La resistenza a pubblico ufficiale va sempre al giudice monocratico

La competenza tra i due organi giurisdizionali è stabilita sul nomen juris indipendentemente dalle aggravanti che possono incidere sull'entità della pena. Ha ragione il Gip di Venezia

Giudice monocratico e collegiale, la contestazione di un aggravante non sposta il processo. È quanto emerge dalla sentenza 34683/06 della Cassazione, depositata il 17 ottobre e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. In particolare, la prima sezione penale di piazza Cavour ha ricordato che l'attribuzione della competenza per materia al giudice monocratico è fissata dall'articolo 550 del Codice di procedura penale, che identifica i casi nei quali il pubblico ministero procede con citazione diretta a giudizio. E poiché - aggiunge la Corte - nelle ipotesi indicate dal secondo comma della citata norma l'attribuzione della competenza avviene sulla base del nomen iuris del reato, non assume alcun rilievo che lo stesso risulti aggravato da circostanze ad effetto speciale, non trovando applicazione in tal caso il criterio stabilito dall'articolo 4 Cpp. Nella fattispecie esaminata - resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall'articolo 339 Cpp - la Cassazione ha richiamato, tra l'altro, la giurisprudenza formatasi prima della riforma sul giudice unico circa la competenza per materia del tribunale o del pretore.

Cassazione - Sezione prima penale - sentenza 3-17 ottobre 2006, n. 34683 Presidente Gemelli - Relatore Urban Osserva Con ordinanza in data 18 maggio 2006 il Gip presso il Tribunale di Venezia, in relazione al processo a carico di Nuccio Flavio ed altri, imputati per i reati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata articoli 337, 339 Cp , sollevava conflitto di competenza in relazione al provvedimento di restituzione degli atti al Pm formulato dal Tribunale di Venezia, in sede di dibattimento monocratico in data 28 febbraio 2006 rilevava che si sarebbe trattato di atto abnorme perché era stata disposta una indebita regressione del processo sul presupposto che l'azione penale dovesse essere esercitata mediante richiesta di rinvio a giudizio e non mediante citazione diretta in quanto la contestazione dell'aggravante di cui all'articolo 339 Cp comporterebbe la competenza del Tribunale in composizione collegiale. Nella specie, infatti, la contestazione dell'aggravante di cui all'articolo 339 Cp non inciderebbe sulla attribuzione della competenza, attribuita non già in ragione della entità della pena, ma sul nomen juris del reato, indipendentemente dalle aggravanti contestate. Il conflitto deve essere risolto nel senso indicato dal Gip presso il Tribunale di Venezia. Questa Corte, prima dell'entrata in vigore della riforma sul giudice unico D.Lgs 51/1998 e successive modifiche ha risolto la stessa questione con riguardo alla ripartizione della competenza tra Tribunale e Pretore, nel senso che in tema di competenza per materia del Pretore la rilevanza delle circostanze aggravanti ad effetto speciale, stabilita in via generale dall'articolo 4 Cpp, opera soltanto in relazione al criterio attributivo della competenza fissato nel comma 1 dell'articolo 7 dello stesso codice, giacché solo tale criterio si basa sul riferimento alla pena edittale. Detta rilevanza è invece da escludere con riguardo alle ipotesi previste nel comma 2 del citato articolo 7, in cui l'attribuzione della competenza è fondata unicamente sul nomen juris dei reati ivi contemplati, come dimostrato anche dal fatto che in talune di dette ipotesi e, segnatamente, in quelle di cui alle lettere f e g riguardanti, rispettivamente, il reato di maltrattamenti in famiglia e quello di rissa , il legislatore, volendo invece attribuire rilievo a dette circostanze ad effetto speciale, ne ha fatto specifica menzione. Nella specie, in applicazione di tale principio, la Sc, risolvendo un conflitto, ha attribuito al Pretore la competenza a conoscere del rato di resistenza a Pu, aggravato ai sensi dell'articolo 339, comma 2 Cp Cassazione, Sezione prima, 28 aprile 1999, confl. comp. in proc. Marucci e altri, rv 213831 . Gli stessi principi risultando recepiti nei riguardi della ripartizione della competenza tra Tribunale in composizione collegiale e Tribunale in composizione monocratica e quindi non vi è ragione per discostarsi da tale indirizzo. Nello stesso senso deve essere interpretato anche l'articolo 550 Cpp che, nella individuazione dei casi in cui il Pm provvede alla citazione diretta a giudizio, prevede l'ipotesi della resistenza a Pu comma 2 lettera b , dovendosi intendere anche in questo caso, la attribuzione della competenza ratione materiae, comprendendo quindi anche le ipotesi aggravate ai sensi dell'articolo 339 Cp. PQM La Cs di Cassazione, Sezione prima penale, dichiara la competenza del Tribunale in composizione monocratica.