Consulenze esterne, solo se straordinariamente necessarie

Condannati alcuni amministratori di un Comune piacentino per l'attribuzione di incarichi extraorganico. Ribadito inoltre che, in caso di debitori in solido, l'interruzione della prescrizione nei confronti di uno ha effetto su tutti

Consulenze esterne, è necessario accertare che si tratti di attività che richiedono un'alta professionalità o di un evento straordinario, al quali non si può far fronte con il personale amministrativo a disposizione. A chiarirlo è stata la seconda sezione della Corte dei conti con la sentenza 122/06 depositata lo scorso 20 marzo e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici contabili di primo grado avevano condannato alcuni amministratori del Comune di Fiorenzuola D'Arda, un paese in provincia di Piacenza, per il danno arrecato all'ente locale in seguito all'attribuzione di una lunga serie di incarichi esterni nei confronti di un ragioniere. Tuttavia, la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Emilia aveva dichiarato prescritta l'azione per le ipotesi di danno correlate ai mandati di pagamento emessi fino al 6 dicembre 1996. Di diverso avviso i giudici di viale Mazzini che hanno ricordato che una volta che è stato ravvisato nel comportamento dei convenuti il dolo, trova applicazione l'articolo 1310 del codice civile, in base al quale l'interruzione della prescrizione nei confronti di uno dei debitori in solido ha effetto anche per gli altri. Inoltre, il Pm è legittimato a autonomamente a porre in essere atti di costituzione in mora nei confronti dei presunti responsabili di danni erariali devoluti dall'ordinamento alla giurisdizione della Corte dei conti. Quanto alle consulenze esterne, i magistrati contabili hanno chiarito che la Pa deve provvedere ai suoi compiti con la propria organizzazione e con il proprio personale. Pertanto, il ricorso a incarichi esterni è consentito solo nei casi previsti dalla e legge o in relazione a eventi straordinari a cui non è possibile far fronte con la struttura burocratica esistente. Del resto, presupposto indispensabile per considerare lecito il ricorso agli incarichi esterni è accertare che si tratti di un'attività che richieda un'alta professionalità o di un evento straordinario. Infine, la condotta degli amministratori è dolosa perché hanno incaricato ripetutamente il consulente esterno al disbrigo di pratiche che rientrano nell'ordinaria amministrazione e alla portata di qualsiasi funzionario comunale, esautorando così da tale compito la struttura burocratica esistente. cri.cap

Corte dei conti - Sezione seconda - sentenza 5 aprile 2005-20 marzo 2006, n. 122 Presidente De Pascalis - Relatore Pischedda Fatto Con atto di citazione in data 6 dicembre 2001, il procuratore regionale per la regione Emilia Romagna conveniva in giudizio i signori Rossi Renato, Gambini Bruno, Tanzi Bernardo, Pasetti Renato, Martini Roberto, Dodi Enzo Oreste, Campodonico Guido Gabriele e Bertinelli Giuseppe, nella loro qualità di amministratori del comune di Fiorenzuola d'Arda, chiedendone la condanna al pagamento della somma di lire 564.068.657, per il danno arrecato al suddetto ente mediante l'attribuzione di una lunga serie di incarichi esterni al rag. Michele Avvantaggiati. L'azionata responsabilità trova fondamento nei seguenti fatti dopo aver accertato che nel periodo agosto 1993 dicembre 1996 vi era stato nel comune di Fiorenzuola d'Arda un anomalo proliferare di delibere di Giunta aventi tutte per oggetto il conferimento di consulenze a favore del rag. Avvantaggiati , l'organo requirente riteneva che il conferimento di queste consulenze era avvenuto in contrasto con i principi legislativi e giurisprudenziali che disciplinano la materia. In particolare, secondo il requirente, dall'esame delle singole delibere depositate agli atti è facilmente riscontrabile come i compiti conferiti a titolo oneroso al consulente esterno si riferivano allo svolgimento di mansioni amministrative del tutto normali e, come tali, certamente espletabili dai funzionari dell'ente , i quali erano in numero sufficiente e dotati, secondo la legge, delle conoscenze e professionalità sufficienti a svolgere i compiti affidati al consulente . Riteneva, ancora, il requirente di primo grado che la ripetuta violazione delle norme non rappresentava la sola forma di illecito amministrativo da contestare ai convenuti, delineandosi, dall'attento esame degli atti e dal loro susseguirsi, un preciso disegno che collega tutti i provvedimenti di conferimento degli incarichi ad un unico ed evidente fine quello di affidare in via permanente al consulente lo svolgimento degli affari del comune . Riguardo all'elemento soggettivo, il Pm territoriale ravvisava la gravità della colpa nell'assenza di qualsiasi riferimento alla normativa in materia di incarichi, nell'assenza di motivazione sulla scelta del consulente, mancando qualsiasi procedura di valutazione comparativa con altri candidati per il conferimento degli incarichi, nell'arbitraria quantificazione dei compensi, nella costante violazione della normativa che impone la determinazione preventiva della durata dell'incarico e del corrispettivo, e nella conseguente violazione dell'articolo 3, comma 23, della legge 357/93, circa il divieto di assumere personale a tempo determinato o di stabilire rapporti di lavoro autonomo per prestazioni superiori a tre mesi. Il giudizio veniva discusso all'udienza del 22 maggio 2002 e la sezione regionale, con sentenza parziale e ordinanza istruttoria n. 232/02/EL, dichiarava l'intervenuta prescrizione dell'azione per le ipotesi di danno correlate ai mandati di pagamento emessi fino al 6 dicembre 1996 compreso, disponeva l'acquisizione delle delibere della giunta municipale n. 248 del 27 febbraio 1997 e n. 358 dell'8 marzo 1997, alle quali si riferivano i mandati emessi nel quinquennio antecedente la notifica dell'atto di citazione, ed ordinava l'integrazione del contraddittorio nei confronti del segretario generale in carica al momento di adozione delle predette delibere, e dei dirigenti che sulle stesse avevano espresso parere favorevole. La sentenza parziale è stata appellata dal procuratore regionale per la parte relativa alla declaratoria di prescrizione, e l'impugnazione è oggetto di separato giudizio. Eseguita l'istruttoria, la procura regionale, con atto in data 2 dicembre 2002, riassumeva il giudizio nei confronti degli originari convenuti, e citava i signori Gullace Domenico, nella sua qualità di segretario comunale, Casella Cristina, in qualità di funzionario del servizio ragioneria, La Bella Francesca, in qualità di funzionario responsabile servizio interessato e di segretario supplente per la sola delibera 358/1997. Con la sentenza oggetto dei gravami in epigrafe, la sezione territoriale, preso atto della pronuncia definitiva di intervenuta prescrizione dell'azione della Procura Regionale per le ipotesi di danno erariale correlate ai mandati di pagamento emessi dall'Amministrazione comunale di Fiorenzuola D'Arda fino al 6 dicembre 1996 compreso , definiva il giudizio, condannando Martini Roberto e Tanzi Bernardo al pagamento ciascuno della somma di lire 5.346.087 pari ad euro 2.761,02 , Campodonico Guido Gabriele, Rossi Renato, Bertinelli Giuseppe, Casella Cristina e La Bella Francesca al pagamento ciascuno della somma di lire 7.166.787 pari ad euro 3.701,24 , e Dodi Enzo Oreste, Pasetti Renato e Gullace Domenico al pagamento ciascuno della somma di lire 4.155.096 pari ad euro 2.145,93 , con il vincolo della solidarietà, oltre alla rivalutazione monetaria, dalla data della notifica della citazione fino alla decisione, ed agli interessi legali da questa all'effettivo soddisfo. In particolare, il giudice di primo grado ravvisava nel comportamento dei convenuti l'elemento psicologico del dolo specifico, poziore ed assorbente il requisito della colpa grave , nella considerazione che gli stessi erano ben consci dei limiti posti dall'ordinamento, e precisati anche dalla giurisprudenza assolutamente maggioritaria , per il conferimento delle consulenze. Avverso questa sentenza sono stati proposti gli appelli indicati in epigrafe. A L'appello principale è stato proposto dal procuratore regionale, il quale lamenta l'erronea declaratoria della prescrizione per le ipotesi di danno correlate ai mandati di pagamento emessi sino al 6 dicembre 1996 data di emissione dell'atto di citazione , anziché fino al 3 ottobre 1996 data di notifica dell'invito a dedurre . Rileva, inoltre, l'omissione di qualsiasi pronunzia nei confronti del convenuto Gambini Bruno, che a suo parere andava condannato, vertendosi, per espressa affermazione della sentenza, in ipotesi di responsabilità solidale. B Si è costituito Martini Roberto eccependo l'inammissibilità del gravame proposto dal procuratore regionale, trattandosi di questione già sottoposta all'esame del giudice d'appello. A sua volta impugna la sentenza, nella forma dell'appello incidentale autonomo, esponendo le seguenti doglianze B1 Pur non contestando i principi di diritto affermati dal giudice di prime cure in tema di affidamento di consulenze a terzi da parte di pubbliche amministrazioni, ritiene che è stato completamente obliterato il principio, stabilito dall'articolo 2 del D.Lgs 165/01 e ripreso dall'articolo 50 dello statuto comunale, secondo cui la carenza di professionalità specifica all'interno dell'ente, e la necessità di operare secondo criteri di efficienza possono correttamente indurre l'amministrazione a cercare temporaneamente professionalità esterne. Nel caso in esame, l'amministrazione ha legittimamente fatto ricorso alla consulenza esterna, trattandosi di risolvere problematiche particolarmente complesse, vecchie di decenni, e di fronteggiare le gravi disfunzioni esistenti nel funzionamento della struttura comunale, e le carenze professionali dei funzionari comunali, che in alcuni casi hanno, essi stessi, sollecitato l'affidamento della consulenza, come risulta dalla documentazione versata in atti. B3 Relativamente alle delibere oggetto di addebito, il Martini ritiene legittimo il pagamento degli onorari a tempo, che è espressamente previsto dall'articolo 24 del Dpr 100/97. Esclude, in ogni caso, che il metodo di pagamento seguito può aver causato un qualunque danno, essendo stati previsti una serie di controlli sulla congruità del tempo, e precisa che la giunta aveva deciso di ricorrere a tale forma di pagamento confortata dal parere favorevole di legittimità, espresso sul punto dall'allora segretario comunale, dott. De Feo. B3 Sostiene ancora che non vi è alcuna prova del danno subito dall'amministrazione comunale, ed il giudice di primo grado erroneamente non ha preso in esame i vantaggi conseguiti dall'amministrazione, per l'evidente illiceità del comportamento dei convenuti . Osserva al riguardo che, se fossero state esaminate le parcelle emesse dal rag. Avvantaggiati, alle quali fanno riferimento i mandati di pagamento che riguardano la sua posizione, si sarebbe verificata l'utilità delle consulenze. B4 L'appellante mette in evidenza, infine, che la sentenza di primo grado ha affermato la sussistenza dell'elemento psicologico, dimenticando la netta distinzione tra tecnici e politici, e non tenendo in alcun conto la sua buona fede soggettiva, desumibile dal parere del segretario comunale sulla legittimità del pagamento degli onorari a tempo. Contesta, infine, la sussistenza della solidarietà, richiamando la sentenza n. 15/QM/99 delle sezioni riunite di questa corte. In data 9 marzo è stata depositata una memoria nella quale il Martini, dopo aver ribadito la necessità del ricorso alle consulenze e la loro utilità, evidenzia che l'amministrazione comunale necessitava di un consulente esperto in tutte le discipline amministrative ed in contabilità pubblica, e questi requisiti erano posseduti dal rag. Avvantaggiati, ex funzionario di Prefettura, di indiscussa professionalità. Confuta, inoltre, alcune affermazioni contenute negli appelli incidentali dei funzionari comunali, evidenziando che spesso erano essi stessi a chiedere pareri, anche verbali, al consulente e che alle volte era stato chiesto agli stessi dipendenti di fornire delle consulenze a pagamento, ottenendo dei preventivi esosi. C Un terzo gravame, sempre nella forma dell'appello incidentale autonomo, è stato proposto da Gullace Domenico per i seguenti motivi C1 In via pregiudiziale eccepisce la violazione dell'articolo 111 della costituzione, perché il giudice di primo grado, ordinando la citazione in giudizio di soggetti diversi rispetto a quelli evocati originariamente in giudizio, ha interferito nelle valutazione del Pm, mentre, in applicazione del principio del giusto processo, devono assumersi, anche per quanto riguarda la chiamata dei terzi, le regole generali del codice di procedura civile. C2 Sempre in via pregiudiziale eccepisce la mancata emissione dell'invito a dedurre, in violazione dell'articolo 1, comma 3bis, della legge 639/96, e la conseguente inammissibilità dell'atto di citazione. Ritiene l'appellante che, anche in ipotesi di chiamata in causa iussu iudicis o di integrazione del contraddittorio, l'invito a dedurre debba necessariamente precedere l'emissione dell'atto di citazione. Tale interpretazione sarebbe l'unica conforme a costituzione, giacché ipotizzare che nel caso di chiamata in giudizio da parte del giudice si possa fare a meno di tale strumento di garanzia, perché ci si trova già nella fase dibattimentale, non è coerente con il sistema, anche perché si è ingiustificatamente determinata una situazione più sfavorevole proprio a carico di coloro che il titolare dell'azione aveva ritenuto di non citare in giudizio . Nell'ipotesi che il collegio ritenga di non condividere tale interpretazione, l'appellante solleva questione di legittimità costituzionale dell'articolo 5, primo comma, della legge 19/1994 per violazione degli articoli 24 e 111 della Costituzione, anche in relazione agli articoli 6 e 13 della convenzione dei diritti dell'Uomo nonché dell'articolo 3 della Costituzione per violazione del principio di uguaglianza, sia sotto il profilo della disparità di trattamento che della ragionevolezza . C3 L'appellante eccepisce anche l'intervenuta prescrizione dell'azione che, in base al dies a quo fissato dal giudice di primo grado, sarebbe maturata il 10 gennaio 2002, antecedentemente all'adozione della sentenza parziale che ha ordinato la sua chiamata in causa. C4 Nel merito il Gullace ritiene che il giudice di primo grado non ha tenuto in debito conto la circostanza che le consulenze, affidate con le delibere di giunta n. 2198 e n. 248, erano necessarie per far fronte a situazioni che non potevano essere risolte con il solo ausilio della struttura burocratica esistente, come emerge dall'esame delle prestazioni richieste e svolte dal professionista. C5 Sostiene ancora che nessuna norma impedisce agli enti locali di avvalersi del pagamento a tempo degli onorari, e che l'attività amministrativa era stata pesantemente condizionata dalla delibera 1546 del 1995. In ogni caso il parere favorevole di legittimità da lui reso sulle delibere 2198 e 248 è corretto, giacché la prima riguardava una mera integrazione di fondi e la seconda era meramente esecutiva di una precedente deliberazione. C6 Lamenta, infine, la mancata valutazione dei vantaggi comunque conseguiti dall'amministrazione, in violazione dell'articolo 3, comma 1, della legge 639/96. D Un quarto gravame, sempre nella forma dell'appello incidentale, è stato proposto da La Bella Francesca, per i seguenti motivi D1 Opponendosi all'appello del procuratore regionale, obietta che non le è mai stato notificato alcun invito a dedurre, sicché da un atto per lei inesistente non possono prodursi effetti giuridici sostanziali. In via subordinata eccepisce la carenza di legittimazione del Pm ad emettere atti aventi efficacia interruttiva della prescrizione. Precisa, inoltre, che in primo grado aveva rinunziato alla prescrizione solo per gli atti successivi al 29 gennaio 1997. D2 Alla pronunzia di condanna nei suoi confronti contesta il vizio di omessa e/o insufficiente motivazione in ordine agli elementi oggettivi e soggettivi della responsabilità. In particolare, dopo aver ricordato che oggetto d'indagine sono soltanto le deliberazioni 2198/96, 248/97 e 358/97, l'appellante osserva che la prima e l'ultima riguardavano l'integrazione di un impegno di spesa per attività di consulenza già svolta dal rag. Avvantaggiati e supportata da precedenti deliberazioni, e la seconda era un provvedimento di liquidazione di due parcelle connesse ad un incarico di consulenza già conferito con deliberazione 51/97. Da ciò consegue che, quando è stato emesso il parere sulle citate delibere, non poteva essere fatto alcun sindacato sul conferimento dell'incarico. Discende, inoltre, che l'emissione del parere favorevole era doverosa, sussistendo le deliberazioni di impegno, le parcelle proveniente dal professionista incaricato e l'attestazione del sindaco e del segretario di avvenuto svolgimento dell'attività professionale. Relativamente all'elemento psicologico, l'appellante sostiene che è errata l'individuazione nel suo comportamento del dolo specifico, non sussistendo alcuna prova o semplice indizio di una connivenza con gli amministratori. Al contrario, risulta dagli atti che, in precedenti occasioni, aveva espresso parere sfavorevole su una serie di deliberazioni analoghe e che, ciò nonostante, esse erano state adottate con il parere favorevole dell'allora segretario comunale dott. De Feo. E Un quinto gravame è stato proposto da Casella Cristina, la quale muove alla sentenza impugnata censure identiche a quelle di La Bella Francesca All'odierna udienza il Pm ha reiterato le proprie conclusioni, insistendo per l'accoglimento dell'appello principale ed il rigetto di quelli incidentali. In particolare il rappresentante della procura ritiene inammissibili, in base all'articolo 345 del Cpc, le eccezioni preliminari dell'appellante Gullace, non essendo state proposte in primo grado. Nel merito evidenzia che le argomentazioni degli appellanti incidentali dipingono una situazione paradossale, dove vi è da un lato un consulente in grado di dare pareri su tutto, e dall'altro uno stuolo di funzionari eccezionalmente incapaci. Rileva, infine, che l'attività del consulente ha riguardato questioni di ordinaria amministrazione, che potevano essere risolte dal personale dipendente. L'avvocato Benussi, per l'appellante Martini, evidenzia la professionalità del consulente, ed illustra analiticamente l'attività svolta, con riferimento alle parcelle pagate con i mandati, oggetto del giudizio. Si sofferma, quindi, sulla mancanza di colpa del suo assistito ed illustra i vantaggi conseguiti dall'amministrazione comunale in virtù dell'attività espletata dal consulente. L'avvocato Romano, per le appellanti Casella e La Bella, chiede il rigetto dell'appello del Pm, evidenziando la mancata notifica dell'invito a dedurre. Chiede, inoltre, l'assoluzione delle sue assistite, contestando l'esistenza del dolo che nella sentenza impugnata è affermato senza alcuna motivazione. L'avvocato Gardi, per l'appellante Casella, si sofferma sulla mancanza di danno, ed evidenzia che la sentenza di primo grado non ha tenuto alcun conto della realtà nella quale operava la sua assistita. L'avvocato Galimberti, per l'appellante La Bella, nel riportarsi integralmente all'atto scritto, evidenzia che il dolo è escluso dall'esistenza di un precedente parere negativo sul conferimento della consulenza, emesso dalla sua assistita. In una breve replica il Pm evidenzia che il ricorso alle consulenze era divenuto una prassi, tanto che alcune sono state affidate allo stesso segretario comunale. Considerato in Diritto Preliminarmente, rilevata la regolarità e tempestività delle notifiche, si dispone, in rito, la riunione degli appelli, ai sensi dell'articolo 335 Cpc, trattandosi di impugnazioni rivolte contro la stessa sentenza. Il procuratore regionale lamenta l'erroneità della sentenza per aver dichiarato prescritta l'azione di responsabilità relativamente alle ipotesi di danno correlate ai mandati di pagamento emessi sino al 6 dicembre 1996 data di emissione dell'atto di citazione anziché fino al 3 settembre 1996 data di notifica dell'invito a dedurre . Osserva il collegio che, nei confronti di Rossi Renato, Gambini Bruno, Tanzi Bernardo, Pasetti Renato, Martini Roberto, Dodi Enzo Oreste, Campodonico Guido Gabriele e Bertinelli Giuseppe, la prescrizione è stata dichiarata con sentenza parziale 232/02/EL, oggetto di autonomo giudizio, incardinato con apposito gravame proposto dallo stesso Pm consegue da ciò l'inammissibilità dell'impugnazione per litispendenza. La doglianza è, invece, ammissibile nei confronti di Gullace Domenico, Casella Cristina e La Bella Francesca. Ritiene il collegio che, avendo il giudice di primo grado ravvisato nel comportamento dei convenuti il dolo, trova applicazione l'articolo 1310 Cc, in base al quale l'interruzione della prescrizione nei confronti di uno dei debitori in solido ha effetto anche nei confronti degli altri giurisprudenza costante ex multis Sezione seconda 381/04, 215/04, Sezione prima 310/03, 272/02 . Quanto alla mancanza di legittimazione del Pm ad interrompere la prescrizione con l'emissione dell'invito a dedurre, eccepita dall'appellante La Bella, il collegio osserva che le sezioni riunite con sentenza n. 14/QM/2000 hanno affermato che il Pm contabile è legittimato autonomamente a porre in essere atti di costituzione in mora nei confronti dei presunti responsabili di danni erariali devoluti dall'ordinamento alla giurisdizione della Corte . La seconda doglianza del Pm riguarda l'omissione di qualsiasi pronunzia nei confronti del convenuto Gambini Bruno, che andrebbe condannato, al risarcimento del danno, per la parte che lo stesso ha preso nell'adozione delle deliberazioni che hanno portato ai mandati di pagamento emessi anche successivamente al 6 dicembre 1996 . Effettivamente Gambini Bruno risulta essere stato convenuto in giudizio ed il suo nominativo non compare nel dispositivo della sentenza tuttavia il collegio, esaminata la sentenza di primo grado, ritiene che si tratti di una mera omissione formale che non integra il vizio di omessa pronunzia. In base alla consolidata giurisprudenza della corte di cassazione, infatti, tale vizio non è ravvisabile qualora ricorrano gli estremi di una reiezione implicita della pretesa azionata Cassazione 10001/03, 7917/02, 3435/01 . Nella specie, la delimitazione del giudizio alle sole ipotesi dannose conseguenti all'adozione delle delibere di giunta n. 2198/96, 248/97 e 358/97, comporta l'implicito rigetto della domanda proposta contro il Gambini, che non ha partecipato all'adozione di nessuno dei suddetti provvedimenti. La doglianza della parte pubblica sul punto va, pertanto, rigettata. Passando all'esame degli appelli incidentali, il collegio ritiene inammissibili, ai sensi dell'articolo 345 codice di procedura civile, le questioni pregiudiziali sollevate da Gullace illegittimità della chiamata in giudizio iussu iudicis, mancata emissione dell'invito a dedurre e prescrizione , trattandosi di eccezioni nuove, non rilevabili d'ufficio. Per quanto riguarda il merito della vicenda, consistente nel conferimento di incarichi esterni per l'esecuzione di compiti rientranti nelle competenze istituzionali del comune, occorre richiamare il principio, che ormai costituisce ius receptum, secondo cui la Pa deve provvedere ai suoi compiti con la propria organizzazione e il proprio personale e che il ricorso a soggetti esterni è consentito solo nei casi previsti dalla legge, od in relazione ad eventi straordinari, non sopperibili con la struttura burocratica esistente. Tale principio, inizialmente elaborato dalla giurisprudenza contabile, ha successivamente trovato un espresso riconoscimento legislativo. In particolare l'articolo 51, comma 7, della legge 142/90, nella formulazione vigente all'epoca dei fatti, disponeva che per obiettivi determinati e con convenzioni a termine il regolamento può prevedere collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità . A sua volta l'articolo 7, comma 6, del D.Lgs 29/1993 prevedeva che ove non siano disponibili figure professionali equivalenti, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali ad esperti di provata competenza, determinando preventivamente durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione . Tali norme sono state confermate nelle varie modifiche intervenute sui due richiamati testi legislativi, ed attualmente gli stessi principi sono stabiliti dall'articolo 7, ultimo comma, del D.Lgs 165/01, che ha sostituito il D.Lgs 29/93, e dall'articolo 110 del D.Lgs 267/00, che ha sostituito la legge 142/90. Presupposto indispensabile per considerare lecito il ricorso agli incarichi esterni è, pertanto, l'accertamento che si tratti di attività richiedente alto contenuto di professionalità e/o che si tratti di eventi straordinari, ai quali non si può far fronte con la struttura burocratica. Il collegio, esaminati i mandati di pagamento, le delibere e le parcelle presentate dal consulente, ritiene insussistenti entrambi i requisiti, indispensabili per la liceità dell'incarico. Quanto all'alta professionalità, si osserva che l'attività prestata dal consulente è consistita nel predisporre una lettera per richiedere il parere al ministero, uno schema di delibera per il ritiro di un precedente atto e per la costituzione in giudizio tramite un legale, una risposta ad osservazioni dei revisori dei conti, e nel verificare l'assoggettabilità ad Iva dei canoni di concessione della piscina comunale. Si tratta di compiti che richiedono una normale capacità professionale, propria di qualsiasi funzionario comunale, e sicuramente non integrano l'alta professionalità necessaria per il ricorso alle consulenze esterne. Illuminante a tal fine è la motivazione della deliberazione 358/97, dove è detto che l'attività di consulenza si sostanzia in numerosi pareri verbali richiesti a cura del Sindaco, degli Assessori e dei funzionari comunali, nonché nella redazione di atti, contratti e relazioni da presentare ad altri Enti, oltre che in materie di particolari complessità e rilevanza quali le ordinanze emanate dal Sindaco, sia come autorità comunale, sia nella qualità di ufficiale di governo, e il rimborso di quote inesigibili, l'irrogazione e riscossione di sanzioni amministrative, i rapporti con la concessionaria della riscossione ed in genere la corretta interpretazione ed applicazione della normativa in materia tributaria . Da quanto esposto risulta anche evidente, che non si è fatto ricorso all'attività del consulente per far fronte ad eventi straordinari. Alla luce di tali argomentazioni, gli incarichi conferiti al professionista esterno devono ritenersi illeciti e, pertanto, causativi di danno, trattandosi di compiti che potevano essere eseguiti dal personale in servizio. L'asserita necessità di dover ricorrere alla consulenza esterna per fronteggiare le carenze professionali dei funzionari comunali, che in alcuni casi hanno essi stessi sollecitato l'affidamento della consulenza , è contraddetta dalla circostanza che gli incarichi professionali sono stati conferiti al segretario comunale e ad altri dipendenti comunali. In particolare lo stesso sindaco Martini si era rivolto alla Casella, funzionario ritenuto privo di professionalità, per conferirle l'incarico professionale, appositamente retribuito, di redigere il regolamento di contabilità. Gli appellanti incidentali lamentano anche la mancata valutazione dei vantaggi comunque conseguiti dall'amministrazione. Al riguardo il collegio osserva che nella responsabilità amministrativa la compensatio lucri cum damno opera solo quando il danno ed il vantaggio sono conseguenza, immediata e diretta, dello stesso fatto, il quale deve essere idoneo a produrre entrambi gli effetti. Non sono, pertanto, valutabili come vantaggio eventi eziologicamente non dipendenti, secondo il principio dell'id quod plerumque accidit, dal fatto illecito Sezione terza 141/03, Sezione prima 261/A/2001, Sezione seconda 06 novembre 2000 n. 338/A, 19 maggio 1999 n. 154/A, sezioni riunite 24 gennaio 1997 n. 5/A . Nella fattispecie i vantaggi invocati dagli appellanti non sono causalmente collegati al conferimento della consulenza, ma gli stessi si sarebbero prodotti anche se l'attività fosse stata svolta, com'era giusto, dalla struttura comunale e non dal consulente esterno. Per quanto riguarda l'elemento psicologico, correttamente il giudice di primo grado ha qualificato dolosa la condotta degli odierni appellanti incidentali. Ed invero gli amministratori, incaricando ripetutamente il consulente esterno del disbrigo di pratiche rientranti nell'ordinaria amministrazione ed alla portata di qualsiasi funzionario comunale, hanno agito con il preciso scopo di affidare al suddetto consulente lo svolgimento degli affari del comune, esautorando da tale compito la struttura burocratica e ciò hanno fatto pur essendo pienamente a conoscenza, perché risultanti dal parere del segretario comunale sulla delibera 1546 del 3 agosto 1995, dei limiti al conferimento delle consulenze esterne. In tale parere, infatti, è espressamente detto che il ricorso alla consulenza ha per presupposto che i problemi da risolvere richiedano conoscenze ed esperienze eccedenti le normali competenze dello scrivente e del personale alle dipendenze di questo comune . Essi, inoltre, non si sono curati di effettuare una ricognizione della struttura organizzativa, che avrebbe loro consentito di verificare e risolvere le disfunzioni lamentate dai funzionari, ed hanno omesso di adottare qualsiasi provvedimento per contrastare la pretesa mancanza di professionalità e di collaborazione. Altrettanto dolosa è la condotta dei funzionari che, dopo una prima reazione, hanno dimostrato la massima acquiescenza alla volontà degli amministratori, rivolgendosi al consulente per la richiesta di pareri su affari di ordinaria amministrazione. Così agendo, essi hanno dolosamente violato il loro principale obbligo di servizio, consistente nel rendere all'amministrazione la prestazione lavorativa in base alla professionalità per la quale erano retribuiti. Sintomatico è il comportamento della ragioniera Casella la quale, dopo essersi offerta di redigere il regolamento di contabilità, previo conferimento di apposito incarico retribuito, si è rivolta al consulente anche per vicende di ordinaria amministrazione. Attesa l'esistenza del dolo, che esclude in radice la buona fede invocata dal Martini, correttamente la condanna è stata pronunziata con il vincolo della solidarietà. PQM La Corte dei conti, sezione seconda giurisdizionale centrale, ogni contraria ragione ed istanza reiette, accoglie parzialmente l'appello proposto dal procuratore regionale avverso la sentenza n. 463/04/EL, emessa dalla sezione giurisdizionale della corte dei conti per la regione Emilia Romagna, e per l'effetto, a parziale modifica della stessa, dichiara non prescritta l'azione di responsabilità nei confronti di Gullace Domenico, Casella Cristina e La Bella Francesca per le ipotesi di danno correlate ai mandati emessi dal 3 ottobre al 6 dicembre 1996. Rimette gli atti al giudice di primo grado per la prosecuzione del giudizio. Respinge gli appelli incidentali e conferma nel resto l'impugnata sentenza. Condanna gli appellanti incidentali al pagamento, in solido, delle spese del presente grado di giudizio che si liquidano in euro 1.274.59 milleduecentosettantaquattro/59 .