Le associazioni dei giovani avvocati Aiga e dei giovani notai Asign , nella giornata di studio organizzata mercoledì 8 ottobre, hanno sottolineato la crisi che stanno attraversando i giovani laureati in giurisprudenza, che si scontrano con un mondo del lavoro per loro sempre più ostile. Per risolvere la situazione, i professionisti hanno lanciato una serie di proposte.
Il momento nero. Nella giornata di studio organizzata ieri dalle associazioni dei giovani avvocati Aiga e dei giovani notai Asign , i professionisti presenti hanno messo in luce le difficoltà attualmente sussistenti nell’ambito legale, soprattutto per i giovani laureati che cercano di entrare nel mondo del lavoro. I dati sono allarmanti disoccupazione al 13,2% per i laureati in giurisprudenza a cinque anni dal conseguimento del titolo, immatricolazioni diminuite del 30%, a causa di un cambiamento di prospettiva da parte dei ragazzi, che non vedono più la facoltà di giurisprudenza come un passe-partout per il mondo del lavoro. Una visione confermata anche da chi già si è laureato, che nel 30% dei casi non utilizza in ambito lavorativo quanto studiato. 21 mesi sono poi il periodo, in media, necessario ad un laureato in giurisprudenza per trovare lavoro. Cosa si può fare per cambiare? Da questi dati, le associazioni hanno ricavato la necessità di un percorso di revisione della formazione, in modo tale da rispondere meglio alle esigenze di imprese e mercato Nicoletta Giorgi, presidente dell’Aiga, ha affermato il bisogno di un «avvocato 2.0», che riceva una specializzazione oggi non presente. Per questo, la decisione è quella di «domandare direttamente alle imprese di quali competenze legali hanno più bisogno e al mondo dell’università se è pronto a formare professionisti» sulla base delle esigenze dell’ambito produttivo. Meno diritto romano, quindi, e più diritto commerciale, «che ha uno spettro non più nazionale, ma globale», diritto ambientale, problematiche del web e privacy. E’ innegabile, infatti, per le due associazioni, la «scarsa aderenza di quanto acquisito negli atenei con le reali necessità delle aziende», oltre ai programmi di studio poco aggiornati ed alla modesta propensione dei ragazzi ad investire su di sé. Proposta di affiancamento. Su questa lunghezza d’onda si inserisce anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, intervenuto all’evento, che ha lanciato una prima proposta un’esperienza diretta in tribunale, a fianco dei giudici, per i futuri avvocati e magistrati, come parte del percorso di formazione. In più, ha aggiunto l’essenzialità, per i magistrati, di una formazione comune europea per superare le «diffidenze tra stati». Per far ciò, il Guardasigilli invita l’avvocatura ad evitare «approcci corporativi», che alla fine si ripercuotono solo sui più giovani. Una visione condivisa anche dal Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che ha invitato le università a incentivare di più «l’esperienza diretta» invece che «lo studio frontale e nozionistico». Infine, arriva anche un invito agli avvocati nel trattamento dei giovani praticanti «da praticanti non siamo stati remunerati, quando passiamo dall’altra parte non possiamo fare altrettanto».