Speciale elezioni amministrative: il Consiglio di Stato scioglie i dubbi

Con diverse sentenze depositate il 25 maggio scorso, la Sezione III fa il punto su alcuni aspetti relativi alle elezioni amministrative, risolvendo così diversi nodi problematici.

Sostituzione del candidato sindaco. Depennato il nome stampato ed inserito, a mano, il nome nuovo le plurime cancellazioni e correzioni aventi ad oggetto il nome del candidato Sindaco e la sezione dei candidati al Consiglio generano un’incertezza insanabile nelle dichiarazioni. Nel procedimento di ammissione alle elezioni, caratterizzato da un particolare rigore formale a garanzia della certezza della competizione e della par condicio dei concorrenti, e in particolare nella fase di autentica delle firme di presentazione delle liste, le dichiarazioni postume dei sottoscrittori, ancorché valutabili dal giudice, non sono sufficienti a sanare gravi incongruenze della documentazione esaminata dalla Commissione elettorale, che costituisce ciò che direttamente assai più degli enunciati dichiarativi manifesta la realtà fattuale. Legittimo, pertanto, l'operato della Commissione elettorale la quale aveva ritenuto che sui moduli sottoscritti dai presentatori non vi era certezza che essi sapessero quale era il candidato sindaco Consiglio di Stato, sezione III, sentenza n. 2474/17 del 25 maggio . Firme in eccesso. Trenta sottoscrizioni poste sul modulo atto principale e su un atto separato altre trentadue firme. Il totale eccede quello massimo sessanta previsto per i Comuni con popolazione compresa tra i 2.001 e 5.000 abitanti dall’art. 3, comma 1, lett. h , l. n. 81/1993 come sostituito dall’art. 3 l. 30 aprile 120/1999 . Con la conseguenza che la lista viene legittimamente ricusata anche se le firme consegnate avevano avuto l'avallo del segretario comunale. Nel solco tracciato dalla Corte Costituzionale, la ratio della previsione normativa del numero massimo di sottoscrizioni ed il suo valore sostanziale garantire la libera e genuina espressione della volontà del corpo elettorale, evitando che nei piccoli comuni si aprano precompetizioni elettorali Consiglio di Stato, sezione III, sentenza n. 2473/17 del 25 maggio Soccorso istruttorio. Era stato escluso dalla candidatura per la mancata sottoscrizione della dichiarazione di accettazione della candidatura stessa ma ricorre ed il TAR Lombardia gli dà ragione. Ciò in quanto il candidato aveva comunque apposto la sua firma nella seconda pagina del documento, per cui appariva palese che la mancata sottoscrizione dell’accettazione della candidatura era dovuta a mera dimenticanza. Peraltro, la dichiarazione del segretario comunale attestante la regolarità del documento aveva impedito ai presentatori della lista di accorgersi dell’errore, integrando debitamente il documento e la presentazione della lista era avvenuta, diligentemente, con sufficiente anticipo. Per cui sarebbe stato facile, per i presentatori, ovviare all’irregolarità, non consentita, invece dall'Amministrazione. La Sezione terza, nel confermare la decisione del Giudice di primo grado, ha richiamato il precedente della Sezione V sentenza 15 giugno 2015, n. 2910 , con la quale il Consiglio di Stato, ha affermato l’ammissibilità del soccorso istruttorio nel procedimento di ammissione delle liste alla competizione elettorale qualora l’irregolarità sia dovuta a caso fortuito, forza maggiore, errore scusabile, fatto dell’Amministrazione e comunque se la regolarizzazione non comporta adempimenti istruttori incompatibili con i tempi e i principi del procedimento elettorale Consiglio di Stato, sezione III, sentenza n. 2472/17 del 25 maggio Eccesso di formalismi o garanzia nelle autenticazioni? Nell’autenticare la sottoscrizione apposta in calce alla dichiarazione di accettazione della candidatura, il Segretario comunale ha omesso di indicare le modalità di identificazione. Per il candidato escluso, la formalità dell’autenticazione dell’accettazione della candidatura, è adempimento esagerato rispetto allo scopo e tale da costituire un ostacolo alla competizione elettorale, e quindi validamente integrabile ex post nei suoi elementi fondamentali tra cui, in primis , l’indicazione del modo con cui è stata accertata dal funzionario l’identità del candidato sottoscrivente , attraverso il soccorso istruttorio. Ciò in quanto si chiede oggi come oggi, che senso ha, dal punto di vista giuridico, all’insegna del principio della semplificazione dei procedimenti amministrativi, chiedere e pretendere, ancora, come una anacronistica imposizione, l’autenticazione di una firma? . Ma secondo la Sezione III, la necessità dell’autenticazione è tutt’altro che illogica, poiché risiede nell’esigenza, prioritaria nelle operazioni connesse alle competizioni elettorali, di assicurare la genuinità delle sottoscrizioni da autenticare, impedendo abusi e contraffazioni. Anche riconoscendo che la modalità di autenticazione, in materia elettorale, possa essere quella semplificata dell’art. 38, comma 3, d.P.R. n. 445/2000, richiamato dall’art. 21, comma 1 anziché quella, più rigorosa, prevista dall’art. 21, comma 2 , non per questo l’autenticazione può venire meno alla sua funzione essenziale e precipua, che è quella, appunto, di essere l’attestazione, da parte di un pubblico ufficiale, che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza , come prevede l’art. 1, comma 1, lett. i , dello stesso d.P.R. n. 445/2000, che ricalca la definizione dell’art. 2703, comma 2, c.c In sostanza, una simile attestazione sottintende, in entrambe le modalità predette, che l’identità del sottoscrivente sia stata accertata dal funzionario proprio l’art. 2703, comma 2, c.c., prevede, quale momento fondamentale dell’autenticazione, che il pubblico ufficiale deve previamente accertare l’identità della persona che sottoscrive , altrimenti l’oggetto dell’attestazione, paradossalmente, si limiterebbe al fatto storico dell’avvenuta apposizione nel modulo di una firma da parte di un soggetto qualunque , in quanto non identificabile con certezza. Tale risultato può essere conseguito o attraverso la conoscenza diretta da parte del funzionario autenticatore, oppure attraverso l’esibizione di un documento di riconoscimento idoneo a verificare l’identità del sottoscrivente, formalità che appare adeguata allo scopo non altrimenti conseguibile suindicato, e peraltro tale da comportare un onere di diligenza minimo, tutt’altro che sproporzionato. Pertanto, ove manchi l’indicazione della conoscenza diretta, oppure, come nel caso in esame delle modalità di identificazione del sottoscrivente sia pure attraverso una annotazione del documento incompleta, che tuttavia consenta di risalire ad un documento esistente, viene meno l’elemento essenziale dell’autenticazione, e non vi è possibilità di sanatoria mediante attestazioni postume Consiglio di Stato, sezione III, sentenza n. 2471/17 del 25 maggio .

Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 25 maggio 2017, n. 2472 Presidente Balucani Estensore Atzeni Fatto e diritto Visto il ricorso al Tribunale Amministrativo della Lombardia, sede di Milano, rubricato al n. 1031/2017, con il quale il signor M. F. impugnava a l'atto del 13 maggio 2017 verbale n. 97 della Settima Sottocommissione Elettorale Circondariale di Milano, Sede di Legnano, notificato il 15 maggio 2017, nella parte in cui ha disposto la sua esclusione dalla candidatura alla carica di consigliere comunale nelle liste del Partito Democratico per le elezioni comunali di Legnano del 11 giugno 2017 per la mancata sottoscrizione della dichiarazione di accettazione della candidatura b l'atto del 16 maggio 2017 verbale n. 107 della Settima Sottocommissione Elettorale Circondariale di Milano, Sede di Legnano, notificato in pari data, con cui è stata ritenuta inammissibile la richiesta di candidatura a conigliere comunale del ricorrente e confermata la sua esclusione, decretata con atto del 13 maggio 2017. Considerato che con il suddetto gravame il ricorrente lamentava violazione e falsa applicazione degli artt. 32 e 33 del Decreto del Presidente della Repubblica 16/05/1960, numero , dell’art. 21 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, dell’art. 2700 c.c. Eccesso di potere per travisamento dei fatti, carenza di motivazione. Vista la sentenza n. 1143 in data 19 maggio 2017 con la quale il Tribunale Amministrativo della Lombardia, sede di Milano, Sezione III, accoglieva il ricorso, per l’effetto ammettendo il candidato M. F. alle elezioni comunali di Legnano nella list PD - Partito Democratico. Visto il ricorso in epigrafe, rubricato al n. 3741/2017, con il quale il Ministero dell'Interno, Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Milano, propone appello avverso la suddetta sentenza, contestando gli argomenti che ne costituiscono il presupposto e chiedendo la sua riforma e il rigetto del ricorso di primo grado Vista la memoria con la quale il signor M. F. chiede la declaratoria dell’improcedibilità ovvero il rigetto dell’appello Ritenuto di poter prescindere dall’esame della dedotta questione di procedibilità essendo il gravame infondato nel merito Ritenuto che con sentenza n. 2124 in data 23 maggio 2016 questo Consiglio di Stato, Sezione III, ha affermato che nel caso di discrasia tra l’attestazione del segretario comunale nella quale si dia atto del deposito della dichiarazione di accettazione della candidatura firmata e autentica e la motivazione della esclusione, fondata sull’affermazione opposta, debba darsi prevalenza alla prima Ritenuto, inoltre, che con sentenza 15 giugno 2015, n. 2910, questo Consiglio di Stato, Sezione V, ha affermato l’ammissibilità del soccorso istruttorio nel procedimento di ammissione delle liste alla competizione elettorale qualora l’irregolarità sia dovuta a caso fortuito, forza maggiore, errore scusabile, fatto dell’Amministrazione e comunque se la regolarizzazione non comporta adempimenti istruttori incompatibili con i tempi e i principi del procedimento elettorale Rilevato che nel caso di specie il candidato ha apposto la sua firma nella seconda pagina del documento, per cui appariva palese che la mancata sottoscrizione dell’accettazione della candidatura era dovuta a mera dimenticanza Rilevato che la dichiarazione del segretario comunale attestante la regolarità del documento ha impedito ai presentatori della lista di accorgersi dell’errore, integrando debitamente il documento Rilevato che non appena reso edotto dell’errore il candidato ha sottoscritto l’accettazione della candidatura Rilevato che la presentazione della lista è avvenuta, diligentemente, con sufficiente anticipo, per cui sarebbe stato facile, per i presentatori, ovviare all’irregolarità Ritenuto che, alla luce dei principi giurisprudenziali sopra richiamati e delle circostanze sopra descritte all’appellante doveva essere consentito di sottoscrivere l’accettazione della candidatura, mentre ciò gli è stato impedito dal comportamento dell’Amministrazione Ritenuto, in conclusione, di dover respingere l’appello Ritenuto che le spese del presente grado del giudizio debbano essere integralmente compensate fra le parti, in ragione della parziale novità della questione P.Q.M. il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione Terza , definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge. Compensa integralmente spese e onorari del presente grado del giudizio fra le parti costituite. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 25 maggio 2017, n. 2471 Presidente Balucani Estensore Ungari Fatto e diritto 1. L’odierna appellante, candidata alla carica di consigliere comunale di Fagnano Castello alle prossime elezioni dell’11 giugno 2017, è stata esclusa dalla competizione elettorale in quanto, nell’autenticare la sottoscrizione apposta in calce alla dichiarazione di accettazione della candidatura, il Segretario comunale ha omesso di indicare le modalità di identificazione. 2. Ha impugnato l’esclusione dinanzi al TAR Calabria. 3. Il TAR, con la sentenza appellata I, n. 806/2017 , ha respinto il ricorso, sottolineando, in particolare, che - le invalidità che inficiano il procedimento di autenticazione delle firme dei cittadini che accettano la candidatura o che presentano come delegati le liste, non assumono un rilievo meramente formale poiché le minute regole da esse presidiate mirano a garantire la genuinità delle sottoscrizioni, impedendo abusi e contraffazioni, con la conseguenza che l'autenticazione, seppur distinta sul piano materiale dalla sottoscrizione, rappresenta un elemento essenziale - non integrabile aliunde - della presentazione della lista o delle candidature cfr. Cons. Stato, III, n. 2354/2017 V, n. 2920/2015 e n. 282/2014 - il favor partecipationis non può giustificare la sanatoria a mezzo di dichiarazione postuma da parte del funzionario, anche con riferimento allo speculare e prevalente principio della par condicio dei partecipanti alla competizione elettorale. 4. Vengono prospettati due motivi di appello. 4.1. Con il primo riferito ad un variegato insieme di parametri di legittimità motivazione inadeguata ed insufficiente violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2, 5, 18, 28, 48, 49, 51 e 57 Cost , 21 del d.P.R. 445/2000, 14 della legge 53/1990, 28 e 30 del d.P.R. 570/1960, 2703 e ss. c.c., 21-septies della legge 241/1990, eccesso di potere per sviamento, abnormità del provvedimento di esclusione, difetto dei presupposti in punto di querela di falso lamenta, in sintesi ed al di là delle mere asserzioni , che - l’imposizione di adempimenti troppo gravosi ed esagerati, che rendono impossibile o estremamente difficile prendere parte alla competizione elettorale, è, invece, inaccettabile ed ingiusta proprio in virtù della regola della strumentalità delle forme, le quali, in uno Stato di diritto, non devono mai prevalere sulla sostanza, costituita dall’autenticazione della firma da parte del pubblico ufficiale, all’interno dell’accettazione della candidatura - il Tar Calabria ha negligentemente disatteso il fatto che proprio il Segretario Comunale ha confermato che tutti i sottoscrittori ed i candidati sono stati identificati attraverso l’esibizione del documento di riconoscimento, ma, per la calca di persone presenti al momento delle firme, non è stata annotata proprio la carta di identità dell’appellante assieme a quella di un candidato della lista opposta - l’art. 21-septies della legge 241/1990 commina la nullità dell’atto amministrativo solo in caso di mancanza di elementi essenziali ed in altri casi particolari, ma non anche per l’assenza della suddetta modalità di autenticazione, che integra una mera ed innocua irregolarità - anche a volere proporre querela di falso avverso la dichiarazione di accettazione dell’appellante, non ne sussisterebbero i presupposti di cui agli art. 221 c.p.c. e 77 c.p.a., non sussistendo nel caso in esame alcuna falsità materiale ed ideologica. 4.2. Con il secondo motivo riferito a motivazione insufficiente ed inadeguata, violazione e falsa applicazione dell’art. 6, comma 1, lett. b , della legge 241/1990, e dell’art. 74, comma 1, del d.p.r. 445/2000, nonché all’eccesso di potere per illogicita’ e manifesta ingiustizia lamenta che sia stato illegittimamente ignorato l’istituto, a valenza generale, del soccorso istruttorio, attraverso il quale si sarebbe potuto sanare l’irregolarità. 5. L’Amministrazione intimata si è costituita in giudizio con l’Avvocatura Generale dello Stato e chiede il rigetto dell’appello. 6. L’appello è infondato. A fronte delle puntuali considerazioni giuridiche svolte dal TAR, con riferimento agli orientamenti consolidati di questo Consiglio, l’appellante, in sostanza, propone una qualificazione della formalità dell’autenticazione dell’accettazione della candidatura, come adempimento esagerato rispetto allo scopo e tale da costituire un ostacolo alla competizione elettorale, e quindi validamente integrabile ex post nei suoi elementi fondamentali tra cui, in primis, l’indicazione del modo con cui è stata accertata dal funzionario l’identità del candidato sottoscrivente , attraverso il soccorso istruttorio. Il pensiero sottostante all’impugnazione è rinvenibile nell’interrogativo, contenuto nell’appello, secondo il quale oggi come oggi, che senso ha, dal punto di vista giuridico, all’insegna del principio della semplificazione dei procedimenti amministrativi, chiedere e pretendere, ancora, come una anacronistica imposizione, l’autenticazione di una firma ? . Sembra evidente al Collegio che, lungi dal tentare di mettere in discussione l’applicabilità dei principi consolidati al caso in esame, l’impugnazione implichi in sostanza una contestazione della stessa legittimità costituzionale delle norme che disciplinano l’accettazione delle candidature e le connesse forme di autenticazione. Va anche chiarito che ogni valutazione in ordine alle cause generali di nullità degli atti amministrativi, così come ai presupposti della querela di falso, risulta del tutto estranea alla controversia, concernente l’idoneità di una autenticazione a conseguire lo scopo di ammissione alla competizione elettorale per il quale è prevista dalla legge, nonostante risulti non rispettosa delle forme all’uopo stabilite dalla legge medesima. Per respingere l’appello è dunque sufficiente ribadire che - la necessità dell’autenticazione è tutt’altro che illogica, poiché risiede nell’esigenza, prioritaria nelle operazioni connesse alle competizioni elettorali, di assicurare la genuinità delle sottoscrizioni da autenticare, impedendo abusi e contraffazioni - anche riconoscendo che la modalità di autenticazione, in materia elettorale, possa essere quella semplificata dell’art. 38, comma 3, del d.P.R. 445/2000, richiamato dall’art. 21, comma 1 anziché quella, più rigorosa, prevista dall’art. 21, comma 2 , non per questo l’autenticazione può venire meno alla sua funzione essenziale e precipua, che è quella, appunto, di essere l’attestazione, da parte di un pubblico ufficiale, che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza , come prevede l’art. 1, comma 1, lett. i , dello stesso d.P.R. 445/2000, che ricalca la definizione dell’art. 2703, comma secondo, c.c. cfr. Cons. Stato, III, n. 2244/2016 - una simile attestazione sottintende, in entrambe le modalità predette, che l’identità del sottoscrivente sia stata accertata dal funzionario proprio l’art. 2703, comma secondo, c.c., prevede, quale momento fondamentale dell’autenticazione, che il pubblico ufficiale deve previamente accertare l’identità della persona che sottoscrive , altrimenti l’oggetto dell’attestazione, paradossalmente, si limiterebbe al fatto storico dell’avvenuta apposizione nel modulo di una firma da parte di un soggetto qualunque , in quanto non identificabile con certezza - tale risultato può essere conseguito o attraverso la conoscenza diretta da parte del funzionario autenticatore, oppure attraverso l’esibizione di un documento di riconoscimento idoneo a verificare l’identità del sottoscrivente, formalità che appare adeguata allo scopo non altrimenti conseguibile suindicato, e peraltro tale da comportare un onere di diligenza minimo, tutt’altro che sproporzionato - pertanto, ove manchi l’indicazione della conoscenza diretta, oppure, come nel caso in esame delle modalità di identificazione del sottoscrivente sia pure attraverso una annotazione del documento incompleta, che tuttavia consenta di risalire ad un documento esistente, come ammette la giurisprudenza di questo Consiglio , viene meno l’elemento essenziale dell’autenticazione, e non vi è possibilità di sanatoria mediante attestazioni postume cfr. Cons. Stato, III, n. 2354/2017 . 7. Considerata la natura della controversia, le spese del grado di giudizio possono essere compensate. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione Terza , definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese del grado di giudizio compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 25 maggio 2017, n. 2473 Presidente Balucani Estensore Ungari Fatto e diritto 1. La controversia origina dalla ricusazione, disposta con verbale n. 13 in data 13 maggio 2017 dalla Sottocommissione Elettorale Circondariale di Foggia, della lista dei candidati per il rinnovo del consiglio comunale di Rignano Garganico denominata Per Rignano con candidato sindaco G. D.M 2. L’esclusione è stata determinata dal fatto che i presentatori, dopo aver utilizzato il modulo atto principale corredato da trenta sottoscrizioni, hanno raccolto su un atto separato altre trentadue firme, giungendo così ad un numero totale di sessantadue, che eccede quello massimo sessanta previsto per i Comuni con popolazione compresa tra i 2.001 e 5.000 abitanti dall’art. 3, comma 1, lett. h, della legge 81/1993 come sostituito dall’art. 3 della legge 30 aprile 120/1999 . 3. Il suddetto candidato sindaco, un candidato consigliere comunale ed un elettore del Comune hanno impugnato l’atto dinanzi al TAR Puglia, deducendo vizi di violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge 81/1993, dei principi del favor partecipationis, di tutela dell’affidamento, di ragionevolezza e proporzionalità, nonché di difetto di istruttoria ed erroneità dei presupposti. 4. In via di fatto, sottolineano che i presentatori della lista sono stati indotti in errore dal Segretario comunale, il quale pochi minuti prima della presentazione delle liste, rispondendo allo specifico quesito postogli, avrebbe dato rassicurazioni sull’irrilevanza delle firme esorbitanti su tale circostanza depositano dichiarazioni sostitutive dei presentatori . 5. Il TAR Puglia, con la sentenza appellata II, n. 507/2017 ha respinto il ricorso, sottolineando che - la Corte Costituzionale ha affermato la ragionevolezza della norma sul numero massimo di sottoscrizioni, chiarendo che la fissazione del numero massimo di sottoscrizioni non è diretta soltanto alla semplificazione del procedimento essa si dà carico di esigenze di ben maggiore rilievo, in quanto rivolte a garantire la libera e genuina espressione della volontà del corpo elettorale sent. n. 83/1992 - sulla scorta di tale ragionamento deve escludersi che l’esorbitanza delle firme integri una mera irregolarità, ovvero quell’insieme di vizi da cui non derivi alcun pregiudizio per le garanzie o la compressione della libera espressione del voto cfr. Cons. Stato, III, n. 1987/2016 V, n. 2920/2015 - non può neppure ipotizzarsi che la commissione elettorale possa valutare caso per caso la rilevanza della violazione del tetto massimo di sottoscrizioni per le liste elettorali, perché ciò richiederebbe la previa determinazione di criteri oggettivi per tale ponderazione, il che rientra nella sfera di discrezionalità del legislatore Corte cost. n. 407/1999 ord. - non conduce a diversa conclusione il principio dell’affidamento, in quanto a parte il fatto che il Segretario comunale smentisce di essere stato mai interrogato sul punto e di aver fornito rassicurazioni i presentatori erano pienamente consapevoli del fatto di depositare firme che eccedevano il massimo previsto dalla legge e un intervento in chiave collaborativo-consulenziale non può ritenersi neanche secondo le Istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature diramate dal Ministero dell’interno rientrante nei compiti del Segretario comunale - infine, anche la doglianza secondo la quale la Sottocommissione avrebbe dovuto controllare la regolarità delle sottoscrizioni ed escludere dal conteggio quelle invalide secondo i ricorrenti, almeno dieci, analiticamente indicate , prima di verificare se il numero eccedeva il massimo consentito, non è fondata, poiché una simile specificazione non è prevista e contrasta con la finalità della norma, come delineata dalla Corte costituzionale, essendo evidente che l’esigenza di conteggiare le firme solo se valide trova risposta nella possibilità di raccogliere un numero di firme superiore al minimo ma pur sempre nel limite cogente del massimo stabilito . 6. Nell’appello si prospettano le argomentazioni di censura, raggruppate in quattro ordini, come appresso sintetizzato. 6.1. Il procedimento elettorale è governato dal principio del favor partecipationis, che giustifica un'interpretazione della normativa che, prescindendo da inutili formalismi, sia il più aderente possibile al dato sostanziale cfr. Cons. Stato, III, n. 2165/2016 n. 1987/2016 . La lista è stata ricusata per la presenza di appena due sottoscrizioni eccedenti il limite massimo consentito, ma il superamento del limite, in misura tanto modesta da non poter arrecare alcun vulnus sostanziale, è stato dovuto ad errore scusabile e a legittimo affidamento. Le Istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature diramate dal Ministero dell’interno, prevedono al paragrafo 2.3 Compiti della segreteria del Comune relativi alla ricezione delle candidature che È, tuttavia, raccomandabile che il segretario comunale non ometta di far rilevare quelle irregolarità gli sia dato di conoscere . Pongono, dunque, in capo al segretario comunale uno specifico onere di vigilanza e di collaborazione finalizzato ad evitare errori che possano inficiare l’ammissione delle liste. Il Segretario comunale ha espressamente dichiarato l’irrilevanza della presenza di due firme in più rispetto al limite, e a tal proposito sono state depositate agli atti le dichiarazione sostitutive dei presentatori della lista. Il Consiglio di Stato cfr. III, n. 1979/2016 , ha ritenuto in presenza di un’attestazione del segretario comunale in ordine alla completezza della documentazione depositata, riguardo alle dichiarazioni sostitutive sull'insussistenza delle condizioni di incandidabilità che L'affidamento così ingenerato negli appellanti deve ritenersi meritevole di tutela per la provenienza qualificata della suddetta attestazione e ciò anche a voler prescindere dalla sua catalogazione come atto pubblico idoneo a fare fede fino a querela di falso delle dichiarazioni ivi contenute , in quanto formata dall'autorità incaricata di controllare la completezza della documentazione depositata e di segnalare eventuali carenze . Contrariamente a quanto affermato dal TAR, la questione non verte sulla competenza affidata alla Commissione Elettorale, ma sull’affidamento indotto dal Segretario comunale che ove sia vero quanto dallo stesso dichiarato ha comunque omesso di far rilevare il superamento del limite massimo di firme. Se il Segretario avesse correttamente svolto il compito affidatogli dalle Istruzioni ministeriali, i presentatori avrebbero avuto tutto il tempo per emendare l’errore e presentare la lista esente da vizi. 6.2. Non si tratta di attribuire una inesistente discrezionalità in capo alla Commissione Elettorale, ma solo di verificare se sussiste un concreto interesse pubblico che possa risultare violato dalla ammissione della lista. La sentenza appellata è erronea poiché ha concretamente svuotato di ogni rilevanza e significato il principio del favor partecipationis, di pari rilevanza costituzionale. 6.3. La Sottocommissione elettorale non avrebbe dovuto cumulare le firme di riserva , poiché la presenza di due moduli separati avrebbe dovuto rendere evidente che l’intenzione dei presentatori della lista era quella di premunirsi di un congruo numero di ulteriori sottoscrizioni, idonee, all’occorrenza, a compensare il possibile annullamento di alcune firme che si fossero rivelate irregolari. Anche in base alle Istruzioni citate, le sottoscrizioni formalmente irregolari perché non effettuate nel rispetto delle prescritte formalità, non concorrono a determinare il numero minimo e massimo, la cui violazione comporta l’esclusione. 6.4. Non è stato effettuato un adeguato controllo sulla regolarità delle sottoscrizioni al contrario, la Commissione avrebbe dovuto dapprima escludere dal conteggio le sottoscrizioni invalide e solo in seguito, qualora il numero di quelle valide superasse il massimo consentito, avrebbe potuto ricusare la lista. In altri termini, il controllo sul rispetto del tetto va fatto solo dopo aver depennato le firme invalide. 7. L’Amministrazione si è costituita in giudizio con l’Avvocatura Generale dello Stato, eccepisce la tardività del ricorso introduttivo, e chiede comunque il rigetto dell’appello. 8. Può tralasciarsi detta eccezione, in quanto l’appello è infondato e deve essere respinto. Il Collegio osserva che l’appello contiene la riproposizione delle censure proposte in primo grado e puntualmente disattese dal TAR, con accenni di confutazione della sentenza appellata per quanto concerne la focalizzazione di quelle che, secondo gli appellanti, sarebbero le questioni realmente decisive. Il Collegio ritiene che il TAR abbia ben individuato le questioni decisive. Pertanto, sembra sufficiente ribadire ed evidenziare che - nel solco tracciato dalla Corte Costituzionale, la ratio della previsione normativa del numero massimo di sottoscrizioni ed il suo valore sostanziale garantire la libera e genuina espressione della volontà del corpo elettorale, evitando che nei piccoli comuni si aprano precompetizioni elettorali , come sintetizzato dalla Corte nell’ordinanza n. 407/1999, approfondendo quanto affermato nella sentenza n. 83/1992 sono state chiariti anche dalla giurisprudenza di questo Consiglio, e nell’appello non vengono svolte al riguardo dirette confutazioni - gli appellanti, invece, insistono nell’aggirare tale orientamento, riproponendo anzitutto la tesi della necessità di valutare in concreto se il superamento del numero massimo abbia comportato o meno un vulnus ai principi tutelati dalla previsione tuttavia, tale tesi ha trovato una univoca smentita nella sede appropriata cfr. ord. n. 407/1999, cit., nella quale la Corte ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 33, primo comma, lettera a , del d.P.R. 570/1960 e dell'art. 14, quarto comma, della legge 122/1951, nella parte in cui non consentono all'ufficio elettorale la facoltà di un autonomo apprezzamento, caso per caso, della rilevanza della violazione del tetto massimo di sottoscrizioni per le liste elettorali, richiamando la sentenza n. 83/1992, e sottolineando che l'ipotizzata declaratoria d'illegittimità della normativa denunciata, nella parte in cui non consente all'ufficio elettorale di valutare la rilevanza, caso per caso, delle sottoscrizioni in eccesso, richiederebbe la previa determinazione di criteri oggettivi per tale ponderazione, il che rientra nella sfera di discrezionalità del legislatore ma di contro il procedimento elettorale deve comunque avere i requisiti essenziali di linearità, semplificazione e puntuale scansione degli adempimenti, affinché la consultazione si tenga secondo l'ordine legale e nei tempi prefissati, a salvaguardia dei diritti di elettorato attivo e passivo, mentre l'intervento sollecitato dal giudice a quo finirebbe, in mancanza di parametri obiettivi, per determinare incertezza incrementando il contenzioso, stante l'ampio margine di apprezzamento che verrebbe, in ipotesi, riconosciuto alla commissione elettorale - si tratta di una valutazione che non ammette eccezioni e distinguo, e fuga i dubbi di legittimità dell'automatismo sanzionatorio prefigurato dalla disposizione e che, peraltro, non essendone mutati nell’odierno contesto storico e istituzionale i presupposti di riferimento e le ragioni che impediscono di ammettere una valutazione ex post della rilevanza del superamento del tetto massimo di sottoscrizioni, appare del tutto condivisibile - l’altro tentativo degli appellanti per superare il suddetto orientamento, fa leva sulla estensione del ruolo e delle responsabilità del segretario comunale, che si vorrebbe onerare della verifica di regolarità in termini così stringenti da giustificare una sanabilità delle irregolarità non segnalate tuttavia, una simile estensione non trova appigli nella legge, e neanche nelle Istruzioni ministeriali l’applicazione del principio affermato da questo Consiglio III, n. 1979/2016, cit. riguardo all’onere gravante sul funzionario che rilascia ricevuta degli atti presentati, nel caso in esame non sarebbe comunque possibile per mancanza dei necessari presupposti, sia di diritto nel caso in esame, manca un’attestazione rilasciata dal funzionario nell’adempimento dei propri doveri istituzionali nell’ambito del procedimento elettorale nel caso deciso dalla sentenza citata, si trattava della ricevuta di presentazione, ai sensi dell’art. 32, ultimo comma, del d.P.R. 570/1960 - idonea a suscitare affidamento sulla regolarità della documentazione predisposta, tanto che gli appellanti sono costretti ad ipotizzare in capo al Segretario comunale un ruolo di consulenza o collaborazione, che la norma non prevede , sia di fatto nel caso in esame, manca l’accertamento che un’indicazione fuorviante in ordine alla regolarità delle sottoscrizioni era stata effettivamente data, esistendo solo dichiarazioni di soggetti interessati all’ammissione della lista, che il Segretario comunale ha smentito - quanto alla necessità di scomputare le sottoscrizioni irregolari, la stessa ratio disincentivante sopraricordata della previsione sul numero massimo impedisce quale che sia, al riguardo, l’indicazione ritraibile dalle Istruzioni ministeriali di posporre la verifica del suo superamento alla verifica di regolarità ed alla sottrazione delle sottoscrizioni che risultino irregolari il TAR ha ben messo in evidenza come la norma abbia stabilito un punto di equilibrio tra l’esigenza di limitare il numero delle sottoscrizioni e quella di assicurare l’ammissione della lista nonostante le sempre possibili irregolarità dovute ad errori nella predisposizione della documentazione necessaria, prevedendo la possibilità di raccogliere un numero di firme superiore al minimo ma pur sempre nel limite cogente del massimo stabilito - per lo stesso motivo, non è possibile convenire sulla tesi che, contrariamente a quanto si afferma nell’appello, non trova alcun riscontro nelle pronunce della Corte citate dell’irrilevanza delle sottoscrizioni contenute nel modulo atto separato , una volta che le sottoscrizioni contenute nel modulo atto principale siano risultate regolari e quindi utili all’ammissione della lista alla competizione elettorale, anche considerando che entrambi i moduli sono stati contestualmente presentati per l’autenticazione ai fini dell’ammissione della lista senza contare che la qualificazione come firme di riserva di quelle contenute nell’ atto separato , viene prospettata in giudizio, ma non vi sono elementi per sostenere che corrispondesse ad un’intenzione dei presentatori e che fosse stata adeguatamente resa manifesta . 9. Considerata la natura della controversia, le spese del grado di giudizio possono essere compensate. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione Terza , definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge. Spese del grado di giudizio compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa

Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 25 maggio 2017, n. 2474 Presidente Balucani Estensore Bellomo Fatto 1. Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria del Piemonte E. U., delegato della lista Frassineto Rinasce , domandava l’annullamento del verbale n. 14 del 14 maggio 2017 della Commissione Elettorale di Casale Monferrato, con il quale è stata ricusata la candidatura a Sindaco di Frassineto Po di F. T. nonché della lista Frassineto si nasce per le elezioni relative al rinnovo del Consiglio Comunale di Frassineto Po e all’elezione diretta del Sindaco, che avrà luogo il giorno 11 giugno 2017. A fondamento del ricorso deduceva l’erroneità della decisione della Commissione, essendo chiara la volontà dei sottoscrittori. Con sentenza n. 3778/2017 il TAR rigettava il ricorso. 2. La sentenza è stata appellata da E. U., che contrasta le argomentazioni del giudice di primo grado. Si sono costituiti per resistere all’appello del Ministero dell'Interno e dell’Ufficio Territoriale del Governo di Alessandria. La causa è passata in decisione alla pubblica udienza speciale elettorale del 25 maggio 2017. Diritto 1. Il provvedimento impugnato reca la seguente motivazione Per quanto concerne le dichiarazioni di presentazione della candidatura del sindaco e dei consiglieri comunali della lista in questione, costituita da n 1 atto principale e da n 26 atti separati, sottoscritti da altrettanti elettori nel periodo dall’8 all’11 maggio 2017, le cui sottoscrizioni sono state tutte autenticate dalla Sig.ra M. F., funzionario incaricato dipendente del Comune di Frassineto Po AL , la Commissione, dopo aver preso atto che gli stessi hanno regolare certificato di iscrizione nelle liste elettorali, rileva quanto segue. Gli atti separati nn 2, 5, 11, 15, 17, 18, 19, 21 e 25, per un totale di 9 atti, le cui sottoscrizioni sono state autenticate tutte in data 8.5.2017, presentano le seguenti correzioni indicazione nella prima pagina, quale candidato Sindaco, con caratteri stampati, della Sig.ra B. A., nata ad Alessandria il 10.11.1983. Il nominativo in questione risulta contornato con un riquadro accanto al quale è presente l’indicazione 1/1. Accanto a detta indicazione, a penna, risulta apposta, a mano, la scritta del Sig. T. F. nato a Frassineto Po il 07/06/1975 indicazione nella prima pagina, nell’elenco dei candidati alla carica di consigliere comunale, tra le righe nn 2 e 3, senza numero, del Sig. T. F., nato a Frassineto Po il 7.6.1975. Il nominativo in questione risulta contornato con un riquadro accanto al quale è presente l’indicazione 2/2 indicazione nella seconda pagina, prima del riquadro nel quale devono essere indicati a dati anagrafici del sottoscrittore della lista e lo spazio per la firma, della scritta effettuata a mano 1/1 - delle dodici parole da della a 1983 2/2 - delle sette parole da F. a 1975 si approvano le due modifiche con diciannove parole cancellate . Tutte le correzioni in questione risultano chiaramente ed evidentemente apposte dalla medesima persona, in quanto effettuate con la stessa grafia. Gli atti separati nn 1, 3, 6, 7, 12, 13, 14, 16 e 26, per un totale di 9 atti, le cui sottoscrizioni sono state autenticate tutte in data 9.5.2017, presentano le stesse correzioni sopra indicate, che ad ogni modo di seguito si riportano . Anche queste correzioni risultano chiaramente ed evidentemente apposte dalla medesima persona di cui al punto n 1, in quanto effettuate con la stessa grafia. Gli atti separati nn 9, 10, 20 e 23, per un totale di 4 atti, le cui sottoscrizioni sono state autenticate tutte in data 10.5.2017, presentano le stesse correzioni già in precedenza indicate, e che di seguito ancora una volta si trascrivono . Pure tali correzioni risultano chiaramente ed evidentemente apposte dalla medesima persona di cui ai punti nn 1 e 2, in quanto effettuate con la stessa grafia. Anche l’atto separato n 4, la cui sottoscrizione è stata autenticata in data 11.5.2017, presenta le stesse correzioni, ed anche esse sono in tutta evidenza state apposte dalla medesima persona di cui ai punti nn 1, 2 e 3, in quanto effettuate con la stessa grafia. Allo scopo di verificare se le correzioni in questione fossero già presenti al momento dell'autentica delle firme dei vari sottoscrittori, la Commissione ha ritenuto di sentire direttamente e personalmente il funzionario autore delle suddette autentiche, la quale ha dichiarato di non ricordare se le correzioni in questione fossero già presenti al momento dell'autentica delle sottoscrizioni da lei effettuate in calce agli separati sopra indicati. La Commissione rileva altresì che la dichiarazione di accettazione della candidatura alla carica di sindaco del Sig. T. F. , momento logicamente precedente a quello della presentazione della candidatura medesima, è stata effettuata dopo che 18 sottoscrittori avevano già presentato la sua candidatura. In senso più generale, la commissione prende atto che non è in alcun modo possibile risalire all'identità della persona che ha effettuato tutte le correzioni sopra riportate, atteso che le stesse non presentano alcuna sigla, né sottoscrizione, né qualsivoglia altro elemento utile ad individuarne l’autore . Il TAR ha ritenuto che le plurime cancellazioni e correzioni aventi ad oggetto il nome del candidato Sindaco e la sezione dei candidati al Consiglio avevano generato un’incertezza insanabile nelle dichiarazioni. Quindi, in applicazione del principio secondo cui la ratio della normativa che prescrive l’autentica delle firme di presentazione delle liste è innanzitutto quella di assicurare la piena consapevolezza dei sottoscrittori in ordine ai candidati cui si riferisce l’atto cfr. Cons. Stato, sez. V, n. 5011/2005 , ha respinto il ricorso, senza attribuire rilievo decisivo alla data della dichiarazione di accettazione della candidatura da parte di F. T., considerato solo un ulteriore indizio dell’incertezza del contenuto delle dichiarazioni di presentazione. Appella l’interessato, rilevando che il Tar ha omesso di considerare la seguente produzione documentale Dichiarazione I sottoscritti, nella loro qualità di presentatori = sottoscrittori della lista contrassegnata da Cerchio contenente nell’emisfero superiore sfumature di colore celeste e arancione rappresentante un sole nascente dal cui interno si irradia una luce più vivida e nell’emisfero inferiore vi è la scritta in colore bianco Frassineto rinasce su sfondo blu presentata per l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale di Frassineto Po in data 14/5/2017 presso la Segreteria Comunale di Frassineto Po Dichiarano che i moduli utilizzati per l’autentica della firma da parte del Funzionario incaricato dal Comune di Frassineto Po risultavano corretti quanto alla candidatura a Sindaco di uno dei candidati consigliere comunale e quindi portavano come candidati alla carica di sindaco T. F. nato a Frassineto Po il 07/06/1975 Candidati Consiglieri 1 F. G.L. nato a Casale Monf. il 22/05/1976 P. M. nato a Frassineto Po il 31/05/1962 C. R. nato a Casale Monf. il 24/03/1970 B. P. nato a Chivasso il 22/12/1963 C. A. nato a Vercelli il 06/06/1977 B. A. nata a Alessandria il 10/11/1983 R. S. nato a Avellino il 21/02/1962 D. M.L. nata a Casale Monf. il 06/04/1970 In fede Frassineto Po 17/5/2017 . Il documento, firmato da 23 persone ed accompagnato dalle carte di identità dei sottoscrittori, presenterebbe le caratteristiche ed i requisiti di un atto di autocertificazione. Avendo in materia giurisdizione di merito, il giudice amministrativo avrebbe potuto e dovuto esaminare direttamente la realtà fattuale, valutando sulla base della predetta dichiarazione se una correzione la cui esistenza è risultata essere nota ai sottoscrittori al momento della loro firma di presentazione, fosse idonea o meno a garantire la conoscenza delle candidature da parte dei presentatori. 2. L’appello è infondato. Nel procedimento di ammissione alle elezioni, caratterizzato da un particolare rigore formale a garanzia della certezza della competizione e della par condicio dei concorrenti, e in particolare nella fase di autentica delle firme di presentazione delle liste, le dichiarazioni postume dei sottoscrittori, ancorché valutabili dal giudice, non sono sufficienti a sanare gravi incongruenze della documentazione esaminata dalla Commissione elettorale, che costituisce ciò che direttamente assai più degli enunciati dichiarativi manifesta la realtà fattuale. I rilievi formulati dalla Commissione sui moduli sottoscritti dai presentatori dimostrano che non vi è certezza che essi sapessero quale era il candidato sindaco. Si può ipotizzare, per spiegare il fenomeno, che vi sia stato un cambio dell'iniziale candidato sindaco, sicché i presentatori della lista hanno sottoscritto moduli in cui figurava un candidato sindaco poi modificato il nome originario è stato interlineato , ma ciò che rileva ai fini del presente giudizio è che le modalità delle sottoscrizioni non lasciano certezza circa la persona che i presentatori intendessero candidare a sindaco. In tal senso il principio espresso da Cons. St., sez. V, 23 settembre 2005, n. 5011, ancorché riferito a un caso non esattamente coincidente, è stato correttamente richiamato. 5. L’appello è respinto. La natura della controversia giustifica la compensazione delle spese di giudizio. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Terza, respinge l’appello. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.