Diritto di cronaca, tutela a maglie larghe. Manuale di difesa per editori e cronisti

di Flaminia Longobardi

di Flaminia Longobardi* Il diritto di cronaca sebbene rinvenga il suo fondamento nel principio costituzionale della libera manifestazione del pensiero, nel senso più ampio del termine, non gode di alcuna disciplina a livello legislativo che ne regoli il concreto esercizio, né tanto meno risulta efficacemente tutelato in ambito giudiziale con conseguenze delegittimanti per il diritto di cronaca nella sua natura di diritto individualistico, garantito ex se, a vantaggio di chi, per contro, lamenta una presunta lesione dei diritti della personalità. Il giudizio di diffamazione a mezzo stampa nella prassi A livello strettamente procedurale, il soggetto che lamenta una presunta lesione nella sfera dei diritti della personalità, occorsa in seguito alla pubblicazione di notizie che lo riguardano, gode di differenti strumenti giudiziali idonei a tutelare ogni suo diritto. La lesione di detti diritti, infatti, comporta la facoltà di agire in sede penale per l'accertamento del reato di diffamazione a mezzo stampa, il quale è punito, ai sensi dell'articolo 595 Cp e della legge speciale sulla stampa, con la reclusione fino a sei anni, nonché attraverso la riparazione pecuniaria prevista ex articolo 12 legge 47/1948 ed ancora attraverso forme di riparazione specifica, quali la pubblicazione dell'emananda sentenza ex articolo 186 Cp e 120 Cpc, nonché attraverso il risarcimento del danno derivante dal reato ai sensi dell'articolo 185 Cp, per il quale si può agire sia mediante costituzione di parte civile nel processo penale, sia mediante distinto giudizio proposto dinanzi al giudice civile. Se ciò non bastasse, al soggetto è offerta un'ulteriore forma di tutela, la quale gli consente di ricorrere dinanzi il Tribunale civile per l'accertamento dell'illecito ex articolo 2043 Cc, senza pertanto una preventiva pronuncia del giudice penale volta all'accertamento del reato. In questo caso, è concesso demandare al giudice civile, da una parte, l'accertamento incidenter tantum dei presupposti del reato e la conseguente eventuale condanna degli autori del fatto alla riparazione del danno ed al risarcimento dello stesso in ragione dei combinati disposti degli articoli 12 legge 47/1948, articolo 185 e 186 Cp, con esclusione unicamente della sanzione detentiva dall'altra parte, è possibile richiedere, nella medesima sede, l'accertamento dei presupposti a fondamento dell'illecito civile ex articolo 2043 Cc e il conseguente risarcimento del danno. Si evidenzia come quest'ultimo strumento giudiziario, risulta di quantomeno dubbia legittimità, dal momento che viene richiesto al giudice civile di procedere all'accertamento del reato, non con la finalità di utilizzare detto accertamento per l'individuazione dell'illecito, ma in ragione della più ampia facoltà di condannare il convenuto che pertanto non è reo alle sanzioni previste dal codice penale per la commissione del reato di diffamazione a mezzo stampa !! . Nella prassi attuale, la suddetta promiscuità di azioni giudiziarie, comporta la scelta, pressoché univoca, dei soggetti lesi nei diritti della personalità, ad escludere il ricorso alla querela dinanzi il giudice penale, innanzitutto perché, ad oggi, la lesione dei diritti della personalità non è più sentita come reato dall'opinione pubblica, infatti, ciò a cui si tende non è più la necessità di ottenere giustizia mediante la pena detentiva dell'autore della pubblicazione, ma bensì di ricevere, laddove possibile, il ristoro dei danni che facilmente si traduce in un ingiustificato arricchimento. Invero, la richiesta trova fondamento nella lesione di un diritto di incerta definizione e, pertanto, ancor più incerti, risultano i criteri di liquidazione del danno patrimoniale che, a riprova di quanto detto, vengono valutati, secondo orientamento della giurisprudenza dominante, su base equitativa. In secondo luogo, la querela per diffamazione comporta per il proponente il rischio di un accertamento del reato che dia esiti negativi ed, in tal caso, la facoltà del giudicante di procedere su istanza di parte o d'ufficio nei confronti del querelante, con le conseguenze dannose che ciò comporterebbe. Di contro, l'azione civile, oltre a non comportare alcun rischio di contro querela, consente la formulazione di richieste risarcitorie di notevole entità - spesso si assiste a richieste milionarie di risarcimento danni - che di per sé non comportano alcun rischio, se non l'eventuale rigetto della domanda. Viceversa, nella prassi giudiziale ormai consolidata, la difesa non ha a disposizione gli stessi ampi mezzi di tutela riservati all'accusa, infatti, usualmente, l'autore e/o editore si limitano alla mera contestazione della lesione dei diritti della personalità del querelante/attore, senza mai avanzare un'autonoma richiesta di tutela del diritto di cronaca ex sé. Orbene, qualora il giudice accerti l'insussistenza della lesione dei diritti della personalità, la domanda proposta risulterà, di conseguenza, infondata in fatto e diritto, oltre che assolutamente pretestuosa. Ma, in effetti, una pronuncia in tal senso, allo stato, non comporta alcuna conseguenza negativa per chi, con leggerezza, introduce una lite temeraria, ossia di colui che propone la domanda senza procedere all'accertamento preventivo dell'oggettiva sussistenza di una lesione all'onore, fondando la pretesa unicamente su un sentimento soggettivo ed, in quanto tale, insuscettibile di tutela da parte dell'ordinamento. L'attuale orientamento comporta evidenti pregiudizi, principalmente, in capo all'autore ed all'editore titolari del diritto di cronaca, i quali patiscono una lesione che si traduce in una serie di danni che, ad oggi, non vengono opportunamente lamentati, né tanto meno rifusi determinando, peraltro, un danno indiretto per l'intera collettività in relazione al suo diritto di essere correttamente informata oltre alla indubbia conseguenza di un'inutile aggravio del ruolo giudiziario. LA LESIONE DEL DIRITTO DI CRONACA ED I DANNI AL GIORNALISTA, AL DIRETTORE E/O EDITORE Una citazione/querela di terzo volta alla censura di un articolo legittimo nella forma e nel contenuto, sia fatto idoneo di per sé a cagionare una lesione del diritto di cronaca sia dell'autore - giornalista o direttore - che dell'editore. Infatti, detta censura costituisce fatto illecito, riconducibile alla previsione dell'articolo 2043 Cc ed articolo 2059 Cc. Ad ogni buon fine, si rappresentano di seguito i danni suscettibili di risarcimento che potrebbero scaturire in seguito ad una lesione del diritto di cronaca. In via preliminare, una delle lesioni che facilmente derivano a seguito di una richiesta di censura è la conseguenza per la quale il giornale interrompe la pubblicazione di notizie relative all'argomento incriminato, onde evitare di accentuare il conflitto, il che comporta una carenza di informazione di notizie socialmente utili, nonché la più incisiva forma di censura che indirettamente può colpire un giornale. Il danno che ne deriva è fuor di dubbio, di natura patrimoniale, in riferimento alla perdita di chance che investe il giornale. Invero, supposto che il giornale interrompa la pubblicazione di un certo filone di notizie relative ad un argomento di attuale interesse, mentre le altre testate giornalistiche possono continuare il flusso d'informazione, ciò potrebbe comportare un calo nella tiratura del giornale, con ovvio pregiudizio di carattere economico, riconosciuto e tutelato dal nostro ordinamento. Un ulteriore grave danno si configura nella lesione della reputazione economica del giornale, per essa si intende la considerazione sociale delle capacità e qualità del soggetto, connesse all'attività da questi concretamente svolta ed, ovvero, la pubblica stima di lui nel campo economico ciò comporta pertanto che l'imprenditore abbia interesse da una parte a che non vengano diffusi apprezzamenti negativi sulle proprie qualità imprenditoriali che è espressione di diritto assoluto di diritto all'onore dall'altra l'interesse a che non venga screditata o comunque svilita la propria attività editoriale, che è espressione della libertà di iniziativa economica privata considerata sotto il profilo dell'interesse patrimoniale a non veder diminuito il proprio volume d'affari e di guadagni a causa di altri soggetti. Ed ancora, la lesione del diritto di cronaca comporta il venire in essere di una serie di pregiudizi in capo al giornalista, quale autore dell'opera ingiustamente incriminata. Il giornalista come mediatore intellettuale fra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso, ha la sua funzione di acquisire esso stesso la conoscenza dell'evento, valutarne la rilevanza in ragione della cerchia dei destinatari dell'informazione e confezionare, quindi, il messaggio con apporto soggettivo ed inventivo. Ai fini dell'individuazione dell'attività giornalistica assumono poi rilievo la continuità o la periodicità del servizio, del programma o della testata, nel cui ambito il lavoro è utilizzato, nonché l'attualità delle notizie trasmesse, in ordine alle quali si rinnova quotidianamente l'interesse della generalità dei lettori. Le considerazioni sopra svolte inducono a dover reputare leso il giornalista ogni qualvolta si ponga in discussione il suo buon diritto ad esercitare la propria lecita opera intellettuale ciò comporta evidenti pregiudizi. sia sotto il profilo strettamente personale, sia sotto il profilo professionale, coinvolgendo pertanto ogni aspetto della vita del soggetto coinvolto in una illegittima azione in sede civile e/o penale. Orbene, in primo luogo occorre evidenziare il verificarsi del danno morale , in ragione dell'evidente patema d'animo a cui è iniquamente esposto l'autore sottoposto a procedimento giudiziario, interrogandosi quotidianamente, e per tutta la durata del procedimento a suo carico, sulla circostanza di aver confezionato un articolo deontologicamente corretto, anche alla luce del fatto che la diffamazione comporta la lesione di diritti della personalità altrui, con evidenti risvolti di carattere etico. Con eccezione estensiva ai risvolti tutti derivanti dal verificarsi di un danno biologico, che necessariamente comporta un peggioramento della qualità della vita conseguente alla lesione dell'integrità psico-fisica del soggetto. Strettamente correlato appare il verificarsi dell'altrettanto ingiusto, quanto gravoso danno esistenziale il quale ricomprende non solo il risarcimento del danno patrimoniale in senso stretto, ma di tutti i pregiudizi che almeno potenzialmente ostacolano le attività realizzatrici della persona umana, con riferimento in questa sede al cd. danno di natura professionale che potrebbe affliggere l'attività lavorativa del giornalista. LA QUERELA PER CALUNNIA QUALE STRUMENTO DI TUTELA DEL GIORNALISTA CONTRO UN'INGIUSTA DIFFAMAZIONE Rileva in questa sede evidenziare come, ancor più grave, è la condotta del soggetto, che ingiustamente e del tutto pretestuosamente, incolpa del reato di diffamazione a mezzo stampa, un giornalista e/o editore, mediante citazione dinanzi il giudice civile o attraverso denuncia - querela, poiché potrebbe incorrere nell'ipotesi di reato di calunnia di cui all'articolo 368 Cp. Infatti, qualora un soggetto, adducendo una lesione del tutto immaginaria, accusa qualcuno di aver commesso un reato per scopi personali, diversi dal fine di giustizia, è colpevole del reato di calunnia, del quale è parte offesa non soltanto chi ingiustamente citato, ma anche lo Stato. In effetti, le innumerevoli azioni di risarcimento in sede civile sembrano proposte con il fine indiretto di ottenere, laddove possibile, risarcimenti milionari, nonostante la consapevolezza di non aver subito alcuna reale offesa ed al solo scopo di intimidire i giornali, che, di conseguenza, si vedranno costretti ad interrompere la diffusione di notizie vere, ma evidentemente scomode ai protagonisti della notizia. Una condotta calunniosa potrebbe comportare un grave quanto ingiusto danno a giornalisti e/o editori, di natura patrimoniale e non che, nell'eventualità, dovrà essere riparato e risarcito ai sensi del combinato disposto degli articoli 185 e 186 Cp e 120 Cpc, oltre al risarcimento di cui agli articoli 2043 e 2059 Cc. STRUMENTI DI DIFESA PER GIORNALISTI, DIRETTORI E/O EDITORI Alla luce delle osservazioni fin qui svolte, si ritiene ipotizzabile il ricorso ad alcuni strumenti procedurali di cui si gode, idonei a garantire un bilanciamento che sia in grado non solo di tutelare il diritto di cronaca e/o critica come diritto ex sé costituzionalmente garantito, ma anche di riconoscere un eventuale lesione di detti diritti, nonché il conseguente eventuale risarcimento per i danni patiti dai titolare degli stessi. Ed esattamente, laddove si verificasse un ingiustificato attacco alle opinioni espresse da un giornalista, in forza di presunti e non provati danni derivanti da diffamazione a mezzo stampa, è ipotizzabile il ricorso all'autorità giudiziaria - in corso di giudizio formulando domanda riconvenzionale o anche mediante giudizio autonomo - volto ad ottenere una tutela specifica. L'INTERVENTO DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI A TUTELA DEL DIRITTO D'INFORMAZIONE Alla luce delle considerazioni rappresentate, non si può fare a meno di delineare il possibile intervento in giudizio dell'Ordine territoriale e nazionale dei giornalisti. Come noto, l'Ordine ha il duplice scopo, da un lato di organizzare, controllare e garantire i giornalisti durante l'esercizio della loro attività professionale, dall'altro di regolamentare l'attività giornalistica al fine di garantire alla collettività il diritto alla corretta e completa informazione su fatti socialmente rilevanti. Alla luce di ciò, si presume necessaria una posizione attiva dell'Ordine nel caso in cui vi sia da una parte una lesione del diritto di informazione - nella sua duplice eccezione di diritto di informare e di essere informati - e dall'altra una lesione del diritto alla vita professionale del singolo giornalista. Nella nostra esperienza giurisprudenziale l'intervento in giudizio dell'Ordine al fianco di un giornalista accusato di diffamazione a mezzo stampa, con conseguente lesione dei diritti della personalità altrui, è stato considerato inammissibile, poiché i giornalisti, non facendo valere attivamente un'autonoma lesione del diritto di cronaca, non rendono configurabile un interesse specifico che giustifichi l'intervento dell'Ordine. Pertanto, di contro, si deve ipotizzare ammissibile l'intervento dell'Ordine, nel caso in cui il giornalista intendesse utilizzare gli strumenti, all'uopo indicati, per ottenere autonoma tutela del diritto di cronaca e della vita professionale. La posizione attiva dell'Ordine risulterebbe giustificata dalla sussistenza di un reale interesse al procedimento, comune al singolo giornalista, nonché a tutela dell'intera categoria. Ed ancora, l'Ordine, costituendosi a fianco del giornalista, adempirebbe al suo dovere di garante dell'interesse superiore della collettività al richiamato diritto ad essere correttamente e completamente informata. Un consolidato orientamento giurisprudenziale in tal senso, porterebbe presumibilmente ad una più attenta ed auspicata considerazione dell'intera categoria e delle libertà di cui essa è portatrice, anche laddove la sopra richiamata lacuna legislativa non fosse puntualmente colmata, tenendo in debita considerazione il principio costituzionale previsto ex articolo 21 Costituzione. * Avvocato 5

La diffamazione a mezzo stampa in sede civile le massime della cassazione IL DIRITTO DI CRONACA Cassazione 8848/97 e 4138/00. Il diritto di cronaca consiste nel diritto di riferire con lo scritto, con il mezzo televisivo, radiofonico o telematico fatti e notizie di interesse generale rispettando la correlazione tra narrato e accaduto nella sua obiettiva realtà e dunque scegliendo prima ancora le fonti informative con oculatezza, esaminandone con diligenza l'attendibilità e verificando direttamente o mediante il contatto e il vaglio delle fonti accreditate le notizie apprese. DIRITTI DELLA PERSONALITÀ Cassazione 3769/85. L'interesse della persona, fisica o giuridica, a preservare la propria identità personale, nel senso di immagine sociale, cioè di coacervo di valori intellettuali, politici, religiosi, professionali ecc. rilevanti nella rappresentazione che di essa viene data nella vita di relazione, nonché, correlativamente, ad insorgere contro comportamenti altrui che menomino tale immagine, pur senza offendere l'onore o la reputazione, ovvero ledere il nome o l'immagine fisica, deve ritenersi qualificabile come posizione di diritto soggettivo, alla stregua dei principi fissati dall'articolo 2 della Costituzione in tema di difesa della personalità nella complessità ed unitarietà di tutte le sue componenti, ed inoltre tutelabile in applicazione analogica della disciplina dettata dall'articolo 7 Cc con riguardo al diritto al nome, con la conseguente esperibilità, contro i suddetti comportamenti, di azione inibitoria e di risarcimento del danno, nonché possibilità di ottenere, ai sensi del secondo comma del citato articolo 7, la pubblicazione della sentenza che accolga la domanda, ovvero, se si tratti di lesione verificatasi a mezzo della stampa, anche la pubblicazione di una rettifica a norma dell'articolo 42 legge 416/81. Cassazione 5146/01. La lesione al diritto all'identità personale, sussiste quando vi è stato un complessivo travisamento della personalità del soggetto leso ed una rappresentazione suggestiva dei fatti che possa indurre il lettore ad attribuire loro un significato diverso da quello originario. IL GIUDIZIO DI DIFFAMAZIONE NEL PROCESSO CIVILE Cassazione 5947 e 6041 del 1997 3679/98. Perché l'articolo possa essere considerato fatto illecito civile e, per l'effetto, lesivo dell'onore e della reputazione altrui, è indispensabile il contestuale verificarsi dei seguenti presupposti ed, in particolare la consapevole diffusione del fatto considerato lesivo della reputazione il verificarsi di un danno ingiusto il discredito che ne sia derivato al presunto danneggiato nonché la conseguente esistenza di un nesso di causalità tra la condotta e l'evento indicati. Cassazione 5259/84. La giurisprudenza di legittimità è, altresì, concorde nel ritenere che la divulgazione di una notizia a mezzo stampa, possa essere considerata lecita se soddisfi la presenza dei requisiti relativi alla corrispondenza tra i fatti accaduti ed i fatti narrati, secondo il principio di verità, comportante l'obbligo del giornalista di accertare la verità della notizia ed il rigoroso controllo dell'attendibilità della fonte, all'interesse che i fatti narrati rivestano per opinione pubblica, secondo il principio della pertinenza ed, in ultimo, la correttezza dell'esposizione di tali fatti in modo che siano evitate aggressioni all'altrui reputazione, secondo il principio della continenza ed, ossia, a livello sostanziale per quanto concerne la corrispondenza a verità dei fatti narrati ed a livello formale, con riferimento all'esposizione misurata nei termini, proporzionata alla notizia e moderata dei fatti. Cassazione 747/00. Il diritto di cronaca quale esimente della responsabilità per danni derivanti dalla lesione del diritto personale all'onore postula la ricorrenza delle seguenti condizioni a la verità oggettiva della notizia pubblicata b l'interesse pubblico alla conoscenza del fatto cosiddetta pertinenza c la correttezza formale dell'esposizione cosiddetta continenza . Cassazione 20140/05. In tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione per notizie diffuse a mezzo stampa, presupposti per il legittimo esercizio del diritto di critica, allo stesso modo del diritto di cronaca, rispetto al quale consente l'uso di un linguaggio più pungente ed incisivo, sono a interesse al racconto, ravvisabile quando anche non si tratti di interesse della generalità dei cittadini, ma di quello generale della categoria di soggetti ai quali, in particolare, si indirizza la pubblicazione di stampa b la correttezza formale e sostanziale della correttezza dei fatti nel che propriamente si sostanzia la cd. continenza, nel senso che l'informazione di stampa non deve trasmodare in argumenta ad hominem né assumere contenuto lesivo dell'immagine e del decoro c la corrispondenza tra la narrazione ed i fatti realmente accaduti, nel senso che deve essere assicurata l'oggettiva verità del racconto, la quale tollera, perciò, le inesattezze considerate rilevanti se riferite a particolari di scarso rilievo e privi di valore informativo. Cassazione 12299/05. Nel caso in cui la diffamazione sia stata realizzata a mezzo stampa, con la produzione dell'immediato effetto lesivo della reputazione della vittima conseguente alla divulgazione della notizia diffamatoria al pubblico indifferenziato degli utenti, gli articoli 11 e 12 legge 47/1948, consentono alla persona offesa di richiedere oltre al risarcimento dei danni ai sensi dell'articolo 185 Cpp, anche la corresponsione di una somma di denaro in relazione alla gravità dell'offesa e alla diffusione dello stampato. Cassazione 729/04. Il risarcimento del danno non patrimoniale non richiede che la responsabilità dell'autore del fatto illecito sia stata accertata in un procedimento penale, in quanto l'interpretazione conforme a Costituzione dell'articolo 2059 Cc Corte costituzionale 233/03 comporta che il riferimento al reato contenuto nell'articolo 185 Cp comprende tutte le fattispecie corrispondenti nella loro oggettività all'astratta previsione di una figura di reato inoltre il danno non patrimoniale non può essere identificato soltanto con il danno morale soggettivo, costituito dalla sofferenza contingente e dal turbamento dell'animo transeunte, determinati dal fatto illecito integrante reato, ma va inteso come categoria ampia, comprensiva di ogni ingiusta lesione di un valore inerente alla persona, costituzionalmente garantito, dalla quale conseguano pregiudizi non suscettibili di valutazione economica, senza soggezione al limite derivante dalla riserva di legge correlata all'articolo 185 Cp. Cassazione 189092/91. La giurisprudenza di legittimità è concorde nel ritenere che del fatto lesivo non può essere chiamato a rispondere l'autore dell'articolo quando questi si sia limitato - come di regola - a fornirne il testo alla redazione del giornale, la quale abbia provveduto alla pubblicazione stabilendone essa, come appunto avviene di norma, la collocazione in una determinata pagina, il risalto da dare alla notizia, la formulazione di titoli e sottotitoli ed ogni altro particolare LA LESIONE DEL DIRITTO DI CRONACA ED I DANNI AL GIORNALISTA, AL DIRETTORE E/O EDITORE Cassazione 1158/98 390/87. Corrisponde ad una deduzione logica che scaturisce dall'insieme dei diritti della personalità validi per qualsivoglia persona fisica che subisca una lesione in tal senso, pertanto, anche per il giornalista. Parimenti, ciò vale anche per il danno alla reputazione economica dell'imprenditore editore nel caso d'impresa commerciale avente ad oggetto la produzione e vendita di un prodotto, la costante rispondenza del prodotto posto in commercio ai canoni di qualità che la clientela ha diritto di esigere costituisce proprio uno di quegli elementi primari e costitutivi della personalità dell'impresa, tali quindi da legittimare ogni tutela nei confronti di possibili lesioni prodotte dall'illecito comportamento di terzi, onde rimediare al buon nome commerciale, nonché al calo di vendita Il diritto di ogni cittadino alla propria integrità patrimoniale, che viene leso dallo stesso comportamento illegittimo . LA QUERELA PER CALUNNIA QUALE STRUMENTO DI TUTELA DEL GIORNALISTA CONTRO UN'INGIUSTA DIFFAMAZIONE Cassazione 897/82. In tema di responsabilità risarcitoria, ai sensi dell'articolo 2043 Cc, per la denuncia di un reato perseguibile d'ufficio, in caso di proscioglimento od assoluzione del denunciato, il riscontro del presupposto della calunniosità della denuncia medesima, e, cioè, di un comportamento doloso del denunciante, per aver agito con la consapevolezza dell'altrui innocenza, deve essere riscontrato alla stregua del contenuto sostanziale dei fatti esposti, in quanto rivelatore di una cosciente alterazione della verità, ed a prescindere, pertanto, dal mero rilievo di espressioni offensive, o di qualificazioni delittuose adottate dal denunciante medesimo, che possono spiegare eventuali effetti solo sotto il diverso profilo della tutela di altri beni giuridici, attinenti alla personalità ed alle integrità morale articoli 7 Cc, 594 e 595 Cp . Ovvero alla libertà dell'attività sociale ed imprenditoriale articoli 2595-2600 Cc , nel concorso delle relative condizioni Cassazione 5662/80. La denuncia di un reato perseguibile di ufficio - per il quale venga poi emessa, in istruttoria o in giudizio, sentenza di proscioglimento o di assoluzione - è fonte di responsabilità per danni ex articolo 2043 Cc solo se il denunciante abbia agito con dolo, e cioè sia incorso nel reato di calunnia.