Accertamento legittimo, anche se dal verbale non emergono irregolarità

L’accertamento induttivo fondato sugli studi di settore è valido anche se si discosta dal processo verbale della Guardia di Finanza.

La S.C., con la sentenza n. 1439 del 22 gennaio 2013, nel considerare che i coefficienti presuntivi di reddito prescindono dalla verifica della regolarità delle scritture contabili, ha affermato che l’accertamento basato sullo scostamento dai parametri del reddito dichiarato dal contribuente è legittimo anche se dal verbale della GdF non sono emerse irregolarità. I coefficienti di congruità. L’art. 12, comma 5, d.l. n. 69/1989, prevede che i coefficienti di congruità dei ricavi, compensi e corrispettivi nonché di riscontro degli elementi positivi e negativi di reddito possono, in quanto applicabili, essere utilizzati ai fini delle presunzioni di cui agli artt. 39, comma 1, lett. d , D.p.r. n. 600/73, e 54, comma 2, D.p.r. n. 633/72 in relazione ai vari settori economici possono essere elaborati, viste le caratteristiche e le dimensioni dell'attività' svolta dl soggetto. I parametri elaborati con gli studi di settore consentono, altresì, di valutare i ricavi o i compensi che possono imputarsi al contribuente attraverso analisi economiche e tecniche statistico-matematiche. In sostanza, consentono di tracciare i rapporti che possono originarsi tra le variabili strutturali e contabili delle società costituite da lavoratori autonomi con riferimento al settore economico di appartenenza, ai processi produttivi utilizzati, all’organizzazione, ai prodotti e servizi oggetto dell’attività. Gli studi di settore vengono usati dall’ufficio al fine dell’attività di controllo e dal contribuente per verificare, in sede di dichiarazione, la congruità dei ricavi dichiarati e dei valori economici attinenti l’attività di settore. Tali parametri, disciplinati dagli artt. 62 bis e 62-sexies, d.l. n. 331/1993, si configurano come mezzi di accertamento parziali rientranti nel dettato dell’art. 39, comma 1, lett. d , D.P.R. n. 600/1973, e sono degli strumenti presuntivi che misurano i ricavi, i compensi e il volume d’affari dei lavoratori autonomi Dpcm 29 gennaio 1996 si applicano ai soggetti per cui non sono ancora stati approvati gli studi di settore o per i quali gli studi, pur approvati, non sono applicabili. Il caso. Il contribuente, svolgente attività di geometra, ha impugnato l’accertamento con cui è stato rettificato il reddito dichiarato e che risultava inferiore a quello calcolato in base ai parametri di cui al Dpcm 22/12/1989. Lo stesso contribuente ha fatto presente di essere stato sottoposto a verifica dalla Guardia di Finanza da cui non erano emerse irregolarità e che rendeva invalido l’uso del metodo induttivo. Sia in primo che secondo grado il ricorso è stato accolto, ritenendo che i redditi dichiarati dal contribuente fossero veritieri. La SC ha ritenuto preliminarmente che la verifica compiuta dalla GdF non preclude all’ufficio di acquisire ulteriori elementi relativi al reddito e, in particolare, dai coefficienti presuntivi. In tema di accertamento delle imposte sui redditi il citato art. 12, d.l. n. 69/1989 consente il ricorso da parte dell’ufficio all’accertamento a mezzo dei coefficienti presuntivi anche nei confronti dei contribuenti che hanno scelto il regime ordinario di contabilità. Tale norma è diretta non solo ai soggetti in contabilità ordinaria a cui vengono applicati i controlli programmati ma è rivolta anche agli uffici che possono disporre, nei confronti dei predetti soggetti, di ulteriori presunzioni semplici che legittimano l’esercizio del potere di controllo delle dichiarazioni dei redditi e, conseguentemente, di rettifica delle stesse. Accertamento valido, anche se dalla verifica della GdF non emergono irregolarità. Per i motivi di cui sopra la SC ha accolto le motivazioni addotte dall’amministrazione riconoscendo che il ricorso ai coefficienti di congruità di reddito, estensibile anche agli studi di settore, è legittimo da parte dell’ufficio anche quando dal verbale non emergano irregolarità. Su tema in esame si segnala la sentenza della SC n. 17840/2012, da cui emerge che in tema di applicazione di studi di settore lo scostamento dei dati reali dichiarati dal contribuente rispetto a quelli relativi alla media del settore determina la nullità dell’accertamento. Si segnala, infine, un’ulteriore sentenza della Cassazione favorevole al contribuente secondo cui gli studi di settore non possono essere applicati se il contribuente dichiara un volume di affari inferiore dimostrando con idonea certificazione le sue precarie condizioni fisiche. Pertanto se l’accertamento rivela valori che sono contestati in base a documentazione probatoria risultano inidonei a supportare accertamento stesso e per tale motivo gli studi di settore non sono applicabile Cass. 12 ottobre 2012, n. 17534 .

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 4 dicembre 2012 - 22 gennaio 2013, n. 1439 Presidente Cirillo Relatore Conti Svolgimento del processo P.M. propose ricorso avverso l'avviso di accertamento relativo all'lrpef per l'anno d'imposta 1989, con il quale era stato rettificato il reddito dichiaralo in relazione all'attività di geometra, risultando lo stesso inferiore a quello calcolato con l'applicazione dei coefficienti di reddito ex D.P.C.M. 22.12.89 con lo stesso reiterava le argomentazioni ed opposizioni già svolte attraverso il questionario inviatogli. La Commissione tributaria provinciale accoglieva. Contro tale sentenza proponeva appello l'ufficio sostenendo sia che l'Ufficio può procedere, in sede di accertamento, alla valutazione di lutti gli elementi in suo possesso, tra i quali il p.v.c sia che il contribuente non aveva fornito alcuna prova alta a respingere la pretesa erariale. Il contribuente resisteva. La Commissione tributaria Regionale rigettava l'appello rilevando che i redditi dichiarati dal contribuente erano risultati veritieri in sede di verifica generale della G.d.F il cui controllo è da considerarsi atto sostanziale, ed ancora che per il periodo d'imposta 1989, ex art. 8 co. 6 quinquies L. 165/90 il contribuente non poteva subire accertamenti induttivi sulla base di coefficienti presuntivi di reddito, avendo optato per la contabilità ordinaria a partire dal 1990. Contro tale ultima sentenza ricorre per cassazione l'amministrazione finanziaria con ricorso fondalo su duplice motivo. Il contribuente resiste depositando controricorso. Motivi della decisione 1. In via preliminare, si deve rilevare l'inammissibilità, per difetto di legittimazione, del ricorso proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, per non essere stato lo stesso parte del giudizio di appello, instaurato con ricorso della sola Agenzia delle Entrate nella sua articolazione periferica dopo l'1 gennaio 2001, con conseguente implicita estromissione dell'Ufficio periferico del Ministero ex plurimis Cass. S.U. n. 3116/06 Cass.24245/04 . 2. Le relative spese vengono compensate, non avendo tale ricorso comportato un aggravio delle esigenze difensive della controparte. 3. Il ricorrente con il primo motivo deduce, ai sensi dell'art. 360 c.p.c. numero . la violazione e falsa applicazione degli artt. 38 e 39 e 42 D.P.R. 600/73 e dell'art. 2697 c.c. ed ai sensi dell'art. 360 n. 5 c.p.c. il vizio di motivazione. Deduce che solo l'ufficio è legittimato a compiere gli accertamenti tributari servendosi e tenendo conto di tutti gli elementi disponibili, tra i quali anche le conclusioni della Guardia di Finanza, senza però che sussista alcun obbligo di conformarsi a quest'ultime. La censura è fondata. Ed invero, la CTR. nel disattendere la doglianza avanzata dall' Ufficio, ha ritenuto che la pregressa attività di verifica dei redditi compiuta dalla Guardia di finanza compendiata nel processo verbale di contestazione, avendo natura di controllo sostanziale, avrebbe esaurito il potere di accertamento da parte dell'Ufficio. 3.3.Tale conclusione non è persuasiva. 3.4. Ed invero, la legislazione applicabile individuava tra le modalità di accertamento di eventuali maggiori redditi rispetto a quelli dichiarati, il metodo analitico, quello analitico induttivo ed infine il metodo induttivo, tutti presi in considerazione dall'articolo dPR n. 600/1973. 3.5. In questo contesto si inseriva l'accertamento mediante i coefficienti disciplinato dall'art. 12 del d.l n. 69/1989. convertito in L. 27 aprile 1989 n. 154, nella versione ratione temporis vigente, che prevedeva la possibilità per gli uffici di determinare. Indipendentemente dalle disposizioni di cui all'art. 39 ult.cit ricavi, compensi e volumi di affari, nel caso di constatala incongruenza tra il volume di affari dichiarato ed il volume di affari correlabile al tipo di attività, sulla base dei coefficienti prescindendo dal regime ordinario dell'accertamento, ma tenendo conto dei coefficienti, alla quale si affiancava la necessità di preventivo interpello del contribuente che avesse indicato poste reddituali inferiori. 3.6 Tanto consente di escludere, ad onta di quanto diversamente opinato dal giudice di appello, che l’eventuale verifica compiuta dalla Guardia di Finanza possa inibire all'Ufficio di acquisire aliunde elementi relativi al reddito e, in particolare, dai coefficienti presuntivi, potendosi eventualmente porre in discussione la legittimità dell'azione accertati va allorché la Guardia di Finanza, in sede di verifica, abbia proceduto a verificare la conformità del reddito a detti coefficienti. Circostanza che non risulta in alcun modo nel caso di specie. 3.7. Errata si appalesa, pertanto, la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto che il processo verbale dì constatazione avesse esaurito la possibilità dell'Ufficio di procedere all'accertamento sulla base di coefficienti presuntivi che. dunque, prescindono dalla verifica della regolarità delle scritture contabili, offrendo al contribuente di dimostrare, in caso di scostamento del reddito dichiarato dai detti coefficienti, la non applicabilità dei coefficienti rispetto all'attività esercitata. 4. Con il secondo motivo deduce, ai sensi dell'art. 360 n. 3 c.p.c. la violazione e falsa applicazione dell'art. 8 comma 6 quinquies L. 165/90 e ai sensi dell'art. 360 n. 5 c.p.c il vizio di motiva/ione sul punto. Deduce che nel caso di specie è errato l'assunto del giudice a quo secondo il quale il ricorso ai coefficienti presuntivi di reddito era esclusa dal fatto che il contribuente aveva comunicato di voler optare, con effetto dall'anno 1990, per il regime di contabilità ordinaria. 4.1 La censura è fondata e va accolta secondo il principio già enucleato da questa Corte - al quale questo collegio intende dare continuità - secondo il quale In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l'art. 12. comma quinto, del d.I. 2 marzo 1989 n. 69, convertito, con modificazioni, nella legge 27 aprile 1989. n. 154 nel testo applicabile ratione temporis rende possibile l'accertamento dell'imponibile a mezzo di coefficienti presuntivi anche nei confronti dei soggetti che hanno optato per il regime ordinario di contabilità. Detta norma - nella parte in cui prevede che i coefficienti presuntivi di cui all'art. 11 del medesimo d.I. possono essere utilizzati ai fini della programmazione dell'attività di controllo di cui al comma primo, anche nei confronti di soggetti che hanno optato per il regime ordinario di contabilità - non può ritenersi diretta, infatti, esclusivamente alla individuazione dei soggetti in contabilità ordinaria da sottoporre ai controlli programmati sulla base dei criteri selettivi fissati dal Ministro delle finanze ai sensi dell'art. 37 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 come modificato dall'art. 6 della legge 24 aprile 1980, n. 146 , ma deve considerarsi rivolta agli uffici, ponendo a loro disposizione, anche nei confronti dei predetti soggetti, ulteriori presunzioni semplici, ritenute idonee, per la loro precisione, gravità e concordanza, a legittimare l'esercizio del potere di controllo delle dichiarazioni e quindi, se del caso, di rettifica delle dichiarazioni stesse Cass. n. 8882 del 2007 conf. Cass. n. 25694 del 2009, n. 26404 del 2005 . 4.2 Il giudice a quo ha fatto mal governo del principio enunciato affermando che. con riferimento al periodo d'imposta 1989, il contribuente non poteva subire accertamento induttivo sulla base dei coefficienti presuntivi del reddito per il solo fatto di aver comunicalo di voler optare con decorrenza 1.1.1990 per il regime di contabilità ordinaria. 5. La censura va pertanto accolta e l'impugnata sentenza va cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria Regionale delle Marche che darà applicazione al principio sopra enunciato e regolamenterà le spese del giudizio. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso proposto dal Ministero dell’Economia e della Finanze e compensa le relative spese Accoglie entrambi i motivi di ricorso Cassa la sentenza impugnala e rinvia anche per le spese ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale delle Marche.