Accertamento induttivo, la media aritmetica semplice è insufficiente

di Benito fuoco

di Benito Fuoco Al fine di ricostruire i costi ed i ricavi dell'azienda, non è legittimo utilizzare la media aritmetica semplice. Sono queste le conclusioni che si possono ricavare dalla sentenza 322/2006 emessa dalla sezione n. 34 della Commissione tributaria regionale del Lazio depositata il 19 gennaio scorso e qui leggibile tra gli allegati. I giudici regionali romani hanno stabilito che, in presenza di una regolare tenuta delle scritture contabili, ed in assenza di ulteriori motivi gravi, precisi e concordanti, la rettifica induttiva dei redditi dichiarati eseguita a norma dell'articolo 39 del Dpr 600/73, deve necessariamente essere supportata da una ricostruzione basata sopra una media ponderata. La Ctr ha ritenuto che l'utilizzo della media ponderata sia l'unica procedura giuridicamente e matematicamente legittima, anche quando tale rettifica sia supportata da una precisa constatazione eseguita personalmente in azienda da funzionari dell'Amministrazione Finanziaria. IL FATTO Con un avviso di accertamento, l'Agenzia delle entrate di Rieti accertava i redditi dichiarati per l'anno 1996 ai fini Irpef, Ilor, Ssn e Tassa europea, da un contribuente esercente il commercio al minuto di abbigliamento. L'accertamento fiscale traeva origine da un processo verbale di constatazione con cui gli Ispettori del Fisco, basandosi sopra una palese incongruenza tra i ricavi dichiarati e quelli attribuibili all'esercizio verificato, avevano contestato una omessa annotazione di ricavi. Il contribuente, eccependo principalmente la irregolarità della verifica in quanto basata unicamente sull'applicazione della media semplice proponeva ricorso contro questo atto. La Commissione provinciale di Rieti accoglieva il ricorso, mentre l'Ufficio, ritenendo che per l'omogeneità dei beni in commercio potesse essere sufficiente l'utilizzo della media semplice, appellava la sentenza. Nel ricorso in appello presentato, l'Ufficio ribadiva la sproporzione tra ricavi di esercizio un miliardo delle vecchie lire e l'utile dichiarato inferiore ai 48 milioni delle vecchie lire , come pure lo squilibrio tra utile d'esercizio e costo del personale denunciava infine, il consistente impegno finanziario, contrastante con gli utili dichiarati, sostenuto per l'acquisto del fabbricato dove veniva esercitata l'attività. LA SENTENZA L'appello presentato dall'ufficio è stato rigettato dalla Commissione tributaria regionale del Lazio. Nel formulare l'atto di accertamento, cita il collegio giudicante, L'Ufficio si è limitato ad applicare una percentuale di ricarico ricavata dall'applicazione della media aritmetica semplice che non costituisce una legittima ed affidabile ricostruzione dei costi e dei ricavi dell'azienda. Come chiarito dallo stesso ministero delle Finanze con varie risoluzioni, e come stabilito dalla Sezione Tributaria della Cassazione nella sentenza 26388/05, solo la media ponderata poteva costituire l'unico procedimento legittimo applicabile al caso in trattazione. IL PRINCIPIO In assenza di altre prove certe, precise e concordanti, le conclusioni di un processo verbale di constatazione basate sull'applicazione della media aritmetica semplice non costituiscono presupposto legittimo per eseguire un accertamento induttivo. Al contrario, l'applicazione della media ponderata costituisce motivo giuridicamente consentito.

Commissione Tributaria regionale di Roma - sezione 34 - sentenza 14 dicembre 2005-19 gennaio 2006, n. 322 Presidente Cellitti - relatore Terrinoni Ricorrente Agenzia entrate ufficio Rieti L'Agenzia delle Entrate, ufficio di Rieti, propone appello avverso la sentenza della Ctp di Rieti n. 305/01/02 depositata in data 14 gennaio 2003 con la quale i giudici del primo grado avevano accolto le doglianze di parte contribuente secondo cui l'accertamento induttivo posto in essere da funzionari dell'amministrazione finanziaria sulla base del P.V.C. era illegittimo, spiegando le seguenti osservazioni l'ufficio contestava alla ditta accertata negozio di abbigliamento l'omessa contabilizzazione e dichiarazione di ricavi essendo emerse delle incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli determinati in sede di verifica. Al riguardo i primi giudici avevano osservato che nel caso di specie non ricorrevano gli estremi per l'accertamento induttivo ex articolo 39 Dpr 600/73, stante la regolarità delle scritture contabili e l'assenza di motivi gravi precisi e concordanti ed avevano osservato altresì che non era stata applicata la media ponderata ed era illegittima la stessa percentuale di ricarico applicata per tre annualità diverse. L'ufficio appellante controdeduce che per l'omogeneità dei beni in commercio si rivela utile il calcolo della media semplice inoltre proprio dall'esame della contabilità e dal raffronto dei mezzi di acquisto e quelli di vendita i verbalizzanti hanno potuto rilevare lo scostamento tra ricavi dichiarati e ricavi di fatto ottenuti nel senso che la Ditta applicava una percentuale di ricarico dell'89,93% a fronte di quella dichiarata dell'11/95% e ciò pur tenendo conto degli sconti alla clientela. Osservava inoltre l'ufficio appellante, a conferma della fondatezza dell'operato che 1 la ditta costantemente nel tempo ha dichiarato una percentuale di ricavo molto bassa 2 ricorre una netta sproporzione tra ricavi ed utile di esercizio lire 1.000.000.000 e 47.884.000 3 ricorre sproporzione tra utile di esercizio e costi di personale Inoltre non è irrilevante che la ditta abbia acquistato nel 2000 il fabbricato ove ha trasferito l'esercizio, al valore dichiarato di lire 450.000.000. Tali fatti rappresentano, a parere dell'ufficio motivi di gravità, precisione e concordanza tali da rendere inattendibili i dati dichiarati e da legittimare l'accertamento induttivo come pure osservato dalla Cassazione con la sentenza n. 11645/01. Chiede pertanto la riforma dell'impugnata sentenza e la conferma dell'accertamento chiede altresì la discussione pubblica della controversia. La parte contribuente, ritualmente costituita in giudizio, lamenta in primo luogo l'illegittimità dell'appello in quanto non contiene specifici motivi di doglianza e di censura dell'operato dei primi giudici e ripropone gli argomenti già oggetto del giudizio di primo grado, Nel merito poi osserva, in conformità con le motivazioni espresse dai primi giudici, l'illegittimità del metodo induttivo applicato la percentuale di ricarico esagerata e applicata in maniera fissa per le tre annualità 95-96-97 l'applicazione della media aritmetica anziché quella ponderata e la mancanza di fatti gravi precisi e concordanti. Chiede pertanto rigettarsi il proposto appello e confermarsi la decisione di primo grado con vittoria di spese del giudizio. Durante la discussione pubblica le parti ribadiscono le proprie conclusioni e ne chiedono l'accoglimento. Questa commissione, preso atto di quanto dedotto e prodotto, osserva L'appello è infondato e respinto. Invero tutto l'accertamento si fonda sulla percentuale di ricarico individuata tuttavia la stessa è stata individuata con il metodo della media aritmetica non condivisibile sia per la varietà elle merci, che per la variabilità delle tre annualità oggetto d valutazione. La media aritmetica non determina una legittima e veritiera ricostruzione dei coti e dei ricavi dell'azienda mentre, come chiarito con più risoluzioni ministeriali, la media ponderata si rivela essere giuridicamente e matematicamente valida confronta Cassazione 26388/05 . Con riguardo alle spese del giudizio in considerazione della materia trattata, si ritiene di compensarle tra le parti. PQM Respinge l'appello dell'ufficio e conferma la decisione di primo grado. Spese compensate.