La surrogazione dell’assicuratore sociale

Si realizza ipso facto al momento del pagamento effettuato dal surrogante nelle mani del creditore originario, a prescindere da qualsiasi manifestazione di volontà del danneggiato o dell’assicuratore.

Così la Sesta Sezione della Cassazione Civile nella sentenza n. 24509/19, depositata il 1 ottobre 2019. Il caso. Un lavoratore era caduto nel corso del 1994 dall’impalcatura in un cantiere edile dove stava lavorando, e nella caduta aveva riportato gravi danni alla persona, in forza delle quali l’INAIL aveva costituito una rendita secondo la normativa all’epoca vigente ante d.lgs. n. 38/2000 . Sei anni dopo quindi nel 2000 il lavoratore aveva sottoscritto un accordo transattivo, relativamente al diritto al risarcimento del danno, con la società che aveva realizzato l’impalcatura. Tale transazione includeva la clausola per cui la somma era a tacitazione di qualsiasi credito, e inoltre si dichiarava sciolta la società dal vincolo solidale rispetto agli altri corresponsabili. Ulteriori sette anni dopo siamo nel 2007 l’infortunato aveva agito in giudizio nei confronti del direttore dei lavori di ristrutturazione nel corso dei quali era avvenuto l’infortunio per ottenerne la condanna al risarcimento dei danni patiti. Nel giudizio il direttore dei lavori aveva chiamato in causa la società che aveva realizzato l’impalcatura, affermandone la corresponsabilità e chiedendo l’accertamento delle rispettive quote di corresponsabilità. Era intervenuta pure l’INAIL, dichiarando di volersi surrogare nei confronti di ambedue i convenuti per gli importi pagati al lavoratore in adempimento dei propri obblighi istituzionali. Mentre il giudizio di primo grado si era concluso con il rigetto delle domande dell’INAIL nei confronti della società, ritenuta non responsabile, la sentenza di secondo grado che accoglieva l’appello proposto dal direttore lavori mentre l’INAIL non aveva appellato aveva attribuito alla società una quota di responsabilità nella misura del 30% e, conseguentemente, l’aveva condannata a tenere indenne l’Inail delle somme erogate, ovviamente entro la propria quota di responsabilità. I soci della società nel frattempo scioltasi hanno proposto ricorso in Cassazione, deducendo che la volontà di surrogarsi dell’INAIL si era manifestata solo nel 2011 cioè undici anni dopo che il danneggiato aveva concluso la transazione con la medesima società e quindi in un momento in cui il diritto dell’assicurato si era oramai estinto per transazione, e pertanto ritenendo che nessuna surrogazione potesse aver avuto luogo. Quando si realizza la surrogazione dell’assicuratore sociale. La Sesta Sezione ha respinto il ricorso, ponendosi sulla scia delle Sezioni Unite che nella sentenza n. 12565/2018 hanno deciso che la surrogazione dell’assicuratore sociale, in quanto successione a titolo particolare del solvens nel diritto di credito vantato dall’ accipiens nei confronti di un terzo, si realizza ipso facto al momento del pagamento effettuato dal surrogante nelle mani del creditore originario il danneggiato , a prescindere da qualsiasi manifestazione di volontà del danneggiato o dell’assicuratore . Pertanto, nella fattispecie specifica, l’applicazione di tale principio ha determinato che a nel momento in cui venne costituita la rendita a favore del danneggiato e dunque prima dell’intervenuta transazione tra lavoratore e società dell’impalcatura l’INAIL si era istantaneamente surrogato all’infortunato b nel successivo momento in cui venne stipulata la citata transazione, il credito del danneggiato soddisfatto dall’INAIL ovvero, data la legislazione all’epoca vigente, il risarcimento del danno derivante dalla lesione dell’attitudine al lavoro si era già trasferito dalla vittima all’INAIL c il credito del lavoratore avente ad oggetto il risarcimento del danno indennizzato dall’INAIL non si estinse per effetto della transazione occorsa nel 2000, dato che in tale momento quel credito la lesione dell’attitudine al lavoro era già fuoriuscito dal patrimonio dell’infortunato ed era entrato in quello dell’INAIL, data la surrogazione ex lege . Pertanto il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile - 3, sentenza 12 aprile - 1 ottobre 2019, n. 24509 Presidente Frasca Relatore Rossetti Fatti di causa 1. Nel 1994 C.A. cadde dall’impalcatura di un cantiere edile dove stava lavorando, e riportò gravi danni alla persona. In conseguenza dell’infortunio l’Inail costituì in favore della vittima una rendita, secondo le previsioni vigenti ratione temporis del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 una rendita, dunque, corrisposta secondo le previsioni normative anteriori alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, art. 13 . 2. Nel 2000 C.A. concluse una transazione, avente ad oggetto il diritto al risarcimento del danno, con la società che aveva realizzato l’impalcatura dalla quale cadde, ovvero la G. & amp B. s.n.c Nella transazione il danneggiato dichiarò di accettare una somma di denaro a tacitazione di qualsiasi credito, e di sciogliere la società transigente dal vincolo solidale rispetto agli altri corresponsabili. 3. Nel 2007 C.A. convenne dinanzi al Tribunale di Rimini D.R. , direttore dei lavori di ristrutturazione nel corso dei quali avvenne l’infortunio, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patiti in conseguenza dell’infortunio sopra descritto. D.R. si costituì e, oltre a contestare la pretesa attorea, chiese di chiamare in causa la società G. & amp B. , assumendo la corresponsabilità di questa nella causazione del sinistro. Domandò, altresì, che nel caso in cui il Giudicante avesse ravvisato una ipotesi di corresponsabilità tra lui e la G. & amp B. , la sentenza accertasse le rispettive quote di corresponsabilità. 4. Nel giudizio appena ricordato intervenne volontariamente l’Inail, dichiarando di volersi surrogare nei confronti di ambedue i convenuti per gli importi pagati alla vittima in adempimento dei propri obblighi istituzionali. 5. Con sentenza 19 aprile 2012 n. 506 il Tribunale di Rimini rigettò le domande dell’INAIL nei confronti della G. & amp B. , ritenuta non responsabile. 6. La sentenza venne appellata da D.R. , che chiese accertarsi un concorso di colpa della G. & amp B. . Non venne impugnata dall’Inail. 7. Con sentenza 6 marzo 2017 n. 583 la Corte d’appello di Bologna accolse l’appello di D.R. , e attribuì alla G. & amp B. un concorso di colpa del 30%. La Corte felsinea ritenne, tuttavia, di condannare la suddetta società anche a rivalere l’Inail, nella suddetta misura del 30%, delle somme pagate dall’Istituto al danneggiato, nonostante l’assicuratore sociale non avesse proposto nessun appello incidentale v. sentenza d’appello, p. 5, IV capoverso . 8. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da B.D. , G.A. e G.M. , ex soci della G. & amp B. , nel frattempo disciolta, con due motivi illustrati da memoria. Nessuno degli intimati si è difeso in questa sede. L’Inail, pur non avendo notificato nè depositato alcun controricorso, ha depositato una memoria atto, di conseguenza, irricevibile. Ragioni della decisione 1. Il primo motivo di ricorso. 1.1. Col primo motivo i ricorrenti lamentano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’art. 1916 c.c Deducono che l’Inail ha manifestato la volontà di surrogarsi nei confronti della G. & amp B. solo nel 2011, undici anni dopo che l’infortunato aveva transatto la lite con quest’ultima società. Pertanto, poiché al momento della suddetta dichiarazione il diritto dell’assicurato era ormai estinto per transazione, nessuna surrogazione poteva aver avuto luogo. 1.2. Il motivo è infondato. La surrogazione dell’assicuratore sociale, in tutte le sue forme art. 1916 c.c. D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 10, ecc. è una successione a titolo particolare del solvens nel diritto di credito vantato dall’accipiens nei confronti d’un terzo. Le Sezioni Unite di questa Corte, con recente decisione, hanno stabilito che essa si realizza ipso facto al momento del pagamento effettuato dal surrogante nelle mani del creditore originario il danneggiato , a prescindere da qualsiasi manifestazione di volontà del danneggiato o dell’assicuratore. Ha affermato, in particolare, Sez. U, Sentenza n. 12565 del 22/05/2018, Rv. 648648 - 01, al par. 6.4 dei Motivi della decisione , che il codice condiziona il subingresso del surrogante al semplice fatto del pagamento dell’indennità per quel danno di cui è responsabile il terzo, senza richiedere, a tal fine, la previa comunicazione da parte dell’assicuratore della sua intenzione di succedere nei diritti dell’assicurato verso il terzo responsabile. Il subentro non è rimesso all’apprezzamento dell’assicuratore solvens. La perdita del diritto verso il terzo responsabile da parte dell’assicurato e l’acquisto da parte dell’assicuratore sono - come è stato rilevato in dottrina - effetti interdipendenti e contemporanei basati sul medesimo fatto giuridico previsto dalla legge il pagamento dell’indennità assicurativa . 1.3. Dall’applicazione di tale principio al caso di specie discende che - l’Inail si è surrogato ad C.A. , nei diritti di credito da questi vantati verso i responsabili, sin dal momento in cui costituì in suo favore la rendita prevista dalla legge, momento certamente anteriore alla transazione stipulata dall’infortunato con la G. & amp B. l’infortunio infatti avvenne nel 1994, mentre la transazione venne conclusa nel 2000 - di conseguenza il credito del danneggiato soddisfatto dall’Inail avente ad oggetto il risarcimento del danno derivante dalla lesione della attitudine al lavoro, secondo la disciplina vigente ratione temporis al momento della stipula della transazione tra C.A. e la G. & amp B. si era già trasferito dalla vittima all’Inail - ergo, il credito di C.A. , avente ad oggetto il risarcimento del danno indennizzato dall’Inail la lesione dell’attitudine al lavoro non si estinse per effetto della transazione da questi stipulata, poiché al momento della transazione di quel credito era ormai titolare l’Inail, e non più l’infortunato. 2. Il secondo motivo di ricorso. 2.1. Col secondo motivo i ricorrenti lamentano sia il vizio di omessa pronuncia, sia quello di violazione di legge. Deducono che, dopo l’intervento in causa dell’Inail, eccepirono la prescrizione dei diritti vantati dall’Istituto nella propria memoria difensiva non si precisa quale . Aggiungono che la Corte d’appello di Bologna non ha in alcun modo esaminato tale eccezione, e ribadiscono che la suddetta eccezione era fondata, perché il credito azionato dell’Inail in via di surrogazione era soggetto allo stesso termine di prescrizione cui sarebbe stato soggetto il credito della vittima ed era iniziato a decorrere al più tardi dal 2000, epoca della transazione. 2.2. Il motivo è inammissibile. Denunciare l’omesso esame di una eccezione da parte del giudice di merito è un motivo di ricorso che, per usare le parole della legge, si fonda sugli atti processuali del cui mancato esame il ricorrente si duole. Quando il ricorso si fonda su atti processuali, il ricorrente ha l’onere di indicarli in modo specifico nel ricorso, a pena di inammissibilità art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 . Indicarli in modo specifico vuol dire, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte a trascriverne il contenuto, oppure riassumerlo in modo esaustivo b indicare in quale fase processuale siano stati prodotti c indicare a quale fascicolo siano allegati, e con quale indicizzazione in tal senso, ex multis, Sez. 6 - 3, Sentenza n. 19048 del 28/09/2016 Sez. 5, Sentenza n. 14784 del 15/07/2015 Sez. U, Sentenza n. 16887 del 05/07/2013 Sez. L, Sentenza n. 2966 del 07/02/2011 . Di questi tre oneri, i ricorrenti non ne hanno assolto alcuno. Il ricorso, infatti, non indica in quale atto l’eccezione fu sollevata, in quali termini fu prospettata, in quale fascicolo e con quale affoliazione sia localizzabile il suddetto atto. Inoltre il ricorso non indica se quell’eccezione di prescrizione fu ribadita nel precisare le conclusioni, nè se fu riproposta ex art. 346 c.p.c. in appello. Ineludibile, dunque, è la dichiarazione d’inammissibilità del motivo. 3. Le spese. 3.1. Non è luogo a provvedere sulle spese, attesa la indefensio della parte intimata. 3.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 . P.Q.M. - rigetta il ricorso - dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di B.D. , G.A. e G.M. , in solido, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.