Quando la scuola è degradata il sindaco può sospendere l'attività

Legittima l'ordinanza contingibile e urgente firmata dal primo cittadino per prevenire un danno grave e imminente

Scuole, il degrado degli immobili, anche se non di proprietà del Comune, può indurre il Sindaco con un'ordinanza contingibile e urgente a sospendere l'attività scolastica. A chiarirlo è stata la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 5639/06 depositata lo scorso 25 settembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso del proprietario degli immobili affittati al Comune contro l'ordinanza contingibile e urgente con la quale il primo cittadino ha deciso di sospendere l'attività scolastica svolta in quei locali. I giudici di piazza Capo di Ferro hanno ricordato che il presupposto per l'adozione da parte del Sindaco dell'ordinanza contingibile e urgente è il pericolo di un danno grave e imminente per l'incolumità pubblica al quale, per il suo carattere di eccezionalità, non possa farsi fronte con i rimedi ordinari. Inoltre, hanno concluso i consiglieri di Stato, emergono elementi di prova della situazione di degrado dell'immobile, di proprietà privata ed affittato al Comune per usi scolastici, protrattasi a lungo e con tale incuria da condurre all'assoluta insufficienza dell'immobile dal punto di vista igienico, strutturale e dal punto di vista della sicurezza . cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 21 febbraio-25 settembre 2006, n. 5639 Presidente Salvatore - Estensore Leoni Ricorrente Vinci Fatto Il Sindaco del Comune di Roggiano Gravina, a seguito di esposti e proteste studentesche e dopo sopralluogo tecnico, aveva ordinato con ordinanza contingibile ed urgente la sospensione dell'attività didattica svolta nei locali affittati in immobile di proprietà dell'appellante sin dagli anni '70, in considerazione della ritenuta inadeguatezza dei locali in questione e della mancata osservanza della normativa di sicurezza. Il Vinci impugnava l'ordinanza avanti al Tar per la Calabria, negandone i presupposti di contingibilità ed urgenza. Il Tar respingeva, sostenendo che dalla motivazione e dalla istruttoria risultavano comprovati i presupposti per l'adozione dell'ordinanza e che, comunque, la destinazione dei locali era abitativa. Il Vinci appellava, proponendo, quale nuova prova, la variante approvata nel 1971 e solo ora recuperata presso l'Ute che modificava la destinazione da abitativa a scolastica. 5. Si costituiva in giudizio il Comune, eccependo che la variante, se pur approvata, non era stata portata ad effetto perché ad oggi la destinazione catastale è ancora quella abitativa. 6. Si costituiva per resistere anche la Provincia di Cosenza, depositando altresì memoria difensiva. 7. L'appellante depositava memoria in vista della udienza di discussione. 8. Il ricorso veniva inserito nel ruolo d'udienza del 21 febbraio 2006 e trattenuto per la decisione. Diritto 1. L'appello, diretto avverso la sentenza n. 139/02 del Tribunale amministrativo regionale della Calabria che ha respinto il ricorso proposto dal sig. Vito Martino Vinci contro il provvedimento con il quale è stata ingiunta l'immediata sospensione dell'attività didattica nell'edificio adibito a scuola di proprietà del ricorrente, è infondato e va respinto. 2. Invero, considerato che con il primo motivo di appello viene dedotta l'erroneità della sentenza di I grado nella parte in cui non ha condiviso la censura di erronea e contraddittoria valutazione dei presupposti della contingibilità e dell'urgenza dell'ordinanza impugnata ritenuto che tale motivo non sia condivisibile, atteso che presupposto per l'adozione da parte del Sindaco dell'ordinanza contingibile ed urgente è il pericolo di un danno grave ed imminente per l'incolumità pubblica al quale, per il suo carattere di eccezionalità, non possa farsi fronte con i rimedi ordinari e che richiede interventi immediati ed indilazionabili, che si sostanziano nell'imposizione di obblighi di fare o di non fare a carico del privato C.S., Sezione quinta, 377/98 considerato che ciò che rileva nell'ordinanza contingibile ed urgente è l'attualità della situazione di pericolo nel momento in cui il Sindaco interviene e non anche il tempo trascorso dal momento in cui detta situazione si è per la prima volta manifestata, posto che il decorso del tempo può solo aggravare e non certo sanare il riscontrato pericolo e che pertanto non è illegittimo un provvedimento contingibile in relazione ad una situazione di pericolo già in atto da tempo cfr. C.S., Sezione quinta, 125/98 considerato che ai fini dell'adozione dell'ordinanza con tingibile ed urgente non rileva neanche chi o cosa abbia determinato la situazione di pericolo che il provvedimento è volto a rimuovere considerato che l'unico elemento al venir meno del quale l'Amministrazione perde la facoltà di agire con il provvedimento di urgenza è costituito dallo stato di pericolo o di necessità, presupposto che non ricorre quando a fronteggiare la situazione di pericolo l'Amministrazione abbia già provveduto con mezzi propri considerato che nell'adozione dei provvedimenti con tingibili ed urgenti non esiste, in astratto, un metro di valutazione fisso da seguire, ma la soluzione va individuata di volta in volta, secondo la natura del rischio da fronteggiare Cfr. C.S., Sezione quinta, 580/01 considerato che l'elemento di maggiore criticità insito nella materia all'attenzione del Collegio è costituito dal delicato bilanciamento tra la necessità di provvedere con urgenza e quella di far precedere provvedimenti che potrebbero incidere anche fortemente su situazioni giuridiche di privati da una adeguata istruttoria C.S., Sezione quinta, 4767/04 ritenuto che, nella fattispecie, contrariamente a quanto sostenuto dall'appellante, sussistessero tutti i presupposti per l'esercizio del potere di ordinanza esercitato dal Sindaco ai sensi dell'articolo 38 della legge 142/90, tenuto conto che dalla documentazione agli atti emergono inequivoci elementi di prova della situazione di degrado dell'immobile in questione, di proprietà privata ed affittato al Comune per usi scolastici, protrattasi a lungo e con tale incuria da condurre all'assoluta insufficienza dell'immobile dal punto di vista igienico, strutturale e dal punto di vista della sicurezza, così come ha dimostrato la relazione in data 3/10/97 della Asl n. 2 di Castrovillari considerato, invero, che nonostante l'avvenuta esecuzione di alcuni dei lavori richiesti alla proprietà, l'autorità comunale aveva ritenuto che permanessero tuttavia situazioni igienico-strutturali tali da non poter escludere il nocumento alla popolazione scolastica destinata a riprendere le lezioni nei locali in questione considerato che a tale apprezzamento l'Amministrazione procedente è pervenuta attraverso una previa analisi della situazione di fatto, passaggio necessario al fine di valutare l'eventualità che vi si possa far fronte ricorrendo agli strumenti e alle procedure ordinarie, nonché di graduare l'intervento in base alla gravità della situazione riscontrata considerato, altresì, che all'interno di tale sia pur breve fase istruttoria l'Amministrazione ha effettuato anche la necessaria ricognizione del quadro giuridico di riferimento cfr. C.S., Sezione quinta, 4767/04 e che da esso non emerga con la necessaria incontestabilità la destinazione scolastica dell'edificio, attesa l'incompletezza della procedura a suo tempo avviata con il Genio civile ritenuto, pertanto, che la sussistenza dei presupposti della contingibilità ed urgenza a sostegno del provvedimento impugnato in I grado, per come sopra ricostruita, conduca anche alla reiezione del secondo motivo di appello errata valutazione della carenza di motivazione e di istruttoria ritenuta, infine, l'infondatezza dell'ultimo motivo di appello, incentrato sulla errata valutazione, da parte della sentenza impugnata, dello sviamento di potere, atteso che appare del tutto ragionevole, in una situazione di degrado e pericolosità quale emergente dagli atti di causa, che le Amministrazioni procedenti sperimentassero trattative per l'acquisizione di locali idonei all'attività scolastica., al fine di non pregiudicare la ripresa delle lezioni ritenuto, per le suesposte considerazioni, che il ricorso in appello vada rigettato e che, per l'effetto, vada confermata la sentenza impugnata ritenuto, altresì, che le spese debbano seguire la soccombenza e che vadano liquidate in euro 3000,00 PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sezione quarta - definitivamente pronunciando in ordine al ricorso in appello indicato in epigrafe, lo rigetta e, per l'effetto, conferma la sentenza impugnata. Condanna la parte soccombente al pagamento delle spese di giudizio, che liquida in euro 3000,00. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 1 - 3 - N.R.G. 6219/2002 TRG