Ma c'è anche chi ritiene sbagliato chiedere l'intervento del Parlamento e continuare lo sciopero

All'indomani della chiusura del Congresso qualche delegato contesta la mozione politica, comprese le modalità di voto. Grillo Oua inutili le polemiche a posteriori

È politicamente sbagliato chiedere al Parlamento la sospensione dell'efficacia delle norme contestate vedi alla voce decreto Bersani e allo stesso tempo proclamare lo sciopero. Gli avvocati si sono dimostrati molto uniti durante il Congresso nazionale forense di Roma appena conclusosi, sia sul fronte propositivo con le proposte per la riforma dell'ordinamento forense - che era il punto più a cuore del presidente dell'Ordine di Roma Alessandro Cassiani, vedi la sua intervista tra gli arretrati del 16 settembre - che per la parte destruens riguardante principalmente le critiche al decreto Bersani. Gli argomenti insomma accomunano tutti mentre qualche sbavatura si è registrata sull'approvazione della mozione politica leggibile tra i documenti correlati che ha dettato la linea della categoria da qui a Natale. Nel documento finale approvato, infatti, si chiede al Parlamento di provvedere alla sospensione dell'efficacia delle norme contestate, in attesa e per il tempo strettamente necessario alla concertazione ed emanazione della legge di riforma degli ordinamenti professionali , si chiede ai presidenti delle commissioni Giustizia di Camera e Senato di fissare l'immediata audizione dei rappresentanti dell'Avvocatura per discutere i progetti di riforma delle professioni con formale impegno alla loro trattazione entro il 31 dicembre 2006 e si delibera di dare mandato all'Organismo unitario dell'avvocatura di proclamare l'astensione dalle udienze dal 13 al 18 novembre e dall'11 al 16 dicembre prossimi. Una mossa pericolosa a detta di quei delegati che sabato pomeriggio hanno presentato una mozione soppressiva della parte motivata della mozione Oua, presentata dal presidente Michelina Grillo tra questi delegati dei consigli di Firenze, Bologna, del Piemonte e del Triveneto. Per Sergio Paparo, del Consiglio dell'ordine di Firenze è politicamente sbagliato proclamare l'astensione quando si sta aprendo una trattativa con il Parlamento . La delegazione toscana - ha continuato Paparo - aveva presentato una mozione che illustrava dettagliatamente le ragioni dell'avvocatura, spiegando i danni che si sarebbero arrecati alla cittadinanza. La mozione presentata dall'Oua, invece, è molto riduttiva soprattutto rispetto all'ampio dibattito svoltosi all'interno del Congresso . Per un atto di responsabilità della categoria e di correttezza istituzionale, sempre secondo Paparo, nel momento in cui si chiedeva al Parlamento un'apertura di credito sulla sospensiva del decreto Bersani, non si doveva proclamare lo sciopero. Non solo. Anche dal punto di vista procedurale per il consigliere fiorentino non si sarebbe dovuto forzare l'ultima giornata di congresso, dal momento che l'assise fino a quel momento aveva dimostrato molta maturità. La mozione soppressiva - ha spiegato Paparo - alla prima votazione svoltasi tramite conteggio dei cartellini era passata con 293 voti a favore contro 275. A quel punto il presidente dell'Ordine degli avvocati di Milano, Paolo Giuggioli, ha chiesto la verifica nominale che è stata subito avviata da Michelina Grillo. All'appello nominale sono comparsi cento voti contro la mozione soppressiva. Una decisione, questa, che io ritengo discutibile anche da un punto di vista procedurale . Il Congresso si è svolto in maniera chiara con procedure regolari - ha ribattuto Michelina Grillo - quando si assumono posizioni è normale che qualcuno possa non essere d'accordo, ma la mozione rispecchia la posizione del Congresso . La mozione chiede al Parlamento di rimediare ad un atteggiamento di chiusura del Governo - ha spiegato il presidente Oua - proclamando l'astensione del 12 ottobre, che tra l'altro era contenuta anche nella mozione di minoranza, abbiamo dato la possibilità agli avvocati di partecipare alla manifestazione proclamata da tutte le professioni per quanto riguarda quelle successive, con il documento è stato dato mandato all'Oua di proclamarle anche in considerazione della risposta del Parlamento, come può leggersi al punto c della mozione . Il termine ultimo per proclamare lo sciopero, come richiesto dall'Autorità garante, è il 2 novembre, ossia quindici giorni prima dello sciopero, quindi noi abbiamo tutto il tempo da domani oggi, ndr , giorno in cui inizierà la discussione, fino a novembre per valutare l'operato del Parlamento . Per quanto riguarda poi le modalità di votazione, Grillo ha spiegato che la richiesta di verifica è sempre lecita tra l'altro - ha aggiunto - la mozione poteva anche essere irricevibile perché sostitutiva, ho addirittura ricevuto critiche proprio per averla dichiarata ammissibile. Personalmente credo che queste critiche non fossero del tutto infondate, ma ho preferito la via democratica del voto e alla fine l'esito è stato schiacciante adesso tutti dovrebbero accettare il voto democraticamente . Non comprendo la polemica a posteriori, soprattutto se non c'è diversità nella sostanza - ha concluso il presidente Oua - credo inoltre che dopo un Congresso che ha dimostrato tanta unitarietà, polemiche simili siano non solo sterili ma anche negative e controproducenti . p.a.

Congresso nazionale forense Mozione politica Approvata il 23 settembre 2006 Il XXVIII Congresso Nazionale Forense, riunito in Roma nei giorni 21-24 settembre 2006, con riferimento ai contenuti del cd. Decreto Bersani esprime giudizio di contrarietà al metodo ed al merito della legge 248/06. Ciò, non solo per la parte più direttamente rivolta alla professione forense - abolizione dei divieti di pubblicità, del patto di quota lite e della obbligatorietà del sistema tariffario -, ma anche e soprattutto per l'incidenza che la nuova legge ha sulla giurisdizione e quindi sul concreto esercizio della domanda di giustizia che, secondo la previsione dell'articolo 24 Costituzione, si declina a mezzo della difesa tecnica e perciò con l'ineliminabile apporto degli avvocati. Un' incidenza tesa a limitare ed in qualche caso annullare, la capacità di risposta giurisdizionale, di cui sono indice tra l'altro la riduzione dei fondi statali destinati al comparto giustizia la eliminazione dell'anticipazione a mezzo di Poste Italiane Spa, dei costi di giustizia, tra cui gli emolumenti dei giudici di pace ed i compensi per i difensori d'ufficio e dei non abbienti e per i consulenti tecnici d'ufficio. L'Avvocatura italiana denuncia che la prospettiva perseguita non è limitata ai ristretti ambiti della legge 248/06. Appare chiaro, infatti, che la filosofia dell'iniziativa è finalizzata a sferrare un forte ed inusitato attacco ad una intera parte del tessuto socioeconomico del nostro paese - le professioni e la piccola e media imprenditoria - in una malcelata e financo dichiarata volontà di favorire alcune parti sociali, e non certamente le più deboli, a danno di altre. Il tutto con l'aggravante di avere contrabbandato un'asserita liberalizzazione e tutela delle classi sociali più deboli per introdurre invece politiche di affidamento dei servizi professionali a ben individuati oligopoli, con il risultato finale di un aumento dei loro costi e di controllo dirigistico, in danno della indipendenza ed autonomia dei soggetti sociali professionali ed imprenditoriali. È questa la ragione per cui gli avvocati non si sentono e non sono soli in questa battaglia per il presidio delle libertà concrete, in cui si esplica la vita di chi non vuole essere un mero mercante delle proprie conoscenze. Ma questa è anche la ragione per cui gli avvocati, da un decennio, chiedono con forza una riforma dell'ordinamento professionale che renda compatibile l'irrinunciabile funzione di una mediazione sociale, dentro e fuori la giurisdizione, con i mutati assetti e le nuove tutele della società contemporanea. Non va sottaciuto che qualsiasi intervento riformatore che non incida concretamente ed in modo efficace sulla soluzione dei problemi che affliggono la giustizia, suona oggi come una tragica farsa. Se questo è lo stato dell'arte, se si continua cioè a ritenere che per la Giustizia le risorse economiche dello Stato devono essere e restare limitate se ancora non si conosce quanta parte del contributo unificato di iscrizione a ruolo va alla giustizia e quanta parte, invece, alla fiscalità generale dello Stato se si continua ad ingannare l'opinione pubblica attribuendo all'Avvocatura inesistenti responsabilità nella crisi ormai cronica della giustizia se nessuna seria iniziativa si intravede nella direzione di una drastica ed urgente inversione di rotta se tutto questo è vero, l'Avvocatura italiana ha validissime ragioni per protestare e gridare la proprie indignazione. L'Avvocatura già volontariamente prestatasi nei ruoli della magistratura onoraria, in sostituzione e surrogazione nell'esercizio della giurisdizione, e che si è adoperata e si adopera nella gestione delle difese d'ufficio e nel patrocinio dei non abbienti, è stanca di essere pregiudizialmente additata come categoria che, vessando il cittadino consumatore , evade le tasse. In sintesi, gli Avvocati italiani sono soprattutto stanchi di essere oggetto di indecenti ed abusate accuse. Vi sono pertanto tutti i motivi per proseguire l'agitazione e la mobilitazione in atto. L'Avvocatura, le Professioni, attendono chiari ed inequivoci segnali dal Governo e dal Parlamento che manifestino la volontà di avviare finalmente il necessario confronto sui contenuti dei progetti di riforma degli ordinamenti professionali. Pertanto, il XXVIII Cnf Delibera a di confermare lo stato di mobilitazione dell'Avvocatura b di proclamare l'astensione dalle udienze civili, penali amministrative e tributarie per la giornata del 12 ottobre 2006, anche al fine di favorire la più ampia partecipazione degli avvocati italiani alla manifestazione interprofessionale fissata per quella data in Roma c dà altresì fin d'ora mandato all'Oua di proclamare l'astensione dalle udienze penali, civili, amministrative e tributarie per le settimane dal 13 al 18 novembre 2006 e dall'11 al 16 dicembre 2006, delegandone fin d'ora gli organi dirigenti a valutare l'opportunità di sospendere l'astensione nel caso di adeguato accoglimento delle istanze di cui al presente documento d di svolgere per una giornata,alla fine di ognuna delle sopradette settimane, nei mesi di novembre e dicembre, attività di assistenza legale gratuita a favore dei cittadini e di convocare tutte le componenti dell'Avvocatura in Roma per il giorno 16 dicembre 2006, mettendo all'ordine del giorno la verifica dell'attività governativa e parlamentare in atto f di predisporre assistenza e patrocinio gratuiti a favore dei colleghi che vantino credito erariale per i compensi maturati per la difesa ai non abbienti g di avviare ulteriori iniziative di contrasto, secondo modalità e termini demandati alle deliberazioni degli ordini territoriali, quali, tra le altre, - l'invito alla cancellazione, degli avvocati iscritti, dai registri dei difensori d'ufficio e dei difensori abilitati al patrocinio dei non abbienti - la richiesta dell'osservanza rigorosa delle norme processuali, tra cui la verbalizzazione delle udienze a cura dei cancellieri. Chiede Al Governo ed al Parlamento di provvedere alla sospensione dell'efficacia delle norme contestate, in attesa e per il tempo strettamente necessario alla concertazione ed emanazione della legge di riforma degli ordinamenti professionali e di quello forense in particolare. Rinnova altresì l'invito al Governo ed al Parlamento di voler provvedere, come già proposto dall'Avvocatura a partire dalla Conferenza di Pisa del 1998, in sede di approvazione della legge finanziaria, misure fiscali più coraggiose e realmente efficaci, quali la detrazione degli importi delle parcelle dei professionisti, unitamente, con particolare riferimento a quelle degli avvocati, ad un'adeguata riduzione dell'aliquota IVA, in considerazione della rilevanza costituzionale del diritto alla difesa Invita infine i Presidenti delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato a fissare l'immediata l'audizione dei rappresentanti dell'Avvocatura per discutere i progetti di riforma delle professioni, con formale impegno alla loro trattazione entro il 31 dicembre 2006, eventualmente con la concessione della sede deliberante. ?? ?? ?? ?? 3