Accordo anticrimine Italia-Spagna. Castelli: ""No alla richiesta di estradizione per gli agenti Cia""

In un memorandum siglato dai procuratori nazionali, stabilito scambio di informazioni su narcotraffico e malavita organizzata. Il ministro della Giustizia ha deciso di non avviare la procedura per i 22 agenti statunitensi coinvolti nel sequestro Abu Omar

Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso ha firmato ieri a Roma un accordo con il Fiscal General della Spagna, il procuratore nazionale antidroga, Javier Zaragoza, sullo scambio di informazioni fra i due Paesi in merito al contrasto alla criminalità organizzata e al traffico di stupefacenti. Il memorandum leggibile tra i documenti correlati stabilisce che le due procure potranno scambiarsi informazioni sulle attività delinquenziali legate al narcotraffico organizzato, al riciclaggio proveniente da esse e del crimine organizzato internazionale. Una collaborazione importante per due Paesi che nel passato hanno dimostrato di essere le rotte preferite di organizzazioni criminali come mafia e terrorismo internazionale. Va ricordato a questo proposito l'accordo stipulato tra il Regno di Spagna e la Repubblica italiana a novembre del 2000 firmato dall'allora Guardasigilli Piero Fassino una iniziativa nata dopo la fuga di mafiosi eccellenti , condannati in Italia in contumacia e volati nel Paese iberico dove non si riconoscono processi in assenza dell'imputato, e volta quindi a superare lo strumento dell'estradizione per i reati gravi sull'argomento vedi tra gli arretrati del 21 luglio e 29 novembre 2000 . La collaborazione siglata ieri rafforza l'azione delle due procure prevedendo incontri tra i Pm specializzati per lo scambio di esperienze nell'attività operativa, la costituzione di gruppi di lavoro e lo scambio di informazioni sui sistemi giuridici nazionali, le legislazioni, le pratiche nell'applicazione del diritto e le modifiche normative. No all'estradizione degli agenti Cia. Sempre ieri, mentre presso la sede della Dna si firmava il memorandum con la procura spagnola, il Guardasigilli Roberto Castelli con una nota informava che non avrebbe presentato la domanda di estradizione dagli Usa dei 22 agenti Cia indagati dalla procura di Milano per il rapimento di Abu Omar. Il Guardasigilli s'è avvalso delle facoltà a lui conferite dall'articolo 720 comma 3 Cpp in cui si afferma che il ministro della Giustizia può decidere di non presentare la domanda di estradizione o di differirne la presentazione dandone comunicazione all'autorità giudiziaria richiedente . La vicenda era nata in seguito al rapimento dell'imam egiziano Omar, sequestrato in pieno centro a Milano e condotto dagli agenti Cia nelle carceri del Paese d'origine. Non solo. Il caso aveva portato alla luce una vera e propria pratica degli agenti segreti americani liberi di utilizzare non solo il territorio nazionale italiano ma anche gli scali aerei di diversi Paesi. Anche il Consiglio d'Europa aveva chiesto chiarimenti all'Italia in merito alle presunte detenzioni segrete della Cia e sul trasporto illegale di persone dagli Stati membri verso Paesi in cui si pratica la tortura. Ma al segretario generale Terry Davis non è arrivato un chiarimento esaustivo da parte del nostro Paese vedi tra gli arretrati del 23 febbraio 2006 . Per questo nel suo rapporto conclusivo sul rispetto dei diritti umani Davis accusa di comportamento evasivo l'Italia proprio sul caso Omar vedi tra gli arretrati del 2 marzo 2006 . Sulla questione più di una volta il Guardasigilli si era detto contrario alle iniziative del Procuratore Armando Spataro, detentore dell'inchiesta, perché notoriamente riconosciuto come giudice antiamericano . p.a.