Condanna in contumacia, quando la notifica all'avvocato difensore è inidonea

di Giuseppe Santalucia

In tema di restituzione nei termini per l'impugnazione di una sentenza di condanna contumaciale, la novella dell'articolo 175 Cpp, per effetto del Dl 17/2005 conv. con modif. con legge 60/2005, ha inteso ridimensionare l'incidenza di alcune forme di conoscenza presunta del sistema delle notificazioni, ponendo l'effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento come condizioni impeditive all'accoglimento della relativa istanza, sicché deve ritenersi che la notificazione mediante consegna dell'estratto contumaciale al difensore d'ufficio dell'imputato latitante detenuto all'estero, senza che lo stato di detenzione risulti agli atti del procedimento italiano, sia di per sé inidonea a dimostrare l'effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento in capo all'imputato, salvo che non si dimostri che il difensore d'ufficio è riuscito a rintracciare il proprio assistito e ad instaurare un effettivo rapporto professionale. È questo il principio di diritto contenuto nella sentenza 16002/06 della prima sezione penale della Cassazione qui pubblicata tra i documenti correlati. di Giuseppe Santalucia La Corte ricorda come la novella codicistica sia stata determinata dalla necessità di adeguare la disciplina interna ai principi di cui all'articolo 6 della Cedu, introducendo nuove disposizioni in materia di notificazione all'imputato e di elezione di domicilio da parte del sottoposto ad indagine o dall'imputato, che abbiano nominato un difensore di fiducia, al fine di una risposta adeguata all'esigenza di durata ragionevole del processo. Nel sistema è stata introdotta una sorta di presunzione iuris tantum di non conoscenza del procedimento o del provvedimento contumaciale, ponendo a carico del giudice l'onere di raccogliere l'eventuale prova in contrario. Contestualmente, al fine di garantire la ragionevole durata del processo, si è prevista - articolo 157, comma 8bis Cpp - la notificazione obbligatoria presso il difensore di fiducia di tutti gli atti, destinati personalmente all'imputato, successivi alla nomina di tale difensore anche senza elezione di domicilio presso lo stesso, salvo che il difensore di fiducia non dichiari immediatamente all'autorità che procede di non accettare la notificazione. L'ampliamento, oltre l'ambito dell'elezione di domicilio, delle ipotesi di notifica presso il difensore di fiducia, significa l'attribuzione al difensore dell'onere di portare effettivamente a conoscenza dell'assistito tutti gli atti processuali che lo riguardano, e quindi una piena equiparabilità ai fini della conoscenza effettiva della notificazione presso il difensore di fiducia alla notificazione personale all'imputato, sia perché obblighi di deontologia professionale del difensore gli impongono la consegna dell'atto al proprio assistito sia perché l'imputato ha l'onere di mantenersi in contatto con il proprio difensore. Tanto premesso, la Corte reputa che la notifica dell'estratto contumaciale al difensore d'ufficio ex articolo 165 Cpp non può impedire l'accoglimento dell'istanza di restituzione nel termine, a nulla rilevando che l'imputato si sia reso latitante sottraendosi così al procedimento. La nuova normativa ridimensiona la portata della presunzione di conoscenza che si esprime in alcune forme di notificazione, senza peraltro eliminarla del tutto. Nel caso di specie, rileva la Corte, non può dirsi che l'imputato latitante abbia avuto effettiva conoscenza del provvedimento. La notifica, avvenuta mediante consegna di copia al difensore d'ufficio mentre l'imputato latitante era detenuto all'estero senza che tale detenzione risultasse agli atti del procedimento, non dà certezza di effettiva conoscenza in assenza di prova del fatto che il difensore d'ufficio fosse riuscito a rintracciare il proprio assistito e ad instaurare un effettivo rapporto professionale con lui. Per significativi recenti precedenti, volti a precisare il significato della riforma e la portata innovatrice rispetto ad un sistema di notificazioni fondato anche su forme di conoscenza cd. legale v. sezione prima, n. 14265/06, ric. Bidinost e sezione seconda, n. 8643/06, ric. Casale.

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 6 aprile-10 maggio 2006, n. 16002 Presidente Granero - Relatore Turone Pg Iacoviello - Ricorrente Latovic Osserva 1. Con ordinanza 23 dicembre 2004 il Tribunale di Bologna, come giudice dell'esecuzione, respingeva l'incidente di esecuzione proposto nell'interesse di Latovic Ismail confermando l'esecutività della sentenza contumaciale emessa dallo stesso Tribunale il 12 luglio 2000 nel confronti del predetto, dichiarata irrevocabile il 29 dicembre 2001, e respingeva altresì l'istanza subordinata di restituzione nel termine per l'impugnazione di tale sentenza, il cui estratto contumaciale era stato notificato all'imputato latitante mediante consegna di copia al difensore di ufficio ex articolo 165 Cpp. La difesa aveva basato le sue richieste sulla circostanza che il Latovic era detenuto in Germania dal 7 luglio 1999, cosa che gli aveva impedito di comparire al dibattimento di primo grado conclusosi con l'udienza del 12 luglio 2000, nonché sulla circostanza che la notifica dell'estratto contumaciale fosse avvenuta irritualmente ex articolo 165 Cpp a mani di un difensore di ufficio. Il Tribunale rigettava tali richieste sostenendo, in primo luogo, che la condizione di latitanza non cessa nel caso di detenzione all'estero e che quindi era corretta la notifica dell'estratto contumaciale a norma dell'articolo 165 Cpp. Affermava altresì che, ritenuta la legittimità del titolo esecutivo, non vi erano gli estremi della rimessione in termini perché la notifica al difensore ben poteva consentire al ricorrente la conoscenza del provvedimento e quindi l'impugnativa dello stesso. Avverso l'ordinanza propone ricorso la difesa dell'imputato. Con il primo motivo il ricorrente obietta che la latitanza cessa con l'inizio della detenzione all'estero, come affermato, dalle Su di questa Corte di legittimità con sentenza 21035/03, e che la detenzione all'estero ha determinato un impedimento a comparire. Con il secondo motivo il ricorrente sostiene che sussistevano tutte le condizioni per la rimessione à termini, posto che la notifica dell'estratto contumaciale a mani del difensore d'ufficio non ha determinato un'effettiva conoscenza del provvedimento. Nei motivi aggiunti, presentati il 20 marzo 2006, il ricorrente richiama le sentenze Sejdovic e Somogyi del 2004 della Corte Europea dei diritti dell'uomo nonché la nuova disciplina introdotta con il Dl 17/2005, convertito con modificazioni nella legge 60/2005. 2. Il primo motivo di ricorso è fondato esclusivamente nella parte in cui contesta che la condizione di latitanza si mantenga anche nel caso di detenzione all'estero. Ed invero, la giurisprudenza è ormai consolidata nel senso che l'arresto dell'imputato all'estero comporta la cessazione dello stato di latitanza. In particolare, ciò è stato affermato da Cassazione, Su, 21035/03, dep. 13 maggio 2003, Caridi, CED-224134, ove si legge - nel corso della motivazione - come - L'arresto all'estero, disposto nell'ambito di una procedura estradizionale, di indagato o imputato latitanti, comporti la cessazione del loro stato di latitanza. Ma ad analoghe conclusioni deve pervenirsi anche nella ipotesi in cui l'arresto in territorio estero avvenga per altra causa, come nei casi di reati ivi commessi. Anche in tali evenienze, difatti, l'arresto del renitente al provvedimento cautelare o esecutivo fa venir meno ogni margine di volontarietà della sua condotta in riferimento al provvedimento restrittivo dell'autorità nazionale, nel senso che la oggettiva sottrazione allo stesso non è, più affatto imputabile ad una sua libera scelta determinativa, e ad una conseguente sua volontaria condotta in tal senso. Deve, quindi, conclusivamente ritenersi che l'arresto all'estero, disposto nell'ambito di una procedura estradizionale o anche per altra causa, di indagato o imputato latitanti, comporta la cessazione del loro stato di latitanza con conseguente inapplicabilità, da quel momento, del regime proprio di tale istituto conf. Cassazione, Sezione, 29702/03, dep. 16 luglio 2003, Dattilo, CED-225494 . Sennonché, perché si produca la cessazione della latitanza, lo stato di detenzione all'estero deve risultare dagli atti Cassazione, Sezione quarta, 36780/04, dep. 17 settembre 2004, Arcuri, CED-229760 L'arresto dell'imputato all'estero per una causa diversa dall'estradizione comporta la cessazione dello stato di latitanza, purché lo stato di detenzione sia noto all'autorità giudiziaria che procede infatti, per l'imputato latitante, a differenza di quello irreperibile, non sono necessarie nuove ricerche prima dell'emanazione del decreto di citazione e, inoltre, l'assoluto impedimento a comparire, ai sensi dell'articolo 420ter comma 1 Cpp, deve risultare dagli atti e non deve essere verificato dal giudice . Nel caso di specie lo stato di detenzione all'estero, come si desume dall'ordinanza impugnata, non risultava agli atti di causa né ciò è stato contestato dal ricorrente. Pertanto il primo motivo di ricorso non è accoglibile. 3. È invece fondato il secondo motivo di ricorso sviluppato altresì nel secondo motivo aggiunto , ove si sostiene che il Latovic ha diritto alla rimessione in termini per poter impugnare la sentenza contumaciale. E ciò in base alla normativa in materia di contumacia entrata in vigore successivamente all'emissione del provvedimento impugnato e successivamente alla stessa presentazione del ricorso , vale a dire in base alla nuova formulazione dell'articolo 175 comma 2 Cpp, così come modificato dal Dl 17/2005, convertito con modificazioni nella legge 60/2005. 4. In proposito occorre anzitutto stabilire il significato e la portata della modifica legislativa dell'art 175 comma 2 Cpp laddove esso prevede che colui che non abbia avuto effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento debba essere restituito nel termine per proporre impugnazione alla sentenza contumaciale. Osserva il Collegio che la occasio legis ed i considerata costituenti la premessa del Dl 17/2005 costituiscono 'elementi fondamentali per la interpretazione della disposizione, la quale è stata emanata a causa della urgenza di armonizzare la legislazione italiana al nuovo sistema di consegna del condannato tra Stati dell'Unione europea, che consente alle autorità giudiziarie degli stati membri di rifiutare l'esecuzione del mandato di arresto europeo in base ad una sentenza di condanna in contumacia ove non sia garantita, sempre che ne ricorrano i presupposti, la possibilità di un nuovo processo. Di qui la necessità, per il nostro ordinamento giuridico, di meglio adeguare il nuovo regime di impugnazione tardiva dei provvedimenti contumaciali ai principi di cui all'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo Cedu e, conseguentemente, di introdurre anche nuove disposizioni in materia di notificazione all'imputato e di elezione di domicilio da parte della persona sottoposta ad indagini o dell'imputato, i quali abbiano nominato un difensore di fiducia, onde corrispondere più adeguatamente al principio di ragionevole durata del processo. In tale ambito il legislatore ha introdotto anzitutto un allargamento delle ipotesi in cui è ammessa l'impugnazione tardiva della sentenza contumaciale, sostituendo alla prova della non conoscenza del procedimento - che in precedenza doveva essere fornita dal condannato - una sorta di presunzionejuris tantum di non conoscenza, ponendo a carico del giudice l'onere di reperire negli atti l'eventuale prova in contrario e, più in generale l'onere di effettuare tutte le verifiche occorrenti al fine di accertare se il condannato avesse avuto effettiva conoscenza del procedimento e avesse volontariamente rinunciato a comparire. Così ha stabilito l'articolo 1 della novella legislativa, modificando il secondo comma dell'articolo 175 Cpp Se è stata pronunciata sentenza contumaciale o decreto di condanna, l'imputato è restituito, a sua richiesta, nel termine per proporre impugnazione od opposizione, salvo che lo stesso abbia avuto effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento e abbia volontariamente rinunciato a comparire ovvero a proporre impugnazione od opposizione. A tale fine l'autorità giudiziaria compie ogni necessaria verifica . Inoltre il legislatore - al fine dichiarato di garantire la ragionevole durata del processo e quindi di accelerare i tempi di notifica degli atti - ha introdotto la notificazione obbligatoria presso il difensore di fiducia di tutti gli atti, destinati personalmente all'imputato, successivi alla nomina di tale difensore, anche se l'imputato non abbia eletto domicilio presso lo stesso, salvo che il difensore di fiducia non dichiari immediatamente all'autorità che procede di non accettare la notificazione. Ciò è stato stabilito dall'articolo 2 della novella legislativa, che ha introdotto il nuovo comma 8bis nell'articolo 157 Cpp Le notificazioni successive sono eseguite, in caso di nomina di difensore di fiducia ai sensi dell'articolo 96, mediante consegna ai difensori. Il difensore può dichiarare immediatamente all'autorità che procede di non accettare la notificazione. Per le modalità della notificazione si applicano anche le disposizioni previste dall'articolo 148, comma 2bis . Va detto che già in precedenza era prevista la notificazione obbligatoria presso il difensore di fiducia nel caso in cui l'imputato avesse eletto domicilio presso lo stesso, per cui l'allargamento delle ipotesi di notifica presso il difensore di fiducia anche indipendentemente dalla elezione di domicilio assume il significato di attribuire a tale difensore un preciso onere - già. sussistente in base alla normativa pregressa ed in particolare agli obblighi di deontologia, professionale - di portare effettivamente a, conoscenza dell' assistito tutti gli atti processuali che lo riguardano, anche -se non domiciliatario del suo assistito, salva la possibilità di rivolgersi al giudice per comunicare che non intende più accettare le notificazioni, in situazioni in cui non può più assolvere tale onere. Tutto ciò comporta che la notificazione presso il difensore di fiducia è del tutto equiparabile, ai fini della conoscenza effettiva dell'atto, alla notifica all'imputato personalmente, poiché, da un lato, rientra negli obblighi di deontologia professionale del difensore la consegna dell'atto al proprio assistito ovvero di comunicare tempestivamente all'autorità giudiziaria la non accettazione per impossibilità di consegnare gli atti al destinatario d'altro lato, è onere dell'imputato mantenersi in contatto con il proprio difensore di fiducia onde mantenersi al corrente degli sviluppi del procedimento. Ed è ovvio che tale equiparazione vale anche per i periodo precedente alla novella legislativa, poiché anche prima della modifica sussisteva l'obbligo per il difensore di fiducia di fare pervenire al proprio assistito gli atti a lui diretti personalmente, specie nel caso di elezione di domicilio presso il suo studio. Si veda, in questi termini, recentissimamente, Cassazione, Sezione prima, 8232/06, dep. 8 marzo 2006, Zine Ei Mostafa . 5. La novella legislativa su cui ci si è soffermati nel paragrafo precedente è entrata in vigore il 24 aprile 2005. La giurisprudenza anteriore a tale data - inevitabilmente basata sulla vecchia formulazione dell'articolo 175 comma 2 Cpp - ha sempre affermato che 1a restituzione nel termine ai fini dell'impugnazione tardiva della sentenza contumaciale, che presuppone la non addebitabilità al condannato in contumacia della mancata conoscenza della decisione, non può essere concessa al latitante, che, nel sottrarsi volontariamente al procedimento, si è posto scientemente nella condizione di non poterne conoscere lo sviluppo e l'esito cfr. Cassazione, Sezione prima, 45237/03, dep. 24 novembre 2003, Spahiu, CED-226758 . Sulla base di questa giurisprudenza l'attuale ricorrente si è visto respingere la richiesta di restituzione nel termine per impugnare la sentenza contumaciale. In proposito il Tribunale di Bologna ha affermato la ritualità della notifica dell'estratto contumaciale della sentenza effettuata ex articolo 165 Cpp al difensore d'ufficio ed ha aggiunto che la conoscenza [scilicet, dell'atto in tal guisa notificato] viene garantita in modo indiretto dalla notifica al difensore che può essere contattato dall'imputato senza alcun rischio, laddove la mancata conoscenza diretta dipende da una scelta volontaria addebitabile al Latovic. Sennonché questa tesi - e il principio giurisprudenziale cui essa si ispira - si pone in contrasto con la lettera e lo spirito della normativa entrata in vigore il 24 aprile 2005, la quale esige perché si possa negare la restituzione nel termine prevista dall'articolo 175 comma 2 Cpp che il giudice abbia accertato la sussistenza della prova di una pregressa conoscenza effettiva del procedimento e del provvedimento da parte dell'interessato. In mancanza di tale prova la richiesta di restituzione nel termine non può essere respinta. A nulla rileva, pertanto, che l'imputato si sia reso latitante sottraendosi cosi al procedimento, posto che la nuova formulazione dell'articolo 175 comma 2 a differenza di quella vecchia non consente un'interpretazione che dia rilievo a tale circostanza. D'altro canto, va sottolineato che la novella legislativa, impiegando l'espressione effettiva conoscenza , ha evidentemente inteso ridimensionare - ai fini e per gli effetti di' un maggiore adeguamento all'articolo 6 Cedu ed alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo - l'incidenza di talune forme di conoscenza presunta che non danno sufficienti garanzie di corrispondere,ad una conoscenza, appunto, effettiva . Orbene, nel caso di specie appare ragionevole desumere una conoscenza effettiva, incapo al Latovic, dell'estratto contumaciale notificato al difensore di ufficio ex articolo 165 Cpp, essendo ciò avvenuto in un momento in cui lo stesso Latovic era detenuto all'estero senza che ciò risultasse agli atti del procedimento italiano. Con la conseguenza ulteriore che nulla può indurre a ritenere né che il difensore di ufficio fosse in grado di mettersi in contatto con il suo assistito, né che il Latovic potesse avere contezza dell'identità di tale difensore e della stessa pendenza del procedimento. Del resto, la nuova formulazione dell'articolo 175 comma 2 Cpp va letta congiuntamente alla nuova norma di cui all'articolo 157 comma 8bis Cpp. Quest'ultima norma, come si è visto, comporta che la notificazione presso il difensore di fiducia sia del tutto equiparabile, ai fini della conoscenza effettiva dell'atto, alla notifica all'imputato personalmente. Ebbene, questa equiparazione, lungi dal ridursi a una mera fictio juris, è ampiamente giustificata dalla natura e dalla sostanza del rapporto professionale che intercorre tra l'avvocato difensore nominato di fiducia dall'imputato e l'imputato stesso, il quale, proprio nel momento in cui dà il mandato al professionista nel quadro di uno specifico procedimento penale, dimostra o conferma di essere effettivamente a conoscenza di tale procedimento e ciò anche nel caso in cui egli risulti formalmente irreperibile all'autorità giudiziaria o, addirittura, sia dichiarato latitante dalla medesima . È pertanto del tutto ragionevole ritener che, anche successivamente alla nomina, il perdurante rapporto professionale intercorrente tra l'imputato e il suo difensore di fiducia continuerà a consentire al primo di mantenersi informato sugli sviluppi del procedimento e di concordare con il difensore le scelte difensive ritenute più idonee. Con la conseguenza che potrà ritenersi dimostra la conoscenza effettiva, da parte dell'imputato, degli atti notificati a mani del difensore di fiducia a norma dell'articolo 161 comma 4 Cpp ovvero - in caso di latitanza - a norma dell'articolo 165 Cpp. E con la conseguenza ulteriore che la richiesta di restituzione nel temine avanzata ex articolo 175 comma 2 Cpp dovrà essere, in quel caso, respinta dovendosi altresì ritenere, relativamente all'imputato latitante, che la scelta della latitanza equivalga, in quel caso, a volontaria rinuncia a comparire . In altri termini il legislatore, con la novella legislativa entrata in vigore il 24 aprile 2005, oltre a introdurre un'esigenza di conoscenza effettiva ai fini dell'articolo 175 comma 2 Cpp, ha scelto di privilegiare il ruolo del difensore di fiducia accentuandone ulteriormente la valenza rispetto alla difesa d'ufficio e,riconoscendo al relativo rapporto professionale fiduciario nel senso più rigoroso del termine un inedito rilievo specifico e concreto sotto il profilo del soddisfacimento reale di tale esigenza di conoscenza effettiva . Tuttavia, operando tale scelta, il legislatore ha finito con il riconoscere implicitamente l'intrinseca debolezza delle cosiddette presunzioni di conoscenza legate alle notificazioni effettuate a norma degli artt. 161 comma 4 e 165 Cpp a mani di un difensore nominato di ufficio all'imputato processato in contumacia in quanto irreperibile o latitante. Si deve pertanto concludere che tali notificazioni al difensore d'ufficio siano, di per sé, inidonee a dimostrare la effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento in capo all'imputato a meno che, nel caso specifico, la conoscenza non emerga aliunde, ovvero non si dimostri che il difensore d'ufficio è riuscito a rintracciare il proprio assistito e a instaurare un effettivo rapporto professionale con lui . Nel caso di specie, per i motivi già precisati, la conoscenza del procedimento da parte del Latovic, qualora non sia desumibile aliunde, non può. farsi discendere dalla mera notifica dell'estratto, contumaciale della sentenza avvenuta a mani del difensore di ufficio. L'ordinanza impugnatava, pertanto annullata con rinvio per un, nuovo esame della richiesta del Latovic, che tenga conto dei principi di diritto come sopra formulati. PQM Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Bologna.