Niente interdizione per il dentista che tollera gli sconfinamenti dell'odontotecnico

Affinchè vi sia una effettiva agevolazione dell'esercizio arbitrario della professione medica occorrono consapevolezza e dolo specifico. Non basta supporre o temere l'abuso altrui per essere sospeso dall'Ordine

Il dentista che chiude un occhio e tollera nel suo studio un odontotecnico che, di fatto, esercita come un medico non agevola l'esercizio arbitrario della professione e quindi non può essere interdetto dalla professione. È quanto stabilito dalla Corte di cassazione con la sentenza 834/07 depositata ieri, 16 gennaio e qui leggibile nei documenti correlati . L'ordine della provincia di Venezia aveva irrogato a un medico odontoiatra la sanzione dell'interdizione dall'esercizio della professione. Ciò perché questi aveva tollerato che un odontotecnico svolgesse nel suo studio la professione medica. Il sanitario ha impugnato la decisione di fronte alla commissione centrale che ha respinto. Così ha fatto ricorso in Cassazione. Qui le cose sono andate diversamente. I giudici della terza sezione lo hanno accolto. Si può affermare - ha messo nero su bianco il Collegio - che l'articolo 8 della legge 175 del 1992 prevede un illecito disciplinare, la cui materialità è costituita dal prestare il nome o l'attività, connotato dal dolo specifico di consentire oppure agevolare l'esercizio abusivo della professione . In poche parole se il medico ha solo previsto e temuto l'esercizio abusivo senza fare nulla per impedirlo, non può essere ritenuto responsabile né sospeso dal suo ordine professionale. deb.alb

Cassazione - Sezione terza civile - sentenza 22 novembre 2006-16 gennaio 2007, n. 834 Presidente Fiduccia - Relatore Durante Ricorrente Carisi Svolgimento del processo La Commissione dell'ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Venezia ha irrogato al dr. Vinicio Carisi la sanzione della interdizione dall'esercizio della professione per la durata di un anno in relazione all'addebito di avere agevolato l'esercizio arbitrario dell'attività odontoiatrica. Con decisione resa il 7 marzo 2003 e depositata l'11 maggio 2004 la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie ha rigettato l'impugnazione del sanitario sul rilievo che l'avere esso previsto e temuto l'esercizio abusivo della professione da parte dell'odontotecnico senza fare nulla per impedirlo equivale all'averlo agevolato consapevolmente. Per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso il dr. Carisi, affidandone l'accoglimento a due motivi gli intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede. Motivi della decisione Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione degli articoli 8 legge 175/92 e 82 del codice deontologico in relazione all'articolo 360 n. 3 Cpc ad integrare l'illecito disciplinare previsto dall'articolo 8 - sostiene - occorre il dolo specifico e, cioè, non basta la coscienza e la volontà dell'azione, ma è necessaria l'intenzione di realizzare il fine ulteriore di agevolare l'esercizio abusivo della professione come risulta dalla decisione impugnata, di tale intenzione non vi è traccia nella specie né l'avere previsto e temuto l'esercizio abusivo della professione equivale all'averlo intenzionalmente agevolato in altri termini l'articolo 8 richiede il dolo specifico, figura ben diversa da dolo eventuale ed incomparabile con una mera condotta omissiva. Il motivo è fondato e va accolto. Come questa Corte ha avuto occasione di affermare, mentre l'interdizione dall'esercizio di una professione di cui agli articoli 30 e 31 Cp è una pena accessoria, la sanzione prevista dall'articolo 8 legge 175/92 ha natura disciplinare ed è di competenza dell'organo professionale Cassazione 10698/99 10393/01 . Pur non occupandosi specificamente della struttura dell'illecito disciplinare, questa Corte ha, tuttavia, precisato che l'illecito stesso è connotato dal dolo specifico Cassazione, Su 4667/98 . Nel rilevare che la lettera dell'articolo 8 è in equivoca nel senso che per concretare l'illecito è necessario il dolo in forma specifica, si considera che dalla stessa lettera della norma risulta che lo scopo ulteriore che l'agente si deve prefiggere è quello di permettere o comunque agevolare l'esercizio abusivo della professione. Si può, pertanto, affermare che l'articolo 8 legge 175/92 prevede un illecito disciplinare, la cui materialità è costituita da prestare il nome o l'attività, connotato dal dolo specifico di consentire oppure agevolare l'esercizio abusivo della professione. Ora la decisione impugnata ha ravvisato l'illecito sopra indicato nel fatto di avere previsto e temuto l'esercizio abusivo della professione senza fare nulla per impedirlo, istituendo un rapporto di equivalenza fra tale fatto e l'agevolazione consapevole dell'esercizio abusivo. La detta decisione è, pertanto, caduta in errore e va cassata con rinvio alla commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie per nuovo esame sulla base dei principi di cui sopra. Nella peculiarità della specie va ravvisato giusto motivo di compensazione delle spese del giudizio di cassazione. Rimane assorbito il secondo motivo. PQM La Corte accoglie il primo motivo assorbito il secondo cassa e rinvia alla Commissione centrale, compensa le spese del giudizio di cassazione.