Cessione di software, sconto fiscale solo per l'uso didattico

La commercializzazione dei soli programmi, senza obblighi accessori di manutenzione e aggiornamento, non consente comunque un'agevolazione di imposta e chi applica un' aliquota ridotta genera un'illecita ricostruzione dei ricavi

Sul software niente sconti fiscali. Quando viene venduto, infatti, si applica l'aliquota Iva piena. Unica eccezione? Quando il contribuente ha fornito la prova che si tratta soltanto di una vendita standard di floppy disk senza il servizio di assistenza e aggiornamento. È quanto emerge dalla sentenza 21231/06 depositata dalla Corte di cassazione il 29 settembre scorso e qui integralmente leggibile tra gli allegati. Respinto, dunque, il ricorso di una commerciante che aveva dichiarato di vendere floppy a uso esclusivamente didattico, senza fornirne la prova del mancato espletamento dei servizi. Tempo prima le era stato notificato un avviso di rettifica dall'ufficio di Roma in relazione all'aliquota applicata quella del 9% passata, dopo il '91, al 12 . L'amministrazione sosteneva che doveva essere applicata quella del 19% perché, aveva detto, relativa soltanto alle cessioni di software per uso didattico, mentre il codice attività 72.200 era relativo a fornitura per corrispondenza di software personalizzato, con obbligo di assistenza ed aggiornamento in materia informatica prestazione di servizi . In sostanza il codice di attività usato dalla donna era relativo a una fornitura per corrispondenza di software personalizzato, con obbligo di assistenza e aggiornamento, per questo non assimilabile ai dischi, nastri e cassette registrate, con aliquota ridotta. La disposizione contenuta nella terza parte della tabella del Dpr 633/72, non parla, ai fini del beneficio fiscale, di assistenza informatica ma di semplice cessione di alcune categorie di prodotti solo i software standardizzati sono assimilati alle cassette e ai dischi destinatari del beneficio. Lo ha detto anche il ministero delle Finanze con la circolare 259/97. Secondo la donna, invece, la rettifica fatta dall'ufficio Iva e basata su un processo verbale di constatazione della Guardia di finanza era illegittima proprio perché mancava la prova dei servizi paralleli di aggiornamento. Ma i giudici della sezione tributaria hanno respinto tutti i motivi del ricorso fra cui questo. Perché, hanno chiarito, la contribuente avrebbe dovuto fornire la prova contraria come ad esempio l'asserita vendita standard soltanto di floppy disk ed il relativo prezzo, con esclusione di qualsiasi collaborazione esterna all'impresa nell'espletamento del servizio di assistenza e aggiornamento, decisive ai fini del superamento della valenza probatoria delle medesime . deb.alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 18 maggio-29 settembre 2006, n. 21231 Presidente Prestipino - Relatore Chiarini Ricorrente Del Medico Svolgimento del processo Premesso che la Ctp di Latina, con sentenza del settembre 1997, dichiarava inammissibile il ricorso proposto da Del Medico Daniela avverso l'avviso di rettifica notificato dall'Ufficio Iva per l'anno 1991 mentre la Ctr di Roma, rilevatane l'ammissibilità, respingeva il ricorso della. contribuente sia in relazione alle contestate irregolarità per la registrazione delle fatture, con conseguente indeducibilità di costi, sia in relazione all'aliquota ordinaria dell'Iva 19% anziché ridotta 9% fino al 3 luglio 1991 e poi 12% , perché relativa soltanto alle cessioni di software per uso didattico, mentre il codice di attività 72.200 era relativo a fornitura per corrispondenza di software personalizzato, con obbligo di assistenza ed aggiornamento in materia informatica prestazione di servizi esaminata l'eccezione pregiudiziale della ricorrente con cui deduce la nullità della sentenza 43/7/99 a norma degli articoli 132 Cpc e 119 disp. att. Cpc per esser manoscritta ed inintelleggibile con conseguente violazione del diritto alla difesa ritenuto che l'eccezione è manifestamente infondata non essendo configurabile alcuna nullità della sentenza se il testo originale, anziché essere formato dal cancelliere, in caratteri chiari e facilmente leggibili, copiandolo dalla minuta scritta dal giudice di suo pugno, è pubblicato direttamente nell'originale minuta scritta di pugno del giudice, ed ancorché con grafia non facilmente leggibile, perché, in mancanza di espressa comminatoria di nullità, l'inosservanza delle disposizioni concernenti la formazione, ad opera del cancelliere, del testo originale della sentenza e la redazione della minuta in caratteri chiari e facilmente leggibili danno luogo a semplici irregolarità Cassazione 5071/96 3466/01 , a meno che il testo autografo del giudice sia assolutamente inidoneo ad assolvere la sua funzione essenziale, diretta alla esteriorizzazione del suo contenuto, ipotesi evidentemente non ricorrente nella fattispecie esaminato il primo motivo di ricorso per 1 violazione dell'articolo 112 Cpc perché i motivi di impugnazione dell'avviso attenevano all'illegittima applicazione dell'aliquota Iva, all'illegittima ricostruzione dei ricavi, e all'illegittima acquisizione acritica delle risultanze del P.V. redatto dalla C.F., doglianze parzialmente esaminate dalla Ctr, dopo aver ritenuto ammissibile il ricorso, senza rimettere la causa alla Ctp, in violazione dell'articolo 59, comma 1, lettera b D.Lgs 546/92 e dell'articolo 115 Cpc, nonché per mancanza di motivazione sull'aliquota applicabile, senza specificarne la misura rilevato che le censure sono manifestamente infondate perché a nel procedimento davanti alle commissioni tributarie, il giudice d'appello, se riconosce che la commissione di primo grado ha pronunciato l'inammissibilità del ricorso incorrendo al riguardo in errori di procedura diversi da quelli previsti dall'articolo 24, comma 2, del Dpr 636/72, attinenti esclusivamente alla mancata valida instaurazione del contraddittorio, non può disporre il rinvio a quella commissione, ma deve decidere direttamente tanto sull'esistenza e ammissibilità del ricorso, quanto sulle eventuali questioni di merito b la Ctr ha esaminato i richiamati motivi di appello e deciso al riguardo, come emerge dalla narrativa, si che non sussiste il vizio di omessa pronuncia 2 violazione dell'articolo 113 Cpc in quanto la G.F. muove dal presupposto che l'attività esercitata consista in una prestazione di servizi anziché in una cessione dei beni, ritenendo che la cessione di floppy disk non rientri tra quella di dischi, nastri e cassette registrate con aliquota al 9% parte III tab. A allegata al Dpr 633/72 nel testo vigente fino al 13 luglio 1991 , bensì in una cessione di beni, sia considerando il codice 72200 di cui al Dm 28 novembre 1990 attività economiche , sia che trattandosi di software, ossia concessione di un programma, vi era l'eventuale obbligo di assistenza e di aggiornamento e quindi una prestazione di servizio soggetta ad Iva nell'aliquota del 19% ma detto codice di attività ha la didascalia fornitura di software e consulenza in materia informatica , là dove software significa componenti di programmazione ossia insieme di elementi che fanno parte di elaborati elettronici leggibili da macchine hardware per divenire operativi che, se sono di base, per consentire il funzionamento dell'elaboratore, lo si identifica in floppy disk se sono operativi, lo si identifica in diritto di utilizzazione bene inmateriale , come ad esempio il software personalizzato, ceduto con contratto di concessione e con obbligo di manutenzione ed aggiornamento, e quindi con possibilità di incremento della potenzialità operativa, il che non esclude la cessione di software nella specie gli obblighi accessori non erano stati riscontrati dalla G.F., e pertanto la Del Medico commerciava soltanto floppy - e la circolare 259/E del primo ottobre 1997 accomuna i software standardizzati alle cassette e ai dischi, e quindi l'attività è soggetta all'aliquota della tab. A e cioè al 9%, e poi, dal 14 luglio 1991, per effetto della legge 202/91, al 12% - ancorché non avesse rinvenuto un codice più appropriato di quello scelto per identificare la propria attività di vendita per corrispondenza in tutta Italia, senza dipendenti e non senza conoscere i suoi acquirenti peraltro il predetto codice può identificare la prestazione di servizi se fornisce l'elemento base personalizzato per fini propri, applicativo di un programma specifico con contratto di assistenza, ma anche identificare la sola attività di consulenza in materia informatica e quindi è erronea la soggettiva traduzione del termine software effettuata dalla Ctr sulla base di un codice inoltre il riferimento alla cessione del diritto di autore è fuori del campo dell'Iva e poi lo sfruttamento del diritto di autore genera reddito da amata dall'Ufficio lavoro autonomo. La circolare richiamata non si riferisce al software bensì alla cessione di materiali audiovisivi e strumenti per uso didattico articolo 1, comma 4, lettera lter legge 202/91 , rimasta con Iva agevolata, e la circolare 13/1996 è stata richiamata perché conferma che il software standardizzato è un benemerce, a differenza di quello personalizzato che fornisce una prestazione di servizio, né la Ctr ha fornito elementi per suffragare la ritenuta assistenza e consulenza e cessione di software personalizzato, come arbitrariamente ritenuto dalla G.F. inoltre immotivatamente la sentenza impugnata ha ritenuto che vi fossero delle poste non contestate, essendo invece l'impugnazione globale rilevato che dette censure sono inammissibili perché in relazione alle presunzioni dell'organo ausiliario dell'Ufficio - su cui è basato l'accertamento in rettifica di quest'ultimo - fondate tra l'altro sul codice di attività prescelto dalla Del Medico, la ricorrente neppure deduce quando e quali prove contrarie - come ad esempio circa l'asserita vendita standard soltanto di floppy disk ed il relativo prezzo, con esclusione di qualsiasi collaborazione anche esterna all'impresa per l'espletamento del servizio di assistenza ed aggiornamento - decisive ai fini del superamento della valenza probatoria delle medesime, ha dedotto e la Ctr non esaminato, con la conseguenza che la critica alla qualificazione dell'attività espletata si risolve in una reiterazione della prospettazione delle tesi di merito, con inammissibile richiesta di riesame della medesima in questa sede 3 violazione degli articoli 115 e 116 Cpc illegittima ricostruzione dei ricavi le vendite contrassegno avvengono su c/c postale, previo riscontro dall' Ufficio Postale sia per le spedizioni /vendite sia per i vaglia/ricavi, mentre la G.F. ha sommato gli importi dei movimenti bancari e relativi ad un cc personale a quelli forniti dall'Ufficio Postale di Sabaudia relativo alla ditta, ritenendoli entrambi riferibili alla vendita di software e considerandoli pertanto ricavi evasi anziché operazioni finanziarie private ritenuto che la censura è inammissibile, in mancanza di deduzione che la relativa questione abbia costituito un motivo di appello, atteso che nella sentenza 43/07/99, a differenza che nella sentenza 44/07/99, la medesima non è trattata 4 illegittima delegazione del potere di accertamento perché in violazione dell'articolo 56/633 l'Ufficio non ha motivato gli avvisi per dar conto dell'acritico recepimento del verbale redatto dalla G.F., cosi omettendo di esercitare la funzione accertativa demandatagli dall'articolo 51/633 in via esclusiva, disattendendo anche le circolari che hanno ribadito la mera funzione di collaborazione della G.F., e l'obbligo di vagliare criticamente gli accertamenti effettuati dalla stessa rilevato che anche questo motivo è manifestamente infondato poiché per principio consolidato ex multis Cassazione 4305/97 3929/02 6232/03 in tema d'imposta sul valore aggiunto, e con riguardo alle rettifiche della dichiarazione annuale, ai sensi dell'articolo 54 Dpr 633/72 , il secondo comma del successivo articolo 56 - quando dispone che negli avvisi relativi alle rettifiche devono, a pena di nullità, essere indicati oltre ai dati sui quali è basata la rettifica anche i relativi elementi probatori - pone a carico dell'amministrazione finanziaria non già l'onere di allegare agli avvisi i documenti dai quali emerga la prova dei fatti che giustificano la rettifica, ma solo quello di indicare le fonti probatorie che ne costituiscono il sostegno. Perciò il rinvio recettizio al verbale di constatazione, che, consegnato in sede di ispezione al contribuente, contenga l'indicazione specifica di tutte le violazioni contestate e dei relativi elementi probatori, è idoneo ad adempiere l'obbligo di motivazione, previsto per gli accertamenti analitici dell'articolo 56 del Dpr 633/72, e l'esigenza di motivazione dell'avviso di rettifica fissata dall'articolo 56 del Dpr 633/72, deve ritenersi rispettata anche attraverso il preciso richiamo a tale verbale, legalmente noto al destinatario dell'avviso, che pertanto è stato posto in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e, quindi, di contestarne efficacemente l' an ed il quantum debeatur . Ne consegue che, ai sensi della citata norma, l'Amministrazione non è tenuta a motivare sulla valutazione critica degli elementi indicati dall'organo ausiliario, avendo, con la indicazione del verbale, assolto all'onere di provocatio ad opponendum del contribuente ritenuto quindi che il ricorso va respinto, e rilevato che non si deve provvedere sulle spese, non avendo l'intimato svolto attività difensiva. PQM Rigetta il ricorso.