Pubblicità ingannevole, i consumatori (uniti) possono rivolgersi al giudice ordinario

Alle associazioni viene così riconosciuta un'altra possibilità d'azione oltre quella rappresentata dal ricorso all'Autorità garante. Il singolo utente, invece, può rivolgersi soltanto al giudice amministrativo

Contro la pubblicità ingannevole l'unione fa la forza. Infatti, le associazioni di consumatori, portatrici degli interessi collettivi contro messaggi pubblicitari mendaci, possono adire, oltre l'autorità garante per la concorrenza e per il mercato, il giudice ordinario. Mentre, il singolo consumatore può rivolgersi soltanto all'autorità amministrativa. A dirlo è la Cassazione a sezioni unite che - con l'ordinanza 7036/06 qui leggibile tra gli allegati - ha precisato, fra le altre cose, che l'interpretazione resa riguarda soltanto le liti nate entro lo scorso anno, e cioè fino a quando è entrato in vigore il codice del consumo. Con una sentenza particolarmente interessante, il collegio ha esteso a trecento sessanta gradi la possibilità di tutela contro le pubblicità ingannevoli. E lo ha fatto attraverso le azioni congiunte dei consumatori. Infatti il singolo può adire soltanto l'autorità garante della concorrenza e del mercato mentre le associazioni possono adire sia l'autorità amministrativa sia quella giudiziaria. Non appare irragionevole , dicono a chiare lettere i giudici di legittimità, la diversità di trattamento tra il singolo consumatore, che può rivolgersi solo all'autorità garante della concorrenza e del mercato per chiedere l'inibizione degli atti di pubblicità ingannevole e le associazioni di consumatori e degli utenti, che per la tutela inibitoria degli interessi collettivi possono rivolgersi sia alla predetta autorità che al giudice ordinario . Secondo i giudici di Palazzaccio la decisione trova il suo fondamento in una legge molto chiara le associazioni di consumatori sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi rivolgendosi al giudice competente. E per giudice competente non può intendersi l'autorità garante che, per sua stessa natura, non è un giudice ma un'autorità amministrativa. Tanto più che la pubblicità ingannevole lede un diritto soggettivo anche se collettivo e non un interesse legittimo, dato che è lo stesso legislatore a qualificare come fondamentale il diritto soggettivo dei consumatori e degli utenti ad un'adeguata informazione ed ad una corretta pubblicità . Il caso, ancora tutto da risolvere da un punto di vista sostanziale, si è concluso positivamente per un'associazione di consumatori piemontese che aveva fatto causa, di fronte al Tribunale di Torino, a una società accusandola di diffondere messaggi pubblicitari ingannevoli. Subito il giudice di merito aveva respinto la richiesta cautelare di interruzione della pubblicità sotto accusa sostenendo il difetto di giurisdizione. Questa tesi, tuttavia, non è stata affatto condivisa dalle Sezioni unite che hanno dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario, competente, a tutti gli effetti, a decidere della questione. deb.alb.

Cassazione - Sezioni unite civili - ordinanza 2-28 marzo 2006, n. 7036 Presidente Carbone - Relatore Amatucci Pg Martone - conforme - Ricorrente Associazione Movimento Consumatori Ritenuto in fatto 1. Con atto di citazione notificato il 29 ottobre del 2003 l'Associazione Movimento Consumatori convenne innanzi al Tribunale di Torino la Sas Education Scuola & Lavoro di Passerone Franco chiedendo che fosse dichiarato che i messaggi pubblicitari diffusi dalla convenuta e prodotti in atti costituiscono pubblicità ingannevole ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1 e ss. D.lgs 74/1992 , che fosse inibito ai sensi dell'articolo 3 lettera a , legge 281/98 l'utilizzo dei messaggi pubblicitari di ci in atti , che la convenuta fosse condannata ai sensi dell'articolo 3, lettera b legge 281/98 ad adottare le misure idonee a correggere od eliminare gli effetti dannosi delle violazioni de quibus secondo le modalità accertande e determinande , che fosse ordinata la pubblicazione per estratto della sentenza ai sensi dell'articolo 3, lettera c della legge 281/98 e che, infine la Education fosse condannata al risarcimento del danno, in favore dell'attrice, derivante dalla lesione degli interessi collettivi dei consumatori. Con ricorso del 4 novembre 2003 l'Associazione attrice richiese in corso di causa la tutela cautelare ai sensi degli articoli 3, comma 6, della legge 281/98 e 669bis e ss. Cpc. Con ordinanza depositata il 22 dicembre 2003 il giudice singolo del tribunale rigettò le istanze cautelari per essere il giudice ordinario carente di giurisdizione in ordine alle domande proposte. Osservò che, vertendosi in ipotesi di pubblicità ingannevole, i provvedimenti richiesti avrebbero potuto essere adottati solo dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L'associazione ricorrente propose reclamo ex articolo 669terdecies Cpc ed il tribunale in composizione collegiale lo ha rigettato con ordinanza 23-30 gennaio 2004, confermando il provvedimento impugnato. 2. Ha rilevato il tribunale che l'articolo 7 del D.Lgs 74/1992 riserva la tutela in materia di pubblicità ingannevole all'Agcm avverso le cui decisioni è ammesso solo il ricorso al giudice amministrativo e che è ininfluente che il quattordicesimo comma dello stesso articolo introdotto dall'articolo 5 del D.Lgs 67/2000 richiami, per la tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti, l'articolo 3 della legge 281/98. Ciò in quanto l'articolo 3 citato, prevedendo che le associazioni dei consumatori e degli utenti sono legittimate ad agire innanzi al giudice competente , non precisa tuttavia di quale giudice si tratti sicché occorre pur sempre aver riguardo, per individuarlo, al tredicesimo comma dell'articolo 7 del D.Lgs 74/1992, che fa salva la giurisdizione del giudice ordinario in materia di atti di concorrenza sleale e, quanto alla pubblicità comparativa, per gli atti compiuti in violazione della legge sul diritto di autore, del marchio d'impresa, di denominazioni di origine riconosciute e protette in Italia e di altri segni distintivi di imprese, beni e servizi concorrenti. Il richiamo all'articolo 3 della legge 281/98 avrebbe dunque il solo significato dell'attribuzione anche alle associazioni dei consumatori e degli utenti della legittimazione ad agire innanzi al giudice ordinario in materia di atti di concorrenza sleale anche in deroga all'articolo 2601 Cc e negli altri casi sopra indicati mentre, tema di pubblicità ingannevole, le associazioni dei consumatori potrebbero comunque rivolgersi esclusivamente all'Autorità garante e, in seconda battuta, al Tar. Se si ragionasse diversamente - continua il tribunale - si determinerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento tra le associazioni dei consumatori da una parte, e tutti gli altri soggetti singoli consumatori, imprenditori, etc. dall'altra. Solo i primi, infatti, potrebbero scegliere se domandare la tutela al giudice ordinario o all'Autorità, mentre tutti gli altri sarebbero tenuti a seguire la regola della ripartizione tra le due giurisdizioni in base all'oggetto del contendere . 3. Rinviata la causa all'udienza del 7 aprile 2004 per gli incombenti di cui all'articolo 183 Cpc, l'Associazione Movimento Consumatori ha proposto regolamento preventivo di giurisdizione con ricorso notificato il 6 aprile 2004, illustrato anche da memoria. La società intimata non ha svolto attività difensiva. Il Pm, nelle sue conclusioni scritte, ha chiesto che sia affermata la giurisdizione del giudice ordinario sui rilievi che l'articolo 7 del D.Lgs 74/1992, come sostituito dall'articolo 5 del D.Lgs 67/2000 poi modificato con legge successiva all'introduzione del giudizio, dunque ininfluente ex articolo 5 Cpc prevede espressamente che per la tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti si applichi l'articolo 3 della legge 281/88 che tale articolo a sua volta prevede che le associazioni iscritte nell'elenco di cui all'articolo 5 possono agire direttamente davanti al giudice competente che tale giudice non può essere che quello ordinario in relazione alla, natura di diritto soggettivo dell'interesse tutelato che a tale conclusione non osta l'eventuale in relazione alla previsione di cui all'ultimo comma dell'articolo 3 della legge 281/98 diversità di trattamento tra le associazioni ed i singoli, quale prospettata dal tribunale nella decisione sul reclamo, in quanto la natura collettiva dell'interesse tutelato può, sul piano della ragionevolezza, giustificare la scelta del legislatore. Considerato in diritto 1. Va pregiudizialmente rilevato che il regolamento è ammissibile in quanto, come costantemente affermato da queste sezioni unite ex multis, nn. 14070/03, 17078/03, 8212/05, 16603/05 , la proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione non è preclusa dalla circostanza che il giudice adito per il merito abbia provveduto su una richiesta di provvedimento cautelare, pur se ai fini della pronuncia abbia risolto in senso negativo una questione attinente alla giurisdizione, ovvero sia intervenuta pronunzia sul reclamo avverso il provvedimento cautelare, in quanto il provvedimento reso sull'istanza cautelare non costituisce sentenza e la pronunzia sul reclamo mantiene il carattere di provvisorietà proprio del provvedimento cautelare. 2. Deve poi osservarsi preliminarmente che, alla stregua del principio posto dall'articolo 5 Cpc, secondo il quale la giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla legge vigente al momento della proposizione della domanda, non assume rilievo che tutte le norme che vengono in considerazione non siano più vigenti dall'entrata in vigore del D.Lgs 206/05 recante Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 229/03 , il cui articolo 146 ha abrogato il D.Lgs 74/1992, la legge 281/98 ed il D.Lgs 67/2000 ed i cui articoli 139 e 140 prevedono, peraltro, la legittimazione delle associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell'elenco di cui all'articolo 137 di agire innanzi al tribunale per la tutela degli interessi collettivi. 3. La questione posta col regolamento va risolta nel senso della sussistenza della giurisdizione. del giudice ordinario a conoscere della domanda, con la quale l'associazione dei consumatori attrice, inserita nell'elenco di cui all'articolo 5 della legge 281/98, aveva domandato l'inibizione degli atti di pubblicità ingannevole e la condanna della società che li aveva posti in essere al risarcimento del danno. L'articolo 7 del D.Lgs 74/1992 recante Attuazione della direttiva 84/450/CEE in materia di pubblicità ingannevole. Ecologia come sostituito dall'articolo 5 del D.Lgs 67/2000 recante Attuazione della direttiva 97/55/CE, che modifica la direttiva 84/450/CEE, in materia di pubblicità ingannevole e comparativa. Ecologia sotto la rubrica tutela amministrativa e giurisdizionale prevede, al quattordicesimo comma introdotto con D.Lgs 67/2000 e che non compariva nel testo originario , che per la tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti derivanti dalle disposizioni del presente decreto si applica l'articolo 3 della legge 281/98 recante Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti. Ecologia . Tale disposizione stabilisce, al primo comma, che le associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell'elenco di cui all'articolo 5 sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi richiedendo al giudice competente tutto quanto nella specie domandato dall'associazione attrice. Ora, che per giudice competente non possa intendersi l'Autorità garante della concorrenza e del mercato direttamente discende dal rilievo che l'Autorità istituita dall'articolo 10 della legge 287/90 non è un giudice, com'è stato in ogni sede correttamente ritenuto Corte di giustizia, sentenza 31 maggio 2005, in causa C-53/03 CdS, Sezione sesta, 2199/02 , ma un'amministrazione dello Stato ad ordinamento autonomo CdS, Sezione prima, 260/99 . Né un'interpretazione della norma che si risolva nel riconoscimento alle associazioni dei consumatori della possibilità di chiedere la tutela inibitoria all'Autorità ovvero al giudice competente appare in contrasto con le norme comunitarie in materia di pubblicità ingannevole. La citata direttiva 84/54/CEE prevede infatti, all'art. 4, comma 1, che i mezzi da apprestare dagli Stati membri per combattere la pubblicità ingannevole e garantire l'osservanza delle disposizioni in materia di pubblicità comparativa nell'interesse sia dei consumatori che dei concorrenti e del pubblico in generale possono comportare la possibilità, per persone o organizzazioni aventi un legittimo interesse di a promuovere un'azione giudiziaria contro tale pubblicità e/o b sottoporre tale pubblicità al giudizio di un'autorità amministrativa competente a giudicare in merito ai ricorsi Agli Stati membri era dunque data la possibilità di prevedere forme di tutela affidate sia in via esclusiva all'autorità amministrativa, sia in via esclusiva all'autorità giudiziaria, sia all'una e all'altra. Conclusione questa ulteriormente avallata dal disposto dell'articolo 7 della stessa direttiva, il quale prevede che essa non si oppone al mantenimento o all'adozione da parte degli Stati membri di disposizioni che abbiano lo scopo di garantire una più ampia tutela, in materia di pubblicità ingannevole, dei consumatori, delle persone che esercitano un'attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, 224/01 prevede che la legge si applichi nelle ipotesi di violazioni degli interessi collettivi dei consumatori contemplati nelle direttive europee di cui all'allegato allegato che, fra le tante, menziona anzitutto la direttiva cui si sta facendo riferimento, attuata con D.Lgs 74/1992. 4. Non appare poi dubitabile che il giudice competente cui si riferisce l'articolo 3 della legge 281/98 debba essere individuato, in mancanza di diversa disciplina, in quello ordinario, in relazione alla natura di diritto soggettivo sia pure collettivo dell'interesse tutelato, non essendo configurabili ipotesi di subordinazione di tale interesse a quello generale, con conseguente qualificazione della situazione giuridica tutelata come interesse legittimo. La stessa legge 281/88 qualifica del resto come fondamentale il diritto dei consumatori e degli utenti ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità articolo 1, comma 2, lettera c . 5. Va infine osservato che non appare irragionevole - come ritenuto dal tribunale - la diversità di trattamento tra il singolo consumatore,' che può rivolgersi solo all'Autorità garante della concorrenza e del mercato per richiedere l'inibizione degli atti di pubblicità ingannevole ex articolo 7 del D.Lgs n. 74/1992, come sostituito dall'articolo 5 del D.Lgs n. 67/2000 , e le associazioni dei consumatori e degli utenti iscritte nell'elenco di cui sè detto, che per l'a tutela inibitoria. degli interessi collettivi possono rivolgersi sia alla predetta Autorità ai sensi dell'articolo 7 citato che al giudice ordinario ex articolo 3 della legge 281/98 . Per un verso, invero, è stato chiarito che gli interessi diffusi in quanto pertinenti alla sfera soggettiva di più individui in relazione alla loro qualificazione o in quanto considerati nella loro particolare dimensione sono adespoti e possono essere tutelati in sede giudiziale solo in quanto il legislatore attribuisca ad un ente esponenziale la tutela degli interessi dei singoli componenti una collettività, che così appunto assurgono al rango di interessi collettivi . Per altro verso, l'esclusione dell'accesso dei singoli alla tutela giudiziale appare giustificata dall'esigenza di evitare che una pluralità indefinita di interessi identici sia richiesta con un numero indeterminato di iniziative individuali seriali miranti agli stessi effetti, con inutile aggravio del sistema giudiziario e conseguente dispersione di una risorsa pubblica e con frustrazione, inoltre, dell'effetto di incentivazione dell'aggregazione spontanea di più individui in un gruppo esponenziale. Il che, soprattutto in sistemi cui è ignota la tutela dei diritti individuali omogenee da parte di singoli invece tipica delle class actions nelle quali il costo del processo non è però sopportato in proprio dall'attore , vale anche ad equilibrare l'entità delle risorse che ciascuna parte ha interesse ad investire nella controversia. 6. Le spese del regolamento possono essere compensate. PQM La Corte di cassazione a Su dichiara la giurisdizione del giudice ordinario in ordine alla causa promossa innanzi al tribunale di Torino dall'Associazione Movimento Consumatori nei confronti della Sas Education Scuola & Lavoro di Passerone Franco con atto di citazione notificato il 29 ottobre del 2003 compensa le spese del regolamento.