L'anoressia è incompatibile con il carcere

Sbaglia il tribunale di sorveglianza di Napoli a non concedere il differimento della pena

Se il detenuto soffre di anoressia e la patologia è tale da non potere essere fronteggiata nell'Istituto penitenziario, le porte del carcere possono aprirsi in suo favore. Lo ha sottolineato la Cassazione nella sentenza 41986/05 - depositata il 22 novembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati - con la quale ha accolto il ricorso di un ergastolano, Filippo V., affetto da un gravissimo deperimento psico-organico conseguente a patologia anoressica . Al condannato a vita, il differimento della pena era stato negato dal Tribunale di sorveglianza, nell'ottobre 2004, perché l'articolo 147 del Codice penale ammette la sospensione dell'esecuzione della pena solo in caso di grave infermità di tipo fisico e che tale non può essere considerata quella grave debilitazione fisica conseguente a patologia anoressica . Il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione. La prima sezione penale di Piazza Cavour ha dato ragione al ricorrente, accogliendo in pieno la sua linea difensiva in quanto fondata . A tale proposito gli ermellini ricordano che se la debilitazione fisica conseguente ad anoressia non integra di per sè e in modo automatico una grave infermità fisica idonea a determinare il rinvio della esecuzione della pena è principio consolidato che una sindrome ansioso-depressiva può costituire causa di differimento della pena quando assuma aspetti di tale gravità da indurre una patologia fisica non fronteggiabile in ambiente carcerario o da rendere l'espiazione della pena contraria, per le eccessive sofferenze da essa derivanti al senso di umanità . Sarà ora il Tribunale di sorveglianza di Napoli a rivalutare il caso alla luce del principio dettato dai magistrati del Palazzaccio.

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 4 ottobre-22 novembre 2005, n. 41986 Presidente Sossi - Relatore Pepino Pg Delehaye - ricorrente Veneruso Osserva 1. Con ordinanza 13 ottobre 2004 il Tribunale di sorveglianza di Napoli ha respinto l'istanza di rinvio dell'esecuzione della pena ai sensi dell'articolo 147 del Cp proposta da Veneruso Filippo, detenuto in esecuzione di ergastolo inflittogli con sentenza 9 luglio 1999 dalla Corte di assise di Salerno. Il Tribunale, dopo aver dato atto, riprendendo conclusioni del consulente di parte, che il Veneruso presenta un gravissimo deperimento psico-organico ad andamento ingravescente , ha osservato che l'articolo 147 del Cp ammette la sospensione dell'esecuzione della pena solo in caso di grave infermità di tipo fisico e che tale non può essere considerata quella grave debilitazione fisica conseguente a patologia anoressica . Ha proposto ricorso, per violazione di legge e vizi di motivazione, il Veneruso deducendo che erroneamente il Tribunale a1 ha ritenuto che la descritta infermità non integra una grave patologia a2 non ha disposto una perizia medica per approfondire il suo stato di salute a3 ha omesso di valutare e indicare l'adeguatezza del trattamento sanitario praticato in regime detentivo a4 ha affermato l'irrilevanza, ai fini del rinvio dell'esecuzione della pena di un, pur rilevato, gravissimo deperimento psico-organico ad andamento ingravescente . Il Pg ha concluso come in epigrafe. 2. Il ricorso è fondato. Se, infatti, la debilitazione fisica conseguente ad anoressia non integra di per sé e in modo automatico una grave infermità fisica idonea a determinare il rinvio della esecuzione della pena Cassazione 4574/97, Particò, rv 208423 , è principio giurisprudenziale consolidato che una sindrome ansio-depressiva può costituire causa di differimento della pena quando assuma aspetti di tale gravità da indurre una patologia fisica non fronteggiabile in ambiente carcerario o da rendere l'espiazione della pena contraria, per le eccessive sofferenze da essa derivanti, al senso di umanità cfr. da ultimo, Cassazione, Sezione feriale, 35741/04, Foti . Su tali punti l'ordinanza impugnata è totalmente priva di motivazione, limitandosi all'affermazione di un principio di diritto parziale e - ove generalizzato in modo acritico - errato. Ne consegue l'annullamento con rinvio. PQM Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di sorveglianza di Napoli.