Quando il know-how è una spesa detraibile

Una società che ne incorpora un'altra, già partecipata, può detrarre le somme iscritte a bilancio a fronte del patrimonio tecnologico di quest'ultima

Il Fisco deve agevolare le conoscenze delle tecniche industriali. Infatti una società che ne incorpora un'altra, già partecipata, può detrarre le somme iscritte in bilancio a fronte del know-how di quest'ultima. Con una sentenza alquanto complessa, la 12308/06 qui leggibile tra gli allegati, la Cassazione, affacciandosi per la prima volta al problema, ha accolto il ricorso di una Spa. Il primo nodo da sciogliere era stabilire la possibilità, o meno, di neutralizzare il disavanzo di fusione mediante iscrizione del valore di avviamento della incorporata. Dopo una disamina dell'evoluzione normativa dell'articolo 123 del Tuir il Collegio ha dato una risposta affermativa al quesito stabilendo che la società incorporante può riportare in bilancio il disavanzo di fusione a titolo di avviamento, senza con ciò esporsi ad una lievitazione dell'imponibile . Ecco uno dei punti fondamentali delle motivazioni con riguardo all'incorporazione di una società di capitali le cui quote o azioni siano detenute dall'incorporante, questa, annullando le quote o azioni medesime, ha facoltà di recuperare contabilmente il maggior costo di esse rispetto al minor valore di libro del patrimonio netto dell'incorporata, ove la relativa divergenza dipenda dall'avviamento dell'azienda incorporata, iscrivendo nell'attivo del bilancio una corrispondente posta di avviamento, senza con ciò incorrere in un incremento del reddito tassabile e può inoltre detrarre dall'imponibile quote annuali di ammortamento del valore dell'avviamento, ove l'onerosità dell'acquisizione di tale avviamento sia in sé evidenziata dalla contestualità nel tempo dell'incorporazione rispetto all'acquisto di dette partecipazioni, oppure, in ipotesi di soluzione di continuità fra le due operazioni, sia dimostrata la riferibilità di parte del prezzo pagato per quelle partecipazioni all'avviamento poi incamerato con la fusione . Detto questo non restava che stabilire la validità di queste considerazioni anche per i beni immateriali come il know-how e cioè il complesso delle conoscenze tecniche industriali richieste per produrre un bene o per attuare un processo produttivo . È di nuovo si per i giudici di legittimità. Anche per l'iscrizione in bilancio , hanno messo nero su bianco, di una distinta posta avente ad oggetto il know-how, a copertura del disavanzo risultante dalla fusione, vale infatti il rilievo che l'operazione contabile suddetta non rileva in realtà alcun incremento di ricchezza, essendo quel bene già prima della fusione di pertinenza della società incorporante, per effetto della sua partecipazione dell'incorporata . Fondandosi su queste ragioni i giudici di Palazzaccio hanno accolto il ricorso di una società che ne aveva incorporato un'altra mediante annullamento delle azioni di quest'ultima, già facenti parte del suo portafoglio. Aveva poi portato in detrazione, nella dichiarazione dei redditi, oltre all'avviamento, il know-how dell'incorporata. Il Fisco aveva fatto un recupero a tassazione, ritenuto illegittimo dalla Suprema corte. Debora Alberici

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 16 febbraio-24 maggio 2006, n. 12308 Presidente Saccucci - Relatore Ferrara Pm Caliendo - conforme - Ricorrente Loctite Fas Spa Svolgimento del processo La Loctite Fas Spa con atto notarile in data 22 dicembre 1989 incorporò la Fas Italiana Spa mediante annullamento delle azioni di quest'ultima società, già facenti parte del suo portafoglio, dando in tal modo attuazione a una c.d. fusione per incorporazione senza concambio. A seguito di tale operazione, che aveva determinato per la società incorporante, un disavanzo di fusione costituito dalla differenza tra il costo delle azioni della incorporata iscritto in bilancio ed annullato a seguito della fusione, e il valore del patrimonio netto della società incorporata risultante dalle scritture contabili, ritenne la Loctite di imputare l'importo di quel disavanzo nel bilancio chiuso al 30 giugno 1990 parte nella rivalutazione di beni della incorporata, parte per la iscrizione dell'avviamento e parte per la iscrizione di un bene immateriale, indicato con la denominazione tecnologia e proemi produttivi c.d. Know-how . Per effetto di tali appostazioni la stessa società si portò in detrazione nella corrispondente dichiarazione dei redditi, sia l'intero ammontare della posta relativa all'iscrizione in bilancio dello Know-how, sia la quota di ammortamento del valore di avviamento iscritto. Analogamente, per quanto relativo alla quota di ammortamento del valore di avviamento, provvide a fare per l'esercizio successivo. Ritenendo tale comportamento fiscalmente non corretto l'A.F. notificò alla Loctite avviso di accertamento per la rettifica del reddito dichiarato per l'esercizio 1989/90, recuperando a tassazione, oltre ad un modesto importo relativo a interessi attivi su crediti d'imposta, la quota di ammortamento del valore di avviamento iscritto in bilancio, e l'intero importo appostato come tecnologia e processi produttivi, ritenendo quelle sommo indeducibili ex articolo 123 Dpr 917/986, non potendosi utilizzare il disavanzo di fusione per l'iscrizione in bilancio dell'avviamento e di beni immateriali. Con altro avviso di accertamento relativo all'esercizio successivo 1.7.1990/31.12.1990 , l'A.F. provvide altresì a rettificare il reddito della stessa società anche in questo caso recuperando a tassazione la quota di ammortamento del valore di avviamento nonché l'importo di interessi attivi su crediti di imposta. La società Loctite impugnò i due accertamenti con distinti ricorsi che, riuniti dalla Commissione Tributaria di primo grado furono però respinti, provocando l'appello della contribuente. Con sentenza 203156/99, depositata il 2 novembre 1999 e non notificata, la Ctr della Lombardia, in parziale accoglimento del gravame dichiarò illegittima la ripresa a tassazione delle sole somme corrispondenti alle quote di ammortamento del valore di avviamento. Per la cassazione della sentenza di appello la Loctite ha proposto ricorso, notificato rispettivamente il 21 e il 22.7.2000, nei confronti del ministero delle Finanze e dell'Ufficio Distrettuale delle imposte dirette di Milano, articolando un unico complesso motivo di censura. Il Ministero ha replicato con controricorso e contestuale ricorso incidentale, notificato il 17 agosto 2000, deducendo a sua volta un unico complesso motivo, in relazione al quale la società contribuente si è difesa con controricorso notificato il 23 ottobre 2000, al quale ha fatto seguito il deposito di memoria aggiunta, Motivi della decisione 1. Preliminarmente rileva la Corte doversi disporre la riunione dei ricorsi in esame, ex articolo 335 Cpc in quanto proposti nei confronti della medesima sentenza. Tanto premesso, con il motivo dedotto a sostegno del ricorso principale la società Loctite denuncia i vizi di violazione e falsa applicazione dell'articolo 123 Dpr 917/86, nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza con riferimento a un punto decisivo della controversia, afferente la ritenuta non utilizzabilità del disavanzo iscritto in bilancio per effetto dell'annullamento delle azioni della incorporata possedute dalla incorporante, per dar luogo a nuove appostazioni diverse dall'avviamento, e più in particolare per l'iscrizione di un bene immateriale c.d. know-how intitolato tecnologia e processi produttivi . Con il motivo dedotto a sostegno del ricorso incidentale il Ministero denuncia a sua volta i vizi di violazione e falsa applicazione dell'articolo 123 Dpr 917/86, come modificato dall'articolo 7 legge 67/1988, e degli articoli 16 Dpr 598/73 e 2427 c.c. nonché difetto di motivazione della sentenza su un punto decisivo della controversia, con riferimento alla ritenuta deducibilità delle somme corrispondenti alle quote di ammortamento della posta iscritta in bilancio a titolo di avviamento. Orbene, premesso che le circostanze di fatto cosi come riportate in narrativa risultano non contestato tra le parti, l'intera controversia scaturisce dalla convinzione dell'Ufficio della impossibilità per la società incorporante di utilizzare il disavanzo derivante dalla incorporazione per fusione della incorporata, per l'iscrizione in bilancio dell'avviamento e più in generale di beni immateriali, convinzione sottesa ai due accertamenti notificati alla Loctite Fas Spa e riproposta in questa sede con il ricorso incidentale del Ministero. Alla tesi dell'ufficio si oppone la società interessata ritenendo corrette entrambe le iscrizioni in bilancio effettuate, e spettanti ambedue le deduzioni utilizzate mentre la decisione del giudice di merito si colloca nel mezzo tra le due opposte tesi, ritenendo legittima la iscrizione in bilancio dell'indennità di avviamento, e poi anche la deduzione della relativa quota di ammortamento, ma arbitraria invece l'iscrizione in bilancio di una posta relativa al Know-how, non presente nel bilancio della società incorporata, e quindi indebita la deduzione dal reddito della Loctite del relativo importo per l'anno 1989/1990 la diversa soluzione adottata dalla Ctr in relazione alle due questioni sottoposte al suo esame, sembra trovare, nella motivazione della sentenza impugnata, il suo fondamento nell'espresso riferimento all'indennità di avviamento, e non anche al Know-how, contenuto negli artt. 68 e 123 Dpr 9171/86. I quesiti ai quali la Corte è chiamata a dare risposta possono pertanto cosi in ordine logico sintetizzarsi a se sia possibile neutralizzare il disavanzo di fusione mediante iscrizione del valore di avviamento della incorporata b in caso affermativo, se siano deducibili le relative quote di ammortamento e in caso ulteriormente affermativo, se le soluzioni adottato per l'avviamento, siano praticabili anche per il Know-how. 2. Il primo quesito trova oramai più che convincente risposta in senso affermativo in una consolidata giurisprudenza di legittimità Cassazione 17937/05, 4323/03 10597/02 17496/02 9756/02 3413/02 2697/02 15732/01 14687/00 9666/00 i cui tratti essenziali, rilevanti ai fini della soluzione delle altre questioni poste nel presento giudizio, possono cosi riassumersi. L'articolo 54 del Dpr 917/86, nel testo in vigore all'esame dei fatti in discussione, occupandosi delle plusvalenze patrimoniali, e della loro computabilità nel reddito d'impresa, ove realizzate od iscritte nella contabilità, considera tanto le plusvalenze dei beni relativi all'impresa quanto le plusvalenze delle aziende, espressamente comprendendo in me il valore di avviamento comma 5 . Con riferimento alla fusione di società e per lo specifico caso dell'incorporazione di una società partecipata , implicante l'annullamento delle azioni o quote detenute dalla società incorporante, l'articolo. 123 comma 2 del Dpr 917/96, nel testo fissatocon decorrenza 1 gennaio 1988 dall'articolo 7 della legge 67/1988, stabilisce che non si tiene conto delle plusvalenze iscritte in bilancio fino a concorrenza della differenza tra il costo delle azioni quote annullate ed il valore netto del patrimonio della società incorporata risultante dalle scritture contabili, e, quindi, deroga al canone della commutabilità nell'imponibile delle plusvalenze iscritte in bilancio, nei limiti in cui esse corrispondano al disavanzo della fusione. Tale deroga trova spiegazione logica nel fatto che la società incorporante, acquisendo il patrimonio netto della società incorporata con un valore di libro inferiore al costo delle azioni o quote annullate, deve necessariamente pareggiare il proprio bilancio, elevando il valore del patrimonio che ha preso il posto delle azioni o quote, ma non realizza con tale operazione nominale alcun incremento di ricchezza, essendo quel patrimonio già di propria pertinenza per effetto della partecipazione. La rilevata ampiezza della nozione di plusvalenza e l'indicata ratio della deroga di cui all'articolo 123 comma 2 non autorizzano un'applicazione della deroga medesima limitata al caso dell'imputazione del disavanzo di fusione a plusvalenza di detti beni, e che lasci, cioè, fuori dalla deroga l'utilizzo del disavanzo per l'iscrizione in bilancio dell'avviamento. La soluzione, oltre che priva di conforto testuale, sarebbe irragionevole, e non scevra da sospetti d'illegittimità, costituzionale, perché il disavanzo in discorso non perde la sua natura di non reddito per il solo fatto che trovi collocazione nel bilancio dell'incorporante sotto la voce avviamento. Per un'interpretazione di segno contrario non sono utilizzabili le modifiche subite dall'alt. 123 del Dpr 917/86. Il testo di detta norma, fissato con decorrenza 1 gennaio 1988 dall'articolo 7 comma 6 della legge 67/1988, è sostanzialmente identico a quello del previgente articolo 16 comma 2 del Dpr 598/73, mentre, nella versione originaria, contemplava l'iscrizione non tassabile fino a concorrenza del disavanzo di plusvalenze di beni, comprese quelle relative alle rimanenze e il valore di avviamento . La riformulazione non menziona più l'avviamento, ma riguarda le plusvalenze , senza il riferimento delimitativo a quelle inerenti a beni, e, quindi, alla luce di quanto sopra evidenziato sull'inclusione dell'avviamento fra le plusvalenze in generale, resta sul piano della riproposizione del più sintetico testo della norma del 1973, al posto dell'equipollente congiunta considerazione delle plusvalenze di beni e dell'avviamento. Significativo a quest'ultimo riguardo è il raffronto con il primo comma dell'articolo 123, il quale, fissando la regola secondo cui la fusione fra più società non costituisce realizzo o distribuzione delle plusvalenze e minusvalenze dei beni delle società fuse, comprese quelle relative alle rimanenze ed il valore di avviamento conferma che l'avviamento è plusvalenza e che una specificazione in proposito si rende necessaria solo quando si parli di plusvalenze di beni , al fine di coprire, con l'aggiunta dell'avviamento, l'intera area delle plusvalenze medesime. Una diversa esegesi dell'articolo 123 comma 2 non può essere bastata sul citato articolo 21 comma 1 del Dl 41/1995, ove stabilisce che i maggiori valori iscritti in bilancio per effetto dell'imputazione dei disavanzi di fusioni deliberate anteriormente al 14 gennaio 1995 si considerano fiscalmente riconosciuti a condizione che venga corrisposta una somma pari al 20% dei valori medesimi . Detta previsione, infatti, è seguita dall'esplicita salvezza dell'operatività del regime tributario altrimenti applicabile relativamente ai maggiori valori per i quali non ci si avvalga di detto atipico condono, e, dunque, dichiaratamente si astiene dal prendere posizione sull'interpretazione di quel regime, limitandosi ad offrire al contribuente la possibilità di fiscalizzare le plusvalenze da disavanzo di fusione, mediante una definizione agevolata che prevenga od elida le controversie inerenti ai presupposti nel caso concreto per il riconoscimento a fini tributari di quel maggiori valori. Pertanto, ai sensi dell'articolo 123 comma 2 del Dpr 917/86, la società incorporante può riportare in bilancio il disavanzo di fusione a titolo di avviamento, senza con ciò esporsi ad una lievitazione dell'imponibile cfr., in tema d'imposta di ricchezza mobile, Cassazione 4382/86 . 3. Passando quindi al secondo dei quesiti innanzi posti, deve altresì rilevarsi come la stessa giurisprudenza innanzi citata abbia altresì chiarito che la non tassabilità dell'avviamento, fino a concorrenza del disavanzo in discorso, non comporta però, come necessario ed automatico corollario, la detraibilità dall'imponibile di quote di ammortamento dell'avviamento medesimo, con il connesso godimento di un risparmio d'imposta. A tal proposito giova preliminarmente ricordare, sotto un profilo più strettamente civilistico, che l'articolo 2427, comma 1, Cc vigente all'epoca dei fatti, intitolato Valore di avviamento recitava l'avviamento può essere iscritto nell'attivo del bilancio soltanto quando è stata pagata una somma a tale titolo nell'acquisto dell'azienda alla quale si riferisce, e per un importo non superiore al prezzo pagato . La norma aveva l'evidente finalità di garantire i terzi che il valore della azienda non venisse determinato in maniera artificiosa o comunque scarsamente controllabile, mediante la supervalutazione di un bene immatériale, quale è appunto l'avviamento. Secondo il legislatore dell'epoca, soltanto il pagamento di un prezzo specificamente riferibile al costo dell'avviamento poteva offrire garanzie certe in ordine alla sua esistenza ed al relativo valore reale da cui la rubrica dell'articolo 2427 c.c. . Sotto il profilo fiscale, poi, la deduzione dall'imponibile delle quote di ammortamento del valore di avviamento rimane soggetta alle regole dell'articolo 68 comma 3 del Dpr 917/86 corrispondente all'articolo 69 comma 3 del Dpr 597/73 . Dall'insieme di tali disposizioni deve pertanto concludersi che l'avviamento iscrivibile nell'attivo del bilancio, e dunque ammortizzabile, anche a fini fiscali, è quello che risponda ad un esborso per tale titolo affrontato in sede di acquisto dell'azienda cui si riferisce, secondo le previsioni dell'articolo 2427 Cc, e successivamente, dopo la riforma introdotta dal D.Lgs 127/91, con riferimento al conto economico, dell'articolo 2426 n. 6 Cc il quale, ponendo il requisito dell'acquisizione dell'avviamento a titolo oneroso, e limitando l'iscrizione stessa al costo sostenuto, adotta una formula sostanzialmente equivalente a quella anteriore . Questa interpretazione del citato articolo 68 comma 3, anche in assenza di un espresso richiamo dei canoni codicistici inerenti alla redazione del bilancio o del conto economico , discende dal rilievo che la deduzione dall'imponibile delle quote di ammortamento di un cespite patrimoniale materiale od immateriale trova base logica nell'assunzione di una spesa per conseguirlo, cioè nel verificarsi di un corrispondente costo. Secondo una risalente tesi sostenuta dall'A.F. nel caso di fusione per incorporazione non ci sarebbe un prezzo pagato per l'avviamento, o comunque quel prezzo non sarebbe quantificabile, e pertanto il valore dell'avviamento non distinguibile nel prezzo di acquisto delle azioni non sarebbe iscrivibile in bilancio. Tale tesi non può però essere condivisa. L'onerosità dell'acquisto dell'avviamento, e quindi il pagamento di un prezzo ad esso imputabile, pacificamente sussiste quando sia comprata l'azienda, globalmente intesa, per un prezzo esplicitamente od implicitamente riferibile anche al valore della complessiva organizzazione imprenditoriale, superiore alla somma dei valori delle sue componenti. Ove l'azienda di una società di capitali confluisca in altra società di capitali mediante acquisto delle quote od azioni e poi incorporazione, l'onerosità in questione è in re ipsa, quando le due indicate operazioni si presentino sostanzialmente unitarie, in assenza di un'apprezzabile soluzione di continuità fra l'una e l'altra, perché in tale ipotesi il prezzo pagato per dette quote od azioni, secondo il valore di mercato, necessariamente include porzione riferibile al valore di avviamento se sussistente . In caso contrario, cioè di separazione temporale delle due operazioni, il costo delle quote od azioni è solo eventualmente ascrivibile all'avviamento della società partecipata all'epoca dell'incorporazione, in quanto tale avviamento potrebbe non coincidere con quello del tempo dell'acquisto dei titoli di partecipazione il costo stesso è quindi in parte imputabile all'avviamento della società incorporata condizionatamente alla dimostrazione a carico dell'interessata società incorporante dell'esistenza e dell'entità del relativo collegamento, restando altrimenti qualificabile come costo di un investimento finanziario, non compreso fra quelli ammortizzabili per quote fiscalmente deducibili. In conclusione, si deve affermare, con riguardo all'incorporazione di una società di capitali le cui quote od azioni siano detenuto dall'incorporante, che questa, annullando le quote od azioni medesime, ha facoltà di recuperare contabilmente il maggiore costo di esso rispetto al minor valore di libro del patrimonio netto dell'incorporata, ove la relativa divergenza dipenda dall'avviamento dell'azienda dell'incorporata stessa, iscrivendo nell'attivo del bilancio o del conto economico una corrispondente posta di avviamento, senza con ciò incorrere in un incremento del reddito tassabile, ai sensi dell'articolo 123 comma 2 del Dpr 917/86, e può, inoltre detrarre dall'imponibile quote annuali di ammortamento del valore dell'avviamento, a norma dell'articolo 68 comma 3 del medesimo Dpr 917/86, ove l'onerosità dell'acquisizione di tale avviamento sia in se evidenziata dalla contestualità o comunque prossimità nel tempo dell'incorporazione rispetto all'acquisto di dette partecipazioni, oppure, in ipotesi di soluzione di continuità fra le due operazioni, sia dimostrata la riferibilità di parte del prezzo pagato per quelle partecipazioni all'avviamento poi incamerato con la fusione Cassazione 9666/00 cit. . 4. Il terzo quesito, posto dalla controversia in esame attiene, come già detto, all'estensibilità o meno al Know-how delle conclusioni innanzi raggiunte con riferimento all'avviamento. Con l'espressione Know-how si fa riferimento, come è noto, al complesso delle conoscenze che nell'ambito della tecnica industriale sono richieste per produrre un bene, o per attuare un processo produttivo, o per il corretto impiego di una tecnologia, nonché lo regole di condotta che nel campo della tecnica mercantile vengono desunte da studi od esperienze di gestione imprenditoriale, ove presentino il carattere della novità e della segretezza come tale, secondo la giurisprudenza di legittimità il Know-how assume rilievo come autonomo elemento patrimoniale Cassazione 659/92 , e cioè come bene immateriale suscettibile di utilizzazione economica da parte del titolare. Tanto premesso, l'ampiezza del concetto di plusvalenza patrimoniale recepito dall'articolo 54 Dpr 917/86, nei sensi innanzi chiariti, appare consentire la possibilità che tale sia considerato anche il Know-how, quale plusvalenza riferibile all'azienda, benché, diversamente dall'avviamento, non espressamente richiamato nella citata norma l'uno e l'altro, invero, si risolvono in un diverso e maggior valore del complesso produttivo, rispetto alla somma dei valori dei cespiti che lo compongono, cosi da meritare 1Inclusione nella categoria delle plusvalenze in linea di principio tassabili, ove la ricchezza aggiunta da ciascuno di quei valori si traduca in reddito. Per altro verso, poi, la ratio, cosi come in precedenza rappresentate, della deroga alla regola della commutabilità nell'imponibile delle plusvalenze iscritte in bilancio, nei limiti in cui esse corrispondano al disavanzo di fusione, prevista dall'articolo 323, comma 2, Dpr 917/986, risulta senz'altro valida per il Know-how non diversamente da quanto si è detto per l'avviamento. anche per l'iscrizione in bilancio di una distinta posta avente ad oggetto il Know-how, a copertura del disavanzo risultante dalla fusione, vale infatti il rilievo che l'operazione contabile suddetta non rivela in realtà alcun incremento di ricchezza, essendo quel bene già prima della fusione di pertinenza della società incorporante per effetto della sua partecipazione nell'incorporata. 5. La Ctr ha escluso che la società incorporante potesse utilizzare il disavanzo derivante dalla fusione per dar luogo a nuove appostazioni diverse dall'avviamento, sulla base delle seguenti considerazioni a il richiamo dell'articolo 123, comma 2 Dpr 917/86, nella previsione della deroga alla tassabilità delle plusvalenze, al solo valore dell'avviamento b l'impossibilità per la società incorporante di procedere all'iscrizione in bilancio di valori patrimoniali che non fossero già presenti nel bilancio dell'incorporata. Tali argomentazioni non meritano però di essere condivise. Ed infatti, quanto alla prima, a prescindere dal fatto che la modifica dell'articolo 123 cit. attuata con la legge 167/88, ha fatto venir meno il riferimento testuale all'avviamento, si è già avuto modo di precisare in precedenza come e perché quella disposizione sia da intendersi riferita a qualsiasi plusvalenza patrimoniale, cosi come prevista dall'articolo 54 Dpr 917/86, e quindi riferibile ai beni diversi da quelli indicati nel comma 1 dell'articolo 53 , e pertanto anche alle immobilizzazioni, sia materiali che immateriali con la conseguenza che, sotto questo profilo, non -vi è motivo alcuno per escludere l'applicabilità della deroga in questione alla plusvalenza riferibile al Know-how, incluso tra i beni immateriali fiscalmente ammortizzabili dall'articolo 68, comma 1, Dpr 917/86 Le quote di ammortamento del costo dei processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale e scientifico sono deducibili in misura non superiore a un terzo del costo . Quanto all'ostacolo ravvisato nella novità della posta iscritta nel bi lancio della incorporante, esso non sussiste, come dimostrato da quanto già rilevato per l'avviamento,- che si è visto ben poter essere iscritto per la prima volta nel bilancio della società incorporante. 6. Facendo corretta applicazione dei principi innanzi esposti al caso di specie, deve senz'altro concludersi per la fondatezza del ricorso principale della società e l'infondatezza invece del ricorso incidentale dell'Amministrazione. Come risulta dalla parte narrativa dello stesso controricorso del Ministero, invero, le contestazioni posto dall'Amministrazione a fondamento degli avvisi di accertamento impugnati, e sulle quali si è sviluppato il contraddittorio nel giudizio di merito, hanno riguardato la sola questione di diritto relativa alla pretesa inutilizzabilità del disavanzo derivante dalla fusione per l'iscrizione in bilancio dell'avviamento e di altre attività immateriali come il c.d. Know how, ai sensi dell'articolo 123 del Dpr 917/86. Tale questione, alla luce delle considerazioni in precedenza svolte, deve invece trovare soluzione difforme rispetto a quanto sostenuto dall'Ufficio, con conseguente totale legittimità del comportamento fiscale seguito nella vicenda dalla soc. Loctite e infondatezza degli avvisi di accertamento impugnati, senza che rilievo alcuno possa assumere ai fini della decisione quanto in questa sede dall'Amministrazione dedotto per contestare l'onerosità dell'acquisto dell'avviamento da parte della società, o comunque la mancanza. di prova in ordine al versamento di un maggior prezzo per l'acquisto della partecipazione nella società incorporata, rispetto al valore del patrimonio netto della società partecipata, proprio in considerazione dell'avviamento. Nel ribadire, infatti, in linea di principio come l'onerosità dell'acquisto dell'avviamento sia da ritenersi in re ipsa - e non richieda pertanto una prova specifica - quando le due operazioni di acquisto delle azioni della società partecipata per un prezzo superiore alla somma dei valori delle sue componenti, e di successiva incorporazione della stessa, si presentino sostanzialmente unitane, in assenza di un'apprezzabile soluzione di continuità tra l'una e l'altra, non può non rilevarsi comunque in via pregiudiziale l'inammissibilità della questione sotto questo profilo posta dall'Amministrazione, integrando ma una questione di fatto nuova, sollevata per la prima volta in sede di giudizio di legittimità. In accoglimento del solo ricorso della società, e dovendosi invece rigettare il ricorso incidentale del Ministero, la sentenza impugnata deve essere pertanto cassata, decidendosi nel merito la controversia con l'accoglimento della domanda introduttiva della contribuente anche per quanto relativo alla indebita ripresa a tassazione dell'importo iscritto in bilancio sotto il titolo tecnologia e processi produttivi . Attesa la complessità della materia trattata e la novità della questione affrontata, per quanto relativo al Know how, ricorrono giusti motivi per la compensazione delle spese dell'intero giudizio. PQM La Corte riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale, rigetta il ricorso incidentale del Ministero, cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto e, decidendo nel merito, accoglie la domanda introduttiva della società anche per la contestazione relativa alla ripresa a tassazione dell'importo iscritto in bilancio sotto il titolo tecnologia e processi produttivi . Compensa le spese dell'intero giudizio.