Qualsiasi anticipazione sul proprio convincimento mette il giudice a rischio ricusazione

Le Sezioni unite penali allargano i confini della contestazione sono da considerare rilevanti anche le manifestazioni di opinioni tenute all'interno del procedimento

Giro di vite della Cassazione sulla ricusazione in sede penale. Il giudice, infatti, può essere ricusato se anticipa valutazione sull'oggetto e l'esito del giudizio, senza che ciò sia necessario ai fini del procedimento. Non solo, l'indebita anticipazione del proprio convincimento si allarga oltre che alle manifestazioni di opinioni compiute al di fuori della sede processuale anche a quelle tenute all'interno dello stesso procedimento. Lo hanno chiarito le Sezioni unite penali della Cassazione che con la sentenza 41263/05, depositata il 15 novembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati, hanno dato risposta favorevole a due importati questioni giurisprudenziali sorte in tema di ricusazione la prima, riguarda il se possa essere ricusato per indebita manifestazione del proprio convincimento il giudice che, nel corso del giudizio, abbia pronunciato un provvedimento la cui motivazione anticipi in concreto la decisione sui fatti oggetto della imputazione . La risposta del massimo Consesso è stata affermativa solo qualora il giudice, con affermazioni non pertinenti, manifesti in modo ingiustificato il proprio convincimento sui fatti oggetto dell'imputazione . La seconda, prende in considerazione il se possa integrare motivo di ricusazione del giudice per indebita manifestazione del proprio convincimento l'avere provveduto, nel corso del giudizio, a rigettare un'istanza diretta a sollecitare i poteri probatori ex officio previsti dall'articolo 507 Cpp, allorchè la motivazione ecceda i limiti strettamente necessari alla pronuncia e, in ogni caso, manifesti in concreto una anticipata valutazione della res iudicanda . Anche il questo caso, il responso degli ermellini è stato affermativo solo però qualora la motivazione, eccedendo i limiti funzionali alla pronuncia, manifesti indebitamente in concreto il convincimento del giudice sui fatti oggetto dell'imputazione . Sul punto, poi, di stabilire se fossero giusta causa di ricusazione sia le opinioni espresse fuori che all'interno del procedimento, le Sezioni unite hanno replicato con il codice alla mano la formulazione della lettera b , comma 1, dell'articolo Cpp non fa alcuna distinzione tra indebite anticipazioni di convincimento intervenute nell'ambito dello stesso procedimento od in un procedimento diverso . L'aspetto essenziale è che l'anticipazione colpisca l'oggetto della causa o dell'imputazione. Pertanto, deve affermarsi il seguente principio di diritto costituisce indebita manifestazione del proprio convincimento da parte del giudice, prevista come causa di ricusazione dall'articolo 37, comma 1, lettera b Cpp, l'anticipazione di valutazioni sul merito della res iudicanda , ovvero sulla colpevolezza od innocenza dell'imputato in ordine ai fatti oggetto del processo, compiuta sia all'interno del medesimo procedimento che in un procedimento diverso senza che tali valutazioni siano imposte o giustificate dalle sequenze procedimentali previste dalla legge od allorché esse invadano senza necessità e senza nesso funzionale con l'atto da compiere l'ambito della decisione finale di merito, anticipandone in tutto od in parte gli esiti .

Cassazione - Sezioni unite penali cc - sentenza 27 settembre-15 novembre 2005, n. 41263 Presidente Fattori - Relatore Gironi Ricorrente Falzone ed altri Svolgimento del processo 1. Con ordinanza in data 29 gennaio 2004 la Corte di appello di Palermo ha dichiarato inammissibile la dichiarazione di ricusazione del giudice monocratico del Tribunale di Termini Imerese dott.ssa Sammartino effettuata da Falzone William Savio, Ficarra Giuseppe e Faso Francesco nel procedimento pendente a loro carico per il reato di lesioni colpose, sul rilievo che le valutazioni espresse dal giudicante nel rigettare, per ritenuta superfluità delle prove, un'istanza volta all'ammissione di un teste ed all'espletamento di una perizia rientravano nei compiti propri del giudice del dibattimento e non potevano, pertanto, essere interpretate come una indebita manifestazione di giudizio prima della decisione sui fatti del processo . 2. Avverso la predetta ordinanza hanno proposto ricorso il Falzone ed il Faso per asserita carenza e, comunque, per illogicità della motivazione del provvedimento impugnato, sull'assunto che il giudice ricusato non ha per niente esplicato le ragioni per le quali il tecnico verificatore della gru della Asl 6 di Palermo non dovesse essere escusso ex articolo 507 Cpp, pur avendo la difesa degli imputali rilevato che si trattasse dell'unico soggetto esistente che potesse sapere in quale stato si trovava il dispositivo di sicurezza della gru, elemento sul quale poggia l'intero esito del processo in parola . I ricorrenti assumono, altresì, che la corte territoriale avrebbe deciso senza disporre dei necessari elementi di valutazione, non essendo ancora stata effettuata la trascrizione della registrazione relativa all'udienza del 15 gennaio 2004 e, segnatamente, della deposizione testimoniale su cui, in una con il contenuto dell'ordinanza emessa sull'istanza istruttoria proposta ex articolo 507 Cpp, la dichiarazione di ricusazione era stata fondata. 3. La quarta sezione penale, investita della decisione del ricorso, ha rimesso lo stesso a queste Su, rilevando l'esistenza di un contrasto giurisprudenziale in ordine alla possibile rilevanza quale causa di ricusazione, fatta salva la sua valutazione nel merito, dell'anticipata manifestazione di' convincimenti sulla res iudicanda compiuta dal giudice all'interno del medesimo processo, non senza, peraltro, lasciare trasparire la propria opzione per una soluzione affermativa della questione. Il contrasto, secondo quanto evidenziato nell'ordinanza di rimessione, si incentrerebbe sulla contrapposizione tra un filone giurisprudenziale risalente nel tempo, che escluderebbe ogni rilevanza a manifestazioni compiute all'interno dello stesso procedimento, ritenendo che le indebite espressioni di convincimenti previste come causa di ricusazione debbano estrinsecarsi al di fuori della sede processuale e dei compiti istituzionali propri dell'organo giudicante si citano, in tal senso, Cassazione, Sezione quarta, 11 ottobre 1993, Rizzi, in Ced Cassazione rv. 195.350, Sezione quinta, 1 giugno 1995, Ferretti, id., rv. 202.21.3 e Sezione sesta, 22 gennaio 2002, Barsi, id., rv. 122032 , ed altro più recente indirizzo, rappresentato dalla sentenza della Sezione quinta 26.gennaio 1999, Iacopini, id., rv. 213537, che, facendo leva sulla nuova formulazione dell'articolo 111 Cost. in tema di giusto processo imponente la netta distinzione fra il momento di acquisizione e quello di valutazione della prova ed anticipando quanto espresso dalla Corte costituzionale nella sentenza 283/00 in Giur. It., 2000, 1890 , assegnerebbe rilevanza anche alle manifestazioni di opinioni compiute nella medesima sede processuale, mediante anticipazione di convincimenti anteriormente al completamento dell'istruzione probatoria e prima della fase deliberativa della decisione. 4. Il Pg requirente presso questa corte ha concluso per l'inammissibilità del ricorso, non ravvisando nella fattispecie alcuna concreta anticipazione di un giudizio di mento in ordine al fatto-reato contestato agli imputati ricusanti ed alla responsabilità o meno dei medesimi. Motivi della decisione 5. La questione sottoposta all'esame di queste sezioni unite, nei termini prospettati nell'ordinanza di rimessione, non consente, in realtà, di registrare un effettivo contrasto nella giurisprudenza di legittimità, non rinvenendosi affermazioni di principio volte ad escludere dall'ambito di applicabilità dell'articolo 37 Cpp, e, segnatamente, dalla previsione di cui alla lettera b del primo comma, l'indebita anticipazione del proprio convincimento sulla res iudicanda compiuta dall'organo giudicante all'interno del medesimo procedimento. La sentenza della Sezione sesta, 11 ottobre 1993, Rizz., citata come esempio dell'orientamento che circoscriverebbe la rilevanza dell'indebita anticipazione di convincimenti ai comportamenti tenuti al di fuori della sede processuale e dei compiti istituzionali del giudice, nell'esaminare una fattispecie di ricusazione di un Gip da parte del Pm in cui l'attività asseritamente pregiudicata consisteva nella decisione da assumere su di una richiesta di archiviazione e quella pregiudicante nella precedente declaratoria di inammissibilità di una richiesta di incidente probatorio per l'espletamento di una perizia medico-legale, ha, invero, incentrato la propria valutazione sulla possibilità di qualificare o meno come indebita la pronuncia sull'istanza di incidente probatorio e, pur assumendo che l'avverbio indebitamente significherebbe fuori della sede processuale, fuori dai compiti e dai ruoli del giudice, ha annullato senza rinvio l'ordinanza che aveva accolto la dichiarazione di ricusazione, rilevando che la precedente decisione del Gip costituiva un intervento inevitabile e non connotabile come indebito in quanto previsto dalla legge. Al di là della locuzione sopra riportata, che presenta una valenza essenzialmente esemplificativa ma non esclusiva di altre possibili situazioni e la cui lettura non può prescindere dal contesto motivazionale né dalla specificità del caso esaminato, la Corte di legittimità ha, dunque, negato rilevanza alla pretesa causa pregiudicante, essendo questa costituita da un atto necessariamente e doverosamente compiuto dal giudice secondo l'iter procedimentale disegnato dalla legge e, pertanto, in nessun modo definibile come indebita anticipazione di giudizio, pur concedendo che il rifiuto di una prova richiesta dalle parti, per essere ritenuta ininfluente o superata da altre prove valutate come prevalenti od inoppugnabili, getti una luce sull'intimo convincimento del giudice . Non diversamente vanno interpretate le statuizioni di cui a Cassazione Sezione quinta, 1 giugno 1995, Ferretti, Ced. Cassazione, rv. 202213, che ha tralaticiamente recepito dalla precedente sentenza la formula secondo cui indebita sarebbe solo la manifestazione compiuta fuori dalla sede processuale e fuori dei compiti e dai ruoli del giudice , ed a Cassazione Sezione sesta, 22 gennaio 2002, Barsi, id., rv. 220032, che, nell'esaminare un caso di preteso pregiudizio per la decisione su di un'opposizione ex articolo 263, comma 5, Cpp avverso-provvedimento del Pm in tema restituzione di cose sequestrate derivante dalla precedente adozione, nel medesimo procedimento, di misura cautelare personale, ha escluso ogni valenza pregiudicante della pregressa attività, rilevando che la nuova pronuncia riguardava una decisione non attinente al merito della causa né in alcun modo coordinata alla sua decisione finale ancora una volta, dunque, l'attenzione si è accentrata essenzialmente sul carattere doveroso od antidoveroso dell'attività compiuta in precedenza dal giudice, ovvero sulla natura debita od indebita dell'esternazione, piuttosto che sulla circostanza che essa sia avvenuta all'interno od all'esterno del procedimento dato. La locuzione fuori dalla sede processuale e fuori dai compiti e dai ruoli del giudice deve, dunque, interpretarsi come un'endiadi i cui termini concorrono ad individuare manifestazioni di opinioni non necessariamente e fisiologicamente connesse o non funzionali al corretto adempimento delle attribuzioni istituzionali dell'organo giudicante. 6. La formulazione della lettera b , comma 1, dell'articolo Cpp non fa, del resto, alcuna distinzione tra indebite anticipazioni di convincimento intervenute nell'ambito dello stesso procedimento od in un procedimento diverso, come esplicitamente riconosciuto da Cassazione, Sezione, sesta, 19 maggio 2004, Giaccone, Ced Cassazione, rv. 230461, limitandosi a prevedere come cause di ricusazione quelle esternazioni che, pur compiute nell'esercizio delle funzioni, costituiscano indebita anticipazione di giudizio sui fatti oggetto dell'imputazione, con ciò non escludendo che tali evenienze possano darsi anche in sede endoprocessuale, sempre che, tuttavia, esse possano considerarsi indebite nel senso anzidetto e riguardino, come ben chiarito dalla succitata sentenza Barsi, valutazione di merito sullo stesso fatto e in ordine al medesimo soggetto, collegata alla decisione finale del processo . La disposizione in esame concerne dunque, all'evidenza, quelle situazioni di potenziale pregiudizio per la funzione giudicante non tipizzate a differenza delle cause di incompatibilità - costituenti anche cause di astensione e di ricusazione - previste dall'articolo 34 Cpp, come integrato dagli innesti derivanti dalle numerose pronunce additive della corte costituzionale sin qui succedutesi né preventivamente tipizzabili e compendiate, pertanto, in una clausola generale di sintesi la cui applicabilltà, come puntualizzato da Cassazione, Sezione sesta, 11 aprile 2002, Arnone, Giust. Pen. 2004, III, 366,va verificata in concreto dal prudente apprezzamento dell'interprete, con riguardo alle peculiarità di ogni singola fattispecie. Concetti analoghi si rinvengono nella sentenza 283/00, Giur. It., 2000, 1890, con cui la Corte costituzionale, chiamata a scrutinare la legittimità dell'articolo 37, comma 1, Cpp in riferimento agli articoli 3 e 24 Cost. nella parte in cui la norma non prevede, tra le ipotesi di ricusazione, anche quella di situazioni pregiudicanti riferite a rapporti processuali che non investono lo stesso procedimento , ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma, adottando anche in tal caso una pronuncia di natura additiva e ravvisando ragioni di incostituzionalità nella mancata previsione della ricusabilità del giudice che, chiamato a decidere sulla responsabilità di un imputato, abbia espresso in altro procedimento, anche non penale, una valutazione di merito sullo stesso fatto nei confronti del medesimo soggetto situazione già ritenuta dalla stessa Corte costituzionale riconducibile alla previsione dell'articolo 36, lettera h , Cpp quale possibile causa di astensione con sentenza 113/00, in Foro it., 2000, 1, 1743 . Come, peraltro, emerge da un passaggio del paragrafo 3 della motivazione in diritto , ciò non significa che l'ambito della norma debba ritenersi circoscritto alle sole esternazioni compiute in un diverso procedimento è stato, infatti, nello stesso contesto precisato che, attraverso gli istituti dell'incompatibilità, dell'astensione e della ricusazione, il legislatore ha inteso apprestare la necessaria tutela del principio del giusto processo in tutti i casi in cui può risultare compromessa l'imparzialità del giudice le ragioni del pregiudizio sono infatti oggettivamente identiche sia quando il giudice ha manifestato il proprio convincimento all'interno del medesimo procedimento mediante un atto o l'esercizio di una funzione a cui il legislatore attribuisce astrattamente e preventivamente effetti pregiudicanti, sia quando la valutazione di merito è stata espressa in un diverso procedimento ovvero nel medesimo procedimento, ma mediante un atto che non presuppone una tale valutazione e gli effétti pregiudicanti debbano quindi essere accertati in concreto, grazie agli istituti dell'astensione e della ricusazione , dove la locuzione riportata in neretto sta chiaramente a significare che anche valutazioni di merito espresse all'interno del medesimo procedimento possono rilevare come cause di ricusazione, purché indebite, ovvero tali da non presupporre ossia tali da non implicare, non comportare, non richiedere, non rendere necessarie secondo la fisiologia dell'atto valutazioni di siffatto genere. Mentre, infatti, come pure posto in rilievo dalla Consulta, le cause di incompatibilità di cui all'articolo 34 si riferiscono tutte a situazioni verificatesi all'interno del medesimo procedimento, ivi compresa l'ipotesi presa in esame dalla sentenza 371/96 alla diversità formate del procedimento facendo riscontro la sostanziale unitarietà della vicenda processuale , l'articolo 37, comma 1, lettera b non opera alcuna distinzione in relazione alla sede in cui l'indebita anticipazione di giudizio si sia manifestata, limitandosi a prevedere che l'attività pregiudicante sia stata compiuta nell'esercizio delle funzioni e con anticipo rispetto alla pronuncia della sentenza. Nel caso esaminato dalla citata sentenza 283/00 la necessità di ricorrere ad una sentenza additiva di declaratoria di illegittimità costituzionale anziché ad una mera sentenza interpretativa di rigetto è derivata al giudice delle leggi dal fatto che l'attività stigmatizzata come pregiudicante consisteva in valutazioni di merito sulla res iudicanda legittimamente e doverosamente, compiute in un diverso procedimento e, come tali, non rientranti nella previsione dell'articolo 37, comma 1, lettera b non già perché espresse in sede extra-processuale ma perché tutt'altro che indebite. 7. La soluzione della questione, come individuata nel termini posti dalla sezione rimettente, non può, in conclusione, che essere decisamente affermativa, non potendosi dubitare che anche l'anticipata manifestazione di convincimenti sul merito, della res iudicanda compiuta all'interno del medesimo processo possa dar luogo ad una causa di ricusazione del giudice, L'analisi deve, tuttavia, essere a questo punto estesa ai presupposti necessari perché ciò possa, in concreto, verificarsi ed essere, pertanto, focalizzata sul carattere indebito o meno dell'anticipazione. Per quanto già sin qui n'levato in ordine agli orientamenti della giurisprudenza costituzionale e di quella di legittimità, tale connotato potrà ravvisarsi solo ove il giudice esprima valutazioni anticipate sui fatti oggetto dell'imputazione ovvero sul thema decidendum, identificato dalla duplice identità sia dell'accusato che dell'accusa in modo del tutto avulso dal propri compiti istituzionali ed al di fuori di ogni necessità funzionale o di collegamento con l'iter del procedimento prefigurato dalla legge. Restano, pertanto, fuori del raggio d'azione dell'articolo 37, comma 1, lettera b cit. le attività endoprocessuali, non costituenti cause di incompatibilità ex articolo 34 Cpp, che il giudice compie secondo le scansioni o sequenze procedimentali normativamente previste e costituenti passaggi obbligati e necessari del percorso che il giudice deve seguire per pervenire alla decisione finale in quanto momenti prodromici e strumentali rispetto ad essa, sempre che le esternazioni si mantengano nel limiti funzionali allo scopo tipico dell'atto e non invadano senza necessità e senza giustificazione lo spazio riservato alla deliberazione conclusiva sul merito della res iudicanda, anticipandone arbitrariamente gli esiti. 8. La ricca casistica giurisprudenziale sin qui formatasi in materia costituisce valido ausilio per le soluzioni da dare ai casi concreti Cassazione 25 giugno 1996, Giocondo, Ced Cassazione rv 205.495, ha, ad esempio, stabilito che non può dar luogo a causa di ricusazione l'opinione espressa dal giudice quale autore di provvedimento cautelare di natura interinale previsto dalla legge e sottoposto a successiva convalida del giudice collegiale nella specie sequestro provvisorio di beni in vista dell'applicazione di misura di prevenzione patrimoniale applicato dal presidente del collegio ex articolo 2bis, comma 4, legge 575/65 , trattandosi di attribuzione espressamente prevista dalla legge che impone, all'uopo, l'adozione di decreto motivato Cassazione Sezione prima, 6 ottobre 1993, Favia, id., rv. 196.216, ha escluso che possa ritenersi indebita manifestazione del proprio convincimento al fini della ricusazione la delibazione incidentale e strumentale di una questione procedurale da parte dei componenti di un organo collegiale, non potendo l'imparzialità del giudice considerarsi pregiudicata da una qualsivoglia valutazione compiuta nello stesso procedimento, a meno di non negare in radice lo stesso concetto di procedimento come serie preordinata di atti ed ancora Cassazione, Sezione sesta, 27 novembre 2002, Melandri, id., rv. 223.921, sia pure nella diversa ottica dell'articolo 34 Cpp, ha negato che la sancita incompatibilità tra le funzioni di Gip e quelle di Gup possa intendersi in modo rigido, ritenendo che, anche alla luce delle deroghe espresse introdotte mediante l'inserimento nel predetto articolo dei commi 2ter e 2quater, comprensive dell'assunzione di incidente probatorio, essa vada circoscritta alle ipotesi in cui lo stesso giudice persona fisica abbia adottato un provvedimento implicante l'esame del merito dell'imputazione fattispecie di rigetto, da parte del Gip, di istanza di acquisizione probatoria al sensi dell'articolo 368 Cpp, ritenuta non pregiudicante delle successive funzioni di Gup in quanto non implicante alcuna funzione decisoria di merito Cassazione, Sezione sesta, 3 febbraio 1998 Menini. id. rv. 210825. sia pur esaminando il caso sotto il profilo della previsione di cui all'articolo 36, comma 1, lettera e , Cpp ha escluso che possa costituire causa di astensione e, quindi, di ricusazione ex articolo 37, comma 1, lettera a l'invito, rivolto dal presidente di un organo collegiale, nell'ambito di un giudizio direttissimo, ad una parte a precisare le circostanze su cui doveva vertere l'esame di un testimone, rientrando tale iniziativa nelle prerogative presidenziali di direzione del dibattimento ed accordandosi essa con il ruolo attivo assegnato al giudice dall'ordinamento, ed ha stabilito il principio che non ricorre causa di astensione o ricusazione ove la prospettazione offerta dal giudice si collochi nell'ambito delle sue funzioni e ne costituisca legittima espressione nello stesso solco Cassazione Sezione prima, 16 dicembre 1998, Albanese id., rv. 212.451 ha stabilito che l'adozione di provvedimenti sulla libertà personale di un imputato nei cui confronti è in corso il dibattimento non costituisce motivo di ricusazione dei giudici del collegio fattispecie di ricusazione di presidente di Corte d'assise che aveva partecipato, in sede dibattimentale, alla decisione relativa ad un'istanza di revoca di misura cautelare analogamente Cassazione, Sezione sesta 2.5ottobre 20.00Beheluli, id. rv. 218.174, ha negato che costituisca indebita manifestazione del convincimento del giudice l'adozione di decreto motivato che decida in ordine alla richiesta di giudizio immediato formulata dal Pm, potendosi tale connotazione ritenere esistente solo in presenza di una evitabile ovvero non necessaria anticipazione di giudizio e non anche quando il giudice indichi doverosamente in motivazione le ragioni poste a base della decisione assunta. Per altro verso, ma in coerenza con le decisioni sin qui citate, Cassazione Sezione seconda, 2 dicembre 1993, Montagner, Ced Cassazione, rv. 195.184, ha escluso che il comportamento tenuto nel corso del dibattimento dal giudice, anche ove si adduca animosità nell'esercizio della funzione od i provvedimenti adottati integrino violazione di legge, valga a costituire causa di ricusazione, potendo ciò avvenire solo qualora il giudicante, anche nell'esercizio delle sue funzioni, manifesti indebitamente il proprio pensiero sui fatti oggetto del procedimento, ovvero esprima opinioni sulla colpevolezza od innocenza dell'imputato senza alcuna necessità e fuori di ogni collegamento o legame con l'attività giurisdizionale da ultimo Cassazione, Sezione 1,6 gprile 200-5, Pagano, id., rv. 231566, richiamandosi alla statuizione della, sentenza Montagner, ha ribadito che l'avverbio indebitamente di cui all'articolo 37, comma 1, lettera b va inteso nel senso che la manifestazione del convincimento deve consistere nell'anticipazione dell'opinione sulla colpevolezza o sull'innocenza dell'imputato senza che ne esista necessità ai fini della decisione adottata e, in definitiva, fuori da ogni collegamento o legame con l'esercizio delle funzioni giurisdizionali inerenti al fatto esaminato fattispecie in cui è stata negata valenza di causa di ricusazione alla valutazione istruttoria espressa dal tribunale nel rigettare istanza per l'espletamento di una perizia medico-legale . 9. Al termine della disamina che precede può, conclusivamente, formularsi il seguente principio di diritto costituisce indebita manifestazione del proprio convincimento da parte del giudice, prevista come causa di ricusazione dall'articolo 37, comma 1, lettera b Cpp, l'anticipazione di valutazioni sul merito della res iudicanda , ovvero sulla colpevolezza od innocenza dell'imputato in ordine ai fatti oggetto del processo, compiuta sia all'interno del medesimo procedimento che in un procedimento diverso senza che tali valutazioni siano imposte o giustificate dalle sequenze procedimentali previste dalla legge od allorché esse invadano senza necessità e senza nesso funzionale con l'atto da compiere l'ambito della decisione finale di merito, anticipandone in tutto od in parte gli esiti . 10. Alla stregua di quanto precede, evidente appare l'infondatezza del ricorso in esame, essendosi la Corte territoriale attenuta ai criteri sostanzialmente univoci stabiliti, nonostante talune sfasature lessicali, dalla giurisprudenza di legittimità in materia ed avendo essa correttamente ritenuto che il giudice ricusato si era, nella specie, mantenuto nell'ambito delle proprie attribuzioni e dei limiti funzionali strettamente connessi alla decisione da assumere nel giudicare la richiesta di ammissione di nuove prove formulata dalla difesa ai sensi dell'articolo 507 Cpp, inevitabilmente implicante, ai fini dell'esercizio dei sollecitati poteri ufficiali, la valutazione in ordine alla assoluta necessità o meno delle prove stesse alla luce di quelle già acquisite. Del tutto irrilevante è, poi, che la Corte di appello abbia deciso senza disporre della trascrizione della riproduzione fonografica dell'udienza, dovendosi l'esame della dichiarazione di ricusazione basare sul contenuto del provvedimento del giudice di cui si assumeva la valenza pregiudicante, nel quale unicamente sarebbero state espresse le valutazioni ritenute indebite, mentre il rimedio previsto dalla legge per denunciare pretese lacune motivazionali dell'ordinanza reiettiva della richiesta di supplemento istruttorio, all'evidenza non integranti alcuna anticipazione di giudizio, non può che consistere nell'impugnazione della stessa ordinanza dibattimentale ex articolo 586 Cpp. PQM Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del procedimento.