Brevettabilità del software, dall'Aula di Strasburgo bocciatura senza appello per il testo ""imposto""

La sessione plenaria dice 648 volte no 14 favorevoli e 18 astenuti alla controversa proposta. L'iter potrebbe ripartire da zero, ma è evidente la sorpresa di Bruxelles che incassa il ko dalla massima assise. Soddisfazione nel mondo open source

La direttiva comunitaria sulla brevettabilità dei programmi informatici applicati alle invenzioni tecniche la cosiddetta brevettabilità del software è stata bocciata ieri dalla sessione plenaria dell'Europarlamento con un voto che non lascia adito a dubbi 648 voti contrari, 14 favorevoli e 18 astenuti. Si tratta di un vero e proprio schiaffo al massiccio lavoro di lobbying delle grandi industrie del settore, una bocciatura che arriva dopo tre anni di attese e controversie. Un voto storico -secondo il presidente dell'Assemblea, Josep Borrell - perché è la prima volta nella storia dell'istituzione che il Parlamento europeo respinge una proposta del Consiglio e della Commissione ancor prima del processo di conciliazione . Il secco no espresso dall'Aula alla posizione comune del Consiglio è stato salutato da un lungo applauso degli eurodeputati. Secondo il relatore, Michel Rocard, si è trattato anche di un segnale di rabbia comune inviato dal Parlamento alla Commissione. Un segnale motivato, ha spiegato Rocard, per il modo inammissibile in cui siamo stati trattati, con un totale disprezzo verso gli emendamenti approvati in prima lettura, l'assenza dei commissari durante l'elaborazione degli emendamenti della seconda lettura ed il tentativo di bloccare anche il dibattito tra Governi . La relazione, in estrema sintesi, chiedeva una tutela del software di base nel caso di concessione di un brevetto ad una invenzione attuata con il programma informatico, limitando tuttavia è l'effetto di uno dei pochi emendamenti passati in Commissione affari giuridici la protezione allo stesso codice solo all' interno dell'invenzione stessa. Il testo passato in Commissione, secondo alcuni, presentava numerose incoerenze giuridiche quello che tuttavia appariva chiaro - e in tal senso si esprimeva la Commissione stessa - era l'intento di non discostarsi ulteriormente dall'elaborato proposto dal Consiglio nella posizione comune . Fuori delle stanze politiche mentre le industrie sostenevano l'urgenza del via libera alla direttiva, i sostenitori del software open source in prevalenza piccole imprese, studiosi, ricercatori auspicavano invece la limitazione della brevettabilità alle sole invenzioni, lasciando i software di base senza tutela e dunque nella libera disposizione degli altri utenti. Ora, secondo le previsioni della procedura di codecisione, la bocciatura dell'Aula significa l'inesorabile conclusione del cammino legislativo della proposta di direttiva. Che potrebbe solo ripartire da zero, ma non è un'ipotesi politicamente sostenibile nell'immediato. La posizione della Commissione, che fino alla vigilia del voto aveva ribadito di non voler presentare una nuova proposta di direttiva, appare intanto vistosamente provata dalla bocciatura in parte inattesa e non segna una linea chiara. Dopo il no dell'Aula, infatti, ha fatto sapere la fonte è il responsabile delle relazioni esterne che si potrebbe discutere con il Parlamento una nuova proposta di carattere generale in materia brevettuale ma non limitata alle sole creazioni informatiche. Posizione diversa quella espressa dal portavoce di Charlie McCrewy, commissario al portafoglio del Mercato interno, secondo il quale la Commissione rispetta la decisione del Parlamento e non presenterà una nuova proposta consimile. La sensazione è che realisticamente occorrerà tempo per metabolizzare quella che è, essenzialmente, una sconfitta prettamente politica. Le prime reazioni. Il ministro italiano per l'Innovazione, Lucio Stanca, ha espresso rammarico per l'esito del voto di Strasburgo. L'Europa, a suo avviso, aveva ed ha biosgno di certezze nel quadro normativo di settore. Tuttavia, ha ammesso, è meglio nessuna direttiva piuttosto di una insoddisfacente . Un comunicato dell'Unice, associazione degli industriali europei, reputa incomprensibile la decisione dell'Europarlamento, ribadendo che quella norma aveva lo scopo di favorire l'innovazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese. Compatto il fronte che aveva da tempo detto no alla proposta di direttiva. L'europarlamentare Zingaretti Pse parla di una vittoria di chi sin dall'inizio ha denunciato l'insensatezza del testo che rischiava di introdurre un regime di brevetti asfittico per il mercato europeo, per le Pmi e per la ricerca e l'innovazione . Per Marco Rizzo capodelegazione Ci il voto segna lo stop al sogno delle multinazionali e delle grandi aziende di detenere il monopolio del processo di sviluppo del software . Secondo Di Pietro ha prevalso l'Europa del buon senso e di fronte all'ipotesi di far passare un brutto testo la maggioranza assoluta ha preferito il male minore respingere totalmente la direttiva e mandare un chiaro segnale alla Commissione . Una sconfitta delle lobby e della Commissione è il parere della verde Frassoni. In festa, almeno temporanea, infine, le numerose organizzazioni per il software libero che avevano sempre avversato l'ipotesi sostenuta da Bruxelles. m.c.