Autorizzazione integrata ambientale: la tutela della salute pubblica è un bene giuridico primario

Il TAR Brescia ritiene legittima la modifica non sostanziale del provvedimento di autorizzazione integrata ambientale adottata da un ente locale, poiché a seguito del riscontrato superamento dei valori-limite di inquinamento prevalgono le ragioni di tutela della salute pubblica.

Il caso. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia Brescia, con l’ordinanza n. 200/2017 del 21 aprile scorso, si pronuncia sul ricorso proposto da una società pubblica affidataria del servizio di trattamento di rifiuti speciali non pericolosi, legittimata in virtù di apposita autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Provincia di Mantova. L’impugnazione è diretta a contestare il provvedimento con cui l’ente locale ha modificato la predetta autorizzazione, a seguito di apposita relazione dell’ARPA con cui è stata accertata un’eccessiva concentrazione di sostanze inquinanti nelle acque di scarico, nelle acque di prima falda e nei fanghi destinati al compostaggio, ove sono state rinvenute eccessive quantità di sostanze perfluoroalchiliche c.d. PFAS , notoriamente pericolose per la salute umana. Proprio in relazione a questa tipologia di sostanze, la Regione Veneto ha avviato, a partire dal 2013, una serie di azioni concordate con altre istituzioni al fine di garantire l’immediata riduzione del potenziale rischio per la popolazione. La concentrazione di sostanze inquinanti deve essere limitata sia negli impianti di depurazione che negli scarichi diretti ai corpi idrici. A seguito di tali iniziative, l’istituto Superiore di Sanità e il Ministero dell’Ambiente hanno adottato delle raccomandazioni in ordine alla necessità di rispettare dei valori limite per le predette sostanze, la cui concentrazione deve essere limitata sia negli impianti di depurazione che negli scarichi diretti ai corpi idrici. Proprio il Ministero dell’Ambiente ha adottato il D.M. 06/07/2016 che recepisce la Direttiva 2014/80/UE della Commissione Europea, nel quale sono individuati i valori soglia da rispettare per la protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento. Sulla scorta di tali fonti normative, il TAR respinge la domanda cautelare proposta dalla società ricorrente, affermando che le doglianze formali e sostanziali prospettate nel ricorso sono recessive rispetto all’acclarato pericolo per la salute pubblica. Il Tribunale ritiene inoltre rispettate le garanzie procedimentali previste a tutela della società ricorrente, dal momento che le modifiche al provvedimento di autorizzazione integrata risultano adottate in esito ad un ampio contraddittorio procedimentale instaurato tra le varie amministrazioni competenti e la stessa ricorrente, alla quale residua peraltro la possibilità di predisporre un progetto tecnico per ridurre la concentrazione delle predette sostanze inquinanti.

TAR Lombardia, sez. I Brescia, ordinanza 20 21 aprile 2017, n. 200 Presidente Calderoni Estensore Tenca Fatto e diritto Rilevato - che la Società pubblica Indecast esercita l’attività di trattamento di rifiuti speciali non pericolosi, in forza dell’autorizzazione integrata ambientale AIA rilasciata dalla Provincia di Mantova con Atto Dirigenziale n. 21/188 del 14 agosto 2012 e s.m.i. - che l’impianto è gestito dalla ricorrente per la linea di trattamento dei rifiuti liquidi speciali non pericolosi di origine industriale, recapitanti nel punto di scarico in pubblica fognatura S2, posto a monte dell’impianto di trattamento delle acque reflue urbane - che le prescrizioni introdotte dall’autorità provinciale traggono origine dalla necessità di monitorare e abbattere le concentrazioni massime di sostanze perfluoroalchiliche di seguito PFAS Evidenziato - che, a sostegno del provvedimento gravato in questa sede, la Provincia ha richiamato la relazione finale di ARPA del 14/12/2016 docomma redatta a seguito di ispezione ai sensi dell’art. 29-decies comma 3 del D. Lgs. 152/2006 ed alla luce dei risultati delle analisi di controllo della presenza di PFAS - che la relazione ha segnalato che PROGECO Società che gestisce la discarica ove ARPAV Veneto ha individuato sostanze perfluoroalchiliche ha conferito a Indecast 466 carichi di percolato, pari a 14.589 tonnellate di rifiuto, nel periodo 1/1/2016 23/11/2016 - che l’autorità preposta alla salvaguardia dell’ambiente riscontrava la presenza di PFAS nei rifiuti in ingresso, nell’acqua scaricata in pubblica fognatura, nei fanghi centrifugati ed anche nello scarico in corpo idrico superficiale del depuratore comunale - che ARPA proponeva di monitorare tutte le matrici ambientali interessate come recettori, e in particolare le acque superficiali e sotterranee, suolo e sottosuolo, al fine di verificare se vi sia stata o è in atto una contaminazione ambientale - che la Provincia riferisce che i valori acclarati, con riferimento ai PFBS, erano pari a 44,547 g/L nelle acque di depurazione in uscita e 33 g/L nel fango centrifugato destinati ad impianti di compostaggio , a fronte di un limite pari a 3 g/L fissato nel DM 6/7/2016 - che nelle acque di falda si sarebbe accertata la presenza di PFBS in quantità consistenti, pari a 1,712 g/L, anche se nei limiti di legge - che, in buona sostanza, l’ARPA risulta aver constatato la presenza di PFAS nelle acque di scarico, nelle acque di prima falda e nei fanghi destinati al compostaggio e quindi allo spandimento nei terreni Dato atto - che, sul punto, la nota dell’Istituto Superiore di Sanità del 6/4/2016 docomma Provincia , nel rispondere a una richiesta avanzata dal Ministero dell’Ambiente su sollecito della Regione Veneto in ordine alla definizione per i composti PFAS di limiti allo scarico in acque superficiali, conclude affermando la necessità di raggiungere la virtuale assenza in tutte le emissioni e scarichi nei corpi idrici. Nella consapevolezza dei limiti tecnologici esistenti, si raccomanda pertanto di adottare le migliori tecnologie, idonee a mantenere i valori più bassi possibili in scarico per le sostanze in oggetto, rispettando, in via provvisoria, i seguenti valori limite di performance tecnologica PFOS 0,03 g/l PFOA 0,5 g/l PFBA 0,5 g/l PFBS 0,5 g/l PFAS 0,5 g/l - che con nota 11/5/2016 docomma allegato 22 fascicolo digitale , il Ministero dell’Ambiente, rispondendo ad una richiesta di chiarimenti della Regione Veneto in ordine alla definizione delle concentrazioni limite per gli scarichi di cui alla nota appena citata , riteneva che i valori limite proposti debbano essere applicati sin da subito e comunque, adottando le migliori tecnologie disponibili idonee al raggiungimento degli stessi, mediante l’adeguamento degli impianti di depurazione - che il Ministero dell’Ambiente con decreto del 06/07/2016 ha recepito la Direttiva 2014/80/UE della Commissione del 20/06/2014, che modifica l’allegato II della Direttiva 2006/118/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento - che, con il predetto decreto, il Ministero ha previsto anche per le sostanze perfluoroalchiliche valori soglia da considerare per la valutazione dello stato chimico delle acque ai quali l’Istituto Superiore di Sanità si è sostanzialmente allineato Ritenuto - che i rilievi suesposti rendono l’atto impugnato impermeabile alle censure sostanziali sollevate dalla parte ricorrente, in quanto risulta acclarata una situazione di pericolo per la salute pubblica - che anche le doglianze formali dedotte sembrano recessive a fronte di una vicenda che impone di adottare tempestivamente misure efficaci - che, peraltro, le nuove prescrizioni sono state impartite all’esito di un contraddittorio sufficientemente ampio instaurato con Indecast dalla Conferenza di Servizi 26 ottobre 2016 sino alla data dell’atto gravato - che, a salvaguardia degli interessi di cui è portatrice la Società ricorrente, il provvedimento di cui si controverte riserva all’operatore economico la possibilità di elaborare un progetto tecnico specifico per l’abbattimento dei PFAS, al fine di rispettare le concentrazioni imposte sui rifiuti conferiti all’impianto - che in conclusione difetta il fumus boni juris del ricorso, avendo l’amministrazione agito nel giusto contemperamento dei valori in conflitto P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia Sezione Prima , respinge la suindicata domanda cautelare. Compensa le spese della presente fase. La presente ordinanza è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.