L'ordinamento penitenziario, l'ammissione al lavoro esterno e la modifica delle prescrizioni

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello * Il detenuto M.P. veniva ammesso al lavoro esterno art. 21 L. 354/75 quale socio lavoratore di una Cooperativa sociale, in qualità di operaio generico. Nel provvedimento di ammissione al lavoro esterno non veniva specificato che le mansioni di operaio sarebbero state disimpegnate sia presso la sede della Cooperativa che presso i committenti della stessa. Dopo alcuni mesi, mutata la titolarità della direzione dell'istituto di pena nel quale il M.P. è tuttora detenuto, veniva sospesa l'ammissione al lavoro esterno, contestualmente veniva formulata la proposta di revoca della misura, proposta che il magistrato di sorveglianza non accoglieva. Conseguentemente, il lavoro esterno veniva ripristinato, ma venivano imposte nuove prescrizioni per le quali ogni attività da svolgere fuori della sede della Cooperativa presso singoli committenti doveva essere di volta in volta essere preventivamente autorizzata dal direttore. Il provvedimento recita punto 6 con accompagnamento della squadra della cooperativa presso le altre sedi di lavoro che saranno preventivamente comunicate ed autorizzate e che dovranno comunque situarsi all'interno della provincia di ***. . Per dirimere la questione della legittimità dell'operato di quel direttore è opportuno chiarire il quadro giuridico dell'ammissione al lavoro esterno. L'art. 15 dell'ordinamento penitenziario L. 354/75 individua gli elementi del trattamento penitenziario, fra i quali segnala il lavoro, che a giudizio dell'autore è il più importante elemento trattamentale. La giurisprudenza ha chiarito a tal riguardo due principi cardine 1 il trattamento penitenziario costituisce dal punto di vista giuridico un 'obbligo di fare' per l'amministrazione penitenziaria, 2 che si sostanzia in una 'offerta di interventi', finalizzati tramite l'osservazione scientifica della personalità del soggetto detenuto alla predisposizione di un programma individualizzato di trattamento. Cassazione penale, sez. I, 29 marzo 1985 - La Rosa, in Giust. Pen. 1985, III, 675 - 1986, III, 333 id., id., 24 giugno 1982 - Balido - in Giust. Pen. 1984, III, 93 L'accento viene posto, quindi, in modo significativo sui due principi 1 l'obbligo di fare 2 l'offerta di interventi. Non solo l'amministrazione penitenziaria in tutte le sue articolazioni periferiche ha l'obbligo di operare nella direzione del trattamento individualizzato del soggetto detenuto, ma deve anche sostanziare questo suo fare nell'offerta al soggetto detenuto di interventi, cioè di occasioni rieducative. L'osservazione scientifica della personalità del soggetto è lo strumento attraverso il quale devono essere individuate le misure rieducative personalizzate, intra ed extra moenia , fra le quali la misura principe è lo svolgimento di una attività lavorativa. Il lavoro non solo è un elemento del trattamento, ma è anche il più importante ed efficace, pur quando si tratti di prestazione di mano d'opera generica, perché consente al soggetto detenuto di guadagnare una retribuzione, che per il lavoro alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria è ragguagliata ai due terzi dei CCNL relativi alla attività prestata, mentre per il lavoro esterno non si differenzia dal lavoratore libero. Il lavoro esterno è disciplinato dall'art. 21 delle legge penitenziaria, che lo prevede solo nell'ipotesi in cui ci siano le condizioni indicate nel precedente art. 15, e cioè a una osservazione scientifica della personalità del soggetto b un programma individualizzato di trattamento. Quando il lavoro esterno si svolge presso imprese private è previsto il controllo diretto della direzione del carcere, che si avvale del proprio personale e del servizio sociale penitenziario. Il provvedimento di ammissione diviene esecutivo solo dopo l'approvazione del magistrato di sorveglianza. Infine, viene considerato lavoro esterno anche la frequentazione di corsi di formazione professionale all'esterno delle carceri. Il regolamento di esecuzione della legge penitenziaria D.P.R. 230/00 detta le disposizioni attuative dell'art. 21 e lo fa all'art. 48, il cui comma 4 recita Il magistrato di sorveglianza o l'autorità giudiziaria procedente, a seconda dei casi, nell'approvare il provvedimento di ammissione al lavoro all'esterno del condannato o internato o nell'autorizzare l'ammissione al lavoro all'esterno dell'imputato, deve tenere conto del tipo di reato, della durata, effettiva o prevista, della misura privativa della libertà e della residua parte di essa, nonché dell'esigenza di prevenire il pericolo che l'ammesso al lavoro all'esterno commetti altri reati. . Il legislatore delegato non si accontenta del lavoro del Gruppo di Osservazione e Trattamento, interno alle carceri e presieduto dal direttore, egli ha voluto valutazioni approfondite anche da parte del magistrato di sorveglianza in ordine a a tipo di reato b durata effettiva o prevista della pena c esigenza di prevenire il pericolo di commissione di altri reati. Il magistrato di sorveglianza è parte attiva nel procedimento di ammissione, nel quale esercita un ruolo non solo di controllo di legittimità ma anche di controllo di merito, prima sul programma di trattamento controllo di legittimità e successivamente sul provvedimento di ammissione al lavoro esterno controllo nel merito . Egli deve valutare l'idoneità della misura proposta che è sì una modalità di esecuzione del lavoro penitenziario, ma non solo a raggiungere l'obiettivo del trattamento rieducativo del detenuto proposto per tale misura, nel rispetto del quadro normativo esistente. Il comma 8 recita Al fine di consentire l'assegnazione dei detenuti e degli internati al lavoro all'esterno, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ricerca, nell'ambito della disciplina vigente, forme di collaborazione con le autorità competenti ,mentre il successivo comma 9 recita Il provveditore regionale impartisce disposizioni alle direzioni degli istituti dipendenti per favorire la piena occupazione dei posti di lavoro disponibili all'esterno. Si è ritenuto di sottolineare in grassetto i concetti più significativi che il legislatore delegato ha voluto inserire nel regolamento di esecuzione, il quale al comma 15, prima alinea, recita Le eventuali modifiche delle prescrizioni e la revoca del provvedimento di ammissione al lavoro all'esterno, sono comunicate al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al provveditore regionale e al magistrato di sorveglianza, per i condannati e gli internati, o alla autorità giudiziaria procedente, per gli imputati . La giurisprudenza è molto attenta in tema di ammissione al lavoro esterno, sanziona come reato di evasione l'allontanamento volontario od arbitrario dal luogo di lavoro Cassazione penale, sez. VI, 14 dicembre 1984 - De Biase, in Cass. Pen. 1986, 1078 id., id., 8 giugno 1983 - Adami, in Cass. Pen. 1984, 2181 , mentre il datore di lavoro che si sia offerto di assumere un detenuto senza avere il proposito di occuparlo in attività lavorativa, lasciandolo libero di disporre a piacimento del tempo che avrebbe dovuto dedicare al lavoro, incappa nel reato di procurata inosservanza di pene Tribunale Firenze, 3 novembre 1981, Opelizzi, in Foro it., 1982, II, 500 . Inoltre, ai fini dell'applicazione delle misure alternative alla detenzione e dell'art. 21, non è considerava ostativa la circostanza di un cittadino extra-comunitario privo del permesso di soggiorno, riconoscendosi in tal caso l'obbligo degli uffici territoriali del lavoro di rilasciare un apposito atto di avviamento al lavoro Tribunale sorveglianza Milano, 15 luglio 2003, in Foro ambrosiano 2003, 571 . Nel caso esaminato si ritiene che non si versi nell'ipotesi di semplice modifica delle prescrizioni per adattare le stesse ad un mutamento permanente delle condizioni lavorative, ma di una modifica profonda che fa assumere alla modifica stessa la valenza di nuovo provvedimento di ammissione. La modifica delle prescrizioni imposta dal direttore del carcere nel caso specifico appare ed è, a giudizio di chi scrive una prescrizione inutilmente vessatoria, come dimostra la circostanza del silenzio della direzione carceraria 'de qua' circa le richieste di autorizzazione preventiva presentate tempestivamente. Le modifiche delle prescrizioni sono immediatamente esecutive e debbono essere solo comunicate al magistrato di sorveglianza, ma egli può e deve valutarle per verificare se le stesse rispettano lo spirito del programma di trattamento, elaborato dal G.O.T. Qualora il magistrato di sorveglianza individui nelle modifiche uno stravolgimento del programma di trattamento od una sua sensibile modificazione, le modifiche apportate alle prescrizioni debbono considerarsi alla stregua di un nuovo provvedimento di ammissione lavoro esterno, meritevole, quindi, di una nuova valutazione, che il magistrato stesso può subordinare all'esame ed alle valutazioni del Gruppo di Osservazione e Trattamento interno al carcere, per poi approvarle o rigettarle, ordinando in tal caso il ripristino dello 'status quo ante'. * Ispettore generale dell'amministrazione penitenziaria ?? ?? ?? ?? 3