Gli atti amministrativi si notificano al domicilio della società e non al liquidatore

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco In tema di notifiche, la società posta in liquidazione non perde la propria capacità processuale, conseguentemente gli atti devono essere notificati alla sede della società in liquidazione e non presso il domicilio del liquidatore. Con queste conclusioni la sezione 8 della Commissione tributaria regionale del Lazio nella Sentenza 106/2005 depositata il 15 settembre 2005, e qui leggibile tra gli allegati, ha stabilito che una società di capitale, pure se posta in liquidazione, non perde mai la propria capacità processuale inoltre, qualora la rappresentanza ed il destinatario delle notificazioni non siano state specificatamente previste in sede di messa in liquidazione della società presso il domicilio del liquidatore, quello della sede legale della società, rimane il luogo presso cui queste notificazioni devono essere regolarmente formalizzate. IL FATTO Con un avviso di rettifica, l'Ufficio Iva di Roma, a mezzo del servizio postale, rettificava la dichiarazione presentata da una società a responsabilità limitata presentata per l'anno d'imposta 1983. In data 17 ottobre 1992 lo stesso Ufficio Iva notificava alla società la sospensione del rimborso relativo all'imposta Iva richiesta a rimborso con la dichiarazione relativa all'anno 1980. L'Ufficio motivava la sospensione del rimborso presentato con l'esistenza di un debito erariale che scaturiva dall'avviso di rettifica relativo all'anno 1983, notificato a mezzo servizio postale al liquidatore della società, avviso di rettifica che, non opposto, aveva determinato un debito erariale che precludeva l'esecuzione del rimborso richiesto. La Commissione tributaria provinciale di Roma, ritenendo, tra l'altro, corretta la notifica eseguita personalmente nei confronti del liquidatore, respingeva il ricorso presentato dalla società. Contro tale decisione la società, rivolgendosi alla Commissione tributaria regionale del Lazio, proponeva appello tra le altre eccezioni sollevate, la società sosteneva la nullità della notifica eseguita presso il domicilio del liquidatore che, tra l'altro, non aveva mai materialmente ricevuto l'atto inviato a mezzo del servizio postale, sosteneva inoltre il contribuente che la inesistente notifica dell'avviso di rettifica, rendeva illegittimo il conseguente atto di diniego del rimborso. La Ctr del Lazio con ordinanza invitava l'Amministrazione finanziaria, a depositare gli atti da cui potesse rilevare i dati fiscali della società e del liquidatore, nonché l'avviso di rettifica completo della relazione di notificazione. LA SENTENZA L'appello presentato dalla società è stato accolto dalla Commissione tributaria regionale del Lazio. Nel caso di messa in liquidazione di una società, citano i giudici regionali, questa non perde la propria capacità processuale, con la conseguenza che gli atti devono essere notificati al domicilio della stessa società in liquidazione e non a quello dell'ultimo rappresentante Cassazione 53873 del 1 dicembre 1989 , e tale orientamento, espresso in tema di notifica di atti processuali civili, è applicabile anche in sede di notifica degli atti amministrativi. In sede di denuncia della messa in liquidazione, prosegue il collegio giudicante, è facoltà della società di indicare il domicilio del liquidatore, così che questi assume la rappresentanza legale e diviene destinatario delle possibili notificazioni. In mancanza di tale indicazione come nel caso di specie il domicilio fiscale presso cui effettuare le notificazioni rimane quello della sede legale o il diverso indicato nella denuncia di cessazione. Pertanto la notificazione avvenuta per posta al domicilio personale del liquidatore deve essere considerata nulla inesistente . Venendo meno la legittimità dell'atto presupposto, risulta affetto da illegittimità anche il conseguente atto di diniego del rimborso.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione ottava - sentenza 12 aprile-15 settembre 2005, n. 106 Presidente Caruso - Relatore Zucchelli Ricorrente Vivai della Storta Srl Fatto L'Ufficio Iva di Roma notificava in data 15 dicembre 1986, a mezzo servizio postale, una rettifica della dichiarazione Iva per l'anno 1983 presentata da Vivai della Storta Srl. In data 17 ottobre 1992 lo stesso Ufficio notificata alla contribuente la sospensione del rimborso relativo all'anno di imposta 1980 derivante dalla dichiarazione ai fini Iva presentata in data 5 marzo 1981. Avverso l'atto di sospensione del rimborso per la sussistenza di un debito erariale derivante dalla detta rettifica, ricorreva la contribuente alla Commissione tributaria di primo grado, lamentando 1. violazione e falsa applicazione dell'articolo 56 del Dpr 633/72 e dell'articolo 60 del Dpr 600/73. Osservava la contribuente che l'avviso di rettifica che ha causato la sospensione è stato notificato a mezzo raccomandata, mai ricevuta dal liquidatore della società, essendo stata la stessa inviata ad un indirizzo errato individuato dall'Ufficio in Via Savoia 44 a Roma. Osserva, viceversa, che dalla comunicazione effettuata ai sensi dell'articolo 35 del Dpr 633/72 l'indirizzo del liquidatore era stato correttamente indicato in via della Storta 795 in Roma. 2. Violazione dell'articolo 54 del Dpr 633/72. Osservava che la rettifica riguardava un recupero di tassazione per l'anno 1983, recuperando l'importo del credito Iva del 1980 per lire 6.847.000 nell'erronea convinzione che la domanda di definizione ai sensi dell'articolo 20 della legge 516/82, presentata dalla contribuente quale integrazione semplice, fosse un'istanza di condono completo, importante la rinuncia al rimborso suddetto. L'Ufficio non si costituiva. Con sentenza 332/01 del 19 settembre-4 ottobre 2001 la Commissione tributaria provinciale di Roma respingeva il ricorso. Osserva la Commissione che 1. manca la prova che il ricorso sia stato inoltrato anche all'Ufficio Iva competente 2. esso è rivolto contro un atto non definitivo e non è stata esperita la procedura per consolidare il silenzio rifiuto dello stesso 3. la notificazione alla liquidatrice appare conforme alla norma. Avverso la detta sentenza propone appello la contribuente con atto notifico il 4 novembre 2002, lamentando 1. il provvedimento di sospensione del rimborso per l'esistenza di carichi tributari pendenti è da considerarsi provvedimento definitivo autonomamente impugnabile ai sensi dell'articolo 19 del D.Lgs 546/92. Erroneamente la Commissione applica l'articolo 21 del citato decreto il quale riguarda i casi in cui il rifiuto del rimborso è realmente tacito e non quelli, come la fattispecie, in cui la così detta sospensione nasconde un rifiuto motivato dalla pendenza di un carico tributario. 2. La notificazione dell'avviso di rettifica da cui scaturirebbe il debito tributario è da considerare nulla. Infatti la ricorrente, la notificazione è avvenuta per posta poiché la liquidatrice della società, signora Luigia Redovini, risultava sconosciuta presso l'indirizzo di Roma, Via Savoia 44 ove l'Ufficio aveva tentato la notificazione stessa. Osserva la ricorrente che la signora Redovini aveva dichiarato, all'atto della dichiarazione di cessazione di attività, il suo indirizzo fiscale in via della Storta 795. La mancata notificazione dell'atto presupposto, cioè la rettifica della dichiarazione, rende illegittimo l'atto conseguente, ovvero il diniego di rimborso basato sulla supposta preesistenza del debito stesso. 3. La dichiarazione integrativa presentata ex lege 516/82 non conteneva una definizione automatica delle posizioni degli anni 1979-1981, poiché non conteneva la rinuncia al credito precedente. A riprova, osserva la ricorrente, il pagamento in sede di definizione era avvenuto con la corresponsione di lire 3000 e con l'indicazione di altre integrazioni di imposta e con l'integrazione con estinzione automatica della controversia . 1. L'inammissibilità del ricorso di primo grado diretto contro un atto non definitivo, ovvero una semplice sospensione del rimborso e non un rifiuto. 2. L'inammissibilità del ricorso anche considerando l'atto quale rifiuto tacito, non essendo stata esperita la procedura di cui all'articolo 22, comma 2 del D.Lgs 546/92. 3. La correttezza della notificazione dell'avviso di rettifica al domicilio della liquidatrice individuato, dall'interrogazione anagrafica, in Via Savoia 44. Con ordinanza 19 agosto 2004 del 16 novembre-16 dicembre 2004, la Commissione tributaria regionale chiedeva all'Amministrazione finanziaria di depositare 1. dichiarazione di inizio dell'attività della Società Vivai La Storta Srl, dal quale risulti con certezza la data di presentazione ed il domicilio fiscale della società e del legale rappresentante 2. dichiarazione di fine attività della Società Vivai La Storta Srl, dalla quale risulti con certezza la data di presentazione ed il domicilio fiscale del liquidatore della società 3. avvisto di rettifica relativo all'anno 1981, completo della relazione di notificazione 4. una relazione dell'Amministrazione che specifichi lo stato attuale del recupero a tassazione relativo all'Iva del 1983 e del rimborso richiesto dalla società. Con nota 2005/48206 del 4 marzo 2005 l'Ufficio ottempera all'ordinanza. Diritto In via preliminare occorre rilevare che il ricorso di primo grado è ammissibile poiché diretto contro atto definitivo. Nonostante il lessico utilizzato sospensione del rimborso lo stesso si appalesa con contenuto decisorio, attesto che opera un riferimento ad un debito di imposta da compensare e quindi contiene gli elementi sostanziali di un provvedimento definitivo manifestazione della volontà dell'amministrazione di effettuare la compensazione, motivazione dell'atto. Nel merito, la legittimità del rifiuto di rimborso scaturisce dall'esistenza di un atto presupposto, cioè l'avviso di rettifica per l'anno di imposta 1983, che, in effetti, non è stato mai portato a conoscenza della contribuente. Infatti, nel caso di messa in liquidazione di una società, la stessa non perde la propria capacità processuale, con la conseguenza che gli atti devono essere notificati al domicilio della stessa società in liquidazione e non a quello dell'ultimo rappresentante cfr. Cassazione 53873/89 . Il ragionamento giuridico utilizzato dalla Cassazione nella citata sentenza, relativo in detta fattispecie agli atti processuali civili, è condivisibile anche in sede di notificazione degli atti amministrativi atteso il richiamo alle norme del Cpc operato, a contrario, dell'articolo 60 Dpr 600/73. In particolare, in sede di denuncia della messa in liquidazione della società è facoltà della stessa indicare il domicilio del liquidatore, ai sensi dell'articolo 35 Dpr 633/72, così che questi assume la rappresentanza legale e diviene destinatario delle possibili notificazioni. In mancanza di tale indicazione, come nel caso di specie, il domicilio fiscale presso cui effettuare le notificazioni rimane quello della sede legale o il diverso indicato nella denuncia di cessazione, sia pure in persona del liquidatore pro-tempore. Pertanto nella specie la notificazione avvenuta per posta al domicilio personale del liquidatore, e nona questi nella carica presso il domicilio fiscale e sede legale della società in liquidazione, si deve considerare nulla. Venendo meno la legittimità dell'atto presupposto, risulta affetto da illegittimità anche il conseguente atto di diniego del rimborso. L'appello, dunque, è da accogliere. Sussistono, comunque, giustificati motivi per la compensazione integrale delle spese, competenze ed onorari dei due gradi del giudizio. PQM Accoglie l'appello. Compensa integralmente tra le parti le spese, competenze ed onorai dei due gradi del giudizio.