L'Oua invita Mastella a fare un passo avanti e Bersani uno indietro

Una delibera della giunta ribadisce la richiesta di sospensione delle norme contestate e chiede al Guardasigilli di riappropriarsi del rapporto con le professioni

Gli avvocati, dopo il corteo di giovedì scorso, chiedono che si faccia chiarezza e che il Guardasigilli Clemente Mastella riaffermi il proprio ruolo e si assuma le sue responsabilità. Lo scorso 13 ottobre, la Giunta dell'Oua riunita a Catania ha approvato una delibera qui leggibile nei documenti correlati nella quale ribadisce la richiesta di sospensione delle norme contestate contenute nella legge Bersani, la modifica di alcune norme contenute nella bozza della Finanziaria penalizzanti per i ceti medi professionali e per la sicurezza delle loro casse private. Nel documento, tuttavia, si chiede al Presidente del Consiglio Romano Prodi di chiarire formalmente le competenze nella compagine governativa al fine di consentire alle rappresentanze dei professionisti un dialogo e confronto con interlocutori effettivi, in grado di assumere e mantenere impegni. Allo stesso tempo, si invita il ministro di Giustizia a riaffermare con decisione il proprio ruolo e le proprie funzioni, riappropriandosi del rapporto da sempre di sua competenza esclusiva con le professioni, e rendendosi alfiere e garante, in prima persona, dell'attuazione corretta dei principi costituzionali ad esse afferenti e della salvaguardia dei valori, primi fra tutti la tutela dei diritti e del diritto di difesa, che debbono presiedere al loro ordinamento.

Organismo unitario dell'avvocatura Delibera approvata il 13 ottobre 2006 La Giunta dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, riunita in Catania in data 13 ottobre 2006 preso atto, con soddisfazione, della ferma e corale, forte risposta che i professionisti italiani hanno dato, da ultimo in occasione della Manifestazione Nazionale ieri svoltasi in Roma, ai recenti invasivi interventi di pretesa liberalizzazione realizzati ed annunciati, primo fra tutti il c.d. Decreto Bersani-Visco, adottati in assoluta assenza di concertazione, che hanno pesantemente inciso sulla disciplina delle professioni e della professione forense in particolare, compromettendone l'autonomia e l'indipendenza, caratteristiche fondamentali ed ineliminabili poste a tutela del cittadino-cliente, e minandone di fatto il concreto esercizio, Esprime - fondate preoccupazioni per l'attuale stato di sostanziale e grave incertezza che tuttora permane circa la linea politica ed i percorsi di attuazione della stessa che il Governo ed il Parlamento intendono seguire con riferimento alla riforma delle professioni e, di conseguenza, dell'ordinamento professionale forense - sconcerto nel non rinvenire, nell'ambito della corretta ripartizione di competenze tra ministeri, un preciso punto di riferimento nel ministro di Giustizia, il quale, ancorché portatore di un proprio progetto di riforma del settore, reso noto soltanto pochi giorni or sono, oggi appare inspiegabilmente silente a fronte della compatta manifestazione di forte e concreto disagio dei professionisti italiani e sistematicamente scavalcato o affiancato dal Ministro per lo Sviluppo, chiaramente intenzionato a proseguire, anche autonomamente, nell'opera di smantellamento degli assetti delle professioni, da attuarsi apparentemente non già con una riforma organica, bensì con interventi sporadici, la cui pericolosità non sfugge - allarme nel vedere confermato tale inusuale dualismo, malgrado le rassicurazioni fornite ai vertici ordinistici non più tardi di ieri dal Presidente del Consiglio, dalla circostanza che la trattazione della riforma delle professioni avverrà alla Camera in forma congiunta tra la Commissione Giustizia e la Commissione Attività Produttive, in un'ottica, sempre respinta dalle professioni, di assimilazione tout court dell'attività professionale alla attività d'impresa. Rileva poi che - i professionisti italiani, ancorché accusati di arroccarsi su posizioni sterili e di pura conservazione, tanto hanno insistito ed hanno ragione di insistere perché questa legislatura sia quella in cui, finalmente, si arrivi a dotare il Paese di un sistema professionale regolato da una disciplina adeguata alle esigenze del nuovo millennio, che sappia realizzare un equilibrato ammodernamento, che interpreti con efficacia il mutare dei tempi e delle esigenze di lavoro, nella consapevolezza che tale evoluzione non rappresenta quella rivoluzione che molti temono - le giovani generazioni, che intendono intraprendere le attività professionali, necessitano non già di provvedimenti spot , che in realtà lungi dall'essere giovevoli li penalizzano, ma di precise certezze sulle prospettive reali di realizzazione professionale, sul percorso di tirocinio e di abilitazione, sulla regolamentazione del corso di studi universitario, sull'oggettività e premialità dell'esame di accesso e su molteplici ulteriori questioni puntualmente affrontate e risolte nei progetti di riforma che le professioni, e l'avvocatura, hanno nel corso dell'ultimo decennio copiosamente elaborato, nell'assoluto disinteresse della politica - obiettivo dichiarato, sul quale i professionisti concordano, è porre al centro dell'iniziativa riformatrice il cittadino, con i suoi diritti, e per far ciò non si può prescindere dal verificare l'effettiva e sostanziale compatibilità dei singoli interventi con i principi affermati dalla Carta Costituzionale, ed in particolare dalla parte di essa che traccia con nettezza il quadro entro il quale la tutela del cittadino deve e può correttamente estrinsecarsi. Vi sono infatti concreti rischi, che gli avvocati italiani hanno puntualmente evidenziato, di riduzioni della libertà della persona, di compromissione dei diritti e della loro concreta estrinsecazione, con il pernicioso effetto di produrre effetti del tutto contrari ed antitetici, rispetto ai risultati che ci si prefigge di ottenere - con riferimento alle liberalizzazioni si è strumentalmente fornita, in danno dei professionisti, la falsa rappresentazione di uno scontro tra buoni e cattivi , attribuendo ad una rilevante componente del ceto produttivo del Paese responsabilità e colpe improprie, demonizzandone l'operato ed acclarando una immagine, anch'essa non generalizzabile, ma semmai ristretta nell'ambito di sacche patologiche esistenti in ogni settore, del professionista non già quale prezioso ausiliario tecnico del cittadino, e tramite per lo stesso per l'efficace realizzazione ed estrinsecazione dei propri diritti e pretese, ma quale soggetto privo di scrupoli, abituale vessatore del proprio cliente e geneticamente evasore - si avverte, quindi, la obiettiva esigenza di chiarire sia all'interno del mondo professionale, sia ad un'opinione pubblica male informata e da tempo orientata pregiudizialmente in senso avverso alle ragioni dei professionisti e degli Avvocati, visti nell'ottica americana dello squalo privo di scrupoli, attento soltanto al profitto, se la liberalizzazione indiscriminata delle professioni e particolarmente della professione forense possa davvero rappresentare un bene per i cittadini-utenti-consumatori - occorre che tali questioni siano affrontate non più nel ristretto recinto degli addetti ai lavori, bensì aprendo un dibattito quanto più possibile ampio ed articolato, con l'accademia, il mondo della cultura, le forze sociali, per verificare quanto i principi che i professionisti si propongono di salvaguardare e di tenere fermi, pur nel quadro di una necessaria modernizzazione del sistema, siano realmente - come crediamo - meritevoli di tutela e se la nuova figura di avvocato che da tale liberalizzazione viene tratteggiata e si troverà ad operare sul mercato dei servizi legali sia compatibile e consona all'esercizio del delicato e nobile compito proprio di soggetto compartecipe a pieno titolo dell'amministrazione della giustizia, di soggetto della Giurisdizione Richiamati espressamente tutti i comunicati e i documenti sin qui varati sull'argomento, unitamente ai deliberati assunti dall'Assemblea Oua, denuncia nuovamente A che l'addebitare ai professionisti di essere la causa dei guasti del Paese, l'accusarli di arretratezza culturale accreditando una logica di conservazione corporativa di superati privilegi, significa solo rendere ingiustificato omaggio ad un'impostazione economicistica che ormai non trova seguaci, se non sporadicamente e per finalità non apprezzabili, neppure a livello comunitario. Significa poi dimenticare la funzione pubblicistica di tutela dei parametri minimi qualitativi e deontologici, posti a tutela dei cittadini, che il sistema professionale è in grado di assolvere, pur nel necessario ed ineludibile aggiornamento di forme e strumenti, che non possono essere più quelli normati da discipline ordinamentali vecchie di svariati decenni ed oggi ampiamente superate. B nel metodo, l'assenza - pur nella propugnata esigenza di concertazione - di un effettivo coinvolgimento di tutti i soggetti interessati al percorso riformatore, e la negazione di ogni loro contributo di esperienza diretta alla elaborazione del testo. C nel merito, l'incongruità delle soluzioni ipotizzate, perché del tutto inidonee ad ammodernare le professioni regolamentate, nella prospettiva condivisa di arricchire il tessuto professionale, nel doveroso rispetto della esclusività delle funzioni ordinistiche, secondo criteri di elasticità non lesivi della specificità dell'esistente, con particolare riferimento alle professioni di rango costituzionale, quale quella legale. I professionisti italiani, e tra essi gli avvocati, non intendono più differire ogni più opportuna azione tesa a contrastare, da un lato, iniziative legislative non condivise e non condivisibili e dall'altro pericolose e persistenti inerzie, che vanificano nei fatti i propositi di intervento nel settore delle professioni che erano apparsi punti qualificanti dei programmi elettorali e che come tali avevano prodotto consenso e suscitato aspettative, fino ad oggi deluse. L'Organismo Unitario dell'Avvocatura italiana, quindi, riafferma che non consentirà ulteriori ritardi, incertezze, ed indebite ingerenze nella valorizzazione, anche sotto il profilo normativo ed ordinamentale, delle professioni e ribadisce il proprio impegno e contributo sereno e costruttivo per l'immediata ripresa di un autentico percorso riformatore nell'interesse non solo dell'Avvocatura ma della società italiana. Conseguentemente ferma e reiterata la preliminare richiesta di sospensione delle norme contestate contenute nella c.d. Legge Bersani, nelle more dell'approvazione delle riforme auspicate, e di modifica delle previsioni penalizzanti per i ceti medi professionali e per la sicurezza delle loro casse private, contenute nella bozza di Legge Finanziaria, Chiede 1. al Presidente del Consiglio di esprimersi formalmente, chiarendo competenze ed attribuzioni nell'ambito della compagine governativa, sì da consentire alle rappresentanze dei professionisti dialogo e confronto con interlocutori effettivi, in grado di assumere e mantenere posizioni ed impegni 2. al Governo ed alle forze politiche di maggioranza di indicare con chiarezza obiettivi e priorità, delineando l'iter che si intende seguire ed il rapporto di consequenzialità e/o di alterità che si intende intercorra tra la riforma delle professioni e dell'ordinamento professionale forense, nonché di assumere posizioni inequivoche in merito alla concreta volontà di far sì che entro questa legislatura possano vedere la luce l'ambizioso ed atteso progetto di ammodernamento delle libere professioni e il nuovo ordinamento forense 3. al ministro di Giustizia di riaffermare con decisione il proprio ruolo e le proprie funzioni, riappropriandosi del rapporto da sempre di sua competenza con le professioni, e rendendosi alfiere e garante, in prima persona, dell'attuazione corretta dei principi costituzionali ad esse afferenti e della salvaguardia dei valori, primi fra tutti la tutela dei diritti e del diritto di difesa, che debbono presiedere al loro ordinamento.