Il condono fiscale blocca la richiesta di rimborso Irap? Sì, no, forse

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema* La sentenza n. 122 del 25 gennaio 2006 della Commissione tributaria regionale di Roma, sezione 7, suscita interesse poiché va in senso contrario rispetto ad altri orientamenti di giudici tributari di merito sentenza n 138/23/05 della C.T.R. di Bologna sezione staccata di Parma C.T.R di Bari sentenza n. 133 del 16/12/2005, CTP Parma, sentenza n. 16 del 25 maggio 2004 CTR Emilia Romagna, sentenza n. 151 del 10 febbraio 2005 CTR Emilia Romagna, sentenza n. 21 del 30 marzo 2004 , secondo cui l'adesione al condono ex legge n. 289/2002 non implica rinuncia all'istanza di rimborso poiché occorre tener conto delle seguenti articolate argomentazioni A La definizione automatica non può impedire un'istanza di rimborso IRAP fondata sull'assenza di un'organizzazione di capitali e lavoro altrui poiché nei suddetti casi l'IRAP non è dovuta e non può ritenersi dovuta solo perché si è effettuato il condono. B La norma della legge 289/ 2002 per la quale l'adesione alla definizione automatica rende definitiva la liquidazione delle imposte risultanti dalla liquidazione, non va intesa nel senso di riconoscimento della debenza dell'imposta di cui si discute l'Irap dei professionisti, ndr , ma semplicemente come inibizione all'eventuale attività di accertamento da parte degli Uffici . c Il comma 13 dell'articolo 7 della Finanziaria 2003 spiega che la definizione automatica non preclude quella relativa alle liquidazioni ex articolo 36 bis e 36 ter del Dpr 600/ 73. Quindi la stessa norma prevede una blindatura parziale rispetto a quanto viene definito con l'adesione al condono d La recentissima ordinanza della Corte Costituzionale n 340 del 27 Luglio 2005 ha chiarito che il condono non ostacola il rimborso dell'imposta IRAP pagata. Secondo la circolare n. 18/E del 25 marzo 2003 dell'Agenzia delle Entrate, occorre distinguere a seconda che l'istanza di rimborso derivi da un errore commesso in sede di dichiarazione ovvero da una pretesa esclusione dal campo di applicazione dell'Irap. Nel primo caso, poiché ai sensi del comma 13 dell'articolo 7 e del comma 9 dell'articolo 9 sono fatti salvi gli effetti della liquidazione delle imposte in base all'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 , la definizione di cui ai menzionati articoli 7 e 9, non comporta la rinuncia al rimborso scaturente da un errore di calcolo commesso nella dichiarazione originaria.Il rimborso compete inoltre anche quando l'errore di calcolo, rilevato in sede di liquidazione delle imposte, venga segnalato dal contribuente pertanto, la definizione in parola non comporta la rinuncia all'eventuale ricorso avverso il silenzio tacito o espresso ove si discuta della esclusione dal campo di applicazione dell'Irap, si osserva che ai sensi delle disposizioni sopra citate la definizione automatica, limitatamente a ciascuna annualità, rende definitiva la liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione con riferimento all'applicabilità di esclusioni .Pertanto, il contribuente che definisce la propria posizione con le sanatorie previste dagli articoli 7 e 9 rende definitivi gli imponibili esposti nella dichiarazione originaria e, di riflesso, rinuncia a eventuali cause di esclusione e, di conseguenza, a ogni contenzioso derivante da esse. * Dirigente Agenzia delle Entrate

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione settima - sentenza 24 novembre 2005- 25 gennaio 2006, n. 122 Presidente Marinucci - relatore Farina Ricorrente Agenzia entrate Roma 4 Fatto 1. Il ricorso in appello 2514/05 è proposto dall'agenzia delle entrate - Ufficio di Roma 4 nei confronti del sig. Maurizio Messina. E' stato notificato in data 113-18 aprile 2005 ed è stato depositato in data 11 maggio. 2. E' oggetto di impugnazione la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma, 60129/04, pubblicata il 3 marzo 2004. La pronuncia accoglie il ricorso del contribuente per ottenere il rimborso dell'IRAP versata per gli anni 1998- 2000, stabilendo che l'attività svolta é priva di una vera e propria organizzazione di capitale e di lavoro altrui. 3. La parte appellante denuncia erroneità della sentenza. perché la parte privata, successivamente alla proposizione del ricorso, si è avvalsa della definizione. automatica , di cui all'articolo 9 della legge 289/02. In subordine, denuncia che sussiste la condizione minima per l'assoggettamento ad imposta dei redditi dell'interessato. 4. La controparte privata resiste all'appello e confuta ambedue le tesi dell'Ufficio. 5. La decisione è stata deliberata nella camera di consiglio del 24 novembre 2005. Diritto 1. Con ricorso notificato in data 26 ottobre 2002, l'avv. Maurizio Messina ha chiesto - dopo aver seguito la procedura per far constare il silenzio-rifiuto di cui all'articolo 19, lett. g , del D.Lgs 546/92, mediante atto notificato nel giugno 2002 - la restituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, versata per gli anni 1998-2000, per complessivi euro 4.950,76 lire 9.586.000 . Ha sostenuto che l'imposta non è da lui dovuta, perché la sua attività è svolta senza l'ausilio di elementi organizzativi, giacché privo di dipendenti e di collaboratori e di alcuna struttura. 2. L'Agenzia delle entrate ha dedotto, in contrario che l'esistenza, pur minima, di un'organizzazione è ravvisabile in un'attività professionale di avvocato, come quella del ricorrente. 3. La Commissione tributaria provinciale di Roma ha accolto il ricorso, con la sentenza 60/29/04, dei 16 gennaio-3 marzo 2004. Ha rilevato, in punto di fatto, che l'attività dell'avvocato contribuente, come si desume dalla dichiarazione dei redditi, è priva di una vera e propria organizzazione, di capitali e di lavoro altrui. 4. Il ricorso in appello dell'Agenzia denunzia 4.1. che il contribuente aveva, nel frattempo, chiesto la definizione automatica , prevista dall'articolo 9 della legge 289/02, per gli anni 1997-2001, con conseguente definitività della liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi. Perciò anche dell'IRAP. 4.2 in subordine, che esiste, nella specie, un minimo di organizzazione, che è intrinseca nell'attività di lavoro autonomo, nel quale non può esservi un'assenza assoluta di assetto organizzativo. 5. Il contribuente resiste all'appello, sia per il diniego di alcuna organizzazione, sia asserendo che la domanda di condono non può precludere il rimborso di somme versate e non dovute e che quindi il condono avanzato per l'IRAP è da ritenersi assolutamente condizionato dalla declaratoria d'inapplicabilità dell'imposta . Aggiunge, infine, che l'IRAP sarebbe contraria ad una direttiva europea sull'IVA. 6. L'articolo 9 della legge 289/02, ha introdotto la definizione automatica per gli anni pregressi - cosi recita la rubrica dell'articolo - per tutte le imposte indicate nel comma 2, fra le quali quella di cui qui discute. Tale definizione riguarda tutte le imposte per le quali i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni sono scaduto entro il 31 ottobre 2002 comma 1 . Il comma 9 dell'articolo 9 stabilisce quali sono gli effetti di questa forma di condono fiscale, nel senso della irretrattabile definizione di tutti i rapporti tributari riguardanti le dichiarazioni annuali presentate dai contribuenti che hanno avanzato la specifica domanda dì condono ed hanno pagato le somme fissate nello stesso articolo. Ne segue, come statuisce il comma 10, la preclusione, a favore del dichiarante e dei coobbligati, di ogni attività di accertamento, salvo quella inerente ai controlli aritmetici e formali delle dichiarazioni. Questo condono - non a caso definito come tombale nel gergo dei pratici - si risolve perciò in una operazione che chiude ogni possibile contrasto su imponibilità e su tutte le connesse regole dei tributi definiti automaticamente con i pagamenti transattivi, stabiliti in misura percentuale delle imposte risultanti dalla dichiarazione originariamente presentata . Nella specie, il contribuente afferma che la sua domanda dì condono non può precludere il rimborso di somme versate e non dovute . L'assunto è però smentito dalle disposizioni che si sono sopra esaminate e dal rilevato effetto preclusivo-transattivo che la legge deriva dall'iniziativa del contribuente. E, ad ulteriore sostegno della tesi della ormai cessata contesa fra le si può aggiungere la considerazione che il sopravvenuto pagamento di una quota percentuale anche dell'IRAP, risultante dalla dichiarazione dei redditi prodotta, è incompatibile, per il principio di non contraddizione, con la volontà di insistere nella domanda di rimborso dello stesso tributo, che si assume non dovuto. Il rimborso, invero, può avere per presupposto una situazione non ancora definita, non già quella che la volontà dello stesso contribuente ha automaticamente concluso, con riguardo a qualsiasi questione derivante dalle singole obbligazioni tributarie connesse con le dichiarazioni presentate. 7. Va, perciò, dichiarata, in riforma della sentenza impugnata, la cessazione della materia del contendere, con assorbimento di ogni altra questione. 8. Lo spese dei due gradi di giudizio possono essere compensate. PQM La Commissione tributaria regionale di Roma, Sezione n. 7, accoglie l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, dichiara cessata la materia del contendere. Compensa le spese dei due gradi di giudizio.