Pubblicità ingannevole: chi non si ravvede in fretta paga pegno

L'Authority ha fissato una sanzione amministrativa anche per una sedicente Università per l'ordinamento italiano non è tale che, nonostante i provvedimenti inibitori, ha continuato a diffondere comunicazioni promozionali che confondono i consumatori

Da quando l'Antitrust, che tra le proprie competenze ha anche quella di vigilare e sanzionare le pubblicità riscontrate come ingannevoli, ha ottenuto per legge la facoltà di irrogare direttamente penalità pecuniarie per le varie violazioni che riscontra, la lista dei bacchettati per inottemperanza si sta rapidamente allungando. In precedenza, infatti, la mancata adesione alle decisioni dell'Authority blocco, sospensione o eliminazione dei messaggi pubblicitari giudicati in grado di fuorviare i comportamenti dei consumatori, o palesemente ingannatori non poteva, immediatamente, divenire oggetto di nuove e più concrete sanzioni oggi invece queste esistono e vanno dalle multe, anche salate, fino - nei casi gravissimi - alla temporanea sospensione dell'attività di impresa. L'ultima a cadere nella sanzione per inottemperanza ai provvedimenti inibitori, bacchettata con una penalità pecuniaria da venticinquemila euro, è la Libera Università Internazionale G. W. Leibnitz , che in precedenza si vedano, nella sezione Arretrati, le edizioni dell'8 luglio 2003 e dell'8 novembre 2005 era stata riconosciuta come operatore di una pubblicità ingannevole. Le sue informazioni promozionali, diffuse attraverso il proprio sito Internet, erano state giudicate idonee a trarre in errore i destinatari in relazione alla qualifica dell'operatore pubblicitario come istituzione universitaria . L'organizzazione, invece, non godeva di alcun riconoscimento in Italia e i titoli rilasciati non potevano qualificarsi quali titoli aventi valore legale ai sensi delle normative nazionali. Nonostante le bacchettate dell'Antitrust, però, la Leibniz aveva fatto orecchie da mercante, anzi era risultata del tutto sorda, non dando seguito alle decisioni dell'Authority. Inevitabile, ora che gli strumenti ci sono, un segnale più concreto con la pesante sanzione amministrativa. Contro la quale la sedicente università potrebbe anche ricorrere ma con assai scarse chances visto che, adesso, la contestazione è quella di inottemperanza alle decisioni dell'Autorità Garante, una circostanza provata in via documentale, e non più sui contenuti del messaggio pregiudicato. m.c.m.