Via libera all'azione revocatoria su richiesta del Pm contabile

L'obiettivo è mantenere inalterate le garanzie del credito erariale. Respinta l'eccezione di difetto di giurisdizione

Azione revocatoria, spetta al Pm contabile intraprenderla, del resto, l'esigenza è quella di mantenere inalterate le garanzie del credito erariale. A chiarirlo è stata la sezione giurisdizionale per la Regione Puglia della Corte dei conti con la sentenza 615/06 depositata lo scorso 12 giugno e qui leggibile nei documenti correlati . Tuttavia, i convenuti avevano eccepito il difetto di giurisdizione della Corte dei conti sostenendo che nessuna norma attribuisce il potere di decidere in ordine all'azione revocatoria al giudice contabile. Inoltre, sempre secondo gli interessati, nella materia contabile non possono essere comprese anche le azioni a garanzia del credito poiché incidono su diritti soggettivi di terzi estranei al giudizio di responsabilità. Per cui il giudice naturale sarebbe quello ordinario. Di diverso i giudici contabili. In effetti, secondo la Corte dei conti, l'azione revocatoria intrapresa dal pubblico ministero risulta funzionale all'esigenza di mantenere inalterate le garanzie dell'erario creditore, rappresentate dall'integrità del patrimonio, non di un soggetto qualsiasi, bensì di chi è tenuto a risarcire un danno erariale il cui accertamento è demandato al giudice contabile . Infine, hanno aggiunto i magistrati contabili, la Corte dei conti in tutte le materie in cui ha giurisdizione, da quella della contabilità pubblica a quella pensionistica, è giudice esclusivo tanto dei diritti quanto degli interessi . Per cui, hanno concluso i giudici, la circostanza che in sede di giudizio di revocatoria verrebbero in rilevo diritti soggettivi assoluti non appare costituire argomento preclusivo all'affermazione della giurisdizione della Corte dei conti nel caso in cui la tutela di tali diritti deve essere valutata in relazione alla tutela del diritto di credito vantato dalla pubblica amministrazione . cri.cap

Corte dei conti - Sezione Puglia - sentenza 3 maggio-12 giugno 2006, n. 615 Presidente Santoro - Relatore Daddabbo Fatto e svolgimento del giudizio Con sentenza 788/05, depositata il 7 ottobre 2005, questa Sezione Giurisdizionale ha riconosciuto la parziale fondatezza di una domanda risarcitoria proposta dalla Procura regionale accogliendola, per quanto di ragione, nei confronti dei convenuti C. Francesco Saverio, Paticchio Saverio, Cipriani Corrado, L. Antonio e Nacci Antonio e disattendendola nei confronti dei convenuti Del Monte Marco, Carrano Mario, Arredi Marcello e Macchia Domenico. In particolare con la predetta pronuncia, questa Corte, nel ritenere sussistente un danno erariale di euro 6.084.083,69 derivante dall'erronea contabilizzazione dei lavori di dragaggio effettuati nell'area Pizzoli - Marisabella del porto di Bari, ha condannato, tra gli altri, il sig. L., geometra collaboratore della direzione lavori, in relazione all'erronea contabilizzazione dei lavori stessi, al risarcimento di euro 660.000,00 ed il sig. C. al risarcimento di euro 1.350.000,00, per aver omesso di riscontrare nella sua veste di ingegnere capo la corrispondenza della contabilità al reale stato di esecuzione delle opere, anche al fine di verificare l'esattezza dei certificati di pagamento da egli stesso emessi. I predetti venivano, altresì, condannati al pagamento della rivalutazione monetaria dal 13 luglio 2001 alla data di pubblicazione della detta pronuncia, degli interessi legali maturandi da questa ultima data a quella di effettivo soddisfo, e delle spese giudiziali quantificate in euro. 4.289,62 addebitate in ragione di 1/4 al C. e di 1/8 al L Il Procuratore regionale, ritenuto sussistente il fondato timore che, in attesa dell'esecutività della succitata sentenza di condanna 788/05 e nelle more della scadenza dei termini assegnati per la sua eventuale impugnazione, l'erario statale potesse perdere la garanzia dei suoi crediti, ha chiesto, con ricorso depositato il 28 ottobre 2005, il sequestro conservativo dei beni mobili ed immobili di proprietà dei suddetti C. e L Dai previi accertamenti patrimoniali eseguiti per il tramite del locale Nucleo Regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza si era però appreso che l'ing. C., in data 24 luglio 2003, con atto a rogito del notaio Teresa Castellaneta di Bari, aveva costituito con il proprio coniuge, sig.ra De N. Gaetana, un fondo patrimoniale familiare, di cui all'articolo 167 Cc, nel quale erano stati conferiti i seguenti beni immobili fino ad allora posseduti in regime di comunione legale a appartamento sito in Bari al Corso della Vittoria n. 6, iscritto in Catasto Edilizio Urbano al foglio 88, particella 10, sub. 1, categoria A/2, della consistenza di 6,5 vani, zona censuaria 2, classe 3^ -b unità immobiliare sita in località Torre Inserraglio del Comune di Nardò LE , iscritta in Catasto al foglio 68, particella 1029, sub. 45, categoria A/3, della consistenza di 4,5 vani, classe 4^, ed afferente ad un bungalow di tipo B compreso nel lotto 70 al primo piano del fabbricato E , distinto con planimetrico n. 5 ed interno n. 40, con giardinetto di pertinenza ed area superiore, ivi compresa la quota proporzionale di comproprietà pari a 2 quote su 175,5 delle dotazioni comuni, costituite da due corpi di fabbrica, ciascuno composto da pianterreno e primo piano, destinati a strutture ricreazionali, locali di soggiorno, uffici, abitazione del personale ed altri servizi. Dagli accertamenti patrimoniali disposti nei confronti del L. era, invece, risultato che costui, dopo aver modificato, con atto a rogito del notaio Michele Buquicchio di Bari del 5 novembre 2003, il regime patrimoniale della propria famiglia da comunione legale in separazione, il giorno successivo 6.11.2003 con altro atto, sempre a rogito del citato notaio, aveva venduto alla propria moglie, sig.ra De F. Maria Dolores, la metà indivisa delle seguenti porzioni di fabbricato, sito in Polignano a Mare BA alla via Conversano n. 61 ed acquistate in precedenza da entrambi i coniugi in regime i comunione legale a appartamento ubicato al 2 piano, iscritto nel N.C.E.U. alla partita 5866, foglio 22, particella 728, sub. 11 con categoria A/3, classe 5^, vani5, rendita euro. 387,34 b box auto ubicato al piano interrato, iscritto al N.C.E.U. alla partita 5866, foglio 22, particella 728 sub. 18 con categoria C/6, classe 4^, mq. 25, rendita euro. 59,39. Il sequestro conservativo, chiesto ed autorizzato anche nei confronti delle predette quote di comproprietà indivise dei beni immobili oggetto degli atti posti in essere dai coniugi C. e dai coniugi L., veniva confermato, con ordinanza n. 3/2006 del 13.12.2005-27.1.2006, dal Giudice Designato che ha pure assegnato al Procuratore regionale un termine per il deposito in Segreteria dell'atto di citazione in revocatoria nei confronti di tutti e quattro i coniugi. Con atto depositato in data 9.2.2006 e notificato tra il 27.2.2006 ed il 3.3.2006, il Procuratore regionale ha, quindi, convenuto in giudizio i sopra generalizzati sigg. C. Francesco Saverio e De N. Gaetana ed i sigg. L. Antonio e De F. Maria Dolores per sentir dichiarata, ai sensi dell'articolo 2901, l'inefficacia, nei confronti dell'erario statale, rispettivamente dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale stipulato dai coniugi C. e dell'atto di compravendita stipulato dai coniugi L A fondamento dell'intrapresa azione pauliana il Procuratore regionale ha dedotto che l'atto di costituzione, da parte dell'ing. C., insieme con il proprio coniuge, del fondo patrimoniale, di cui all'articolo 167 Cc, per asserite esigenze della loro famiglia, come quello di cessione compiuto dal L., in favore della propria moglie, per delle quote di alcuni beni di proprietà di entrambi, subito dopo aver modificato il regime patrimoniale dello loro famiglia, da comunione legale in separazione, pur essendo stati formalmente stipulati qualche mese o giorno prima della notifica, a ciascuno di essi, dell'invito a dedurre, prescritto dal 1 co. dell'articolo 5 della legge 19/1994, non corrispondevano certamente a ragioni di buona fede bensì discendevano da motivi suggeriti esclusivamente dal consilium fraudis , consistente nell'evidente intenzione di costoro di sottrarre tutto o parte dei rispettivi patrimoni alle più che probabili pretese creditorie che l'erario avrebbe potuto ragionevolmente vantare in prosieguo nei loro confronti, arrecando in tal modo ad esso un sicuro eventus damni , ovverosia i due presupposti su cui l'articolo 2901 Cc fonda l'azione revocatoria o c.d. pauliana. Ha aggiunto il requirente contabile che se, per un verso, è incontrovertibile che siffatte iniziative a carattere vincolativo o dispositivo sono state intraprese, almeno in apparenza, dal C. e L. allorquando ad essi non era stato ancora formalmente contestato alcun profilo di responsabilità per veruna ipotesi di danno erariale, è tuttavia altrettanto comprovato per tabulas che costoro erano perfettamente consapevoli già da diversi anni sia della reale esistenza nonché dell'effettiva consistenza quali-quantitativa degli illeciti via via commessi, soprattutto per la neghittosità serbata nel complesso dalla Direzione lavori e, quindi, anche per la loro sostanziale insipienza, dalla impresa esecutrice di quei lavori di dragaggio e sia delle somme indebitamente in più conteggiate e a quest'ultima liquidate, attraverso l'emissione dei vari ss. aa. ll., in danno dell'Amministrazione statale di propria appartenenza. Sicché questi due pubblici dipendenti neppure potevano ignorare i risvolti, peraltro notori, che da questa vicenda, in disparte le imputazioni penali, sarebbero poi conseguiti, a specifico carico loro e degli altri colleghi facenti parte della predetta direzione Lavori, sul diverso tuttavia parallelo, piano della responsabilità di natura amministrativo-contabile . Per comprovare la conoscenza da parte del C. e del L. delle conseguenze di carattere risarcitorio derivanti dall'indebita contabilizzazione dei maggiori lavori di dragaggio rispetto a quelli realmente eseguiti, il Procuratore regionale ha richiamato le seguenti circostanze ed elementi documentali acquisiti al fascicolo del giudizio originario 1 la relazione tecnica e l'elaborato integrativo redatti dalla Srl GEOMARE di Rocca di Papa, dopo le verifiche da essa effettuate nel Porto di Bari, fra il 28.2 ed il 20.4.2000, proprio su incarico conferitole, in data 18.1.2000, dall'ufficio del Genio Civile delle OO.PP. di Bari e, quindi, dallo stesso Ingegnere Capo C., nonché dalla medesima Direzione lavori, della quale faceva parte, tra gli altri, come geometra contabilizzatore, pure il L., da cui si evince che l'analisi comparativa dei profili di fondale riscontrati prima e dopo il dragaggio, raffrontando i rilievi batimetrici di prima e seconda pianta, aveva disvelato che il materiale effettivamente scavato corrispondeva - secondo il certificato di regolare esecuzione e lo stato finale dei lavori, stilati rispettivamente in date 8.6 e 31.7.2000 - ad appena 246.030,12 mc di cui mcomma .613,14 a lire 55.000/mc e mcomma .416,98 a lire 65.000/mc. , con un costo complessivo di lire 13.795.826.400, e perciò una maggior quantità di mcomma .267,46, pari al 56%, di talché alla SAILEM s.p.a. era stata liquidata la maggior somma di lire 14.144.362.324, pari ad euro. 7.304.950, ovverosia lire 17.253.430.500, al netto del ribasso d'asta del 18,02% 2 i verbali delle sommarie informazioni testimoniali rese ripetutamente dal L., in date 27.12.1999, 17.2.2000, 4.7.2000 e 15.11.2000 alla Sezione di Polizia giudiziaria operante presso il locale Tribunale e da costui in prosieguo confermate, nel corso dell'interrogatorio formale sostenuto come testimone il 17.5.2004, dinanzi al coesistente Gup, in sede giustappunto di udienza preliminare iniziata nel febbraio 2003 3 rapporto indirizzato dalla suddetta Sezione di Polizia Giudiziaria al Pm, in data 29.12.2000 prot. n. 239/99-Pg , nel quale si riferiva, tra l'altro, il contenuto della escussione cui era stato sottoposto l'ing. C., in data 30.3.2000, e che costui ebbe poi a ribadire durante l'interrogatorio subito, sempre come testimone, davanti a quello stesso Gup e con riferimento al medesimo procedimento penale. Altro elemento da cui emerge, ad avviso del Procuratore regionale, la volontà dei convenuti di sottrarre i citati beni immobili alla garanzia del credito risarcitorio erariale sarebbe costituito dalla circostanza che questi hanno preferito escludere dal novero degli atti dispositivi di cui avrebbero potuto disporre, secondo le norme di diritto civile, quelli di totale alienazione di tutto o parte dei rispettivi beni, evitando scientemente di adoperare, per esempio, veri e propri atti di compravendita in favore di terzi che, pur comportando lo stesso risultato finale, ovverosia il disfarsene, avrebbero implicato il loro reale trasferimento a soggetti, peraltro, ignari delle loro recondite intenzioni, con il ragionevole rischio di perderne definitivamente la disponibilità ed a prezzi semmai sviliti, stante l'impellenza dei tempi per provvedervi, a cagione dell'incombere del pericolo, a loro ben noto e oltremodo imminente, di ricevere, da un momento all'altro, la notifica da questo Pm dei suddetti inviti a dedurre. Il Procuratore regionale ha stigmatizzato, inoltre, il fatto che gli strumenti giuridici di disposizione prescelti, nella misura in cui hanno coinvolto soltanto i rispettivi coniugi del C. e del L., sono rimasti rilevanti nell'esclusivo ambito della sfera giuridico-patrimoniale ristretta di ciascuno dei due nuclei familiari e si sono dimostrati molto più rapidi in fase di relativa stipulazione. Il Procuratore regionale ha, inoltre, dedotto che i citati due pubblici dipendenti potevano contare pure, soprattutto in ragione della coincidenza e indi della reciproca comunanza di interessi all'interno di ogni coppia, sulla sicura connivenza delle rispettive mogli, le quali mai avrebbero avuto, dal proprio canto, alcun motivo e/o interesse a manifestare al riguardo dissensi di sorta, affinché i propri mariti potessero ricorrere a simili modalità di trasferimento di tutto o parte dei loro beni, acquistati e posseduti fino ad allora in regime di comunione legale e di cui entrambi i condannati in parola avrebbero potuto, a loro volta, conservare in prosieguo l'effettivo godimento, proprio per non aver in tal modo provocato, al di là dell'onerosità, ma solo apparente, della vendita compiuta dal L. a favore de proprio congiunto, alcuna concreta alterazione al relativo potere di disporre. Il Procuratore regionale ha, in conclusione, chiesto che venga dichiarata l'inefficacia, nei confronti dell'erario statale, dei suddetti atti stipulati dai convenuti attesa la rispettiva nullità, ai sensi del combinato disposto di cui agli articoli 1418, 1344 e 1345 Cc. Il convenuto Antonio L. si è costituito in giudizio con il patrocinio dell'avv. Raffaele Guido Rodio che ha depositato memoria difensiva in data 13.4.2006. Preliminarmente il difensore del L. ha eccepito il difetto di giurisdizione della Corte dei Conti, in quanto giudice della responsabilità amministrativo-contabile cfr. Sezione I, 9.3.2001, n. 84/A , a conoscere dell'azione revocatoria deducendo inoltre che, anche a seguito dell'entrata in vigore della disposizione di cui all'articolo 1, comma 174, della legge finanziaria per il 2006 n. 266 del 2005 , l'attribuzione della titolarità delle azioni revocatoria e surrogatoria in capo al Pm contabile non comporta, in mancanza di disposizione espressa, la devoluzione della competenza a conoscere delle suddette azioni al giudice contabile. In caso di diversa interpretazione, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 174, della legge finanziaria per il 2006 per violazione dell'articolo 103, comma 2, e 25, comma 1, della Costituzione. In relazione all'articolo 103, comma 2, che stabilisce che la Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge perché, in assenza di qualsiasi specificazione legislativa che comprenda tra le materie assoggettate alla giurisdizione della Corte dei conti l'azione revocatoria, la decisione su tale domanda, incidendo su un diritto soggettivo assoluto - quale è il diritto di proprietà - di soggetti terzi, del tutto estranei al giudizio di responsabilità, non potrebbe che continuare a rientrare nella cognizione del giudice ordinario. In riferimento all'articolo 25, comma 1, della Costituzione che stabilisce che nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge , sotto un primo profilo, perché, mancando una legge che estenda espressamente la giurisdizione del giudice contabile anche alla cognizione di azioni civilistiche a tutela del credito erariale proposte dal Pm contabile, verrebbe violato il principio di riserva assoluta di legge in materia di competenza del giudice posta dal citato precetto costituzionale, sotto un secondo profilo, perché si violerebbe il principio di imparzialità del giudice, nel consentire allo stesso giudice che ha già accertato la responsabilità amministrativo-contabile del pubblico dipendente di pronunciarsi anche sull'azione volta alla declaratoria di inefficacia di taluni atti di disposizione da costui compiuti, ed infine perché, prescrivendo la citata disposizione costituzionale che la individuazione del giudice competente debba avere riguardo alla situazione anteriore al fatto da giudicare, la norma della finanziaria del 2006 non potrebbe, in ogni caso, che riguardare atti di disposizione compiuti successivamente alla sua entrata in vigore e non atti, come nella specie, compiuti antecedentemente nel 2003. In via sempre preliminare l'avv. Rodio, evidenziando che il credito vantato dall'erario nei confronti del geom. L. è ad oggi sub iudice, per essere stato proposto appello avverso la sentenza di condanna di primo grado, ha chiesto che il giudizio promosso con l'azione revocatoria venga sospeso ex articolo 295 Cpc richiamando, a tal fine, l'orientamento della Cassazione secondo cui il giudizio relativo all'azione revocatoria è soggetto a sospensione necessaria, ai sensi dell'articolo 295 Cpc, per il caso di pendenza di controversia nella quale venga contestata l'esistenza del credito Cassazione civile, Sezione seconda, sentenza 10414/01 . Nel merito, il difensore del L. ha dedotto l'insussistenza dei presupposti soggettivi dell'azione revocatoria della compravendita di che trattasi. Allegando che nella specie si tratti di atto anteriore al sorgere del credito e che la disciplina codicistica richiede la dolosa preordinazione dell'atto di disposizione al fine di pregiudicare il soddisfacimento del credito futuro, ha dedotto che il Procuratore regionale non ha fornito alcuna prova della sussistenza di tale requisito soggettivo limitandosi, per contro, ad affermazioni apodittiche. In particolare l'avv. Rodio, dopo aver precisato che al L. non era mai stato contestato alcunché in sede penale essendo stato soltanto ascoltato come testimone, ha dedotto che, contrariamente a quanto sostenuto dal Pm contabile, il suo assistito, non essendosi mai occupato delle operazioni relative ai rilievi batimetrici eseguiti dalla GEOMARE perché effettuati con l'intervento di soggetti diversi da quelli che avevano svolto un qualche ruolo nell'ambito dei lavori dell'appalto principale, non poteva aver appreso prima della ricezione dell'invito a dedurre dell'esistenza di errori nella contabilizzazione e nella conseguente liquidazione degli importi a favore della impresa appaltatrice. In ogni caso l'avv. Rodio ha contestato che la conoscenza di tali ultime circostanze potesse comportare l'intendimento del suo assistito di spogliarsi di alcun beni nel timore di essere successivamente investito da una azione di responsabilità in quanto tranquillo di aver avuto, nella condotta dei lavori di Marisabella, comportamenti improntati alla massima diligenza e lealtà. In relazione ai verbali di sommarie informazioni concernenti gli interrogatori sostenuti tra il dicembre del 1999 ed il novembre del 2000 è stato osservato che al L. non è mai stato rivolto alcun tipo di addebito e contestazione né il suo operato è stato mai messo in discussione, che gli esiti delle indagini penali sono rimasti a lui sconosciuti fino al momento della visione, dopo la notifica dell'atto di citazione per responsabilità amministrativa, del fascicolo esistente agli atti della Procura regionale, e che questi era stato citato come testimone nel processo penale soltanto in data 9.1.2004 e quindi ben oltre il momento in cui aveva compiuto l'atto di disposizione in contestazione. Il L. ha anche dedotto la mancanza di prova, da parte del Pm contabile, della partecipatio fraudis della moglie la cui dimostrazione, basata su opinioni del Procuratore regionale, sarebbe smentita dalle seguenti circostanze egli non aveva l'abitudine di rendere partecipe il coniuge di tutte le questioni attinenti il proprio lavoro, spesso di rilievo prettamente tecnico la crisi dei rapporti interpersonali fra i coniugi aveva reso ancor più inverosimile una qualche possibilità di dialogo anche su fatti di tipo professionale il motivo della cessione della casa coniugale risiedeva soltanto nella volontà di regolamentare anche sul piano economico la situazione di separazione personale di fatto da tempo esistente. L'avv. Rodio ha anche dedotto l'insussistenza del presupposto oggettivo dell'eventus damni per non aver il Procuratore regionale addotto alcunché in ordine al pregiudizio che dall'atto revocando potrebbe derivare alle ragioni del creditore con riferimento particolare alla situazione determinatasi nel patrimonio dell'alienante per effetto dell'atto in relazione alla attuazione dell'obbligazione successivamente sorta. In particolare l'avv. Rodio, nell'allegare che il pregiudizio alle esigenze del creditore deve essere valutato in relazione al tempo dell'atto dispositivo, ha sottolineato la circostanza che l'atto di vendita è stato stipulato ben prima che il L. venisse a conoscenza degli addebiti mossi nei suoi confronti dal procuratore regionale, mentre nell'allegare che la Cassazione, in assenza di prove certe ed inequivocabili, ha considerato esistente in re ipsa il pregiudizio patrimoniale solo ove il debitore abbia disposto del suo patrimonio mediante la vendita contestuale di una pluralità di beni, ha evidenziato che nella specie nulla di tutto questo si sarebbe verificato perché il L., dopo la cessione in discussione, rimaneva comunque proprietario di quote di altri immobili. L'avv. Rodio ha, infine, contestato le allegazioni di parte attrice in ordine alla contestata nullità della cessione, ai sensi del combinato disposto degli articoli 1418, 1344 e 1345 Cc, ribadendo la circostanza che la stipulazione, intervenuta ben due anni prima della sentenza di condanna in sede contabile, non poteva considerarsi preordinata alla sottrazione dei beni all'esecuzione della condanna stessa. Il difensore del L. ha, quindi, concluso, in via preliminare, per la dichiarazione del difetto di giurisdizione della Corte dei conti, previa eventuale sospensione del giudizio e rimessione degli atti alla Corte costituzionale in relazione alla questione di legittimità costituzionale sopra illustrata e, comunque, per la sospensione del giudizio, ai sensi dell'articolo 295 Cpc, in attesa della definizione dell'appello e, quindi, dell'accertamento della sussistenza ed entità del credito erariale nel merito ha chiesto il rigetto della domanda in quanto illegittima ed infondata con vittoria di spese, competenze ed onorari. La sig.ra Maria Dolores De F. si è costituita in giudizio con il patrocinio dell'avv. Emilio Toma che ha depositato memoria difensiva, anch'esso, in data 13.4.2006. In via preliminare anche l'avv. Toma ha eccepito il difetto di giurisdizione della Corte dei conti a conoscere dell'azione revocatoria proposta dal Procuratore regionale in mancanza di una norma di legge che, in ossequio al dettato costituzionale di cui all'articolo 103, co. 2 , espressamente attribuisca tale potere al giudice contabile atteso che la disposizione di cui all'articolo 1, comma 174, della legge 266/05 risponderebbe unicamente all'esigenza di concentrare in capo al Procuratore regionale la legittimazione attiva di tutte le azioni processuali a tutela dei crediti vantati dall'erario senza però determinare il passaggio di tali azioni dal giudice ordinario al giudice contabile. Nel merito la convenuta De F. ha dedotto la mancanza di prova alcuna dei presupposti dell'intentata azione revocatoria rilevando per ciò che attiene all'eventus damni, che non vi sarebbe certezza sull'esistenza del credito erariale essendo stato interposto appello avverso la sentenza di condanna, e che, in ogni caso, il geom. L. è proprietario di altri numerosi cespiti che insieme alla quota dello stipendio assoggettabile ad esecuzione forzata, comunque, assicurerebbero la garanzia del credito erariale per ciò che concerne il consilium fraudis, che la modifica del regime patrimoniale con il coniuge e la stipulazione dell'atto di compravendita contestato erano stati compiuti nell'esclusivo intento di appianare la situazione familiare di separazione di fatto e che, in ogni caso, per ciò che concerne la partecipatio fraudis, l'assunto del Procuratore secondo cui vi era una sicura connivenza tra la convenuta ed il coniuge L. sarebbe anch'esso privo di fondamento in quanto la grave crisi dei rapporti familiari, motivo per cui si era giunti al mutamento del regime patrimoniale tra i coniugi prima ed alla alienazione della quota di 1/2 dell'appartamento di Polignano a Mare con l'annesso box dopo, aveva impedito la benché minima conoscenza delle vicende di lavoro del marito ed inoltre la mancanza di sperequazione tra prezzo pagato e valore del bene acquistato deponevano per la certa insussistenza di tale presupposto della promossa azione revocatoria. L'avv. Toma ha, in ultimo, dedotto l'inapplicabilità, nel caso di specie, del combinato disposto di cui agli articoli 1418, 1344 e 1345 Cc perché all'epoca della stipulazione non vi era sentenza di condanna da ottemperare né motivi illeciti da perseguire. Ha concluso chiedendo, in via preliminare, che venga dichiarato il difetto di giurisdizione della Corte dei conti e, nel merito, rigettata la domanda attrice con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio. Il convenuto Francesco Saverio C. si è costituito in giudizio con il patrocinio dell'avv. Luigi d'Ambrosio che ha depositato memoria difensiva in data 13.4.2006. L'avv. d'Ambrosio ha, anch'egli, preliminarmente eccepito il difetto di giurisdizione della Corte dei conti in ordine alla proposta domanda per revocatoria deducendo che la norma di interpretazione di cui al comma 174 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2006 si limiterebbe ad attribuire alla Procura regionale la titolarità delle azioni a tutela della garanzia del credito prevedendo una nuova ipotesi di legittimazione attiva in capo al requirente contabile senza influire sull'assetto della giurisdizione che rimarrebbe del giudice ordinario quale giudice naturale competente a conoscere della validità ed efficacia dei negozi giuridici aventi ad oggetto beni di proprietà di persone fisiche in regime di diritto privato anche, perché, contrariamente opinando, si verrebbe a creare un'inammissibile conflitto positivo di giurisdizione tra giudice ordinario, competente a conoscere della azione revocatoria, se intrapresa dalla pubblica amministrazione, e giudice contabile. Nel merito l'avv. d'Ambrosio ha dedotto l'assenza dei presupposti per l'accoglimento della domanda in revocatoria in quanto mancherebbe sia il presupposto del consilium fraudis sia quello dell'eventus damni. A sottolineare l'assenza del presupposto soggettivo ha evidenziato la circostanza che la costituzione del fondo patrimoniale è avvenuta il 24.7.2003, ben quattro mesi prima della notificazione dell'invito a dedurre, per la precipua esigenza di vincolare ai bisogni della famiglia, e soprattutto dei figli ancora a carico dei genitori, studenti e non ancora produttori di reddito, i beni immobili conferiti nel predetto fondo e costituiti dall'immobile sito in Bari, di residenza della famiglia, e quello sito in provincia di Lecce, destinato alle vacanze estive. A dimostrazione che la costituzione del fondo patrimoniale non era strumentale ad eludere la garanzia del credito erariale il C. ha allegato che la sua accertata estraneità in sede penale - ove è stato chiamato esclusivamente a rendere dichiarazioni in qualità di persona informata dei fatti - confermando la sua indubbia qualità di vittima di dolosi raggiri di terzi soggetti, non poteva minimamente far presagire iniziative nei suoi confronti da parte del procuratore contabile ed inoltre che vi sarebbero stati altri strumenti, quali alienazioni simulate, da utilizzare nel caso l'intento fosse stato quello di pregiudicare le ragioni di credito erariale. L'avv. d'Ambrosio ha, inoltre, evidenziato la circostanza che il C. ha acquistato nel giugno del 2004, dopo la ricezione dell'invito a dedurre da parte del Procuratore regionale, una autovettura di non esiguo valore intestandola a se stesso, per asserire che tale fatto sarebbe inconciliabile con una presunta volontà di sottrarre beni alla garanzia del credito erariale. L'avv. d'Ambrosio ha, pertanto, concluso per l'inammissibilità e, comunque, per l'infondatezza della domanda proposta dalla Procura regionale. Con memoria di costituzione depositata in data 13.4.2006 si è costituita in giudizio la sig.ra Gaetana De N., moglie del convenuto C., per mezzo del patrocinio dell'avv. Giuseppe Dalfino che ha eccepito il difetto di legittimazione passiva della sua assistita in relazione al vincolo di destinazione compiuto dal coniuge su beni di cui era comproprietario. Nell'ipotesi in cui la domanda fosse intesa come concernente anche la quota di comproprietà della sig.ra De N., l'avv. Dalfino ne ha chiesto il rigetto in quanto non potrebbero formare oggetto di garanzia per i presunti debiti del coniuge le quote di beni di esclusiva proprietà della convenuta. Nella pubblica udienza del 3.5.2006 l'avv. Rodio ha ribadito le argomentazioni difensive soffermandosi in particolare sull'eccezione di difetto assoluto di giurisdizione in relazione al disposto di cui all'articolo 103, comma 2, della Costituzione, sulla richiesta di sospensione del giudizio ai sensi dell'articolo 295 Cpc e sulla mancanza di prova dei presupposti dell'invocata revocatoria e si è riportato alle conclusioni rassegnate nella memoria in atti. L'avv. De Giudice, per la convenuta De F., ha confermato il contenuto e le conclusioni della memoria difensiva sottolineando la mancanza del presupposto della partecipatio fraudis in quanto l'alienazione era antecedente alla notifica dell'invito a dedurre. L'avv. d'Ambrosio si è associato alle richieste pregiudiziali formulate dall'avv. Rodio e, nel merito, ha sottolineato la circostanza che l'immobile di Bari, vincolato nel fondo patrimoniale, era stato acquistato nel corso del 2000 allorquando le indagini penali erano state già avviate ed inoltre che la costituzione del suddetto fondo era proporzionata alle esigenze della famiglia. Ha concluso come da memoria difensiva. L'avv. Pastore, per la convenuta De N., ha ribadito gli argomenti difensivi svolti nella memoria di costituzione e le conclusioni ivi rassegnate. Il Procuratore regionale, dott. Lorusso, ha chiesto il rigetto delle eccezioni pregiudiziali evidenziando che la giurisdizione spetterebbe al giudice contabile nelle ipotesi in cui, come nella specie, si tratti di negozi posti in essere in pregiudizio delle ragioni del credito erariale. Nel merito ha ribadito le argomentazioni sviluppate nell'atto di citazione confermando la richiesta revocatoria in atti. Dopo brevi repliche il giudizio è stato trattenuto per la decisione. Motivi della decisione 1. Sul difetto di giurisdizione della Corte dei conti I convenuti L., De F. e C. hanno eccepito il difetto di giurisdizione della Corte dei conti deducendo che nessuna norma espressa di legge attribuisce il potere di decidere in ordine all'azione revocatoria in capo al giudice contabile, che nella materia di contabilità pubblica non possono comprendersi anche le azioni a garanzia del credito in quanto incidenti su diritti soggettivi di terzi estranei al giudizio di responsabilità amministrativa, e che il giudice naturale di tali domande sarebbe il giudice ordinario perché competente a decidere sulle stesse se proposte dalla pubblica amministrazione. I difensori dei predetti convenuti hanno tutti dedotto, inoltre, che la norma di cui al comma 174, dell'articolo 1, della legge finanziaria per il 2006 avrebbe soltanto previsto l'attribuzione, in capo al Procuratore regionale, della legittimazione attiva a proporre le suddette azioni, in precedenza spettante soltanto alla pubblica amministrazione, senza operare l'ampliamento della sfera giurisdizionale della Corte dei Conti. In caso di diversa interpretazione è stata sollevata questione di legittimità costituzionale della norma testé citata per contrasto con gli articoli 25, comma 1, e 103, comma 2, della Costituzione Il Collegio ritiene di dover respingere la suesposta eccezione processuale e considerare manifestamente infondata la prospettata questione di legittimità costituzionale del citato comma 174, dell'articolo 1, della legge 266/06 sulla base delle seguenti motivazioni. L'articolo 103, comma 2, della Costituzione stabilisce che la Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge . La Corte costituzionale ha, in un primo tempo, chiarito che la materia di contabilità pubblica riguarda la responsabilità patrimoniale per danni cagionati ad enti pubblici da pubblici funzionari cioè quella risultante dalla disciplina dettata al riguardo dal testo unico n. 1214 del 1934 sulla Corte dei conti cfr. tra le altre la sentenza 129/81 . Successivamente ha evidenziato che la materia di contabilità pubblica, pur non definibile oggettivamente perché occorrono apposite qualificazioni legislative e puntuali specificazioni non solo rispetto all'oggetto ma anche rispetto ai soggetti, comunque, appare sufficientemente individuata nell'elemento soggettivo che attiene alla natura pubblica dell'ente Stato, Regioni, altri enti locali e amministrazione pubblica in genere e nell'elemento oggettivo che riguarda la qualificazione pubblica del denaro e del bene oggetto della gestione cfr. sentenza 641/87 . Il giudice delle leggi, inoltre, pur avendo ribadito che la giurisdizione della Corte dei conti nelle materie della contabilità pubblica è solo tendenzialmente generale e necessita della c.d. interposizio legislatoris per potersi espandere e ricomprendere nuove figure di responsabilità finanziaria ciò non di meno ha affermato la espansione tendenziale della giurisdizione della Corte dei conti, ove sussista identità di materia e di interesse tutelato, in carenza di regolamentazione specifica da parte del legislatore sentenza 773/88 . Ad avviso del Collegio l'attribuzione alla giurisdizione esclusiva della Corte dei conti delle materie di contabilità pubblica , così come evolutivamente definite, non può non comportare l'inclusione nell'ambito di cognizione del giudice contabile anche delle azioni a tutela del credito erariale promosse dal Procuratore regionale nei confronti del debitore, soggetto all'azione di responsabilità amministrativa, e del terzo beneficiario o contraente con costui. Tale convinzione muove dalla considerazione che una azione revocatoria intrapresa dal Pm della Corte dei Conti risulta funzionale all'esigenza di mantenere inalterate le garanzie dell'erario creditore, rappresentate dall'integrità del patrimonio, non di un soggetto qualsiasi, bensì di chi è tenuto a risarcire un danno erariale il cui accertamento è demandato al giudice contabile. Questa Sezione reputa, pertanto, insussistenti i limiti cognitivi del giudice contabile, prospettati dai difensori dei convenuti, ritenendo che, nell'ambito della materia di contabilità pubblica, la giurisdizione della corte dei Conti sia piena , cioè tale da estendersi alla cognizione delle azioni che siano di supporto a quella principale ossia a quelle a tutela e garanzia della pretesa creditoria fatta valere. Il collegamento tra l'azione revocatoria tesa a ripristinare la garanzia patrimoniale generica del debitore dell'erario e la materia di contabilità pubblica appare, invero, di tutta evidenza né appaiono ostative ad una tale interpretazione del quadro normativo di riferimento le osservazioni svolte dai difensori dei convenuti in ordine alla esclusiva attribuzione al giudice ordinario della giurisdizione sui diritti soggettivi. In proposito deve, infatti, rilevarsi che le decisioni della Corte dei conti, comunque, incidono su diritti soggettivi come accade, ad esempio, già in ambito cautelare quando la conferma del sequestro conservativo di un immobile limita la facoltà del proprietario di disporre liberamente del proprio bene. Ciò nonostante, in ordine a tali azioni risulta pacifica la giurisdizione della Corte dei conti quando siano intentate nei confronti di chi è assoggettato al giudizio di responsabilità amministrativa. Più in generale deve osservarsi che la Corte dei Conti in tutte le materie in cui ha giurisdizione, da quella della contabilità pubblica a quella pensionistica, è giudice esclusivo tanto dei diritti quanto degli interessi sicché la circostanza che in sede di giudizio di revocatoria verrebbero in rilevo diritti soggettivi assoluti non appare costituire argomento preclusivo all'affermazione della giurisdizione della Corte dei conti nel caso in cui la tutela di tali diritti deve essere valutata in relazione alla tutela del diritto di credito vantato dalla pubblica amministrazione. D'altronde anche l'argomento difensivo, secondo cui il riconoscimento in tali casi della giurisdizione della Corte dei conti sarebbe inammissibile perché si creerebbe una duplice tutela essendo sempre possibile per l'amministrazione pubblica di agire in revocatoria davanti al giudice civile per far dichiarare l'inefficacia dello stesso negozio dispositivo, non appare condivisibile. In ordine a tale deduzione deve evidenziarsi che già in materia di risarcimento danni cagionati da reato commesso da pubblico dipendente, l'ordinamento giuridico riconosce la possibilità per la pubblica amministrazione di costituirsi parte civile nell'ambito del giudizio penale parallelamente al potere del Procuratore regionale di citare innanzi alla Corte dei conti il dipendente autore del reato, ed in tali casi è ormai consolidato l'orientamento della Corte di cassazione di non riconoscere alcun difetto di giurisdizione del giudice contabile. La suprema Corte ha, infatti, più volte ribadito che giurisdizione civile per risarcimento dei danni da reato, da un lato, e giurisdizione contabile, dall'altro, sono reciprocamente indipendenti nei loro profili istituzionali, anche quando investono un medesimo fatto materiale e l'eventuale sovrapposizione che può determinarsi tra tali giudizi pone esclusivamente un problema di proponibilità dell'azione di responsabilità ex plurimis Su ordinanza 20343/05 e ordinanza 6581/06 dal momento che l'interferenza può avvenire tra i giudizi ma non fra le giurisdizioni Cassazione Su, sentenza 664/89 . In altra occasione la Cassazione ha avuto modo di chiarire che la tesi della consumazione dell'azione di responsabilità, esercitata innanzi alla Corte dei conti per fatti dannosi, in conseguenza dell'esercizio, in altra sede, di analoga azione esercitata dalla Pa, contemporaneamente, non rileva in termini di riparto di giurisdizione ma soltanto di limiti alla proponibilità della prima Su, ordinanza 4957/05 . Allo stesso modo, quindi, deve ritenersi insussistente l'eccepito difetto di giurisdizione della Corte dei conti a conoscere e decidere giudizi concernenti azioni revocatorie promosse dal Procuratore regionale riferite a negozi giuridici posti in essere da soggetti attinti da responsabilità amministrativa. In tali casi, infatti, giudice naturale delle controversie in materia di responsabilità amministrativa e nelle altre ad esse collegate funzionalmente per la tutela delle ragioni dell'erario, come il giudizio per revocatoria, non può che essere la Corte dei conti. L'eventuale preesistenza di una pronuncia del giudice civile in ordine ad uguale azione promossa dalla pubblica amministrazione potrebbe porre se mai un problema di proponibilità dell'azione revocatoria promossa dal Procuratore regionale dinanzi al giudice contabile presso cui è istituzionalmente incardinato. Nel caso di specie, però, tale situazione non si verifica in quanto non risulta che l'amministrazione statale creditrice ministero delle Infrastrutture abbia promosso nei confronti degli odierni convenuti analoga domanda revocatoria. La suesposta ricostruzione del quadro ordinamentale di riferimento risulta confortata da quanto, di recente, stabilito dalla legge finanziaria per il 2006. L'articolo 1, comma 174, della legge 266/05 ha, infatti, stabilito che al fine di realizzare una più efficace tutela dei crediti erariali, l'articolo 26 del regolamento di procedura di cui al Rd 1038/33, si interpreta nel senso che il procuratore regionale della Corte dei conti dispone di tutte le azioni a tutela delle ragioni del creditore previste dalla procedura civile, ivi compresi i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale di cui al libro VI, titolo III, capo V, del Cc . Orbene, considerato che l'articolo 26 stabilisce testualmente che nei procedimenti contenziosi di competenza della corte dei conti si osservano le norme e i termini della procedura civile in quanto siano applicabili e non siano modificati dalle disposizioni del presente regolamento deve ritenersi che, a prescindere dalla natura interpretativa o meno della norma introdotta dalla finanziaria, il legislatore abbia comunque collegato, sotto il profilo squisitamente processuale, il potere del Procuratore regionale di esercitare le azioni a tutela della conservazione della garanzia patrimoniale alle attribuzioni della Corte dei conti nell'ambito dei giudizi contenziosi ad essa devoluti. Risulta, quindi, evidente che, anche alla luce del recente intervento legislativo, la Corte dei conti deve essere individuata quale giudice competente a conoscere delle azioni promosse dal Procuratore regionale per conservare la garanzia patrimoniale dei soggetti sottoposti a giudizio di responsabilità amministrativa. Il difensore del convenuto L., in proposito, ha dedotto che, dal momento che quando è stato stipulato il negozio in contestazione novembre 2003 il giudice competente a giudicare dell'efficacia di tale atto era il giudice civile, non potrebbe trovare applicazione retroattiva la disposizione di cui all'articolo 1, comma 174, della legge finanziaria del 2006 e ciò anche nell'ipotesi in cui tale norma voglia interpretarsi come implicito riconoscimento della giurisdizione del giudice contabile sulle domande di revocatoria. Tale assunto non appare convincente perché - anche senza prendere posizione in ordine alla natura della norma introdotta dalla finanziaria per il 2006 e se cioè debba considerarsi quale norma di mera interpretazione ovvero come disposizione che apporti una vera e propria innovazione legislativa - deve osservarsi che, ai sensi dell'articolo 5 del Cpc, la giurisdizione si determina con riguardo alla legge vigente al momento della proposizione della domanda. Di conseguenza, la circostanza che il negozio che forma oggetto dell'azione di revocatoria promossa dal Procuratore regionale sia stato stipulato nel novembre del 2003 risulta irrilevante ai fini della determinazione della giurisdizione in capo alla Corte dei conti atteso che tale domanda è stata, comunque, introdotta in un momento successivo all'entrata in vigore dell'articolo 1, comma 174, della legge 266/06. Invero, anche laddove si ritenesse che soltanto tale disposizione, innovando l'ordinamento, abbia incluso nell'ambito dei giudizi in materia di contabilità pubblica anche quelli attinenti alle correlate azioni per la conservazione della garanzia patrimoniale dell'erario, ciò non di meno andrebbe affermata, nel caso di specie, ai sensi del citato articolo 5 Cpc, la giurisdizione della Corte dei conti. In definitiva, dunque, il Collegio ritiene sussistente nel caso di specie la giurisdizione della Corte dei conti e manifestamente infondate le censure di incostituzionalità sollevate dai difensori dei convenuti L., De F. e C. in merito all'articolo 1, comma 174, della legge 266/06. 2. Sull'eccezione di difetto di legittimazione passiva della convenuta De N. Gaetana. Prima dell'esame di tale eccezione deve rammentarsi, in punto di fatto, che dagli atti di causa risulta che i coniugi C. Francesco Saverio e De N. Gaetana in data 24 luglio 2003, per atto del notaio Teresa Castellaneta, hanno costituito un fondo patrimoniale, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 167 Cc, destinando a far fronte ai bisogni della propria famiglia due unità immobiliari situate rispettivamente in Bari ed in Nardò, località Torre Inserraglio, riservando la proprietà in proprio favore. Tali immobili erano stati in precedenza acquistati dai due coniugi in regime di comunione legale dei beni e pertanto ognuno risultava proprietario della metà indivisa degli stessi. L'avv. Giuseppe Dalfino ha eccepito il difetto di legittimazione passiva della sua assistita, sig.ra De N., nel presente giudizio in relazione al vincolo di destinazione compiuto dal coniuge, ing. C., sulla quota dei beni di cui costui era comproprietario ossia sulla metà indivisa. L'eccezione non merita accoglimento. Èpacifico in giurisprudenza il principio che il creditore per conservare la garanzia patrimoniale del debitore che abbia conferito beni immobili o quote di essi in un fondo patrimoniale deve proporre domanda di revocatoria del negozio costitutivo del fondo patrimoniale stesso cfr. ex plurimis Cassazione, Sezione terza, sentenza 19131/04 . Il difensore della sig.ra De N. ha invocato una pronuncia della Cassazione secondo cui l'azione revocatoria diretta a far valere l'inefficacia della costituzione di un fondo patrimoniale può incidere soltanto sulla posizione soggettiva del coniuge debitore restando l'altro coniuge estraneo all'azione, ancorché egli sia stato uno dei contraenti dell'atto di costituzione del fondo. Il Collegio ritiene di non condividere tale assunto e di aderire ad altro orientamento giurisprudenziale della Cassazione ad avviso del quale, in caso di revocatoria intentata dal creditore di uno dei coniugi che ha costituito il fondo patrimoniale, la legittimazione passiva nel relativo giudizio spetta ad entrambi i coniugi. Invero, a norma dell'articolo 168 Cc, la proprietà dei beni costituenti il fondo patrimoniale spetta ad entrambi i coniugi, salvo che sia diversamente stabilito nell'atto di costituzione ne consegue che, correttamente l'azione revocatoria è stata proposta nei confronti di entrambi i coniugi, ai quali, in ogni caso, spetterebbe la legittimazione passiva avendo entrambi partecipato all'atto di costituzione del fondo patrimoniale cfr. in terminis Sezione prima, sentenza 5402/04 . D'altro canto la comproprietà dei beni conferiti nel fondo patrimoniale risulta del tutto assimilabile alla comproprietà derivante dalla comunione legale che, come ritenuto anche dalla corte costituzionale nella sentenza 311/88 - è, a differenza della comunione ordinaria, una comunione senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari del diritto sul bene mentre nella comunione ordinaria le quote sono oggetto di diritto individuale dei singoli partecipanti, in quella coniugale la quota non è un elemento strutturale. Pertanto, come si giustifica la necessità del litisconsorzio del coniuge in comunione legale nel giudizio di revoca di un atto di acquisto immobiliare altrettanto deve ritenersi sussistente la legittimazione passiva anche del coniuge non debitore in tale tipo di giudizio quando entrambi hanno costituito il fondo patrimoniale riservandosi, come nel caso di specie, la proprietà degli immobili ivi conferiti. L'azione revocatoria, infatti, mira - ferme la validità e l'efficacia dell'atto, in questo caso, dispositivo - all'accertamento costitutivo della inefficacia relativa di esso rispetto al creditore revocante ossia a rendere i beni conferiti assoggettabili all'azione esecutiva nonostante gli stessi abbiano subito un vincolo di destinazione. La pronuncia del giudice, dunque, incide necessariamente anche sul diritto del coniuge comproprietario essendo sufficiente la sua qualità di soggetto dell'unitario rapporto originato direttamente e immediatamente da quell'atto cfr. Cassazione, Sezione prima, sentenza 6 luglio 2004 . In relazione a quanto sopra esposto e considerato anche che la vocativo in ius comunque garantisce la pienezza del diritto di difesa agli effetti dell'articolo 24 Costituzione, questo Collegio ritiene infondata l'eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla convenuta sig.ra De N 3. Sulla richiesta di sospensione del giudizio ex articolo 295 Cpc in relazione al presupposto dell'esistenza del credito. 3.1. Esistenza del credito. L'avv. Rodio, difensore del convenuto L., ha dedotto la necessità di sospendere il presente giudizio non essendo ancora certa l'esistenza del credito derivante dalla sentenza di condanna di primo grado avverso la quale è stato proposto appello e pertanto non è ancora passata in giudicato. A tale richiesta si è associato, in udienza, il difensore del convenuto C A sostegno della richiesta sospensione del giudizio è stata richiamata una pronuncia della Cassazione Sezione seconda, sentenza 10414/01 con cui è stata affermata la necessaria sospensione del giudizio per revocatoria nell'ipotesi in cui la fondatezza della pretesa creditoria sia ancora in corso di accertamento giudiziale c.d. credito litigioso . Questo Collegio ritiene di non accogliere la suddetta richiesta ritenendo insussistente alcun rapporto di pregiudizialità logico-giuridico tra la completa definizione del giudizio di responsabilità amministrativa pendente in appello e la decisione sulla domanda revocatoria all'odierno esame. Le norme che vengono in rilievo sono l'articolo 2901 Cc a mente del quale, quando ricorrono determinate condizioni il creditore, anche se il credito è soggetto a condizione o a termine, può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni e l'articolo 295 Cpc secondo cui il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia, dalla cui definizione dipende la decisione della causa . Una interpretazione estensiva dell'articolo 2901 Cc è stata già da tempo sostenuta dalla Cassazione rilevando che dal riconoscimento della legittimazione in capo al titolare del credito sottoposto a condizione - contenuto in tale norma a differenza di quanto disposto dall'articolo 1235 del codice del 1865 - discende che la tutela dell'ordinamento è diretta a favore non solo del titolare di crediti certi, liquidi ed esigibili, ma anche dei creditori potenziali o eventuali, che egualmente hanno interesse a vedere non intaccata la garanzia patrimoniale generica ex articolo 2740 Cc Sezione prima, sentenza 2400/90 . Nell'ambito dei crediti eventuali, tutelati dall'articolo 2901 Cc, sempre la Cassazione con altre pronunce Sezione prima, sentenze 1712/98 e 14166/01 ha ritenuto di comprendere anche i crediti nascenti da fatti illeciti, che possono non essere certi in quanto ne sia contestata la sussistenza o siano comunque litigiosi. Le stesse Su della Cassazione di recente cfr. sentenza 9440/04 , nel dirimere il contrasto giurisprudenziale creatosi sull'argomento, hanno ritenuto di aderire ad una interpretazione estensiva dell'articolo 2901 Cc riconoscendo la legittimazione dell'azione anche ai titolari di crediti non attuali quali quelli derivanti da un fatto illecito dedotto in giudizio a sostegno di una domanda risarcitoria. In particolare le Su hanno affermato che anche il fatto illecito è fonte di obbligazioni e qualora l'illecito sia posto a fondamento di una domanda giudiziale di risarcimento non può negarsi che la fattispecie costituita dalla deduzione in giudizio di un fatto illecito per conseguire il risarcimento del danno sia suscettiva di evolversi potenzialmente secondo previsione normativa, dovendo il giudice pronunciarsi sulla domanda, fino al riconoscimento di un credito a titolo di risarcimento che, in pendenza del giudizio, in quanto credito litigioso è credito eventuale o, in altri termini, ragione o aspettativa di credito. Il Collegio, quindi, condividendo la suesposta interpretazione estensiva dell'articolo 2901 Cc ritiene che le ragioni di credito fatte valere dal procuratore regionale nei confronti dei convenuti L. e C., derivanti dai fatti illeciti oggetto del giudizio di responsabilità amministrativa pendente in sede di appello a loro carico, costituiscano sufficiente titolo di legittimazione ed al tempo stesso presupposto della domanda revocatoria senza che sussista alcuna pregiudizialità tra la definizione del giudizio risarcitorio e quello in revocatoria di cui si discute in questa sede. Invero, come rilevato dalla Cassazione, nessun conflitto pratico di giudicati potrà mai verificarsi atteso che una sentenza dichiarativa dell'inefficacia degli atti dispositivi nei confronti del creditore erario, nell'ipotesi di accoglimento della domanda revocatoria, non costituisce titolo sufficiente per procedere ad esecuzione nei confronti dei beni alienati ovvero confluiti nel fondo patrimoniale, essendo a tal fine necessario un titolo sull'esistenza del credito che deriva soltanto dalla completa definizione della causa relativa al credito risarcitorio cfr. Cassazione Sezione terza, sentenza 5246/06 d'altro canto, nel caso in cui, nei confronti dei suddetti convenuti, intervenga una sentenza di completo proscioglimento in ordine alla domanda risarcitoria, comunque la decisione sulla revocatoria, qualunque sia, non comporterà alcun contrasto, atteso che, anche se accolta, si rileverà semplicemente di nessuna utilità. 3.2. Momento dell'insorgenza del credito erariale. Questo Collegio ritiene, che ai fini dell'individuazione del presupposto soggettivo della domanda in revocatoria, la cui sussistenza sarà successivamente valutata, debba ora affrontarsi anche la questione se il credito le ragioni di credito erariale sia sorto prima o dopo la stipulazione dei negozi oggetto di revocatoria. La soluzione di tale questione si presenta infatti preliminare all'esame dei presupposti soggettivi dell'azione revocatoria atteso che l'articolo 2901 Cc richiede un diverso requisito psicologico sia del debitore che del terzo beneficiario o contraente a seconda, appunto, che il credito sia sorto prima oppure successivamente alla stipulazione del negozio revocando. Orbene, in proposito deve preliminarmente evidenziarsi che un fatto dannoso sopportato dalla pubblica amministrazione, costituendo un illecito contabile, determina, nel momento stesso del suo verificarsi, una ragione di credito per l'amministrazione stessa nei confronti di coloro che risulteranno esserne stati responsabili. Il giudizio contabile, infatti, non ha natura costitutiva bensì dichiarativa in quanto attraverso di esso si mira ad accertare l'incidenza della condotta di soggetti legati da rapporto di servizio con l'amministrazione nell'insorgenza di un fatto dannoso ed, in definitiva, si individuano i soggetti cui l'erario deve rivolgersi per ottenere il soddisfacimento del proprio credito. L'individuazione del momento in cui si è verificato il fatto dannoso costituisce, altresì, nell'ambito del giudizio di responsabilità, esame preliminare diretto ad evidenziare la decorrenza del termine prescrizionale dell'azione di competenza del Procuratore regionale. Difatti, sorgendo il diritto di credito al risarcimento del danno nel momento in cui si è concretizzata la fattispecie illecita è da tale data che decorrono i suddetti termini prescrizionali. Nel caso di specie questo Collegio non ha motivo di discostarsi da quanto accertato con la sentenza di primo grado pronunciata nell'ambito del giudizio di responsabilità amministrativa ove - condividendosi l'orientamento delle Sezioni Riunite secondo cui, nell'ipotesi di danno conseguente all'esecuzione di lavori pubblici, il danno stesso assume connotazioni di certezza ed attualità solo con il collaudo dell'opera sentenza n. 2/2003/QM - è stato specificato che il certificato negativo di collaudo è stato emesso in data 13.07.2001 e le relative risultanze contabili sono state approvate con decreto del Direttore Generale delle OO.MM. del 1.10.2001. A differenza della tesi dedotta dai difensori dei convenuti secondo cui il credito erariale non sarebbe ancora sorto perché tuttora sub iudice la sentenza di condanna di primo grado, questo Collegio ritiene, invece, che essendosi verificato l'illecito contabile nel 2001 in tale momento sia sorto anche il credito risarcitorio in capo all'amministrazione demandandosi al giudizio di responsabilità amministrativa l'accertamento dell'entità dello stesso e della parte di questo da addebitare ai responsabili. Ai fini che interessano in questa sede, segnatamente per individuare il presupposto soggettivo della richiesta revocatoria, deve, dunque, evidenziarsi che la ragione di credito dell'amministrazione, che legittima la pretesa risarcitoria, è sorta sicuramente in un momento anteriore a quello in cui rispettivamente i coniugi Campale hanno costituito il fondo patrimoniale ed i coniugi L. hanno stipulato l'atto di compravendita. 4. Sull'altro presupposto oggettivo della revocatoria il pregiudizio. 4.1. Compravendita stipulata in data 6.11.2003 dai coniugi Antonio L. e Maria Dolores De F L'avv. Rodio, in relazione al negozio di compravendita dell'immobile sito in Polignano a Mare stipulato tra i coniugi L., ha dedotto l'assoluta mancanza di prova del pregiudizio che dall'atto revocando poteva derivare alle ragioni creditorie e che, in ogni caso, il pregiudizio non poteva considerarsi in re ipsa in quanto non vi era stata la vendita contestuale di una pluralità di beni ed anzi egli era rimasto proprietario di quote pari ad 1/6 di alcune porzioni di fabbricati situati nel comune di Bari, in via Carlo Alberto Dalla Chiesa, ed in Noicattaro, alla strada provinciale Noicattaro-Torre a Mare. Allo stesso modo l'avv. Toma ha dedotto che i cespiti di cui era rimasto proprietario il marito della sig.ra De F., insieme alla quota di stipendio assoggettabile ad esecuzione forzata, erano più che sufficienti a garantire le ragioni del credito erariale, la cui esistenza, peraltro, dipendeva dal giudizio risarcitorio non ancora compiutamente definito. In relazione alle deduzioni dell'avv. Toma concernenti il presupposto dell'esistenza del credito si rimanda alle considerazioni innanzi svolte nell'esaminare la richiesta di sospensione del presente giudizio. In relazione all'altro presupposto oggettivo dell'azione revocatoria eventus damni deve brevemente ricordarsi che il pregiudizio alle ragioni del creditore, individuato dall'articolo 2901 Cc quale ulteriore elemento dell'azione revocatoria, deve intendersi come rischio dell'incapienza dei beni del debitore, ossia la circostanza che l'atto compiuto abbia determinato ovvero aggravato il pericolo dell'insufficienza del patrimonio a garantire il credito del revocante. La Cassazione ha, infatti, ritenuto sussistente tale presupposto nei casi in cui sia diminuita la consistenza dei beni del debitore attraverso l'atto di disposizione oggetto dell'azione revocatoria cfr. Sezione prima, sentenza 15257/04 . Orbene, al momento in cui è stata alienata dal L. la metà indivisa dell'appartamento sito in Polignano a Mare con l'annesso box, tali cespiti erano da considerarsi di notevole valore in relazione al proprio patrimonio, atteso che costui era titolare di altre minori quote di comproprietà di immobili, quasi tutti di più ridotta consistenza. Tale circostanza, unitamente alla ragguardevole consistenza del credito erariale, accertato con la sentenza di primo grado nell'importo di euro. 660.000, non può che far desumere un sicuro pericolo di insufficienza del patrimonio di costui a garantire il credito erariale. 4.2. Atto di costituzione del fondo patrimoniale in data 24.7.2003 effettuato dai coniugi C Il pregiudizio per la garanzia patrimoniale del credito erariale risulta ancor più evidente in relazione alla costituzione del suddetto fondo patrimoniale in quanto in tale fondo è stata conferita, da parte del C., la metà indivisa degli unici beni immobili di cui risultava all'epoca comproprietario insieme alla moglie. È chiaro, infatti, che a fronte di un credito erariale, accertato in primo grado, nell'ingente importo di euro. 1.350.000,00, la costituzione del fondo patrimoniale, comportando l'impossibilità per l'amministrazione pubblica danneggiata di aggredire le quote degli unici beni immobili di comproprietà del C., costituisce un vero e proprio azzeramento della garanzia patrimoniale del credito in questione. Deve, quindi, ritenersi sussistente, anche in relazione alla domanda revocatoria riguardante la costituzione del fondo patrimoniale tra i coniugi C., il presupposto oggettivo del pregiudizio alle ragioni di credito dell'amministrazione statale. 5. Sui presupposti soggettivi per la revocatoria. 5.1. Compravendita stipulata in data 6.11.2003 dai coniugi Antonio L. e Maria Dolores De F Il convenuto L., in relazione al negozio di compravendita dell'immobile sito in Polignano a Mare, allegando che sarebbe stato posto in essere anteriormente al sorgere del credito, ha dedotto che il Procuratore regionale non ha fornito alcuna prova della dolosa preordinazione dello stesso al fine di pregiudicare il soddisfacimento del credito erariale stesso né ha fornito la prova della partecipazione della consorte alla suddetta dolosa preordinazione. Allo stesso modo l'avv. Toma, per conto della convenuta De F., coniuge del L., ha dedotto la mancanza di prova sia in ordine alla supposta consapevolezza di quest'ultimo di arrecare pregiudizio alle ragioni del credito erariale sia in relazione al requisito della partecipatio fraudis della moglie costruito, a suon dire, dal Procuratore regionale sull'ipotizzato preconcetto che la moglie non poteva non sapere. In relazione ai presupposti soggettivi dell'azione revocatoria, l'articolo 2901 Cc stabilisce che l'atto può essere dichiarato inefficace nei confronti del creditore quando il debitore conoscesse il pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l'atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento e che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione . Nella specie si è già precedentemente chiarito che le ragioni di credito dell'erario sono sorte prima della stipulazione dell'atto di compravendita in quanto l'illecito contabile si è evidenziato al momento dell'emanazione del certificato di collaudo negativo dei lavori di dragaggio di parte del porto di Bari luglio 2001 mentre il L. ha ceduto alla moglie De F. la metà indivisa degli immobili siti a Polignano a Mare il successivo 6 novembre 2003. Da tale circostanza deriva che l'esame circa la sussistenza del presupposto soggettivo dell'intrapresa azione revocatoria dovrà riferirsi, non alla dolosa preordinazione dell'atto, da parte del L., al fine di pregiudicare il soddisfacimento del credito erariale ed alla parallela partecipazione della moglie a tale dolosa preordinazione - come allegato dai difensori dei convenuti - bensì soltanto alla consapevolezza da parte di entrambi gli stipulanti trattandosi di atto a titolo oneroso del pregiudizio che tale compravendita arrecava alle ragioni di credito dell'erario c.d. scientia damni . Con riguardo alla posizione del convenuto L. l'avv. Rodio ha dedotto che il suo assistito, non essendosi mai occupato delle operazioni relative ai rilievi batimetrici eseguiti dalla GEOMARE, perché questi erano stati effettuati con l'intervento di soggetti diversi da quelli che avevano svolto un qualche ruolo nell'ambito dei lavori dell'appalto principale, non poteva aver appreso prima della ricezione dell'invito a dedurre dell'esistenza di errori nella contabilizzazione e nella conseguente liquidazione degli importi a favore della impresa appaltatrice. In relazione ai verbali di sommarie informazioni concernenti gli interrogatori sostenuti tra il dicembre del 1999 ed il novembre del 2000 ha rilevato che al L. non è mai stato rivolto alcun tipo di addebito e contestazione né è stato mai messo in discussione il suo operato, che gli esiti delle indagini penali sono rimasti a costui sconosciuti fino al momento della visione, dopo la notifica dell'atto di citazione per responsabilità amministrativa, del fascicolo esistente agli atti della Procura regionale, e che questi era stato citato come testimone nel processo penale soltanto in data 9.1.2004 e quindi ben oltre il momento in cui aveva compiuto l'atto di disposizione in contestazione. Le deduzioni difensive del L. ad avviso del Collegio non appaiono condivisibili dovendosi, invece, ritenere che al momento della stipulazione dell'atto di compravendita, oggetto di revocatoria, costui fosse perfettamente consapevole che tale atto comprometteva in modo significativo la ragioni di credito dell'erario nei suoi confronti. La circostanza che egli non abbia svolto alcun ruolo in relazione ai rilievi topografici e batimetrici degli specchi acquei prospicienti il molo Pizzoli eseguiti dall'incaricata società GEOMARE non esclude che costui, in qualità di geometra assegnato all'Ufficio del Genio Civile per le Opere Marittime di Bari, abbia avuto precisa conoscenza della circostanza che erano stati contabilizzati lavori di dragaggio in misura notevolmente maggiore rispetto a quelle effettivamente realizzati dall'impresa esecutrice. In proposito deve evidenziarsi che già in sede di sommarie informazioni rilasciate alla Polizia Giudiziaria in data 27.12.1999 egli ha consegnato una relazione del 13.12.1999, indirizzata all'ing. Gaetano Maggi, subentrato dirigente del predetto ufficio del genio Civile di Bari, in cui si rappresentava la circostanza che la Ferrocemento, impresa che aveva preso il posto di altra facente parte dell'associazione temporanea esecutrice dei lavori di dragaggio, aveva effettuato dei rilievi batimetrici da cui emergeva una notevole differenza rispetto ai rilievi contabili in atti. In tale promemoria il L. riferisce anche dell'esecuzione di altri accertamenti eseguiti dall'ufficio stesso con la sua diretta partecipazione nei giorni 4 e 5 agosto da cui si era avuta la conferma che esistevano discordanze tra i profili di contabilità e lo stato dei luoghi atteso che in alcuni punti il fondale si presentava addirittura allo stato naturale e non risultava essere mai stato interessato da qualsiasi attività meccanica di demolizione e che di conseguenza erano state liquidate somme non dovute. D'altronde nel corso della sua deposizione resa in data 17 maggio 2004 dinanzi al Giudice Monocratico, dott.ssa Calia Di Pinto, il L. ha riferito che a seguito di accertamenti disposti dall'ing. C., effettuati nell'estate del 1999, di cui prese diretta visione, emersero delle differenze macroscopiche rispetto ai rilievi contabili che erano agli atti. Di conseguenza, già dal 1999, il convenuto L. ha avuto diretta contezza dell'illecita contabilizzazione di maggiori lavori di dragaggio rispetto a quelli effettivamente realizzati che aveva a sua volta comportato la liquidazione di consistenti somme non dovute a favore dell'impresa esecutrice dei lavori. A mente delle disposizioni all'epoca vigenti in ordine alla direzione e contabilità dei lavori pubblici Rd 350/1895 , che costui doveva necessariamente conoscere, la responsabilità per la erronea contabilizzazione e conseguente liquidazione dei certificati di pagamento a favore dell'impresa appaltatrice incombeva sia in capo alla direzione dei lavori che all'ingegnere capo. Di conseguenza, prima ancora che l'illecito amministrativo fosse stato definitivamente accertato attraverso le risultanze negative di collaudo, il geom. L. non soltanto aveva avuto conoscenza dello stesso, persino delle sue macroscopiche dimensioni, seppure non precisamente verificate, ma doveva necessariamente essere consapevole della circostanza che parte del conseguente credito erariale risarcitorio poteva essere contestato a suo carico. Tali elementi, ad avviso del Collegio, costituiscono indizi univoci, gravi e concordanti in ordine alla presunzione che l'atto di alienazione della proprietà della metà indivisa delle porzioni di fabbricato site in Polignano a Mare a favore della moglie sia stato posto in essere nel novembre del 2003 nella piena consapevolezza che tale negozio recava pregiudizio alle ragioni creditorie dell'erario derivanti dall'illecito amministrativo costituito dall'erronea contabilizzazione dei lavori di dragaggio nel porto di Bari, accertato definitivamente nel 2001 in sede di collaudo negativo. Tale convinzione risulta convalidata dal consolidato orientamento della Cassazione secondo cui, se l'atto a titolo oneroso, oggetto di revocatoria, sia successivo al sorgere del credito come nella specie , l'articolo 2901 Cc richiede solo che tanto il debitore che il terzo conoscessero il pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni del creditore. Tale semplice conoscenza, nel debitore e nel terzo acquirente, del pregiudizio che l'atto arreca alle ragioni del creditore c.d. scientia damni prescinde dalla specifica conoscenza del credito, per la cui tutela la revocatoria viene proposta, essendo sufficiente che la consapevolezza investa la riduzione della consistenza del patrimonio del debitore in danno del creditore cfr. da ultimo Sezione terza, sentenza 5972/05 . Passando all'esame della posizione della sig.ra De F., coniuge del L. ed acquirente delle quote indivise di comproprietà dei suddetti immobili di Polignano a Mare, questo Collegio ritiene che la convivenza con il marito da una parte e la mancanza di una qualsivoglia documentazione comprovante l'allegata situazione di separazione dall'altro costituiscano chiari e concordanti elementi da cui presumere che anch'essa fosse pienamente consapevole che quell'atto di compravendita, stipulato nel novembre del 2003, comportava, attraverso la diminuzione del patrimonio del coniuge, un concreto pregiudizio per le ragioni creditorie dell'erario. 5.2. Atto di costituzione del fondo patrimoniale da parte dei coniugi Francesco Saverio C. e Gaetana De N. in data 24 luglio 2003. L'atto di costituzione del fondo patrimoniale da parte dei suddetti coniugi, in data successiva a quella del matrimonio, costituisce un atto a titolo gratuito cfr. Cassazione Sezione terza, sentenza 19131/04 e di conseguenza, ai fini della domanda in revocatoria proposta dal Procuratore regionale occorre verificare, per ciò che concerne i presupposti soggettivi, soltanto se sussista la c.d. scientia damni da parte del C., ossia di colui nei cui confronti l'erario vantava ragioni di credito. Infatti, anche l'atto di costituzione del fondo in questione risulta stipulato 24 luglio 2003 in data successiva al sorgere del diritto di credito risarcitorio dell'erario che, come sopra chiarito, si è compiutamente concretizzato già al momento del verificarsi dell'illecito amministrativo ossia nel luglio del 2001. Pertanto, nel caso di atto di disposizione a titolo gratuito successivo al sorgere del credito l'articolo 2901 prevede quale unica condizione soggettiva che il debitore conoscesse il pregiudizio che il negozio arrecava alle ragioni creditorie. Il Collegio reputa che anche nei confronti del C. sussista tale presupposto soggettivo. In primo luogo va evidenziata la circostanza che costui - a seguito di quanto rappresentato dall'impresa Ferrocemento, subentrata ad una di quelle facenti parte del raggruppamento temporaneo esecutore delle opere - dopo aver disposto delle specifiche verifiche al fine di accertare l'effettiva consistenza dei lavori di dragaggio eseguiti, ebbe modo di conoscere, attraverso le risultanze di tali operazioni, che vi era stata una consistenze discrepanza tra lavori contabilizzati e lavori realizzati cfr. deposizione testimoniale in data 29.11.2004 dinanzi al giudice di Pinto, pag. 14 - circostanza peraltro confermata dal L. quando nella relazione del 13.12.1999, indirizzata all'ing. Maggi, subentrato all'ing. C., riferisce che il dirigente dell'Ufficio era stato tenuto costantemente informato dell'evolversi della questione in tutti i delicati aspetti della stessa . Dal fatto che il C. avesse avuto contezza delle maggiori liquidazioni effettuate a favore dell'impresa esecutrice dei lavori di dragaggio discendeva anche la consapevolezza da parte sua che in capo l'amministrazione statale doveva essere risarcita del relativo danno erariale che, collegandosi ad erronee liquidazioni di lavori pubblici, non poteva che coinvolgere secondo la legislazione all'epoca vigente la responsabilità dell'ingegnere capo, ruolo da egli rivestito nell'ambito dell'appalto di che trattasi. La circostanza che al momento della costituzione del fondo patrimoniale non fosse stato nemmeno notificato da parte del Procuratore regionale l'invito a dedurre - sottolineata dal difensore del C. per contestare la sussistenza della consapevolezza del pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni di credito dell'erario - non appare rilevante in quanto il tempo in cui è esercitata, da parte del Procuratore regionale, l'azione di responsabilità amministrativa, non incide, invero, sull'obbligo di risarcire il danno erariale che sorge, per effetto delle norme che individuano i dipendenti responsabili nell'ambito dei singoli procedimenti amministrativi, nello stesso momento in cui l'illecito si realizza compiutamente. Questo Collegio, quindi, considerando che al momento della costituzione del fondo patrimoniale il C. era perfettamente consapevole che la legislazione addossava anche a lui, in qualità di ingegnere capo, la responsabilità amministrativa per l'erronea maggiore liquidazione dei lavori di dragaggio del porto di Bari, ritiene che costui fosse conseguentemente consapevole del sicuro pregiudizio che quell'atto comportava per le ragioni di credito dell'erario atteso che tale costituzione, attraverso il conferimento di tutte le quote di comproprietà dei beni immobili di cui egli era titolare, comportava in concreto la sottrazione dell'intero proprio patrimonio immobiliare alla garanzia generica dei creditori, primo fra tutti l'erario statale. In definitiva, dunque, il Collegio ritiene che nei confronti degli atti di disposizione del patrimonio compiuti dal sig. Antonio L. e dal sig. Francesco Saverio C. sussistano i presupposti sia oggettivi che soggettivi per dichiararne l'inefficacia nei confronti dell'erario statale e segnatamente del Ministero delle Infrastrutture. Le spese, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza e vengono poste a carico di tutti i convenuti in ragione di 1/4 ciascuno. PQM La Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Puglia, definitivamente pronunciando in ordine alla azione revocatoria promossa dal Procuratore regionale con atto di citazione depositato in data 9 febbraio 2006, dichiara inefficaci nei confronti dell'erario statale e segnatamente del Ministero delle Infrastrutture i seguenti atti 1 atto a rogito del notaio Michele Buquicchio stipulato in data 6.11.2003, repertorio n. 30222, raccolta n. 12088, con cui il sig. L. Antonio ha venduto alla sig.ra De F. Maria Dolores la metà indivisa delle seguenti porzioni del fabbricato sito in Polignano a Mare BA alla via Conversano n. 61, e precisamente a appartamento posto al secondo piano, composto di quattro vani ed accessori, riportato nel catasto fabbricati del Comune di Polignano a Mare al Foglio 22, particella 728 subalterno 111, categoria A/3, classe 5, rendita euro 387,34 b box auto al piano interrato, in catasto al Foglio 22, particella 728 subalterno 18, categoria C/6, classe 4^, mq. 25, rendita euro 59,39. 2 atto a rogito del notaio Teresa Castellaneta stipulato in data 24.7.2003, repertorio n. 22711, raccolta n. 3141 con cui il sig. C. Francesco Saverio insieme al coniuge sig.ra Gaetana De N., ha costituito un fondo patrimoniale, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 167 Cc, destinando a far fronte ai bisogni della propria famiglia, le seguenti unità immobiliari di cui il C. stesso risultava in precedenza comproprietario della metà indivisa a appartamento sito in Bari al Corso della Vittoria n. 6, posto a piano rialzato, iscritto in Catasto Edilizio Urbano al foglio 88, particella 10, sub. 1, categoria A/2, della consistenza di 6,5 vani, zona censuaria 2, classe 3^, rendita euro 889,60 b unità immobiliare sita in località Torre Inserraglio del Comune di Nardò LE , iscritta in Catasto al foglio 68, particella 1029, sub. 45, categoria A/3, della consistenza di 4,5 vani, classe 4^, ed afferente ad un bungalow di tipo B compreso nel lotto 70 al primo piano del fabbricato E , distinto con planimetrico n. 5 ed interno n. 40, composto di tre vani, accessori e giardinetto di pertinenza al pianterreno. Condanna i convenuti C. Francesco Saverio, Gaetana de N., L. Antonio e De F. Maria Dolores, in ragione di 1/4 ciascuno, al pagamento delle spese del presente giudizio che, sino al deposito della presente sentenza, si liquidano in complessivi euro.