Digitale terrestre: lo ""sconto"" all'italiana odora di aiuto di Stato

Bruxelles ha avviato un'indagine per verificare la legittimità dei contributi all'acquisto. E intanto, a livello interno, scatta un esposto all'Antitrust per presunto conflitto di interesse del Premier il fratello ha un'azienda che vende decoder

Aria di bufera sul digitale terrestre italiano. La Commissione europea ha avviato un'indagine per verificare se i cosiddetti contributi in realtà sconti praticati, a determinate condizioni, a chi riesce ad acquistare il decoder adatto finchè c'è disponibilità di sovvenzioni offerti dal governo agli italiani per avvicinarsi al nuovo sistema possano essere qualificati alla stregua di aiuti di Stato. L'indagine decisa da Bruxelles mira ad accertare se tale tipo di aiuto - che nel caso specifico sembrerebbe favorire gli operatori terrestri già presenti sul mercato - sia suscettibile, in concreto, di falsare o limitare la concorrenza. Dal canto suo la Commissione è fondamentalmente favorevole al passaggio alla televisione digitale, come ha ricordato lo stesso Commissario alla Concorrenza, Neelie Kroes, ma nel rispetto delle regole di un mercato libero e competitivo. Il sostegno concesso dallo Stato - ha ricordato Neelie Kroes - deve tuttavia evitare inutili distorsioni della concorrenza tra le piattaforme terrestri, satellitari e via cavo. In questo caso i contributi sembrano agevolare l'ingresso sul mercato della televisione a pagamento da parte degli operatori che trasmettono in chiaro . Il cosiddetto contributo concesso ai consumatori italiani che non percepiscono materialmente un rimborso, giova ripeterlo, bensì godono di uno sconto rispetto al prezzo proposto al pubblico dai rivenditori in altre parole nessuno può avere certezza di poter avere l'agevolazione sul modello che desidera, presso il rivenditore che desidera, ma solo a seconda delle disponibilità concatenate di modelli presso ciascun punto vendita e della persistenza del contributo è infatti riservato solo ai decoder per il digitale terrestre, tecnologia destinata a sostituire gradualmente l'analogico terrestre ma, a tutt'oggi, ancora con una platea di utenti molto limitata rispetto alle previsioni originarie e nonostante la campagna-sconti. Campagna che all'Italia, nel 2004 e 2005, è costata circa duecento milioni di euro, senza che la miusra fosse stata notificata alla Commissione per una verifica di compatibilità. Nel marzo di quest'anno, ricorda Bruxelles, la Commissione ha approvato diverse forme d'intervento pubblico a sostegno della televisione digitale terrestre in Austria aiuti a progetti pilota e alla ricerca sovvenzioni per l'acquisto di set-top box per qualsiasi tipo di piattaforma per impedire l'esclusione di famiglie a basso reddito dall'accesso alla ricezione televisiva sovvenzioni alle imprese per sviluppare servizi digitali innovativi e sovvenzioni alle emittenti per compensare i costi di trasmissione aggiuntivi dovuti alla trasmissione parallela con la tecnica analogica e con quella digitale la cosiddetta fase in simulcast . Queste misure sono state approvate perché rispettavano i principi di trasparenza, necessità, proporzionalità e neutralità tecnologica. Nell'attuale fase dell'analisi, la Commissione non è convinta del fatto che i contributi concessi in Italia per i decoder rispettino questi principi e che possano essere considerati compatibili con le norme sugli aiuti di Stato. Ma non è l'unica disavventura attuale del digitale terrestre finora, a parte alcune polemiche sul sistema dei contributi, qualche perplessità - approdata anche al Garante per la privacy - era sorta sulle modalità di schedatura degli acquirenti agevolati , perplessità rimaste anche dopo il parere dell'Authority . È infatti sempre di poche ore fa l'annuncio di un esposto all'Antitrust italiana a firma di alcuni deputati dell'opposizione su un presunto conflitto di interesse del Presidente del Consiglio nell'ambito della fiducia sulla Finanziaria decisa a Palazzo Chigi il 14 dicembre e votata a Montecitorio il giorno successivo. Nel mirino è il comma 581 cambierà nel frattempo numerazione del maxiemendamento che prevede gli incentivi per gli acquisti di decoder dal gennaio 2006 il cosiddetto contributo sarà di 70 euro, e riguarderà complessivamente quattro aree all digital, quelle cioè dove l'analogico dovrebbe essere mandato in pensione al più presto secondo gli autori dell'esposto tale misura di agevolazione favorirebbe un'azienda di proprietà del fratello del premier, azienda che commercializza set top box per la ricezione dei programmi.