Avvocati: dove c'è la pratica (nell'ultimo semstre) c'è anche l'esame

Respinto il ricorso di un candidato che dopo aver ritirato la certificazione da un Ordine della Sicilia aveva trasferito la residenza in Campania dove avrebbe voluto sostenere le prove. Capovolta la sentenza del Tar

Avvocati, l'esame di abilitazione deve essere svolto presso l'Ordine che ha rilasciato il certificato di compiuta pratica. E nel caso in cui l'aspirante legale trasferisca la propria residenza la domanda non può essere presentata presso un Consiglio dell'Ordine diverso da quello in cui si è svolto il tirocinio. Lo ha chiarito la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6694/05 depositata lo scorso 28 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso proposto dal ministero della Giustizia che si era visto annullare dal Tar Campania il provvedimento con il quale un aspirante avvocato era stato escluso dalla partecipazione agli esami di abilitazione per l'esercizio della professione forense. Del resto, il praticante aveva completato i due anni prescritti di tirocinio presso un Ordine, ma aveva presentato la domanda di esame presso un'altro, dove successivamente si era trasferito. Piazza Capo di Ferro nell'accogliere il ricorso di Via Arenula ha sostenuto che, in caso di trasferimento, il certificato di compiuta pratica viene rilasciato dal Consiglio dell'Ordine dove si è svolto l'ultimo semestre, sulla base di quanto certificato da quello di provenienza. A condizione, però, che il biennio non sia stato completato nell'Ordine di provenienza. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 14 giugno-28 novembre 2005, n. 6694 Presidente Riccio - Estensore Rulli Ricorrente ministero della Giustizia Fatto Con ricorso proposto innanzi al Tar per la Campania, il dr. Valperga impugnava il provvedimento con il quale era stato escluso dalla partecipazione agli esami di abilitazione per l'esercizio della professione forense, nella considerazione di avere completato i due anni prescritti di pratica forense presso un Ordine, e di avere presentato la domanda di esame presso altro Ordine ove si era trasferito successivamente, con la conseguenza che l'esame avrebbe dovuto essere sostenuto nella sede dell'Ordine dove si era compiuto il biennio di pratica forense. Il Tribunale adito ha accolto il gravame ritenendo che l'avvenuto rilascio del certificato di compiuta pratica dopo il primo biennio continuativo di pratica effettiva non impedisce al praticante procuratore di iscriversi presso un diverso registro di praticanti, dove abbia trasferito la residenza per la continuazione della pratica stessa, e di sostenere gli esami nel nuovo distretto, senza che a ciò sia di ostacolo la mancata continuità tra il biennio di pratica svolto nel distretto di provenienza ed il semestre effettuato nel distretto di nuova iscrizione. Con atto notificato in data 29 settembre 2004, il ministero della Giustizia ha proposto appello avverso la predetta decisione, ritenendola erronea e lesiva dei propri interessi. Afferma, in particolare, che il provvedimento di esclusione dell'originario ricorrente, impugnato innanzi al Tar, è stato posto in essere in puntuale applicazione di quanto previsto nelle circolari del Ministero n. 7/1947/U del 12 settembre 2001 e n. 3/10435/02/U del 14 novembre 2002, che precisavano come l'ammissione agli esami, nell'ipotesi di trasferimento del praticante, era subordinata al rilascio del certificato di compiuta pratica ivi si è compiuto l'ultimo semestre senza soluzione di continuità, e cioè nel distretto di nuova iscrizione dove si è completato il biennio, come si evince dall'interpretazione delle norme che regolano la fattispecie. L'Amministrazione chiede, a conclusione, l'accoglimento dell'appello e la riforma della sentenza di primo grado. Per resistere al giudizio si è costituito il dr. Valperga che eccepisce, preliminarmente, l'inammissibilità dell'appello per palese incongruenza del thema decidendum oggetto della sentenza impugnata ed i motivi posti a base del petitum di secondo grado. Da ciò conseguirebbe la infondatezza dell'unico motivo di appello secondo cui l'appellato non avrebbe completato il semestre integrativo di pratica. Conclude perché l'appello sia respinto. Tutte le parti hanno depositato memorie difensive insistendo nelle argomentazioni svolte e nelle già rassegnate conclusioni. Alla pubblica udienza del 14 giugno 2005, uditi i difensori delle parti, la controversia è passata in decisione. Diritto 1. La soluzione positiva resa dal giudice di primo grado assume a presupposto il rilievo che nella disciplina in materia di esami di abilitazione per l'esercizio della professione forense non è dato rinvenire quale requisito di partecipazione la continuità della pratica forense nella ipotesi di trasferimento in altro distretto come assume l'Amministrazione nel provvedimento impugnato. Si oppone, al contrario, che il detto requisito si evince dal combinato disposto dell'articolo 3 della legge 24 luglio 1985 dell'articolo 9, comma 1, del Dpr 101/90 che consente, dopo il trasferimento in altro distretto, lo svolgimento del c.d. semestre integrativo purché svolto continuativamente. 2. Precede all'esame nel merito dell'impugnativa quello della eccezione pregiudiziale sollevata in limine dalla difesa dell'appellato. Si eccepisce, in particolare l'inammissibilità dell'appello così come proposto atteso che l'unica doglianza prospettata non sarebbe quella posta a base dell'esclusione ed esaminata dal giudice di primo grado. L'eccezione non può essere condivisa. L'appello dell'Amministrazione deve, al contrario, essere letto nella sua interezza ed unitamente alla successiva memoria depositata il 9 giugno 2005. Nell'atto di appello, infatti, puntuale è il richiamo all'articolo 9 del Dpr 101/90 la cui interpretazione forma oggetto della controversia si precisa che la valenza del c.d. semestre integrativo presso altro distretto è subordinata al suo svolgimento senza soluzione di continuità rispetto alla pratica svolta nel distretto di provenienza. Si contestano, infine, le argomentazioni svolte dal giudice di primo grado. Le predette conclusioni sono state ulteriormente illustrate nella memoria difensiva nella quale si ribadisce la necessità che tutto il periodo di pratica forense, nell'ipotesi di trasferimento sia svolto senza soluzione di continuità. Si precisa, ancora, come l'attestazione del Consiglio dell'ordine degli avvocati secondo cui la pratica forense sarebbe avvenuta senza soluzione di continuità non risponde alla realtà dei fatti, poiché la documentazione in atti smentirebbe la predetta affermazione. 3. Ancora preliminarmente ed in punto di fatto, va contraddetta l'affermazione di parte appellata di aver completato il semestre completo di pratica e di non aver mai interrotto, dalla data di prima iscrizione nel registro dei praticanti, la pratica forense. Dalla documentazione versata in atti risulta, al contrario, che il dr. Valperga, iscritto presso il registro dei praticanti avvocati del distretto di Cagliari in data 8 novembre 1999 otteneva il certificato di compiuta pratica in data 8 novembre 2001, mentre la successiva iscrizione presso il distretto di Napoli, dove avrebbe compiuto il semestre integrativo, ha decorrenza 15 marzo 2002. Risulta, a questo punto, irrilevante la questione circa l'asserita completezza del c.d. semestre integrativo, su cui insiste parte appellata 4. Nel merito, peraltro, l'appello è fondato. Non possono, infatti, essere condivise le tesi argomentative assunte dal giudice di primo grado, il quale afferma che il requisito della continuità della pratica forense, nell'ipotesi di trasferimento, non trova alcun riscontro nella disciplina vigente. Ma soprattutto non è questo l'aspetto saliente per la decisione della controversia. Sotto il primo profilo, nell'ordinamento forense si rinvengono argomenti logici che portano a concludere in senso conforme alla diversa interpretazione sostenuta dall'Amministrazione della giustizia. Premesso che il biennio di pratica rappresenta ai sensi della legge un requisito minimo, si rileva infatti che tra le cause di cancellazione dal registro dei praticanti presso il consiglio dell'ordine, compiuta la pratica articolo 14 Rd 37/1934 , non è espressamente contemplata quella dell'avvenuto rilascio del relativo certificato nei confronti del praticante procuratore che non intenda iscriversi nell'elenco dei patrocinatori. D'altro canto, ai sensi dell'articolo 12 dello stesso Rd, l'avvenuto rilascio del certificato non impedisce l'iscrizione quale praticante non patrocinatore nel pertinente registro presso il Consiglio dell'ordine di altra provincia nella quale l'aspirante avvocato trasferisca la residenza, in attesa dell'espletamento degli esami per l'ammissione alla professione di avvocato. A ben vedere infatti il fine perseguito dalla legge è quello di garantire un periodo minimo di pratica compiuta in modo lodevole e proficuo, il che non può escludere che tale periodo possa essere protratto anche dopo il compimento del biennio. Peraltro, la genesi della norma di cui all'articolo 3, comma 1, della legge 406/85 secondo la quale i praticanti procuratori sostengono gli esami presso la corte d'appello nel cui distretto sono iscritti per la pratica , è stata quella di arginare il fenomeno delle migrazioni dei praticanti procuratori nel corso del biennio verso sedi di esame ritenute più vantaggiose. In questa direzione la norma regolamentare di cui all'articolo 9, nel testo vigente al momento che qui interessa, ha il precipuo fine di individuare il soggetto abilitato a rilasciare il certificato di compiuta pratica - di cui all'articolo 10, ovvero quello relativa al biennio minimo - rendendo esplicito il precetto già implicito nella norma di legge, nei casi in cui nel corso del biennio minimo si verifichi il trasferimento del praticante. Ed è questo il secondo profilo, rilevante per la decisione. In particolare la disposizione invocata così si esprime Il certificato di compiuta pratica di cui viene rilasciato dal Consiglio dell'Ordine che ha eseguito i previsti accertamenti sull'ultimo semestre di attività del praticante procuratore. In caso di trasferimento del praticante il Consiglio dell'Ordine di provenienza certifica l'avvenuto accertamento sui precedenti semestri e, ove il prescritto biennio di pratica risulti completato, rilascia il certificato di compiuta pratica . Accertato, quindi, che non esistono impedimenti normativi alla prosecuzione della pratica dopo il compiuto biennio, la formulazione della norma regolamentare consente di argomentare che l'avvenuto rilascio del certificato di compiuta pratica dopo il primo biennio continuativo di pratica effettiva non impedisca al praticante di iscriversi presso il registro dei praticanti del distretto in cui abbia trasferito la propria residenza per la continuazione della pratica. Ma in tal caso il certificato di compiuta pratica sarà rilasciato dal Consiglio dell'Ordine di provenienza non da quello di destinazione. In tali sensi si esprime infatti in modo inequivocabile il comma 2 dell'articolo 9 sopra riportato il Consiglio dell'Ordine di provenienza ove il prescritto biennio di pratica risulti completato, rilascia il certificato di compiuta pratica . Ne consegue che il certificato di compiuta pratica sarà rilasciato dal Consiglio dell'Ordine ove si è svolto l'ultimo semestre, in caso di trasferimento, sulla base di quanto certificato dal consiglio dell'Ordine di provenienza per i precedenti semestri, solo nel caso in cui presso il Consiglio dell'Ordine di provenienza non sia stato completato il biennio. Ne consegue ancora che il certificato di compiuta pratica è uno ed uno solo, e deve essere rilasciato dal Consiglio dell'Ordine dove si è completato il biennio di pratica. Solo così si spiega la portata dell'articolo 9, comma 3, del Dpr 101/90, che il certificato di compiuta pratica che è uno solo determina la Corte di Appello presso cui il praticante può sostenere gli esami di procuratore. Ciò al fine di impedire che attraverso facili espedienti il candidato possa scegliersi l'esaminatore di suo gradimento. Ne consegue la piena legittimità delle circolari ministeriali richiamate nell'esposizione del fatto e del consequenziale provvedimento di esclusione dell'appellato, che aveva completato il biennio di pratica forense presso un diverso Consiglio dell'Ordine, presso il quale avrebbe dovuto sostenere gli esami. 5. Per le considerazioni svolte, l'appello dell'Amministrazione va accolto e la sentenza impugnata va annullata. Le spese e gli onorari del doppio grado di giudizio, che si liquidano in dispositivo, seguono la regola della soccombenza. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quarta, definitivamente pronunciando, accoglie l'appello in epigrafe e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado. Pone a carico della parte appellata soccombente le spese e gli onorari dei due gradi di giudizio, spese che liquida in complessivi euro 5.000 cinquemila . Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 1 - 3 - N.R.G. 2708/2005 TRG