La tutela processuale delle minoranze linguistiche non vuol dire obbligo di adoperare la lingua madre

di Stefania Di Tomassi

di Stefania Di Tomassi La tutela processuale delle minoranze linguistiche non può essere a senso unico . A chiarirlo è stata la Corte costituzionale con l'ordinanza 337/06 depositata ieri, 19 ottobre, redatta da Gaetano Silvestri e qui leggibile nei documenti correlati . La questione, sollevata dal Tribunale di Bolzano investiva gli articoli 15, comma 2, e 17, commi 2 e 3, Dpr 574/88 recante norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina , come modificati dagli articoli 2 e 4 D.Lgs 283/01, della cui legittimità costituzionale si dubitava, in riferimento agli articoli 6, 24 e 97 Costituzione, sul presupposto che detta normativa, consentendo all'imputato di scegliere di usare nel processo una lingua diversa dalla sua nel caso in esame sulla sola base del fatto che il suo difensore di fiducia non conosceva il tedesco , non imponendo perciò di tenere conto prioritariamente del gruppo linguistico a cui appartiene l'imputato, menomerebbe la effettività della tutela della minoranza linguistica e il diritto di difesa dell'imputato e violerebbe il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, atteso che le carenze linguistiche della difesa di fiducia verrebbero colmate a spese dello Stato . La Corte costituzionale l'ha dichiarata manifestamente infondata, ribadendo come la propria giurisprudenza avesse già chiarito che le norme censurate realizzano invece un ragionevole bilanciamento dei principi espressi negli articoli 6 e 24 Costituzione, giacché da un lato, al centro della disciplina dell'uso della lingua nel processo penale sta proprio la tutela dell'imputato, cui si riconosce la facoltà di scegliere una lingua diversa da quella materna anche in funzione delle esigenze della propria difesa tecnica sentenza 16/1995 dall'altro, la tutela delle minoranze linguistiche ed il diritto di difesa nel processo interferiscono tra loro, ma non coincidono né si sovrappongono sentenze 62/1992, 271/94, 15/1996 [*]. Quanto al principio di buon andamento della Pa, la Corte ricorda che esso può essere invocato solo con riferimento all'organizzazione degli uffici giudiziari, mentre non riguarda l'esercizio della funzione giurisdizionale tra molte cita sentenza 174/2005 e ordinanze 44/2006, 122/2005, 275/04 . Note [*] In tema, nella giurisprudenza di legittimità tutta relativa alla disciplina precedente le modifiche del D.Lgs 283/01 , cfr. Cassazione sezione V, sentenza 46188/06 secondo cui diritti linguistici e diritti di difesa possono in effetti intrecciarsi nel concreto svolgersi del processo, ma restano essenzialmente distinti Corte costituzionale sentenze 406/99, 213/98, 15/1996, 16/1995, 62/1992 , sicché la sanzione della nullità ex articolo 185, cpv. Cpp del 1930, che espressamente assisteva la violazione delle disposizioni in tema di lingua del processo recate dal Dpr 274/88, non può essere in alcun modo estesa oltre le ipotesi espressamente previste, contrassegnate da una ratio di esclusiva tutela dell'uso della lingua minoritaria e dalla tassativa necessità che l'imputato sia interpellato, manifesti espressamente la sua opzione, e che, [soltanto] in assenza di questa, si proceda con la lingua presunta . Cassazione penale sezione quarta, sentenza 12288/95, secondo cui occorre che la richiesta di quale sia la sua lingua madre, risulti effettivamente rivolta all'imputato, non essendo richiesto che sia anche verbalizzata. Cassazione penale sezione quinta, 8431/97 11956/97, secondo cui, risultando nei casi previsti l'interpello, la nullità può conseguire solo dall'uso di lingua madre diversa da quella espressamente indicata a verbale o formalmente chiesta dall'interessato, ovvero, in assenza di una esplicita opzione, dall'uso di una lingua diversa dalla presunta.

Corte costituzionale - ordinanza 11-19 ottobre 2006, n. 337 Presidente Bile - Relatore Silvestri Ritenuto Che il Tribunale di Bolzano - sezione distaccata di Merano, in composizione monocratica - con ordinanza del 30 gennaio 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli articoli 15, comma 2, e 17, commi 2 e 3 [con erronea indicazione nel dispositivo dei commi 1 e 2], del Dpr 574/88 Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari , come modificati dagli articoli 2 e 4 del D.Lgs 283/01 Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige concernenti modifiche e integrazioni al Dpr 574/88, in materia di processo penale e processo civile, nonché in materia di assegnazione di sedi notarili, e in materia di redazione in doppia lingua delle etichette e degli stampati illustrativi dei farmaci , in riferimento agli articoli 6, 24 e 97 della Costituzione che nel giudizio a quo, secondo quanto riferito dal rimettente, si procede per delitto di calunnia a carico di un cittadino di madre lingua tedesca, il quale, con dichiarazione resa in data 4 ottobre 2000, ha scelto di essere processato in lingua italiana, avendo nominato difensore di fiducia anche un legale di madre lingua italiana che, in applicazione delle disposizioni impugnate, la scelta compiuta dall'imputato impone la celebrazione del processo in lingua italiana, sebbene anche la parte civile, oltre alla quasi totalità delle persone indicate come testi, appartengano al gruppo linguistico tedesco, con l'ulteriore conseguenza della necessaria presenza di un interprete per la traduzione contestuale, al fine di garantire alle parti ed ai testi di esprimersi nella lingua madre, ed assicurare altresì, a tutti gli interessati, la comprensione del processo che, a parere del rimettente, la predetta normativa, là dove rimette alla volontà dell'imputato la scelta della lingua del processo, senza tenere conto del gruppo linguistico cui l'imputato stesso appartiene, conduce a risultati incongrui sotto il profilo della effettività della tutela della minoranza linguistica, tutte le volte in cui - come nel caso di specie - la scelta dell'imputato discenda dalla circostanza che il difensore di fiducia non abbia conoscenza della lingua tedesca che, in tali casi, i diritti della minoranza linguistica risulterebbero sacrificati alle sole esigenze del difensore di fiducia dell'imputato, posto che tutta l'attività di traduzione degli atti processuali sarebbe finalizzata non già alla tutela del cittadino appartenente alla minoranza linguistica, bensì a sopperire alla mancata conoscenza della lingua madre dell'imputato da parte del predetto difensore, con l'ulteriore vulnus al diritto di difesa, in quanto l'imputato sarebbe processato in una lingua diversa dalla propria che, inoltre, il giudice a quo evidenzia come il criterio soggettivo adottato dal legislatore contrasti anche con la previsione contenuta nell'articolo 16, comma 2, del Dpr 574/88 - come modificato dall'articolo 3 del D.Lgs 283/01 -, la quale consente al difensore di fiducia di esprimersi nella sua lingua madre, disponendo che le eccezioni e le difese siano tradotte nella lingua del processo che, secondo il rimettente, tale previsione presupporrebbe la conoscenza quanto meno passiva , da parte del difensore di fiducia, della madrelingua del suo assistito, tale da permettergli di approntare una difesa adeguata, fermo restando l'obbligo di usare la lingua delle parti e dei testi all'atto dell'escussione avvalendosi dell'interprete che, infine, la situazione delineata violerebbe il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, atteso che le carenze linguistiche della difesa di fiducia verrebbero colmate a spese dello Stato, con riferimento sia all'onere derivante dall'attività dell'interprete sia alla maggiore durata del processo che il giudice a quo, pertanto, sollecita la sostituzione del criterio soggettivo, nel quale la scelta della lingua del processo si rivela strumentale alle esigenze personalissime della difesa, con quello oggettivo, ancorato al gruppo linguistico di appartenenza dell'imputato, in applicazione del concetto di lingua presunta , già recepito dall'articolo 100, terzo comma, del Dpr 670/72 Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige , per disciplinare l'ipotesi in cui l'imputato non effettui alcuna scelta, nonché dall'articolo 18ter del Dpr 574/88, per la nomina del difensore d'ufficio o del sostituto del difensore, ai sensi dell'articolo 97, comma 4, Cpp che il rimettente giudica la questione rilevante osservando come, nel caso di accoglimento della questione, il giudizio principale dovrebbe essere celebrato in lingua tedesca, essendo questa la lingua delle parti e dei testi, mentre il difensore di fiducia di madrelingua italiana - al quale l'articolo 16, comma 2, del Dpr 574/88, garantisce la possibilità di esprimersi nella sua lingua - potrebbe seguire lo svolgimento del processo facendosi assistere da un interprete, a spese dell'imputato che nel giudizio si sono costituiti l'imputato e la parte civile, chiedendo che la questione sollevata sia dichiarata inammissibile e, comunque, manifestamente infondata che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso negli stessi termini delle parti private che, ad avviso della difesa erariale, la censura prospettata con riferimento all'articolo 97 della Costituzione sarebbe inammissibile, non vertendosi in materia di organizzazione amministrativa degli uffici giudiziari, bensì di disciplina del processo che, inoltre, sotto il profilo della dedotta violazione degli articoli 6 e 24 Costituzione, le censure sarebbero del tutto infondate, là dove, contrariamente all'assunto del rimettente, l'attribuzione all'imputato della facoltà di scegliere la lingua del processo risulterebbe perfettamente coerente con i parametri evocati, mentre la soluzione propugnata nell'ordinanza di rimessione, di celebrare il processo in ogni caso nella lingua del gruppo di appartenenza dell'imputato, non assicurerebbe pienezza di difesa tutte le volte in cui imputato e difensore di fiducia non abbiano identica madrelingua che, con memoria depositata il 31 luglio 2006, la difesa erariale ha ulteriormente argomentato le conclusioni rassegnate con l'atto d'intervento, richiamando la costante giurisprudenza costituzionale sulla estraneità del principio di buon andamento della pubblica amministrazione alle modalità di esercizio della funzione giurisdizionale, tra cui rientrerebbe la determinazione della lingua del processo che, con memoria depositata l'11 settembre 2006, la difesa dell'imputato ha svolto numerosi argomenti a sostegno delle conclusioni assunte nell'atto di costituzione, segnalando, in primo luogo, che la normativa dettata dal Dpr 574/88, in materia di uso della lingua nel processo, è stata più volte ritenuta compatibile con i principi costituzionali è citata, per tutte, la sentenza 271/94 , con la conseguenza che la questione sollevata risulterebbe manifestamente infondata che, in via preliminare, la parte privata segnala l'erroneità dei presupposti di fatto indicati dal rimettente, con riferimento sia all'appartenenza dell'imputato al gruppo linguistico tedesco, sia alle ragioni poste alla base della scelta della lingua italiana quale lingua del processo, trattandosi di affermazioni entrambe prive di riscontro negli atti processuali che, inoltre, ulteriore limite all'ammissibilità della questione deriverebbe dall'effetto che la invocata declaratoria di incostituzionalità sortirebbe sul processo principale, il quale, da processo monolingue si trasformerebbe in processo bilingue, avendo la parte civile scelto anch'essa la lingua italiana, così da provocare un aumento di oneri, anche connessi alla durata del processo, rispetto alla situazione che il rimettente censura che, a parere della difesa dell'imputato, il richiamo al principio di cui all'articolo 97 Costituzione sarebbe comunque inconferente, alla luce della costante giurisprudenza costituzionale secondo la quale detto principio è estraneo all'esercizio della funzione giurisdizionale è richiamata, tra le molte, l'ordinanza 138/04 che, infine, in considerazione dell'evidente contrasto tra la tesi del rimettente e i principi cui sono ispirati sia il Dpr 574/88, sia le norme contenute negli articoli 109 del Cpp e 26 delle disposizioni di attuazione Cpp, in tema di uso della lingua nel processo e tutela del diritto di difesa dell'appartenente a minoranza linguistica, la questione risulterebbe manifestamente inammissibile con riferimento all'articolo 24 Costituzione, per le conseguenze incostituzionali che deriverebbero dall'accoglimento della stessa è citata l'ordinanza 68/2005 . Considerato Che il Tribunale di Bolzano - sezione distaccata di Merano - ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli articoli 15, comma 2, e 17, commi 2 e 3, del Dpr 574/88 Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari , come modificati dagli articoli 2 e 4 del D.Lgs 283/01 Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige concernenti modifiche e integrazioni al Dpr 574/88, in materia di processo penale e processo civile, nonché in materia di assegnazione di sedi notarili, e in materia di redazione in doppia lingua delle etichette e degli stampati illustrativi dei farmaci , in riferimento agli articoli 6, 24 e 97 della Costituzione che questa Corte ha già chiarito che il Dpr 574/88 pone la tutela dell'imputato al centro della disciplina dell'uso della lingua nel processo penale infatti, da una parte la normativa vigente non impone agli appartenenti ad una minoranza linguistica l'uso nel processo di una lingua diversa da quella materna, dall'altra consente all'imputato stesso di scegliere la lingua del processo, anche in rapporto alle esigenze della propria difesa tecnica. In particolare, la facoltà di scelta della lingua del processo come lingua diversa da quella materna, attribuita all'imputato dall'articolo 17 Dpr 574 a chiusura della disciplina generale, raccorda [ ] la tutela dell'imputato, quale appartenente alla minoranza linguistica, alla tutela connessa alla garanzia, prevista dall'articolo 24 Costituzione, del diritto di difesa anche come difesa tecnica sentenza 16/1995 che, in coerenza con quanto sopra ricordato, questa Corte ha precisato che la tutela delle minoranze linguistiche ed il diritto di difesa nel processo interferiscono tra loro, ma non coincidono né si sovrappongono sentenze 62/1992, 271/94, 15/1996 che, pertanto, alla luce degli orientamenti consolidati della giurisprudenza costituzionale, le norme censurate realizzano un ragionevole bilanciamento dei principi espressi negli articoli 6 e 24 Costituzione che, per costante ed uniforme giurisprudenza di questa Corte, il principio di buon andamento della pubblica amministrazione può essere invocato solo con riferimento all'organizzazione degli uffici giudiziari, mentre non riguarda l'esercizio della funzione giurisdizionale ex plurimis, sentenza 174/05 e ordinanze 44/2006, 122/05, 275/04 che non vi sono elementi nuovi per discostarsi, nel caso di specie, dai sopra indicati orientamenti giurisprudenziali. PQM La corte costituzionale dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 15, comma 2, e 17, commi 2 e 3, del Dpr 574/88 Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari , come modificati dagli articoli 2 e 4 del D.Lgs 283/01 Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige concernenti modifiche e integrazioni al Dpr 574/88, in materia di processo penale e processo civile, nonché in materia di assegnazione di sedi notarili e in materia di redazione in doppia lingua delle etichette e degli stampati illustrativi dei farmaci , sollevata, in riferimento agli articoli 6, 24 e 97 della Costituzione, dal Tribunale di Bolzano - sezione distaccata di Merano, con l'ordinanza indicata in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 4