fonda, per definizione, sulla conoscenza una conoscenza tecnica, specifica, applicata. Il professionista, come un condensatore, accumula conoscenza ed esperienza del proprio settore e poi le rilascia a beneficio dei propri assistiti. Tale processo è intrinsecamente diverso da quello della produzione di beni o servizi non intellettuali, più assimilabile a un flusso, incentrato sulla massimizzazione del profitto attraverso la remunerazione più elevata e rapida possibile dei fattori produttivi. Tanto l'acquisizione che il mantenimento di un sapere professionale richiedono investimenti di lungo periodo e un percorso adeguato ciò sul piano economico si traduce in costi, che in un'economia di mercato quest'ultimo deve accettare di remunerare in modo adeguato. In caso contrario si otterrà un prodotto adulterato, perché, nonostante le sue peculiarità, anche l'economia della conoscenza è sottoposta alla regola generale del rapporto tra costi e ricavi. Naturalmente, dal punto di vista dell'operatore economico che richiede la prestazione intellettuale, quest'ultima rappresenta - in una visione semplicistica - un mero costo, ma nessun operatore accorto sarebbe disponibile a spendere per un prodotto adulterato, tanto più laddove non è possibile identificarlo se non a posteriori, quando il danno è ormai fatto. Nel mondo della produzione, problemi di questo genere si risolvono attraverso sistemi di tracciabilità, marchi di tutela o certificazioni di qualità in altri termini, qualcuno si fa garante e attesta al pubblico che quel prodotto proviene da un processo produttivo che ne assicura degli standard qualitativi minimi non inferiori a un determinato livello. Ed è a tutti evidente come il ricorso a tali sistemi di protezione del prodotto sia aumentato di pari passo alla globalizzazione dei mercati. Se si guarda bene, si nota che il mondo della produzione, per proteggere la qualità del prodotto ha in realtà mutuato ed adattato un modello di garanzia che da secoli caratterizza le professioni intellettuali, ove è la categoria detentrice del sapere professionale che attesta e si fa garante verso il pubblico della qualità professionale dei suoi appartenenti. Letto da questa angolatura appare perciò ancor più paradossale l'attacco che dal mondo delle imprese e dai fautori della globalizzazione viene mosso al mondo delle professioni, e che trova eco anche in settori della politica, al punto che qualche fazione ne fa punto qualificante del proprio programma elettorale. Lo scenario di attacco al modo professionale che si va delineando vede accomunati, come detto, i poteri forti dell'economia ai referenti sindacali e politici dell'impiego pubblico e del lavoro salariato. Una lettura marxista del fenomeno potrebbe ricavarne che distruggere la classe media e proletarizzarla può essere un obiettivo comune a sinistra politica e destra economica, le quali, per motivi diversi ed opposti, ma tra loro complementari, hanno tutto da guadagnare da una società divisa in baroni e contadini. Se invece vogliamo invece usare l'analisi economica del diritto, basterà ancora una volta ricordare come nella relazione e nel preambolo del progetto di direttiva UE sui servizi si legge che questi ultimi costituiscono il 70% del PIL dell'Unione, più di tre volte della attività di produzione e vendita di beni. 35 Pur con la tara che si voglia dare a una tale affermazione, non c'è da meravigliarsi se chi ha sino ad oggi investito in un sistema industriale sempre più minacciato dalla concorrenza asiatica cerchi di riposizionarsi cercando nuovi spazi nel settore servizi, dalle public utilities ai servizi professionali. Il mercato della conoscenza, poi, è l'unico che possa ancora crescere in maniera esponenziale, e in funzione largamente indipendente dalla disponibilità di energia. Così per gli avvocati le trombe dei poteri forti stanno reiteratamente squillando su tre capisaldi abolizione delle tariffe e introduzione del patto di quota lite ingresso di soci di puro capitale nelle società professionali class actions. Se i vessilliferi della liberalizzazione selvaggia la spuntassero su tutti e tre i fronti si aprirebbe una nuova area di business dei servizi, in cui una struttura che possa permettersi ingenti investimenti propone ai consumatori azioni giudiziarie a costo zero e con compenso condizionato al risultato. Naturalmente, essendoci un'assunzione di rischio, questo dovrà essere remunerato, e ciò avverrebbe riconoscendo in caso di successo una percentuale assai elevata. E' chiaro che una simile prospettiva è inconciliabile coi principi comuni e tipici delle professioni regolamentate, ovvero autonomia dai poteri e indipendenza nel giudizio tecnico, fedeltà al mandato e neutralità del professionista rispetto all'oggetto dello stesso, ma è però altrettanto vero che sono questi i tre pilastri distintivi della prestazione professionale, senza la quale essa si riduce a una mera locatio operis. Sicché non si può avere il barile ricolmo e la consorte ebbra, cioè qualità etica e professionale senza controllo e a prezzo vile. E' necessaria una presa di coscienza politica delle categorie professionali quale tertium genus rispetto all'impresa e al lavoro dipendente, rivendicando ad esse un ruolo di parte sociale, di interlocutore, di cui l'avvocatura si candida oggi ancor piu' che nel passato ad essere avanguardia e modello di aggregazione. Il mondo delle professioni, che oggi nel nostro Paese produce almeno 1/4 del PIL ed è almeno 1/4 del mercato del lavoro, deve essere maggiormente attivo e rappresentato, ed ascoltato stabilmente sul piano delle grandi scelte della politica economica del Paese, e non soltanto quando si affrontino tematiche e questioni di settore. Il confronto con i rappresentanti delle categorie professionali, da più parti auspicato, può rappresentare una preziosa opportunità per il mondo politico, per potersi avvalere del loro contributo e delle loro esperienze specifiche. Allo stesso tempo occorre abbattere gli steccati tra le professioni regolamentate, consentendo strutture interprofessionali che meglio rispondano alla richiesta di consulenza globale che viene dal mercato. I ricordati attacchi al mondo delle professioni, ed in particolare all'avvocatura, non rappresentano una novità è ormai dal 1997 che sistematicamente le autorità antitrust italiana ed europea non risparmiano attacchi al mondo professionale, periodicamente additando sempre le medesime aree critiche , essenzialmente identificate nella stessa esistenza degli Ordini, loro struttura, funzioni e ruolo nel sistema di accesso nella pubblicità e nel sistema tariffario. Il tutto facendo cardine su tre concetti, la cui valenza con riferimento alle professioni, ed in special modo all'avvocatura, suscita piu' di una perplessità l'equiparazione della professione all'impresa l'assoggettamento conseguente, sic et simpliciter, alle regole della concorrenza commerciale una non meglio definita e certamente malintesa tutela del consumatore. Le forze di opposizione, che soltanto qualche anno fa propugnavano - in perfetta linea con la già richiamata e malintesa accezione della libera concorrenza - l'abolizione degli Ordini professionali, per poi apparentemente mutare avviso e dichiararsi disponibili a contribuire alla elaborazione di riforme di settore il più possibile condivise, hanno oggi ripreso le originarie posizioni, sia pure con qualche ammorbidimento di toni e di propositi da parte di taluno, verosimilmente in ottica elettorale e di conquista del consenso. La Comunità Europea, sotto l'effetto delle motivazioni e delle argomentazioni portate alla sua attenzione con convinzione da parte dei professionisti italiani, sembrerebbe, anche se non senza difficoltà, aver superato in larga parte l'originaria visione delle professioni, marcatamente segnata dagli orientamenti anglosassoni, per guardare oggi con una piu' consapevole attenzione alla visione propugnata dal nostro Paese, che propugna la difesa non già di rendite di posizione e/o di status privilegiati, in un'ottica miope e corporativa, bensì di valori e nobile tradizione che sono patrimonio comune, prima di tutto dei cittadini utenti. L'obiettivo di salvaguardare elevati standards formativi e qualitativi sta avendo ragione di una perniciosa tendenza al livellamento verso il basso di qualifiche e preparazione professionale, dalla quale si era partiti. La necessità di definire uno status autonomo del professionista, anche sotto il profilo previdenziale e fiscale, che non ne consenta l'assimilazione tout court all'impresa, come ancor oggi si adombra tra le righe - ad esempio - della recente e contestata relazione dell'Autorità Antitrust, non è più guardata con diffidenza ed ostilità, ma inizia ad affermarsi, sia pure tra molti ostacoli. La distinzione tra libero professionista e imprenditore, oggi espressamente prevista dal codice civile italiano, va concettualmente mantenuta, pur nella convinzione della necessita' di una evoluzione, di un ammodernamento del sistema, che appare indispensabile anche per chiarire definitivamente lo status del professionista intellettuale, realizzando un opportuno bilanciamento tra le posizioni di eccessiva apertura e mercantilizzazione mostrate dalla normativa europea e la tradizione ed il portato della cultura e della storia del nostro Paese. Il sistema italiano infatti è storicamente su posizioni diverse, in quanto prevede per il professionista intellettuale, a tacer d'altro, la prestazione come obbligo di prestazione di mezzi e non di risultato. Le modalita' di regolamentazione e di esercizio dell'attivita' professionale, soprattutto per quanto attiene all'organizzazione degli studi, appaiono quindi meritevoli di approfondita valutazione, al fine di approntare una disciplina del tutto propria. Occorre costruire una disciplina autonoma, che traduca normativamente quella che e' oggi la realta' del mondo delle professioni intellettuali i liberi professionisti, di cui va garantita la liberta' e l'autonomia, cosi' come la personalita' della prestazione, la preparazione, la qualita' ed il rigoroso rispetto di norme etiche di condotta, operano e debbono poter sempre piu' operare a pieno titolo nel libero mercato ed essere coinvolti nella gestione di strutture di supporto alla loro attività, che vanno però tradotte in modelli organizzativi peculiari e conseguenti. Si è raggiunto, anche grazie a recenti pronunce, un pressoché unanime consenso sulla doverosità - sempre affermata dall'Avvocatura italiana - che l'ordinamento delle professioni non possa che essere di competenza esclusiva dello Stato, con ciò chiarendo ogni dubbio sul novellato art. 117 della Carta Costituzionale, anche se deve utilmente prevedersi la possibilità per le Regioni di intervenire nella materia, limitatamente alla previsione di agevolazioni e misure di sostegno - quali quelle già da tempo in essere per altre forme di lavoro autonomo - in tema di formazione, nonchè con incentivi di carattere economico e fiscale. Anche di tali circostanze deve tenersi oggi conto nella elaborazione di un progetto di riforma dell'assetto ordinamentale. La relazione dell'autorità antitrust, peraltro, oltre ad aver tentato di prevenire gli esiti di un dibattito aperto, forse nel perseguito intento di condizionarli, ha evidenziato gravi lacune di conoscenza dei più recenti pronunciamenti dell'avvocatura in tema di riforma dell'ordinamento, dei quali non viene dato atto in alcuna parte del testo, ed altresì, spiace constatarlo, un atteggiamento quasi di ostilità nei confronti degli avvocati, che vengono dipinti, a volte anche in modo inesatto, quale categoria professionale maggiormente retriva e restia al cambiamento e al confronto con le esigenze della modernità e accostati in posizione di sfavore ad altri professionisti che soltanto di recente hanno adottato provvedimenti già patrimonio degli avvocati italiani da qualche anno. Pur nella spiacevole constatazione che le affermazioni draconiane della relazione in commento paiano più tagliate ad aprire il mercato dei servizi professionali agli operatori commerciali tout court che a garantire effettivamente le più idonee tutele per il cittadino, non può eludersi che è responsabile compito dell'Avvocatura, al di là dei pur pregevoli interventi sulla stampa, di cui si è dato conto, dare dimostrazione effettiva e concreta di quanto poco corretta sia l'impostazione seguita, e per fare ciò tradurre in una precisa ipotesi normativa i principi condivisi ed approvati nella Conferenza Nazionale di Napoli prima, e nel Congresso di Milano, poi. Il porre nuovamente mano, anche alla luce dei piu' recenti accadimenti, alla riforma dell'ordinamento forense, è obbligo ineludibile. Vi è stato un progressivo ampliamento della sfera dei diritti, i quali, all'inizio degli anni cinquanta, potevano ritenersi riuniti e conchiusi nei mitici Cinque codici e leggi complementari . Un quarto di secolo dopo quei testi non contengono più risposte sufficienti. Vi è stata poi una crescita esponenziale del numero degli avvocati, che non ha coinciso con quella correlativa espansione dell'attività forense ai nuovi ambiti di tutela che sarebbe stato lecito attendersi. L'avvocato è invece rimasto presente soltanto laddove gli è stata riconosciuta una riserva legale. Dove essa non è richiesta o è stata di fatto largamente attenuata, la difesa tecnica è stata espulsa o scientemente emarginata. In parte ciò è dovuto allo strabismo culturale del legislatore, ma anche degli stessi avvocati, abbagliati dal mito della difesa nel processo come formula esclusiva della tutela dei diritti individuali, dall'altra parte ciò è stato determinato anche dall'impossibilità pratica di avere un professionista individuale onnisciente in ogni campo del diritto, dal ritardo nel riconoscimento di specializzazioni, dai limiti imposti all'esercizio collettivo della professione, per non parlare dell'esplicito divieto di partecipare a strutture multidisciplinari. Il diritto fuori dal processo ha rappresentato così terreno di azione progressivamente e sistematicamente eroso agli avvocati da professionisti più o meno limitrofi. Anzi, attraverso le deroghe alla riserva legale, questi ultimi hanno conquistato posizioni anche nel processo, come nel giudizio tributario o nelle procedure concorsuali. Si è giunti oggi al paradosso che per richiedere un'ingiunzione di pagamento per qualche migliaio di euro occorrono laurea, tirocinio e abilitazione, mentre per redigere il preliminare d'acquisto di un immobile o definire stragiudizialmente un risarcimento da un milione di euro basta la targa di consulente immobiliare o di infortunistica stradale . Con quali garanzie per la collettività? La risposta non può essere todos caballeros, in nome della concorrenza o del libero mercato questa non è competitività, è il mucchio selvaggio. In tale contesto va letta la rinnovata - ancorché da molti ritenuta antistorica - rivendicazione di riserva all'Avvocatura della consulenza legale una valutazione previsionale resa da un esperto qualificato e finalizzata a prevenire le liti non può che essere svolta da chi abbia diretta conoscenza delle norme e delle patologie dei rapporti giuridici, ma anche del diritto vivente , intendendosi per tale quello risultante dalla concreta applicazione fatta dalle corti. Stante l'insufficienza delle risorse rispetto alla domanda di giustizia, l'Avvocatura non ha alcun interesse all'incremento del contenzioso giudiziale, benché ci si affanni a diffondere e sostenere tale tesi. Preferisce con serietà e competenza contribuire alla sua riduzione, intervenendo a monte di esso. La categoria forense, nel rivendicare l'esclusiva della consulenza legale, intende assumere anche il ruolo di garante verso la società della competenza professionale dei suoi iscritti, attraverso il sistema ordinistico, che perciò deve presiedere non solo alla tenuta degli albi, ma anche alla formazione permanente degli avvocati e alla verifica di essa. Il dazio da pagare è senza meno una revisione delle funzioni degli Ordini e dell'organizzazione dei medesimi, ma il sistema deve essere mantenuto, nell'interesse della collettività e proprio in funzione di una maggiore competitività basata sulla qualità. Altro dazio dovuto sarà un non modesto cambiamento nei modelli di esercizio della professione. L'unica strategia efficace per affrontare questa sfida è ammettere la possibilità di un'organizzazione complessa e multilivello, in cui possano convivere sinergicamente alta specializzazione e visione generale 36 Aprendo ad un maggiore utilizzo di forme collettive di esercizio della professione 37, ed a stabili collaborazioni con altre professioni, nessuna ne sarà danneggiata, ma tutte ne usciranno rafforzate, a generale beneficio dell'utenza e della qualità dell'offerta. Ciò ovviamente comporta importanti modifiche legislative, diverse e ulteriori da quelle previste dal provvedimento sulla competitività. Comporta anche una rivoluzione culturale, che tuttavia l'Avvocatura deve imporsi rapidamente 38. Obiettivi tanto ambiziosi richiedono un percorso formativo adeguato laurea, scuola forense e tirocinio, abilitazione professionale, e, per chi voglia, specializzazione. Questo può forse spaventare, perché in tal modo occorre un lungo lasso di tempo per la formazione di un serio e qualificato professionista, tuttavia nella prassi questo tempo non sarà maggiore di quello che si impiega già da anni, ma con risultati qualitativi decisamente mediocri e in un quadro di maggiore precarietà. Superare ciò comporterà uno sforzo, tanto per gli studi legali che per i praticanti. Entrambi dovranno assumere precisi oneri e impegni formativi, molto più concreti e sostanziali di quanto accada oggi. Qualcosa toccherà anche all'ordinamento poiché l'avvocato è soggetto necessario della giurisdizione, l'erario dovrà contribuire alla sua formazione, finanziando a livello centrale e locale le scuole forensi. Per ovvi motivi di sinergia, scuole forensi e corsi di specializzazione dovranno essere articolazioni autonome di una medesima struttura formativa, da collegarsi con le istituzioni che curano l'aggiornamento e la formazione permanente, in stretta collaborazione con le altre componenti forensi, e con il necessario sguardo alle realtà territoriali e ai loro bisogni. Tuttavia è irrinunciabile che il percorso formativo, tanto di abilitazione che di specializzazione, contenga una significativa componente pratica nessuna scuola può sostituire il tirocinio negli studi. Altra questione è l'individuazione dei soggetti che attestino l'idoneità dei formatori, fermo restando che, benché tutte le collaborazioni siano utili, solo gli avvocati possono insegnare come si fa l'avvocato, così come possono controllarne preparazione e formazione effettiva. A conforto di tale tesi, sempre propugnata con convinzione dall'Avvocatura, si registrano oggi significative pronunce giurisprudenziali. Obiettivo primario deve essere rappresentato anche dalla formazione continua, durante tutto il corso della vita professionale. L'Avvocatura, che pure su tale cammino si era avviata con largo anticipo, non giungendo peraltro ad approvare un sistema efficace e condiviso, sconta oggi un colpevole ritardo, che la pone assai indietro rispetto a molteplici altre professioni che hanno già varato e applicato con successo sistemi di verifica periodica obbligatori del mantenimento degli standard di preparazione e di aggiornamento imprescindibili per poter offrire al cittadino-utente una prestazione professionale di elevato livello e quindi di qualità. Ancora, l'avvocatura deve e vuole por mano al procedimento disciplinare, senza rinunciare alla propria giurisdizione, ma attuando quella divisione tra funzione accusatoria e giudicante che propugna nell'ambito del processo penale. Con la presentazione di un articolato che tenga conto delle problematiche e della volontà di cambiamento pur nel rispetto dei principi, di cui si è detto, l'avvocatura italiana potrà rendere ancor piu' evidente che chi la accusa di osteggiare la modernizzazione delle professioni non conosce affatto le sue effettive posizioni o peggio mente consapevolmente. Gli avvocati italiani hanno assimilato e vogliono assimilare le nuove tecnologie, cercano nuovi modelli di esercizio della professione, intendono confrontarsi apertamente con il mercato, purché in un quadro di regole certe e nel rispetto di principi imprescindibili Ecco dunque che, successivamente al Congresso di Palermo, dapprima nei documenti conclusivi della Conferenza Nazionale di Napoli dell'aprile 2005 e da ultimo nelle mozioni conclusive del XXVIII Congresso Nazionale Forense, svoltosi soltanto alcuni giorni orsono, è stata affrontata concretamente la sfida dell'ammodernamento della professione giungendo a proposizioni anche largamente innovative, che testimoniano non già una aprioristica chiusura agli stimoli della moderna società globalizzata, ma una responsabile consapevolezza 39. Il futuro professionale delle giovani generazioni, la competitività nel rispetto di pari opportunità, il miglioramento della qualità delle prestazioni e una sempre più efficace tutela dell'utente sono i principi guida degli interventi riformatori vagliati e approvati in quelle sedi, che la Commissione Ordinamento Professionale ha cercato di tradurre fedelmente in una ipotesi di articolato. E' stato rivisitato in chiave di maggiore certezza e qualità il percorso di formazione e di accesso 40, a partire dall'università è stato affrontato con determinazione il problema del riconoscimento e della spendita di titoli di specializzazione e non già della sola spendita non verificata di non meglio precisate attività prevalenti , così come della formazione continua per l'intero arco della vita professionale sono state per la prima volta sopite le avversioni nei confronti di moduli societari molteplici, ed anche di ulteriori forme organizzative, quali le associazioni temporanee di impresa, più duttili ed elastiche, con l'unica esclusione dei soci di puro capitale 41 sono state apprezzate come mezzo per poter offrire al cliente una più articolata e qualificata assistenza le strutture interdisciplinari è stata nuovamente affrontata la questione delle tariffe, postulandone una revisione ragionata che consenta una migliore e più trasparente specificazione delle voci e degli importi, sì da consentire al cittadino utente una maggiore e più agevole comprensione, ma al contempo garantire al lavoratore avvocato dignitose condizioni di vita e di sviluppo della propria attività 42. Si è affermata l'esigenza, unanimemente condivisa, del mantenimento del sistema ordinistico, sia pure con gli ineludibili ammodernamenti e interventi tesi a migliorarne l'efficienza e la funzionalità, così come la democraticità e trasparenza 43. Il dibattito è stato ed è tuttora a tutto campo, senza preclusioni e riserve, se non quelle ineliminabili dettate dalla esigenza di salvaguardia dei citati principi fondamentali, che rappresentano l'essenza stessa della professione. Il codice deontologico vigente, che parrebbe del tutto incongruo e retrivo, a dire dell'antitrust, non solo è additato quale esempio, non soltanto in Italia, ma contiene già da anni previsioni assai significative, di talchè era da considerare all'avanguardia ancor prima che le altre professioni sì lodate nella già richiamata relazione, si ponessero ed affrontassero il problema della pubblicità. La pubblicità informativa è infatti da tempo consentita, ed anzi per certi versi anche propugnata, proprio per colmare con una informazione seria, concreta, verificata e verificabile, l'asimmetria informativa che contraddistingue senza meno il rapporto professionale tra avvocato e cliente. Del resto, la stessa autorità non può che riconoscere, seppure pare lo faccia a malincuore, che l'importanza degli interessi pubblici coinvolti dall'esercizio della professione forense, possono e debbono giustificare limitazioni ai contenuti dell'informazione pubblicitaria. Le recenti proposte di modifica del codice, tempestivamente elaborate e presentate dal Consiglio Nazionale Forense 44, mostrano con tutta evidenza la precisa volontà di attuare una costante e stabile verifica dell'atteggiarsi anche della disciplina interna alle mutate esigenze dei rapporti, e quindi tutt'altro che una colpevole inerzia o, peggio, una altezzosa indifferenza. Come auspichiamo risulti evidente dall'esame del testo di proposta allegato, che attende miglioramenti e suggerimenti preziosi da parte di tutte le componenti forensi, non si tratta per gli avvocati italiani di combattere una battaglia di retroguardia e corporativa, ma anzi di trovare le risposte più efficaci per assicurare la migliore tutela possibile per i cittadini. Nel contempo, una equilibrato intervento riformatore e modernizzatore della professione, potrà, se adeguatamente condotto, costituire efficace e satisfattiva risposta anche al sempre crescente e marcato interesse dei giovani per il lavoro professionale, che meglio pare rispondere alle esigenze di affermazione ed ai mutati bisogni di vita. Cio', a differenza di oggi, non frustrando le pur legittime gratificazioni ed ambizioni, che certamente potranno conseguire all'esito di un percorso formativo rigoroso e serio, effettivamente professionalizzante, ed all'offerta di una elevata qualificazione. Naturalmente, per fare ciò, oltre alla modifica recentemente attuata del corso di laurea magistrale in giurisprudenza, di cui si è detto, appare imprescindibile che nel percorso universitario, dopo il primo anno comune, venga previsto un filtro selettivo per l'accesso al quadriennio che conduce appunto alla laurea magistrale, né piu' e né meno di quanto, con l'accesso programmato, si sta attuando da anni pressoché in tutte le facoltà, soprattutto se largamente ambite. Una tale misura, a ben vedere, va nella direzione di consentire ai giovani preparati, seri e motivati di accedere liberamente al percorso di laurea magistrale, giovandosi di tutti i benefici effetti, in termini di insegnamento, di fruibilità dei servizi, etc. che un numero meno elevato di studenti comporta, e, successivamente, di accedere alla professione, potendo contare su condizioni dignitose di sviluppo assai maggiori di quelle attualmente consentite. Di qui la necessità per i professionisti italiani, e quindi anche per gli Avvocati, di rompere gli indugi e non attendere nuovamente i propositi riformatori di questa o quella parte politica, subendo le lusinghe e le promesse facili della campagna elettorale. La necessità di alzare ancora una volta la guardia, formulare una seria proposta di riforma ordinamentale, che rappresenti realmente lo sforzo di contribuire all'ammodernamento della professione ed al tempo stesso allo sviluppo del Paese, mostrando con ciò di voler e saper governare il processo di formazione delle nuove norme, sia a livello europeo che nell'ordinamento interno. Questi i motivi per i quali l'Organismo Unitario ha inteso imprimere una ulteriore accelerazione al percorso, anche interno all'Avvocatura, per la tanto attesa riforma ordinamentale, licenziando un lavoro completo e ragionato, anche se aperto al contributo di tutte le componenti, alle quali sarà appositamente inviato in una con la presente relazione e le appendici indicate. Tale articolato, una volta arricchito dai contributi attesi, potrà rappresentare - e già oggi seppur non definitivo rappresenta - una precisa, articolata e motivata base di discussione con le forze politiche e sociali, con i poteri economici e con tutti quei soggetti e quegli operatori che rifiutano ostinatamente di comprendere le ragioni molteplici che sorreggono la necessità di procedere alla riforma e all'ammodernamento del settore senza peraltro rinnegarne valori, cultura, tradizioni e storia, non già nell'interesse degli avvocati, ma dei cittadini e dei loro diritti, la cui tutela costituzionalmente ad essi è affidata. * * * In particolare, con riferimento alla proposta di testo di riforma, vanno evidenziati alcuni punti fermi * necessità di garantire, nella normativa ad emanarsi, la tutela della specificità della professione forense, la salvaguardia della giurisdizione domestica e il mantenimento dell'autonomia degli Ordini locali * pur nel tentativo di perseguire, in via primaria, il riordino dell'intero sistema delle professioni, senza che sia minato in alcun modo il ruolo fondamentale che la Costituzione attribuisce agli Avvocati con indebite omologazioni, va prevista la possibilità di instare per l'approvazione in via autonoma dell'Ordinamento Professionale Forense * occorre investire con sempre maggiore convinzione sulla crescita e sulla professionalizzazione del patrimonio di capitale umano che costituisce la dote più rilevante della professione forense, sviluppando le potenzialità insite nel ricambio generazionale * deve affermarsi un metodo chiaro per l'individuazione, definizione ed introduzione di precisi criteri per il conseguimento, il riconoscimento ed il mantenimento di adeguate competenze e di sempre maggiori specializzazioni, a fronte del convinto interesse a che siano possibili elevati standards qualitativi e si attuino, a livello comunitario e sovranazionale, corrette procedure di riconoscimento dei titoli professionali * vanno elaborati e attuati, sulla scia della recente riforma della Laurea Magistrale in Giurisprudenza, alla definizione della quale l'Avvocatura ha grandemente ed efficacemente concorso 45, percorsi di istruzione e specializzazione professionale che appaiano e siano utilmente finalizzati alla formazione di figure professionali di elevato profilo, che possano rivendicare esse stesse un importante ruolo di strumenti di sviluppo e di crescita socio-economica, riuscendo nel contempo a rispondere alle specifiche esigenze del mercato in generale e più in particolare alle esigenze di sviluppo del territorio in cui operano * vanno sostenuti con convinzione, non già per corporativismo, ma per la consapevolezza di rispondere con ciò al preciso interesse del cittadino e dell'ordinamento, il mantenimento e la riaffermazione di peculiarità e valori ritenuti imprescindibili, ma al tempo stesso deve evidenziarsi il convinto abbandono di atteggiamenti conservativi e difensivistici ad oltranza la riforma ordinamentale deve aprirsi ad una serena ed obiettiva analisi della realtà, ed avviare una seria ed approfondita ricognizione politica dei fenomeni emergenti e della sempre maggiore diversificazione interna alla categoria. Ciò per poter efficacemente riscontrare le esigenze e i bisogni della comunità che è destinata a regolare, in un contesto socio-economico largamente mutato, soprattutto negli ultimi anni * il riassetto ordinamentale va inserito in un piu' vasto contesto, che contempli la previsione di interventi che impediscano che l'Albo professionale abbia a svolgere del tutto impropriamente la funzione di ammortizzatore sociale, fornendo una grigia area di parcheggio, sia nel periodo del praticantato che successivamente al conseguimento dell'abilitazione, ad una sempre crescente massa di giovani, che non hanno trovato altro accesso nel mercato del lavoro ed hanno investito denari e ambizioni in uno sbocco professionale una volta ambito e di soddisfazione, divenuto oggi ricco unicamente di frustrazioni * elemento qualificante, sul quale puntare la massima attenzione e investire senza riserve in energie e impegno, deve essere rappresentato dalla costruzione di un rigoroso e puntuale sistema di accesso, di formazione permanente, di certificazione della qualità dei sistemi organizzativi - da valutarsi in una logica di mercato di respiro comunitario - di conseguimento ed utilizzo dei titoli di specializzazione, in un'ottica di tutela del diritto del cittadino, che deve essere adeguatamente garantito, anche in considerazione della rilevante asimmetria informativa che connota le prestazioni legali * ripresa, quantomeno per la fase della formazione post-laurea, dei progetti e dei risultati, concordemente apprezzati, che si sono realizzati nell'ambito della seconda parte dei lavori della c.d. Commissione Siliquini, che hanno registrato ampie convergenze, puntando alla valorizzazione del prevalente apporto che deve essere riconosciuto alla componente forense nella formazione dei futuri Avvocati, elemento grandemente sottolineato dall'Avvocatura nei suoi recenti pronunciamenti, ma largamente disatteso nelle posizioni di talune forze politiche * affermazione della massima collaborazione e confronto interni alla categoria, nella volontà che, con riferimento a riforme di sì vitale importanza, sia stabilmente adottato un metodo che preveda, prima della assunzione delle finali determinazioni, il preventivo coinvolgimento di tutte le rappresentanze istituzionali ed associative del mondo forense, e quindi del C.N.F., dell'OUA, della Cassa, dei singoli Ordini territoriali e delle Associazioni Forensi maggiormente rappresentative Le questioni maggiormente dibattute nell'avvocatura, risolte o meno nel testo proposto, e sulle quali si auspicano fattivi contributi, sono di seguito sommariamente riassunte * riconoscimento dell'esclusiva - eventualmente in concorso con altre figure professionali commercialisti e notai - dell'attività di consulenza e di assistenza legale professionale * previsione di termini di validità del certificato di compiuta pratica e dei titoli abilitativi conseguiti, ove non accompagnati dall'iscrizione in un albo professionale e dall'effettivo esercizio di attività professionale * diminuzione dell'anzianità richiesta per l'elettorato passivo dei Consigli dell'Ordine e del Consiglio Nazionale Forense * previsione di una soglia minima di anzianità di iscrizione all'albo per l'accettazione di praticanti nel proprio studio * biennio integrato di tirocinio, composto di teoria e pratica, con soluzioni finalizzate alla selezione degli aspiranti avvocati fondata sul merito e sull'impegno effettivo, con verifiche periodiche che abbiano valore ai fini dell'esame finale, consentendone un opportuno alleggerimento * obbligatorietà della frequenza delle scuole forensi prevalenti o delle scuole di specializzazione postuniversitaria e mantenimento nella fase transitoria, secondo alcuni anche a regime , di un ulteriore canale di accesso che consenta una formazione liberamente assemblata attraverso la pianificazione di una serie di eventi formativi, alla quale siano collegati specifici crediti il cui insieme, opportunamente progettato, esaurisca l'obbligo formativo teorico * esigenza che l'avvocatura in tutte le sue espressioni partecipi direttamente alla gestione della formazione dei futuri avvocati e dall'altro della necessità che i contenuti dei percorsi formativi siano funzionali ai compiti che gli avvocati saranno chiamati e/o intenderanno svolgere per corrispondere alle richieste della committenza. Esigenza di aperture anche al mondo della formazione in genere, con la collaborazione di esperti, pubblici e privati, per evitare di costruire un percorso di formazione meramente autoreferenziale * rivalutazione del rapporto tra avvocato e praticante, con la previsione di un rigido sistema di incompatibilità per il praticante limite numerico per ciascun avvocato alla possibilità di accettare giovani al tirocinio, con rigide possibilità di deroga, rimesse alla valutazione concreta del Consiglio dell'Ordine * esercizio dell'attività in forma anche collettiva, con apertura a modelli flessibili - previsione dei relativi sistemi di responsabilità e deontologici * previsione di un compenso di natura indennitaria per i praticanti, e della possibilità di configurare l'avvocatodipendente di studio professionale, con un rapporto di lavoro tipico che preveda, tra l'altro, l'iscrizione alla Cassa ed il versamento della relativa contribuzione * previsione di forme assicurative obbligatorie, che costituiscano protezione e garanzia per il cliente, per l'avvocato e per i collaboratori e tirocinanti * permanenza nell'albo da verificare, in stretto collegamento con la formazione permanente, l'aggiornamento, ed il conseguimento delle specializzazioni, ed anche, se del caso, della certificazione di qualità, in quanto anch'essa è indice dell'esercizio effettivo dell'attività * mantenimento o meno della possibilità di iscrizione all'albo, senza limitazioni o verifiche di alcun genere, per i professori universitari in settori attinenti l'esercizio della professione, dopo tre anni di insegnamento * modifica dei criteri d'accesso all'Albo dei patrocinanti dinanzi le magistrature superiori, non piu' unicamente ancorati al decorso del tempo, ma al conseguimento di specializzazioni ed all'esercizio effettivo dell'attività. Ciò anche per una maggiore tutela del cliente * opportunità di previsione espressa del codice deontologico ed anche delle modalità per la sua adozione e revisione periodica come già previsto nella c.d. proposta Vietti di riforma delle professioni * modifica del procedimento disciplinare ed il suo svolgimento. Il testo inserito nell'articolato proposto prevede la decisione in capo al Consiglio dell'ordine territoriale, lasciando al Consiglio distrettuale di disciplina di attuare tutta la fase di indagine e istruttoria. Talune voci, peraltro minoritarie, si sono espresse per il procedimento a contrario, con istruttoria demandata al Consiglio dell'Ordine di appartenenza e decisione al Consiglio distrettuale di disciplina. Taluni ancora, anch'essi in posizione minoritaria, postulano una mera ripartizione di compiti e di funzione all'interno del medesimo Consiglio dell'Ordine di competenza * previsione espressa e chiara degli obblighi di informazione sull'attività professionale che gravano sul professionista al momento dell'assunzione dell'incarico, con particolare riguardo alla copertura assicurativa e sua validità e massimali * previsione espressa tra gli organi della professione, del Congresso, quale assemblea generale dell'avvocatura italiana, e delle assemblee locali e distrettuali, per valorizzare quanto piu' possibile i momenti democratici di formazione della volontà della classe forense * previsione di aumento di durata del mandato e introduzione di limiti di mandato per gli Ordini territoriali e il Consiglio Nazionale Forense * previsione o meno di quota riservata, per la elezione a componente del consiglio dell'ordine territoriale, per avvocati iscritti all'albo da meno di cinque anni * modifica del sistema elettorale del Consiglio Nazionale Forense, sì da garantire una maggiore e piu' equa rappresentanza degli ordini, e soprattutto degli ordini non distrettuali * modifica dell'assetto degli Ordini territoriali, peraltro presente anche nel progetto 2003 del CNF, di aumento del numero dei componenti in rapporto al numero degli iscrittipossibilità per gli stessi di avvalersi di collaborazioni di professionisti esterni per la valutazione della pratica, anche in collegamento se del caso con le scuole forensi. * agli Ordini va riconosciuta la piu' ampia autonomia, che ben può estendersi - pur senza previsioni normative, contrastate dagli stessi Presidenti - alla costituzione delle unioni distrettuali o regionali con scopi di coordinamento e di sinergia operativa. La Giunta Roma, li' 29 dicembre 2005 Il Presidente Prot. n. 2/06 Al Presidente del Consiglio Nazionale Forense Al Presidente della Cassa di Previdenza Forense Ai Sigg.ri Presidenti dei C.d.O. Ai Sigg.ri Presidenti delle Unioni Ai Signori Presidenti delle Associazioni Forensi AIAFAIGA - ANFUIFUnione Nazionale delle Camere Civili - UCPI - UIAA-UNCAT - LORO SEDI Carissimi Presidenti, l'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, riunita a Catania nei giorni 16/18 dicembre scorsi, ha esaminato una proposta di articolato di riforma dell'Ordinamento Professionale Forense, predisposta dalla propria Commissione Ordinamento Professionale, in composizione integrata dalla Giunta Oua. Detta proposta è il frutto della rielaborazione e dell'aggiornamento della proposta presentata dal Consiglio Nazionale Forense in occasione del XXVII Congresso di Palermo, alla stregua dei documenti sullo stesso tema prodotti dalle Associazioni Forensi, dalle Unioni, da singoli Ordini, nonché dei risultati della IV Conferenza Nazionale di Napoli, dell'aprile 2005, e del recentissimo XXVIII Congresso, prima sessione di Milano. Il futuro professionale delle giovani generazioni, la competitività nel rispetto di pari opportunità, il miglioramento della qualità delle prestazioni e una sempre più efficace tutela dell'utente sono i principi guida degli interventi riformatori vagliati e approvati in quelle sedi, che la Commissione Ordinamento Professionale ha cercato di tradurre fedelmente in una ipotesi di articolato. E' stato rivisitato in chiave di maggiore certezza e qualità il percorso di formazione e di accesso, a partire dall'università è stato affrontato con determinazione il problema del riconoscimento e della spendita di titoli di specializzazione, così come della formazione continua per l'intero arco della vita professionale sono state per la prima volta sopite le avversioni nei confronti di moduli societari molteplici, ed anche di ulteriori forme organizzative, quali le associazioni temporanee di impresa, più duttili ed elastiche, con l'unica esclusione dei soci di puro capitale sono state apprezzate come mezzo per poter offrire al cliente una più articolata e qualificata assistenza le strutture interdisciplinari è stata nuovamente affrontata la questione delle tariffe, postulandone una revisione ragionata che consenta una migliore e più trasparente specificazione delle voci e degli importi, sì da consentire al cittadino utente una maggiore e più agevole comprensione, ma al contempo garantire al lavoratore avvocato dignitose condizioni di vita e di sviluppo della propria attività. Si è affermata l'esigenza, unanimemente condivisa, del mantenimento del sistema ordinistico, sia pure con gli ineludibili ammodernamenti e interventi tesi a migliorarne l'efficienza e la funzionalità, così come la democraticità e trasparenza. Il dibattito, all'interno dell'avvocatura ed all'esterno di essa, è ancora oggi a tutto campo, senza preclusioni e riserve, se non quelle ineliminabili dettate dalla esigenza di salvaguardia dei principi fondamentali, che rappresentano l'essenza stessa della professione. Come auspichiamo risulti evidente dall'esame del testo di proposta allegato, che attende miglioramenti e suggerimenti preziosi da parte di tutte le componenti forensi, non si tratta per gli avvocati italiani di combattere una battaglia di retroguardia e corporativa, ma anzi di trovare le risposte più efficaci per assicurare la migliore tutela possibile per i cittadini. L'Assemblea, con proprio deliberato che in allegato Vi trasmetto, ha infatti ritenuto di sottoporre tale elaborato aperto , all'attenzione e all'esame degli Organi Istituzionali e di tutte le componenti dell'Avvocatura, al fine di raccogliere contributi e ipotesi di modifica, sì da tenerne conto nella successiva fase di elaborazione della proposta definitiva, in previsione della seconda sessione congressuale, in programma nel prossimo giugno a Roma. Tale è infatti il mandato che proprio il XXVII Congresso di Palermo ebbe a commettere a tutte le rappresentanze dell'Avvocatura, in collaborazione tra loro. Abbiamo avvertito la necessità per i professionisti italiani, e quindi anche per gli Avvocati, di rompere gli indugi e non attendere nuovamente i propositi riformatori di questa o quella parte politica, subendo le lusinghe e le promesse facili della campagna elettorale. La necessità di alzare ancora una volta la guardia, di formulare una compiuta proposta di riforma ordinamentale, che rappresenti realmente lo sforzo di contribuire all'ammodernamento della professione ed al tempo stesso allo sviluppo del Paese, mostrando con ciò di voler e saper governare il processo di formazione delle nuove norme, sia a livello europeo che nell'ordinamento interno. Si tratta certamente di un compito rilevante ed ambizioso, che non può non responsabilizzare fortemente tutta l'avvocatura, ed in relazione al quale è doverosa, oltreché opportuna, l'acquisizione da parte dell'OUA, e mia, di ogni utile contributo, al fine di orientare l'attività a svolgersi in sede politica, per la rappresentazione, il sostegno e l'affermazione dell'effettiva volontà dell'Avvocatura italiana. Nell'intento di favorire l'emergere sull'argomento di una posizione forte e coesa dell'intera classe forense, ritengo opportuno segnalarVi l'opportunità di esaminare la problematica in questione anche nell'ambito delle sessioni del Comitato Organizzatore del Congresso, che sarà convocato a breve, per un opportuno e preliminare confronto e coordinamento. Resto quindi in attesa di ricevere i Vs. preziosi apporti, e Vi invito a considerarmi a Vs. disposizione per ogni incontro, approfondimento o chiarimento doveste ritenere necessario ed opportuno, sul tema in discussione. Laddove lo riteniate, sarò lieta di apprendere l'indicazione dei nominativi dei Colleghi da Voi eventualmente incaricati con riferimento specifico alla materia. Grata, come sempre, della Vs. attenzione, colgo l'occasione per rinnovare i migliori e più cordiali saluti e auguri di Buon Anno. - Michelina Grillo - Roma, 5 gennaio 2006 Allegati 1 delibera Assemblea Oua 17 dicembre 2005 2 relazione di accompagnamento con n. 4 Appendioci documentali 3 ipotesi di articolato di riforma dell'Ordinamento Professionale Forense. ACCESSO ALLA PROFESSIONE STRUTTURA ED ARTICOLAZIONE DEL PERCORSO FORMATIVO-ABILITANTE Gli Avvocati italiani, riuniti in Parma per iniziativa dell'Unione Nazionale delle Camere Civili, al fine di definire i punti essenziali per un'efficace ed indifferibile riforma dell'accesso della professione, nell'ambito della riforma dell'ordinamento professionale forense * preso atto dei precedenti pronunciamenti sul tema, ed in particolare dei più recenti, assunti al Congresso Nazionale Forense di Palermo, ottobre 2003, alla Conferenza Nazionale dell'Avvocatura di Napoli, aprile 2005 e al Congresso Nazionale Forense di Milano, novembre 2005 * preso altresì atto delle deliberazioni delle Associazioni Forensi * preso atto dell'articolato di riforma predisposto dal Consiglio Nazionale Forense nell'anno 2003 e delle modifiche ed integrazioni allo stesso recentemente apposte dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura sulla scorta dei documenti richiamati * preso atto infine della relazione introduttiva e dell'articolato dibattito odierno ribadisce 1 la necessità di un forte recupero e riaffermazione della deontologia professionale, impegnandosi a promuovere le più opportune iniziative in tal senso 2 l'inadeguatezza dell'attuale percorso di accesso e di verifica finale, che non garantisce l'effettiva preparazione tecnico-professionale 3 l'ineludibilità di garantire che l'esercizio della delicata funzione di rango costituzionale della difesa sia affidata a soggetti di professionalità e capacità tecniche, certe, verificate e costantemente aggiornate 4 la necessità che i percorsi di formazione del difensore vedano l'intervento economico dello Stato e degli Enti territoriali, anche con la previsione di incentivi e agevolazioni sul piano fiscale 5 la necessità, altresì, di prevedere che alla iscrizione all'Albo professionale debba corrispondere la contestuale iscrizione alla Cassa di Previdenza Forense conferma quali elementi cardine della riforma dell'accesso alla professione forense i seguenti I fase universitaria * maggiore interazione e raccordo del mondo forense con le facoltà di giurisprudenza * previsione di un numero programmato per l'accesso al quadriennio della laurea magistrale II formazione post-laurea obbligatoria * valorizzazione delle scuole forensi e frequenza obbligatoria delle stesse * in via subordinata prevedere che il primo anno possa essere svolto anche presso le SPL Bassanini, sempre con un secondo anno presso le scuole forensi * preselezione attitudinale orientativa per l'accesso alle scuole * verifiche periodiche semestrali che siano condizione per il prosieguo del percorso * esame finale sdrammatizzato e punto culminante di un percorso di reale verifica * finanziamento delle scuole forensi anche a carico pubblico * coinvolgimento pieno nei percorsi di formazione delle Associazioni forensi e riconoscimento della loro autonomia a riguardo, nel rispetto del principio della pluralità dell'offerta formativa III tirocinio * pratica forense ineliminabile, di durata biennale, da svolgersi con modalità che consentano la frequenza della scuola * rafforzamento, anche sotto il profilo deontologico, dell'obbligo del dominus di rendersi effettivo trasmettitore del sapere e della identità professionale, sotto il profilo dell'apprendimento specialistico e casistico e sotto il profilo deontologico * esclusività della pratica e definizione delle incompatibilità * numero massimo di praticanti per ciascun iscritto 2 * dominus con adeguata esperienza professionale * attività sostitutiva e sotto la responsabilità del dominus * limite di durata al certificato di compiuta pratica * equo compenso del tirocinante, da prevedersi anche mediante ricorso a finanziamenti pubblici e con la previsione di incentivi e agevolazioni fiscali per i dominus . Conseguentemente, impegna le rappresentanze istituzionali, politiche e associative, a procedere senza ritardo ed in costante sinergia, al perfezionamento degli articolati di riforma prodotti, al fine di rappresentare urgentemente alle future forze politiche di governo la piattaforma riformatrice condivisa dagli Avvocati italiani. Dispone perciò che il presente documento, che rappresenta la tavola dei valori e principi condivisi dalla maggioranza degli Avvocati italiani sia inviato ai responsabili giustizia e professioni di tutte le forze politiche, affinché lo pongano a confronto con i programmi già elaborati al fine di apportare agli stessi gli opportuni perfezionamenti, in attesa di sottoporre loro l'articolato definitivo. Parma, 20 febbraio 2006 Avv. Prof. Guido Alpa - Presidente Consiglio Nazionale Forense Avv. Giuseppe Bassu - Segretario Consiglio Nazionale Forense Avv. Maurizio de Tilla - Presidente Cassa di Previdenza e Assistenza Forense Avv. Michelina Grillo - Presidente Organismo Unitario Avvocatura Avv. Salvatore Grimaudo -Presidente Unione Nazionale Camere Civili Avv. Piergiorgio Loi - Segretario Generale Associazione Nazionale Forense Avv. Mario Diego - Presidente Unione Regionale Consigli Ordine Triveneto Avv. Lucio Strazziari - Presidente Unione Regionale Consigli Ordine Emilia-Romagna Consigli dell'Ordine di Bologna, Genova, Milano, Parma, Pisa, Roma, Taranto, Venezia, in persona dei rispettivi Presidenti e delegati. Proposta di riforma dell'ordinamento della professione di avvocato approvata dall'Assemblea in Catania il 17 dicembre 2006 Stralcio inerente la formazione e l'accesso - in grassetto sono evidenziati i punti relativi ai principi affermati dall'Avvocatura in occasione del Convegno 20.2.2006 promosso dall'Unione delle Camere Civili, svoltosi sul tema nella città di Parma TITOLO III FORMAZIONE E ACCESSO ALLA PROFESSIONE CAPO I RAPPORTI CON L'UNIVERSITÀ Articolo 24 Corsi di laurea specialistici 1. Le facoltà di giurisprudenza delle Università pubbliche e private assicurano il carattere professionalizzante degli insegnamenti propri del quadriennio del corso di laurea magistrale in giurisprudenza. 2. Ferma restando l'autonomia didattica degli atenei e la libertà di insegnamento dei docenti, le facoltà di giurisprudenza promuovono altresì l'orientamento pratico e casistico dei metodi didattici utilizzati nelle facoltà. Articolo 25 Integrazione dei Consigli di facoltà di giurisprudenza 1. Ai fini di cui all'articolo precedente, il Consiglio di facoltà di giurisprudenza è integrato dal Presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati nel cui territorio ha sede l'Università, o da Avvocato da questi delegato, che partecipa alle sedute. 2. Previo parere positivo del Consiglio nazionale forense e della Conferenza dei Presidi della facoltà di giurisprudenza, i Presidenti dei Consigli dell'ordine degli avvocati nel cui territorio non esistono facoltà di giurisprudenza possono partecipare alle sedute del Consiglio di facoltà di giurisprudenza delle Università viciniori. Articolo 26 Accordi tra Università e ordini forensi 1. Le Università e i Consigli dell'ordine degli avvocati possono stipulare convenzioni-quadro per la disciplina dei rapporti reciproci, anche di carattere finanziario. 2. Il Consiglio nazionale forense e la Conferenza dei Presidi delle facoltà di giurisprudenza promuovono, anche mediante la stipula di apposita convenzione e l'istituzione di un osservatorio permanente congiunto, la piena collaborazione tra le facoltà di giurisprudenza e gli ordini forensi, per il perseguimento dei fini di cui al presente capo ed a quello seguente. CAPO II CORSI DI FORMAZIONE PER L'ACCESSO ALLA PROFESSIONE FORENSE Articolo 27 Abilitazione alla professione 1.L'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato si consegue superando l'esame di Stato, al termine di un periodo di formazione costituito dallo svolgimento del tirocinio e dalla contemporanea frequenza di un corso di formazione biennale presso le scuole forensi. 2.Il primo anno di frequenza puo' essere svolto anche presso le scuole di specializzazione per le professioni legali istituite presso le facolta' di giurisprudenza ai sensi dell'art. 17, commi 113 e 114, della legge 15 maggio 1997, n. 127, ove queste ultime siano strutturate su percorsi omogenei per contenuti e scelte didattiche. In ogni caso il secondo anno del biennio deve essere svolto presso le scuole forensi. Articolo 28 Norme comuni alle Scuole di specializzazione per le professioni legali e alle Scuole forensi 1.Le scuole forensi istituite presso i consigli dell'ordine degli avvocati e le scuole di specializzazione per le professioni legali presso le facoltà di giurisprudenza istituite ai sensi dell'articolo 17, commi 113 e 114, della legge 15 maggio 1997, n. 127, ai sensi e per gli effetti della presente legge tengono i corsi di formazione per l'accesso alla professione di avvocato, nei termini di cui al precedente articolo 27. 2. Quanto al primo anno, le scuole forensi e le scuole di specializzazione per le professioni legali di cui al precedente comma, debitamente accreditate presso il Ministero dell'Istruzione,Università e Ricerca, predispongono corsi di formazione aventi programmi e carico didattico equivalente, di 250 ore annue, in modo da consentire al praticante il contemporaneo svolgimento del tirocinio pratico. I diplomi rilasciati a seguito della proficua frequenza dei detti corsi hanno il medesimo valore legale ai fini del punteggio utile per l'esame di abilitazione. 3. Sempre con riferimento al primo anno di corso per il conseguimento del diploma, il consiglio nazionale forense, di concerto con il ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e con l'organismo di rappresentanza politica dell'avvocatura, stabilisce gli indirizzi didattici e i programmi delle scuole, indicando i principi generali e gli standard qualitativi minimi che ne legittimino l'accreditamento. Tali indirizzi vengono trasmessi al ministro di giustizia, che, d'intesa con il ministro dell'istruzione, provvede con decreto. 4. Il decreto che dispone l'accreditamento di cui al comma precedente deve prevedere a metodologie didattiche specificamente finalizzate alla formazione dell'avvocato, che valorizzino lo studio del dato casistico, l'affinamento delle tecniche di redazione degli atti e di svolgimento delle attività qualificanti l'esercizio della professione forense, con particolare riferimento alla argomentazione giuridica e alle tecniche di comunicazione e di persuasione b l'affidamento delle docenze a professori universitari di materie giuridiche, avvocati, notai, magistrati, ed esperti di riconosciuta competenza c l'accesso alla scuola forense o di specializzazione sulla base di una graduatoria formata all'esito di prova preselettiva come disposto dal successivo articolo 30 d verifiche periodiche delle capacità a metà del primo anno di corso, sia nelle scuole forensi che nelle scuole di specializzazione per le professioni legali, e a metà del secondo anno nelle scuole Forensi il superamento di esse consente di passare al semestre successivo e un esame al termine del primo anno, per il conseguimento del diploma, identico a livello nazionale, da svolgersi presso la sede della Scuola frequentata, e consistente in una prova scritta avente ad oggetto, a scelta del candidato, la redazione di atti giudiziari o la stesura di pareri concernenti il diritto civile e commerciale e la procedura civile, il diritto e la procedura penale, il diritto e la giustizia amministrativa in caso di mancato superamento, l'esame finale può essere ripetuto una sola volta in caso di ulteriore mancato superamento, il candidato è tenuto a frequentare nuovamente il primo anno di corso di formazione ai fini della valutazione per il conseguimento del diploma, dovrà altresì tenersi conto del superamento con esito positivo nel corso di studi per la laurea magistrale, di esami relativi agli aspetti istituzionali ed organizzativi degli ordinamenti giudiziari, alla deontologia professionale, alla logica ed argomentazione giuridica e forense, alla sociologia, dell'informatica giuridica, nonché al linguaggio giuridico di almeno una lingua straniera f previsione di una Commissione esaminatrice nominata, per le Scuole forensi, dagli organi direttivi della Scuola e composta di tre membri un avvocato, che la presiede, un magistrato e un professore universitario g previsione di idonei sostegni economici a beneficio dei laureati privi di mezzi e meritevoli sotto il profilo del curriculum di studi h agevolazioni fiscali per incentivare l'erogazione di provvidenze e liberalità in favore delle scuole, da parte di privati e di enti pubblici. Articolo 29 Le Scuole forensi 1. I Corsi di formazione per l'accesso all'esame di avvocato sono tenuti dalle Scuole forensi istituite presso i Consigli degli ordini circondariali o distrettuali degli avvocati. 2. Le Scuole forensi sono organizzate e gestite dai Consigli dell'ordine, distrettuali o circondariali, che ne sostengono l'onere, con facoltà di istituire una tassa di iscrizione e di frequenza, e di accedere ai fondi pubblici stanziati a tale effetto nonché a finanziamenti privati. 3. I Consigli dell'ordine degli avvocati limitrofi possono istituire Scuole forensi comuni. 4. I Consigli degli ordini possono stabilire convenzioni con enti pubblici e privati per l'organizzazione e la gestione dei corsi, o affidarne la gestione ad apposita fondazione di diritto privato, fatti salvi in ogni caso i poteri di controllo e vigilanza sugli obiettivi formativi, sulle metodologie e i contenuti dei corsi stessi. 5. I corsi hanno durata biennale. Il primo anno di scuola forense può essere sostituito da un anno di frequenza presso le scuole di specializzazione per le professioni legali istituite presso le facoltà di giurisprudenza, come previsto all'art. 27, comma 2 il secondo anno di corso è organizzato liberamente dalle scuole forensi sulla base delle linee guida generali, degli obiettivi formativi e dei contenuti minimi qualificanti, generali e specifici dei corsi stessi, definiti dal Consiglio Nazionale Forense, con regolamento emanato ai sensi dell'art. 1,comma 2, recepiti con decreto del Ministro della giustizia di concerto con il Ministro dell'istruzione, università e ricerca scientifica. Articolo 30 Accesso alle Scuole forensi 1. L'ammissione al corso di formazione presso una Scuola forense, così come, per il primo anno, presso una scuola di specializzazione per le professioni legali ai sensi dell'art.___________ disciplina correlativa da emanarsi , è subordinata all'iscrizione nel registro della pratica tenuto dal Consiglio dell'ordine degli avvocati ed al superamento di una preselezione di accesso sulle seguenti materie diritto e procedura civile, diritto e procedura penale, diritto e giustizia amministrativa. 2. Alla preselezione sono ammessi i laureati in giurisprudenza che abbiano conseguito il diploma di laurea magistrale. 3. L'esito positivo della preselezione consente l'ammissione ai corsi di formazione limitatamente al triennio successivo. 4. La commissione per la valutazione è composta da due avvocati, uno dei quali la presiede, designati dai presidenti dei Consigli dell'Ordine tra gli iscritti all'albo da almeno quindici anni e da un magistrato dello stesso distretto con qualifica non inferiore a magistrato di corte di appello, designato dal presidente della corte di appello. 5. Le prove preselettive si possono svolgere presso la sede del Consiglio dell'ordine nel cui territorio risiede il candidato, e sono predisposte e valutate con criteri uniformi a livello nazionale. Articolo 31 Organizzazione dei corsi 1. Il Consiglio nazionale forense sostiene l'organizzazione dei corsi di formazione delle Scuole forensi da parte dei Consigli dell'ordine predisponendo linee operative e sviluppando servizi e forme di assistenza, con particolare riguardo a alla predisposizione di statuti e di modelli organizzativi per la gestione delle Scuole forensi b alla adozione di protocolli didattici omogenei, quanto alle materie insegnate e alle tecniche di insegnamento c alla formazione di un corpo qualificato di avvocati-docenti da impiegare nelle Scuole forensi. 2. Il Consiglio nazionale forense vigila sul corretto percorso formativo delle Scuole forensi, può richiedere informazioni ai Consigli dell'ordine, effettuare ispezioni e richiedere misure integrative e correttive. 3. Nei casi più gravi di cattivo funzionamento della Scuola, il Consiglio nazionale forense può proporre al Ministro la revoca dell'accreditamento di cui al precedente articolo 28. 4. Per il compimento delle attività di cui al presente articolo, il Consiglio nazionale forense si avvale dei propri organi ed uffici, e può operare anche in collaborazione con gli organismi istituzionali e politici dell'avvocatura e le associazioni forensi. 5. Il Consiglio nazionale forense può affidare la gestione operativa totale o parziale delle attività di cui al comma 1 del presente articolo alla Fondazione dell'Avvocatura italiana, ovvero ad altro organismo, fermo restando l'obbligo di controllo e vigilanza sull'operato di quest'ultimo CAPO III IL TIROCINIO PRATICO Articolo 32 Il tirocinio 1. Il tirocinio è svolto in forma continuativa per ventiquattro mesi. 2. Il tirocinio si svolge secondo le modalità prescritte da appositi regolamenti adottati dal Consiglio nazionale forense, ai sensi dell'art. 1,comma 2, e dai Consigli dell'Ordine territoriale, ed è comunque incompatibile con il rapporto di impiego, pubblico o privato, con lo svolgimento di altri tirocini e con l'esercizio di attività di impresa. 3. Con i medesimi regolamenti, di cui al precedente comma 2, sono prescritte peculiari modalità di svolgimento della pratica per i praticanti iscritti ai corsi di formazione di cui al capo precedente, garantendo a questi ultimi la possibilità di frequentare i corsi contemporaneamente allo svolgimento del tirocinio pratico. 4. Il praticante, limitatamente a un semestre, può svolgere il tirocinio anche in altro paese dell'Unione europea presso professionisti legali, con titolo equivalente, abilitati all'esercizio della professione forense. 5. Il tirocinio può essere svolto anche presso l'Avvocatura dello Stato e presso gli uffici legali degli enti pubblici. 6. Al tirocinante deve essere riconosciuto un equo compenso, di natura indennitaria, determinato sulla base della qualità e della quantità dell'attività effettivamente svolta . Articolo 33 Abilitazione al patrocinio 1. Trascorso il primo anno di tirocinio e conseguito il diploma, previo impegno solenne di osservare i doveri professionali assunto davanti al Presidente del Consiglio dell'ordine a o un Consigliere delegato, il praticante avvocato, per un periodo non superiore a quattro anni può compiere atti di patrocinio o comunque inerenti la professione, soltanto su delega, controllo e responsabilità dell'avvocato presso il quale svolge il tirocinio. Articolo 34 Doveri dell'avvocato 1. Gli avvocati sono tenuti ad assicurare che la pratica si svolga in modo proficuo e dignitoso, ad istruire i praticanti, a dar loro la consapevolezza del ruolo del difensore nel processo e nella società debbono rilasciare al termine del periodo l'attestazione del compiuto tirocinio. 2. É possibile svolgere la pratica forense esclusivamente sotto la vigilanza di un avvocato esercente la professione da almeno sei anni. 3. Ciascun avvocato può assumere sotto la propria vigilanza un numero di praticanti non superiore a due. 4. Dietro specifica e motivata richiesta dell'avvocato, il Consiglio dell'ordine degli avvocati può deliberare di concedere una deroga al disposto di cui al comma precedente, tenuto conto delle modalità di svolgimento dell'attività professionale, dell'organizzazione dello studio legale, della quantità e qualità delle questioni trattate, e comunque nel pieno rispetto dei doveri di cui al precedente comma 1. 5. La violazione da parte dell'avvocato delle norme di cui al presente articolo costituisce illecito disciplinare CAPO IV L'ESAME DI ABILITAZIONE Articolo 35 Esame di abilitazione 1.L'esame può essere sostenuto soltanto da coloro che hanno effettuato il tirocinio pratico e conseguito il diploma rilasciato dalle scuole al termine del primo anno di corso. 2. L'esame consiste nella risoluzione di due casi giuridici pratici, in materia civile e/o commerciale, comunitaria e/o internazionale, penale, ovvero amministrativa, con la redazione degli atti ritenuti dal candidato necessari e conseguenti ed utilizzando gli usuali strumenti di documentazione giuridica. 3. I risultati verranno poi discussi con la commissione esaminatrice, che valuterà l'idoneità del candidato, al quale è richiesto di illustrare e motivare le proprie scelte difensive. 4. le prove di esame sono valutate tenendo conto dei seguenti criteri a chiarezza, logicità e rigore metodologico dell'esposizione b dimostrazione della concreta capacità di soluzione di specifici problemi giuridici c dimostrazione della conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti giuridici trattati d dimostrazione della capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarietà e dimostrazione della conoscenza delle tecniche di persuasione e argomentazione. Articolo 36 Sede di esame 1.L'esame di abilitazione all'esercizio della professione di avvocato è indetto presso le scuole forensi con decreto del Ministro della giustizia entro il mese di ottobre di ogni anno. 2. Nel decreto è stabilito il termine per la presentazione delle domande di ammissione all'esame. 3. Il certificato di compiuta pratica viene rilasciato dal Consiglio dell'ordine che ha vigilato sul corretto esercizio del tirocinio ed ha validità temporale limitata a quattro anni dalla data di rilascio. Deve contenere le attestazioni relative al superamento della prova preselettiva di cui al precedente art. 30, nonchè al conseguimento del diploma al termine del primo anno e del superamento della verifica semestrale successiva, di cui al precedente art. 28. 4.Il Consiglio dell'ordine può consentire al praticante di trasferire la propria iscrizione presso l'apposito registro tenuto da altro Consiglio dell'ordine, per documentate ragioni. Il Consiglio dell'ordine delibera sulla richiesta. Contro il rigetto della istanza di trasferimento è ammesso ricorso al Consiglio nazionale forense. 5. In caso di trasferimento del praticante il Consiglio dell'ordine di provenienza certifica l'avvenuto accertamento sui precedenti semestri e, ove il prescritto periodo di pratica risulti completato, rilascia il certificato di compiuta pratica. 6. In caso di trasferimento la sede di esame è determinata in base al luogo ove il praticante ha svolto il maggior numero di semestri di pratica. 7. Allorquando il tirocinio sia stato svolto per uguali periodi sotto la vigilanza di più Consigli dell'ordine, l'indicazione di cui al comma precedente è determinata in base al luogo di svolgimento del primo semestre di pratica Articolo 37 La,commissione esaminatrice 1. La commissione esaminatrice nominata dal Ministro della giustizia su proposta del Consiglio nazionale forense, è composta da cinque membri effettivi e cinque supplenti, dei quali tre effettivi e tre supplenti sono avvocati designati dal Consiglio Nazionale forense tra gli iscritti all'albo speciale per il patrocinio avanti alle giurisdizioni superiori, uno dei quali la presiede un effettivo e un supplente è magistrato con qualifica non inferiore a quella di magistrato di corte d'appello, un effettivo e un supplente è indicato tra i docenti della scuola forense presso cui si tiene l'esame. 2. Con il medesimo decreto, presso ogni sede di scuola forense, è nominata una sottocommissione avente composizione identica alla commissione di cui al comma che precede. 3. Non possono essere designati avvocati che siano membri dei Consigli dell'ordine o rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense e del Consiglio nazionale forense, o delegati all'organismo di rappresentanza politica. 4. Gli avvocati componenti della Commissione non possono candidarsi ai rispettivi consigli dell'ordine , alla carica di rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense e del Consiglio nazionale forense , nonché a delegati dell'organismo di rappresentanza politica, alle elezioni immediatamente successive all'incarico ricoperto. 5. Presso ogni scuola forense, ove il numero dei candidati lo richieda, possono essere formate con lo stesso criterio ulteriori sottocommissioni per gruppi sino a trecento candidati. 6. Esercitano le funzioni di segretario alle dirette dipendenze del Presidente, uno o più funzionari distaccati dal Ministero della giustizia. CAPO V DISPOSIZIONI TRANSITORIE Articolo 38 Periodo transitorio 1.Fino al quinto anno successivo all'entrata in vigore della presente legge, l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato può essere conseguita anche superando l'esame di cui al successivo articolo, al termine di un periodo di tirocinio pratico di due anni, condotto secondo le modalità sopraindicate, senza avere frequentato un corso di formazione presso le scuole forensi o di specializzazione istituite ai sensi della legge 15 maggio 1997 n. 127. Il termine di cui al comma precedente può essere prorogato una volta sola, per altri due anni. 2.Alla proroga si provvede con decreto del Ministro della giustizia, previo parere del Consiglio nazionale forense. Articolo 39 Esame per i praticanti non diplomati presso le Scuole 1. L'esame di abilitazione all'esercizio della professione di avvocato è indetto nelle sedi di Corte d'appello con il medesimo decreto. 2. Nel decreto sono stabiliti i giorni nei quali hanno luogo le prove scritte. 3. La sede di esame si individua ai sensi e per gli effetti delle disposizioni precedenti. 4. L'esame ha luogo contemporaneamente in tutte le sedi, e consiste a in tre prove scritte su temi aventi ad oggetto la redazione di atti giudiziari o pareri concernenti il diritto e la procedura civile, il diritto e la procedura penale, il diritto e la giustizia amministrativa b in una prova orale consistente nella illustrazione delle prove scritte e in una breve discussione sulla conoscenza dell'ordinamento e della deontologia forense, e su questioni pratiche relative ad almeno cinque delle seguenti materie, a scelta del candidato diritto civile, procedura civile, diritto penale, procedura penale, diritto amministrativo, diritto processuale amministrativo, diritto costituzionale, diritto tributario, diritto internazionale e diritto comunitario. 5. I temi sono sorteggiati in una rosa formulata dal Ministro della giustizia. 6. I temi sono formulati in modo che il candidato possa dimostrare, oltre alla conoscenza dei principi, anche la sua attitudine alla trattazione di questioni attinenti a fattispecie concrete, e sono valutati dalla Commissione e dalle sottocommissioni secondo i criteri indicati. 7. Il superamento delle prove scritte costituisce titolo per l'ammissione alle prove orali. O.U.A. Proposta di riforma dell'ordinamento della professione di avvocato Sommario TITOLO I - DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 - Disciplina dell'ordinamento della professione di avvocato Articolo 2 - Finalità dell'ordinamento Articolo 3 - Nozione e funzioni dell'avvocato Articolo 4 - Doveri e deontologia Articolo 5 - Esercizio della professione Articolo 6 - Il Giuramento Articolo 7 - Titolo di avvocato e settori specialistici Articolo 8 - Informazioni sull'esercizio della professione Articolo 8 - Formazione permanente Articolo 10 - Assicurazione per la responsabilità civile Articolo 11 - Tariffe professionali TITOLO II - ALBI, ELENCHI E REGISTRI Articolo 12 - Albi, elenchi e registri Articolo 13 - Iscrizione Articolo 14 - Incompatibilità Articolo 15 - Permanenza dell'iscrizione all'albo Articolo 16 - Albo speciale per il patrocinio avanti alle giurisdizioni superiori Articolo 17 - Iscrizioni speciali Articolo 18 - Avvocati degli enti pubblici TITOLO III -FORMAZIONE E ACCESSO ALLA PROFESSIONE CAPO I - RAPPORTI TRA UNIVERSITÀ E ORDINI FORENSI Articolo 19 - Corsi di laurea specialistici Articolo 20 - Integrazione dei Consigli di facoltà di giurisprudenza Articolo 21 - Accordi tra Università e ordini forensi CAPO II - CORSI DI FORMAZIONE PER L'ACCESSO ALLA PROFESSIONE FORENSE Articolo 22 - Abilitazione alla professione Articolo 23 - Norme comuni alle Scuole di spec. per le professioni legali e alle Scuole forensi Articolo 24 - Le Scuole forensi Articolo 25 - Accesso alle Scuole forensi Articolo 26 - Organizzazione dei corsi CAPO III - IL TIROCINIO PRATICO Articolo 27 - Il tirocinio Articolo 28 - Abilitazione al patrocinio Articolo 29 - Doveri dell'avvocato CAPO IV - ESAME DI ABILITAZIONE Articolo 30 - Esame di abilitazione Articolo 31 - Sede di esame Articolo 32 - La commissione esaminatrice CAPO V - DISPOSIZIONI TRANSITORIE Articolo 33 - Periodo transitorio Articolo 34 - Esame per i praticanti non diplomati presso le Scuole TITOLO IV - ORGANI E FUNZIONI DEGLI ORDINI FORENSI CAPO I - ORDINI CIRCONDARIALI Articolo 35 - Gli Ordini forensi Articolo 36 - L'Ordine circondariale forense Articolo 37 - Organi dell'Ordine circondariale Articolo 38 - Le Assemblee Articolo 39 - Il Consiglio dell'ordine Articolo 40 - Compiti e prerogative del Consiglio Articolo 41 - Il Collegio dei revisori Articolo 42 - Scioglimento del Consiglio CAPO II - IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE Articolo 43 - Durata e composizione Articolo 44 - Funzioni Articolo 45 - Competenza giurisdizionale Articolo 46 - Funzionamento Articolo 47 - Eleggibilità e incompatibilità CAPO III - ASSEMBLEE Articolo 48 - Assemblea generale Articolo 49 - Le Assemblee circondariali e distrettuali TITOLO V - PROCEDIMENTO DISCIPLINARE Articolo 50 - Esercizio dell'azione disciplinare Articolo 51 - Consiglio distrettuale di disciplina Articolo 52 - Procedimento disciplinare Articolo 53 - Prescrizione dell'azione disciplinare Articolo 534- Sospensione cautelare Articolo 55 - Sanzioni Articolo 56 - Impugnazioni TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 Disciplina dell'ordinamento della professione di avvocato l. La professione di avvocato è disciplinata dalla presente legge nel rispetto dei principi costituzionali e della normativa comunitaria. 2. All'attuazione della presente legge si provvede mediante regolamenti, da emanarsi dal Consiglio nazionale forense. Articolo 2 Finalità dell'ordinamento 1. L'avvocato, quale soggetto necessario e insostituibile per l'attuazione concreta della giustizia nella società e nell'esercizio della giurisdizione, ha la funzione indispensabile di garantire al cittadino l'effettività della tutela dei diritti in ogni sede. 2. In considerazione della specificità e rilevanza della funzione difensiva, l'ordinamento forense deve a regolamentare l'esercizio della professione di avvocato onde garantire la tutela degli interessi generali sui quali incide b valorizzare la rilevanza sociale ed economica della professione legale, favorendo la partecipazione dell'avvocatura all'organizzazione politica, sociale ed economica del paese, onde garantire in ogni sede la massima tutela dei diritti, delle libertà e della dignità della persona c garantire l'indipendenza e l'autonomia degli avvocati, indispensabili garanzie dell'effettività della difesa e della tutela dei diritti d tutelare l'affidamento della collettività e dalla clientela, assicurando correttezza nei comportamenti e qualità della prestazione professionale. Articolo 3 Nozione e funzioni dell'avvocato 1. L'avvocato è un libero professionista, che opera in piena libertà, autonomia e indipendenza, per la tutela dei diritti e degli interessi della persona, assicurando l'attuazione dell'ordinamento. 2. Nell'esercizio delle sue funzioni l'avvocato è soggetto soltanto alla legge. In strutture legali complesse o collettive l'avvocato può essere soggetto a coordinamento o direzione nell'esercizio di atti della professione, ma solo se le funzioni di coordinamento e direzione sono svolte da un altro avvocato. 3. Sono funzioni esclusive dell'avvocato la consulenza legale professionale, L'assistenza stragiudiziale, la rappresentanza e l'assistenza nei procedimenti sia giurisdizionali che arbitrali che conciliativi che di mediazione. 4. La professione forense può essere esercitata in forma individuale, associata, o societaria utilizzando tutti i modelli previsti dalla legge. Alle società professionali non possono partecipare soci non iscritti in albi professionali. In caso di società di capitali le relative partecipazioni possono circolare solo tra professionisti iscritti in albi. L'esercizio della professione, in qualunque forma esercitato, è soggetto al controllo deontologico e disciplinare degli ordini professionali. in caso di società multidisciplinare, essa può contemplare nel suo oggetto l'esercizio di attività proprie della professione di avvocato solo se, e fin quando, vi è tra i suoi soci almeno un avvocato iscritto presso un ordine forense. Articolo 4 Doveri e deontologia 1. L'esercizio della professione forense, sia in forma individuale che collettiva, deve conformarsi alle leggi ed alle norme deontologiche. 2. Costituiscono doveri dell'avvocato, in particolare, nell'esercizio dell'attività professionale, l'indipendenza, la fedeltà, la competenza, la lealtà, la correttezza, e il rispetto del segreto. 3. La violazione dei doveri professionali costituisce illecito disciplinare. Articolo 5 Esercizio della professione 1. L'avvocato deve essere iscritto nell'albo del circondario del tribunale nel cui territorio ha il proprio domicilio professionale, ovvero la sede legale in caso di società o studio associato. 2. Il domicilio professionale è il luogo dove l'avvocato esercita prevalentemente la professione. 3. Ogni variazione, così come l'apertura di uno o più studi professionali in luoghi diversi da quello dichiarato, deve essere immediatamente comunicata al Consiglio dell'Ordine di appartenenza, e a quello del luogo di trasferimento o di nuova sede dello studio. 4. Gli avvocati esercitano l'attività di consulenza e di rappresentanza e difesa processuale senza limitazioni territoriali. 5. Il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori è riservato agli iscritti nel relativo albo speciale. Articolo 6 Il giuramento 1. Per potere esercitare la professione l'avvocato deve assumere dinanzi al Consiglio dell'Ordine in pubblica seduta l'impegno di osservare i relativi doveri, secondo la formula Consapevole della essenzialità del ruolo nella difesa dei diritti e dell'alta dignità della professione forense mi impegno solennemente ad osservare con indipendenza e lealtà i doveri ad essa inerenti e i compiti che la legge mi affida Articolo 7 Titolo di avvocato e specializzazioni l. L'uso del titolo di avvocato spetta esclusivamente a coloro che siano o siano stati iscritti ad un albo circondariale. 2. É vietato l'uso del titolo a chi sia stato radiato o cancellato disciplinarmente. 3. L'avvocato può indicare soltanto il titolo e l'eventuale abilitazione all'esercizio dinanzi alle giurisdizioni superiori o ai tribunali ecclesiastici è peraltro consentita la indicazione dei settori dell'attività effettivamente svolta, nei limiti indicati dal codice deontologico. 4. È riconosciuta la possibilità per gli avvocati di ottenere il titolo di specialista, secondo modalità che verranno stabilite da apposito regolamento adottato dal Consiglio nazionale forense, previa consultazione con gli ordini circondariali, l'Organismo di rappresentanza politica di cui al successivo art. 48, e le rappresentanze associative dell'avvocatura. 5. Il regolamento contiene a l'elenco delle specializzazioni riconosciute, da aggiornarsi almeno ogni tre anni b i percorsi formativi e professionali, di durata almeno biennale, necessari per il conseguimento dei titoli di specializzazione, e le condizioni per l'utilizzazione di questi ultimi c le prescrizioni organizzative destinate agli Ordini territoriali per l'organizzazione, anche unitamente ad altre istituzioni o associazioni forensi, enti pubblici, istituti di formazione o università, di scuole e corsi di specializzazione d le sanzioni per l'uso indebito dei titoli di specializzazione e determina, in via transitoria, le condizioni per l'acquisto del titolo di specialista da parte degli iscritti alla data di entrata in vigore della legge, indicando il numero minimo di giudizi patrocinati o le altre esperienze professionali, anche stragiudiziali, necessarie al tal fine. 6. Il conseguimento del titolo di specialista non comporta riserva di attività professionale. 7. Gli avvocati docenti universitari in materie giuridiche e chi abbia conseguito titoli specialistici universitari possono indicare il relativo titolo accademico con le opportune specificazioni. Articolo 8 Informazioni sull'esercizio della professione e certificazione di qualità 1. É consentito all'avvocato, nel rispetto del codice deontologico forense, fornire informazioni sulla propria attività professionale, sulle specializzazioni conseguite, sull'eventuale possesso di certificazione di qualità. 2. Gli studi legali, comunque organizzati, possono ottenere certificazioni di qualità da parte di società ed organismi certificatori riconosciuti in un apposito elenco tenuto presso il Consiglio nazionale forense. 3. E' fatto divieto di pubblicizzare certificazioni di qualità rilasciate da società od organismi non comprese nell'elenco di cui al precedente comma. 4. La certificazione di qualità attesta il possesso, da parte dello studio legale, di determinati requisiti di organizzazione del lavoro, e non sostituisce in alcun modo le specializzazioni di cui al precedente art. 7 . 5. Il Consiglio nazionale forense, sentiti gli Ordini territoriali, l'Organismo di rappresentanza politica di cui al successivo art. 48, e consultate le rappresentanze associative dell'avvocatura, emana un regolamento contenente i criteri organizzativi cui attenersi ai fini della certificazione di qualità. 6. Il possesso della certificazione, prima del suo uso pubblico, deve essere comunicato all'Ordine di appartenenza, che verifica e controlla la sussistenza effettiva di tali requisiti. Articolo 9 Formazione permanente 1. L'avvocato ha l'obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria formazione professionale. 2. La violazione dell'obbligo di aggiornamento costituisce illecito disciplinare, sanzionabile, nei casi più gravi, con la sospensione dall'attività professionale. 3. L'aggiornamento professionale si attua mediante la partecipazione a convegni, seminari ed altri eventi formativi, secondo specifici percorsi disciplinati, sentiti gli Ordini territoriali l'Organismo di rappresentanza politica di cui al successivo art. 48, e consultate le rappresentanze associative dell'avvocatura, con regolamento emanato dal Consiglio nazionale forense contenente le procedure, le modalità e i requisiti minimi per l'accreditamento dei soggetti che organizzano la formazione e degli eventi formativi, nonché le modalità di verifica periodica dell'assolvimento dell'obbligo di formazione, da svolgersi con cadenza triennale. 4. L'organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale compete ai Consigli degli Ordini territoriali, alle associazioni forensi, alla Cassa di Previdenza Forense, anche con la partecipazione o mediante convenzioni con enti pubblici, università e privati. 5. L'attività di formazione svolta dagli Ordini territoriali, anche in cooperazione o convenzione con altri soggetti, non costituisce attività commerciale e non può avere fini di lucro. 6. Le Regioni, nell'ambito delle potestà ad esse attribuite dall'art. 117 della Costituzione, disciplinano l'attribuzione di fondi per l'organizzazione di scuole, corsi ed eventi di formazione professionale per avvocati. Articolo 10 Assicurazione per la responsabilità civile 1. L'avvocato o l'ente collettivo professionale deve assicurarsi per la responsabilità civile derivante dall'esercizio della professione, compresa quella per la custodia di documenti, somme di denaro, titoli e valori, di volta in volta ricevuti in deposito dai clienti. 2. I massimali dovranno essere adeguati alla natura degli incarichi e delle conseguenti possibili responsabilità, secondo i criteri indicati nel regolamento. 3. Della stipulazione della garanzia assicurativa e di ogni successiva variazione deve essere data comunicazione al Consiglio dell'Ordine. 4. Al momento dell'assunzione dell'incarico il l'avvocato deve rendere noti al cliente la compagnia assicuratrice e gli estremi della propria polizza contro la responsabilità professionale. 5.La mancata osservanza di quanto previsto ai commi precedenti costituisce illecito disciplinare. 6. Le condizioni generali delle polizze possono essere negoziate, per i propri iscritti, da Ordini territoriali, associazioni ed enti previdenziali forensi. Articolo 11 Tariffe professionali 1. Le tariffe professionali sono approvate almeno ogni quattro anni con decreto del Ministro della giustizia. La proposta è formulata dal Consiglio Nazionale Forense. 2. Le tariffe minime sono inderogabili. TITOLO II ALBI, ELENCHI E REGISTRI Articolo 12 Albi, elenchi e registri l. Presso ciascun Consiglio dell'Ordine sono istituiti a l'albo ordinario degli esercenti la libera professione b gli elenchi speciali degli avvocati dipendenti da enti pubblici e dei professori universitari a tempo pieno c il registro dei praticanti d il registro degli avvocati stabiliti, che abbiano il domicilio professionale nel circondario e L'albo degli esercenti l'avvocatura in forma collettiva f ogni altro albo o registro previsto dalla legge. 2. La tenuta e l'aggiornamento dell'albo, degli elenchi e dei registri, le modalità di iscrizione e di trasferimento, i casi di cancellazione e le relative impugnazioni dei provvedimenti in materia dei Consigli dell'ordine, sono disciplinati dai regolamenti di cui all'articolo 1, comma 2. Articolo 13 Iscrizione l. Costituiscono requisiti per l'iscrizione all'albo, agli elenchi speciali e al registro dei praticanti a avere superato l'esame di abilitazione b avere il domicilio professionale nel circondario del tribunale ove ha sede il Consiglio dell'Ordine c godere del pieno esercizio dei diritti civili, e non essere stato dichiarato fallito, salvo che sia intervenuta la riabilitazione civile d non trovarsi in una delle condizioni di incompatibilità di cui all'articolo 14 e non essere sottoposto ad esecuzione di pene detentive, di misure cautelari o interdittive f non avere riportato condanna, anche non definitiva, per taluno dei delitti non colposi fra quelli indicati dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale e dagli articoli 368, 371, 372, 372bis, 374, 364bis, 377, 380 e 381 del codice penale, per delitti di falso o altro grave delitto g non avere superato il 45 anno di età, salvo il caso di reiscrizione. 2. É consentita l'iscrizione ad un solo albo circondariale. 3. L'avvocato che abbia superato l'esame di abilitazione e non si sia iscritto all'albo nei cinque anni successivi, o sia rimasto cancellato per qualsiasi motivo per più di cinque anni può essere iscritto, o reiscritto, subordinatamente alla verifica della idoneità professionale nelle forme da stabilirsi con il regolamento di cui all'articolo 1, comma 2. Articolo 14 Incompatibilità 1. La professione di avvocato è incompatibile a con qualsiasi lavoro autonomo svolto professionalmente, esclusi quelli di carattere scientifico, letterario e artistico - culturale è consentita l'iscrizione nell'elenco dei pubblicisti e nel registro dei revisori contabili b con l'esercizio di qualsiasi attività di impresa, svolta in nome proprio od altrui, compresi gli appalti di pubblici servizi, salvo nello svolgimento delle funzioni di gestione e vigilanza nelle procedure concorsuali o relative a crisi d'impresa comunque denominate c con la qualità di socio illimitatamente responsabile di società di persone esercenti attività di impresa, in qualunque forma costituite, e di presidente con poteri di gestione, amministratore unico o delegato di società di capitali, ad eccezione delle società professionali d con qualsiasi lavoro subordinato pubblico o privato, e con qualunque impiego o ufficio pubblico con stipendio sul bilancio dello Stato e degli organi costituzionali, delle Regioni, delle Province e dei Comuni e in generale di qualsiasi amministrazione o istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni, fatta eccezione per i professori di università e di altri istituti secondari della Repubblica. 2. L'esercizio della professione è infine incompatibile con l'assunzione delle cariche di Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro, Vice-ministro, Sottosegretario di Stato e Commissario Straordinario governativo, nonché con l'assunzione dell'incarico di componente le Autorità di garanzia, Presidente o assessore regionale, Presidente di provincia o assessore provinciale, Sindaco o assessore di comuni con popolazione residente non inferiore a trecentomila unità. In tali casi l'iscrizione all'albo e alla cassa di Previdenza è temporaneamente sospesa per tutta la durata dell'incarico. Articolo 15 Permanenza dell'iscrizione all'albo 1. La permanenza dell'iscrizione all'albo è subordinata all'esercizio della professione in modo effettivo e continuativo. 2. La prova dell'esercizio effettivo e continuativo della professione è data dalla dichiarazione, ai fini delle imposte dirette, di un reddito professionale pari a quello richiesto per la iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza forense, prendendosi in considerazione la media dei redditi dichiarati nell'ultimo triennio. 3. Nel regolamento di cui all'articolo 1 comma 2, potranno essere previste forme alternative di prova dell'esercizio effettivo e continuativo della professione, o cause giustificative del mancato esercizio effettivo e continuativo della professione 4. Il parametro di cui al comma 2 non è richiesto a per i primi cinque anni dalla prima iscrizione all'albo b dopo il settantesimo anno di età c per la donna, nei sei mesi anteriori al parto e per i genitori nei due anni successivi d in caso di malattia invalidante protrattasi per un periodo superiore a sei mesi. 5. Per consentire la verifica dell'effettività e continuità dell'esercizio professionale, la Cassa Nazionale di Previdenza Forense, entro 90 giorni dalla data di scadenza del termine per l'inoltro della comunicazione annuale, invia agli Ordini circondariali, per ciascun iscritto all'Albo, attestazione relativa al raggiungimento del reddito minimo necessario per l'iscrizione alla Cassa. Il Consiglio, nel caso di mancato raggiungimento del reddito minimo, compie le verifiche necessarie mediante richiesta di informazioni all'interessato. 6. Nel caso in cui l'iscritto, nel termine di gg. 30 dalla richiesta, non fornisca i chiarimenti di cui al comma precedente, il Consiglio provvede alla sospensione dall'esercizio della professionale, secondo le modalità proprie del procedimento disciplinare. 7. La mancanza della continuità dell'esercizio professionale comporta la cancellazione dall'albo, previa audizione dell'interessato. 8. In caso di cancellazione, è ammessa la reiscrizione all'albo tuttavia se la domanda è presentata oltre tre anni dalla cancellazione, la reiscrizione è subordinata alla verifica della idoneità professionale nelle forme da stabilirsi mediante il regolamento di cui all'articolo 1, comma 2. Articolo 16 Albo speciale per il patrocinio avanti alle giurisdizioni superiori 1. L'iscrizione nell'albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori può essere richiesta da chi abbia, alternativamente a superato l'esame disciplinato da regolamento adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 2, al quale sono ammessi gli avvocati iscritti all'albo da almeno cinque anni, che dimostrino di avere compiuto durante tale periodo effettiva e proficua pratica relativa a giudizi di Cassazione, frequentando lo studio di un avvocato abilitato al patrocinio avanti la Corte di Cassazione e alle altre magistrature superiori la pratica è attestata dall'avvocato con il visto del competente Consiglio dell'Ordine b esercitato lodevolmente e continuativamente la professione di avvocato per almeno quindici anni. La prova del lodevole e continuativo esercizio della professione verrà verificata dal Consiglio Nazionale Forense secondo le modalità previste dal regolamento di cui all'articolo 1 comma 2. 2. La conservazione della iscrizione nell'albo speciale è condizionata alla permanenza della iscrizione nell'albo circondariale e all'esercizio effettivo del patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, accertato dal Consiglio Nazionale Forense con le modalità determinate nel regolamento di cui all'articolo 1, comma 2. Articolo 17 Iscrizioni speciali 1. Hanno diritto di essere iscritti nell'albo degli avvocati, purché siano in possesso dei requisiti indicati al comma 1 dell'articolo 12 coloro che siano stati avvocati dello Stato. Articolo 18 Avvocati degli enti pubblici 1. Gli avvocati degli uffici legali specificamente istituiti presso gli enti pubblici, con autonomia e indipendenza da ogni altro ufficio, che si occupino esclusivamente della trattazione degli affari dell'ente, sono iscritti in un elenco speciale annesso all'albo. 2. Per l'iscrizione nell'elenco gli interessati devono presentare la deliberazione dell'ente dalla quale risulti la stabile costituzione di un ufficio legale con specifica ed esclusiva attribuzione della trattazione e degli affari dell'ente stesso e l'appartenenza a tale ufficio del professionista incaricato in forma esclusiva di tali funzioni. 3. Gli avvocati iscritti nell'elenco sono sottoposti al potere disciplinare del Consiglio dell'Ordine territoriale del luogo ove svolgono il loro ufficio. TITOLO III FORMAZIONE E ACCESSO ALLA PROFESSIONE CAPO I RAPPORTI CON L'UNIVERSITÀ Articolo 19 Corsi di laurea specialistici 1. Le facoltà di giurisprudenza delle Università pubbliche e private assicurano il carattere professionalizzante degli insegnamenti propri del quadriennio del corso di laurea magistrale in giurisprudenza. 2. Ferma restando l'autonomia didattica degli atenei e la libertà di insegnamento dei docenti, le facoltà di giurisprudenza promuovono altresì l'orientamento pratico e casistico dei metodi didattici utilizzati nelle facoltà. Articolo 20 Integrazione dei Consigli di facoltà di giurisprudenza 1. Ai fini di cui all'articolo precedente, il Consiglio di facoltà di giurisprudenza è integrato dal Presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati nel cui territorio ha sede l'Università, o da Avvocato da questi delegato, che partecipa alle sedute. 2. Previo parere positivo del Consiglio nazionale forense e della Conferenza dei Presidi della facoltà di giurisprudenza, i Presidenti dei Consigli dell'ordine degli avvocati nel cui territorio non esistono facoltà di giurisprudenza possono partecipare alle sedute del Consiglio di facoltà di giurisprudenza delle Università viciniori. Articolo 21 Accordi tra Università e ordini forensi 1. Le Università e i Consigli dell'ordine degli avvocati possono stipulare convenzioni-quadro per la disciplina dei rapporti reciproci, anche di carattere finanziario. 2. Il Consiglio nazionale forense e la Conferenza dei Presidi delle facoltà di giurisprudenza promuovono, anche mediante la stipula di apposita convenzione e l'istituzione di un osservatorio permanente congiunto, la piena collaborazione tra le facoltà di giurisprudenza e gli ordini forensi, per il perseguimento dei fini di cui al presente articolo. CAPO II CORSI DI FORMAZIONE PER L'ACCESSO ALLA PROFESSIONE FORENSE Articolo 22 Abilitazione alla professione 1. L'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato si consegue superando l'esame, al termine di un periodo di formazione costituito dallo svolgimento del tirocinio e dalla contemporanea frequenza di un corso di formazione biennale presso le Scuole forensi. 2. Il primo anno di frequenza può essere svolto anche presso le scuole di specializzazione per le professioni legali istituite presso le facoltà di giurisprudenza ai sensi dell'art. 17, commi 113 e 114, della legge 15 maggio 1997, n. 127, ove queste ultime siano strutturate su percorsi omogenei per contenuti e scelte didattiche. in ogni caso il secondo anno del biennio deve essere svolto presso le scuole forensi. Articolo 23 Norme comuni alle Scuole di specializzazione per le professioni legali e alle Scuole forensi 1. Le scuole forensi istituite presso i consigli dell'ordine degli avvocati e le Scuole di specializzazione per le professioni legali presso le facoltà di giurisprudenza istituite ai sensi dell'articolo 17, commi 113 e 114, della legge 15 maggio 1997, n. 127, ai sensi e per gli effetti della presente legge, tengono i corsi di formazione per l'accesso alla professione di avvocato, con la precisazione di cui al precedente articolo 21. 2. I corsi di formazione di cui al precedente comma devono avere un carico didattico equivalente pari a 250 ore annue, in modo da consentire al praticante il contemporaneo svolgimento del tirocinio pratico. 3. I diplomi rilasciati a seguito della proficua frequenza dei corsi di formazione di cui al comma 1 hanno il medesimo valore legale. 4. Il Consiglio nazionale forense di concerto con il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e l'organismo di rappresentanza politica di cui al successivo art. 48, stabilisce gli indirizzi didattici e i programmi delle scuole, indicando i principi generali e gli standard qualitativi minimi che ne legittimino l'accreditamento. tali indirizzi vengono trasmessi al ministro di giustizia, che provvede con decreto. 5. Il decreto di cui al comma precedente deve indicare a metodologie didattiche specificamente finalizzate alla formazione dell'avvocato, che valorizzino lo studio del dato casistico, l'affinamento delle tecniche di redazione degli atti e di svolgimento delle attività qualificanti l'esercizio della professione forense, con particolare riferimento alla argomentazione giuridica e alle tecniche di comunicazione e di persuasione b l'affidamento delle docenze a professori universitari di materie giuridiche, avvocati, notai, magistrati, ed esperti di riconosciuta competenza c una preselezione per l'accesso alla scuola forense o di specializzazione d verifiche periodiche delle capacità, preparazione teorica e pratica, attitudini professionali, conoscenze tecniche acquisite del praticante e un esame conclusivo del biennio identico a livello nazionale, da svolgersi presso la sede della Scuola, e consistente in una prova scritta avente ad oggetto, a scelta del candidato, la redazione di atti giudiziari o la stesura di pareri concernenti il diritto civile e commerciale e la procedura civile, il diritto e la procedura penale, il diritto e la giustizia amministrativa in caso di mancato superamento, l'esame finale può essere ripetuto una sola volta in caso di ulteriore mancato superamento, il candidato è tenuto a frequentare nuovamente il secondo anno di corso di formazione f previsione di una Commissione esaminatrice nominata, per le Scuole forensi, dagli organi direttivi della Scuola e composta di tre membri un avvocato, che la presiede, un magistrato e un professore universitario g previsione di idonei sostegni economici a beneficio dei laureati privi di mezzi e meritevoli sotto il profilo del curriculum di studi h agevolazioni fiscali per incentivare l'erogazione di provvidenze e liberalità in favore delle scuole, da parte di privati e di enti pubblici. Articolo 24 Le Scuole forensi 1. I Corsi di formazione per l'accesso all'esame di avvocato sono tenuti dalle Scuole forensi istituite presso i Consigli degli ordini circondariali o distrettuali degli avvocati. 2. Le Scuole forensi sono organizzate e gestite dai Consigli dell'ordine, distrettuali o circondariali, che ne sostengono l'onere, con facoltà di istituire una tassa di iscrizione e di frequenza, e di accedere ai fondi pubblici stanziati a tale effetto nonché a finanziamenti privati. 3. I Consigli dell'ordine degli avvocati limitrofi possono istituire Scuole forensi comuni. 4. I Consigli degli ordini possono stabilire convenzioni con enti pubblici e privati per l'organizzazione e la gestione dei corsi, o affidarne la gestione ad apposita fondazione di diritto privato. 5. I corsi hanno durata biennale. Articolo 25 Accesso alle Scuole forensi 1. L'ammissione al corso di formazione presso una Scuola forense è subordinata all'iscrizione nel registro della pratica tenuto dal Consiglio dell'ordine degli avvocati ed al superamento di una preselezione di accesso sulle seguenti materie diritto e procedura civile, diritto e procedura penale, diritto e giustizia amministrativa. 2. Al colloquio sono ammessi i laureati in giurisprudenza che abbiano conseguito il diploma di laurea magistrale . 3. L'esito positivo della preselezione consente l'ammissione ai corsi di formazione limitatamente al triennio successivo. 4. La commissione per la valutazione è composta da due avvocati, uno dei quali la presiede, designati dai presidenti dei Consigli dell'Ordine tra gli iscritti all'albo da almeno quindici anni da un magistrato dello stesso distretto con qualifica non inferiore a magistrato di corte di appello, designato dal presidente della corte di appello. 5. Le prove preselettive si possono svolgere presso la sede del Consiglio dell'ordine nel cui territorio risiede il candidato, conformate a criteri uniformi a livello nazionale. Articolo 26 Organizzazione dei corsi 1. Il Consiglio nazionale forense sostiene l'organizzazione dei corsi di formazione delle Scuole forensi da parte dei Consigli dell'ordine predisponendo linee operative e sviluppando servizi e forme di assistenza, con particolare riguardo a alla predisposizione di statuti e di modelli organizzativi per la gestione delle Scuole forensi b alla adozione di protocolli didattici omogenei, quanto alle materie insegnate e alle tecniche di insegnamento c alla formazione di un corpo qualificato di avvocati-docenti da impiegare nelle Scuole forensi. 2. Il Consiglio nazionale forense vigila sul corretto percorso formativo delle Scuole forensi, può richiedere informazioni ai Consigli dell'ordine, effettuare ispezioni e richiedere misure integrative e correttive. 3. Nei casi più gravi di cattivo funzionamento della Scuola, il Consiglio nazionale forense può proporre al Ministro la revoca dell'approvazione. 4. Per il compimento delle attività di cui al presente articolo, il Consiglio nazionale forense si avvale dei propri organi ed uffici, e può operare anche in collaborazione con le associazioni forensi. 5. Il Consiglio nazionale forense può affidare la gestione operativa totale o parziale delle attività di cui al comma 1 del presente articolo alla Fondazione dell'Avvocatura italiana, ovvero ad altro organismo. CAPO III IL TIROCINIO PRATICO Articolo 27 Il tirocinio 1. Il tirocinio è svolto in forma continuativa per ventiquattro mesi. 2. Il tirocinio si svolge secondo le modalità prescritte da appositi regolamenti adottati dal Consiglio nazionale forense e dal Consiglio dell'ordine territoriale, ed è comunque incompatibile con il rapporto di impiego, pubblico o privato, con lo svolgimento di altri tirocini e con l'esercizio di attività di impresa. 3. Il praticante, limitatamente a un semestre, può svolgere il tirocinio anche in altro paese dell'Unione europea presso professionisti legali, con titolo equivalente, abilitati all'esercizio della professione forense. 4. Il tirocinio può essere svolto anche presso l'Avvocatura dello Stato e presso gli uffici legali degli enti pubblici. 5. Al tirocinante deve essere riconosciuto un equo compenso, di natura indennitaria, determinato sulla base della qualità e della quantità dell'attività effettivamente svolta. Articolo 28 Abilitazione al patrocinio 1. Trascorso un anno, previo impegno solenne di osservare i doveri professionali assunto davanti al Presidente del Consiglio dell'ordine a o un Consigliere delegato, il praticante avvocato per un periodo non superiore a quattro anni, può compiere atti di patrocinio o comunque inerenti la professione soltanto su delega, controllo e responsabilità dell'avvocato presso il quale svolge il tirocinio. Articolo 29 Doveri dell'avvocato 1. Gli avvocati sono tenuti ad assicurare che la pratica si svolga in modo proficuo e dignitoso, ad istruire i praticanti, a dar loro la consapevolezza del ruolo del difensore nel processo e nella società debbono rilasciare al termine del periodo l'attestazione del compiuto tirocinio. 2. É possibile svolgere la pratica forense esclusivamente sotto la vigilanza di un avvocato esercente la professione da almeno sei anni. 3. Ciascun avvocato può assumere sotto la propria vigilanza un numero di praticanti non superiore a due. 4. Dietro specifica e motivata richiesta dell'avvocato, il Consiglio dell'ordine degli avvocati può deliberare di concedere una deroga al disposto di cui al comma precedente, tenuto conto delle modalità di svolgimento dell'attività professionale, dell'organizzazione dello studio legale, della quantità e qualità delle questioni trattate, e comunque nel pieno rispetto dei doveri di cui al precedente comma 1. 5. La violazione da parte dell'avvocato delle norme di cui al presente articolo costituisce illecito disciplinare. CAPO IV L'ESAME DI ABILITAZIONE Articolo 30 Esame di abilitazione 1. L'esame può essere sostenuto soltanto da coloro che hanno effettuato il tirocinio pratico e conseguito il diploma rilasciato dalle Scuole. 2. L'esame consiste nella risoluzione di un caso giuridico pratico, in materia civile e/o commerciale, comunitaria e/o internazionale, penale, amministrativa o tributaria, con la redazione degli atti ritenuti dal candidato necessari e conseguenti, utilizzando gli usuali strumenti di consultazione e documentazione giuridica. 3. I risultati verranno poi discussi con la commissione esaminatrice, che valuterà l'idoneità del candidato, al quale sarà richiesto di illustrare e motivare le proprie scelte difensive. 3. Le prove sono valutate tenendo conto dei seguenti criteri a chiarezza, logicità e rigore metodologico dell'esposizione b dimostrazione della concreta capacità di soluzione di specifici problemi giuridici c dimostrazione della conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti giuridici trattati d dimostrazione della capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarietà e dimostrazione della conoscenza delle tecniche di persuasione e argomentazione. Articolo 31 Sede di esame 1. L'esame di abilitazione all'esercizio della professione di avvocato è indetto nelle sedi di Corte d'appello con decreto del Ministro della giustizia entro il mese di ottobre di ogni anno. 2. Nel decreto è stabilito il termine per la presentazione delle domande di ammissione all'esame. 2. Il certificato di compiuta pratica viene rilasciato dal Consiglio dell'ordine che ha vigilato sul corretto esercizio del tirocinio. Il certificato di compiuta pratica viene rilasciato una sola volta al termine del periodo di pratica e ha validità temporale limitata a quattro anni. 3. Il Consiglio dell'ordine può consentire al praticante di trasferire la propria iscrizione presso l'apposito registro tenuto da altro Consiglio dell'ordine, per documentate ragioni. Il Consiglio dell'ordine delibera sulla richiesta. Contro il rigetto della istanza di trasferimento è ammesso ricorso al Consiglio nazionale forense. 4. In caso di trasferimento del praticante il Consiglio dell'ordine di provenienza certifica l'avvenuto accertamento sui precedenti semestri e, ove il prescritto periodo di pratica risulti completato, rilascia il certificato di compiuta pratica. 5. In caso di trasferimento la sede di esame è determinata in base al luogo ove il praticante ha svolto il maggior numero di semestri di pratica. 6. Allorquando il tirocinio sia stato svolto per uguali periodi sotto la vigilanza di più Consigli dell'ordine, l'indicazione di cui al comma precedente è determinata in base al luogo di svolgimento del primo semestre di pratica. Articolo 32 La commissione esaminatrice 1. La commissione esaminatrice nominata dal Ministro della giustizia su proposta del Consiglio nazionale forense, è composta da cinque membri effettivi e cinque supplenti, dei quali tre effettivi e tre supplenti sono avvocati designati dal Consiglio Nazionale forense tra gli iscritti all'albo speciale per il patrocinio avanti alle giurisdizioni superiori, uno dei quali la presiede un effettivo e un supplente è magistrato con qualifica non inferiore a quella di magistrato di corte d'appello, un effettivo e un supplente è professore universitario o ricercatore confermato in materie giuridiche. 2. Con il medesimo decreto, presso ogni sede di Corte d'appello, è nominata una sottocommissione avente composizione identica alla commissione di cui al comma che precede. 3. Non possono essere designati avvocati che siano membri dei Consigli dell'ordine o rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza forense e del Consiglio nazionale forense. 4. Gli avvocati componenti della Commissione non possono candidarsi ai rispettivi consigli dell'ordine ed alla carica di rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza forense e del Consiglio nazionale forense alle elezioni immediatamente successive all'incarico ricoperto. 5. Presso ogni Corte d'appello, ove il numero dei candidati lo richieda, possono essere formate con lo stesso criterio ulteriori sottocommissioni per gruppi sino a trecento candidati. 6. Esercitano le funzioni di segretario alle dirette dipendenze del Presidente, uno o più funzionari distaccati dal Ministero della giustizia. CAPO V DISPOSIZIONI TRANSITORIE Articolo 33 Periodo transitorio 1. Fino al quinto anno successivo all'entrata in vigore della presente legge, l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato può essere conseguita anche superando l'esame di cui al successivo articolo, al termine di un periodo di tirocinio pratico di due anni, condotto secondo le modalità sopraindicate, senza avere frequentato un corso di formazione presso le scuole forensi o di specializzazione istituite ai sensi della legge 15 maggio 1997, n. 127. 2. Il termine di cui al comma precedente può essere prorogato una volta sola, per altri due anni. 3. Alla proroga si provvede con decreto del Ministro della giustizia, previo parere del Consiglio nazionale forense. Articolo 34 Esame per i praticanti non diplomati presso le Scuole 1. L'esame di abilitazione all'esercizio della professione di avvocato è indetto nelle sedi di Corte d'appello con il medesimo decreto. 2. Nel decreto sono stabiliti i giorni nei quali hanno luogo le prove scritte. 3. La sede di esame si individua ai sensi e per gli effetti delle disposizioni precedenti. 4. L'esame ha luogo contemporaneamente in tutte le sedi, e consiste a in tre prove scritte su temi aventi ad oggetto la redazione di atti giudiziari o pareri concernenti il diritto e la procedura civile, il diritto e la procedura penale, il diritto e la giustizia amministrativa b in una prova orale consistente nella illustrazione delle prove scritte e in una breve discussione sulla conoscenza dell'ordinamento e della deontologia forense, e su questioni pratiche relative ad almeno cinque delle seguenti materie, a scelta del candidato diritto civile, procedura civile, diritto penale, procedura penale, diritto amministrativo, diritto processuale amministrativo, diritto costituzionale, diritto tributario, diritto internazionale e diritto comunitario. 5. I temi sono sorteggiati in una rosa formulata dal Ministro della giustizia. 6. I temi sono formulati in modo che il candidato possa dimostrare, oltre alla conoscenza dei principi, anche la sua attitudine alla trattazione di questioni attinenti a fattispecie concrete, e sono valutati dalla Commissione e dalle sottocommissioni secondo i criteri indicati. 7. Il superamento delle prove scritte costituisce titolo per l'ammissione alle prove orali. TITOLO IV ORGANI E FUNZIONI DEGLI ORDINI FORENSI CAPO I GLI ORDINI CIRCONDARIALI Articolo 35 Gli Ordini forensi 1. Presso ciascun tribunale è costituito l'Ordine degli avvocati, al quale sono iscritti tutti gli avvocati aventi il domicilio professionale nel circondario, siano essi liberi professionisti o avvocati dipendenti di enti pubblici o di studi professionali comunque organizzati. 2. I Consigli degli Ordini circondariali hanno la rappresentanza istituzionale dei rispettivi Ordini. 3. Gli Ordini forensi sono enti pubblici associativi non economici istituiti per garantire il rispetto dei principi previsti dalla presente legge e delle regole deontologiche. Ad essi non si applicano le disposizioni della legge 21 marzo 1958, n. 259, e successive modificazioni, l'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e la legge 14 gennaio 1994, n. 20, e successive modificazioni. Articolo 36 L'Ordine circondariale forense 1. Fanno parte dell'Ordine circondariale gli avvocati iscritti all'albo e agli elenchi. 2. Gli iscritti di cui al comma che precede eleggono i componenti del Consiglio dell'Ordine e nomina il Collegio dei revisori dei conti, con le modalità stabilite dal regolamenti di cui all'articolo 1, comma 2. Articolo 37 Organi dell'Ordine circondariale. 1. Sono organi dell'Ordine circondariale l'assemblea degli iscritti, il Consiglio, il presidente, il segretario, il tesoriere e il collegio dei revisori. 2. Il presidente rappresenta l'Ordine circondariale. Articolo 38 Le assemblee 1. Le assemblee, previa delibera del Consiglio, sono convocate dal Presidente o, in caso di suo impedimento, da uno dei vicepresidenti, o dal Consigliere più anziano per iscrizione. 2. L'avviso di convocazione, contenente l'indicazione dell'ordine del giorno, deve essere portato a conoscenza degli iscritti con le modalità indicate nel regolamento di cui all'articolo 1 comma 2 almeno dieci giorni liberi prima della data fissata per l'assemblea. 3. L'assemblea ordinaria è convocata almeno una volta l'anno per l'approvazione dei bilanci, consuntivo e preventivo quella per la elezione del Consiglio, dei revisori dei conti e dei delegati al Congresso nazionale forense ogni tre anni. 4. Il Consiglio delibera altresì la convocazione dell'assemblea ogni qualvolta lo ritenga necessario o qualora ne faccia richiesta almeno la metà dei suoi componenti o almeno 1/10 degli iscritti nell'Albo. 5 L'assemblea delibera validamente in prima convocazione con la presenza della metà più uno degli aventi diritto, e, in seconda convocazione, con la presenza di almeno 1/10 degli iscritti. Articolo 39 Il Consiglio dell'Ordine 1. Il Consiglio ha sede presso il tribunale ed è composto a da cinque membri fino a cinquanta iscritti b da sette membri sino a centocinquanta iscritti c da nove sino a cinquecento iscritti d da quindici membri sino a millecinquecento iscritti e da ventuno membri fino a cinquemila iscritti f da venticinque membri oltre cinquemila iscritti. 2. I componenti del Consiglio sono eletti dagli iscritti, in turno unico e con voto segreto. Hanno diritto al voto tutti coloro che risultano iscritti negli albi al giorno antecedente l'inizio delle operazioni elettorali. 3. Ciascun elettore può indicare sulla scheda un numero di preferenze non superiore ai due terzi dei consiglieri da eleggere. 4. Sono eleggibili coloro che non abbiano riportato, nei cinque anni precedenti, una condanna anche non definitiva ad una sanzione disciplinare diversa dall'avvertimento. 5. Risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di voti in caso di parità di voti risulterà eletto il più anziano per iscrizione i Consiglieri possono essere eletti consecutivamente non più di due volte. 6. In caso di morte, dimissioni, decadenza, impedimento permanente per qualsiasi causa, di uno o più Consiglieri, subentrerà il primo dei non eletti e successivamente nell'ordine coloro che hanno riportato il maggior numero dei voti in caso di parità di voti, subentrerà il più anziano per iscrizione il Consiglio, preso atto, provvede all'integrazione improrogabilmente nei trenta giorni successivi al verificarsi dell'evento. Il periodo di integrazione non va conteggiato ai fini della rieleggibilità. 7. Il Consiglio dura in carica un triennio. 8. Il Consiglio elegge il presidente e, nei Consigli con almeno 15 componenti, può eleggere fino a tre vicepresidenti, un segretario ed un tesoriere. 9. La nomina a consigliere dell'Ordine territoriale è incompatibile con quella di consigliere del Consiglio nazionale forense o membro di organi della Cassa di previdenza forense la nomina a tesoriere o segretario di Ordine territoriale è incompatibile con quella di delegato nell'Organismo di rappresentanza politica di cui al successivo art. 48. 10. L'eletto che viene a trovarsi in condizione di incompatibilità deve optare per uno degli incarichi entro trenta giorni dalla proclamazione nel caso che non vi provveda decade automaticamente dall'incarico preesistente. Articolo 40 Compiti e prerogative del Consiglio 1. Il Consiglio a tutela l'indipendenza ed il decoro della professione b vigila sull'osservanza dei doveri professionali e sul tirocinio avvalendosi anche di tutors esterni al Consiglio medesimo c provvede alla regolare tenuta ed alla revisione degli albi dei registri e degli elenchi curandone il tempestivo costante aggiornamento d cura i corsi di formazione e di aggiornamento professionale e approva i regolamenti interni f determina il contributo annuale di iscrizione e gli altri contributi dovuti dagli iscritti g svolge ogni altra funzione attribuitagli dalla legge e dai regolamenti. h può istituire, anche di concerto con altri soggetti, camere arbitrali, di conciliazione e di risoluzione alternativa delle controversie. Articolo 41 Il Collegio dei revisori 1. Il collegio dei revisori è composto da tre membri effettivi ed un supplente nominati dagli iscritti con le modalità previste dal regolamento di attuazione di cui all'art 1 comma 2. Negli ordini con meno di 500 iscritti la funzione è svolta da un revisore unico. 2. I revisori durano in carica tre anni e non possono essere nominati per più di due volte consecutive. 3. Il collegio verifica la regolarità della gestione patrimoniale riferendo annualmente all'assemblea in sede di approvazione del bilancio. Articolo 42 Scioglimento del Consiglio 1. Salvo quanto previsto negli articoli seguenti, il Consiglio è sciolto a se non è in grado di funzionare regolarmente b se ricorrono altri gravi motivi. 2. Lo scioglimento del Consiglio e la nomina del commissario di cui al comma 3 sono disposti con decreto del Ministro della giustizia, su proposta del Consiglio nazionale forense. 3. In caso di scioglimento, le funzioni del Consiglio sono esercitate da un commissario straordinario il quale, improrogabilmente entro centoventi giorni dalla data del provvedimento di scioglimento, convoca l'assemblea per le elezioni del Consiglio dell'ordine, da tenersi entro i successivi trenta giorni. 4. Il commissario per essere coadiuvato nell'esercizio delle sue funzioni può nominare un comitato di non più di sei componenti di cui uno con funzioni di segretario tra gli iscritti all'albo. CAPO II CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE Articolo 43 Durata e composizione 1. Il Consiglio nazionale forense ha sede presso il Ministero di giustizia, dura in carica quattro anni e i suoi componenti non possono essere eletti per più di due volte consecutive. 2. Il Consiglio nazionale forense è composto da avvocati eletti dalle assemblee distrettuali formate dai Consiglieri degli Ordini circondariali, in numero di un rappresentante per ciascun distretto di corte d'appello con un numero di iscritti non superiore a cinquemila e in numero di due per ciascun distretto con più di cinquemila iscritti. Nei distretti con più di cinquemila iscritti il voto è espresso per un solo nominativo risulta eletto chi abbia riportato il maggior numero di voti. 3. Il Consiglio nazionale forense elegge il presidente, tre vicepresidenti, il segretario ed il tesoriere, che, formano il Consiglio di presidenza nomina inoltre i componenti delle sezioni giurisdizionali e degli altri organi previsti dal regolamento. Articolo 44 Funzioni 1. Il Consiglio nazionale forense a esercita la giurisdizione domestica, nei limiti di cui al successivo articolo 45 b propone l'aggiornamento del codice deontologico alla deliberazione congressuale c disciplina gli indirizzi generali della formazione forense d emana i regolamenti interni e avanza le richieste e le proposte previste dai regolamenti per l'attuazione e l'esecuzione della presente legge e cura la tenuta e l'aggiornamento dell'albo speciale per il patrocinio avanti alle giurisdizioni superiori f determina la tassa di iscrizione ed il contributo annuale dovuto dagli iscritti agli Ordini circondariali per le spese necessarie al proprio funzionamento e all'esercizio delle sue funzioni g approva il bilancio h pubblica l'albo nazionale i svolge ogni altra funzione ad esso attribuita dalla legge e dai regolamenti. Articolo 45 Competenza giurisdizionale 1. Il Consiglio Nazionale decide sui ricorsi avverso i provvedimenti disciplinari nonché in materia di albi, elenchi e registri e rilascio di certificato di compiuta pratica sui ricorsi relativi alle elezioni degli organi forensi risolve i conflitti di competenza tra Ordini circondariali esercita le funzioni disciplinari nei confronti dei propri componenti. 2. Le udienze del Consiglio Nazionale Forense sono pubbliche ad esse partecipa il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione o un sostituto delegato. Articolo 46 Funzionamento l. Presso il Consiglio nazionale forense sono istituite una o più sezioni per l'esercizio delle funzioni giurisdizionali. 2. Immediatamente dopo la sua costituzione il Consiglio nomina i componenti di ciascuna sezione. 3. Ciascuna sezione decide con la presenza di almeno otto componenti, oltre al presidente o ad un vicepresidente all'uopo designato, che la presiede, secondo turni prestabiliti o, in caso di grave impedimento dal Consigliere delegato dal presidente decide, secondo le norme del codice di procedura civile. 4. Nei procedimenti di competenza delle sezioni si applicano le norme del codice di procedura civile sulla astensione e ricusazione dei giudici. 5. Per la soddisfazione di specifiche esigenze, il Consiglio può istituire commissioni, presiedute da un vice presidente o da un Consigliere all'uopo delegato, composte da non più di otto membri, scelti anche fra esterni al Consiglio. Articolo 47 Eleggibilità e incompatibilità 1. Sono eleggibili al Consiglio Nazionale Forense gli iscritti all'albo da almeno quindici anni. 2. Non possono essere eletti coloro che abbiano riportato, nei cinque anni precedenti, condanna anche non definitiva ad una sanzione disciplinare più grave dell'avvertimento. 3. La nomina a Consigliere Nazionale è incompatibile con quella di Consigliere dell'Ordine, e di componente degli organi della Cassa di previdenza, di componente dell'Organismo di rappresentanza politica di cui al successivo art. 48. 4. L'eletto che viene a trovarsi in condizione di incompatibilità deve optare per uno degli incarichi entro trenta giorni dalla proclamazione nel caso che non vi provveda decade automaticamente dall'incarico preesistente. CAPO III LE ASSEMBLEE Articolo 48 Assemblea generale 1. Il Congresso nazionale forense è l'assemblea generale dell'avvocatura italiana, ne esprime la rappresentanza unitaria e ne formula gli indirizzi e le valutazioni per il perseguimento delle finalità di cui all'art. 2 della presente legge. 2. Il Congresso nazionale forense elegge un organismo di rappresentanza politica per l'attuazione degli indirizzi e delle risoluzioni programmatiche da esso espresse, secondo lo statuto approvato dal medesimo congresso. 3. Il Congresso nazionale forense è convocato, si celebra e delibera ogni tre anni, con le modalità previste dallo statuto di cui al precedente numero del presente articolo. Articolo 49 Le Assemblee distrettuali 1. Ove i consigli degli Ordini territoriali non siano diversamente organizzati su base regionale o distrettuale, il Presidente dell'Ordine del Distretto convoca i Consigli degli Ordini circondariali del Distretto per deliberare su materie di comune interesse quando ne faccia richiesta almeno la metà dei Consigli degli Ordini circondariali e comunque almeno una volta all'anno. TITOLO V PROCEDIMENTO DISCIPLINARE Articolo 50 Esercizio dell'azione disciplinare 1. L'azione disciplinare è promossa dal Consiglio distrettuale di disciplina del distretto in cui è iscritto l'incolpato o è commesso il fatto. A tal fine i Consigli dell'Ordine territoriale trasmettono senza ritardo al Consiglio distrettuale di disciplina ogni segnalazione ad essi pervenuta ovvero rilevata ex officio. 2. Il presidente del Consiglio distrettuale di disciplina, provveduto senza ritardo ad iscrivere in apposito registro riservato la notizia dell'illecito ed il nome dell'incolpato, ne richiede al Consiglio l'archiviazione nel caso di manifesta infondatezza. 3. Qualora il Consiglio non ritenga di disporre l'archiviazione ed in ogni altro caso il presidente a comunica la notizia dell'illecito al Consiglio dell'Ordine di appartenenza dell'incolpato b incarica uno o più consiglieri di comunicare immediatamente all'iscritto la notizia dell'apertura del procedimento, di richiedergli ogni utile elemento di valutazione e di svolgere le opportune indagini. 4. Le indagini devono concludersi entro il termine di tre mesi, ed all'esito il consigliere o i consiglieri incaricati devono riferire al consiglio, il quale può archiviare il procedimento, ovvero deliberare supplemento di istruttoria in caso di particolare complessità per periodo comunque non superiore ad ulteriori tre mesi, ovvero formulare il capo di incolpazione,. 5. Dell'archiviazione ovvero delle determinazioni di cui al comma che precede è informato l'autore della segnalazione. 6. L'autorità giudiziaria è tenuta a dare comunicazione al Consiglio distrettuale di disciplina competente a norma del comma 1 dell'esercizio dell'azione penale nei confronti di un iscritto, nonché degli sviluppi processuali successivi. 7. Nel caso di segnalazioni relative a componenti dei Consigli dell'Ordine del distretto e del Consiglio distrettuale di disciplina ed in ogni altro caso di incompatibilità, la competenza appartiene al Consiglio distrettuale di disciplina della Corte di Appello individuata ai sensi dell'articolo c.p.p 8. In ogni caso si applica il principio della prevenzione. Art. 51 Consiglio distrettuale di disciplina 1. Il consiglio distrettuale di disciplina è composto da avvocati nominati dai Consigli dell'Ordine del distretto ed ha durata quadriennale. 2. A tale fine ogni Consiglio dell'Ordine indica a tre avvocati, nei distretti con più di ventimila iscritti e con meno di cinquemila b due avvocati, nei distretti con meno di ventimila iscritti. 3. Il Consiglio distrettuale di disciplina viene convocato per la prima volta dal Presidente del Consiglio dell'Ordine che ha sede presso la Corte di Appello, entro trenta giorni dalla ricezione dell'ultima comunicazione di nomina da parte dei Consigli dell'ordine circondariali. In tale prima seduta, presieduta dal componente di maggiore anzianità di iscrizione all'Albo, esso elegge il presidente e il segretario tra i propri componenti. 4. La nomina, quale componente del Consiglio distrettuale di disciplina, è incompatibile con quella di consigliere dell'Ordine circondariale, anche per il triennio successivo alla cessazione delle funzioni, e non può essere conferita per più di due mandati successivi. 5. Il Consiglio distrettuale di disciplina siede presso il Consiglio dell'ordine circondariale ove ha sede la corte d'appello. 6. Alla trattazione dei singoli procedimenti non possono partecipare i componenti del Consiglio distrettuale di disciplina indicati dal Consiglio dell'Ordine di appartenenza dell'incolpato. 7. Per la validità delle sedute è necessaria la presenza della maggioranza dei componenti del consiglio,. Nel caso di assenza del presidente le sue funzioni vengono svolte dal componente più anziano per iscrizione all'albo. Le deliberazioni vengono assunte a maggioranza dei presenti. Nel caso di parità prevale il voto del presidente o di colui che ne fa le funzioni. 8. Articolo 52 Procedimento disciplinare 1. Il procedimento è regolato dai seguenti principi a L'apertura del procedimento deve essere preceduta dalla contestazione dell'addebito all'incolpato e dalla contestuale richiesta di giudizio disciplinare rivolta al consiglio dell'ordine competente b Il presidente del Consiglio dell'ordine, ricevuta la richiesta di giudizio, forma il collegio giudicante nominando un relatore e due consiglieri, e fissando altresì l'udienza per la trattazione ove il Consiglio sia diviso in sezioni, il presidente del Consiglio dell'Ordine assegna il procedimento ad una sezione, il cui presidente nomina un relatore fissando l'udienza per la trattazione ogni sezione è composta da tre consiglieri c la convocazione è notificata all'incolpato almeno quindici giorni prima della udienza d l'incolpato ha diritto di farsi difendere da un avvocato, di essere sentito, di indicare specificatamente, dieci giorni liberi prima della udienza, i mezzi di prova di cui intende avvalersi ed, in particolare, i documenti che offre in comunicazione e il collegio in qualsiasi momento può disporre d'ufficio l'ammissione di ogni mezzo di prova, chiedere informazioni e raccogliere osservazioni sia scritte che orali esaurita la fase istruttoria, ne dichiara la chiusura e ordina procedersi alla discussione l'incolpato ha diritto di rilasciare dichiarazioni in qualsiasi momento e può chiedere di essere sottoposto ad esame f il collegio, assunti i mezzi di prova ritenuti necessari ed esaurita la discussione, decide il proscioglimento o l'applicazione di una sanzione, dando immediata lettura del dispositivo g .il collegio indica un termine, non superiore a giorni quarantacinque, per il deposito della motivazione l'avvenuto deposito è comunicato all'incolpato e al procuratore generale della repubblica del distretto ove ha sede il Consiglio dell'ordine competente. 2. Il dispositivo della decisione che infligge una sanzione più grave della censura è affisso all'albo esterno della sede del Consiglio dell'Ordine di appartenenza dell'iscritto è comunicato agli uffici giudiziari del distretto, ai presidenti degli Ordini circondariali, al Consiglio Nazionale Forense e alla Cassa nazionale di previdenza forense è pubblicato sul notiziario dell'Ordine a cui compete l'esecuzione. 3. Il procedimento disciplinare si svolge autonomamente rispetto al procedimento penale relativo agli stessi fatti. 4. Si osservano le norme codice di procedura civile in quanto applicabili. Articolo 53 Prescrizione dell'azione disciplinare 1. L'azione disciplinare si prescrive nel termine di cinque anni dal fatto. 2. Il corso della prescrizione è interrotto dalla comunicazione della delibera di apertura del procedimento disciplinare, nonché dall'atto di convocazione dell'interessato anche ai fini istruttori. 3. Nel caso in cui l'accertamento dell'illecito disciplinare dipenda dall'accertamento di fatti oggetto di procedimento penale, il termine di cui al comma 1 è sospeso per il tempo in cui gli atti del procedimento penale sono coperti da segreto. Articolo 54 Sospensione cautelare 1. La sospensione cautelare può essere disposta per la gravità del fatto per un periodo non superiore a tre anni. 2. La sospensione cautelare è comunque disposta in caso di applicazione di misura cautelare o interdittiva, di sentenza definitiva con cui si è applicata l'interdizione dalla professione o dai pubblici uffici. 3. L'incolpato deve essere sentito prima della deliberazione e può proporre ricorso, che non ha effetto sospensivo, al Consiglio nazionale forense entro trenta giorni dalla notifica del provvedimento. Articolo 55 Sanzioni 1. Sono sanzioni disciplinari a l'avvertimento b la censura c la sospensione dall'esercizio della professione da un mese ad un anno d la cancellazione per un periodo non inferiore ad uno e non superiore a cinque anni e la radiazione. 2. La radiazione si applica quando l'infrazione è tale da compromettere irreparabilmente la fiducia in un futuro corretto esercizio della professione ovvero nel caso di grave infrazione da parte di chi sia stato già due volte sospeso 3. L'avvocato radiato, decorsi dieci anni dall'applicazione della sanzione, e l'iscritto che sia stato cancellato per un periodo superiore a tre anni, possono essere nuovamente iscritti con le modalità previste dall'articolo 13 comma 3. 4. Nel caso in cui la radiazione consegua a sentenza penale di condanna, sono fatti salvi gli effetti della revisione. Articolo 56 Impugnazioni 1. Avverso le decisioni del Consiglio dell'ordine è ammesso ricorso al Consiglio Nazionale Forense da parte dell'incolpato e del procuratore generale competente. 2. Il ricorso si propone con atto scritto da depositarsi alla segreteria del Consiglio dell'Ordine che ha pronunciato la decisione, che provvede al rilascio della relativa certificazione, nel termine di giorni trenta dalla notifica dell'avviso di deposito della motivazione. 3. Nel ricorso, a pena di inammissibilità, sono indicati il provvedimento impugnato e la data del medesimo ed enunciati i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce l'impugnazione, i motivi con l'indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che li sorreggono, le conclusioni e le richieste. 4. Il Presidente del Consiglio Nazionale assegna il ricorso ad una delle sezioni o al Consiglio in sessione plenaria, nel caso debbano essere risolte questioni in ordine alle quali vi siano state deliberazioni discordanti tra le sezioni. 5. I ricorsi hanno effetto sospensivo salvo quelli relativi alle pronunce riguardanti la sospensione cautelare. 6. Si osservano le norme regolamentari emanate dal Consiglio e, in quanto applicabili, quelle relative al giudizio civile dinanzi alla Corte di cassazione le funzioni requirenti sono svolte dal procuratore generale della Corte di cassazione o da un suo sostituto. 7. Avverso la decisione del Consiglio nazionale forense può essere proposto ricorso, che non ha effetto sospensivo, alle sezioni unite civili della Corte di Cassazione, a norma del codice di procedura civile. 8. É fatta salva la possibilità del giudizio di revocazione disciplinato dal codice di procedura civile. 29 Proposta di legge per la disciplina dell'attività di consulenza ed assistenza legale Articolo 1- Oggetto e definizioni 1. La presente legge disciplina le attività di consulenza ed assistenza legale svolta in via professionale da professionisti iscritti nell'albo degli avvocati, dei notai e dei dottori commercialisti. 2. Ai fini della presente legge si intende a per prestazione professionale , la prestazione resa in qualunque forma da un professionista iscritto nell'albo degli avvocati o dei notai o dei dottori commercialisti in favore di un cliente b per consulenza legale la prestazione professionale avente ad oggetto l'informazione sul contenuto di norme giuridiche e/o sulla loro applicazione a specifica fattispecie astratta o concreta, resa anche in forma di parere, sia scritto che orale c per assistenza legale la consulenza legale svolta in funzione del compimento di uno o più atti specifici aventi rilevanza giuridica per l'ordinamento d per ordinamento di categoria , le disposizioni normative che regolano competenze, condizioni, modalità e compensi per l'esercizio della professione di avvocato, notaio e dottore commercialista Articolo 2 - Esercizio dell'attività di consulenza ed assistenza legale 1. L'esercizio dell'attività di consulenza ed assistenza legale svolta abitualmente, in via professionale e dietro corrispettivo è consentita esclusivamente agli iscritti all'albo degli avvocati, dei notai e dei dottori commercialisti ed è svolta nel rispetto di quanto espressamente previsto dagli ordinamenti di categoria. 2. Essa è altresì consentita da parte di professionisti diversi da quelli di cui al comma 1 del presente articolo in quanto strettamente funzionale allo svolgimento della loro attività professionale. 3. E' nulla ogni pattuizione avente ad oggetto il pagamento di corrispettivo, in qualunque forma, in favore di soggetti non iscritti all'albo degli avvocati, dei notai e dei dottori commercialisti quale compenso per attività di consulenza ed assistenza legale. 4. La legge determina le ipotesi in cui specifici atti aventi rilevanza giuridica per l'ordinamento sono considerati nulli o annullabili ove compiuti senza assistenza legale, disciplinando le modalità di accertamento e le relative procedure di attestazione. 30 Sulla base dei contributi già offerti al dibattito da parte del Consiglio Nazionale Forense, dell'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, delle Associazioni Forensi, delle Unioni Distrettuali e dei singoli Consigli dell'Ordine è impegno e responsabilità dell'intera categoria elaborare quanto prima una proposta definitiva di testo normativo che consenta a Governo e Parlamento di pervenire entro la corrente legislatura all'approvazione del testo di riforma dell'ordinamento forense, ferma restando l'indifferibilità dell'applicazione della nuova disciplina sugli esami di abilitazione.La tradizionale Conferenza Nazionale dell'Avvocatura - da convocarsi non oltre la prossima primavera - costituirà la sede per il confronto finale sulle scelte. - Stralcio dalla mozione politica finale approvata all'unanimità al XXVII Congresso Nazionale Forense di Palermo - ottobre 2003 31 Ci si riferisce in particolare alle Bozze di riforma predisposte dalla Commissione Vietti c.d. Vietti 1 , dalla successiva elaborazione della predetta normativa c.D. Vietti bis , avendo incontrato assai minore gradimento nell'ambito del mondo delle professioni i successivi testi elaborato dal Ministero Giustizia, anche nell'ambito del varo delle misure sulla competitività 32 Uno dei principali esponenti del movimento contrario ai professionisti è oggi Francesco Giavazzi, autore del libro Lobby d'Italia. L'Italia dei monopoli, delle corporazioni e dei privilegi . Tra i molti articoli di stampa sull'argomento si citano 29 novembre 2005 - editoriale apparso a pagina 3 de Il Foglio di Giuliano Ferrara, Il disordine degli ordini altri articoli apparsi su vari quotidiani di cui all'allegata Appendice C gli ulteriori articoli raccolti nella Rassegna Stampa diffusa dall'AIGA in preparazione della manifestazione di mobilitazione del 17 dicembre 2005 33 Numerose le prese di posizione dell'Avvocatura Italiana a riguardo. A mero titolo esemplificativo si ricordano alcuni contributi dei massimi vertici nazionali Michelina Grillo - Presidente OUA - Professionisti 25 novembre 2005 Lavoratori intellettuali, non imprenditori e Lettera a Ballaro' 30.11.2005 Guido Alpa - Presidente Cnf - Guida al Diritto 30.11.2005 Quelle deludenti proposte dell'Antitrust che non si attagliano alla professione forense Maurizio De Tilla - Presidente Cassa Forense - Italia Oggi 17 dicembre 2005 Tiro incrociato su albi e professioni - in allegato appendice A 34 Si veda sul punto, oltre ai testi recentemente dati alle stampe, l'articolo del Prof. Prandstraller inserito nella Appendice C 35 Dai dati riportati nella relazione relativa all'indagine compiuta nel settore dalla Comunità Europea per il 2005, risulta che nel 2001 i servizi legati alle imprese hanno generato un fatturato superiore a 1281 miliardi di euro, pari a circa l'8 per cento del fatturato totale dell'Unione europea. Nel 2001 sono stati generati in tal modo più di 660 miliardi di euro di valore aggiunto. Circa un terzo di tale cifra può essere attribuita ai servizi professionali .L'autorità irlandese garante della concorrenza, ad esempio, ha calcolato che nel 2001 in Irlanda la spesa per i servizi legali abbia da sola raggiunto la cifra di 1140 milioni di euro pari a quasi l'1 per cento del prodotto lordo europeo. In termini di occupazione nei servizi legati alle imprese lavoravano quasi 12 milioni di persone nel 2004, cifra che corrisponde al 6,4 per cento dell'occupazione totale, rispetto al 5,7 per cento del 2002 36 Giuseppe Valenti - Centro Studi OUA - Intervento apparso su Il Sole 24 Ore Che l'avvocatura italiana sia poco presente nelle fusioni e acquisizioni internazionali è vero, ma questo non è dovuto tanto dalla volontà della categoria quanto da alcuni fattori obiettivi, che sono 1 Mercato 2 Limiti dimensionali degli studi 3 Limiti legali all'esercizio della professione. Mercato Sino ai primi anni novanta le imprese italiane, anche quelle maggiori, erano concentrate fondamentalmente sul mercato nazionale, e le incursioni oltre confine per l'acquisizione di società estere si contavano sulla punta delle dita. In mancanza di una sufficiente domanda interna, questo settore, che sotto il profilo dei costi di organizzazione e gestione ha una soglia d'ingresso elevata, non poteva svilupparsi. Un po' più di spazio economico c'era in senso inverso, cioè sul lato acquisizioni estere di società italiane. Ma da un lato questo campo, sino alla stagione delle privatizzazioni e della completa liberalizzazione nella circolazione dei capitali, è rimasto marginale, dall'altro, esso era comunque orientato a operare sul mercato interno, anche se per committenti internazionali. E' in ogni caso sintomatico che gli studi italiani che si affacciano oggi in ambito internazionale vengano di solito da quest'ultima esperienza.Limiti dimensionali degli studi Come abbiamo detto, e com'è agevole comprendere, il mercato dei servizi legali M& A ha una soglia d'ingresso elevata, indipendentemente dalla capacità e preparazione dei professionisti. Insomma è sì un mercato ricco ma richiede elevati investimenti in gran parte fiscalmente non riconosciuti come tali , mentre l'Italia, se è il Paese che conta il maggior numero di legali in Europa, è anche quello con la più alta frantumazione degli studi, il che rende strutturalmente impossibile alla gran parte dei professionisti l'accesso al mercato M& A. Insomma, ricorrendo a un paradosso, si potrebbe dire che in Italia i primi ad aver bisogno di fusioni e acquisizioni sono gli studi legali. Nella pratica però questo è molto difficile, perché gli strumenti mancano o comunque non sono adatti. Per esempio, non ci sono criteri attendibili per la valutazione economica degli studi professionali ai fini della loro acquisizione.Limiti legali all'esercizio della professione A tutt'oggi, se si eccettua la c.d. società di mezzi la quale, a rigore, non è esercizio in comune della professione, ma solo condivisione delle strutture per il suo esercizio , l'unica forma di esercizio collettivo ammessa per i professionisti è la STP, una società in nome collettivo, cioè un modello societario del tutto inadatto a supportare strutture organizzative complesse e ingenti investimenti. Anche i progetti di riforma Vietti e Cavallaro-Federici non si spingono molto più in là, salvo che quest'ultimo prevede la forma di società in accomandita semplice ove alla società tra professionisti partecipino anche persone fisiche non esercenti la professione regolamentata aprendo così la possibilità all'ingresso di soci di puro capitale, escluso nell'altro. Ma sulla questione società di capitali, e soci di puro capitale è bene sia fatta chiarezza, perché non si tratta della stessa cosa, né è una soluzione diffusa. Tra gli ordinamenti continentali europei, l'unico ove ve ne sia una significativa esperienza pratica è la Francia, che dal 1992 ha consentito per le società tra professionisti la forma di società anonime con soci di puro capitale, purché di minoranza. Sinora il modello non ha avuto un gran successo, perché la parte di socio di puro capitale, senza poteri di gestione, non interessa a nessuno. D'altronde, superare i limiti previsti dalla legge francese significherebbe ammettere un modello di mezzadria intellettuale inaccettabile non solo per gli avvocati d'oltralpe, che si considerano i garanti delle libertà individuali del cittadino, ma anche incompatibile col ruolo di necessaria indipendenza dell'avvocato dai poteri, tanto politici che economici, che è concezione comune a tutto il mondo civile. Ed è bene ricordare, in questi giorni in cui si enfatizza l'intangibilità dell'indipendenza della magistratura, che senza avvocati indipendenti non può ugualmente esservi un giudizio equo e giusto. Professionisti indipendenti, quindi, non necessariamente individuali o individualisti. Conclusioni E' ingiusto e inesatto affermare che l'avvocatura non si sia spesa con energia per l'ammodernamento della professione, quando taluni ritardi e inadeguatezze, che indubbiamente esistono, si debbono principalmente a fattori strutturali macroeconomici e normativi in larghissima parte fuori dal suo controllo. Se a ciò si aggiunge il fatto che spesso il dibattito sulle riforme è stato mal posto, mescolando il tema a postulati apodittici, estranei e inaccettabili v. la pretesa soppressione degli ordini o la qualificazione di impresa ai fini della concorrenza è chiaro che si è provocata nei singoli una crisi di rigetto. Ciò significa che noi, come gli altri stati europei, dovremmo evolvere adattando i nostri modelli ed istituti al nuovo contesto transnazionale e internazionale, non introdurre rapsodicamente modelli alieni. In tale prospettiva va segnalato che l' assemblea OUA del 21-23 maggio 2004 ha deliberato di chiedere che i progetti di legge di riforma delle professioni fossero emendati con riguardo ai seguenti principi A esclusione del socio di puro capitale nelle STP B possibilità, per i professionisti, di adottare un qualunque modello associativo-collettivo, compresi quelli delle società di capitali, a seconda delle esigenze operative dello studio. Inoltre la medesima assemblea ha ribadito l'opportunità di affidare la gestione delle crisi d'impresa più complesse a società multidisciplinari di professionisti, avanzata già lo scorso anno nell'ambito del progetto di riforma del diritto fallimentare. Sicché non si può proprio dire che l'avvocatura non sia impegnata sul fronte dell'ammodernamento. Tuttavia, proprio perché l'attuale situazione sconta anche quei fattori macroeconomici strutturali cui si accennava prima, dovuti sostanzialmente al ritardo dell'adattamento del sistema Paese al nuovo contesto globalizzato, occorre anche un impegno e uno sforzo dello Stato per superare il gap della frantumazione degli studi, non solo con l'adozione nella legislazione nazionale di modelli societari che consentano fusioni e concentrazioni degli studi professionali, ma con incentivi e agevolazioni fiscali che operino in tale direzione, filosofia radicalmente diversa da quella che sembra annunciarsi nella prossima legge finanziaria. 37 In merito alle società di capitali tra soli soci professionisti, si richiama il progetto predisposto dall'Oua, predisposto in esito ai lavori della Cvonferenza Nazionale di Napoli, approvato dalla Assemblea Oua di Ostia del settembre 2005, e presentato in occasione della prima sessione di Milano del XXVIII Congresso Nazionale ForenseAppendice B 38 Del resto, già il XXVII Congresso Nazionale Forense di Palermo, nella mozione approvata sulla riserva di consulenza, espressamente richiamata anche dal documento finale in tema di ordinamento professionale approvato dal XXVIII Congresso Nazionale Forense di Milano, aveva previsto l'attribuzione di tale riserva in comune tra avvocati, commercialisti e notai 39 I documenti finali della IV Conferenza Nazionale dell'Avvocatura, svoltasi a Napoli nell'aprile 2005, così come quelli del XXVIII Congresso Nazionale Forense di Milano, sono reperibili integralmente nelle relative sezioni del sito www.oua.it 40 Italia Oggi 21.4.2005 Scuole Forensi in pista Il documento non lo cita, ma il lavoro interno alla commissione Siliquini, nato per riformare le scuole di specializzazione Bassanini e poi esteso a percorso post-lauream, sottende a tutti i passaggi e ha rappresentato, nel corso dei lavori, un nodo irrisolto nella dialettica CnfAiga e Oua. La conferenza ha comunque chiarito alcuni punti di cui non si potrà non tener conto. La conferenza si è espressa per una pratica effettiva e verificata passo passo, con uno statuto del praticante che renda incompatibile la pratica non solo con qualsiasi attività lavorativa ma anche con altri corsi contemporanei abilitanti all'esercizio di altre professioni giuridiche. Il numero dei praticanti per studio dovrebbe essere limitato al massimo a due per ogni titolare, mentre il dominus deve avere alle spalle almeno 8 anni di attività professionale e può essere sostituito dal praticante solo se al secondo anno di pratica e sotto la sua responsabilità. Previsto un equo compenso ma anche la limitazione della validità temporale del certificato di compiuta pratica ai fini dell'esame di abilitazione. Quanto all'esame, conclude il documento, sarà un passaggio naturale a conclusione di un percorso professionalizzante. Sulle scuole di formazione post-universitarie, due i presupposti fondamentali la necessaria complementarità con la pratica e la centralità delle scuole forensi nel senso della prevalenza nella formazione del futuro avvocato. La richiesta della conferenza va nel senso di prevedere una preselezione per l'accesso alle scuole forensi e Bassanini, verifiche periodiche, rivendicazione all'avvocatura della titolarità delle scelte didattiche e dei programmi di formazione anche nella interazione con le istituzioni universitarie, diffusioni delle scuole forensi su tutto il territorio tramite anche di reperimento di risorse ad hoc. Infine la conferenza ha aperto alle specializzazioni, chiedendo criteri rigorosi per il loro conseguimento ma dito verso sulla istituzione di albi separati, vecchia richiesta dell'Ucpi. 41 Italia Oggi 21.4.2005 Flessibilità in società Via libera a forme di esercizio della professione le più varie, dalle società di capitali, ma solo di professionisti, alle cooperative sociali professionali, alle Ati associazione temporanee di impresa per rispondere adeguatamente alle diverse tipologie di attività legale. Una apertura convinta anche alle associazioni interdisciplinari. Questo documento è quello che forse presenta gli aspetti di maggiore innovazione per la categoria, chiamata a fare i conti con tanti mercati professionali dai quali il rischio è di essere emarginati. Il documento apre per esempio a forme temporanee interdisciplinari come le Ati o le associazioni in partecipazione, quando lo richieda un mandato complesso con valenza interdisciplinare. Tramonta la esclusività delle stp come modello esclusivo di esercizio collettivo della professione via libera alle società di capitali con soci professionisti, capitale minimo adeguato e obbligo di assicurazione contro la responsabilità civile verso terzi. La conferenza ha sferrato anche un attacco all'avvocatura cosiddetta convenzionata, quella che offre la propria attività nell'ambito dei patronati. Per i legali è indispensabile che le convenzioni vengano sottoposte al vaglio dei consigli dell'ordine, mentre per corrispondere positivamente a questo nuovo modo di svolgere l'attività professionale viene proposta anche la costituzione di cooperative sociali professionali. Sul fronte della consulenza legale, la richiesta netta è quella di una riserva secondo il modello portoghese, nella convinzione che già i principi comunitari debbano essere letti in questa direzione. La conferenza ha ribadito la necessità di condividere con tutta l'avvocatura la riforma della previdenza, basandola su autonomia della cassa, solidarietà tra gli iscritti e prevedendo una norma transitoria oppure criteri correttivi per evitare ingiustificate penalizzazioni. 42 Il documento finale della IV sottosezione del II gruppo della Conferenza di Napoli, testualmente sulle tariffe recita gli studi professionali vanno gestiti con criteri di economia e di pianificazione. Il compenso dell'avvocato rappresenta la contropartita alla domanda di un sapere intellettuale.Non sembra possibile il superamento del sistema tariffario, nuovamente soggetto a valutazione degli organi tutori comunitari, che per la verità hanno reso già una prima pronuncia che non ha valutato incompatibile detto sistema con l'antitrust. Il sistema tariffario vincolato e predeterminato per legge offre un livello minimo di certezza dei costi della prestazione e, nel contempo, consente una corretta pianificazione economica dei probabili ricavi di uno studio professionale. Infatti l'art. 2233 c.c. pone come primo criterio che il compenso sia convenuto tra le parti, e solo in mancanza di tale convenzione prevede il ricorso alle tariffe, ovvero agli usi, e in ultimo al giudice. Inoltre nel secondo comma si afferma che il compenso deve essere adeguato a due parametri importanza della prestazione e decoro della professione. Infine, nel terzo comma, destinato ad hoc alla professione forense, è introdotto un divieto che trasforma in obbligazione civilistica il precetto deontologico del disinteresse del patrono verso l'oggetto della causa patrocinata.Con un'interpretazione sistematica si può quindi dire che la tariffa forense integra, ma non si sostituisce al mercato essa è espressione del secondo comma dell'art. 2233 e trova la sua giustificazione nel terzo, visto che il divieto del patto di quota-lite prassi costante di altri ordinamenti, come quello statunitense non solo è posto a tutela del cittadino-utente, ma anche ad evitare un'eccessiva mercantilizzazione del rapporto tra patrono e patrocinato, in ragione delle funzioni pubblicistiche e di garanzia svolte dall'avvocato quale soggetto necessario della giurisdizione, che è, in estrema sintesi, la motivazione con cui la Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha salvato il sistema tariffario forense. Ma noi siamo qui a interrogarci per il futuro e de jure condendo e dobbiamo dare chiare risposte sul se e sino a che punto questa impostazione possa reggere alle sfide del terzo millennio. a Il decoro della professione, va tradotto anche come garanzia di qualità della prestazione difensiva b Eliminando ogni vincolo tariffario, con 160.000 avvocati frantumati in tanti piccoli studi, si rischia una concorrenza malata al ribasso c Il massimo ribasso non è il valore più meritevole di tutela nel servizio professionale dell'avvocato d Se questo è vero, deve essere possibile un limite alla libera contrattazione e È opportuno adottare la forma scritta nel ricevere un incarico dal cliente. L'avvocatura italiana rigetta pertanto, ipotesi di forfait di compensi professionali o altre ipotesi alternative che per le esposte ragioni, non renderebbero giustizia certezza e chiarezza rapporto tra professionista intellettuale e cliente. 43 Italia Oggi 21.4.2005 Difesa degli Ordini Senza ordini la professione non può esistere. E vanno ricondotte agli ordini tutte le attività a tutela e per il controllo degli iscritti. Apertura alla collaborazione con gli enti locali. In sintesi è questo il succo del terzo documento approvato a Napoli che, emblematicamente, è intitolato all'autogoverno dell'avvocatura. Un documento che considera violazione deontologica e atto di concorrenza sleale anche la certificazione di qualità quando svolta da soggetti terzi estranei al controllo ordinistico. Ma se è vero che l'ordine come istituzione non si tocca è tuttavia necessario un ripensamento sulle modalità di strutturazione, pur rigettando il progetto Castelli che introduce l'assemblea nazionale. Così come non piace la prospettiva di una creazione di un ordine unico del quale siano articolazioni il Cnf e gli ordini territoriali e le ventilate ingerenze ministeriali su materia di autodisciplina, come la deontologia. Positiva è stata la valutazione per le unioni regionali, distrettuali o interdistrettuali, che tuttavia non si vogliono istituzionalizzate. Disco verde anche alla creazione di organi distrettuali di esercizio della funzione disciplinare, anche per pervenire a una separazione tra organo inquirente e organo giudicante. Dovrebbe essere rilanciata l'efficienza dei consigli, con l'adeguamento del numero dei componenti, l'allungamento della durata dei mandati e la limitazione della rieleggibilità. Condivisa la necessità di modificare il procedimento disciplinare per adeguarlo ai principi del giusto processo. In attesa che si chiarisca il quadro costituzionale sul federalismo, l'avvocatura non esclude proficue collaborazioni con gli enti locali soprattutto in ambiti necessitati come quello della organizzazione giudiziaria. Sul tema delicato della legislazione concorrente in tema di formazione si attende invece la decisione della Consulta sul conflitto stato-regione Toscana. 44 Le modifiche al codice deontologico di che trattasi sono state parzialmente anticipate nei loro contenuti dalla stampa e oggetto dell'Ordine del Giorno della riunione dei Presidenti degli Ordini presso il Cnf in data 17.12.2005. Non si dispone purtroppo del testo relativo 45 Si veda a tale proposito la relazione sulla prima parte dei lavori della c.d. Commissione Siliquini, redatta dal Presidente OUA, Michelina Grillo, e diffusa all'avvocatura sul finire del mese di luglio 2005, reperibile nei documenti preparatori del Congresso Forense di Milano del novembre 2005 ?? ?? ?? ?? 32 Via G.G.Belli, 27 - 00193 Roma - Tel. 06.32.18.983 - 06.32.21.805 - Fax 06.32.19.431 www.oua.it - e-mail segreteria@oua.it - claudio.rao@oua.it