L’I.M.I., la professione forense e l’eterogenesi dei fini

L’I.M.I. International Market Information System è un registro europeo, che prevede l’iscrizione di autorità per finalità fondamentalmente amministrative e commerciali nondimeno se ne ricavano precise ricadute chiaramente non volute sulla validità del titolo di avvocato acquisito all’estero die Heterogonie der Zwecke.

Storie di circolari, comunicazioni e piattaforme. Un poco di storia. Risale al 2013 una circolare del CNF n. 20-C-2013 del 25.09.2013, poi confermata dalla circolare n. 1-C-2016 del 03.02.2016 nella quale si individuava l’autorità rumena competente al rilascio del titolo di avvocato al di là del merito, la scelta cadde su l’unica istituzione indicata dalla Romania quale autorità competente in materia attraverso il sistema di cooperazione tra Stati Membri dell’Unione Europea denominata IMI . I riscontri erano documentati una nota del Ministero della Giustizia italiano Direzione generale degli affari civili prot. n. AMM 015534E del 20.09.2013 , ed una comunicazione di un funzionario del Ministero dello stato estero prot. n. 33860 del 07.05.2013 convergenti su quest’indicazione di metodo, in tempi più prossimi ripresa dalla Suprema Corte sentenza n. 6463/16 . La piattaforma IMI International Market Information System è diventata così perno della valutazione di congruità del titolo di avvocato acquisito nei Paesi dell’Unione, in ragione da parte dei suoi assertori dell’art. 3, comma 1, del Regolamento UE 1024/2012, che conferisce al sistema IMI un ambito di applicazione generale. Accadde in particolare ma il tema riveste persistente attualità soprattutto in taluni Fori che al soggetto con titolo acquisito in Romania venisse contestata la carenza dei requisiti per l’iscrizione all’albo degli avvocati nel nostro Paese, siccome elencati nell’art. 17 della Legge professionale italiana l. n. 247/2012 . Quella storia è oggi anche cronaca. Il sistema IMI e la normativa europea in materia di avvocati. Norma fondamentale per dirimere la disputa tra i contendenti è senz’altro l’art. 3 della direttiva 16.02.1998 n. 98.05 CE, siccome norma che si occupa in modo specifico della professione forense, a norma del quale l’autorità competente dello Stato membro ospitante procede all’iscrizione dell’avvocato su presentazione del documento attestante l’iscrizione di questi presso la competente autorità dello Stato membro di origine. Sull’interpretazione della disposizione incombe l’alea del riferimento a detto sistema IMI, quale criterio utilizzato dallo Stato ospitante, ma ritengo che il riferimento vada introdotto attraverso opportuni interrogativi. - Il titolo di avvocato rilasciato da un’organizzazione di uno Stato membro ai fini dell’esercizio dell’attività al proprio interno è sufficiente all’esercizio del diritto di stabilimento e dunque all’esercizio dell’attività in altro Paese, c.d. ospitante ? - Il titolo di avvocato di cui sopra può essere rilasciato solo da un’organizzazione iscritta alla piattaforma IMI? - La qualifica professionale forense rientra tra quelle soggette a riconoscimento automatico a mezzo del sistema IMI? Si tratterebbe rivelo il senso del richiamo filosofico proposto nel titolo di una finalità non perseguita espressamente dai creatori della piattaforma, che è invece un sistema di cooperazione tra gli Stati dell’Unione pensato per ragioni essenzialmente amministrative e commerciali. Si tratta infatti di una piattaforma informatica multilingue, accessibile tramite Internet, che collega in rete soggetti degli Stati membri per agevolarne il confronto al fine ulteriore di una migliore cooperazione amministrativa tra gli stessi Stati. Il sistema IMI è stato istituito con Regolamento UE n. 1024/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, entrato in vigore il 05 dicembre 2012 con contestuale abrogazione del precedente regolamento IMI . Il Provvedimento è foriero di indicazioni utili. In particolare, nei considerando viene precisato che Il sistema di informazione del mercato interno IMI è un’applicazione software accessibile tramite internet, sviluppata dalla Commissione in collaborazione con gli Stati membri, al fine di assistere gli Stati membri nell’attuazione concreta dei requisiti relativi allo scambio di informazioni stabiliti in atti dell’Unione fornendo un meccanismo di comunicazione centralizzato che faciliti lo scambio di informazioni transfrontaliero e la mutua assistenza . Ex art. 1, oggetto del Regolamento è il seguente Il presente regolamento stabilisce i requisiti per l’uso di un sistema di informazioni del mercato interno IMI , per la cooperazione amministrativa, compreso il trattamento di dati personali, tra le autorità competenti degli Stati membri e tra le autorità competenti degli Stati membri e la Commissione . I predicati normativi confermano dunque l’indicazione di sintesi che vede in questo soggetto nulla più che un luogo virtuale utile al confronto tra operatori dell’Unione. Viceversa, nessuna norma del Regolamento attribuisce all’IMI il potere di riconoscimento della legalità di un titolo, quale quello di avvocato. Del resto, sul piano generale, l’art. 3 comma 2 del Regolamento precisa che Nulla nel presente regolamento ha l'effetto di rendere obbligatorie le disposizioni di atti dell'Unione che non hanno carattere vincolante . Va detto che la lentezza del nostro legislatore nel dettagliare gli impegni comunitari è in questa materia allarmante lo Schema di decreto legislativo recante l’Attuazione della direttiva 2005/36/ce relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE, che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell'adesione della Bulgaria e della Romania , approvato dal Ministero in data 23 ottobre 2007, non ha avuto il giusto seguito in Parlamento, ancorché la relazione illustrativa ponesse in giusto rilievo l’urgenza dell’approvazione di norme coerenti con le indicazioni europee. Lex specialis. Allo stato attuale, i criteri generali e le disposizioni di dettaglio compongono un corpo frastagliato sul quale incastrare le singole vicende. Resta da considerare per la validità del documento di abilitazione se l’estensione del criterio di scelta fondato sull’iscrizione all’IMI sia coerente con i vincoli normativi, sia letterali sia assiologici. Non può sfuggire all’interprete un dato sistematico la normativa europea annovera disposizioni di dettaglio con riferimento alla professione forense, le quali possono ragionevolmente escludere l’applicazione di paradigmi normativi di portata generale, quali si assumono essere le disposizioni sull’IMI. La posizione trova conferma in importanti statuizioni della Corte di Cassazione, in particolare nell’assunto in forza del quale l’iscrizione nella sezione speciale dell’Albo degli Avvocati comunitari stabiliti è ai sensi dell’art. 3, comma 2, della direttiva 98/05/CE e dell’art. 6, comma 2, d.lgs. n. 96/ 2001, subordinata alla sola condizione della documentazione dell’iscrizione presso la corrispondente Autorità di altro Stato membro Cass. n. 4252/16 già Cass. SS.UU. n. 28340/11 . In conclusione, non sembra residui spazio per una deviazione da questo insegnamento della Suprema Corte, nella specie a favore di una magnificazione del sistema IMI. Nessuno spazio, conseguentemente, per un’eterogenesi dei fini piuttosto, come disse Qualcuno date a Cesare quel che è di Cesare.