Nessuna incompatibilità se il neo sindaco è imparentato con il tesoriere municipale

Secondo la Corte d'appello di Potenza se l'amministratore di cooperative iscritte in registri pubblici può ricoprire la carica di primo cittadino, a maggior ragione tanto deve ritenersi consentito anche a chi, eletto, abbia familiari in quelle società

Non è causa di incompatibilità per un neosindaco l'avere un legame di parentela con il presidente della banca titolare del servizio di tesoreria dello stesso Comune. Va precisato però che deve trattarsi di un istituto di credito che ha la forma della società cooperativa regolarmente iscritta nel registro delle imprese. Lo ha chiarito la sezione civile della Corte d'appello di Potenza che, in riforma della sentenza del tribunale di Matera, ha fatto corretta applicazione dell'articolo 63 D.Lgs 267/00 Tu sull'ordinamento degli enti locali - che esclude l'incompatibilità per chi ha parte in cooperative o consorzi di cooperative iscritte nei pubblici registri - nei confronti di Domenico Larrocca, sindaco del Comune di Colobraro. Nella sentenza depositata ieri e qui leggibile tra gli allegati, infatti, i magistrati lucani scrivono che anche se il Larocca avesse avuto il cognato alla presidenza della società cooperativa, titolare della tesoriera dell'ente comunale, l'esistenza di tale rapporto non avrebbe potuto comportare alcuna conseguenza in ordine alla possibilità, per il Larocca stesso, di ricoprire la carica di sindaco del comune in predicato . A parlare chiaro è l'articolo 63 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali. La Corte d'appello di Potenza, infatti, sottolinea che se alla luce della norma in esame l'amministratore di cooperative iscritte in pubblici registri, può liberamente ricoprire la carica di sindaco, a maggior ragione tanto deve ritenersi consentito a colui che, eletto sindaco, abbia ascendenti o discendenti ovvero parenti o affini fino al secondo grado che coprano nelle rispettive amministrazioni il posto di segretario comunale o provinciale, di appaltatore di lavori o di servizi comunali o provinciali o in qualunque modo loro fideiussore .

Corte di appello di Potenza - Sezione civile - sentenza 7 aprile-4 maggio 2006 Presidente Scermino - Relatore Vetrone Ricorrente Larocca Svolgimento del processo Con atto d'appello ritualmente proposto, Larocca Domenico, sindaco del Comune di Colobraro si è doluto della sentenza con la quale il tribunale di Matera - adito da Breglia Francesco per sentirne dichiarare l'incompatibilità con la carica e la avvenuta sua decadenza da essa per via dell'esistenza del rapporto di affinità cognati fra esso Larocca ed il presidente della Banca di credito cooperativo di Colobraro e Valsinni, istituto tesoriere del comune - ha dichiarato cessata la materia del contendere sull'assunto la dedotta causa d'incompatibilità che fosse stata, nel frattempo, rimossa e, ritenutolo virtualmente soccombente, lo ha condannato al pagamento delle spese processuali. Ha concluso come su riportato. Si è costituito in appello il Breglia, chiedendo il rigetto del gravame e, con appello incidentale, che la Corte statuisca la illegittimità della carica del Sindaco e con lo stesso dell'intero consiglio comunale . Il Pg, ritualmente intervenuto, ha concluso chiedendo che la Corte, in riforma dell'impugnata sentenza, rigetti la domanda del Breglia, provvedendo ad una diversa regolamentazione delle spese. All'udienza odierna la causa è stata decisa a stregua del dispositivo, letto pubblicamente e nell'immediatezza. Motivi della decisione A. Vale premettere e chiarire, in punto di fatto, che 1 il 26 maggio 2002 si svolgevano, in Colobraro, le elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale e l'elezione del nuovo sindaco dalla competizione risultava eletto sindaco l'appellante Larocca Domenico 2 in data 10 giugno 2002, con deliberazione n. 15, il consiglio comunale convalidava l'elezione del Larocca e degli altri consiglieri venivano espressi 9 voti favorevoli, 4 astenuti, nessuno contrario 3 con lettera de1 31 luglio 2002, inoltrata al Comune, la Banca di Credito Cooperativo di Colobraro e Valsinni, sussistendo possibile incompatibilità, ai sensi dell'articolo 61 del D.Lgs 267/00, tra il sindaco dott. Domenico Larocca e Crispino Michele, presidente della Banca, ente tesoriere dell'ente, proponeva -al fine di rimuovere le difficoltà dell'Amministrazione per l'eventuale decadenza del sindaco - di risolvere anticipatamente il contratto di tesoreria, con decorrenza immediata tanto, secondo la proponente, doveva avvenire con atto da formalizzare consensualmente, a fronte dell' impegno da parte di codesta Amministrazione a non rivendicare alcun onere o penalità per la interruzione anticipata del rapporto 4 con deliberazione n. 53, del 2 agosto 2002, la Giunta Comunale di Colobraro, assente il Larocca, accettava la proposta di risoluzione contrattuale del servizio di tesoreria 5 nella stessa seduta del 2 agosto 2002, con deliberazione n. 54, assente il Larocca, la Giunta Comunale, premesso d'avere, con la precedente delibera, accettata la risoluzione consensuale del Contratto di Tesoreria con la BCC di Colobraro e Valsinni , deliberava la proroga dell'attività della citata banca, onde assicurare un servizio non sospendibile, fino alla conclusione del procedimento amministrativo occorrente per la scelta di altro contraente 6 con deliberazione n. 29, dell'8 agosto 2002, il Consiglio Comunale di Colobraro preso atto della proposta di contestazione d'incompatibilità nei confronti del sindaco Larocca, fatta ad iniziativa del consigliere comunale Breglia Matteo, rigettava la proposta stessa assumendo che con atti già adottati, ed esecutivi, sono stati eliminati gli elementi di incompatibilità 7 con deliberazione n. 30, dell'8 agosto 2002, il Consiglio Comunale di Colobraro approvava la bozza di contratto e il bando di gara per l'affidamento del servizio di tesoreria 8 con deliberazione numero , del 27 settembre 2002 la Giunta Comunale affidava il servizio di tesoreria alla Banca di Credito Cooperativo del Pollino con sede in Viaggianello. Breglia Francesco, elettore del Comune Colobraro, con atto depositato il 26 settembre 2002, ritenendo che tra il sindaco appena eletto e il presidente della Banca di Credito Cooperativo, tesoriere del Comune, intercorresse un rapporto di affinità, perché cognati, e che ciò integrasse, per il primo, la situazione di incompatibilità di cui all'articolo 61 D.Lgs 267/00, ricorreva al Tribunale di Matera chiedendo .annullarsi le deliberazioni del Consiglio Comunale di Colobraro numero e 30 dell'8.8.2002, pubblicate all'albo pretorio dal 12.8 al 27.8.2002 .dichiararsi, ai sensi della legge 1147/66, e degli articoli 61-63 del D.Lgs 267/00, l'incompatibilità del dott. Domenico Larocca, con la carica di consigliere comunale e di sindaco del Comune di Colobraro .conseguentemente, dichiarare lo stesso decaduto dalla carica di consigliere e di sindaco del Comune di Colobraro, il tutto con le conseguenze di legge e con vittoria di spese ed onorari. Si costituiva in giudizio, con controricorso, il Larocca, il quale concludeva per il rigetto dell'avversa domanda e per la condanna alle spese del giudizio del ricorrente. Il tribunale adito decideva la causa, nei sensi espressi in parte narrativa, dichiarando cessata la materia del contendere e condannando il Larocca alle spese. B. Con l'interposto appello, il Larocca ha sostenuto che la decisione del tribunale è stata contraddittoria, errata e persino irragionevole avrebbe dovuto rigettare il ricorso del Breglia, non già dichiarare la cessazione della materia del contendere. Ha aggiunto che il ricorrente avrebbe dovuto pertanto patire la condanna alle spese del giudizio. Ha esposto i seguenti motivi di gravame. Erroneamente il primo giudice ha affermato di dover ritenere pacifica la circostanza che egli e il presidente dell'istituto bancario tesoriere del Comune fossero affini cognati e che gravava sul Larocca provare l'insussistenza del rapporto di affinità lamentato al contrario, l'onere della prova di tale situazione niente affatto ammessa era, invece, ex articolo 2967 Cc, a carico del ricorrente. Erroneamente il tribunale, onde pervenire alla declaratoria di cessazione della materia del contendere, ha ritenuto che la causa ostativa era stata rimossa solo con la data del 7.10.2000 in detta data si era invece concluso il procedimento per la scelta del nuovo contraente, ma il rapporto contrattuale fra Comune e locale Banca di Credito Cooperativo era stato consensualmente risolto con la delibera n. 53 del 2 agosto 2002. Conseguenza ne era che la causa ostativa era stata rimossa al momento di detta risoluzione consensuale ciò era avvenuto prima che Breglia Francesco depositasse il proprio ricorso il ricorso in predicato era -quindimanifestamente infondato e doveva essere oggetto di pronuncia di rigetto, anziché di cessazione della materia del contendere. Ha quindi l'appellante aggiunto che, con decisione irragionevole e comunque incomprensibile , il tribunale lo ha condannato sulle spese e, a tal fine ha adottato una assurda motivazione da un canto, affermando inesattamente per quanto detto che la esistente causa ostativa sarebbe stata rimossa con ritardo rispetto al deposito del ricorso del Breglia dall'altro, stigmatizzando il fatto che esso appellante non si sarebbe astenuto sia all'atto della risoluzione del contratto, sia all'atto di indire la gara, e così sostenendo una cosa non vera, quanto al primo assunto, non corretta non essendovi ragione d'astensione , quanto al secondo. Infine, a dire del Larocca, il tribunale ha ignorato la questione, mossa -sempre in ordine alla dedotta infondatezza del ricorsoper mero scrupolo difensivo, del disposto di cui al comma 2 dell'articolo 63 del D.Lgs 267/00, il quale prevede che l'incompatibilità non può applicarsi per coloro i quali hanno parte in cooperative o consorzi di cooperative iscritte nei pubblici registri, quale è la Banca di Credito Cooperativo di Colobraro e Valsinni. Dal suo canto, Breglia Francesco, depositando comparsa di costituzione e risposta a ricorso in appello .ha confutato i motivi di gravame esposti dal Larocca, postulandone il rigetto con il favore delle spese del grado .ha evidenziato che l'eccezione di cui sopra, ex articolo 63 Cp 2 D.Lgs 267/00, sarebbe stata formalizzata dal Larocca solo in questa fase e ne ha stigmatizzato la non proponibilità e decadenza , considerandola come tamquam non esset .quindi, ha spiegato appello incidentale. Allo scopo, ha testualmente affermato Il richiamo di questa difesa alla discrasia formale istituzionale relativa alla rescissione del contratto di Tesoreria, da parte della G.C. ed alla nuova indizione di gara per l'affidamento del Servizio di Tesoreria a mezzo di delibera di Consiglio Comunale, vuole, come di già fatta nel grado precedente, porre la differenziazione fra l'organo rescindente e quello assumente impegni, che non trova logica giuridica, né materiale, né tanto meno istituzionale, e che su tale punto il Tribunale nella sua statuizione non ha dato una impostazione che poteva e può ancora determinare i suoi effetti. Rilevando nell'ipotesi accoglienda la illegittimità dell'atto di rescissione e/o di quello di indizione e successiva convenzione. Per cui gli atti formali della giunta comunale e del consiglio comunale, per quanto consumato, e relativo alla quaestio, sono a parere di questa difesa, pienamente illegittimi, comportando per tale effetto, anche ad horas, la illegittimità della carica del sindaco e con lo stesso dell'intero Consiglio Comunale. Appare incomprensibile che il Tribunale adito sulla ante indicata questione sollevata non abbia pronunciato alcuna statuizione, statuizione che avrebbe potuto spiegare i suoi decisivi effetti e potrebbe ancora allo stato spiegarli e per la quale si chiede in via incidentale che la On.le Corte adita Voglia esprimere statuizione. . C. Osserva la Corte che il rilievo dell'appellante circa l'applicabilità alla specie dell'articolo 63 comma 2 D.Lgs 267/00 si rivela -ad onta della sua proposizione, fatta per mero scrupolo difensivo - assolutamente decisivo ai fini dell'accoglimento del gravame, ed assorbente ogni altra questione evidenziata negli altri motivi d'appello. Va premesso che detta eccezione, contrariamente all'affermazione del Breglia, è stata fatta dal resistente Larocca già in prime cure come si evince leggendo a pag. 6, punto D, del Controricorso in atti , di guisa che essa si sottrae comunque alla critica mossale dall'appellato di novità e conseguente inammissibilità in questa sede ciò esime di approfondire la questione se essa stessa fosse realmente assoggettabile al divieto di cui all'articolo 345.2 Cpc ma in senso negativo depone la constatazione che, trattandosi di eccezione in senso lato, afferente a questione di diritto ed interesse pubblico, essa sarebbe rilevabile anche d'ufficio dal giudice . Tanto premesso, vale ricordare che .se è vero che, ai sensi dell'articolo 63 comma 1, del D.Lgs 267/00 in Suppl. ordinario n. 162/L, alla Gazz. Uff. n. 227, del 28 settembre - Tu delle leggi sull'ordinamento degli enti locali Non può ricoprire la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale omissis 2 colui che, come titolare, amministratore, dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento ha parte, direttamente o indirettamente, in servizi, esazioni di diritti, somministrazioni o appalti, nell'interesse del comune o della provincia ovvero in società ed imprese volte al profitto di privati, sovvenzionate da detti enti in modo continuativo, quando le sovvenzioni non siano dovute in forza di una legge dello Stato o della regione .è altrettanto vero che, ai sensi del comma 2 del medesimo articolo L'ipotesi di cui al n. 2 del comma 1 non si applica a coloro che hanno parte in cooperative o consorzi di cooperative, iscritte regolarmente nei registri pubblici . Conseguentemente, deve ritenersi che se, in tale ultimo caso, dell'amministratore di cooperative iscritte in pubblici registri, questi stesso possa liberamente ricoprire la carica di sindaco, a maggior ragione tanto deve ritenersi consentito a colui che, eletto sindaco, abbia ascendenti o discendenti ovvero parenti o affini fino al secondo grado che coprano nelle rispettive amministrazioni il posto di segretario comunale o provinciale, di appaltatore di lavori o di servizi comunali o provinciali o in qualunque modo loro fideiussore v. articolo 61 detto decreto ineleggibilità recte, dopo Corte costituzionale 450/00 impossibilità di ricoprire la carica a sindaco e presidente di provincia. Nella specie, dalla consultazione del documento allegato sub. n. 11 del fascicolo del Larocca in prime cure, è dato evincere che la Banca di Credito Cooperativo di Colobraro e Valsinni è stata iscritta, da data ben anteriore alla problematica all'esame, nell'Ufficio registro delle imprese, esistente presso la Cciaa di Matera. Se tanto è, non appare più rilevante acclarare che fra l'appellante ed il presidente della BCC di Colobraro e Valsinni vi fosse effettivamente il rapporto d'affinità, l'affermata esistenza del quale è stata posta alla base della denuncia d' incompatibilità per cui è causa né vale accertare quale parte processuale fosse gravata dell'onere di provare siffatta circostanza anche se il Larocca avesse avuto il cognato alla presidenza della società cooperativa, titolare della tesoriera dell'ente comunale, l'esistenza di tale rapporto non avrebbe, infatti, in ogni caso potuto comportare alcuna conseguenza in ordine alla possibilità, per il Larocca stesso, di ricoprire la carica di sindaco del comune in predicato. Ne deriva anche che, contrariamente a quanto ritenuto dal tribunale nella sentenza gravata, non fosse affatto chiaro come la vicenda prospettata determinasse l'ipotizzata situazione di incompatibilità quest'ultima, invece, non esisteva in radice. Altrettanto inesatto è stato, poi, da parte di quel giudice, una volta dichiarata per errore cessata la materia del contendere, ritenere il Breglia virtualmente vincitore . La domanda del predetto Breglia, per quanto su esposto, avrebbe dovuto cioè -come evidenziato dall'appellantesubire la sorte del rigetto e tanto avrebbe poi giustificato per legge articolo 91 Cpc una affatto diversa regolamentazione delle spese del primo grado. In siffatto contesto argomentativo, si manifesta anche l'assoluta irrilevanza che ne giustifica il rigetto della doglianza, costituente il contenuto dell'appello incidentale del Breglia [volto anche ad ottenere dal giudice ordinario, quale conseguenza d'un inammissibile annullamento di delibere del consiglio comunale di Colobraro, l'accoglimento fra altro di una richiesta, del tutto nuova, d' illegittimità della carica dell'intero citato organo municipale, ossia un risultato che non è minimamente previsto quale oggetto del procedimento previsto dalla normativa invocata]. Detta doglianza si è materializzata nella critica d'irregolarità formale delle delibere in questione, per via, giusta quanto espresso dall'interessato, della discrasia formale istituzionale nell'esatta individuazione del soggetto amministrativo, Giunta Municipale o Consiglio Comunale, cui sarebbe spettato d'adottare la decisione di risolvere il contratto di tesoreria con la Banca di Credito Cooperativo e quella d'indire la nuova gara per l'affidamento del servizio di tesoreria comunale. Peraltro, vale osservare che, adducendo genericamente la critica, il Breglia non ha preso posizione, e -rimanendo nell'ambito di una contestazione genericanon ha espresso in quale modo detta discrasia avrebbe dovuto, a suo parere, essere correttamente risolta. C. Per le esposte ragioni, in accoglimento del solo appello principale, trascurato l'esame d'ogni altro rilievo sviluppato nei restanti motivi di gravame, deve questo giudice distrettuale, in riforma dell'impugnata sentenza, rigettare la domanda proposta al primo giudice da Breglia Francesco, e riconoscere anche l'erroneità della decisione del tribunale di gravare delle spese di quel grado il Larocca Domenico, posto che egli non era e non avrebbe dovuto affatto esser ritenuto soccombente. D. Con riferimento alla regola delle spese dei due gradi, le stesse -liquidate come in dispositivodevono essere accollate per la metà ed in virtù del principio di cui all'articolo 91 Cpc al Breglia sussistono giusti motivi la credibilità della tesi della presunta incompatibilità , in considerazione di tutta la attività amministrativa -sopra descrittache venne espletata per porvi rimedio per la compensazione fra le parti della rimanente metà articolo 92.2 Cpc . E. Seguono, in dispositivo, le statuizioni ex articolo 82, u.c., dpr n. 570/1960. PQM La Corte d'appello di Potenza definitivamente pronunziando sull'appello proposto con atto depositato il 2 maggio 2003 da Larocca Domenico nei confronti di Breglia Francesco, nonché sull'appello incidentale proposto da quest'ultimo nei confronti di Larocca Domenico, avverso la sentenza del Tribunale di Matera n. 1107, resa tra le parti in data 11.12.2002 - 12.04.2003, ogni altra domanda, eccezione e deduzione respinta, sosì provvede rigetta la domanda proposta al primo giudice da Breglia Francesco con ricorso depositato il 26 settembre 2002 rigetta l'appello incidentale proposto da Breglia Francesco condanna Breglia Francesco alla rifusione, in favore di controparte, della metà delle spese processuali del doppio grado, che liquida in complessivi euro 445,00 di cui euro 15,00 per la metà degli esborsi euro200,00 per la metà dei diritti, euro 230,00 per la metà degli onorari quanto al primo grado ed euro 600,00 di cui euro 15,00 per la metà degli esborsi euro255,00 per la metà dei diritti, ed euro 330,00 per la metà degli onorari quanto al primo grado, oltre Iva e Cpa, come per legge dichiara compensate fra le parti le residue metà ordina trasmettersi la sentenza, a cura della Cancelleria, al Sindaco del Comune di Colobraro perché provveda nel termine e nelle modalità di legge alla pubblicazione del dispositivo. 3