Sulle esenzioni Ici è vietato lo scambio di immobili

L'ente pubblico che concede ad un altro un proprio fabbricato perde il diritto all'agevolazione. Interpretazione restrittiva del Palazzaccio

Ristretto il campo delle esenzioni Ici per gli enti pubblici. Infatti non hanno diritto all'agevolazione quelli che, in virtù di una legge, danno un immobile di loro proprietà ad altro ente pubblico per un fine istituzionale proprio di quest'ultimo. L'accesso all'agevolazione si ha soltanto quando l'ente proprietario dell'immobile svolge nel fabbricato una propria funzione istituzionale. La Cassazione, con la sentenza 22157/06 del 16 ottobre leggibile tra gli allegati, ha accolto il ricorso del comune di Teramo contro la provincia perché questa non aveva pagato il tributo su un immobile di sua proprietà ma che, per legge, era stata costretta a cedere al provveditorato agli studi. Dunque, l'articolo 7 del D.Lgs 504/92 che contempla i casi di esenzione è stato applicato restrittivamente perché, ha detto il Collegio, si tratta di una norma eccezionale e quindi preclude un'interpretazione estensiva o analogica della disposizione in esame . Il primo comma dichiara esenti dall'imposta, tra gli altri, gli immobili posseduti dalle province, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali . In sostanza la norma di esenzione richiede, alla stregua del suo inequivoco tenore letterale, che l'immobile sia adibito ad un compito ad un compito istituzionale dello stesso ente che lo possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale e che sarebbe perciò soggetto passivo d'imposta, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del D.Lgs 504/92 e non a compiti istituzionali di soggetti pubblici diversi, cui pure l'ente proprietario abbia in ipotesi l'obbligo, per disposizione di legge, di mettere a disposizione l'immobile, restando però del tutto estraneo alle funzioni ivi svolte . E infatti i presupposti per il diritto all'agevolazione possono essere riassunti in tre punti L'ente pubblico gode dell'esenzione dall'Ici quando è proprietario di un bene che ha utilizzato per fini istituzionali suoi propri Non ha diritto all'agevolazione, invece, quando i locali sono messi a disposizione di un altro ente pubblico per il suo fine istituzionale Il fatto che l'uso del bene sia stato previsto da una legge non rileva. La provincia di Teramo, quindi, dovrà l'Ici al comune su un immobile che aveva messo a disposizione del provveditorato agli studi ma non aveva usato per un suo fine istituzionale. Questa vicenda, a dire il vero, ha creato qualche difficoltà interpretativa. Infatti, mentre sia la commissione tributaria provinciale sia quella regionale avevano dato torto al creditore d'imposta la Cassazione ha ribaltato completamente i termini della decisione ritenendo che il debito verso il fisco doveva essere sanato. E lo ha fatto accogliendo il secondo motivo del ricorso presentato dalla provincia. La difesa aveva infatti sostenuto la violazione e falsa applicazione dell'articolo 7 assumendone l'inapplicabilità alla fattispecie. In altri termini, il fatto che l'immobile fosse stato dato in uso in virtù di una legge specifica, la 267/00, non legittimava la provincia a non pagare il tributo. deb.alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 23 giugno-16 ottobre 2006, n. 22157 Presidente Favara - Relatore D'Alessandro Pm Maccarone - parzialmente conforme - Ricorrente Comune di Teramo - Controricorrente Provincia di Teramo Svolgimento del processo Il Comune di Teramo propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro la sentenza della Commissione tributaria regionale dell'Abruzzo che, rigettando l'appello dello stesso Comune contro la sentenza di primo grado, ha affermato che gode dell'esenzione dall'Ici prevista dall'articolo 7, comma 1, lettera a , del D.Lgs 504/92 un immobile di proprietà della Provincia di Teramo, adibito a sede degli uffici del Provveditorato agli Studi. Resiste con controricorso la Provincia di Teramo. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo il Comune di Teramo lamenta la nullità della decisione per difetto assoluto di motivazione e comunque l'omesso esame delle argomentazioni da esso svolte riguardo all'insussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell'esenzione. 1.1. Il mezzo è infondato. La motivazione della sentenza dà adeguato conto delle ragioni della decisione, che poggia sull'assunto che nella specie ricorrano sia il presupposto soggettivo dell'esenzione, essendo l'immobile di proprietà della Provincia, sia quello oggettivo, rappresentato dall'utilizzo a fini istituzionali dell'immobile stesso. L'obbligo di motivazione della sentenza, d'altro canto, non comporta la necessità di confutare ogni contraria argomentazione svolta in diritto dalle parti, ma impone solamente al giudice di rendere palese il percorso logico su cui la decisione si fonda. 2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione sia della norma di esenzione di cui all'articolo 7, comma 1, lettera a , del D.Lgs 504/92, assumendone l'inapplicabilità alla fattispecie, sia delle norme del Tu 267/00, che individuano i compiti istituzionali della Provincia. 2.1. Il secondo motivo è fondato. L'articolo 7, comma 1, lettera a , del D.Lgs 504/92 dichiara esenti dall'imposta, tra gli altri, gli immobili posseduti dalle province, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali . Occorre dunque verificare nella specie, trattandosi di bene appartenente alla Provincia di Teramo, se l'immobile in questione sia destinato ad un compito istituzionale della Provincia stessa. La soluzione affermativa fornita dal giudice di appello si fonda sulla considerazione che la Provincia ha l'obbligo di fornire i locali per il . Provveditorato agli Studi articolo 12, comma 2, legge 23/1996 , cosicché, mettendo a disposizione tali locali, essa assolverebbe ad un fine istituzionale. Tale ragionamento poggia tuttavia su un evidente equivoco, in quanto la norma di esenzione richiede, alla stregua del suo inequivoco tenore letterale, che l'immobì1e sia adibito ad un compito istituzionale dello stesso ente che lo possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale e che sarebbe perciò soggetto passivo dell'imposta, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del D.Lgs 504/92 e non a compiti istituzionali di soggetti pubblici diversi, cui pure l'ente proprietario abbia in ipotesi l'obbligo, per disposizione di legge, di mettere a disposizione l'immobile, restando però del tutto estraneo alle funzioni ivi svolte. Il carattere eccezionale proprio delle norme di esenzione preclude d'altra parte una interpretazione estensiva o analogica della disposizione in esame, che deve ritenersi pertanto inapplicabile alla fattispecie. 3. Rigettato il primo motivo ed accolto, dunque, il secondo, la sentenza impugnata deve essere cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, con il rigetto del ricorso introduttivo della Provincia. Trattandosi di questione nuova, si reputa equo disporre la compensazione delle spese dell'intero giudizio. PQM La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo della Provincia compensa le spese dell'intero giudizio.