Una modica quantità di droga non blocca il permesso di soggiorno

Annullato il no all'estensione della concessione per lavoro subordinato nonostante il procedimento penale fosse stato archiviato. La valutazione generica non integra in ogni caso le ragioni che la legge considera adeguate per bloccare il rinnovo

Il diniego al rinnovo del permesso di soggiorno motivato con la sussistenza del deferimento all'autorità giudiziaria del richiedente per reati connessi agli stupefacenti e in base alla considerazione che la condotta tenuta appariva incompatibile con le finalità di integrazione sociale poste a fondamento della legislazione vigente in materia di immigrazione è immotivato e illecito. Nel caso di specie la Questura aveva negato il rinnovo. La ricorrente aveva allora proposto ricorso gerarchico al Prefetto, ma anch'esso veniva respinto per infondatezza dei motivi addotti. Ritenendo illegittimo il decreto di rigetto l'interessata ricorreva allora al Tar Campania. I giudici amministrativi della quarta sezione della sede di Napoli le hanno dato ragione con la sentenza qui leggibile come documento correlato riconoscendo la fondatezza delle doglianze. Il diniego prefettizio, infatti, sosteneva che l'intervenuta archiviazione del procedimento penale per possesso di sostanze stupefacenti non consentiva di giungere a conclusioni diverse da quelle cui era addivenuto il Questore ravvisando in ogni caso un'incompatibilità tra il comportamento della donna e le finalità di integrazione sottese alla normativa sull'immigrazione. A parere dei giudici amministrativi le ragioni prefettizie non sono idonee a legittimare il diniego in primo luogo la norma vigente ammette il diniego per lo straniero che risulti condannato per uno dei reati specificamente previsti o nel caso in cui lo straniero rappresenti una minaccia per l'ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato. È stata infatti ignorata la circostanza dell'avvenuta archiviazione del procedimento poiché era emersa l'ipotesi di mera detenzione di una modica quantità di stupefacente né potendo accertarne una eventuale cessione a terzi. E tale dimenticanza prefettizia ha violato la legge che regola la concessione dei permessi. Quanto alla mancata reintegrazione sociale, i giudici del Tar rilevano che essa è smentita in atti, giacchè il permesso era stato reiteratamente rinnovato dopo il primo rilascio senza alcuna considerazione negativa. E dunque annullamento per il rigetto del ricorso gerarchico e obbligo di riesaminare - sulla scorta dei presupposti attuali - l'istanza prodotta dalla ricorrente. m.c.m.

Tar Campania - Sezione quarta - sentenza 5 aprile-8 maggio 2006, n. 4004 Presidente D'Alessio - Relatore Ianigro Ricorrente Osako Ritenuto in fatto Con ricorso iscritto al n. 1359/2003, Osako Felicia, premesso di aver ottenuto dalla Questura di Caserta in data 30.01.1999 permesso di soggiorno per lavoro subordinato, successivamente rinnovato con scadenza al 18 marzo 2002, esponeva che con decreto del 14 maggio 2002 la Questura di Caserta respingeva la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno presentata il 14 marzo 2002, poiché la ricorrente risultava deferita all'A.G. in data 11 giugno 2002 per il delitto di produzione e traffico di sostanze stupefacenti e considerando che la condotta tenuta dalla ricorrente medesima appariva incompatibile con le finalità di integrazione sociale poste a fondamento della legislazione vigente in materia di immigrazione. Avverso il predetto decreto, la ricorrente proponeva ricorso gerarchico al Prefetto della Provincia di Caserta che veniva respinto per la infondatezza dei motivi addotti dalla ricorrente e stante il mero errore materiale della data di deferimento all'A.G. indicata dalla Questura di Caserta nell'11 giugno 2002 anziché 11 giugno 2001. Deduceva quindi la illegittimità del predetto decreto di rigetto di ricorso gerarchico, nonché di tutti gli atti presupposti ivi compreso il decreto di diniego di rinnovo oppostole dalla Questura di Caserta, per i seguenti motivi di diritto 1 Violazione e falsa applicazione articoli 5 comma 5, 13 comma 2 lettera c 43 D.Lgs 286/98 violazione e falsa applicazione articolo 3 Cost, eccesso di potere per difetto di motivazione ex articolo 3 legge 241/1990, disparità di trattamento contraddittorietà Il decreto di rigetto impugnato si fonda su due elementi entrambi non sufficientemente motivati e comunque ingiusti, poiché con provvedimento del 4 febbraio 2002 il Gip del Tribunale di Civitavecchia ha archiviato il procedimento penale attivato nei confronti della ricorrente, poiché dagli atti emerge la sola detenzione di un modesto quantitativo di sostanza stupefacente, senza che vi siano ulteriori elementi di valutazione che depongano per la destinazione a terzi dello stupefacente medesimo, sicché appare evidente che la ricorrente non ha mai commesso il reato indicato dalla Questura di Caserta. Inoltre non si comprende come tale condotta possa apparire incompatibile con le finalità di integrazione sociale poste a fondamento della legislazione vigente in materia di immigrazione. 2 Violazione e falsa applicazione dell'articolo 10 della legge 241/90, d.min.int. 415/94, così come modificato dal decreto 508/97 regolamento per la disciplina delle categorie di documenti sottratti al diritto di accesso ai documenti amministrativi in attuazione dell'articolo 24 comma 4 legge 241/90 La motivazione espressa dalla Questura circa il rigetto in data 29 maggio 2002 della istanza di accesso agli atti amministrativi è altresì lesiva e discriminatoria nei confronti della ricorrente. Sulla base delle pregresse motivazioni instava quindi per l'accoglimento del ricorso. L'amministrazione si costituiva per resistere al ricorso. Alla udienza pubblica del 5 aprile 2006, il ricorso veniva discusso e ritenuto per la decisione. Considerato in diritto 1. Con il provvedimento impugnato, emesso il 6 settembre 2002 e notificato alla ricorrente il 29 dicembre 2002, la Prefettura di Caserta respingeva il ricorso gerarchico proposto dalla Osako Felicia in data 10 luglio 2002 avverso il decreto del 14 maggio 2002 con cui il Questore di Caserta aveva respinto la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno inoltrata Il Prefetto di Caserta, nel respingere il ricorso inoltrato dalla ricorrente, confermava la motivazione posta dal Questore a base del diniego, sostenendo che la archiviazione del procedimento penale per possesso di sostanze stupefacenti pendente a carico della ricorrente non consentiva di giungere a conclusioni diverse da quelle cui era addivenuto il Questore, e ritenendo il comportamento della ricorrente oggettivamente incompatibile con le finalità di integrazione sociale poste a fondamento della legislazione in materia di immigrazione. La ricorrente contesta la legittimità del provvedimento impugnato adducendo, sostanzialmente, che la intervenuta archiviazione del procedimento penale non consente di ritenere che la ricorrente possa rientrare tra le persone pericolose per la sicurezza e la tranquillità pubblica. 1.2 Il ricorso è fondato e merita accoglimento laddove sostiene che le ragioni addotte dal Prefetto a sostegno del provvedimento impugnato non possono ritenersi idonee a legittimare il diniego opposto, secondo quanto di seguito precisato. Nella specie la legittimità del provvedimento impugnata va posta in relazione con la disciplina di cui all'articolo 5 del D.Lgs 286/98 in tema di rinnovo di permesso di soggiorno, e , in particolare, con i motivi ivi previsti sulla cui base è consentito il respingimento della domanda di rinnovo di permesso di soggiorno. Al riguardo l'articolo 5 comma 4 e l'articolo 4 comma 3 del del D.Lgs 286/98, nel subordinare il rinnovo del titolo alla verifica delle condizioni previste per il rilascio del permesso di soggiorno, con riferimento ai precedenti penali, prescrive che non è ammesso in Italia lo straniero che risulti condannato per uno dei reati previsti dall'articolo 380 commi 1 e 2 Cpp o per gli altri reati ivi previsti, e quanto alla condotta, esclude la ammissione nel territorio italiano dello straniero che sia considerato una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato, o di uno dei Paesi con i quali l'Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressone dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone. Tale essendo la normativa in tema di rinnovo, occorre considerare che, nella specie, la Prefettura, nel respingere il ricorso gerarchico proposto avverso il diniego di rinnovo, si è allineata alla motivazione opposta dalla Questura che aveva ritenuto ostativo l'intervenuto deferimento della ricorrente in data 11 giugno 2001 all'A.G. per il delitto di produzione e traffico di sostanze stupefacenti. Nel confermare la motivazione del diniego, la Prefettura ha ritenuto irrilevante la circostanza sollecitata dalla ricorrente in sede di ricorso gerarchico circa la intervenuta archiviazione del procedimento penale predetto con decreto di archiviazione in data 6 febbraio 2002 del Gip del Tribunale di Civitavecchia, poiché era emersa una ipotesi di mera detenzione di un modesto quantitativo di sostanza stupefacente, in assenza di ulteriori elementi di valutazione deponenti per la destinazione a terzi della sostanza detenuta. Al riguardo, va considerato che, la intervenuta archiviazione del procedimento penale posto a base del diniego di rinnovo dal Questore di Caserta risale alla data del 6 febbraio 2002 come da relativa copia allegata in atti con attestato di deposito in cancelleria , e, pertanto, costituiva una circostanza preesistente al diniego di rinnovo opposto dal Questore che è stato emesso il 6 settembre 2002. Sicché, con il ricorso gerarchico la ricorrente aveva sottoposto alla valutazione dell'Autorità amministrativa un elemento nuovo, che non era stato oggetto di valutazione in sede di rinnovo, pur trattandosi di circostanza preesistente alla decisione sulla domanda di rinnovo. Ciò premesso, ad avviso del Collegio, il Prefetto nel ritenere irrilevante ai fini della decisione la intervenuta archiviazione del procedimento penale instaurato a carico della ricorrente è incorso nella violazione della disciplina sopra richiamata in tema di rinnovo di permesso di soggiorno, sulla cui base sono da ritenere ostative le sole sentenze di condanna ivi indicate, restando irrilevante la mera pendenza di un procedimento penale peraltro archiviato , se non ai fini di un giudizio di pericolosità sociale ove sussistente. Nella specie il Prefetto ha sostenuto che il comportamento della ricorrente, come desumibile dal procedimento penale archiviato, appariva oggettivamente incompatibile con le finalità di integrazione sociale che sono a fondamento della legislazione in materia di immigrazione. Al riguardo occorre considerare che la mancata reintegrazione sociale è qualcosa di diverso dal giudizio di pericolosità sociale che la legge ritiene ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno, ove si richiede che il soggetto ritenuto indesiderabile costituisca una minaccia per la sicurezza e l'ordine pubblico. L'assunta mancata reintegrazione sociale della ricorrente risulta in ogni caso smentita in atti, dai reiterati rinnovi del permesso di soggiorno di cui la ricorrente aveva peraltro beneficiato sin dalla data del 30 gennaio 199 in cui aveva ottenuto il rilascio del primo permesso di soggiorno. Deve quindi ritenersi che le ragioni palesate dalla Prefettura nel provvedimento impugnato non possano integrare le ragioni considerate dalla legge ostative al rinnovo del permesso di soggiorno già rilasciato né con riferimento al procedimento penale pendente in quanto archiviato, né con riferimento all'assunta mancata reintegrazione sociale della ricorrente. All'accoglimento del presente ricorso, consegue l'annullamento del provvedimento di rigetto di ricorso gerarchico impugnato, e l'obbligo di riesaminare, su presupposti attuali, la istanza presentata nell'interesse del ricorrente. Va esclusa invece la ammissibilità della istanza di accesso agli atti in questa sede formulata in quanto il diniego di accesso va impugnato nell'ambito della speciale procedimento previsto e disciplinato dall'articolo 25 della legge 241/90. Da ultimo, in relazione alla natura della controversia, si ravvisano giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio. PQM Il Tar per la Campania, Sezione quarta, definitivamente pronunciandosi sul ricorso numero /2003 presentato da Osako Felicia - accoglie il ricorso e per l'effetto annulla il decreto 6 settembre 2002 emesso dal Prefetto della Provincia di Caserta - spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 1 3