Conti correnti bancari: come e quando la polizia tributaria può acquisire i dati

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * Secondo l'orientamento della prevalente giurisprudenza tributaria, l'autorizzazione all'acquisizione dei dati bancari ha natura endo-procedimentale e, pertanto, non è impugnabile autonomamente, ex articolo 19 del D.Lgs 546/92, dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale competente. Lo ha ribadito, da ultimo la sentenza 249/01/05 14/12/2005 della CT Regionale di Roma Sezione prima. La giurisprudenza tributaria sostiene che i vizi degli atti endoprocedimentali possono essere fatti valere come cause di invalidità derivata dei provvedimenti conclusivi del procedimento, ossia degli atti di accertamento o di rettifica notificati al contribuente cd. tutela mediata o differita innanzi alle CT . Il giudice tributario, ha quindi, ha il potere-dovere di verificare la presenza, nel decreto autorizzativo, di motivazione - sia pure concisa o per relationem mediante recepimento dei rilievi dell'organo richiedente circa il concorso di gravi indizi del verificarsi dell'illecito fiscale, nonché di controllare la correttezza in diritto del relativo apprezzamento, nel senso che faccia riferimento ad elementi cui l'ordinamento attribuisca valenza indiziaria. Pertanto, nell'esercizio di tale compito, il giudice tributario deve negare la legittimità dell'autorizzazione emessa esclusivamente sulla scorta di informazioni anonime,valutando conseguenzialmente il fondamento della pretesa fiscale senza tenere conto di quelle prove. Cassazione, Su civili, Sentenza 16424/02 Giova osservare che il minoritario orientamento Commissione Tributaria di Grosseto sentenza 141/01 ammette, invece, la possibilità di adire il Giudice amministrativo per l'annullamento dei singoli atti autorizzativi es. viziati da eccesso di potere , presupponendo perciò la loro indipendenza rispetto all'atto di accertamento. Si afferma che l'autorizzazione agli accertamenti bancari si palesa come atto destinato ad incidere direttamente su posizioni soggettive che trovano tutela nell'ordinamento e come tale acquista particolare rilievo in quanto dotato di autonoma efficacia lesiva di dette posizioni. In tal senso Tar Emilia Romagna, sentenza 1630/94 . Secondo una precisa ricostruzione ermeneutica in presenza di un'azione amministrativa mal esperita, lesiva della riservatezza, il contribuente può adire il giudice amministrativo, qualora vi sia una lesione di un interesse legittimo es. eccesso di potere, indagini irragionevoli , ovvero il giudice civile, chiedendo un provvedimento inibitorio d'urgenza, ex articolo 700 Cpc, nel caso di compressione di un diritto soggettivo, quale la riservatezza. In tale contesto, si rende possibile una domanda successiva risarcitoria per l'illecito extracontrattuale, cagionato dalla Pa al contribuente. Si ritenere ammissibile la richiesta al Giudice ordinario diritto alla riservatezza di un provvedimento cautelare sospensivo della procedura di accertamento, ai sensi dell'articolo 700 Cpc ovviamente tale richiesta potrà essere proposta solamente dal cliente della banca, in quanto titolare del diritto soggettivo violato. AUTORIZZAZIONE AD ACQUISIRE COPIA DEI CONTI CORRENTI La tutela della riservatezza dei rapporti bancari è garantita dall'articolata procedura che deve necessariamente essere seguita per escludere vizi di legittimità dell'accertamento Su sentenza 16424/02 del 21 novembre 2002 . Rilevanza pregnante assume l'autorizzazione all'accertamento, la cui mancanza od irregolarità determina l'illegittimità del controllo. L'autorizzazione assume la duplice funzione di esame di legittimità e di merito della richiesta di accesso ai dati bancari , nonché di atto legittimante gli accertamenti bancari. L'organo autorizzante non deve, cioè, limitarsi ad un mero controllo formale della richiesta di autorizzazione, dovendo, invece motivare la stessa con una precisa valutazione in ordine alla sussistenza dei requisiti di legittimità e di merito, nonché della proficuità della richiesta ovviamente la possibile utilità dell'esperimento dell'accertamento è valutabile unicamente in base agli indizi , in possesso al momento della richiesta, già raccolti nella precedente attività investigativa del fisco. Trattasi di un atto discrezionale che rimuove l'ostacolo all'esecuzione degli accertamenti bancari una volta verificata l'esistenza delle condizioni che ne legittimano l'esercizio L'autorizzazione è un atto amministrativo motivato anche ai sensi della legge sul procedimento amministrativo. Richiesta e provvedimento di autorizzazione all'acquisizione dei dati bancari sono atti amministrativi che, in quanto tali, vanno motivati C.T Provinciale di Messina, Sezione decima, sentenza 362/03, dep. il 6 febbraio 2004 . L'autorizzazione può, inoltre, essere soggetta agli altri vizi tipici degli atti amministrativi es. è illegittimo, e quindi annullabile, l'atto autorizzativo privo di firma dell'autorità concedente, quello adottato da autorità incompetente, quello contraddittorio ecc. . L'illegittimità di tale atto, prodromico per il successivo svolgimento dell'accertamento, comporta, inevitabilmente, l'illegittimità della richiesta di copia dei conti , dell'invio di questionari alle banche ed anche dell'eventuale, successivo, accesso. cd. invalidità derivata . Peraltro , giova osservare che per un preciso orientamento del giudice di legittimità Cassazione, Sezione tributaria sentenza 4987/03 l'acquisizione illegittima di dati bancari, non intacca l'accertamento tributario di maggiori imposte, legittimando il cittadino all'esperimento di un'eventuale azione civile volta ad ottenere il risarcimento del danno PROFESSIONISTI Si rammenta che la legge finanziaria 2005 ha esteso l'ambito di applicazione degli accertamenti sulle movimentazioni bancarie o postali alle operazioni di sportello effettuate dai professionisti. La presunzione sui prelevamenti e versamenti era prima riservata ai ricavi conseguiti dalle imprese. In sostanza, i versamenti e i prelevamenti sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti in quanto sono considerati come componenti positive di reddito occultate, in base ad una presunzione, qualora non s'indichi il soggetto beneficiario e sempre che non risultino in contabilità. Spetta al contribuente l'onere di provare in modo idoneo che ne ha tenuto conto nella sua contabilità oppure che la somma non rileva perché esente o soggetta a ritenuta d'imposta, al fine di vincere la presunzione. Se il professionista non è in grado di giustificare adeguatamente i movimenti bancari esaminati, le somme indicate verranno riprese a tassazione sulla scorta dell'ammontare complessivamente emergente dal conto corrente. È noto che con sentenza 225/05, la Corte Costituzionale ha rigettato le eccezioni d'incostituzionalità sollevate dalla Commissione Tributaria Regionale di Torino in merito all'articolo 32, comma 1, n. 2 del Dpr 600/73. La Consulta, ha affermato che l'accertamento induttivo, riferibile ai prelevamenti non giustificati disposti su conti correnti bancari, non si sottrae al rigido ossequio del principio di capacità contributiva di talché l'Amministrazione finanziaria deve tenere conto, nella determinazione del reddito imponibile, dell'incidenza dei costi correlati ai ricavi il cui conseguimento è peraltro presunto iuris tantum, ammettendosi la prova contraria attraverso l'indicazione del beneficiario dei prelievi. Deve altresì escludersi la violazione del principio d'uguaglianza costituendo la disponibilità dei conti correnti bancari elemento idoneo a legittimare il rilievo meramente probatorio attribuito al prelievo non giustificato di somme . Con riferimento all'assunto contrasto con la norma di cui all'articolo 53 Costituzione della normativa in materia d'accertamenti bancari, la Corte costituzionale ha, pertanto, disatteso l'interpretazione del giudice di merito remittente secondo cui le elementi negative del maggior reddito imputato a seguito dei prelevamenti non documentati sono indeducibili, poiché in caso di rettifica induttiva alla ricostruzione dei ricavi deve corrispondere un'incidenza percentuale dei costi Cassazione sentenza 640/01 . La Corte di cassazione, con la sentenza 18016/05 ha stabilito , in contrasto con la linea interpretativa scelta dalla Consulta ovvero disattendendo la regola secondo cui nell'accertamento induttivo del reddito d'impresa sussiste la computabilità dei costi non contabilizzati relativi ai ricavi occulti, che spetta al contribuente provare la sussistenza di costi non contabilizzati riconducibili alle operazioni di prelevamento risultanti dai conti bancari, in quanto non è lecito presumere che se un soggetto ha occultato componenti positivi di redditi debba anche aver dichiarato parzialmente i costi sostenuti nell'esercizio. Con la sentenza 21580/05 la Corte di cassazione ha ulteriormente precisato che dai ricavi non è possibile detrarre alcun costo non avendo il contribuente fornito alcuna prova in ordine alla esistenza e alla consistenza di costi inerenti ai ricavi accertati . È opinione diffusa che, alla luce anche degli orientamenti giurisprudenziali sopra evidenziati , espressivi di una regola estendibile anche ai professionisti , per ragioni di cautela, è necessario che il professionista - separi i c/c professionali da quelli personali e versi su questi ultimi somme con passaggi documentabili ad es. bonifici - eviti i prelievi per cassa dai conti professionali - paghi fatture ed incassi parcelle in maniera analitica e non cumulativamente rendendo la movimentazione bancaria poco identificabili - effettui le operazioni di sportello ad es. assegni circolari tramite conto, con la possibilità, quindi, di ricostruire i passaggi. È opportuno conservare le matrici degli assegni emessi evidenziando bene il destinatario ed il motivo della spesa effettuata, nonché copia degli assegni ricevuti e dei bonifici effettuati. * Dirigente dell'Agenzia delle Entrate

Commissione tributaria di Roma - Sezione prima - sentenza 8 novembre-14 dicembre 2005, n. 249 Presidente Dayala - Relatore Masi Ricorrente Bellusci Fatto Il contribuente in epigrafe ricorre contro atto di autorizzazione ad acquisire copia dei conti correnti bancari a seguito di richiesta del comando regionale del Lazio della GdF avvenuta nel corso dei verifica nei confronti di altro contribuente. La Commissione tributaria provinciale di Roma ha dichiarato inammissibili i ricorsi ritenendo che l'atto portato al proprio giudizio fosse di natura endoprocedimentale e come tale non autonomamente impugnabile. Propone appello il ricorrente insistendo sull'illegittimità dell'atto, ritenuto lesivo di diritti della personalità e come tale suscettibile di impugnazione, individuando il giudice competente nelle Commissioni in virtù della natura tributaria del rapporto sottostante agli atti impugnati e della competenza generale in tale materia delle commissioni stesse. Motivi Deve innanzitutto essere inquadrata la circostanza di fatto che ha dato luogo agli atti impugnati. Nel corso di una verifica fiscale riferita ad alcune società il Comando del Primo gruppo GdF di Roma chiedeva al Comandante regionale della GdF autorizzazioni ad effettuare attività di indagine bancaria nei confronti delle società stesse nonché di soggetti terzi qualificati dalla circostanza di avere significati collegamenti soci od ex soci delle stesse società stesse, anche ricoprenti cariche sociali . Le autorizzazioni suddette sono specificamente previste dall'articolo 32 Dpr 600/73 e dall'articolo 51 Dpr 633/72 e sono state implementate con la disposizione prevista dall'articolo 37 legge 413/91. Si tratta quindi in tutta evidenza di atti pienamente legittimi e che ex se non possono considerarsi violativi di diritto alcuno, almeno nel campo tributario. Inoltre come ben messo in evidenza dai giudici di prime cure esse hanno natura di atto endoprocedimentale, essendo al più finalizzati ad un'attività istruttoria che solo dopo l'esame delle risultanze dei documenti così acquisiti potrà eventualmente portare ad attività accertativi questa sì impugnabile davanti alle commissioni tributarie. né particolare pregio assume la circostanza che il ricorrente ritenga tali atti violativi di diritti della personalità riservatezza e quant'altro per la tutela dei quali asserisce non vi sarebbe altro rimedio oltre quello che potrebbe dare il giudice tributario. Tali diritti non attengono certo alla sfera tributaria ed ove effettivamente il ricorrente avesse modo di provare che l'attività della GdF si sia svolta illecitamente e che di conseguenza ne sia derivata un danno alla sua sfera di diritti soggettivi il giudice da adire sarebbe l'autorità giudiziaria ordinaria con una normale azione di danno ove invece ritenesse che il potere della GdF sia stato esercitato in difformità del disposto normativo avrebbe pur sempre la tutela giurisdizionale del giudice penale al quale far constare l'eventuale abuso d'ufficio. Come si vede quindi non sussiste alcun vuoto riguardo la tutela altrimenti esperibile tale da giustificare l'attrazione di tali nella giurisdizione del giudice tributario. Deve quindi essere integralmente confermato il disposto dei giudici di prime cure che hanno correttamente ritenuto il difetto di giurisdizione in materia non essendovi nella specie alcun atto che possa essere portato all'esame delle Commissioni tributarie. Sussistono valide ragioni per la compensazione delle spese di lite. PQM La Commissione conferma la sentenza di primo grado. Spese compensate.