L'efficienza del sistema giudiziario si misura con un'accusa di abuso d'ufficio

Avviato l'esame della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Castelli, dell'ex capo di Gabinetto Nebbioso e dei dirigenti di via Arenula Preioni, Bianchini, De Santis, Papa, Tarchi e dell'imprenditore Uva

Abuso d'ufficio per la consulenza alla Global Brain & Partners. Ieri la Giunta per le immunità parlamentari del Senato ha iniziato l'esame del documento IV-bis con il quale il Tribunale dei ministri, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, ha chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli e di Marco Preioni, Daniela Bianchini, Fausto De Santis, Alfonso Papa, Monica Tarchi, Settembrino Nebbioso e Alberto Uva per ipotesi di reati di cui agli articoli 110 e 323 del Codice penale. La vicenda è stata ricostruita dal presidente della Giunta, Domenico Nania An e riguarda fatti risalenti agli anni 2001-2003 per la relazione vedi tra i documenti correlati . I magistrati contabili hanno passato al setaccio il dicastero di via Arenula e, mentre per il caso delle consulenze esterne chieste dall'ex capo del Dap, Giovanni Tinebra non ha rilevato irregolarità vedi tra gli arretrati del 7 novembre scorso , in altre occasioni ha condannato i responsabili vedi condanna per Nebbioso tra gli arretrati dell'11 gennaio 2006 . A carico dell'ex Guardasigilli esistono tre diversi procedimenti davanti ai magistrati contabili uno è stato archiviato come ha sottolineato ieri il diretto interessato e riguardava consulenze che coinvolgevano anche i suoi predecessori Piero Fassino e Oliviero Diliberto, uno è ancora pendente, mentre il terzo è stato inviato dal Tribunale dei ministri a Palazzo Madama, Camera di appartenenza di Roberto Castelli. La vicenda. A novembre del 2001, a pochi mesi dal suo insediamento, il Guardasigilli dopo aver avuto contatti informali con Alberto Uva, comunicava al capo di gabinetto, Settembrino Nebbioso senza firmare nessun decreto formale la volontà di affidare alla società Global Brain & Partners, rappresentata da Uva, un incarico per individuare parametri utili per la misurazione dell'efficienza del sistema giudiziario. Nella relazione del Collegio per i reati ministeriali viene evidenziato che la società di Uva venne costituita il 12 novembre del 2001, frutto della fusione della società Global Brain e M& P Risk Agency, la prima esperta in formazione di personale di aziende ospedaliere, la seconda di rischi connessi al trattamento di dati personali. Ecco perché il Tribunale dei ministri imputa a Castelli la scelta di una società appositamente creata, priva di specifica competenza e effettuata tramite trattativa privata in violazione della normativa di riferimento. Nonostante la mancanza di un atto firmato dal ministro, il Tribunale ritiene la dirigenza ministeriale ugualmente responsabile per aver assecondato in maniera acritica la scelta preventivamente effettuata dal ministro Castelli informava Nebbioso della scelta che a sua volta delegava il vice capo di gabinetto Alfonso Papa a stipulare la convenzione avvenuta il 13 dicembre 2001 , ma né l'atto di delega, né il contratto di convenzione contengono riferimenti normativi che diano ai documenti una base di legittimità. Contemporaneamente sempre nel 2001 veniva costituita una commissione paritetica ministero-Csm avente il compito di individuare i criteri per la misurazione della produttività del sistema giudiziario italiano, vale a dire lo stesso compito della Global Brain & Partners. La convenzione prevedeva anche che un Comitato di coordinamento che avrebbe dovuto monitorare l'operato della società, composto dall'altro vice capo di gabinetto Marco Preioni e dai magistrati Daniela Bianchini e Monica Tarchi. Membri nominati il 15 luglio 2002, giorno fissato dalla stessa convenzione per la conclusione dell'attività di consulenza. Grazie al giudizio positivo di detto Comitato 23 luglio 2002 , la società incassava la cifra di 86.746,70 euro prevista dalla convenzione. Proprio sulla base della nomina tardiva, del lavoro presentato dalla Global Brain & Partners, che di fatto riproponeva quello effettuato dalla commissione paritetica ministero-Csm, secondo il Collegio requirente il Comitato si è prestato a svolgere un ruolo di mera certificazione dell'operato della società, che invece non ha mai prodotto un lavoro autonomo . Nonostante questo a febbraio del 2003 il Guardasigilli Castelli informava Nebbioso senza decreto formale di voler dare un secondo incarico alla Global Brain & Partners. Con la stessa trafila, veniva incaricato Papa che stipulava un secondo contratto, questa volta di 164.835,00 euro senza prevedere alcun Comitato di valutazione, ma un coordinatore del progetto individuato nel dott. De Santis, direttore generale della Direzione generale di Statistica del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria. Il 7 agosto del 2003, pur non avendo uno specifico incarico scritto, De Santis certificava che la società in questione aveva espletato fino a quel momento l'incarico affidatole, consentendo il pagamento del 40 per cento del totale, quindi di 79.121,76 euro. Queste le conclusioni del Tribunale dei ministri Il comportamento del ministro e della struttura ministeriale di supporto hanno determinato un diretto ed immediato, nonché ingiusto vantaggio patrimoniale per il titolare della Global Brain, Alberto Uva, che allo stato delle indagini risulta il beneficiario di condotte costituenti reiterate violazioni di legge, tra loro connesse da rapporto di evidente inscindibilità . Il Collegio inoltre ritiene che sul piano soggettivo il ministro, unitamente agli altri indagati, abbia intenzionalmente agito al fine di far conseguire al predetto beneficiario un ingiusto vantaggio patrimoniale . Prospettive future. La giunta probabilmente nei prossimi giorni ascolterà il diretto interessato, Roberto Castelli, mentre entro il 6 dicembre dovrebbe arrivare ad una relazione conclusiva da consegnare all'aula che a sua volta dovrebbe pronunciarsi entro il 6 gennaio. Sulla base della legge costituzionale 1/1989 e della legge 219/89 che all'articolo 4, comma 2, stabilisce che se il procedimento è relativo a più soggetti, l'assemblea della Camera competente indica la procedibilità o meno anche dei membri laici non parlamentari , si prospettano adesso diverse soluzioni. Il Senato voterà l'autorizzazione a procedere per tutti, senatore e laici, negherà quella per Castelli, autorizzando invece quella per gli altri sette, oppure negherà la possibilità di procedere davanti alla magistratura ordinaria per tutti. Roberto Castelli è il presidente dei senatori del Carroccio e dovrebbe avere dalla sua parte, almeno sulla carta, tutti i voti del Centrodestra che però a Palazzo Madama è all'opposizione. Ma la maggioranza di Centrosinistra al Senato dispone di uno scarto esiguo, ed è improbabile che su un argomento del genere, i senatori a vita vogliano intervenire in maniera compatta. Il voto finale del documento, quindi, sarà tutto da vedere e la soluzione non potrà che essere politica. p.a.