Giudice tributario e consulente fiscale: bello (per i clienti) e impossibile (per l'incompatibilità)

Legittima la decadenza dall'incarico in Commissione per il professionista che, anche se non partecipa all'attività di studio, entra in società con colleghi che si occupano di assistenza e consulenza

Deve ritenersi incompatibile con la funzione di giudice tributario chi eserciti in qualunque forma la consulenza tributaria, indipendentemente dalle modalità di esercizio di tale attività. Non rileva quindi se si tratti di una consulenza scritta o orale, con o senza specifiche iscrizioni ad Albi, in forma individuale o associata. Paletti inderogabili quelli ribaditi dalla prima sezione del Tar Toscana con la sentenza qui leggibile come documento correlato che ha respinto il ricorso di un professionista che era stato dichiarato decaduto dall'incarico presso la Commissione tributaria provinciale di Firenze. Era stato lo stesso giudice tributario a informare il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria della sua adesione per costituire uno studio di consulenza e assistenza chiarendo poi che tutte le prestazioni sarebbero state svolte dal ragioniere associato. Contro la deliberazione che sanciva la sua decadenza il professionista era quindi ricorso al Tar chiedendone l'annullamento. Che sono stati di avviso antitetico. Sottolineando che la tutela della imparzialità e terzietà del giudice tributario deve assolutamente impedire anche le ipotesi in cui possono facilmente sorgere sospetti di commistione dal fatto che un giudice tributario sia compartecipe di uno studio in cui altri soggetti prestano consulenza o assistenza potendo anche assistere clienti contribuenti di fronte all'amministrazione finanziaria o addirittura in giudizi tributari. Nessun dubbio, affermano i giudici toscani, sull'incompatibilità e, quindi, sulla legittimità del provvedimento adottato. m.c.m.

Tar Toscana - Sezione prima - sentenza 14 marzo-10 maggio 2006, n. 2084 Presidente Vacirca - Relatore Romano Ricorrente Balduini Fatto Giudice della Commissione tributaria provinciale di Firenze, il dr. Mario Balduini comunicava al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria di avere costituito uno studio professionale con un ragioniere iscritto al Collegio dei ragionieri di Firenze, il quale avrebbe reso tutte le prestazioni concernenti l'assistenza e la consulenza tributaria. A seguito della richiesta di chiarimenti del Consiglio di presidenza, il dr. Balduini ribadiva che, dal momento della costituzione dello studio, tutte le prestazioni di assistenza, consulenza e rappresentanza tributaria erano state svolte dal ragioniere associato, che non era depositario di alcuna scrittura contabile e che ricopriva la carica di sindaco in diversi collegi sindacali e di curatore in procedure fallimentari. In esito al procedimento per l'accertamento della decadenza, avviato dal Consiglio di presidenza, acquisite le ulteriori deduzioni dell'interessato, è stato emesso il provvedimento impugnato. Con il ricorso proposto, il ricorrente ha dedotto i seguenti motivi 1 la causa di incompatibilità prevista dall'articolo 8, lettera i , D.Lgs 545/92, di cui il Consiglio ha inteso fare applicazione, in ragione della modifica di cui all'articolo 84 legge 342/00, è operativa unicamente a far data dal 1 ottobre 2001 fino a tale data non sarebbe ravvisabile alcuna specie di incompatibilità tra la carica di giudice tributario e l'attività di consulenza tributaria 2 l'incompatibilità si configurerebbe solo quando l'attività di consulenza tributaria sia svolta in modo personale, nel senso che essa debba essere svolta personalmente dal giudice altrimenti opinando, si ammetterebbe una forma di responsabilità oggettiva per fatto di terzo, estranea all'ordinamento giuridico in tal caso, l'articolo 8, lettera i , del D.Lgs 545/92 dovrebbe ritenersi costituzionalmente illegittimo perché in contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione 3 l'incompatibilità sussisterebbe solo ove l'attività di consulenza fiscale del libero professionista di per sé non ostativa allo svolgimento della funzione di giudice tributario sia svolta in modo tale da compromettere la sua obiettività di giudizio in particolare, la tenuta di scritture contabili e la redazione di bilanci annuali non rappresenterebbero, in ragione del loro contenuto, una causa di incompatibilità con la carica di giudice della commissione tributaria 4 il Consiglio di presidenza avrebbe omesso di valutare l'attività in concreto svolta dal collega di studio del ricorrente e di dare conto delle ragioni per cui detta attività sia da ritenere incompatibile con quella di giudice di commissione tributaria. Costituitasi in giudizio, l'amministrazione resistente ha sostenuto la legittimità degli atti impugnati, chiedendo la reiezione del ricorso siccome infondato. All'udienza sopra indicata, la causa è passata in decisione. Diritto Il ricorrente, che svolge le funzioni di giudice di commissione tributaria, ha impugnato il provvedimento che lo dichiara decaduto dall'incarico, per incompatibilità, in quanto contitolare di studio professionale con uno o più soci che esercitano attività di consulenza, rappresentanza o assistenza tributaria. Un caso analogo a quello in esame è stato già risolto da questo Tribunale con la sentenza 1965/01, nella quale si è ritenuto di ravvisare un'ipotesi di incompatibilità, previsto dall'articolo 8, lettera i , D.Lgs 545/92, nella partecipazione del giudice tributario ad uno studio associato nel quale veniva svolta attività di consulenza tributaria. Nello stesso senso si sono espressi il Tar Veneto, con sentenza 1600/92, ed il Tar Friuli - Venezia Giulia, con sentenza 74/2001, affermando che la compromissione della terzietà e dell'indipendenza del giudice tributario, almeno a livello di immagine, si configura indipendentemente dalla dimostrazione dello volgimento in proprio dell'attività di consulenza tributaria. Dalle decisioni richiamate, che il Collegio condivide, non vi sono motivi di discostarsi. Con il primo motivo, peraltro, il ricorrente deduce che, in ragione della modifica di cui all'articolo 84 legge 342/00, l'incompatibilità, prevista dall'articolo 8, lettera i , D.Lgs 545/92, sarebbe operativa unicamente a far data dal 1 ottobre 2001 e che, fino a tale data, non sarebbe ravvisabile alcuna specie di incompatibilità tra la carica di giudice tributario e l'attività di consulenza tributaria. In particolare, secondo il ricorrente, il diverso testo dell'articolo 8, lettera i , introdotto con l'articolo 84 della legge 342/00, avrebbe comportato che l'incompatibilità sarebbe sanzionata solo dal 1 ottobre 2001, e cioè da una data successiva a quella del provvedimento impugnato. Il motivo è palesemente infondato. L'articolo 84 della legge 342/00 dispone Non possono essere componenti delle commissioni tributarie, finché permangono in attività di servizio o nell'esercizio delle rispettive funzioni o attività professionali i a decorrere dal 1 ottobre 2001, coloro che in qualsiasi forma, anche se in modo saltuario o accessorio ad altra prestazione, esercitano la consulenza tributaria, ovvero l'assistenza o la rappresentanza di contribuenti nei rapporti con l'Amministrazione finanziaria o nelle controversie di carattere tributario . La disposizione di cui alla lettera i , peraltro, era già stata così sostituita con l'articolo 31 della legge 449/97. Va, ancora, precisato che la norma in questione non si è limitata ad introdurre il riferimento temporale ottobre 2001 ma ha anche specificato la riferibilità della condizione di incompatibilità ai casi di attività sporadica ed occasionale, prima assente dal testo normativo. La modificazione legislativa, pertanto, si configura come maggiormente rigorosa della formulazione modificata e volta ad ampliarne la portata ricomprendendo nella nozione di incompatibilità anche l'attività prestata occasionalmente o in modo accessorio ad altra prestazione, non specificamente disciplinata dalla norma previgente. Ne consegue che, dalla innovazione legislativa, non è lecito desumere che, prima della data indicata, non sussistesse incompatibilità tra incarico giudiziario e attività di consulenza. Con riferimento agli ulteriori motivi dedotti, valgono le osservazioni che seguono. Il legislatore, nell'aggiungere alla precedente formulazione dell'articolo 8, lettera i , le parole anche se in modo saltuario o accessorio ad altra prestazione , non sembra avere ristretto né esteso l'ambito dell'incompatibilità, essendosi limitato a meglio precisare il campo d'azione della nozione mediante disposizione avente carattere interpretativo Tar Veneto, I, 5636/02 . Rileva, inoltre, il Collegio che già la precedente formulazione della norma sull'incompatibilità, risultante dall'articolo 8, lettera i D.Lgs 545/92, come modificato dall'articolo 31 legge 449/97 - che riteneva incompatibile con la funzione di giudice tributario coloro che esercitano in qualsiasi forma la consulenza tributaria - doveva intendersi riferita a tutte le possibilità di esercizio, in forma scritta o orale, con o senza iscrizione ad albi, in forma individuale o associata, dell'attività di consulenza. Né si discute, nella fattispecie, di un'attività solo occasionale e accessoria ad altra prestazione, eventualmente prestata dal solo ricorrente, senza alcun collegamento con attività altrui. Se si pone mente alla ratio della disciplina dell'incompatibilità, che è quella di tutelare l'imparzialità e la terzietà del giudice tributario - principi di rilievo costituzionale che connotano in generale la funzione giurisdizionale e la cui tutela esige che nei sia garantita anche la proiezione all'esterno e cioè la sua immagine - se ne deve trarre la conclusione che la nozione comprende anche tutte le ipotesi in cui possono facilmente sorgere sospetti di commistione dalla partecipazione ad un medesimo studio professionale di un giudice professionale e di un soggetto che presta consulenza o assistenza in campo tributario e che può anche assistere contribuenti di fronte all'amministrazione finanziaria o addirittura in giudizi tributari Tar Toscana, 1965/01, citata Tar Lombardia, Milano, I, 3995/05 Tar Puglia, Bari, I, 4973/02 . La stessa partecipazione ad uno studio associato è di per sé sintomo plausibile di cointeresse, non solo di natura economica, ma anche allo svolgimento dell'attività, essendo plausibile che i clienti ricorrano più facilmente all'opera di uno studio professionale tenuto da un giudice tributario, anche se non personalmente impegnato nelle specifiche prestazioni richieste cfr. sentenze citate . In definitiva, la ratio del dettato normativo, nel tempo evolutosi verso una più rigorosa ed onnicomprensiva formulazione della nozione di incompatibilità, mediante l'uso di locuzioni sempre più ampie svolgimento in qualsiasi forma ed anche in forma accessoria ad altra prestazione dell'attività di consulenza assistenza o rappresentanza , depone nel senso di estendere la nozione di attività incompatibile ben al di là dello svolgimento diretto della consulenza tributaria sino a comprendervi anche lo svolgimento in forma indiretta della stessa, per il tramite di socio o associato Tar Lombardia, sentenza cit. Tar Lazio II, 2540/04 . Tutti i motivi dedotti si palesano, pertanto, infondati, sulla scorta delle ragioni esposte. Né vale obiettare che, così interpretato, l'articolo 8, lettera i , del D.Lgs 545/92 dovrebbe ritenersi costituzionalmente illegittimo perché in contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione. Infatti, rientra nella discrezionalità del legislatore prevedere determinate cause di incompatibilità all'esercizio di specifiche funzioni, per alcune categorie di soggetti in relazione all'attività da essi svolta articolo 97 Costituzione , anche se ciò comporta limiti articolo 41 Costituzione all'esercizio di attività economica privata ciò si giustifica, in particolare, con la peculiare delicatezza della funzione giurisdizionale, né la disciplina di cui trattasi comporta per gli interessati scelte incompatibili con il principio costituzionale. Non si ravvisa alcuna lesione del principio di uguaglianza in relazione alle diversità di categorie chiamate allo svolgimento dell'incarico di giudice tributario articolo 3 Costituzione per il quale deve escludersi qualsiasi anche indiretto interesse nella causa da decidere ed esigersi che la legge garantisca l'assenza di ogni aspettativa di vantaggi preordinando gli strumenti atti a tutelare l'obiettività della decisione Corte costituzionale 60/1969 . Conclusivamente, il ricorso è infondato e va rigettato. Spese ed onorari di giudizio vanno posti a carico della parte soccombente, nella misura di cui in dispositivo. PQM Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione prima, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e degli onorari di giudizio che liquida in Euro 2.000,00 duemila . Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa. ?? ?? ?? ?? 3 / 1 Ric. n. 770/01