Edilizia: l'autorizzazione in sanatoria non spetta mai al sindaco

L'atto deve adottarlo sempre il dirigente e se il comune è piccolo ci pensa un qualunque responsabile d'ufficio

Sulla sanatoria decide il dirigente comunale e non il Sindaco. A stabilirlo è stata la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 5312/05 depositata lo scorso 5 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso di una cittadina che si era vista negare dal Comune di Sperlonga l'approvazione in sanatoria di una casetta in legno. In particolare, la concittadina sosteneva che, illegittimamente, le delibera era stata emessa dal Sindaco piuttosto che dal dirigente incaricato. Tuttavia, il Tar Lazio aveva dichiarato improcedibile il ricorso della donna per sopravvenuto difetto di interesse . Di diverso avviso Piazza Capo di Ferro. Del resto, con la legge 59/1995 e successive modifiche la regione Lazio ha delegato ai Comuni le funzioni amministrative in tema di tutela dell'ambientale, chiarendo, però, che i provvedimenti devono essere adottati dal competente organo comunale. Inoltre, con l'articolo 3 del D.Lgs 29/1993 e le leggi 127/97 e 191/98 è stata realizzata una rigida separazione dei ruoli che vede attribuire al potere politico gli atti di indirizzo e programmazione, mentre quelli di gestione ai dirigenti. Ma non solo, il legislatore è stato chiaro i compiti gestionali e di adozione dei provvedimenti amministrativi spettano in via esclusiva ai dirigenti degli enti locali. Pertanto, sia il diniego di sanatoria sia quello di nulla osta ai fini ambientali si configurano come atti di gestione la cui adozione spetta al dirigente competente e non al Sindaco, che è un organo politico. E nei Comuni privi di personale con tale qualifica, le funzioni gestionali possono essere attribuite anche ai responsabili degli uffici o dei servizi indipendentemente dalla loro mansione. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 8 marzo-5 ottobre 2005, n. 5312 Presidente Elefante - Estensore Russo Ricorrente Cavallo Fatto Con ricorso n. 378 del 1999 , notificato il 23 aprile 1999 e depositato il successivo 6 maggio, la sig.ra Cavallo Anna Maria impugnava dinanzi al Tar Lazio, sezione staccata di Latina, la determinazione prot. n. 2919 del 24 febbraio 1999 con cui il Sindaco di Sperlonga aveva respinto la sua domanda avanzata per ottenere l'approvazione in sanatoria, sensi della legge sulla protezione delle bellezze naturali 1497/39, di una casetta in legno in via Fiorelle. La reiezione era stata pronunciata osservandosi che autorizzazione siffatta in sanatoria non è ammissibile e che comunque l'opera realizzata non risulta compatibile con il contesto paesistico. La ricorrente deduceva la illegittimità dell'atto impugnato, concludendo per l'accoglimento del ricorso, con ogni conseguenza. Il Comune di Sperlonga non si costituiva. Con altro ricorso n. 379 del 1999 notificato il 23 aprile 1999 e depositato il successivo 6 maggio, la sig.ra Cavallo Anna Maria impugnava la nota n. 2792 del 22 febbraio 1999 con cui il Sindaco di Sperlonga le aveva comunicato la determinazione di diniego adottata con riferimento alla istanza avanzata per ottenere concessione edilizia in sanatoria per la predetta casetta in legno. La reiezione era stata pronunciata, con riferimento alla cennata opera, osservandosi che Avendo il terreno perso ogni possibilità edificatoria, si pone in contrasto con le previsioni del piano regolatore per eccesso di volumetria e mancato rispetto delle distanze dai confini . La ricorrente deduceva la illegittimità dell'atto impugnato, concludendo per l'accoglimento del ricorso, con ogni conseguenza. Il Comune di Sperlonga non si costituiva. Il Tar Lazio, sezione staccata di Latina, con sentenza 213/00, pubblicata il 19 aprile 2000, dopo aver riunito i ricorsi - dichiarava improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse il primo n. 378/99 - respingeva il secondo n. 379/99 . Avverso detta sentenza, non notificata, propone il presente appello la sig.ra Cavallo, deducendone l'erroneità e l'ingiustizia e chiedendone l'annullamento, con ogni conseguente statuizione, anche in ordine alle spese del doppio grado di giudizio. Il Comune di Sperlonga, benché intimato, non si è costituito. Alla pubblica udienza dell'8 marzo 2005 la causa è stata assunta in decisione. Diritto L'appello è fondato. Come appena esposto in fatto il Tar Lazio, sezione staccata di Latina, dopo aver riunito i ricorsi, esaminava, e rigettava, soltanto i motivi di censura proposti dall'appellante nel ricorso avverso il diniego di sanatoria edilizia ex articolo 13, legge 47/1985, dichiarando improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse il gravame proposto avverso il diniego di autorizzazione in sanatoria ex legge 1497/39. Con il primo motivo di impugnazione l'appellante ripropone preliminarmente il vizio dell'incompetenza. La censura è comune ad ambedue le impugnative proposte in primo grado, dal momento che entrambi i provvedimenti impugnati sono stati emessi dal Sindaco del Comune di Sperlonga piuttosto che dal dirigente incaricato. Con la legge regionale 59/1995, e successive modificazioni ed integrazioni, la Regione Lazio ha subdelegato ai Comuni le funzioni amministrative in tema di tutela ambientale, e tale subdelega è stata effettuata alle Amministrazioni Civiche precisando articolo 1, n. 5 che i relativi provvedimenti sono adottati dal competente organo comunale . Ciò premesso, è da rammentare che per effetto dell'articolo 3 D.Lgs 29/1993, nonché della legge 127/97, e 191/98, è stata realizzata una rigida ed effettiva separazione dei ruoli attribuiti al potere politico atti d'indirizzo e programmazione , e ai dirigenti atti di gestione , con la specificazione che i compiti gestionali e di adozione dei provvedimenti amministrativi spettano ai dirigenti in via esclusiva . Inoltre tale statuizione è stata ulteriormente rafforzata dall'articolo 45, D.Lgs 80/1998, il quale ha precisato che a decorrere dalla sua entrata in vigore le disposizioni previgenti che attribuiscono agli organi di governo la adozione di atti di gestione, di atti o provvedimenti amministrativi si intendono nel senso che la relativa competenza spetta ai dirigenti . Stando così le cose, dunque, è di palmare evidenza che sia la competenza in ordine ai provvedimenti subdelegati ai Comuni per effetto della legge regionale 59/1995, sia la competenza in ordine ai provvedimenti ex articolo 13, legge 47/1985, non può essere riconosciuta in capo al Sindaco, ma necessariamente deve essere riconosciuta in capo al dirigente preposto all'Utc. I primi giudici nella impugnata sentenza hanno respinto detta censura comune ad entrambi i gravami , affermando che qualora un provvedimento, che normalmente debba essere adottato dal dirigente, sia invece adottato dal sindaco, non è sufficiente, per dimostrarne la illegittimità, dedurre la incompetenza occorre invece, in applicazione del principio onus probandi incumbit ei qui dicit, dimostrare che nel caso il comune ha il dirigente preposto al servizio , ovvero che il responsabile del servizio, ove non dirigente, abbia avuto dal sindaco la predetta attribuzione . Senonché, come fondatamente dedotto dall'appellante, tale presunta carenza in ordine all'onus probandi è assolutamente destituita di fondamento E, infatti, dalla documentazione prodotta a corredo dei ricorsi di primo grado, risultava palese che il Comune di Sperlonga ha attribuito al geom. Faiola quale Responsabile del Servizio, le potestà inerenti il settore urbanistica, e pertanto la competenza per l'adozione degli impugnati provvedimenti. Non può inoltre essere sottaciuto che a seguito della separazione dei poteri ex legge 142/90 e successive modificazioni e integrazioni , spettano al Sindaco solo le potestà di gestione connesse alla funzione di Ufficiale di Governo . Poiché, dunque, l'incompetenza del Sindaco ad emettere provvedimenti in materia urbanistico-edilizia costituisce la regola, non sembra possa dubitarsi che in proposito alcuna prova fosse necessaria. Per espressa previsione dell'articolo 51, comma 3, della legge sulle autonomie locali, sono state attribuite ai dirigenti le competenze relative a tutti i provvedimenti autorizzatori ed abilitativi, comprese le autorizzazioni e le concessioni edilizie. E, nei Comuni privi di personale con qualifica dirigenziale, le funzioni predette possono essere attribuite, a seguito di provvedimento motivato, ai responsabili degli uffici o dei servizi, indipendentemente dalla loro qualifica funzionale. Pertanto, sia il diniego di sanatoria ex articolo 13, sia il diniego di nulla osta ai fini ambientali si configurano come atti di gestione la cui adozione spetta al dirigente competente e non al Sindaco che è organo precipuamente politico salvi i casi in cui egli agisce quale Ufficiale di Governo, ovvero nell'esercizio di poteri extra ordinem cfr. articolo 51 legge n. 142/90, sostituito dall'articolo 107 D.Lgs 267/00 articolo 45, comma 1, D.Lgs 80/1998 . Per tali considerazioni l'appello in esame deve essere accolto sotto il profilo dell'incompetenza, con assorbimento delle restanti censure e, per l'effetto, devono essere annullati i provvedimenti impugnati in primo grado, salvi gli ulteriori provvedimenti dell'autorità amministrativa. Sussistono, tuttavia, giusti motivi per disporre l'integrale compensazione fra le parti delle spese del doppio grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, accoglie l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, annulla i provvedimenti del Sindaco di Sperlonga n. 2782 del 22 febbraio 1999 e n. 2919 del 24 febbraio 1999, salvi gli ulteriori provvedimenti dell'autorità amministrativa. Spese del doppio grado compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 N . RIC. 3 N . RIC .6405/2001 FDG