Ripetitori telefonici: la concessione edilizia a titolo di precarietà è solida

I giudici di Palazzo Spada chiariscono che l'autorizzazione può essere annullata solo ove si dimostri che senza la clausola l'intervento non fosse assentibile

La concessione edilizia rilasciata a titolo di precarietà per l'installazione di una stazione radio base per la telefonia mobile può essere annullata solo nel caso in cui sia dimostrato che in assenza di tale clausola l'intervento non era autorizzabile. E nel caso in cui la postilla sia illegittima non comporta l'eliminazione dell'intero provvedimento ma solo della nota. A chiarirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 5096/06 depositata lo scorso 4 settembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso di un operatore telefonico che si era visto annullare dalla Provincia di Rovigo la concessione edilizia rilasciata dal Comune del Polesine per l'installazione di una stazione radio base per la telefonia mobile. La Provincia, del resto, sosteneva l'illegittimità della concessione poiché era stata rilasciata a titolo precario e quindi non era riconducibile ad alcuna previsione normativa. I giudici di piazza Capo di Ferro hanno ritenuto, invece, che l'apposizione di una clausola di precarietà in sede di rilascio di una concessione edilizia clausola peraltro mai richiesta dalla ricorrente è idonea a costituire motivo di annullamento di una concessione edilizia, solo nel caso in cui sia dimostrato che in assenza di tale clausola l'intervento non era assentibile . Tuttavia, hanno concluso i consiglieri di Stato, l'illegittimità della clausola può condurre al massimo all'eliminazione della stessa, ma non dell'intero provvedimento, rispetto al quale la clausola non costituiva elemento essenziale . cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 6 giugno-4 settembre 2006, n. 5096 Presidente Schinaia - Estensore Chieppa Ricorrente Omnitel Pronto Italia Spa Fatto e diritto 1. Con l'impugnata sentenza il Tar ha respinto il ricorso proposto da Omnitel Pronto Italia s.p.a. avverso l'annullamento, disposto dalla Provincia di Rovigo, della concessione edilizia n. 526 del 19 novembre 1999, rilasciata dal Comune di Rovigo per l'installazione di una stazione radio base per la telefonia mobile. Il giudice di primo grado ha deciso la causa con sentenza succintamente motivata, pronunciata in sede di esame della domanda cautelare e ha ritenuto che tra i motivi posti a fondamento dell'impugnato annullamento della concessione edilizia ve ne era uno da solo sufficiente a legittimarlo, consistente nell'essere stata rilasciata una concessione a titolo precario, non riconducibile ad alcuna previsione normativa. L'Omnitel ha impugnato tale decisione, deducendo che 1 non poteva essere pronunciata una sentenza c.d. breve prima della scadenza del termine fissato per la costituzione e in assenza della costituzione del Comune, 2 l'incompetenza del dirigente ad adottare l'impugnato provvedimento 3 l'illegittimità dell'apposizione della clausola di precarietà della concessione può determinare la caducazione della sola clausola e non dell'intera concessione 4 l'insussistenza dei presupposti per l'adozione di un provvedimento di autotutela 5 la compatibilità dell'impianto con le previsioni urbanistico edilizie. La Provincia di Rovigo si è costituita in giudizio, chiedendo la reiezione dell'appello. All'odierna udienza la causa è stata trattenuta in decisione. 2. In via preliminare, si rileva la carenza di interesse dell'appellante a contestare un profilo processuale, non inerente la sua posizione ma quella del Comune di Rovigo. Infatti, solo il Comune di Rovigo, e non certo la parte ricorrente in primo grado, può eventualmente dolersi della pronuncia di una sentenza in forma abbreviata prima della scadenza dei termini per l'esercizio delle proprie difese. 3. È infondata anche l'ulteriore censura, relativa all'incompetenza del dirigente della Provincia, in quanto la norma invocata dall'appellante in favore della competenza del Consiglio Provinciale va letta unitamente alle disposizioni, nazionali e regionali, con cui, in attuazione del principio di separazione tra politica e amministrazione, le competenze gestionali sono state attribuite ai dirigenti, e non agli organi politici. 4. Gli ulteriori motivi del ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente, sono fondati. Infatti, l'apposizione di una clausola di precarietà in sede di rilascio di una concessione edilizia clausola peraltro mai richiesta dalla ricorrente è idonea a costituire motivo di annullamento di una concessione edilizia, solo nel caso in cui sia dimostrato che in assenza di tale clausola l'intervento non era assentibile. In tutti gli altri casi, l'illegittimità della clausola può condurre al massimo alla eliminazione della stessa, ma non dell'intero provvedimento, rispetto al quale la clausola non costituiva elemento essenziale. Nel caso di specie, l'intervento era, invece, autorizzabile, considerato che anche gli ulteriori elementi posti a fondamento del provvedimento di autotutela non sono corretti. Con riferimento al contrasto con l'articolo 71 delle Nta comunali, si rileva che una stazione radio base costituisce un impianto di comunicazione elettronica, che non può essere assimilato ai fini della localizzazione sul territorio alla generalità degli impianti tecnologici, consentiti nel caso del Comune di Rovigo solo nella zona F. Come già affermato dalla Sezione, in assenza di specifiche previsioni previste per gli impianti di comunicazione elettronica, quali le stazioni radio base per la telefonia mobile, la collocazione di tali impianti deve ritenersi compatibile con tutte le destinazioni urbanistiche CdS, Sezione sesta, 673/03 . La non applicabilità delle previsioni urbanistiche, previste per la generalità degli impianti tecnologici, rende non applicabile anche la disposizione sulle distanze, richiamata dalla Provincia, ma relativa appunto alle zone per attrezzature tecnologiche. Inoltre, nell'impugnato provvedimento non vi è alcuna adeguata giustificazione dell'esercizio dei poteri di autotutela a distanza di quasi una anno e mezzo dal rilascio della concessione. Infatti, oltre a non essere stato preso in considerazione l'affidamento della parte privata e il tempo trascorso, le ragioni di pubblico interesse sono state invocate con riferimento alla tutela del diritto alla salute, mentre i motivi di asserita illegittimità infondati, come appena accertato riguardavano profili urbanistico edilizi, e non aspetti di protezione dai campi elettromagnetici, rispetto ai quali l'amministrazione provinciale non ha accertato alcun superamento dei limiti vigenti. Il provvedimento appare essere stato adottato dalla Provincia per dare una risposta alle preoccupazioni espresse da alcune associazioni ambientaliste tuttavia, tale risposta non è stata corretta, essendo state richiamate in modo erroneo presunte illegittimità sotto il profilo edilizio urbanistico per giustificare un provvedimento, dichiaratamente adottato a tutela della salute. A fronte di timori emersi nei cittadini o in associazioni rappresentative di questi, il compito dell'amministrazione è quello di adottare responsabilmente provvedimenti legittimi, rassicurando i cittadini qualora, come nel caso di specie, l'installazione di una stazione radio base, oltre a non contrastare con le previsione urbanistiche, non determina alcun superamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, che sono stati fissati nel nostro ordinamento, proprio sulla base del principio di precauzione, invocato dall'amministrazione provinciale. 5. In conclusione, l'appello deve essere accolto con conseguente annullamento dell'atto impugnato, in riforma della sentenza di primo grado. Alla soccombenza dell'amministrazione provinciale seguono le spese di giudizio nella misura indicata in dispositivo. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione sesta, accoglie il ricorso in appello indicato in epigrafe e per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, annulla il provvedimento impugnato. Condanna la Provincia di Rovigo alla rifusione, in favore dell'appellante delle spese di giudizio, liquidate nella complessiva somma di Euro 8.400,00, oltre Iva e C.P. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 3 N.R.G. 11775/2001 FF