Caduta incidentale o in seguito a strattonamento? Corte d'Appello, non si capisce

Ancora una volta la Cassazione censura la omessa verifica del nesso di causalità giuridica.

A cadenza costante è possibile rinvenire una pronuncia di legittimità relativa ai criteri di causalità che regolano il campo della responsabilità aquiliana. Questa volta se n'è occupata la VI sezione Civile nella sentenza n. 13096/2017, depositata il 24 maggio 2017. Il fatto. Avendo riportato dei postumi permanenti in seguito alla caduta sul gradino di accesso di un bar, il danneggiato aveva agito nei confronti di chi, a suo dire, ne aveva determinato la caduta strattonandolo fuori dal locale. Sia il Tribunale che la Corte d'appello hanno però rigettato la domanda in particolare, la Corte d'appello ha ritenuto non raggiunta la prova del nesso di causalità tra l'azione dello strattonamento e la caduta, sul rilievo che l'unico teste escusso che era stato ritenuto attendibile aveva riferito che l'evento si fosse determinato in un inciampo autonomo del danneggiato stesso, alla cui disattenzione doveva dunque imputarsi la successiva caduta. Evidentemente non pago del risultato, il danneggiato ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza. L'errata applicazione da parte dei Giudici d'appello del criterio di causalità adeguata. A poco più di un anno di distanza dalla pronuncia della III sezione sentenza n. 3894, depositata il 29 febbraio 2016 che si era pronunciata sul criterio da seguire in ambito civilistico, ribadendo l'opzione per il più probabile che non , lasciando invece al campo penale il oltre ogni ragionevole dubbio , è toccato alla VI sezione il compito di cassare la sentenza della Corte d'appello che non ha fatto corretta applicazione dei principi che regolano la causalità giuridica. Se è vero, infatti, che un evento dannoso deve essere considerato sotto il profilo materiale causato da altro evento se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo cosiddetta teoria della ' conditio sine qua non ' , tale causalità materiale non è sufficiente per essere rilevante dal punto di vista giuridico. Deve essere dato rilievo, ricorda la Cassazione, solo a quelle serie causali che, nel momento in cui si produce l'evento causante, non appaiano del tutto inverosimili teoria della causalità adeguata o della regolarità causale in base alle leggi generali di copertura proprie delle scienze esatte applicate ai fenomeni naturali, ovvero, in assenza di tali leggi, in base alla valutazione dei dati di esperienza e della rilevazione dell'intensità delle frequenze statistiche degli accadimenti. Sempre tenendo conto la differenza esistenze tra l'accertamento della responsabilità in ambito civile da quello in ambito penale se in questo secondo caso vige la regola della prova oltre ogni ragionevole dubbio, in ambito civile è ritenuto sufficiente il diverso criterio riassunto dalla formula più probabile che non . Per la VI sezione ha sbagliato dunque, nel caso di specie, la Corte d'appello, da un lato a ridurre a mero fatto percepibile e dunque demandabile al testimone quello che è un giudizio sull'esistenza del nesso di causalità materiale, e dall'altro ad individuare nell' inciampo la causa esclusiva della caduta. Il tutto senza fornire alcuna spiegazione sul perché l'azione di strattonamento e trascinamento non avrebbe avuto alcun ruolo nell'evento-caduta.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile, sentenza 19 gennaio 24 maggio 2017, n. 13096 Presidente Amendola Relatore Olivieri Fatto e diritto Premesso - B.P. è risultato soccombente nei due gradi del giudizio di merito in ordine alla domanda di condanna al risarcimento dei danni dallo stesso proposta nei confronti di F.A. in conseguenza della illecita condotta tenuta da quest’ultimo che lo aveva strattonato trascinandolo fuori del locale ove si trovavano cagionandone la caduta sul gradino di accesso posto all’esterno con conseguenti lesioni personali esitate in postumi invalidanti permanenti - La Corte d’appello di Catanzaro con sentenza 26.5.2015 n. 705 ha ritenuto che non fosse stata raggiunta la prova del nesso di causalità tra l’azione del F. e la caduta del B. , rilevando che l’unico teste attendibile, Fo.Ni. , proprietario dell’esercizio-bar aveva riferito che il B. era inciampato nel gradino esterno e dunque l’evento lesivo-caduta doveva imputarsi causalmente alla disattenzione del danneggiato. - La sentenza di appello è impugnata per cassazione dal B. che, con un unico motivo, deduce censure di violazione di norme di diritto e vizio di motivazione, con atto tempestivamente notificato al F. presso il difensore domiciliatario in data in data 16.10.2015 - Non ha resistito l’intimato. Osserva Inammissibile deve ritenersi la censura con la quale si deduce il vizio di omesso esame di un fatto storico decisivo ex art. 360co1 n. 5 c.p.c., atteso che i fatti indicati dal ricorrente si sostanziano nella riproduzione delle dichiarazioni dei testi escussi nella istruttoria, compiutamente vagliate dal Giudice di merito che ha individuato quale teste attendibile Fo.Ni. in quanto unica persona che aveva assistito all’intero svolgimento della vicenda il teste A. si trovava all’esterno del locale ed è stato ritenuto inattendibile in quanto la sua presenza nel bar era stata smentita dalle concordi affermazioni degli altri testi il teste Fo.Ma. , altro titolare dell’esercizio-bar, si era limitato a constatare che non vi era stata colluttazione tra i due, ma dalla sua posizione non aveva visto la caduta del B. difetta pertanto il presupposto del fatto storico dimostrato in giudizio, che la Corte territoriale avrebbe omesso di considerare e che se valutato avrebbe determinato un diverso esito della lite, risolvendosi la esposizione del motivo nell’inammissibile richiesta di rivalutazione nel merito delle risultanze istruttorie, preclusa dai limiti dell’oggetto del giudizio di legittimità, circoscritto al solo controllo di legalità del provvedimento impugnato che è privo dei caratteri propri di un terzo grado di giudizio diretto al riesame del compendio probatorio in funzione di un nuovo accertamento in fatto della fattispecie controversa. Fondata deve ritenersi, invece, la censura del vizio di violazione degli artt. 40 e 41 c.p.c del tutto inesplicata, nella esposizione del motivo, è invece la censura relativa alla violazione anche degli artt. 1223, 2697, 2043 e 2059 c.c. . Il Giudice di appello ha escluso che l’azione posta in essere dal F. e descritta dal teste come strattonamento possa avere costituito causa della caduta sul gradino del B. , dovendo quella essere individuata, invece, nella stessa condotta del B. che era inciampato cfr. sentenza in motivazione il B. è caduto in terra in quanto ha inciampato nel gradino esterno. Egli in questo modo smentisce il nesso di causalità tra l’azione del F. e la caduta del B. . Non basta neppure a tal fine che il teste abbia ricondotto il motivo della caduta alla fase in cui il F. spintonava il B. inducendolo ad uscire fuori dal bar, dal momento che la stessa caduta è chiaramente ascritta ad un inciampo. Il teste ha espressamente dichiarato che il B. è inciampato nel gradino senza nient’altro aggiungere circa l’esatta causa . Il controllo di legittimità di questa Corte va quindi effettuato sulla corretta applicazione del criterio che presiede alla verifica del nesso di causalità materiale tra condotta ed evento e che rinviene la sua - sia pure incompleta - disciplina nelle norme penali e civili di cui agli artt. 40 e 41 c.p. e 1227co1 c.c Il nesso causale, infatti, è elemento costitutivo dell’illecito, e rientra tra i compiti del giudice individuare, tra le possibili concause, gli antecedenti in concreto rilevanti per la verificazione del danno, mediante l’adozione di un criterio di selezione la cui scelta - censurabile in sede di legittimità ex art. 360, primo comma n. 3, cod. proc. civ. in quanto suscettibile di essere operata in violazione di norme sostanziali - correttamente è effettuata procedendo all’identificazione della c.d. causa prossima di rilievo quale causa di per sé sufficiente a produrre l’evento -, secondo quanto dispone l’art. 41, secondo comma, cod. pen. cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 26997 del 07/12/2005 id. Sez. 3, Sentenza n. 4439 del 25/02/2014 . Tanto premesso questa Corte ha da tempo delineato i principi che debbono presiedere all’accertamento in questione, evidenziando come un evento dannoso è da considerare causato sotto il profilo materiale da un altro se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo cosiddetta teoria della conditio sine qua non ma nel contempo non è sufficiente tale relazione causale per determinare una causalità giuridicamente rilevante, dovendosi, all’interno delle serie causali così determinate, dare rilievo a quelle soltanto che, nel momento in cui si produce l’evento causante, non appaiano del tutto inverosimili cosiddetta teoria della causalità adeguata o della regolarità causale, la quale in realtà, oltre che una teoria causale, è anche una teoria dell’imputazione del danno . In tal senso viene in rilievo una nozione di prevedibilità che è diversa da quella delle conseguenze dannose, cui allude l’art. 1225 cod. civ., ed anche dalla prevedibilità posta a base del giudizio di colpa, poiché essa prescinde da ogni riferimento alla diligenza dell’uomo medio, ossia all’elemento soggettivo dell’illecito, e concerne, invece, le regole statistiche e probabilistiche necessarie per stabilire il collegamento di un certo evento ad un fatto. Nell’ambito di detta nozione di prevedibilità in tema di responsabilità aquiliana sono risarcibili anche gli eventi lesivi indiretti e mediati, purché appunto siano un effetto normale secondo il suddetto principio della causalità adeguata cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 11609 del 31/05/2005 . La nozione di normale prevedibilità intesa quale nesso logico relazionale tra l’accadimento antecedente o concomitante e l’evento susseguente è stata ulteriormente precisata da questa Corte che ha chiarito come, ai fini della riconducibilità dell’evento dannoso ad un determinato comportamento, non è sufficiente che tra l’antecedente ed il dato consequenziale sussista un rapporto di sequenza, essendo invece necessario che tale rapporto integri gli estremi di una sequenza possibile, alla stregua di un calcolo di regolarità statistica, per cui l’evento appaia come una conseguenza non imprevedibile dell’antecedente cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 15895 del 07/07/2009 Sez. L, Sentenza n. 8885 del 14/04/2010 occorre quindi dar rilievo, all’interno della serie causale, solo a quegli eventi che non appaiono - ad una valutazione ex ante - del tutto inverosimili, in base alle leggi generali di copertura proprie delle scienze esatte applicate ai fenomeni naturali, in tal senso giustificandosi il nesso relazionale causa-conseguenza secondo un giudizio di probabilità scientifica, ovvero - in assenza di tali leggiin base alla valutazione dei dati di esperienza e della rilevazione della intensità delle frequenze statistiche degli accadimenti, che consentano di desumere, per via induttiva, la esistenza del nesso eziologico cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 7997 del 18/04/2005 , dovendo - in quest’ultima ipotesi - considerarsi che non vi è piena coincidenza nel regime probatorio dell’accertamento del nesso eziologico in sede civile ed in sede penale, avuto riguardo ai differenti valori sottesi ai due processi ed infatti, nell’accertamento del nesso causale in materia civile, vige la regola della preponderanza dell’evidenza o del più probabile che non , ispirato al criterio della normalità causale, mentre nel processo penale vige la regola della prova oltre il ragionevole dubbio che risponde ad un criterio di elevato grado di credibilità razionale che è prossimo alla certezza cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 21619 del 16/10/2007 id.Sez. U, Sentenza n. 576 del 11/01/2008 . Tanto premesso il Giudice di appello ha fatto malgoverno dei principi indicati laddove a ha inteso ridurre quello che è un giudizio sulla esistenza del nesso di causalità materiale tra fatti distinti, ad un mero fatto percepibile e dunque oggettivamente rappresentabile mediante prova orale risultando quindi errata in diritto l’affermazione, posta a fondamento della ratio decidendi, secondo cui il teste non aveva indicato la causa della caduta b ha individuato nell’ inciampo la causa della caduta, estrapolando tale elemento dalla serie causale evidenziata dalla descrizione dei fatti compiuta dal teste il quale ha riferito che il F. ha preso il B. per la camicia e lo ha trascinato all’esterno del bar nel far ciò il B. è caduto in terra credo perché è inciampato nel gradino posto all’esterno della porta del bar la caduta è avvenuta mentre il F. strattonava il B. portandolo fuori dal bar cfr. sentenza, in motiv. pag. 6 , pure ritenuto attendibile dallo stesso Giudice di appello, che non dà conto b1-della ragione per cui l’azione di strattonamento e di trascinamento compiuta dal F. fino a costringere il B. all’uscita del locale, non esplicherebbe in astratto alcuna efficienza causale nell’evento - inciampo e quindi nella caduta in terra del B. , dovendo invece relegarsi tale azione a mero antefatto occasionale, inidoneo secondo l’indicato criterio di normale prevedibilità- ad innescare la sequenza causale sfociata nell’evento lesivo art. 40 c.p. b2-della affermazione per cui, qualora debba riconoscersi alla azione di strattonamento - trascinamento astratta idoneità a cagionare l’evento lesivo, rinciampo verrebbe a costituire causa eccezionale sopravvenuta idonea ad interrompere il regolare svolgimento della serie causale, assorbendo integralmente la efficienza causale dell’evento lesivo art. 41, comma 2 c.p. , non essendo indicato dal Giudice di appello il comportamento colposo del danneggiato, da solo sufficiente ad interrompere il nesso causale, o che se non tale comunque idoneo ad integrare, ai sensi dell’art. 1227, primo comma, cod. civ., un concorso di colpa che diminuisce la responsabilità del danneggiante cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 10607 del 30/04/2010 . In conclusione il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata va cassata in parte qua, con rinvio della causa alla Corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione che procederà a nuovo esame attenendosi ai principi di diritto enunciati da questa Corte in tema di accertamento del nesso di causalità materiale, sopra richiamati, e liquidando all’esito anche le spese del giudizio di legittimità. P.Q.M. accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione cassa la sentenza in relazione al motivo accolto rinvia alla Corte di appello di Catanzaro in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità. Motivazione semplificata.