Più tempo per gli ambulanti, ma non tutti sono d’accordo

E’ stato rinviato al 31 dicembre 2018 il rinnovo delle concessioni aree pubbliche. Lo ha stabilito il Consiglio dei Ministri all’interno del cosiddetto milleproroghe, ovvero il decreto-legge n. 244/2016, in G.U. del 30 dicembre scorso.

Due giorni prima del fatidico referendum del 4 dicembre l’ex premier Renzi l’aveva promesso all’ANCI il Governo sta lavorando ad una proroga al 31 dicembre 2020 ciò in quanto ha da tempo preso atto delle difficoltà applicative della direttiva Bolkestein per quanto riguarda il commercio ambulante, anche su sollecitazione degli enti locali, delle categorie e degli operatori . L’argomento in questione sono le concessioni mercatali che, in base agli atti attuativi della direttiva Servizi 2006/123/CE avrebbero dovuto scadere il 7 maggio del prossimo anno. Morto un Governo se ne fa un altro. E così, al fine di non lasciare intentata alcuna possibilità persuasiva, il Presidente dell’ANCI e Sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha inviato il 21 dicembre scorso una nuova lettera al Ministro per lo Sviluppo economico , Carlo Calenda, sull’applicazione della Direttiva Bolkestein al commercio ambulante, sollecitando la proroga che, alla fin fine c’è stata. Ma non con le modalità preannunciate da Renzi e specificatamente previste nella bozza di d.l. entrato in Presidenza del Consiglio dei Ministri il 29 dicembre. Bensì al 31 dicembre 2018 come risulta dal testo pubblicato in G.U. e, pertanto, tra 2 anni esatti. Insomma, una storia infinita che dura da 10 anni, ovvero dall’entrata in vigore della direttiva comunitaria Servizi 2006/123/CE. Sta di fatto che soltanto a luglio di quest’anno, il sottosegretario allo sviluppo, nel rispondere ad una interrogazione scritta in Commissione attività produttive della Camera , aveva fatto presente che il Governo non può e non vuole concedere alcuna proroga agli ambulanti delle concessioni su aree pubbliche, per due motivi perché vuole evitare l'apertura di una procedura di infrazione, a cura dell'Unione europea, per violazione dei principi contenuti nella direttiva Bolkestein e perché ciò sarebbe non coerente con il generale indirizzo del governo e del parlamento, ribadito nei molteplici interventi normativi di liberalizzazione e di semplificazione, volto ad eliminare le forme di tutela corporativa degli operatori esistenti a favore della libertà d'impresa e dei principi della concorrenza. Peraltro, sul medesimo fronte e soltanto il 15 dicembre scorso, era intervenuta anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato che con la nota 78725 aveva formalmente invitato la Conferenza delle Regioni, la Conferenza unificata Stato, Regioni e autonomie locali ed il Ministero dello Sviluppo Economico a provvedere a rivedere le decisioni assunte con l’intesa del luglio del 2012. Ciò in quanto la durata di 12 anni delle nuove concessioni che dovrebbero decorrere da maggio 2017, e per le quali molti Comuni hanno già avviato le relative procedure, era da considerarsi eccessivamente lunga, rispetto alla direttiva Servizi, recepita in Italia con il d.lgs. n. 59/2010. Fermo restando che, inoltre, erano da considerarsi ingiustificati i vantaggi previsti dai criteri concordati in Conferenza unificata nei confronti degli ambulanti uscenti. Nessuno è realmente soddisfatto del provvedimento. Se non, probabilmente, alcuni operatori commerciali che hanno da sempre cercato di sostenere la necessità di stralciare il settore dell’ambulantato dal decreto di recepimento della Bolkestein e che, quindi, vedono nella proroga una speranza perché tutto rimanga invariato rispetto al passato. Che fare, quindi, sta diventando per i Comuni un problema non da poco, soprattutto in relazione al fatto che la stessa Conferenza delle regioni aveva suggerito la tempistica da seguire. Diverse Regioni hanno, peraltro, fornito direttive ai Comuni, anche se sono in molti a sperare in un orientamento univoco da parte della Conferenza unificata alla quale era stato demandato il compito, dall’art. 70, comma 5, d.lgs. n. 59/2010, di stabilire le regole per la transizione dai diversi regimi pre e dopo Bolkestein. La posizione delle Regioni. La prima ad essersi attivata è stata la Regione Lombardia che, prontamente, in una nota diffusa a fine anno ha invitato i Comuni a procedere con le modalità concordate dall’Intesa della Conferenza unificata. Ciò in quanto c’è sempre tempo di annullare i provvedimenti in autotutela, nell’ipotesi in cui la proroga dovesse venir confermata dalla legge di conversione. Di diverso tenore, invece, ANCI Lombardia che sottolinea ai Comuni l’intervenuta proroga e consiglia pertanto di attendere la conversione in legge del decreto. Indicazioni che sono state accolte, per ora, dal Comune di Milano. Sulla stessa linea della Regione Lombardia anche le indicazioni delle Regioni Marche ed Emilia Romagna, mentre attendista è la Regione Lazio che ha deciso di sospendere la pubblicazione sul Bollettino regionale degli avvisi relativi ai bandi anche se, su richiesta esplicita dei Comuni, la procedura già definita viene comunque assicurata. Iter parlamentare. Nel frattempo, il disegno di legge sottoposto all’esame del Parlamento per la necessaria conversione, è stato già oggetto di valutazione nel dossier predisposto dall’ Ufficio studi del Senato che, a proposito della disposizione con la quale le vigenti concessioni sono state prorogate al 31 dicembre 2018, ha rilevato tra l’altro - che Considerato che i termini oggetto di proroga sono contenuti in un documento della Conferenza delle Regioni e delle province autonome in recepimento dell’intesa in sede di Conferenza unificata, andrebbe valutata l’opportunità di verificare se vi siano state forme adeguate di coinvolgimento delle Regioni nell’adozione della norma in esame . Ed, inoltre, che La norma di proroga andrebbe valutata alla luce della giurisprudenza comunitaria in materia di applicazione della direttiva 2006/123/CE, con particolare riguardo alla proroga delle concessioni, e della giurisprudenza costituzionale in materia . A meno che, pertanto, la Conferenza unificata non si esprima nel senso stabilito dalla disposizione di proroga entro i termini della legge di conversione, è prevedibile fin d’ora l’avvio di un contenzioso la cui fine è inimmaginabile.