Castelli, l'ingegnere dei codici

Il ministro raccoglie in un pamphlet cinque anni di insulti dal centrosinistra e dalle toghe . L'Anm, da oggi in congresso, replica con un libro sulla deontologia

Benvenuto nel club. In quello dei più insultati. Ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha accolto così il ministro della Giustizia Roberto Castelli durante la presentazione del libro del Guardasigilli Maledetto ingegnere. Cinque anni di pregiudizi, insulti, calunnie e contumelie l'epilogo è leggibile tra i documenti correlati . Cinque anni di rapporti più che burrascosi che anche ieri si sono manifestati con una vera e propria guerra dei libri subito dopo la presentazione del volume del ministro, è stata la volta di quello dell'Associazione nazionale magistrati sulla deontologia giudiziaria che ha introdotto pure i lavori del 28 Congresso nazionale sull'argomento vedi anche l'intervista al presidente Ciro Riviezzo tra gli arretrati del 23 febbraio . Non me la sono sentita di mancare, io sono il presidente ad honorem del club degli eletti, del club degli insultati, volevo darti il benvenuto , ha dichiarato il presidente Berlusconi. Citando Tayllerand, Berlusconi ha poi affermato che se un uomo è attaccato da tutti non può che essere un buon uomo . Castelli, ha continuato il presidente del Consiglio, è stato un ottimo ministro, che ha lavorato con buon senso e bene ha fatto a mettere nero su bianco tutti i comportamenti tipici della sinistra , di intolleranza e pregiudizio nei confronti degli avversari, dei nemici. Mentre la magistratura, ha continuato Berlusconi, ha lavorato puntualmente come una bomba ad orologeria ad ogni scadenza elettorale, mandando avvisi di garanzia ad hoc. Il presidente del Consiglio ha poi concluso che abbandonerà la politica solo quando avrà assicurato agli italiani un processo giusto e sarà introdotta la separazione delle carriere tra Pm e giudici. Il programma della Cdl, contenente appunto la separazione delle carriere, molto probabilmente verrà divulgato oggi o comunque al massimo entro domenica 26 febbraio, termine ultimo stabilito dalla legge elettorale. Immediata la replica del presidente dell'Anm, Riviezzo che ha subito respinto le accuse del premier La giustizia lavora con i suoi tempi, indipendentemente dall'agenda politica e i giudici decidono sulla base della legge, non sulle convenienze politiche . Avevamo chiesto con garbo - ha detto il vicepresidente dell'Anm, Nello Rossi - di non essere tirati per i capelli in campagna elettorale, evidentemente non siamo stati ascoltati e lamentiamo queste strumentalizzazioni e volgarizzazioni . Riferendosi poi alla dichiarazione del premier sulla permanenza in politica sino alla separazione delle carriere, il presidente Riviezzo ha affermato auguriamo una lunga vita politica al presidente, l'eternità politica . Oggi intanto si aprirà il congresso, durante il quale i magistrati ribadiranno la richiesta di sospensione degli effetti della riforma della Giustizia. I vertici del sindacato hanno respinto tutte le critiche del Guardasigilli All'inizio avevo nutrito la speranza che un ingegnere potesse introdurre positive innovazioni - ha detto Nello Rossi di Md, la corrente particolarmente nel mirino del ministro - ma è proprio su questo terreno che il bilancio è negativo. Sull'informatizzazione degli uffici giudiziari si sono fatti passi indietro, il ministro non può cambiare le carte . Anche il segretario dell'Anm, Antonio Patrono, appartenente alla corrente di Mi, notoriamente più moderata ha stigmatizzato il vizio di attaccare le toghe da parte di esponenti della maggioranza. Nessuna accusa di strumentalizzazione della giustizia da parte dei magistrati è stata mai provata - ha detto Patrono - dalla politica non ci aspettiamo voti ai magistrati, ma mezzi per far funzionare la giustizia e questo non è mai stato fatto . p.a. Castelli nel suo libro ripercorre le tappe principali di questi cinque anni a via Arenula dal mandato di arresto europeo alla ex Cirielli, al rifiuto di concedere la grazia ad Adriano Sofri. Un capitolo a parte per la magistratura, in particolare a quel 27%, iscritto a Magistratura democratica che rivendica la propria collocazione politica . Chi detiene questo potere dello Stato - ha detto Castelli - deve prendere atto che il periodo storico di surroga della classe politica è finito, non può esservi infatti Stato democratico se i governanti, beninteso onesti, anziché rispondere al popolo devono rispondere per la loro azione politica ai magistrati . Il restante 71% dei magistrati, ha continuato Castelli, non persegue la lotta politica con strumenti che sono propri della magistratura, ma è comunque contro questo governo, per motivi istituzionali e corporativi perché percepisce il governo come quello che si vuole inserire nella sua autonomia. In pratica, ha ribadito i ministro, una parte della magistratura si contrappone al governo per motivi politici, l'altra per questioni istituzionali e corporative. Nella carrellata di insulti raccolti si va da incompetente e fazioso a pericolo per la democrazia , pirla , tordo , elefante in stato di ebbrezza , ministro contro la giustizia e ministro levasigilli , villano , marginale , sommamente incompetente . Nelle 97 pagine Castelli attacca soprattutto l'atteggiamento supponente degli avversari politici un presupposto e ingiustificato senso di superiorità della sinistra secondo il quale un ingegnere non può fare il ministro della Giustizia mentre un perito tecnico in telecomunicazioni come Carlo Leoni può fare il responsabile giustizia dei Ds. Il perito va bene - scrive il ministro - ma non va bene Castelli ha lamentato il Guardasigilli, che ha quindi illustrato il suo curriculum. Ha iniziato a studiare latino in quinta elementare, si è diplomato al liceo classico, e che liceo, quell'Alessandro Manzoni di Lecco politicamente noto, per aver diplomato personaggi come l'attuale presidente della Regione Lombardia, parlamentari di lungo corso e numerosi politici locali . Un Guardasigilli che si è specializzato in vari Paesi del mondo , ma che poi in Europa si è messo di traverso rispetto ad alcuni trattati europei, che ha creato un certo numero di posti di lavoro e che forse allora aspirava al ministero toccato al compagno di partito Roberto Maroni. La sinistra, ha sottolineato il Guardasigilli, non ha mai combinato nulla, D'Alema ha fallito con la Bicamerale e come presidente del Consiglio, noi siamo stati più bravi di loro . Tra le cose fatte il ministro cita la riforma del diritto societario, risalente al 1942, così come quella delle procedure concorsuali la riforma del Consiglio superiore della magistratura e la riforma del concorso per l'accesso alla professione forense che ha posto fine al turismo concorsuale , mentre una legge di cui va particolarmente orgoglioso e di cui si parla poco è quella relativa agli acquisti di immobili che ha posto fine ad una vera e propria piaga sociale . Discorso a parte poi per la riforma dell'Ordinamento giudiziario che ha superato ben quattro scioperi della magistratura se ciò si possa annoverare tra i meriti o le colpe lo diranno solo gli anni futuri . Nel frattempo si può solo dire che riguardo la riforma del Consiglio superiore della magistratura, esponenti della maggioranza, come ad esempio il presidente della commissione Giustizia del Senato Antonino Caruso An , avrebbero voluto correggerla, mentre a proposito della riforma del processo civile si è preferito passare attraverso il decreto legge contenente deleghe al Governo anziché passare tramite Ddl formalmente presentato e ultimato dalla commissione ministeriale. Ma sull'argomento si veda pure l'inchiesta a puntate pubblicata sull'edizione on line dell'11 e 18 febbraio. p.a.

Gli esordi Dopo Silvio Berlusconi, sono stato l'uomo più insultato di questa legislatura. Quando, quel pomeriggio di maggio del 2001, Umberto Bossi mi chiese se mi sentivo di assumere l'incarico di ministro della Giustizia, dandomi un'ora di tempo per decidere, sapevo che avrei dovuto affrontare un cammino assai difficile e accidentato. Non solo per il fatto che era noto che la giustizia italiana soffrisse di pesanti carenze, quali l'eccessiva durata dei procedimenti, il dominio ferreo delle correnti sulla magistratura e sul Csm, la connotazione politica di troppi magistrati. Ma anche per la particolare posizione giudiziaria di Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, colpiti da decine di provvedimenti, fatto che evidentemente poneva i due leader in una posizione assai delicata rispetto alla questione giustizia. Per tutti questi motivi ero conscio di andare a cavalcare la tigre, ma devo confessare che di un aspetto non avevo tenuto conto l'odio di cui sarei stato fatto segno. Odio che non solo ho letto nei comunicati, nelle dichiarazioni, negli articoli di giornale, ma che ho visto plasticamente rappresentato sulle facce di alcuni parlamentari della sinistra quando - ed è accaduto spesso - esponevo verità a loro avviso politicamente scorrette e dicevo cose che non si potevano dire. Il disprezzo evidentemente era pregiudiziale, dal momento che iniziò dalla mia prima apparizione ufficiale. Cominciai a capire cosa mi aspettava già dopo il mio primo intervento davanti ai capi degli uffici e al Consiglio superiore riuniti a Roma, il 14 luglio 2001. Feci ovviamente un discorso programmatico e conciliante, pur di fronte a una platea già ostile. Il giorno successivo La Repubblica titolò L'esordio di Castelli. Un ministro molto leggero . Se questa non è prevenzione Val la pena di portare alcuni brani dell'articolo per dare l'idea del clima di quei giorni. Francesco Saverio Borrelli e Piero Grasso si guardano negli occhi, si danno leggermente di gomito e si lasciano andare entrambi a una risata sorniona. Sono le 13 e il ministro della Giustizia Roberto Castelli se n'è andato da un paio di ore dai saloni sotterranei dell'Hotel Ergife. Lì il Csm ha dato appuntamento ai capi degli uffici giudiziari italiani e ha invitato anche il neoguardiasigilli. Attorno al Pg di Milano e al capo dei Pm di Palermo si affolla un crocicchio di giornalisti. E la domanda parte, inevitabile, per entrambi. Che ve ne pare del discorso di Castelli? . Grasso è uomo noto per le sue gag. E Borrelli per i suoi sorrisi enigmatici che valgono più di una risposta. I due si osservano per pochi secondi e poi rispondo, prima l'uno e poi l'altro, con una battuta. Grasso Oddio, non riesco proprio a ricordarmelo quello che ha detto . E Borrelli Ma perché, ha detto qualcosa? . Passa poco tempo e sempre su La Repubblica Giorgio Bocca scrive C'è da nominare un ministro della Giustizia che ricucia i rapporti democratici fra magistratura e politica? Si nomina l'ingegner Castelli, un esponente della vandea lombarda prealpina e del populismo ondivago Le parole magiche, della finta modernità, La Repubblica, 22 agosto 2001 . Che dire? Presi atto allora della prevenzione nei miei confronti e anche del tentativo di intimidazione insito in quelle parole. Quei tempi sembrano lontani, anche se sono trascorsi solo pochi anni. Occorre però ricordare il contesto in cui mi sono trovato ad operare, dopo un lungo decennio di patologica conflittualità tra potere politico e ordine giudiziario, con l'anomalia di magistrati che, attraverso un sapiente uso dei media, hanno agito sul corso della storia italiana in modo determinante. La situazione raggiungeva vertici parossistici a Milano. Pensiamo a Francesco Saverio Borrelli, una specie di semidio nel suo Olimpo. Ogni sua parola era verità rivelata, era il Magistrato con la Emme maiuscola. Faccio presente che prima di me, dal '90 in poi, tutti i ministri che hanno tentato di ordinare un'ispezione a Milano hanno dovuto abbandonare il Ministero perché in quel Palazzo si muovevano, di fatto, degli intoccabili. Stiamo parlando di magistrati che erano in grado, con un semplice comunicato, di bloccare i lavori della bicamerale di D'Alema che - è bene ricordarlo - tentò di varare la riforma dell'ordinamento giudiziario, oggi tanto contestata, senza rendersi conto che non aveva la forza per farlo. Nonostante tutto, però, in quella occasione sorrisi. Pensai che non sapevano chi avevano di fronte. Non capivano che un leghista della prima ora che arriva ai vertici del movimento, ha già dovuto superare dure prove, politiche ed esistenziali, e che ha quindi maturato una capacità di lotta e di resistenza superiore alla media. Commentando alcune mie dichiarazioni sui magistrati, Borrelli mi definì personaggio assai modesto . Anzi, per la precisione disse Io non prendo nemmeno in considerazione le parole dette da un personaggio la cui statura è, per la verità, assai modesta sia politicamente che tecnicamente Ansa, 17 gennaio 2004 . Il Pg di Milano Borrelli e il procuratore D'Ambrosio furono particolarmente astiosi nei miei confronti. Con loro adottai una tattica molto semplice sapevo che il tempo era dalla mia parte, a causa della loro età, e non accettai mai le loro provocazioni. Tra l'altro è curioso notare che, di persona, Borrelli mi apostrofava con un ossequioso signor ministro , salvo poi spararmi addosso ad ogni piè sospinto. Fino a ieri erano due simpatici pensionati di cui pochi di ricordavano. Un po' poco per chi, come si sussurra nel Palazzo di Giustizia di Milano, per qualche tempo, ai tempi d'oro di Mani Pulite, coltivò il sogno di diventare Presidente della Repubblica. Tra l'altro non ho mai capito perché Borrelli volle sottoporsi all'umiliazione di presentare domanda per la riammissione in magistratura, pur sapendo benissimo che non il ministro, ma il Csm l'avrebbe respinta, come poi è puntualmente avvenuto. Mi viene in mentre un testo di Davide Van de Sfross, cantante-poeta dialettale com'asco Un qualsiasi vestìi s ta son biutt , Sotto qualunque vestito sono nudo . Anch'io la penso così e sono pronto a tornare nell'anonimato, nella condizione dell'uomo nudo, in nulla diverso dai suoi simili. Forse Borrelli invece ha scoperto di essere qualcuno proprio per il suo status di togato. Ha preso consapevolezza che senza toga non era più nessuno. E non lo ha sopportato. La situazione è cambiata un po' all'inizio di febbraio del 2006 perché la candidatura di D'Ambrosio nelle liste dei Ds per le elezioni politiche ha sollevato molte polemiche e ha riportato entrambi i magistrati agli onori delle cronache. Dico entrambi perché i due sembrano quelle coppie famose, per le quali pare che l'uno non possa fare un passo senza l'altro. Che so, i fratelli Wraight o, se non sono troppo irriverente, Bibì e Bibò. Certo questa candidatura ha portato alla ribalta il sempiterno problema del collateralismo delle cosiddette toghe rosse con i Ds. Da parte mia, continuo a pensare che la magistratura debba stare lontana dagli schieramenti politici per preservare la sua immagine di terzietà. Credo che questo sarà un tema che vada approfondito, questa volta si, con metodo bipartisan. Certamente questa candidatura solleva qualche sorpresa considerate le dichiarazioni che D'Ambrosio rilasciò quando venne messo a riposto Cito Non mi darò alla politica, mi occuperò ancora dei problemi della giustizia perché voglio continuare a perseguire questo fine, quello di una giustizia giusta Anda, 29 novembre 2002 . E ancora, rispondendo ad una domanda su una sua eventuale candidatura politica Arriverebbe quando avrei 77 anni. Credo che per allora mi sarò già ritirato in buon ordine Intervista a La Repubblica 29 novembre 2002 . Un luminoso esempio di coerenza. Ma tant'è