Agenti di commercio, valido l'avviso di accertamento fondato sui consumi di carburante

Secondo la Suprema corte, le schede benzina sono un sintomo del reddito prodotto e una presunzione su cui il fisco può fondare l'accertamento

Per la Cassazione redditometri retroattivi e con ampia portata. Infatti, il consumo di carburante è per un agente di commercio un sintomo del reddito prodotto e una presunzione su cui il fisco può fondare il suo accertamento. A dirlo è stata la Suprema corte che, con la sentenza 15124/06 del 30 giugno qui leggibile tra gli allegati, ha, fra l'altro, ritenuto legittima l'applicazione retroattiva dei cosiddetti redditometri. Questo il responso dato dai giudici della sezione tributaria a un agente di commercio che si era visto notificare un avviso di accertamento per maggior reddito dal locale ufficio delle imposte. L'amministrazione finanziaria si era avvalsa di coefficienti presuntivi e in particolare aveva analizzato i consumi di carburante tracciando ipoteticamente il percorso fatto, ed elevando gli incassi. L'uomo si era così rivolto al giudice tributario che, sia in primo sia in secondo grado, gli aveva dato torto. Così ha fatto ricorso in Cassazione prospettando l'illegittimità della presunzione usata dall'ufficio relativa al consumo di carburante e l'applicazione di redditometri stabiliti dal ministero delle Finanze con decreto successivo al periodo d'imposta di riferimento. I giudici della quinta sezione hanno respinto integralmente il ricorso. L'idoneità del consumo di carburante , si legge nelle motivazioni, a rilevare una proporzionale corrispondente produzione reddituale costituisce un dato di comune esperienza, certo e condivisibile, attesa la indiscussa necessità di quel consumo per lo svolgimento della specifica attività di agente di commercio nell'ambito del consumo di carburante dichiarato da ciascun contribuente, poi, rientra certamente anche quello utilizzato per la visita al potenziale cliente ovvero per la visita periodica ai clienti o, ancora, per l'attività di riscossione dei crediti, quindi un consumo che non frutta ordinativi e non attribuisce nessuna provvigione tanto, però, non toglie al fatto il suo significativo valore indiziario in quanto le visite dette caratterizzano l'attività di tutti gli agenti di commercio e, quindi, costituiscono un elemento negativo già compreso nei dati contenuti nelle dichiarazioni dei redditi degli agenti di commercio e, pertanto, considerato nell'elaborazione dei coefficienti presuntivi redditometri di quella attività economica per cui deve ritenersi senz'altro legittima la logica deduzione del volume di affari dal consumo di carburante . deb.alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 21 marzo - 30 giugno 2006, n. 15124 Presidente Saccucci - relatore D'Alonzo